Esposizione alle fibre di amianto, chiesto risarcimento milionario

Esposizione alle fibre di amianto, chiesto risarcimento milionario

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esposizione alle fibre di amianto

Ammonta a circa un milione di euro la pretesa dei parenti di un ex operaio ammalatosi e poi morto di tumore ai polmoni per esposizione alle fibre di amianto

Morì a causa di un tumore ai polmoni nell’agosto del 2016. Secondo la consulenza medico legale la patologia sarebbe stata causata dai molti anni di esposizione alle fibre di amianto sul posto di lavoro. In tale contesto, infatti, il materiale era largamente impiegato “sia come coibentante termico nell’impiantistica delle navi che come componente delle strutture usate come pannelli isolanti durante le lavorazioni”.

L’uomo, nato nel 1952, era stato assunto all’età di 20 anni dall’azienda di traporto locale di Venezia. Era andato in pensione nel 2006 dopo 34 anni di servizio trascorsi svolgendo varie mansioni: da bigliettaio a capo tecnico del settore manutenzione cantiere, passando per il ruolo di motorista, svolto tra il 1974 e il 1993.

I primi sintomi della malattia, come riporta la Nuova di Venezia, erano apparsi nel 2015. I successivi accertamenti avevano portato alla diagnosi di carcinoma squamoso del polmone destro con lesioni secondarie ossee diffuse e surrenali. Una situazione gravemente compromessa che, nel giro di pochi mesi, nonostante le cure chemioterapiche, aveva condotto il paziente al decesso.

La vedova e i figli avevano quindi presentato richiesta di risarcimento sia all’azienda datrice che al Comune.

Non essendo stato raggiunto un accordo in via stragiudiziale la vicenda è approdata davanti al giudice del lavoro. Secondo l’accusa i datori di lavoro non avrebbero adottato le necessarie precauzioni e non avrebbero fornito dispositivi di protezione per evitare che le fibre venissero inalate.

La pretesa avanzata è pari a 995.760 euro, il massimo previsto dalle tabelle del Tribunale per il danno da perdita. A tale cifra si aggiunge poi la richiesta del danno biologico patito tra la data della diagnosi e quella del decesso. La domanda, infine, si riferisce anche al danno catastrofale derivante dalla percezione dell’uomo dell’incurabilità della malattia e della morte prossima.

La parola passa quindi al Giudice che dovrà decidere se sussista o meno la responsabilità dei datori, ciascuno per la propria quota di anni, nella morte dell’uomo. La prima udienza è fissata per il prossimo mese di settembre.

 

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