Nel dibattito sul tema della libera professione Intramoenia, stavolta, è il dott. Piccone – cardiologo e medico legale – a prendere posizione. Ecco cosa ha detto a «Responsabile Civile» che gli ha chiesto un’opinione circa la proposta del Governatore Rossi

Personalmente ritengo che il Governatore Rossi abbia, almeno in buona parte, ragione. L’intramoenia va abolita. Le due corsie all’interno di una struttura pubblica – una privata (spesso preferenziale) e una pubblica con liste d’attese interminabili, spesso esercitate negli stessi spazi (fino a una certa ora attività pubblica, dopo attività privata) – vanno abolite.

E’ vero che la legge Bindi va riformata, anzi non avrebbe mai dovuto essere promulgata. Anche l’altra aberrazione della legge Bindi l’intramoenia allargata – per la quale molti medici esercitavano l’attività intramoenia nei loro studi privati (in attesa che gli ospedali adeguassero degli spazi appositi, cioè mai) – va abolita. Ciò ha favorito abusi di ogni tipo, compresa una ampia evasione fiscale con danni per l’erario e per le strutture ospedaliere.

Un altro punto che non condivido della legge Bindi è il fatto che i medici che hanno scelto l’extramoenia abbiano dovuto subire una decurtazione  stipendiale e pensionistica importante, intorno al 25%. Questo a parità di ore, di impegni, di guardie notturne e pomeridiane e, ovviamente, di responsabilità. Viola l’ovvio principio che a parità di lavoro, competenze e responsabilità ci debba essere una uguale retribuzione. Viola anche il buonsenso comune per cui un medico dovrebbe essere pagato per quello che fa in Ospedale  e non per quello che fa o non fa, fuori dall’Ospedale.

Su un punto, però, non condivido il Governatore Rossi: quello di impedire la professione medica, non solo come è giusto in regime convenzionato, ma anche in regime privato, per chi ha optato per l’Ospedale. Mi pare una scelta estrema. Inoltre non credo che chi opta per la libera professione in un centro privato o in uno studio cerchi di dirottare i pazienti ospedalieri verso queste  strutture. Si tratta, in gran parte, di due tipologie di pazienti quasi completamente differenti e le intersezioni e sovrapposizioni sono sostanzialmente marginali.

Dr. Umberto Piccone

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