Continua  la  serie di conferenze del giudice drammaturgo Gennaro Francione su vari temi esposti dalle avanguardie del diritto per migliorare la giustizia. Quali i rimedi per una nuova giustizia veramente giusta? Il primo nodo da sciogliere è quello del processo indiziario che impazza nei tribunali, pur sembrando nella previsione legislativa un sistema residuale essendo quello principale il sistema per prove. In questo periodo alcuni eclatanti casi giudiziari (Marta Russo, Meredith Kercher, Melania Rea, Elena Ceste, Loris Stival, Yara Gambirasio, Sara Scazzi, Chiara Poggi etc.) hanno portato alla ribalta degli indiziati che continuano, pur arrestati, a proclamare la loro innocenza.

La mancanza di prove certe e il fondarsi dei processi su elementi puramente indiziari hanno generato un pullulare in rete e in Facebook di gruppi contrapposti di innocentisti e colpevolisti. Un vero e proprio cult dove tutti diventano giudici, criminologi, esperti, alimentato dai media cartacei e soprattutto televisivi che dedicano, questi ultimi, il 70 % della loro programmazione alla materia noir.

Altri convegni per discutere la fallacia dei processi indiziari si stanno organizzando dopo quelli di Roma, Caserta, Crotone, Viterbo, Palaia-Agliati dove si sono avuti interventi di addetti ai lavori, di personaggi emblematici (Raffaele Sollecito, il procuratore Piero Tony, l’avv. Giuseppe Lipera difensore di Contrada), infine delle istituzioni particolarmente interessate alla costruzione di una giustizia giusta (Regione Basilicata, Provincia di Crotone, Comuni di Caserta e Palaia). Gli eventi  tendono a verificare le problematiche connesse al processo indiziario, dovendo preferibilmente gli investigatori mettersi alla ricerca di prove fortissime e incrociate, le quali solo fondano un processo giusto per essere certi di mettere dentro dei sicuri colpevoli e non degli innocenti.

Nel corso di ogni  convegno viene presentato il libro “Temi desnuda” (Vademecum per creare una giustizia giusta), scritto a più mani da Gennaro Francione, Ferdinando Imposimato e Paolo Franceschetti, con interventi in pre e postfazione di Saverio Fortunato e Antonietta Montano. Casa Editrice Herald di Roma, collana “Settimo Potere”. L’intervento dei relatori viene  seguito da un ampio dibattito col pubblico. Secondo la prassi di Francione, giudice drammaturgo che ama spettacolarizzare i convegni, si passa alla fase 2 col tema «quando in aula entra la tv esce la giustizia». Viene trasmesso il cortometraggio «Alea Iacta Est» (il dado è tratto) per la regia di Erika Santalucia su sceneggiatura di Francione, tratta dalla sua opera teatrale I dadi di Temi.

L’accusa infamante ad una madre imputata senza prove certe dell’omicidio del proprio figlioletto di tre anni mette in seria difficoltà il noto giudice Armando Brigliadoca. Costui apre il processo alle telecamere avvalendosi di metodi d’indagine piuttosto estremi (chiamata in causa di una maga, uso estremo dei dadi), pur di arrivare ad un discutibile verdetto che in primis non rende giustizia alla vittima.

Emblematico caso di malagiustizia e di cattiva tv, dove il cercare un colpevole a tutti i costi e fare audience non lascia spazio alla verità dell’indagine. Francione afferma che i giudici correttamente applicano il processo indiziario e andrebbero contro la legge se non lo facessero. Il problema di fondo è che il processo indiziario è fallace alla radice e, quindi, il legislatore dovrà eliminarlo in quanto per sua natura crea un ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’imputato, rimanendo da praticare solo il processo per prove fortissime.

Dopo la trasmissione del filmato Francione si trasforma in presidente di Corte d’Assise assolutamente popolare ed estemporanea per rianalizzare il caso Cogne coi relatori, coi presenti ed emettere il nuovo verdetto col voto di tutti: la Franzoni colpevole, innocente, oppure responsabile ma incapace d’intendere e di volere. Per informazioni ulteriori e aggiornamenti in Facebook «Movimento per il neorinascimento della giustizia»

Avv. Andrej Adramelek

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3 COMMENTI

  1. non si deve togliere la VITA se non con prove certe, il processo indiziario è malagiustizia, il Giudice avrà una cosciènza spero.

  2. Inutile prendersela coi giudici. Il popolo nomina i legislatori che creano procedure forcaiole come il processo indiziario e la facoltà di mettere dentro gente su base indiziaria. I giudici applicano quelle leggi apparentemente agendo correttamente, pochi essendo quelli che
    hanno il coraggio di ribellarvisi con tutti i mezzi leciti: disapplicazione di fatto, questioni d’incostituzionalità del sistema peraltro infrangendosi contro una Corte Costituzionale allineata e conservattrice che difficilmente farebbe crollare la baracca. Il popolo è corresponsabile della procedura barbarica allo stesso modo dei legislatori e dei giudici.

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