Inchiesta medici low cost: non vi fu corruzione

Inchiesta medici low cost: non vi fu corruzione

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Rese note le motivazioni della sentenza emessa lo scorso marzo dal Tribunale di Massa Carrara che aveva assolto due pediatri e prosciolto altri 16 indagati nell’ambito dell’ inchiesta medici low cost

Nessuna prova circa il legame tra i favori fatti ai medici e l’incremento nella vendita dei prodotti trattati. Questa, in sostanza, la motivazione in base alla quale il Tribunale di Massa Carrara ha chiuso il procedimento a carico di 18 persone, indagate nell’ambito  dell’ inchiesta medici low cost.

Lo scorso marzo il Giudice aveva decretato, in particolare, l’assoluzione per due pediatri e il proscioglimento perché il fatto non sussiste per altri 16 tra medici e informatori scientifici. Erano tutti stati tratti agli arresti domiciliari nel novembre del 2014 con l’accusa di corruzione. Successivamente l’attività degli inquirenti aveva portato complessivamente a 25 il numero degli indagati tra Viareggio, Massa, Piombino, Grosseto, Livorno, Pisa e provincia.

Secondo l’accusa, i medici avrebbero spinto le mamme ad acquistare il latte in polvere di determinati marchi.

Il tutto dietro la corresponsione di regali e viaggi da parte delle aziende in questione. Il procedimento giudiziario ha effettivamente provato tali regalie. Tuttavia, nonostante il malcostume, sotto il profilo penale non vi sarebbero gli estremi per l’integrazione del reato contestato.

Secondo il Giudice, infatti,  pur a fronte dei buoni lasciati nelle agenzie di viaggio, i medici in realtà agivano di testa loro. Lo confermerebbero – come riporta il Tirreno – le deposizioni delle mamme. Nessuna di esse avrebbe infatti mai avuto dai pediatri indicazioni del genere.

Inoltre, uno degli informatori scientifici intercettato al telefono si sarebbe lamentato proprio del fatto che i vari medici prendevano i regali, “ma non risultavano per nulla compiacenti nelle prescrizioni del latte in polvere da lui sponsorizzato”.

Per il Tribunale, dunque, non ci sarebbe stato l’asservimento del pubblico ufficiale agli interessi del privato. Più specificamente non sarebbe stato dimostrato il “pactum sceleris”, ovvero l’accordo alla base del quale il medico si metteva a disposizione della società. “La sola dazione dell’utilità – si legge nelle motivazioni – potrà, quindi, costituire mero elemento indiziario dell’accordo illecito, ma giammai potrà costituirne, da solo, la prova”.

Si attende ora il deposito del ricorso da parte della Procura, che al momento della sentenza ne aveva annunciato l’impugnazione in appello.

 

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