A Roma un corso per approfondire le principali branche della criminalistica

Sabato 28 gennaio è in programma a Roma, presso la scuola SIPSI (Via Gerolamo Belloni, 105) il corso ‘Genetica e scena del crimine’, un appuntamento che ha l’obiettivo di fornire nozioni e informazioni relative alle principali branche della criminalistica. I docenti, la dott.ssa Marina Baldi e il dott. Nicola Caprioli, aiuteranno i partecipanti, attraverso sessioni teoriche e pratiche a orientarsi con competenza nei vari ambiti professionali.

“Non vi è attività più complessa e variegata di quella che si svolge sulla scena di un crimine – spiega la dott.ssa Baldi – luoghi e circostanze diverse, le più diverse, e, molto spesso, luoghi che sono stati volutamente alterati per cercare di occultare l’identità dell’autore”. In questo contesto la preparazione e l’esperienza del criminalista sono fondamentali per non compromettere le tracce che dovranno essere esaminate: è infatti molto differente trovarsi di fronte a tracce ematiche recenti oppure a reperti ossei o formazioni pilifere etc etc. Le possibilità sono moltissime e ogni giorno si aggiungono nuove tecniche che consentono di ottenere risultati attendibili da tracce sempre più degradate e da matrici sempre più varie”.

“Ad esempio – continua l’esperta – nuove tecniche consentono, con una analisi definita “generica”, che può essere fatta in una fase preliminare, di identificare il fluido biologico che ha dato origine alla traccia da esaminare, consentendo di distinguere tra sangue, saliva e liquido seminale, permettendo così di indirizzare la scelta della metodica analitica successiva con maggiore facilità. E’ anche possibile estrarre DNA tipizzabile dalle impronte digitali e addirittura ottenere, con tecniche sofisticatissime, un profilo utile alla comparazione da una singola cellula, utilizzando le complesse metodiche che si utilizzano nella diagnosi preimpianto da cellule embrionali nell’ambito della diagnosi delle malattie genetiche”.

“La scelta della tecnica analitica è quindi effettuata da personale con esperienza nello specifico settore delle analisi forensi in quanto la decisione di utilizzare un errato protocollo fin dalle prime fasi dell’analisi potrebbe portare il biologo a non ottenere DNA in quantità congrua o di qualità sufficiente sul quale procedere all’identificazione del profilo e alla successiva indagine comparativa. “Conoscere cosa avviene in laboratorio – conclude Baldi – aiuta a capire come repertare nel migliore dei modi per ottenere risultati dal nostro lavoro”.

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