Quel fenomeno che porta i medici, totalmente disorientati dall’attacco continuo che subiscono nei tribunali a prescrivere cure, esami, farmaci, in surplus rispetto alla reale necessità dei pazienti

Premetto che questo articolo è dedicato a tutti i cittadini, siano essi pazienti, medici, infermieri, vigili urbani, liberi professionisti, pensionati, o qualsiasi altra cosa.

Lo dico perché il tema che si affronta, la c.d. Medicina Difensiva, non è un problema che attiene solo al rapporto medico paziente, alle cause di responsabilità professionale, alle “querelle” dei media. No! La Medicina Difensiva rigurda ogni singolo individuo e cittadino perché condiziona due beni fondamentali che ognuno di noi possiede e che devono sempre essere difesi: la possibilità di preservare e controllare la propria salute e il nostro portafoglio!

Iniziamo, quindi, con il tentare di comprendere cosa sia questo fenomeno del quale si parla sempre più spesso. Per medicina difensiva, si intende quel fenomeno che porta i medici, totalmente disorientati dall’attacco continuo che subiscono nei tribunali, dalle sentenze “mutevoli” della Cassazione, dalla mancanza di principi fermi, dalla depauperazione della propria onorabilità e del proprio credito professionale, a prescrivere cure, esami, farmaci, in surplus rispetto alla reale necessità dei pazienti.

A questo punto, un lettore nemmeno troppo attento, dovrebbe porsi due domande: ma le cure, i farmaci, gli esami diagnostici non sono essi stessi Medicina? Come mai non si parla di interventi effettuati in surplus?

Bene le risposte a queste domande contribuiscono a far comprendere perché su questo tema si esprime sempre crescente preoccupazione.

Cure, farmaci ed esami diagnostici rientrano certamente nella accezione normale di Medicina, ma se essi sono prescritti in surplus rispetto alla reale necessità del paziente, smettono di essere medicina e diventano Strategia di DIFESA del medico contro gli attacchi che subisce. Tentiamo di spiegare con un esempio (volutamente esagerato e sganciato da una assoluta valenza scientifica), poniamo che un paziente si presenti al medico in pieno inverno con una tosse molto fastidiosa, poniamo che il medico assuma le corrette informazioni, esegua una visita auscultando il torace e le spalle al paziente, si informi della sintomatologia e del suo insorgere, scopra che il paziente ha avuto anche dolori articolari e febbre. Cosa dovrebbe pensare, prescrivere, approfondire? Forse che si tratti di una forma di influenzale, che vadano prescritti un mucolitico e/o un sedativo per la tosse, magari fissare un appuntamento con il paziente per conoscere gli esiti della cura? In effetti questo è quello che normalmente dovrebbero fare (come si faceva fino a qualche anno fa) tutti i medici.

Poniamo che, però, a distanza di qualche anno il paziente scopra di essere affetto da una grave patologia polmonare che, ipoteticamente, poteva essere scoperta qualche anno prima se si fossero ascoltati i campanelli d’allarme costituiti da tosse, febbre e dolori articolari, segnalati a quello sventurato medico. In giudizio a nulla varranno gli sforzi del medico e dei suoi consulenti perché, in Medicina, assoluta e certezza sono due termini che praticamente non possono esistere.

Ebbene, il paziente farà causa al medico, un consulente di parte metterà per iscritto che nello 0,000001% dei casi quei sintomi sono la base della diagnosi precoce di quella malattia, un giudice condannerà il medico perché, come dicono gli Ermellini, se esiste anche una sola base di possibilità di sospettare qualcosa di diverso da ciò che è più comune, il medico deve sempre indagare onde fugare la possibilità peggiore.

Ed ecco che, oggi, il paziente che lamenta i sintomi di una influenza potrebbe vedersi prescrivere, una RX torace, una TAC o una RM, una scintigrafia, un set di analisi completo con indagine su marker tumorali o cardiaci, una serie di farmaci in grado di coprire lo scibile delle patologie polmonari, antibiotici, scoagulanti, e altre mille diavolerie… per poi scoprire che è in realtà una influenza o che, come è logico che sia, anche fosse un’altra patologia non era comunque diagnosticabile all’epoca.

Ebbene, il costo di tutte queste “premure”, stimato in una cifra che varia dai 13 ai 18 MILIARDI di Euro annui, si ripartisce sulle tasche di ogni cittadino italiano il quale, essendo il nostro Sistema Sanitario di tipo pubblico e assistenzialistico, sopporta il peso di ogni prestazione medica erogato a chicchessia.

Passiamo alla seconda domanda, perché non si parla di interventi di medicina difensiva? Semplicemente perché, dinnanzi ai medesimi attacchi suddetti, i medici iniziano a preferire il NON intervenire affatto.

Si, è paradossale ma è così! D’altronde, se un medico ha dinnanzi un paziente che deve, o vuole, eseguire un intervento leggermente più complicato, dagli esiti non certi al 100%, che magari servirebbe anche al paziente ma che non è un intervento salvavita eseguito in emergenza, spesso sceglie di rimandare, di sconsigliare, di deviare il paziente verso altre strutture.

Tutto ciò, naturalmente, non è condivisibile ed anzi, cozza e si scontra con il ruolo stesso del medico, con i principi del suo operare, con il giuramento che ha prestato indossando lo stetoscopio… eppure sono sempre di più i medici che si sentono costretti dagli eventi attuali a fare questa scelta.

Il costo di un tale agire, colpisce un valore ancora più alto del nostro denaro, colpisce la nostra possibilità di essere curati, di garantire la nostra salute!

Ecco che si spiega cosa sia la medicina difensiva, un meccanismo indotto che costa denaro e aumento dei rischi per ogni cittadino.

Ma davvero tutto ciò è frutto dell’agire dei pazienti nei tribunali? Ebbene sì!

Per capirlo, basta guardare i numeri: su 100 giudizi penali iniziato contro un medico nel 90% circa dei casi si giunge ad una assoluzione; su 100 giudizi civili proposti contro medici o strutture nel 75% circa dei casi si accerta che non esiste responsabilità e quindi che non vi è nulla da risarcire. Ma allora perché i medici, che vanno quasi sempre assolti si comportano così?

Perché i pazienti, o chi li consiglia, ignorano che basta una lettera di diffida a far sì che il medico veda lievitare il proprio premio assicurativo dal 20 al 40% in più, che sempre e comunque, il medico dovrà sopportare i costi di un legale e lo stress di un processo, che sovente egli verrà messo “alla berlina” sui giornali che “sguazzano” nel mare torbido della faziosità, che la onorabilità professionale, la rettitudine, la preparazione, la stima guadagnata con fatica, verranno distrutte in un attimo!

Se a ciò si aggiungono le sentenze, molte delle quali commentate sulle pagine di questo quotidiano, che con ragionamenti sempre più astrusi, pretendono dal medico atti di garanzia che non sono richiesti nemmeno ad un magistrato, che dicono tutto e il contrario di tutto a distanza di 10 giorni le une dalle altre, che, insomma, non permettono più di sapere cosa sia giusto e cosa sbagliato, il moto d’animo del medico inizia forse ad essere più comprensibile.

Con ciò, si badi bene, escludendo alcuni movimenti corporativisti che vorrebbero il medico come soggetto contrapposto alla società in una sorta di guerra medico-paziente (cosa sbagliatissima e che rischia di distruggere definitivamente ogni legame fra i medici, i pazienti, il diritto, la società stessa), senza che il medico voglia in alcun modo essere esente da critiche, esente da responsabilità, esente da controlli.

Anzi, il medico sa bene che se sbaglia (perché l’errore esiste in medicina come in ogni branca dell’umano agire) deve pagare ed è dispostissimo a farlo, sa bene quali sono i limiti entro i quali ci si muove con la giusta perizia e prudenza, sa, insomma, molto bene come fare il proprio lavoro e accetta anche la possibilità di commettere un errore o che le cose non vadano come programmato!

Ciò che non si accetta e che porta a soluzioni aberranti come la medicina difensiva, è che indipendentemente dal proprio agire, 90 volte su 100, vi sarà un giudizio nel quale si resterà invischiati a prescindere dal proprio agire.

Concludendo, guardando i numeri sopra riportati e capovolgendo il punto di vista, si vedrà che 90 volte su cento un medico è querelato ingiustamente, e che 75 volte su cento è citato in giudizio senza reale fondamento e ragione. Stanti le certe conseguenze negative di questa situazione, che come detto non sono le condanne ma tutto ciò che segue comunque l’essere coinvolti,  l’unica via che si intravvede, è la difesa preventiva perché l’unica cosa che può in qualche modo evitare i danni è il non essere giudicati, il non essere citati, anche se questo comporta la frustrazione di non fare più ciò che più si ama o si dovrebbe amare, ovvero, curare le persone.

Ecco cosa si rischia ed ecco perché ognuno di noi è coinvolto nella questione.

                                                                                                              Avv. Gianluca Mari

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