Contenzione fisica: accertamenti dei Nas al Giovanni Bosco di Torino

Contenzione fisica: accertamenti dei Nas al Giovanni Bosco di Torino

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Che cos’è la contenzione fisica e quando si può considerare lecita o meno

E’ lecito praticare la contenzione fisica legando pazienti al letto? È quanto stanno accertando i Nas al Giovanni Bosco di Torino, dopo una denuncia. Riccardo Ruà, presidente dell’Associazione Adelina Graziani ha presentato un esposto per denunciare la situazione in cui versavano due anziani signori ricoverati al sesto piano dell’ospedale Giovanni Bosco nel reparto di medicina.

L’associazione chiede se il trattamento di contenzione fisica applicato sia previsto dai protocolli di cura e se i famigliari fossero a conoscenza di queste misure.

Secondo il direttore dell’Asl di Torino, la misura di contenzione fisica scelta nei casi specifici riportati dall’Associazione Angelina Graziani sono “assolutamente raccomandabile” per l’incolumità fisica dei signori e per quella deli operatori socio-sanitari. Inoltre la decisone – nel caso di un signore di 94 anni affetto da demenza senile – è stata concordata con i famigliari. Nel secondo caso si tratta invece di un paziente totalmente abbandonato dai familiari che ha cercato più volte di buttarsi dal letto.

Sono in corso le indagini dei Nas per verificare che i protocolli sanitari utilizzati al Giovanni Bosco rispettino quanto stabilito dalla Costituzione, dalle norme del Codice Penale, del Codice Civile e del Codice Etico e Deontologico.

Ma che cos’è la contenzione?

Istituita in psichiatria la contenzione è oggi una realtà nell’assistenza sanitaria, in particolare nei reparti di salute mentale e in quelli geriatrici o nelle residenze per anziani.

La contenzione è una misura assistenziale atta a limitare o controllare i movimenti volontari di un paziente attraverso mezzi chimici, fisici ambientali e psicologici.

Tra i mezzi chimici rientra la somministrazione di tranquillanti o sedativi. La contenzione fisica si attua invece con l’applicazione di “presidi sulla persona o uso degli stessi come barriera nell’ambiente”. Quella ambientale modifica l’ambiente circostante per limitare i movimenti del paziente e quella psicologica prevede “ascolto e osservazione empatica del soggetto che si sente rassicurato” tanto da limitare i comportamenti aggressivi.

Tra i mezzi utilizzati per limitare la libertà dei movimenti del paziente troviamo: spondine, corpetto per le sedie, polsiere e cavigliere e cuscini anatomici.

Quali sono gli effetti della contenzione fisica?

L’uso della contenzione fisica genera due tipi di conseguenze, dirette o indirette. Le conseguenze dirette sono causate dalla pressione del mezzo di contenzione utilizzato; quelle indirette comprendono invece tutte le possibili conseguenze derivanti dall’immobilità fisica.

Quando possiamo considerare lecita la contenzione fisica?

Secondo la Federazione nazionale Colleghi infermieri (IPASVI) “L’unica ragione che può sostenere l’utilizzo di sistemi di contenzione è la tutela della sicurezza del paziente, in particolare per quanto attiene la prevenzione delle cadute”. “L’uso dei mezzi di contenzione deve quindi essere limitato a condizioni di emergenza (rischio di suicidio, aggressività e protezione dei sistemi salvavita)”.

La contenzione fisica è la misura più dibattuta e criticata non solo a livello ideologico ma anche giuridico con frequenti addebiti di responsabilità a carico del personale che dispone o attua tale misura – se il paziente o i familiari non ne hanno dato il consenso.

Se la prescrizione di sedativi non desta stupore, vedere un anziano legato al letto invece suscita sempre incredulità. La contenzione in certi casi – come sottolinea l’Avvocato Luigi Vaccari commentando il volume La notte dell’assistenza. I ‘vecchi legati’: quali alternative – rimane l’unico ed estremo rimedio per evitare che l’anziano procuri danni a sé o ad altri”. Non è un sintomo di trascuratezza ma l’evidenza delle cure “perché in certi casi non è proprio possibile farne a meno“.

Quando, invece, rientra tra le malpratiche della sanità pubblica e privata?

La contenzione fisica può essere però evitata – come suggerisce la IPASVI – applicando una serie di misure alternative. Gli operatori socio-sanitari devono essere informati sulle possibili conseguenze associate all’uso di questa metodica. Inoltre vanno attuate delle misure per controllare accuratamente i soggetti sottoposti a contenzione fisica. Intervenire con metodi di contenzione ambientale e contenzione psicologica per rassicurare il paziente arginando gli atteggiamenti aggressivi.

Gli operatori socio sanitari, in rispetto all’articolo 30 del Codice deontologico dell’Infermiere debbano accertare che “il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali”, rispettando il diritto del malato di essere assisto, garantendo nel contempo il rispetto dell’articolo 113 della Costituzione che sancisce l’inviolabilità della libertà personale.

La contenzione fisica va quindi applicata solo in casi di reale emergenza per l’incolumità del paziente e degli operatori socio-sanitari preposti alla sua assistenza. Non deve essere un automatismo operativo che non tenga conto delle conseguenze che può causare sul paziente e delle possibili ripercussioni penali e civili. La contenzione fisica va applicata nel pieno rispetto della libertà individuale, del consenso alle cure e della tutela della salute del paziente.

Barbara Zampini

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