Dati personali, in sanità vulnerabilità e carenze di sicurezza

Dati personali, in sanità vulnerabilità e carenze di sicurezza

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Presentata la Relazione 2017 dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Soro: costante attenzione ai trattamenti in ambito sanitario

“È indispensabile fare della protezione dei dati una priorità delle politiche pubbliche”. Lo ha affermato il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro presentando alla Camera dei Deputati la Relazione 2017.

Il documento illustra i diversi fronti sui quali è stata impegnata l’Autorità facendo il punto sullo stato di attuazione della legislazione in materia di protezione dei dati, anche alla luce del nuovo Regolamento Ue. Vengono indicate, inoltre, le prospettive di azione verso le quali intende muoversi il Garante.

Per quanto riguarda il settore della sanità Soro ha evidenziato la costante attenzione dell’Autorità ai trattamenti svolti in tale ambito. Il Presidente ha sottolineato, in particolare, come l’impiego delle nuove tecnologie nel campo della ricerca medico-scientifica sia un fattore di sviluppo e di benessere collettivo. Tuttavia, non si può rinunciare alla piena tutela dei diritti delle persone, prescindendo da una ponderata valutazione di impatto sulla protezione dei dati.

Soro ha poi sottolineato l’impegno per promuovere il rispetto dei nuovi obblighi vaccinali, favorendo lo scambio dei dati dei minori tra scuole e aziende sanitarie.

Rispetto alla disciplina da seguire a regime, l’Autorità ha suggerito la previsione di modalità operative più idonee a ridurre i rischi per gli interessati. Il tutto al fine di garantire l’essenzialità e la sicurezza dei dati trasmessi.

Il processo di trasformazione digitale della sanità, tuttavia, continua a presentare non poche vulnerabilità e carenze in termini di sicurezza. “Significativi in tal senso alcuni data breach – che hanno talora reso possibile visualizzare le prestazioni mediche di altri assistiti – rispetto ai quali siamo intervenuti con provvedimenti prescrittivi e sanzionatori”.

Il Presidente dell’Autorità ha poi riportato il caso di una richiesta, avanzata da una struttura sanitaria, di autorizzazione a informare i congiunti della condizione di sieropositività di un paziente. “Abbiamo rilevato come tale comunicazione non possa prescindere dal coinvolgimento dell’interessato, che va sensibilizzato, non solo in ordine alle possibili responsabilità penali, quanto in ordine ai rischi ai quali potrebbe esporre il partner con comportamenti scorretti”.

“L’assenza di obbligo legale di informazione ai congiunti sulla condizione di sieropositività del paziente è, del resto, funzionale a impedire che il timore di tale comunicazione induca, nei cittadini, atteggiamenti difensivi ostacolando la diagnosi – e la conseguente terapia – di tali patologie. La riservatezza del dato sanitario rappresenta dunque, soprattutto in tali circostanze, anche un necessario presupposto della corretta relazione fiduciaria tra medico e paziente”.

 

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