Gli SOS dei nostri lettori

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Odontoiatria

Le domande dei nostri lettori e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di odontoiatria e ortodonzia

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

Marco Brady Bucci

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Infezioni

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di odontoiatria e ortodonzia

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

Marco Brady Bucci

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Intossicazioni alimentari

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di intossicazione alimentare

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

Marco Brady Bucci

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Lavoro e previdenza

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi legali di lavoro e previdenza

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

Comment on this FAQ

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

Marco Brady Bucci

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Polizze assicurative

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi legali sul settore delle assicurazioni

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

Marco Brady Bucci

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Privacy

Le domande e le risposte dei nostri esperti dedicati ai casi di tutela della privacy e trattamento dei dati personali

La dentista non si è accorta del problema di mia figlia; mi sono rivolta ad un’altra struttura, ma il danno ormai era fatto. Posso citare la prima dentista in giudizio?

Buongiorno, mia figlia ha 9 anni e dopo 4 anni di cure presso uno studio dentistico, su mia insistenza, a febbraio 2017 ha eseguito una panoramica che ha presentato una situazione problematica.

Per i successivi 3 mesi ho chiesto chiarimenti alla dentista, ma quest’ultima non mi ha dato risposte adeguate. Mi diceva di star tranquilla e che bisognava aspettare fino a 12 anni di età.

Ma dato che non ero tranquilla a maggio mi sono rivolta presso un altro centro, il quale ha capito subito dalla panoramica il problema ed ha eseguito immediatamente una tac: l’esito è stato un disastro, il canino ha rovinato il laterale definitivo dx che ora si presenta senza buona parte della radice e che probabilmente cadrà.

Ho riferito alla prima dentista quello che era emerso nella speranza di un chiarimento pacifico, ma non è stato così perché la sua reazione è stata veramente offensiva nei miei confronti.

Nonostante ciò le ho voluto portare la tac che lei non mi ha mai fatto fare. Sono stata ricontattata dalla sua segretaria, ma ho chiesto di essere ricontattata dalla dentista in prima persona solo se avesse riscontrato una situazione diversa da quella rilevata dal secondo centro. Non l’ho più sentita.

Vorrei sapere se posso intraprendere una causa, dato che i nuovi interventi riparatori sono abbastanza onerosi.

Grazie

 


Gentile signora, la cosa non è così automatica. La dentista poteva e doveva allarmarsi e capire prima o no? Ideale sarebbe visitare la bambina e vedere panoramica e tac. Se vuole può venire a La Spezia. Il caso è sicuramente meritevole di approfondimento.

Cordiali saluti

Marco Brady Bucci

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Ho riportato dei danni causati da ortodonzia, effettuata senza fare radiografia. Non ho le fatture dei pagamenti, ma solo radiografie e tac. Posso agire in giudizio?

La contatto perché nel 2011 ho fatto un’ortodonzia senza fare radiografia. Dopo un annetto che ho tolto l’apparecchio i denti sono ritornati sporgenti nell’arcata superiore. Dopo una tac mi hanno detto che non posso rimettere l’apparecchio perché ho poco osso, sicuramente si tratta di un danno provocato dall’ortodonzia. Inoltre mi ritrovo accorciate le radici di due denti inferiori.

Come documenti mi ritrovo una radiografia del 2009, quindi prima di mettere l’apparecchio, poi una radiografia del 2015 e la tac, e non ho nemmeno la fattura. Cosa potrei fare?

Grazie per la risposta.

 


Bisogna trovare il modo di dimostrare il rapporto con lo studio. Ad esempio, un biglietto di appuntamento, un piano di lavoro, un preventivo o una prescrizione di farmaci.

Marco Brady Bucci

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Il dentista non nega di avermi recato un danno, e il nesso causale è accertato. Non ho le fatture dei pagamenti, posso comunque agire in giudizio nei suoi confronti?

Il dentista che mi aveva in cura per una carie ad un molare inferiore destro, mi ha applicato, dopo devitalizzazione, una capsula, poi tolta per l’infiammazione che mi provocava. In tal modo mi è rimasto il molare ridotto a spuntone, non estratto dal dentista perché a suo dire mi avrebbe aiutato a masticare. Preciso che, per l’infiammazione che lo spuntone mi provocava, più volte gli avevo chiesto di estrarmi il molare. Devo presumere che il dentista, avendo raggiunto gli 80 anni, non aveva più la forza necessaria per procedere all’estrazione, in assenza della quale si è determinata la grave conseguenza di cui ora dirò. Lo spuntone aguzzo ha esercitato un’ azione di decubito sul lato destro della lingua provocandomi una leucoplachia di natura neoplastica, secondo le risultanze degli accertamenti istologici.

Tale dinamica è stata evidenziata, e messa per iscritto, dai più illustri specialisti in Otorinolaringoiatria ed Odontoiatria operanti in Roma, i quali, quindi, hanno riscontrato il nesso causale tra la insorta leucoplachia neoplastica e l’azione di decubito svolta dallo spuntone di molare non estratto.

Per fermare il processo neoplastico è stato pertanto necessario sottopormi d’urgenza ad intervento operatorio per asportazione di parte del lato destro della lingua, previa estrazione dello spuntone del molare. La situazione sembra quindi piuttosto chiara e non contestabile e, non contestata nei colloqui orali dallo stesso dentista, del quale ero paziente, detto per inciso, da circa 20 anni.

Tanto premesso, la mia domanda ha un contenuto esclusivamente giuridico. A causa della antica conoscenza col dentista, ho commesso l’imprudenza, prima volta nella mia vita, di accogliere la richiesta del predetto di non rilasciarmi fattura o ricevuta alcuna, rimanendo pertanto senza alcun documento che provi che lui ha operato sulla mia dentatura.

Domando: Mi è possibile agire in giudizio senza i predetti documenti? Può il malaccorto dentista negare financo di aver operato sulla mia dentatura? Esistono, in mancanza di documenti scritti, altri mezzi per provare almeno di essere stato in cura presso di lui?

Ringrazio con viva cordialità della gentile risposta che vorrete dare al mio quesito.

 


Non le è rimasto un biglietto di appuntamento? Un piano di lavoro o preventivo? Una prescrizione farmaci? In ogni caso lui non lo può sapere e agendo per risarcimento il solo fatto che risponda senza negare rapporto sarebbe ammissione di riscontro positivo.

Tenterei inizialmente così, poi sono valide le prove testimoniali!

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Sono ricoverata in pronto soccorso per estrazione di un dente, posso chiedere al dentista il risarcimento del danno?

Buongiorno, vi scrivo dal Pronto Soccorso dove sono ricoverata dopo le conseguenze dell’estrazione di un dente, vorrei sapere se ci sono gli estremi per intentare una causa di risarcimento danni nei confronti del mio dentista.

Ecco cosa è successo. Una settimana dopo una panoramica che non evidenzia alcun impedimento a procedere, sabato mi è stato estratto il dente del giudizio inferiore sinistro semincluso. L’estrazione si presenta più semplice del previsto e in circa mezz’ora il dente viene estratto senza necessità di incisioni e mi vengono suturati alcuni punti. Vengo lasciata andare a casa con prescrizione antibiotica, di antinfiammatorio e colluttorio. Il dentista riceve compenso e mi fissa appuntamento per il sabato successivo per l’estrazione dei punti.
Durante la domenica la guancia si gonfia e decido di recarmi dal medico di base per farmi prescrivere un paio di giorni di mutua. Lunedì vengo chiamata dall’assistente del dentista che mi chiede aggiornamenti circa la mia situazione. Riferisco che non riesco a stare senza antinfiammatorio e che la guancia si è gonfiata. Mi rassicura sul fatto che ci vorrà ancora un giorno per vedere scendere il gonfiore.

Martedì la giornata procede nello stesso modo. Non avverto particolari peggioramenti ma nemmeno vedo migliorare la situazione. Mercoledì vado al lavoro, seppur gonfia, ma la situazione comincia a degenerare. Alle ore 13.00 circa mi metto in contatto con il dentista che mi indica di ravvicinare la somministrazione dell’antibiotico portandola da 12 a 8 ore. La sera il peggioramento. Risento il dentista che alle ore 18 circa mi consiglia di recarmi in Pronto Soccorso perché teme ci sia un’infezione in corso. Mi reco al PS, mi cambiano antibiotico e mi mandano a casa con un antidolorifico diagnosticandomi un ascesso. Nel corso della notte mi gonfio sempre più ed alle sette del mattino, dopo aver inviato le foto e spiegato la situazione al mio dentista, concordo di recarmi nuovamente in Pronto Soccorso, da dove vi sto scrivendo. Mi viene fatta nuova panoramica post estrattiva che conferma ascesso in corso.

Da giovedì vengo sottoposta a nuova terapia antibiotica ed antidolorifica in vena e sabato vengo sottoposta a drenaggio dell’ascesso. Ora sono in attesa di capire come evolverà la situazione e per quanti giorni dovrò rimanere ricoverata.

Oggi il mio dentista, che è rimasto sempre in contatto con me tramite SMS, è venuto a sincerarsi sulle mie condizioni. La mia precisa sensazione è questa. A seguito dell’estrazione, seppur semplice, di un dente del giudizio, lunedì o martedì avrebbero dovuto visitarmi. Probabilmente da una visita si sarebbero accorti dell’infezione e forse avrebbero potuto arginare la situazione cambiando antibiotico. L’unica negligenza che in sincerità rilevo è proprio questa.

Ora, premesso tutto quanto sopra, esistono i presupposti per richiedere un risarcimento, se non altro della prestazione pagata?

Molte grazie per la risposta.


Gentile signora, non rilevo estremi per intentare richiesta di risarcimento. Unico neo, ma piccolo, quello da lei stessa sollevato. Sì, ha ragione, il collega avrebbe potuto farla andare in studio ed accertarsi direttamente del suo stato, ma in verità non ha mai smesso di essere in contatto con lei, le ha cambiato il dosaggio (è giusto prima di cambiare farmaco) e l’ha indirizzata al PS.

Direi che davvero si tratta di complicanza e che la gestione della stessa è stata congrua.

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