Giornata del malato oncologico: l’impatto dei nuovi farmaci

Giornata del malato oncologico: l’impatto dei nuovi farmaci

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Giornata del malato oncologico

In occasione della XIII Giornata del malato oncologico, organizzata dalla FAVO, si è discusso dell’importanza dei nuovi farmaci e del loro impatto sulla qualità della vita dei pazienti.

In occasione della XIII Giornata del malato oncologico, è stato presentato oggi al Senato il X Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti malati di cancro.

Tra i temi che saranno al centro del dibattito dal 17 al 20 maggio, a Palazzo Giustiniani a Roma, nel corso della 4 giorni organizzata per la Giornata del malato oncologico, c’è l’impatto dei nuovi farmaci.

A questo proposito, si è stabilito che i loro effetti farmaci sulla qualità di vita di un paziente devono costituire un parametro fondamentale per stabilire il valore di un nuovo farmaco anti-cancro.

Secondo gli esperti, dunque, non è più sufficiente basarsi unicamente sull’efficacia clinica di un farmaco.

Si tratta di un processo inevitabile a fronte di quanto previsto dalla proposta del Regolamento europeo sull’Health Technology Assessment (HTA). Questa è stata presentata a gennaio scorso a Bruxelles, con importanti ripercussioni anche nel nostro Paese.

In particolare, la proposta prevede l’istituzione di un Gruppo di Coordinamento di esperti nazionali indicati dagli Stati Membri. Il tutto allo scopo di realizzare le attività necessarie all’armonizzazione delle modalità di valutazione oggi in uso.

L’obiettivo è quello secondo cui il legislatore nazionale, sulla scia di quello europeo, indichi l’ente deputato allo svolgimento delle procedure di HTA.

Questo richiamo è contenuto nel X Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti malati di cancro. Il documento è stato presentato oggi al Senato nel corso della XIII Giornata del malato oncologico.

Questa è stata organizzata da FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia).

Ebbene, il rapporto ha messo in luce una notevole frammentazione a livello regionale per quel che concerne il recepimento dei farmaci oncologici nelle strutture sanitarie dei vari territori.

Secondo Giordano Beretta, presidente eletto AIOM “i Prontuari terapeutici locali di fatto aggiungono uno step nell’iter, già di base lungo, di approvazione e recepimento del nuovo farmaco, prima che quest’ultimo sia realmente disponibile per il paziente”.

Questo porta a situazioni nelle quali, prosegue Beretta, “l’accesso a una terapia è possibile per pazienti di una Regione ma non per quelli di una Regione contigua”.

Un fatto, questo, ritenuto inacettabile. Specie, continua Beretta, “se pensiamo soprattutto ai farmaci oncologici, per cui un accesso omogeneo sul territorio costituisce un aspetto di fondamentale importanza per l’efficacia e l’equità del trattamento”.

“Questa frammentazione regionale – continua Elisabetta Iannelli, segretario FAVO – che a cascata si può determinare addirittura a livello di singolo ospedale, è stata oggetto negli ultimi tempi di numerosi ricorsi a livello amministrativo e di proposte di intervento normativo”.

Secondo Iannelli, l’arrivo di un Regolamento “contribuirà a omogeneizzare i lavori delle Regioni nel recepimento dei farmaci”.

In questo modo, una delle conseguenze principali del Regolamento sarebbe un accesso alle cure più omogeneo su tutto il territorio italiano.

Il rapporto presentato al Senato, però, ha messo in luce una riduzione progressiva dei budget delle aziende ospedaliere. Circostanza che può porre gli oncologi di fronte a scelte etiche fra allocazione delle risorse disponibili e scelta delle terapie.

Compito dell’oncologo, dunque, deve essere anche quello di operare con oculatezza. Questi deve preferire, a parità di efficacia, trattamenti a minor impatto economico.

Il tutto senza ricorrere a tutti i costi a nuovi farmaci il cui reale beneficio sia limitato.

Per tale motivo, si discute ora della necessità di coinvolgere sia le Associazioni dei pazienti che i pazienti stessi.

Anche loro, infatti, devono avere un ruolo cruciale nelle scelte terapeutiche. Oltre, naturalmente, a essere consci dei reali benefici che possono ottenere dalle cure.

La proposta di Regolamento sarà esaminata dal Parlamento e dal Consiglio europeo.

In seguito alla sua pubblicazione, entrerà in vigore negli Stati Membri. A quel punto implementerà i suoi effetti attraverso un g progressivo incremento delle attività di lavoro congiunto.

Questo processo avverrà entro i tre anni successivi, per poi funzionare a regime.

Secondo Iannelli “la valutazione dell’impatto di un farmaco sulla qualità di vita del malato implica profili etici, sociali, ed economici”.

Un valore “misurabile attraverso la metodologia dell’Health Technology Assessment, l’unica in grado di integrare in un unico processo valutativo tutti questi aspetti”.

E grazie a tale metodologia, il riconoscimento centralizzato a livello europeo del ‘valore’ di un nuovo farmaco “diventa quindi il perno centrale delle attività di HTA della Comunità europea”.

 

 

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