Curò un paziente con Vitamina C, medico radiato dall’Ordine a Padova

Curò un paziente con Vitamina C, medico radiato dall’Ordine a Padova

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L’Ordine dei medici padovano ha radiato medico di famiglia che curò un paziente con vitamina C: il paziente è morto di cancro

L’Ordine dei medici di Padova ha radiato Paolo Rossaro, il medico di famiglia che curò un paziente con vitamina C e integratori anziché con la chemioterapia. La vittima, Cristian Trevisan, un camionista vicentino, era morto nel 2007 per un linfoma di Hodgkin. La condanna risale all’8 marzo 2015, ma l’Ordine di Padova si è mosso soltanto oggi.
Rossaro era stato condannato in Cassazione a un anno e sei mesi con la sospensione della pena per omicidio colposo. Secondo l’Ordine dei medici di Padova, il linfoma di Hodgkin oggi ha un tasso di guarigione del 95%, un dato piuttosto importante nel caso di specie, perché ne consegue direttamente che, se fosse stato trattato con la chemioterapia, il camionista vicentino avrebbe potuto sopravvivere.
Un caso particolarmente grave questo del medico che curò un paziente con vitamina C e integratori, ma che purtroppo non è isolato.
Il “Corriere del Veneto” riporta infatti che, il provvedimento nei confronti di Paolo Rossaro, segue solo di qualche settimana la radiazione dall’Ordine dei medici di Treviso di Roberto Gava, cardiologo e farmacologo accusato di essere un antivaccinista.
Al contempo, la commissione disciplinare sarà chiamata a breve a giudicare anche il Dott. Claudio Sauro, medico di famiglia finito sotto procedimento poiché autore della cosiddetta “chemioterapia naturale”.
“È il Medioevo scientifico – è stato il commento di Paolo Rossaro – siamo tornati alla caccia alle streghe, si processano le idee”.

Rossaro, 62enne di Polverara e con uno studio ad Albignasego, è stato anche condannato in via definitiva a risarcire 110mila euro alla moglie e 110mila euro al figlio di Trevisan. Il medico di famiglia è stato invece assolto per il decesso di Anna Maria Tosin, di Caldogno, morta a soli cinquant’anni il 13 ottobre 2006 per un carcinoma alla mammella, ma soltanto perché i giudici avevano riconosciuto che la donna era fosse già malata terminale quando aveva deciso di affidarsi alle cure di Rossaro.

Dal canto suo, Rossaro ha contestato la tesi secondo cui, con certezza scientifica, le sue terapie di sollievo dal dolore avrebbero indirettamente indotto la progressione dello stato di malattia neoplastica sia di Cristian Trevisan che di Anna Maria Tosin.
Il medico che curò un paziente con Vitamina C e integratori si è così difeso dall’accusa di inefficacia terapeutica relativa al trattamento prescritto a Trevisan, ribadendo inoltre di non aver mai assicurato nessuna guarigione all’uomo, ma di aver proposto terapie come palliativi, con lo scopo preciso di lenire il dolore.
Ma la perizia disposta dalla Corte d’Appello aveva stabilito che il tardivo intervento chemioterapico su Trevisan aveva drasticamente diminuito le sue possibilità di sopravvivenza e di guarigione.

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