Morto per una setticemia, 940mila euro ai familiari

Morto per una setticemia, 940mila euro ai familiari

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morto per una setticemia

Il Tribunale di Lucca ha riconosciuto la responsabilità del personale sanitario che ebbe in cura un uomo di 69 anni, morto per una setticemia dopo tre interventi chirurgici nel 2011

Quasi un milione di euro. E’ la cifra che la Asl di Viareggio dovrà versare ai familiari di un 69enne morto per una setticemia nell’ottobre del 2011. Lo ha stabilito il Tribunale di Lucca, riconoscendo la responsabilità dei sanitari per il decesso. In particolare, come riporta La Nazione, il Giudice, ha rilevato il comportamento “negligente e imprudente” dei medici, che avrebbero ritardato il loro intervento nonostante “l’elevato grado di sofferenze psico-fisiche” patite dal paziente.

L’uomo, come ricostruisce il quotidiano toscano, venne sottoposto a un intervento chirurgico nel mese di agosto di otto anni fa. Sarebbe finito poi in sala operatoria altre due volte, senza tuttavia riuscire mai a riprendersi.

Come denunciato dai familiari, i sintomi lamentati sarebbero stati trascurati. In particolare, in base a quanto emerso dalle perizie medico legali, una Tac avrebbe evidenziato la presenza di una sacca di pus, ma il secondo intervento venne fatto solo il 17 settembre, quando la situazione era già compromessa.

Il pensionato, ormai in condizioni gravissime, venne quindi ricoverato in rianimazione e sottoposto a un terzo intervento, ma il 24 ottobre sopraggiunse il decesso.

Nella relazione del medico legale – riferisce sempre la Nazione – si legge che “i chirurghi avrebbero dovuto accertarsi sulle sue condizioni, a maggior ragione quando comparve l’emissione di pus. Avrebbero potuto consentire la completa fuoriuscita del materiale purulento, ma tale operazione non fu eseguita”. Tale omissione avrebbe portato a un peggioramento delle condizioni del paziente.

Nonostante “una peritonite acuta generalizzata e l’instaurarsi di un grave quadro di sepsi”, sarebbero trascorsi 23 giorni senza alcun provvedimento chirurgico adeguato. Un periodo, durante il quale l’uomo sarebbe stato trattato solamente con la terapia medica. Secondo gli esperti, invece, lo stato settico avrebbe potuto essere sospettato già 12 giorni prima del secondo intervento, sia a livello clinico, vista la presenza di singhiozzo, sudorazione, vomito e dispnea, che con l’ecografia dell’addome.

Da qui la sentenza di condanna al pagamento di un risarcimento pari a 940mila ai familiari della vittima ( moglie, figlie, nipotino e sorella). A tala somma, si aggiungono, inoltre, le spese di lite (69.510 euro) e le spese generali (1.466 euro).

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