Continua su «Responsabile Civile», il dibattito sulla libera professione Intramoenia. Questa volta, la posizione espressa è quella del Prof. Igino Genuini, Specialista in Cardiologia e Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Direttore  Unità  Operativa di Terapia Intensiva Coronarica, Dipartimento di Malattie Cardiovascolari e Respiratorie, Ospedale “Policlinico Umberto I” di Roma

“….abolire il sistema della libera professione intramoenia perché è fonte di diseguaglianza e corruzione… Le liste d’attesa scomparirebbero immediatamente…”

Chi è colpevole è giusto che venga giudicato e paghi! Ma non si possono fare delle generalizzazioni su situazioni particolari. Per andare nello specifico, sarebbe come dire che dobbiamo abolire tutti i politici o tutti i direttori generali in quanto ce ne sono alcuni accusati e condannati.

Perché, invece, deve esserci una “libera professione” all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche? Perché una alta percentuale di pazienti “pretende”, e ne ha il pieno diritto “costituzionale”, di essere seguita da “quel medico”, di cui si fida, di cui apprezza la professionalità e l’  “empatia”. Quel medico, dunque, e non altri: per questo non si accontenta dell’ambulatorio divisionale ma è disposto a pagare, per altro usufruendo, nella stragrande maggioranza dei casi, delle Assicurazioni.

Sono trascorsi ben più di 20 anni, durante i quali sono stati sottoscritti contratti di lavoro che, tra gli istituti normativi, hanno, ogni volta riconfermato il diritto alla libera professione medica intramoenia, peraltro sempre più regolamentata e definita nei vari aspetti sia economici che normativi. Tra questi, non solo le tariffe e la quota “da dare” all’ospedale, ma anche i precisi limiti orari ed istituzionali. La Libera Professione Intramoenia è, dunque, “stra-regolata”. Per limitarci agli ultimi 18 anni: Legge 448/1998 (art.72, c.11); art.54-55-56-57-58-59 del CCNL 08/06/2000; DPCM 27/03/01; art. 9 e 18 CCNL 3/11/05; legge 248/2006; legge 120/2007 con indagine  conoscitiva del Senato dal luglio 2007 al Gennaio 2009; Osservatorio da parte del  Ministero della Salute (DMS 22/01/08);art.4-5CCNL2008-2009…

Le normative, quindi, ci sono, a partire dalla timbratura differenziata tra orario istituzionale e orario per la libera professione, e se qualcuno non le rispetta, deve essere, ribadiamo, significativamente punito. Non ci sono dubbi. Di conseguenza, allora, pretendiamo il rispetto di regole e norme da parte dei politici e degli amministratori, tutti, non che considerazioni e risposte veementi degli stessi piuttosto che sull’intramoenia, su altre problematiche, queste sì gravissime, risolte le quali, anche le medesime, lunghe e odiose liste d’attesa verrebbero significativamente abbattute.

Ad esempio, quindi: perché si continua a permettere di saccheggiare risorse, per lo più con appalti gonfiati, all’intero Sistema Sanitario Nazionale? Perché vengono distribuiti incarichi di ogni tipo e relative prebende a prescindere dalle competenze? Perché si sprecano centinaia di milioni per strutture sanitarie operativamente inutili? Perché si costringono i medici a lavorare con materiali scadenti, non supportati da alcun giudizio qualitativo, finendo per pagare il doppio per guanti che si rompono e bisturi che non tagliano? Perché non si attuano contratti di manutenzione di apparecchiature costose e complesse sprecando tempo e denaro? Perché non sono state ancora sviluppate tecnologie sanitarie, quali la “telemedicina”, in grado di ottimizzare le procedure assistenziali territoriali riducendo i costi e impedendo l’invasione dei Pronto Soccorso? Perché, da anni, non vengono rinnovati, per lo meno aggiornati mediante remunerazioni aggiuntive “meritocratiche”, i contratti di lavoro dei medici, che percepiscono stipendi ormai ai più bassi livelli europei (ma si sa, ci si appella all’Europa solo per sancire e imporre obblighi, mai per riconoscere diritti di categoria acquisiti in tutte le altre Nazioni e la cui richiesta di attuazione viene solo e sempre etichettata come bieco “corporativismo”)? Perché non è stata ancora attuata una seria politica del “turn over” per dare risposta al bisogno di lavoro dei giovani professionisti immettendo “forze fresche” in un settore sempre bisognoso di elevata energia operativa per fornire la più adeguata assistenza a tutta la popolazione? Perché non viene affrontato il sempre più drammatico problema della “medicina difensiva”?

Speriamo solo che, in mancanza di risposte e soluzioni concrete da parte dei decisori pubblici ai problemi enunciati, che non sono gli unici, ovviamente, qualcuno non sentenzi che anche essi, in qualche misura, sono colpa dei medici, vieppiù di quelli che esercitano l’ “intramoenia”!

Prof. Igino Genuini

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