Gli SOS dei nostri lettori

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Odontoiatria

Le domande dei nostri lettori e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di odontoiatria e ortodonzia

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

Marco Brady Bucci

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Infezioni

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di odontoiatria e ortodonzia

Ho contratto epatite C dopo trasfusione di sangue, ho ottenuto indennizzo di 700 euro al mese ma non il risarcimento del danno. L’art. 702 bis mi può aiutare?

Emostrasfuso con sangue infetto da epatite C. Attualmente ho ottenuto l’indennizzo mensile di circa 700 euro. Ho chiesto il risarcimento danni e il giudice a cui sono stato assegnato sta portando alle lunghe la causa risarcitoria, dato che da epatite C ormai è necessario il trapianto del fegato perché vari epatocarcinoma (6) hanno invaso l’organo, se si continua a rimandare non credo che avrò la possibilità di godere del risarcimento.

Faccio presente che è stato accertato il nesso avendo la cartella clinica con il numero identificativo delle sacche e al controllo sono risultati i donatori positivi. L’articolo 702 bis da voi citato può essermi di aiuto?

Grazie

 


Gentile lettore, mi pare di capire che vi sia un ordinario giudizio in corso. In questo caso non può instaurarsi un autonomo procedimento ex art. 702 bis, poiché non vi possono essere pendenti due giudizi aventi identico oggetto fra le medesime parti. Le consiglierei una difesa più attiva dove con istanze motivate e, se serve, reiterate, si faccia marciare più speditamente il giudice.

In caso di ulteriori necessità siamo a Sua completa disposizione.

Avv. Gianluca Mari

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Guarito da epatite C dopo trent’anni grazie a nuovo farmaco. Godo di indennizzo ex legge 210/92, continuerò a prenderlo?

Buongiorno, godo di indennizzo ex legge 210/92. Grazie ad una nuova terapia, sono appena guarito dopo trent’anni dall’epatite C. Vorrei sapere se continuerò a prendere il vitalizio bimestrale e se comunque devo in qualche modo far sapere agli organi competenti (non so come o chi) della mia guarigione.

Non solo: per altra patologia sono invalido civile del lavoro al 90%, e sul verbale della commissione medica, a suo tempo, fu aggiunta oltre alla patologia esistente dalla nascita, anche l’epatite C. Se confermata la guarigione, devo far la revisione per cancellare la seconda patologia dell’epatite attraverso una nuova visita alla commissione medica dell’Asl locale?

Grazie per la risposta.


Gentile lettore, il suo quesito è molto opportuno ed acuto. Ho consultato anche i referenti regionali e i responsabili EPAC che mi hanno confermato che si tratta di un diritto acquisito e quindi in base alle attuali normative inalienabile, salvo eventuali modifiche legislative in futuro, peraltro del tutto improbabile.

Claudio Puoti

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Intossicazioni alimentari

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di intossicazione alimentare

Siamo stati molto male a causa di una intossicazione al ristorante, pensiamo sia opportuna una visita dei Nas. Come dovremmo comportarci?

Buongiorno, scrivo per chiedere consiglio su come procedere in questi casi. L’altra sera io e un amico siamo andati a mangiare in un elegantissimo ristorante in quel di Padova. Cena di pesce, suggerita direttamente dallo chef. Il giorno dopo si sono scatenati tutta una serie di sintomi: labirintite, sensazione di svenimento, vomito e dissenteria. Il mio amico è ricorso a punture di penicillina e pure io ho fatto subito punture di Plasil pensando ad un virus.

Siamo allucinati e pensando a tutte le persone presenti quella sera crediamo sia opportuno una visita dei Nas.

Cosa suggerite in merito?

Grazie infinite.

 


Gentile signora, assumendo che entrambe abbiate sofferto degli stessi sintomi, per prima cosa bisognerebbe accertare se, nel periodo successivo alla cena ed anteriore alla loro comparsa, Lei ed il suo amico non abbiate assunto tutti e due altre sostanze che potrebbero essere la causa della sindrome: in tal caso l’intervento dei NAS non avrebbe motivo d’essere invocato. Sottolineo questo aspetto in quanto, dalla sua descrizione parrebbero essere trascorse molte ore prima della manifestazione dei sintomi, mentre di norma questo genere di malessere insorge più rapidamente.

Supponendo che ciò non sia successo, occorre distinguere tra allergia ed intossicazione. L’allergia non è da escludere (sebbene perloppiù compaia nell’arco di una decina di minuti): a volte si è allergici senza saperlo (anche perché la sostanza allergenica potrebbe benissimo non essere il cibo in sè, ma qualche condimento usato per prepararlo, come ad esempio certe spezie); in altri casi un soggetto può manifestare reazioni allergiche a sostanze che in precedenza non gli provocavano problemi; infine, la reazione allergica può scatenarsi anche non assumendo affatto il cibo allergenico: basta che quanto mangiamo sia venuto a contatto con un attrezzo precedentemente usato per trattare la sostanza a cui siamo allergici.

Certo è meno probabile che due persone abbiano contemporaneamente la stessa reazione allergica, ma non impossibile: crostacei e molluschi, ad esempio, risultano allergenici a una notevole quantità di persone (e vertigini e svenimenti sono peculiari dell’allergia ai crostacei).

Se si fosse trattato di allergia, considerato che questa non dipende dalla qualità del cibo, il controllo dei NAS potrebbe al più verificare che il menu del ristorante segnali per ogni singolo piatto le componenti potenzialmente allergeniche.

Diverso discorso per l’intossicazione (anche qui, però, non è comune una “incubazione” superiore a qualche ora): ovvio che chiunque assuma una sostanza inquinata, o dopo il periodo di scadenza, o comunque alterata, manifesti più o meno gli stessi sintomi; e, a seconda della preparazione o dell’agente alterante, non è detto che questa sostanza abbia un odore o un sapore sgradevole. Ammettendo che siate stati vittima di una intossicazione alimentare, i NAS potrebbero riscontrare violazioni delle norme igieniche, ma non sempre.

Anche un ristorante perfettamente in regola potrebbe acquistare una partita di cibo ammalorato, e se, nel momento del controllo, quel cibo fosse stato tutto consumato o comunque eliminato, difficilmente i NAS troverebbero anomalie.

Lascio per ultima una domanda molto importante. Vi siete recati al Pronto Soccorso? Il referto del Pronto Soccorso sarebbe estremamente utile per individuare il tipo di patologia (allergia, intossicazione, ecc.) e, verosimilmente anche le probabili cause.

In ogni caso, l’esposto ai NAS può inoltrarlo, ma, senza un minimo di documentazione medica circa l’episodio da lei riferito, mi sento di sconsigliarla. In ogni caso, l’esposto ai NAS può inoltrarlo comunque, contattando il nucleo competente, che troverà tra quelli elencati a questo URL:
http://www.carabinieri.it/cittadino/tutela/salute/organzzazione-e-compiti/nas-sul-territorio-testuale.it

Avv. Danilo Droghetti

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Lavoro e previdenza

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi legali di lavoro e previdenza

Spesso al telefono parlo male del datore di lavoro ai clienti, per vari motivi. Se qualcuno registrasse la telefonata cosa rischierei?

Buonasera Avvocato, ho 41 anni e lavoro in Banca. Ed è proprio questo il problema… !

Mi trovo infatti spesso coinvolto in conversazioni telefoniche con clienti ai quali parlo male della banca per vari motivi. Il dilemma è proprio questo: cosa rischio se qualcuno di questi clienti registrasse la telefonata per eventualmente portarla in giudizio per qualunque motivo, con me che parlo male del mio datore di lavoro?

In attesa di una Sua gentile risposta, porgo distinti saluti.

Cordialità

 


Gentile sig.,

il comportamento da Lei tenuto è altamente sconsigliabile. Se mai un Suo cliente dovesse rivelare al Suo datore di lavoro di aver ricevuto informazioni negative da Lei, la Sua banca potrebbe invocare la giusta causa di licenziamento e interrompere il rapporto di lavoro.

Tuttavia, il Suo cliente che dovesse rivelare il contenuto di conversazioni incorrerebbe in una lesione della Sua privacy poichè renderebbe conoscibili a terzi il contenuto di conversazioni private senza il Suo consenso

Al fine di meglio chiarire, Le faccio un esempio:

– Il Suo cliente fa causa a Lei personalmente: in questo caso il contenuto delle conversazioni potrebbe essere utilizzato in giudizio poichè si tratta di una conversazione avvenuta fra le parti del processo;

– Il Suo cliente fa causa alla Banca. In questo caso potrebbe negli atti affermare determinate cose sulla base delle informazioni negative da Lei ricevute ma, non essendo Lei parte in causa, le registrazioni non potrebbero essere prodotte giacchè la lite ha a riguardo un terzo. A ciò si aggiungerebbe il fatto che Lei potrebbe sostenere sempre di essere stato indotto a fare quelle dichiarazioni poichè condizionato dal cliente il quale aveva il fine illecito di procurarsi registrazioni contro la banca.

Spero di essermi spiegato.

Saluti.

Avv. Gianluca Mari

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Polizze assicurative

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi legali sul settore delle assicurazioni

A seguito di un infortunio mentre praticavo sport potrei usufruire della mia assicurazione personale e di quella della federazione sportiva. Si può fare?

Gentili Signori,

vorrei domandarVi se sia possibile usufruire di numero 02 assicurazioni infortuni e nel caso che tipo di comunicazione si debba fare alle diverse compagnie.

Una è un’assicurazione personale che ho da 20 anni, per la quale pago un premio annuale. L’altra assicurazione è stata fatta da una federazione sportiva di cui faccio parte come giocatore.

Mi sono infortunato giocando a quello sport a cui sono tesserato. Quindi potrei usufruire di 2 assicurazioni.

Posso farlo?

Grazie. Cordiali saluti

 


Buongiorno,

poiché non è lo stesso soggetto che ha stipulato i contratti, dovrebbero pagare entrambe le assicurazioni, senza necessità di comunicazione preventiva.

Cordiali saluti

Enrico Pedoja

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Privacy

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di tutela della privacy e trattamento dei dati personali

E’ lecita la registrazione fonografica che mi è stata fatta in un ufficio pubblico di nascosto, dopo avermi pedinato?

Buongiorno, ho letto il vostro articolo sul tema registrazioni fonografiche. Sul tema volevo parlarvi di un fatto che mi è accaduto in un ufficio pubblico.

Vado in un ufficio del Comune; lì parlo con un impiegato del comune di una questione in presenza di mia madre interessata alla questione essendo parte lesa. Poco dopo mi accorgo della presenza di una terza persona girata di spalle che era entrata nello stesso ufficio dietro di me.

Mi domando, se questa terza persona ha registrato di nascosto la conversazione avvenuta tra me e l’impiegato, come si può classificare la registrazione? La registrazione è legittima oppure rientra nel caso di intercettazione? Penso di essere stato pedinato da questa persona fino all’ufficio pubblico.

Grazie e distinti saluti

 


Gent.mo,

è illecita in quanto soggetto estraneo ai fatti.

Carmelo Galipò

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