Pensionati più poveri dal prossimo anno: ecco cosa cambia

Pensionati più poveri dal prossimo anno: ecco cosa cambia

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Il decreto che modifica i coefficienti di trasformazione del montante contributivo nel 2019 renderà i pensionati più poveri

In arrivo una nuova revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, la cui conseguenza – immediata – sarà avere pensionati più poveri dal 2019.

È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che andrà a operare tali cambiamenti, anche questa volta in negativo, e ad avere la peggio saranno le pensioni degli italiani.

Infatti, a partire dal prossimo anno, questi beneficeranno di un importo della pensione annua inferiore rispetto a chi si è pensionato o si pensionerà quest’anno.

Un dato evidente che si ricava dal decreto dello scorso 15 maggio pubblicato in G.U. n. 131 del 8-6- 2018.

Con tale provvedimento, infatti, il ministero del Lavoro ha rideterminato, a partire dal 1° gennaio 2019, i divisori e i coefficienti di trasformazione di cui alla Tabella A dell’Allegato 2 della legge 247/2007 e alla Tabella A della legge n. 335/1995.

Questa procedura – ad oggi – è stata attuata ogni tre anni. Difatti questa in particolare andrà a coprire il trienno 2019/2021, ma non sarà così, invece, per la revisione successiva.

Quella, cioè, che andrà dal 2022. Ciò in quanto da allora in avanti la legge ha stabilito una cadenza biennale della revisione.

Sta di fatto che, con questo decreto, avremo pensionati più poveri in quanto, i nuovi coefficienti, valevoli per il prossimo triennio, confermano un trend negativo in corso già da tempo.

All’incirca da quando la revisione è stata introdotta nel 2009.

Ma cosa accade, nei fatti? Ebbene, coloro i quali dal prossimo anno smetteranno di lavorare avranno una pensione annua inferiore (di circa l’1,2%) rispetto a chi si è pensionato o si pensionerà durante quest’anno.

In base a un calcolo realizzato dal quotidiano Italia Oggi, un lavoratore con un montante contributivo di 100mila euro che andrà in pensione il prossimo anno a 65 anni d’età, vedrà la sua pensione decurtata di quasi 900 euro.

Secondo Italia Oggi, dal 2009 al 2018, ovvero per tutto il periodo in cui ha operato la revisione, la riduzione media degli assegni ha raggiunto un picco dell’11%.

A questo, si aggiungerà l’ulteriore sforbiciata operata a partire dal prossimo anno, con un calo complessivo che supererà il 12%.

I coefficienti di trasformazione, applicati alla totalità dei contributi versati durante l’arco di vita lavorativa, concorrono al calcolo della pensione con metodo contributivo e consentono di calcolare l’importo annuo della pensione spettante.

Il cosiddetto meccanismo di rideterminazione ha l’obiettivo di bilanciare e contenere la spesa pensionistica alla luce dell’aumento dell’aspettativa di vita e della permanenza sul lavoro.

Questo però si applica solo alla parte di pensione calcolata con il sistema contributivo, che dal 2012 è stato esteso a tutti i lavoratori. Per tutti gli altri lavoratori, il calcolo contributivo riguarderà solo le annualità successive al 2012.

Un altro elemento da considerare è che tali coefficienti variano in modo direttamente proporzionale in base all’età anagrafica del lavoratore. E ciò avviene nel momento in cui questi consegue la prestazione previdenziale, ovvero decide o ha possibilità di andare in pensione.

Cosa cambia dal 2019

Dal 2019 si partirà dall’età di 57 anni fino a raggiungere i 71 anni di età. Ciò significa che, rispetto ai precedenti provvedimenti, preso atto dell’aumento della speranza di via, si aggiunge un anno rispetto all’attuale periodo di pensionamento preso in considerazione (che va da 57 a 70 anni)

Alla luce di quanto illustrato in precedenza, il coefficiente sarà più vantaggioso per chi si va in pensione con un’età maggiore. In poche parole soltanto chi lavora di più riuscirà a bilanciare gli effetti della revisione.

Ecco dunque i nuovi divisori e coefficienti di trasformazione rideterminati a partire dal 1° gennaio 2019 in base ai diversi anni di età cui si accede al pensionamento.

  • 57 anni: divisore 23,812; coefficiente 4,2%
  • 58 anni: divisore 23,236; coefficiente 4,304%
  • 59 anni: divisore 22,654; coefficiente 4,414%
  • 60 anni: divisore 22,067; coefficiente 4,532%
  • 61 anni: divisore 21,475; coefficiente 4,657%
  • 62 anni: divisore 20,878; coefficiente 4,79%
  • 63 anni: divisore 20,276; coefficiente 4,932%
  • 64 anni: divisore 19,672; coefficiente 5,083%
  • 65 anni: divisore 19,064; coefficiente 5,245%
  • 66 anni: divisore 18,455; coefficiente 5,419%
  • 67 anni: divisore 17,844; coefficiente 5,604%
  • 68 anni: divisore 17,231; coefficiente 5,804%
  • 69 anni: divisore 16,609; coefficiente 6,021%
  • 70 anni: divisore 15,982; coefficiente 6,257%
  • 71 anni: divisore 15,353; coefficiente 6,513%

 

 

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