Complicanze prevedibili ma non evitabili: le infezioni ospedaliere

Complicanze prevedibili ma non evitabili: le infezioni ospedaliere

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complicanze prevedibili

In questa ordinanza vediamo Giudici, CTU e Agenti 007, tutti insieme per “scovare” le complicanze prevedibili ma inevitabili.

Ancora una ordinanza di “Fenomenix”, giudice che stimo e che ringrazio per i molti stimoli che mi dona e che sono alla base di molte delle mie riflessioni giornalistiche e tecniche.

Sembra un’ordinanza che da un lato pretende quasi l’impossibile dai CCTTUU, dall’altro sembrerebbe offrire ai medici forensi l’occasione per divenire giudici e agenti 007.

In essa si alternano ottime puntualizzazioni a quesiti impossibili da verificare in concreto.

Focalizziamoci sul seguente “pezzo” di ordinanza anche se ci sarebbe da discutere su molto altro di interessante:

“…In particolare i CTU accerteranno, ove riscontrata nel caso di specie l’esistenza di batteri nosocomiali, riassunti i termini generali dello stato dell’arte al riguardo (in particolare le percentuali di incidenza nei vari ambiti sanitari e di controllabilità-evitabilità), se sussista nesso causale fra le prestazioni effettuate presso la Casa di Cura e i postumi, e se i protocolli generali di sanificazione (doc. 4 convenuta) siano stati adottati ed applicati effettivamente, se i protocolli di cui ai documenti prodotti dalla convenuta siano pertinenti temporalmente (cioè riferibili al periodo per cui è causa), se siano o meno corrispondenti a quelli in uso presso analoghe strutture, se siano conformi ai protocolli internazionali ai quali il Paese si conforma. NON sarà considerata risposta valida quella che si limiti a prendere atto della generica esistenza di profilassi adottate quand’anche in tesi idonee (4), dovendo l’accertamento riguardare anche il caso concreto…”.

Il rimando n. (4) corrisponde a “…esemplificando se nella profilassi adottata dalla convenuta (doc.4) si prevede una certa profilassi antibiotica differenziata secondo il tipo di rischio (ASA) va accertato se in concreto sia stata applicata la profilassi pertinente al caso in esame; se è previsto che la pulizia delle sale operatorie deve avvenire ogni giorno e anche tra un intervento e l’altro e deve essere compilato un modello mansioni del personale di supporto etc.- si deve accertare che cosa sia stato fatto in proposito nel caso concreto; e via dicendo.”

Il quesito proposto ai ccttuu contiene delle puntualizzazioni che sembrano non aver peso nella logica della costruzione del nesso di causa. Chiedere le percentuali di incidenza nei vari ambiti sanitari e di controllabilità-evitabilità non ha senso se intesa come scusante di un accertato fatto illecito (l’infezione).

Si afferma questo in quanto anche la “scoperta” di una percentuale minima di I.O. comune a tutte le strutture nazionali non corrisponde all’INEVITABILITA’, ma significa solo che ancora non si è raggiunto l’optimum della sanificazione delle strutture.

Anche il chiedere ai ccttuu di verificare se i “protocolli generali di sanificazione siano stati adottati ed applicati effettivamente” fa sorgere il dubbio se questa verifica può essere attribuita ex post ai consulenti o se sia solo un incarico “burocratico”.

Ossia, verificare se il protocollo sia stato realizzato, significherebbe (per logica) accertare se la struttura abbia i “pezzi di carta” dove si possa riscontrare l’avvenuta attività di igienizzazione della struttura.

Ma tale verifica è veramente l’unico elemento che può fornire la prova? Si avrebbe veramente la prova che le attività previste dalla vigente legislazione siano state ben fatte o effettivamente fatte?

Insomma, se da un lato risulta apprezzabile l’intento del Giudice di verificare in concreto i fatti per cui è causa, sembra a chi scrive che manchi il dato più importante da verificare per discolpare la struttura. Ma di questo dato ne parleremo in seguito.

 

Leggi l’ordinanza

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

 

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