Rivalutazione delle pensioni, a gennaio ancora nessun taglio

Rivalutazione delle pensioni, a gennaio ancora nessun taglio

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rivalutazione delle pensioni

L’Inps chiarisce che nel prossimo mese non sarà possibile applicare le novità relative al sistema di rivalutazione delle pensioni previsto dalla Legge di stabilità 2019

Alle pensioni in pagamento a gennaio non è stato possibile applicare la normativa sul sistema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla Legge di stabilità. Lo comunica in una nota l’Inps all’indomani dell’approvazione definitiva della Manovra economica 2019.

Il provvedimento prevede una scure da oltre 2,2 miliardi di euro in tre anni sulle rivalutazioni delle pensioni a partire dagli assegni di 1.522 euro. Nulla cambia al di sotto di tale soglia. Per le pensioni fino a 2.029 euro, invece, l’adeguamento sarà tagliato di 3 punti percentuali; fino a 2.537 euro il taglio salirà a 23 punti.

La rivalutazione sarà poi sostanzialmente dimezzata per gli assegni fino a 3.042 euro (-48 punti) e fino a 4.049 euro (-53 punti). Il taglio salirà a 55 punti per gli assegni fino a 4.566 euro per arrivare a 60 punti percentuali per quelli superiori.

L’Istituto spiega di aver provveduto ad elaborare gli importi delle pensioni “rinnovate” entro il mese di novembre 2018, applicando la legislazione a quel momento vigente. Ciò al fine di “assicurare sin dalla mensilità di gennaio 2019 il pagamento dell’importo di pensione rivalutato, come avviene ogni anno”. I criteri di calcolo adottati nel rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali sono stati illustrati  con la circolare n. 122 del 27 dicembre 2018.

Con successiva circolare – chiarisce l’Inps – dopo la pubblicazione della Legge di bilancio per il 2019 in Gazzetta Ufficiale, s’illustreranno le modifiche apportate dalla nuova normativa.  Si descriveranno, inoltre, le relative modalità di attuazione e i tempi per i conguagli.

Rimanendo in tema di pensioni, un’altra sostanziale novità introdotta dalla Manovra è rappresentata  dal taglio delle cosiddette ‘pensioni d’oro’. Si tratta, in particolare,  dei trattamenti che superano i 100.000 euro lordi l’anno. Gli assegni, nello specifico, saranno ridotti per cinque anni del 15% per le prestazioni tra i 100mila e i 130mila euro l’anno. Per quelli fino a 200mila euro l’anno la riduzione sarà del 25%; fino a 350mila euro l’anno del 30%; fino a 500mila del 35% e del 40% per quelli superiori.

 

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