Perdita dei denti, un problema per 19 milioni di italiani

Perdita dei denti, un problema per 19 milioni di italiani

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Scarsa la prevenzione. Anziani a rischio deficit cognitivo

Difficoltà di masticazione, senso di vergogna, problemi digestivi, tendenza all’isolamento, minore autostima e difficoltà nel parlare, disturbi mentali e cognitivi. Sono queste le principali conseguenze, di natura fisica ma anche psicologica, per la perdita dei denti; un problema che, in base a quanto emerge da un’indagine commissionata a Doxa dall’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica, riguarda circa 19 milioni di italiani nella fascia di età compresa tra i 40 e i 75 anni.

Per il 77% del campione su cui è stata svolta la ricerca, perdere i denti è un evento molto traumatico, soprattutto se riguarda quelli anteriori. Più sensibili al tema sono le donne, i soggetti più scolarizzati, i 45-64enni e i residenti al Nord Italia. Ciononostante il 27% degli interessati non interviene per ripristinare gli elementi mancanti, rivelando di non averne “sentito la necessità” ma ponendo alla base della scelta anche motivazioni economiche e il timore di provare dolore. Tra coloro che invece optano per la reintegrazione, la quasi totalità (99%) preferisce rivolgersi a un professionista in Italia – sfatando così il mito dei viaggi nell’Est Europa per cure low lost – con un grado di soddisfazione decisamente elevato, sia per il lavoro del dentista (molto soddisfatti 64%) sia per la soluzione protesica utilizzata (molto soddisfatti 60%), che mediamente dura da 11 anni.

“La perdita dei denti naturali è un fenomeno pervasivo tra gli italiani over 40, al punto da poterlo definire un vero problema di salute pubblica”, ha esordito Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice. “Al 70% degli intervistati manca almeno un dente: in media, i 40-44enni ne hanno persi 4 e i 65-75enni 10. Proprio nel segmento più agé si riscontra la situazione più critica, con un numero medio di denti naturali residui inferiore a 20. In generale, giocano un ruolo differenziale l’età e la scolarità del campione: più aumentano gli anni e diminuisce il livello di istruzione, più i soggetti tendono a trascurare il problema. La nostra indagine ha rilevato che gli anziani e le persone culturalmente meno evolute sono anche più fatalisti e rassegnati nei confronti dell’edentulia. Paradossalmente, chi ha meno denti si sottopone anche con minore frequenza a visite di controllo. Nel complesso, sebbene la maggioranza degli interpellati dichiari che la perdita della dentatura si possa prevenire, i comportamenti messi in atto non sempre sono coerenti e corretti, ai fini di una reale prevenzione”.

Fra i fattori decisivi di questo quadro allarmante, vi sarebbe la mancanza di prevenzione. Benché 1 intervistato su 2 consideri la perdita dei denti qualcosa di ineluttabile e legato all’invecchiamento, il 91% si dice convinto che il fenomeno si possa evitare, ma i comportamenti adottati sono poco in linea con questo scopo: il 20% ritiene sufficienti, infatti, un’attenta igiene orale e sani stili di vita, senza doversi sottoporre a periodiche visite di controllo; 1 su 6 non va dal dentista da oltre un anno e il 30% vi si reca solo se ha una criticità da risolvere. A frequentare poco lo studio odontoiatrico sono soprattutto gli over 65, con pochi denti, bassa scolarità e residenti nel Centro-Sud, ossia le categorie più a rischio di sviluppare problemi di salute causati da una masticazione compromessa.

“Nel 2003 l’OMS ha dichiarato che lo stato di salute orale rappresenta un elemento determinante nel mantenimento del benessere generale, riconoscendo per la prima volta l’influenza che l’apparato masticatorio può esercitare sul resto dell’organismo”, ha spiegato Fabio Carboncini, Presidente AIOP. “Facendo una proporzione in base ai dati rilevati nel sondaggio, 5 milioni di italiani fra i 40 e i 75 anni hanno deciso di non reintegrare i denti mancanti. Nel gruppo dei 65-75enni, un terzo del campione ha perso oltre 10 denti, con serie ripercussioni sulla funzione masticatoria. Recenti lavori scientifici hanno fatto il punto sulle attuali conoscenze circa il rapporto tra masticazione e funzioni cerebrali superiori. Oggi sappiamo che l’atto masticatorio favorisce l’afflusso di sangue al cervello e agisce positivamente su memoria, apprendimento e stato di veglia. Una masticazione ridotta, invece, costituisce un fattore di rischio epidemiologico per lo sviluppo di deficit cognitivi, demenza e sindromi depressive. La riabilitazione protesica di pazienti parzialmente e totalmente edentuli rappresenta quindi un intervento indispensabile non solo per contribuire a un bel sorriso e a migliori condizioni di nutrizione, ma anche per rallentare i processi d’invecchiamento del sistema nervoso centrale negli anziani”.

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