Patrocinio infedele: l’omessa opposizione a decreto ingiuntivo non è reato

Patrocinio infedele: l’omessa opposizione a decreto ingiuntivo non è reato

La mancata attivazione di qualsivoglia attività extragiudiziaria, compresa l’omessa opposizione a decreto ingiuntivo non risultano condotte rientranti nell’alveo della fattispecie penale di patrocinio infedele

Due coniugi avevano citato in giudizio il proprio difensore, contestando tra gli altri il reato di infedele patrocinio.

La vicenda

L’avvocato, nella qualità di patrocinatore legale dei coniugi, da cui aveva ricevuto mandato verbale per la mediazione della posizione debitoria in essere con una Banca Popolare, aveva omesso di formulare proposte o richieste alla parte creditrice, anche omettendo di presentare un’opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal giudice ordinario su richiesta della citata Banca, così rendendosi infedele ai propri doveri professionali ed arrecando nocumento agli interessi delle parti difese.
Condannato in primo grado e anche in appello, la vicenda giungeva in Cassazione, su ricorso proposto dal difensore.
Ebbene, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata in ordine al supposto reato di infedele patrocinio di cui all’art. 380 c.p., posto che la condotta omissiva contestata, si riferiva ad una fase precedente ed estranea a quella propriamente processuale.
Elemento costitutivo del delitto di patrocinio infedele è, invece, proprio la previa instaurazione di un procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria, con conseguente irrilevanza dell’attività che risulta o preliminare all’inizio di un procedimento in cui il difensore è parte o che è ad essa estranea in quanto connessa a fase non contenziosa.
Ed infatti, detta disposizione sanziona, conformemente alla chiara lettera della norma, la condotta del patrocinatore infedele ai suoi doveri professionali che arrechi nocumento agli interessi della parte da lui difesa (assistita o rappresentata) dinanzi all’autorità giudiziaria, avendo il legislatore inteso riferirsi esclusivamente a quei comportamenti infedeli che hanno luogo nell’ambito di un procedimento giurisdizionale.
Osserva bene la Suprema Corte che la condotta contestata al ricorrente era relativa all’omessa formulazione di proposte e/o richieste alla parte creditrice (la Banca) e alla mancata opposizione al decreto ingiuntivo notificato alla parte lesa.
Ma contrariamente a quanto affermato dalla Corte di merito, la notifica del decreto ingiuntivo nei confronti del cliente non risultava idonea a far ritenere instaurata una fase processuale in cui ritenere già in essere un ruolo attivo del difensore ricorrente in giudizio.
È pur vero che, avverso il decreto ingiuntivo, per mezzo dell’opposizione, la parte può instaurare un procedimento contenzioso dinanzi all’autorità giudiziaria; ma è anche vero che si tratta di una fase indipendente e per nulla necessaria alla fase più propriamente processuale.

La decisione

Per i giudici Ermellini, dunque, affermare che seguito della ricezione da parte dei soggetti comunque legati da un mandato professionale al difensore, debba ritenersi pendente un procedimento in cui il legale si possa macchiare di patrocinio infedele, appare evenienza illogica e contraddittoria.
Ciò in quanto, si finisce così, per imputare al difensore un comportamento omissivo connesso ad attività extragiudiziaria e non contenziosa, consistente come detto, nella mancata attivazione di una fase contenziosa meramente eventuale per mezzo dell’opposizione al decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c..
«Solo al momento della proposizione di detta opposizione può ritenersi sussistente una fase propriamente processuale tesa a contrastare la pretesa creditoria con il necessario patrocinio del legale; fase chiaramente autonoma rispetto al procedimento che aveva preceduto l’emissione del decreto ingiuntivo e che pone il patrocinatore dinanzi all’autorità giudiziaria alla cui tutela è tesa la disposizione in esame».
Per tutte queste ragioni, stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna, in ordine alla ritenuta responsabilità dell’imputato per insussistenza del fatto.

Dott.ssa Sabrina Caporale

 
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