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L’AAROI-EMAC ha inserito nella proclamazione della protesta anche i medici in formazione costretti, talvolta, a subire situazioni che, in alcuni casi, sfociano in uno sfruttamento selvaggio

Lo sciopero del 23 Novembre coinvolge anche tutti i Medici in Formazione, “con particolare ma non esclusivo riguardo a quelli in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore e in Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza”. Lo sottolinea in una nota l’AAROI-EMAC che nella proclamazione della protesta ha inserito anche gli Specializzandi.

“Siamo convinti che le motivazioni alla base della protesta riguardino molto da vicino i Medici in Formazione – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC -. Sia come futuri Specialisti, sia come attuali Specializzandi costretti, talvolta, a subire situazioni più volte denunciate dall’Associazione e che, in alcuni casi, sfociano in uno sfruttamento selvaggio al quale bisogna opporsi, pur restando disponibili a rivedere in modo razionale e rigorosamente normato a livello nazionale una riforma del loro ruolo nel SSN. Per questo motivo contiamo su un’ampia adesione allo sciopero da parte dei nostri Colleghi in Formazione, appellandoci anche a FederSpecializzandi affinché sia con noi nella mobilitazione, per la tutela dei lavoratori del SSN e dei cittadini”.

L’AAROI-EMAC invita, inoltre, i Colleghi Specializzandi a rifiutarsi di sostituire gli Specialisti aderenti alla protesta.

A tal fine, in occasione dell’ultimo sciopero, fu inviata apposita segnalazione al Ministro della Salute e al Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute.

“La nostra segnalazione, soprattutto in certi Ospedali, in quell’occasione e anche nel prosieguo, funse da deterrente verso le illecite sostituzioni di Specialisti con Specializzandi – afferma Vergallo – ed è valida a tutt’oggi affinché ogni attività dei Medici in Formazione Specialistica non conforme alla normativa vigente possa essere perseguita ai sensi di legge”.

La protesta, quindi, entra nel vivo e culminerà nello sciopero di venerdì. Non è stato, infatti, considerato sufficiente l’incontro che si è svolto mercoledì 14 Novembre con l’Onorevole Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali.

“Sebbene ci sia stata manifestata un’apertura per quanto riguarda l’eventuale sblocco del tetto salariale, attraverso una deroga alla Legge Madia del 2016 che verrebbe inserita nel DDL Concretezza – conclude il Presidente AAROI-EMAC –, non abbiamo colto la stessa disponibilità per quanto riguarda la salvaguardia della RIA, voce salariale altrettanto importante, i cui fondi contrattuali di riferimento, tra l’altro, restano oggi a rischio del più totale e sempre più incontrollato abuso da parte di Aziende e Regioni. Ecco perché, dopo 10 anni dall’ultimo rinnovo contrattuale, non possiamo accontentarci di promesse che ad oggi, anche se fossero mantenute, resterebbero comunque insufficienti rispetto alle nostre richieste”.

 

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partoanalgesia

Il sindacato Aaroi-Emac diffonde una nota lamentando come la partoanalgesia non sia un servizio garantito in tutti i punti nascita poiché mancano gli anestesisti

In occasione del prossimo sciopero del 23 novembre il sindacato Aaroi-Emac diffonde una nota per richiamare l’attenzione sul tema della partoanalgesia, diritto che – a causa della mancanza di anesisti nei punti nascita – non è sempre garantito.

Dopo aver scritto all’ex ministro Beatrice Lorenzin e aver lanciato anche una petizione su change.org, gli anstesisti tornano a protestare per la partoanalgesia.

“Avevamo cercato in tutti modi di sensibilizzare sul fatto che inserire la partoanalgesia nei Nuovi Lea non equivaleva a dire che il parto senza dolore sarebbe diventato un diritto per tutte le mamme che ne avessero fatto richiesta”, scrivono.

“L’ennesima testimonianza è arrivata in questi giorni dalla lettera di una futura mamma ripresa dalla Gazzetta del Mezzogiorno e da Il Giornale in cui si denuncia – appunto – l’impossibilità di scegliere se ricorrere all’analgesia o meno e si parla di un diritto negato”.

È quanto scrive in una nota l’Aaroi-Emac motivando così ulteriormente il proprio sciopero del 23 novembre.

“Chi più di noi – care future mamme – può comprendere il vostro stato d’animo? – scrive il sindacato degli anestesisti – Fin da subito lo abbiamo definito un diritto di carta, ben consapevoli che isorisorse e senza un piano per colmare la carenza di Anestesisti Rianimatori in Italia sarebbe stato aleatorio, o – per dirla meglio – impossibile istituire servizi di partoanalgesia là dove non ci sono risorse umane sufficienti”.

Una situazione grave, quella denunciata da Aaroi – Emac, che a più riprese ha cercato di attirare l’attenzione sul problema.

“È per questo, care future mamme, che oggi come allora riteniamo giusto scrivervi affinché non pensiate mai che l’impossibilità di garantire un vostro diritto possa solo lontanamente dipendere dalla volontà degli Anestesisti Rianimatori Italiani. È esattamente il contrario”, affermano.

Il sindacato precisa come non sempre è possibile garantire questo vitale servizio alle madri che ne fanno richiesta proprio perché “in alcune realtà non siamo messi in condizioni di svolgere il nostro lavoro. D’altra parte è per noi improponibile – anche se purtroppo talvolta accade per imposizione di Aziende che vogliono apparire zelanti – offrire il Servizio di partoanalgesia in Punti Nascita che non rispondano ai criteri di sicurezza previsti dalle normative”.

“Anche per questo – conclude la nota – affinché la carenza di Anestesisti Rianimatori venga colmata in modo da poter garantire i LEA, il 23 Novembre Noi scioperiamo. Anche per Voi”.

 

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PROCLAMATO PROSSIMO SCIOPERO DEI MEDICI: LA DATA È IL 9 NOVEMBRE

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9 novembre

Per il 9 novembre è stato proclamato il prossimo sciopero dei medici. Il 23 novembre toccherà invece agli anestesisti incrociare le braccia.

Doppia protesta per i camici bianchi: il 9 novembre è stato indetto lo sciopero dei medici e dirigenti sanitari, mentre il 23 sciopereranno gli anestesisti.

Tornano dunque in piazza le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria che proclamano due giornate di agitazione.

Come si legge in una nota dell’Intersindacale medica, lo sciopero del 9 novembre sarà a sostegno della vertenza aperta con Regioni e Governo. Il tutto nasce proprio a causa dell’interruzione del confronto tecnico al tavolo contrattuale.

La seconda giornata di sciopero di 24 ore,  è stata proclamata dall’Aaroi-Emac.

Quest’ultima, si legge nella nota, “in accordo con le altre sigle sindacali ed in linea con una mobilitazione articolata su più giornate di sciopero, mira a concentrare particolarmente in questa data la protesta dei medici che elettivamente rappresenta”.

Cosa chiedono i sindacati dei medici con lo sciopero del 9 novembre

Tra le richieste dei camici bianchi c’è in primis un finanziamento del Fondo sanitario nazionale 2019 “che preveda le risorse indispensabili per garantire i nuovi Lea ai cittadini e per onorare i contratti di lavoro scaduti da 10 anni”.

“È spregevole – scrivono i sindacati – mettere in competizione, su risorse insufficienti, il diritto alla cura dei cittadini e quello ad un dignitoso contratto di lavoro per i professionisti che quelle cure devono erogare”.

Altra importante richiesta è quella che concerne l’erogazione alla Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria degli stessi aumenti contrattuali previsti per il restante pubblico impiego. Se fatto, questo risolverebbe la questione del riconoscimento dell’indennità di esclusività di rapporto nella loro massa salariale.

Ancora, i medici chiedono il superamento, alla firma del Ccnl, del congelamento al 2016 del trattamento accessorio posto dalla legge Madia.

Altra richiesta è quella che riguarda l’eliminazione del blocco della spesa per il personale della sanità.

Questo era stato “fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%, per facilitare il turnover del personale”.

Se tale cancellazione avvenisse, si aprirebbe la possibilità di nuove assunzioni nel Ssn, che potrebbe aiutare a far fronte “nei prossimi 5 anni al pensionamento del 40% dei medici, veterinari e dirigenti sanitari attualmente operanti come dipendenti nel Ssn”.

Inoltre, si legge nella nota, si chiede “la previsione nella legge di bilancio per il 2019 del finanziamento di quota parte del contratto 2019-2021”. O, perlomeno, “dell’indennità di vacanza contrattuale, anche per sfuggire al sospetto di un nuovo blocco contrattuale”.

La prima giornata di sciopero di 24 ore, il 9 novembre, è stata proclamata da Anaao Assomed – Cimo – Fp Cgil medici e dirigenti Ssn – Fvm Federazione veterinari e medici – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria.

Quanto allo sciopero del 23 novembre, questo è promosso dall’Aaroi-Emac, che punta a concentrare in questa data la protesta di anestesisti e rianimatori.

 

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contratti di specializzazione

Aaroi-Emac: Basta alibi, occorre finanziare tutti i contratti di specializzazione necessari

La capacità formativa delle Scuole di Specializzazione di Anestesia e Rianimazione delle Università italiane per il nuovo anno accademico è di 1.165 nuovi Specializzandi. E’ quanto emerge da un documento dell’Osservatorio Nazionale per la formazione medico-specialistica dello scorso 18 giugno.

Secondo le Regioni, i fabbisogni complessivi italiani per l’anno in cui questi nuovi specializzandi diverranno specialisti, ovvero tra 5 anni, è pari a 866. Nel mentre, per quest’anno e per i prossimi 4, gli Atenei continueranno a formare soltanto circa 650 Anestesisti Rianimatori all’anno, comprese le borse di studio a carico delle Regioni.

Quindi, i fabbisogni di Anestesisti Rianimatori, stimati dalle stesse Istituzioni di governo del SSN fino all’anno scorso mediamente in oltre 700, sarebbero stati finora scriteriatamente ignorati.

Lo sostiene l’Aaroi-Emac sottolineando peraltro che “i fabbisogni stimati dalle Regioni non tengono conto di numerosi fattori critici (per non dire illiceità)”. Tra questi, “l’illecita sostituzione delle guardie con le ‘pronte disponibilità’”. Ma anche la “mancanza di guardie dedicate alle Sale Parto negli Ospedali con Punti Nascita dove i parti totali assommano ad oltre 2.000 all’anno”.

L’Associazione fa poi riferimento alle “montagne di ore straordinarie, o comunque lavorate in eccesso all’orario di lavoro contrattualmente dovuto”, nonché al “continuo accumulo di ferie arretrate”. E ancora la “cronica negazione di ogni diritto alle ore per l’aggiornamento professionale” e “l’illecita sostituzione di Specialisti con i Medici in formazione”.

Inoltre, i fabbisogni in questione non terrebbero conto del fatto che una parte sempre meno trascurabile di Anestesisti Rianimatori, una volta specialisti, migrano all’estero.

Sono infatti attratti da condizioni di lavoro non gravate da rischi giudiziari e da remunerazioni maggiori. La conseguenza è un ricambio generazionale ancor più ridotto, oltre alla perdita di borse di studio ogni anno per abbandono della scuola di specializzazione.

Da non trascurare poi il fatto che l’inappropriata destinazione lavorativa degli Specialisti di certe branche crea ulteriori sprechi. Non pochi Specialisti in Medicina d’urgenza, per esempio, finiscono per rimpinguare gli organici delle Medicine invece che i Pronto Soccorso, la loro naturale destinazione.  E’ l’effetto di “equipollenze trans-specialistiche assurde che qualcuno riesce a far inspiegabilmente mantenere dai decisori delle sorti del SSN Ospedaliero”.

 In considerazione dell’attuale carenza di Anestesisti Rianimatori, quindi, l’AAROI-EMAC chiede che il numero di contratti di formazione venga finanziato in toto a partire da subito. “Questo non basterà per far fronte nell’immediato ad una situazione estremamente critica che sta mettendo a rischio la salute dei pazienti, ma almeno potrà dimostrare la volontà politica dell’attuale Governo di rimediare, almeno in una prospettiva di medio-lungo periodo di 5 anni, ai danni di una programmazione ridicola perpetratasi finora”.

 

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carenza di anestesisti rianimatori

Per l’Associazione, senza misure correttive la carenza di anestesisti rianimatori rischia di esplodere in tutti gli Ospedali italiani

Gli Anestesisti Rianimatori italiani sono in numero sempre più insufficiente a far fronte alle esigenze del SSN. Per Alessandro Vergallo, presidente nazionale di Aaroi-Emac, è questo il motivo dell’allungamento delle liste d’attesa chirurgiche nel nostro Paese.

Una carenza che non si riesce ad arginare, spiega Vergallo “nemmeno con montagne di ore di lavoro straordinario spesso regalate, ferie e riposi rinviati all’infinito, turni di servizio massacranti”.

Il presidente sottolinea come da ogni singolo Anestesista Rianimatore in servizio dipenda l’efficienza delle attività lavorative di intere équipe, e di interi percorsi sanitari complessi.

“In certi Ospedali – continua – per supplire alle carenze di Anestesisti Rianimatori, le Amministrazioni continuano illecitamente e pericolosamente a sostituirli con giovani medici in formazione specialistica”. Il tutto “in modo più o meno arrogante e con la complicità di certe Università”. Tuttavia, neppure queste “scriteriate furberie”, bastano più a nascondere “uno stato dei fatti sempre più drammatico ogni giorno”.

La responsabilità, per l’Aaroi-Emac starebbe in anni di blocco del turn over.

Pesa inoltre l’assenza totale di programmazione dei fabbisogni reali di Specialisti – e quindi di Specializzandi – in Anestesia e Rianimazione. Una situazione che oggi renderebbe difficile se non impossibile colmarne la carenza in tempi brevi, anche a fronte di concorsi che in alcuni casi vanno deserti..

Secondo le stime dell’Associazione sarebbero circa 4000 gli Anestesisti Rianimatori che mancano all’appello sul tutto il territorio nazionale. Senza correttivi – mette in guardia Vergallo – la carenza “esploderà in tutti gli Ospedali italiani”.

Di qui l’auspicio che il nuovo Governo possa affrontare la situazione. In tal senso il Sindacato auspica un incontro con il Ministro  della Salute per presentare le proprie proposte. Si tratta, conclude il presidente di Aaroi-Emac di possibili soluzioni “da adottare con urgenza per rimediare ai danni di una mala programmazione dei fabbisogni di medici che dura da troppi anni”.

 

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autonomie regionali

Per il sindacato degli anestesisti rianimatori è sempre più necessaria una Riforma del Titolo V della Costituzione che riduca al minimo le autonomie regionali in ambito sanitario

“Il SSN deve cessare di essere una strada frazionata in ventuno corsie diverse tra loro; quelle di altrettanti Sistemi Sanitari Regionali con servizi erogati ai Cittadini in modo ingiustamente disomogeneo”. Lo afferma in una nota l’Aaroi-Emac, commentando la firma dei pre accordi per le autonomie regionali da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Una situazione che, per il sindacato degli anestesisti rianimatori, rischia di avere ripercussioni gravissime sul SSN. Il pericolo è rappresentato dall’accentuazione dell’anomalia “di un Paese in cui, allo stato attuale, ci sono di fatto 21 Servizi Sanitari Regionali”; tutti differenti dal punto di vista della normativa, delle risorse, delle condizioni di lavoro e della tutela della salute dei cittadini.

L’Aaroi-Emac esprime invece la necessità di una riforma del Titolo V della Costituzione che vada esattamente nel verso contrario; un percorso che riduca al minimo indispensabile le autonomie regionali in ambito sanitario.

E’ un tema di fondamentale importanza per l’Associazione, che deve essere affrontato attraverso una riforma mirata.

“Quanto si legge relativamente alla sanità nei pre accordi per l’autonomia – sottolinea la sigla sindacale – lascia fortemente perplessi”. Infatti andrebbe a sancire una discrezionalità regionale su temi già regolamentati a livello nazionale che riguardano, ad esempio, il personale e i medici in formazione.

L’Aaroi-Emac ribadisce con convinzione di essere a favore di un SSN universale e uniforme affinché il diritto alla salute sia garantito in tutte le Regioni. “Un traguardo che è possibile raggiungere – conclude la nota – attraverso la riforma e prevedendo, tra l’altro, che alle Istituzioni di governo centrale del SSN sia imposto e concesso di dover e di poter intervenire sulle plurisperimentate condotte illecite regionali e aziendali in tema di organizzazione del lavoro e di garanzia non solo dei LEA, ma anche, ed in via preliminare e strutturale, di adeguate dotazioni di personale e, più in generale, di condizioni di lavoro idonee ad assicurare a cittadini ed operatori qualità e sicurezza”.

 

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tavolo aran

Il Sindacato degli Anestesisti Rianimatori ribadisce la mobilitazione del 23 Febbraio salvo che al tavolo ARAN convocato per il 20 febbraio vengano proposte condizioni minime per iniziare un confronto

L’ARAN ha convocato per il 20 febbraio le OO.SS della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria per l’apertura delle trattative per il rinnovo del CCNL di categoria. La convocazione del tavolo ARAN ha determinato, da parte di alcuni sindacati, un’apertura circa la possibile revoca dello sciopero in programma il 23 febbraio. Non è dello stesso avviso l’AAROI-EMAC. Il sindacato conferma tutte le sue perplessità “per una trattativa che incredibilmente – dopo oltre otto anni di chiusura totale – andrebbe a sbloccarsi ‘casualmente’ a pochissimi giorni dal voto”.

“La convocazione ARAN era ormai nell’aria – si legge in una nota –  in un clima pre-elettorale che, fino al momento in cui le OO.SS. dei Medici Ospedalieri ed alcune degli Infermieri (grandi assenti, guarda caso, quelle Confederali del Comparto) non hanno annunciato lo sciopero del 23 Febbraio, ha visto la Sanità “argomento tabù” per tutte le Forze Politiche in corsa per il 4 Marzo”. Improvvisamente, sottolinea l’AAROI-EMAC, a seguito del malcontento montante dei professionisti sanitari, il settore è stato “messo ‘al centro’ di promesse multilaterali giocate al rialzo”.

“Ce ne rallegriamo – afferma l’Associazione – ma riteniamo evidente la strumentalizzazione politica ‘grazie’ alla quale avvengono convocazioni-lampo, prive di reali trattative”. Tali convocazioni sarebbero improntate ad un ‘prendere o lasciare’ che si connota “come l’ennesima distruzione di trattative sindacali ridotte completamente ad informazione, come denunciato anche da alcune OO. SS. Infermieristiche”.

I Medici che l’AAROI-EMAC rappresenta, Anestesisti Rianimatori in primis, non sono disposti ad accontentarsi di simili scenari.

“Anche nel caso in cui dovessimo protestare da soli, come d’altra parte, di fatto, è già accaduto in passato, per quanto ci riguarda il 23 Febbraio sarà sciopero”.  Unico spiraglio per la revoca è la proposta, il 20 febbraio, di condizioni minime per iniziare un confronto.

 

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appalti di servizi alle coop

Sempre più difficile la situazione negli ospedali, dove aumentano gli appalti di servizi alle coop per tamponare le carenze strutturali ormai diffuse

Sta diventando quasi una prassi, per gli ospedali, affidarsi a esterni per tamponare le carenze strutturali, ed è così che aumentano gli appalti di servizi alle coop.

Un fenomeno preoccupante, e in crescita, in una sanità italiana sempre più dissestata.

Spesso i nosocomi, anziché emanare regolari bandi di concorso, si affidano a contratti “light”. Un tempo c’erano i cococo e i cocopro, ma la riforma della pubblica amministrazione li ha aboliti. E così, aumentano gli appalti di servizi alle coop, come denunciato da Aaroi.

Appalti che vengono affidati  – contravvenendo alle norme di legge che prevedono medici ospedalieri pubblici assunti con contratto di lavoro pubblico – a “liberi professionisti” da utilizzare come dipendenti.

Ma se le ore a bando sono tante e ci vogliono tanti medici, ciò può comportare un costo aggiuntivo per gli uffici. Occorre quindi rivolgersi a una cooperativa che ha alle dipendenze medici, infermieri ed altri sanitari. A quel punto che succede? Che la burocrazia e i turni saranno gestiti dalla coop. E lo staff è assicurato.

Una situazione grave quella degli appalti di servizi alle coop. Anche perché presenta diverse irregolarità, come evidenziato dalla denuncia al Ministero della Salute fatta dal sindacato degli anestesisti rianimatori Aaroi-Emac guidato da Alessandro Vergallo.

Le segnalazioni sono poi state riprese in un’inchiesta dell’Espresso (“Così stanno uccidendo la sanità pubblica”) nella quale si mostra come in diversi Comuni le Coop vadano a supplire in modo sistematico a carenze strutturali.

“Queste coop – afferma Vergallo – hanno inviato persino alla sede del nostro sindacato la richiesta di aiutarle a reperire personale, e noi abbiamo garbatamente risposto che il loro interesse è del tutto in contrasto con il nostro, posto a tutela del contratto di lavoro e abbiamo allegato le mail alle nostre segnalazioni al Ministero della Salute”.

Aaroi-Emac, inoltre, ha evidenziato un altro aspetto importante.

Ovvero che le coop si prestano bene ad appaltare servizi H24, organizzando (male) ciò che invece compete all’ospedale.

“In ambito medico – prosegue Vergallo – prevalgono due tipologie: intanto, i giovani che sono rimasti fuori dalla specialità, ricercati ad esempio per i servizi di emergenza; ogni anno restano fuori dai corsi 7-8 mila e se non vanno all’estero tentano questa chance; fatturato 100, la cooperativa ai singoli medici ne retrocede mettiamo 70, ai più giovani anche meno, e -stando ad alcune segnalazioni -talora persino sotto forma di rimborsi spese forfettari, senza alcun giustificativo di spesa. Più “light” di così… Poi c’è chi il lavoro già l’ha”.

Altra questione sul tavolo è quella dei rimborsi. Quando sono privi di giustificativi, potrebbero configurare evasione.

“Parliamo in genere di Onlus – afferma Vergallo – che fin qui pur svolgendo attività commerciali hanno goduto di un regime di controlli ridotto; qualcosa però potrebbe essere cambiato con la legge 117 di riforma del terzo settore approvata lo scorso anno”.

Secondo il sindacato degli anestesisti rianimatori tale situazione implica più profili di illegittimità.

Innanzitutto perché a ricoprire i ruoli a tempo indeterminato si accede per concorso, per i ruoli a tempo indeterminato o i trasferimenti di strutturati che non implichino perdita di continuità di servizio si accede per avviso.

“Leggi recenti – afferma Vergallo – hanno ammesso deroghe per tamponare carenze organiche in situazioni eccezionali, ma l’eccezionale qui diventa la regola. Ci sono poi specialisti pubblici dipendenti che hanno obbligo di esclusività, percepiscono i relativi emolumenti, ma esercitano libera professione in modo molto “allargato”, con il silenzio o l’avallo della propria amministrazione, a volte anch’essi tramite “cooperative”, in strutture private”.

Circostanze che configurano sia ipotesi di danno erariale, sia impedimento di accesso al lavoro dei medici più giovani.

“Da una parte – conclude Vergallo – per un ruolo che andrebbe coperto da chi ha tutele contrattuali si propone personale gestito da terzi, dall’altra si aggira l’esclusività di rapporto che vieta a un dipendente pubblico di lucrare illecitamente ai danni del SSN. Si sminuisce così la reale carenza di medici, particolarmente grave tra noi anestesisti”.

 

 

 

 

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rinnovo contrattuale

Il sindacato degli Anestesisti Rianimatori chiede chiarezza sulle questioni economiche e normative relative al rinnovo contrattuale 2016-2018

Continua lo stato di agitazione dei sindacati di area medica, che dopo lo sciopero dello scorso dicembre, minacciano di incrociare nuovamente le braccia a febbraio. Il perno della protesta è rappresentato dalle risorse economiche previste per il rinnovo contrattuale del triennio 2016-2018. Per certificare la reale entità di tali risorse, l’AAROI-EMAC, in linea con le altre OO.SS. ha chiesto un primo incontro alla parte datoriale, ovvero ARAN e Regioni.

L’Associazione degli Anestesisti Rianimatori chiede chiarezza, nello specifico, su due grandi questioni: quella economica, che deve certamente essere decorosa, e quella normativa. Questo secondo aspetto, sottolinea il sindacato, è altrettanto importante. Sono da risolvere, infatti, “gli innumerevoli problemi che la demolizione sistematica di interi capitoli del contratto vigente ha creato nelle trattative periferiche, regionali e aziendali”.

L’AAROI-EMAC invita pertanto il Governo uscente “a far rendere noti al più presto i dettami di un atto di indirizzo che rischia di essere inaccettabile”.

La sigla sindacale chiede inoltre con forza la convocazione in ARAN non appena l’Agenzia sarà nella possibilità di intraprendere questo difficile percorso.

La mobilitazione, dunque, non si ferma. Non si esclude neppure la messa in mora di Stato e Regioni. A questi viene imputato di non aver rispettato la Sentenza della Corte Costituzionale che nel 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale. In  tutti gli Ospedali, l’Associazione proclama che continuerà a mettere in atto le più capillari azioni di contrasto agli orari di lavoro che i medici subiscono dalle Amministrazioni.

“Inizia una stagione difficile – si legge in una nota – al sostegno della quale saranno al momento opportuno chiamati tutti i nostri Colleghi”. Il rinnovo contrattuale rappresenta per l’AAROI-EMAC il principale obiettivo del 2018. “E’ bene che i nostri interlocutori politici se lo ricordino – sottolinea il sindacato -. Il prossimo 4 marzo saranno anch’essi, come cittadini, chiamati a scegliere con il loro voto il prossimo Governo”.

 

 

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tavolo aran

Presentati i dati 2014 – 2016 dell’Osservatorio nazionale permanente AAROI-EMAC

Il trend delle denunce nei confronti degli Anestesisti Rianimatori è in calo. Lo dimostra la seconda edizione dello Studio AAROI-EMAC realizzato dall’Osservatorio nazionale permanente sul contenzioso medico-legale istituito dall’Associazione nel 2016, presentata al 13° Congresso SIARED in corso a Roma. Dopo i dati preliminari del 2014 diffusi lo scorso anno, l’Osservatorio ha monitorato l’andamento della situazione prendendo in esame il triennio 2014 – 2016.

Le denunce analizzate sono state complessivamente 1.382 per un totale di 873 sinistri su oltre 10mila Iscritti all’Associazione. In particolare nel 2014 sono state rilevate 540 denunce e 333 sinistri, 458 denunce e 263 sinistri nel 2015 e 384 denunce e 277 sinistri nel 2016 che equivale ad un -20% nel triennio. I dati mostrano una riduzione in particolare delle denunce che acquista anche un maggiore significato se si considera che nel triennio analizzato si è verificato un aumento d’Iscritti all’AAROI-EMAC.

Rispetto alla distribuzione territoriale il numero di sinistri al Sud è stato di 412, a seguire il Nord con 303 sinistri, decisamente più basso il numero di sinistri rilevati al Centro (152). Un dato che tuttavia va letto insieme alla distribuzione territoriale degli eventi per posto letto. In questo caso “la classifica”, infatti, cambia. Il sud rimane comunque il territorio con una maggiore incidenza di sinistri con 2,27 eventi per 1.000 posti letto all’anno, subito dopo il Centro con 1,30 eventi per 1.000 posti letto all’anno ed infine il Nord con 1,09 eventi. Ulteriore conferma del trend arriva dal numero di eventi per milioni di abitanti all’anno, pari a 6,58 al Sud, 4,28 al Centro e 3,64 al Nord.

L’indagine ha elaborato i dati anche rispetto alla dimensione della struttura mostrando come il numero di sinistri per 1.000 posti letto all’anno è maggiore nelle strutture più piccole (2,08), ossia con meno di 120 posti letto, mentre è decisamente minore nelle strutture con più di 500 posti letto (1,18). Intermedio il valore per quel che riguarda le strutture tra i 120 e 500 posti letto (1,56).
Altro dato significativo riguarda la tipologia della struttura. In riferimento al numero di posti letto, la diffusione degli eventi rilevati è di gran lunga superiore nel privato con 7,64 eventi per 1.000 posti letto rispetto a 2,01 eventi del pubblico.

Lo studio AAROI-EMAC ha inoltre valutato le caratteristiche dei Medici denunciati che nel 70% dei casi sono professionisti del SSN, nel 12% Liberi Professionisti, nel 16% Dipendenti di struttura privata, nell’1% si è trattato di eventi in intramoenia. Nel 60% le denunce hanno riguardato maschi, nel 38% femmine, mentre nel 2% non è stato specificato. Rispetto all’esperienza lavorativa nel 24% dei casi si è trattato di Medici giovani con meno di 5 anni di esperienza, nel 40% di Medici Maturi ossia tra 5 e 20 anni di esperienza e nel 36% dei casi di Medici Esperti con oltre 20 anni di esperienza.

Altro dato riguarda la tipologia di denunce che nel 72% dei casi sono riferibili a decessi e nel 25% a lesioni permanenti. In piccola percentuale vengono indicati danni morali o patrimoniali. Gli eventi denunciati si sono verificati nel 39% dei casi in sala operatoria, nel 30% in terapia intensiva, nel 24% in altri reparti, in percentuali minori sul territorio o durante trasporti.
Sul totale degli eventi segnalati, nel 60% dei casi si tratta di sinistri con un legame diretto o indiretto con l’area dell’Anestesia.

“Lo studio dell’andamento delle denunce e dei sinistri è uno strumento indispensabile per valutare le azioni messe a punto e quelle da programmare – spiega Franco Marinangeli, Consigliere SIARED e Direttore Scientifico del Centro AAROI-EMAC “SimuLearn®” –. Il dato che emerge dall’indagine triennale dimostra che il sistema AAROI-EMAC è decisamente efficace. Si tratta di un progetto integrato in cui l’Associazione – attraverso Intesa Provider, il Centro AAROI-EMAC SimuLearn e la SIARED – offre ai propri iscritti la garanzia di una formazione continua e all’avanguardia, un monitoraggio costante dei dati di malpractice a livello nazionale, la valutazione delle possibili aree di miglioramento e la definizione di strumenti adeguati per accrescere le competenze ed allo stesso tempo aumentare la consapevolezza dell’importanza di lavorare in luoghi sicuri e di seguire gli standard anche alla luce della recente riforma Gelli-Bianco sulla Responsabilità Professionale”.

“L’Osservatorio permanente realizzato dall’AAROI-EMAC nel 2016 in collaborazione con il broker AON, unico nel mondo delle associazioni professionali per completezza di dati e per gli algoritmi di elaborazione degli stessi, oltre che per una casistica ampia ma al tempo stesso omogenea, è uno strumento fondamentale per l’Associazione, che consente di avere il polso della situazione su un fenomeno, quello del contenzioso medico legale, di grande importanza per i Medici – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC –. Lo studio dell’andamento delle denunce e l’analisi dei sinistri, reso possibile grazie al database in costante implementazione, ha lo scopo di individuare in maniera tempestiva le azioni da portare avanti su più livelli, da quello prettamente formativo con la definizione di corsi ad hoc per aumentare le competenze negli ambiti di maggior rischio a quello di tutela dei Professionisti là dove vengono registrate criticità di tipo organizzativo. Il risultato dello Studio conferma che la strada intrapresa è quella giusta, non solo nei confronti degli Iscritti, ma anche e soprattutto rispetto ai pazienti a cui va garantita – nonostante le difficoltà in cui versa la sanità italiana – la massima garanzia di sicurezza e competenza”.

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