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contratti di specializzazione

Aaroi-Emac: Basta alibi, occorre finanziare tutti i contratti di specializzazione necessari

La capacità formativa delle Scuole di Specializzazione di Anestesia e Rianimazione delle Università italiane per il nuovo anno accademico è di 1.165 nuovi Specializzandi. E’ quanto emerge da un documento dell’Osservatorio Nazionale per la formazione medico-specialistica dello scorso 18 giugno.

Secondo le Regioni, i fabbisogni complessivi italiani per l’anno in cui questi nuovi specializzandi diverranno specialisti, ovvero tra 5 anni, è pari a 866. Nel mentre, per quest’anno e per i prossimi 4, gli Atenei continueranno a formare soltanto circa 650 Anestesisti Rianimatori all’anno, comprese le borse di studio a carico delle Regioni.

Quindi, i fabbisogni di Anestesisti Rianimatori, stimati dalle stesse Istituzioni di governo del SSN fino all’anno scorso mediamente in oltre 700, sarebbero stati finora scriteriatamente ignorati.

Lo sostiene l’Aaroi-Emac sottolineando peraltro che “i fabbisogni stimati dalle Regioni non tengono conto di numerosi fattori critici (per non dire illiceità)”. Tra questi, “l’illecita sostituzione delle guardie con le ‘pronte disponibilità’”. Ma anche la “mancanza di guardie dedicate alle Sale Parto negli Ospedali con Punti Nascita dove i parti totali assommano ad oltre 2.000 all’anno”.

L’Associazione fa poi riferimento alle “montagne di ore straordinarie, o comunque lavorate in eccesso all’orario di lavoro contrattualmente dovuto”, nonché al “continuo accumulo di ferie arretrate”. E ancora la “cronica negazione di ogni diritto alle ore per l’aggiornamento professionale” e “l’illecita sostituzione di Specialisti con i Medici in formazione”.

Inoltre, i fabbisogni in questione non terrebbero conto del fatto che una parte sempre meno trascurabile di Anestesisti Rianimatori, una volta specialisti, migrano all’estero.

Sono infatti attratti da condizioni di lavoro non gravate da rischi giudiziari e da remunerazioni maggiori. La conseguenza è un ricambio generazionale ancor più ridotto, oltre alla perdita di borse di studio ogni anno per abbandono della scuola di specializzazione.

Da non trascurare poi il fatto che l’inappropriata destinazione lavorativa degli Specialisti di certe branche crea ulteriori sprechi. Non pochi Specialisti in Medicina d’urgenza, per esempio, finiscono per rimpinguare gli organici delle Medicine invece che i Pronto Soccorso, la loro naturale destinazione.  E’ l’effetto di “equipollenze trans-specialistiche assurde che qualcuno riesce a far inspiegabilmente mantenere dai decisori delle sorti del SSN Ospedaliero”.

 In considerazione dell’attuale carenza di Anestesisti Rianimatori, quindi, l’AAROI-EMAC chiede che il numero di contratti di formazione venga finanziato in toto a partire da subito. “Questo non basterà per far fronte nell’immediato ad una situazione estremamente critica che sta mettendo a rischio la salute dei pazienti, ma almeno potrà dimostrare la volontà politica dell’attuale Governo di rimediare, almeno in una prospettiva di medio-lungo periodo di 5 anni, ai danni di una programmazione ridicola perpetratasi finora”.

 

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carenza di anestesisti rianimatori

Per l’Associazione, senza misure correttive la carenza di anestesisti rianimatori rischia di esplodere in tutti gli Ospedali italiani

Gli Anestesisti Rianimatori italiani sono in numero sempre più insufficiente a far fronte alle esigenze del SSN. Per Alessandro Vergallo, presidente nazionale di Aaroi-Emac, è questo il motivo dell’allungamento delle liste d’attesa chirurgiche nel nostro Paese.

Una carenza che non si riesce ad arginare, spiega Vergallo “nemmeno con montagne di ore di lavoro straordinario spesso regalate, ferie e riposi rinviati all’infinito, turni di servizio massacranti”.

Il presidente sottolinea come da ogni singolo Anestesista Rianimatore in servizio dipenda l’efficienza delle attività lavorative di intere équipe, e di interi percorsi sanitari complessi.

“In certi Ospedali – continua – per supplire alle carenze di Anestesisti Rianimatori, le Amministrazioni continuano illecitamente e pericolosamente a sostituirli con giovani medici in formazione specialistica”. Il tutto “in modo più o meno arrogante e con la complicità di certe Università”. Tuttavia, neppure queste “scriteriate furberie”, bastano più a nascondere “uno stato dei fatti sempre più drammatico ogni giorno”.

La responsabilità, per l’Aaroi-Emac starebbe in anni di blocco del turn over.

Pesa inoltre l’assenza totale di programmazione dei fabbisogni reali di Specialisti – e quindi di Specializzandi – in Anestesia e Rianimazione. Una situazione che oggi renderebbe difficile se non impossibile colmarne la carenza in tempi brevi, anche a fronte di concorsi che in alcuni casi vanno deserti..

Secondo le stime dell’Associazione sarebbero circa 4000 gli Anestesisti Rianimatori che mancano all’appello sul tutto il territorio nazionale. Senza correttivi – mette in guardia Vergallo – la carenza “esploderà in tutti gli Ospedali italiani”.

Di qui l’auspicio che il nuovo Governo possa affrontare la situazione. In tal senso il Sindacato auspica un incontro con il Ministro  della Salute per presentare le proprie proposte. Si tratta, conclude il presidente di Aaroi-Emac di possibili soluzioni “da adottare con urgenza per rimediare ai danni di una mala programmazione dei fabbisogni di medici che dura da troppi anni”.

 

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autonomie regionali

Per il sindacato degli anestesisti rianimatori è sempre più necessaria una Riforma del Titolo V della Costituzione che riduca al minimo le autonomie regionali in ambito sanitario

“Il SSN deve cessare di essere una strada frazionata in ventuno corsie diverse tra loro; quelle di altrettanti Sistemi Sanitari Regionali con servizi erogati ai Cittadini in modo ingiustamente disomogeneo”. Lo afferma in una nota l’Aaroi-Emac, commentando la firma dei pre accordi per le autonomie regionali da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Una situazione che, per il sindacato degli anestesisti rianimatori, rischia di avere ripercussioni gravissime sul SSN. Il pericolo è rappresentato dall’accentuazione dell’anomalia “di un Paese in cui, allo stato attuale, ci sono di fatto 21 Servizi Sanitari Regionali”; tutti differenti dal punto di vista della normativa, delle risorse, delle condizioni di lavoro e della tutela della salute dei cittadini.

L’Aaroi-Emac esprime invece la necessità di una riforma del Titolo V della Costituzione che vada esattamente nel verso contrario; un percorso che riduca al minimo indispensabile le autonomie regionali in ambito sanitario.

E’ un tema di fondamentale importanza per l’Associazione, che deve essere affrontato attraverso una riforma mirata.

“Quanto si legge relativamente alla sanità nei pre accordi per l’autonomia – sottolinea la sigla sindacale – lascia fortemente perplessi”. Infatti andrebbe a sancire una discrezionalità regionale su temi già regolamentati a livello nazionale che riguardano, ad esempio, il personale e i medici in formazione.

L’Aaroi-Emac ribadisce con convinzione di essere a favore di un SSN universale e uniforme affinché il diritto alla salute sia garantito in tutte le Regioni. “Un traguardo che è possibile raggiungere – conclude la nota – attraverso la riforma e prevedendo, tra l’altro, che alle Istituzioni di governo centrale del SSN sia imposto e concesso di dover e di poter intervenire sulle plurisperimentate condotte illecite regionali e aziendali in tema di organizzazione del lavoro e di garanzia non solo dei LEA, ma anche, ed in via preliminare e strutturale, di adeguate dotazioni di personale e, più in generale, di condizioni di lavoro idonee ad assicurare a cittadini ed operatori qualità e sicurezza”.

 

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tavolo aran

Il Sindacato degli Anestesisti Rianimatori ribadisce la mobilitazione del 23 Febbraio salvo che al tavolo ARAN convocato per il 20 febbraio vengano proposte condizioni minime per iniziare un confronto

L’ARAN ha convocato per il 20 febbraio le OO.SS della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria per l’apertura delle trattative per il rinnovo del CCNL di categoria. La convocazione del tavolo ARAN ha determinato, da parte di alcuni sindacati, un’apertura circa la possibile revoca dello sciopero in programma il 23 febbraio. Non è dello stesso avviso l’AAROI-EMAC. Il sindacato conferma tutte le sue perplessità “per una trattativa che incredibilmente – dopo oltre otto anni di chiusura totale – andrebbe a sbloccarsi ‘casualmente’ a pochissimi giorni dal voto”.

“La convocazione ARAN era ormai nell’aria – si legge in una nota –  in un clima pre-elettorale che, fino al momento in cui le OO.SS. dei Medici Ospedalieri ed alcune degli Infermieri (grandi assenti, guarda caso, quelle Confederali del Comparto) non hanno annunciato lo sciopero del 23 Febbraio, ha visto la Sanità “argomento tabù” per tutte le Forze Politiche in corsa per il 4 Marzo”. Improvvisamente, sottolinea l’AAROI-EMAC, a seguito del malcontento montante dei professionisti sanitari, il settore è stato “messo ‘al centro’ di promesse multilaterali giocate al rialzo”.

“Ce ne rallegriamo – afferma l’Associazione – ma riteniamo evidente la strumentalizzazione politica ‘grazie’ alla quale avvengono convocazioni-lampo, prive di reali trattative”. Tali convocazioni sarebbero improntate ad un ‘prendere o lasciare’ che si connota “come l’ennesima distruzione di trattative sindacali ridotte completamente ad informazione, come denunciato anche da alcune OO. SS. Infermieristiche”.

I Medici che l’AAROI-EMAC rappresenta, Anestesisti Rianimatori in primis, non sono disposti ad accontentarsi di simili scenari.

“Anche nel caso in cui dovessimo protestare da soli, come d’altra parte, di fatto, è già accaduto in passato, per quanto ci riguarda il 23 Febbraio sarà sciopero”.  Unico spiraglio per la revoca è la proposta, il 20 febbraio, di condizioni minime per iniziare un confronto.

 

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appalti di servizi alle coop

Sempre più difficile la situazione negli ospedali, dove aumentano gli appalti di servizi alle coop per tamponare le carenze strutturali ormai diffuse

Sta diventando quasi una prassi, per gli ospedali, affidarsi a esterni per tamponare le carenze strutturali, ed è così che aumentano gli appalti di servizi alle coop.

Un fenomeno preoccupante, e in crescita, in una sanità italiana sempre più dissestata.

Spesso i nosocomi, anziché emanare regolari bandi di concorso, si affidano a contratti “light”. Un tempo c’erano i cococo e i cocopro, ma la riforma della pubblica amministrazione li ha aboliti. E così, aumentano gli appalti di servizi alle coop, come denunciato da Aaroi.

Appalti che vengono affidati  – contravvenendo alle norme di legge che prevedono medici ospedalieri pubblici assunti con contratto di lavoro pubblico – a “liberi professionisti” da utilizzare come dipendenti.

Ma se le ore a bando sono tante e ci vogliono tanti medici, ciò può comportare un costo aggiuntivo per gli uffici. Occorre quindi rivolgersi a una cooperativa che ha alle dipendenze medici, infermieri ed altri sanitari. A quel punto che succede? Che la burocrazia e i turni saranno gestiti dalla coop. E lo staff è assicurato.

Una situazione grave quella degli appalti di servizi alle coop. Anche perché presenta diverse irregolarità, come evidenziato dalla denuncia al Ministero della Salute fatta dal sindacato degli anestesisti rianimatori Aaroi-Emac guidato da Alessandro Vergallo.

Le segnalazioni sono poi state riprese in un’inchiesta dell’Espresso (“Così stanno uccidendo la sanità pubblica”) nella quale si mostra come in diversi Comuni le Coop vadano a supplire in modo sistematico a carenze strutturali.

“Queste coop – afferma Vergallo – hanno inviato persino alla sede del nostro sindacato la richiesta di aiutarle a reperire personale, e noi abbiamo garbatamente risposto che il loro interesse è del tutto in contrasto con il nostro, posto a tutela del contratto di lavoro e abbiamo allegato le mail alle nostre segnalazioni al Ministero della Salute”.

Aaroi-Emac, inoltre, ha evidenziato un altro aspetto importante.

Ovvero che le coop si prestano bene ad appaltare servizi H24, organizzando (male) ciò che invece compete all’ospedale.

“In ambito medico – prosegue Vergallo – prevalgono due tipologie: intanto, i giovani che sono rimasti fuori dalla specialità, ricercati ad esempio per i servizi di emergenza; ogni anno restano fuori dai corsi 7-8 mila e se non vanno all’estero tentano questa chance; fatturato 100, la cooperativa ai singoli medici ne retrocede mettiamo 70, ai più giovani anche meno, e -stando ad alcune segnalazioni -talora persino sotto forma di rimborsi spese forfettari, senza alcun giustificativo di spesa. Più “light” di così… Poi c’è chi il lavoro già l’ha”.

Altra questione sul tavolo è quella dei rimborsi. Quando sono privi di giustificativi, potrebbero configurare evasione.

“Parliamo in genere di Onlus – afferma Vergallo – che fin qui pur svolgendo attività commerciali hanno goduto di un regime di controlli ridotto; qualcosa però potrebbe essere cambiato con la legge 117 di riforma del terzo settore approvata lo scorso anno”.

Secondo il sindacato degli anestesisti rianimatori tale situazione implica più profili di illegittimità.

Innanzitutto perché a ricoprire i ruoli a tempo indeterminato si accede per concorso, per i ruoli a tempo indeterminato o i trasferimenti di strutturati che non implichino perdita di continuità di servizio si accede per avviso.

“Leggi recenti – afferma Vergallo – hanno ammesso deroghe per tamponare carenze organiche in situazioni eccezionali, ma l’eccezionale qui diventa la regola. Ci sono poi specialisti pubblici dipendenti che hanno obbligo di esclusività, percepiscono i relativi emolumenti, ma esercitano libera professione in modo molto “allargato”, con il silenzio o l’avallo della propria amministrazione, a volte anch’essi tramite “cooperative”, in strutture private”.

Circostanze che configurano sia ipotesi di danno erariale, sia impedimento di accesso al lavoro dei medici più giovani.

“Da una parte – conclude Vergallo – per un ruolo che andrebbe coperto da chi ha tutele contrattuali si propone personale gestito da terzi, dall’altra si aggira l’esclusività di rapporto che vieta a un dipendente pubblico di lucrare illecitamente ai danni del SSN. Si sminuisce così la reale carenza di medici, particolarmente grave tra noi anestesisti”.

 

 

 

 

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rinnovo contrattuale

Il sindacato degli Anestesisti Rianimatori chiede chiarezza sulle questioni economiche e normative relative al rinnovo contrattuale 2016-2018

Continua lo stato di agitazione dei sindacati di area medica, che dopo lo sciopero dello scorso dicembre, minacciano di incrociare nuovamente le braccia a febbraio. Il perno della protesta è rappresentato dalle risorse economiche previste per il rinnovo contrattuale del triennio 2016-2018. Per certificare la reale entità di tali risorse, l’AAROI-EMAC, in linea con le altre OO.SS. ha chiesto un primo incontro alla parte datoriale, ovvero ARAN e Regioni.

L’Associazione degli Anestesisti Rianimatori chiede chiarezza, nello specifico, su due grandi questioni: quella economica, che deve certamente essere decorosa, e quella normativa. Questo secondo aspetto, sottolinea il sindacato, è altrettanto importante. Sono da risolvere, infatti, “gli innumerevoli problemi che la demolizione sistematica di interi capitoli del contratto vigente ha creato nelle trattative periferiche, regionali e aziendali”.

L’AAROI-EMAC invita pertanto il Governo uscente “a far rendere noti al più presto i dettami di un atto di indirizzo che rischia di essere inaccettabile”.

La sigla sindacale chiede inoltre con forza la convocazione in ARAN non appena l’Agenzia sarà nella possibilità di intraprendere questo difficile percorso.

La mobilitazione, dunque, non si ferma. Non si esclude neppure la messa in mora di Stato e Regioni. A questi viene imputato di non aver rispettato la Sentenza della Corte Costituzionale che nel 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale. In  tutti gli Ospedali, l’Associazione proclama che continuerà a mettere in atto le più capillari azioni di contrasto agli orari di lavoro che i medici subiscono dalle Amministrazioni.

“Inizia una stagione difficile – si legge in una nota – al sostegno della quale saranno al momento opportuno chiamati tutti i nostri Colleghi”. Il rinnovo contrattuale rappresenta per l’AAROI-EMAC il principale obiettivo del 2018. “E’ bene che i nostri interlocutori politici se lo ricordino – sottolinea il sindacato -. Il prossimo 4 marzo saranno anch’essi, come cittadini, chiamati a scegliere con il loro voto il prossimo Governo”.

 

 

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tavolo aran

Presentati i dati 2014 – 2016 dell’Osservatorio nazionale permanente AAROI-EMAC

Il trend delle denunce nei confronti degli Anestesisti Rianimatori è in calo. Lo dimostra la seconda edizione dello Studio AAROI-EMAC realizzato dall’Osservatorio nazionale permanente sul contenzioso medico-legale istituito dall’Associazione nel 2016, presentata al 13° Congresso SIARED in corso a Roma. Dopo i dati preliminari del 2014 diffusi lo scorso anno, l’Osservatorio ha monitorato l’andamento della situazione prendendo in esame il triennio 2014 – 2016.

Le denunce analizzate sono state complessivamente 1.382 per un totale di 873 sinistri su oltre 10mila Iscritti all’Associazione. In particolare nel 2014 sono state rilevate 540 denunce e 333 sinistri, 458 denunce e 263 sinistri nel 2015 e 384 denunce e 277 sinistri nel 2016 che equivale ad un -20% nel triennio. I dati mostrano una riduzione in particolare delle denunce che acquista anche un maggiore significato se si considera che nel triennio analizzato si è verificato un aumento d’Iscritti all’AAROI-EMAC.

Rispetto alla distribuzione territoriale il numero di sinistri al Sud è stato di 412, a seguire il Nord con 303 sinistri, decisamente più basso il numero di sinistri rilevati al Centro (152). Un dato che tuttavia va letto insieme alla distribuzione territoriale degli eventi per posto letto. In questo caso “la classifica”, infatti, cambia. Il sud rimane comunque il territorio con una maggiore incidenza di sinistri con 2,27 eventi per 1.000 posti letto all’anno, subito dopo il Centro con 1,30 eventi per 1.000 posti letto all’anno ed infine il Nord con 1,09 eventi. Ulteriore conferma del trend arriva dal numero di eventi per milioni di abitanti all’anno, pari a 6,58 al Sud, 4,28 al Centro e 3,64 al Nord.

L’indagine ha elaborato i dati anche rispetto alla dimensione della struttura mostrando come il numero di sinistri per 1.000 posti letto all’anno è maggiore nelle strutture più piccole (2,08), ossia con meno di 120 posti letto, mentre è decisamente minore nelle strutture con più di 500 posti letto (1,18). Intermedio il valore per quel che riguarda le strutture tra i 120 e 500 posti letto (1,56).
Altro dato significativo riguarda la tipologia della struttura. In riferimento al numero di posti letto, la diffusione degli eventi rilevati è di gran lunga superiore nel privato con 7,64 eventi per 1.000 posti letto rispetto a 2,01 eventi del pubblico.

Lo studio AAROI-EMAC ha inoltre valutato le caratteristiche dei Medici denunciati che nel 70% dei casi sono professionisti del SSN, nel 12% Liberi Professionisti, nel 16% Dipendenti di struttura privata, nell’1% si è trattato di eventi in intramoenia. Nel 60% le denunce hanno riguardato maschi, nel 38% femmine, mentre nel 2% non è stato specificato. Rispetto all’esperienza lavorativa nel 24% dei casi si è trattato di Medici giovani con meno di 5 anni di esperienza, nel 40% di Medici Maturi ossia tra 5 e 20 anni di esperienza e nel 36% dei casi di Medici Esperti con oltre 20 anni di esperienza.

Altro dato riguarda la tipologia di denunce che nel 72% dei casi sono riferibili a decessi e nel 25% a lesioni permanenti. In piccola percentuale vengono indicati danni morali o patrimoniali. Gli eventi denunciati si sono verificati nel 39% dei casi in sala operatoria, nel 30% in terapia intensiva, nel 24% in altri reparti, in percentuali minori sul territorio o durante trasporti.
Sul totale degli eventi segnalati, nel 60% dei casi si tratta di sinistri con un legame diretto o indiretto con l’area dell’Anestesia.

“Lo studio dell’andamento delle denunce e dei sinistri è uno strumento indispensabile per valutare le azioni messe a punto e quelle da programmare – spiega Franco Marinangeli, Consigliere SIARED e Direttore Scientifico del Centro AAROI-EMAC “SimuLearn®” –. Il dato che emerge dall’indagine triennale dimostra che il sistema AAROI-EMAC è decisamente efficace. Si tratta di un progetto integrato in cui l’Associazione – attraverso Intesa Provider, il Centro AAROI-EMAC SimuLearn e la SIARED – offre ai propri iscritti la garanzia di una formazione continua e all’avanguardia, un monitoraggio costante dei dati di malpractice a livello nazionale, la valutazione delle possibili aree di miglioramento e la definizione di strumenti adeguati per accrescere le competenze ed allo stesso tempo aumentare la consapevolezza dell’importanza di lavorare in luoghi sicuri e di seguire gli standard anche alla luce della recente riforma Gelli-Bianco sulla Responsabilità Professionale”.

“L’Osservatorio permanente realizzato dall’AAROI-EMAC nel 2016 in collaborazione con il broker AON, unico nel mondo delle associazioni professionali per completezza di dati e per gli algoritmi di elaborazione degli stessi, oltre che per una casistica ampia ma al tempo stesso omogenea, è uno strumento fondamentale per l’Associazione, che consente di avere il polso della situazione su un fenomeno, quello del contenzioso medico legale, di grande importanza per i Medici – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC –. Lo studio dell’andamento delle denunce e l’analisi dei sinistri, reso possibile grazie al database in costante implementazione, ha lo scopo di individuare in maniera tempestiva le azioni da portare avanti su più livelli, da quello prettamente formativo con la definizione di corsi ad hoc per aumentare le competenze negli ambiti di maggior rischio a quello di tutela dei Professionisti là dove vengono registrate criticità di tipo organizzativo. Il risultato dello Studio conferma che la strada intrapresa è quella giusta, non solo nei confronti degli Iscritti, ma anche e soprattutto rispetto ai pazienti a cui va garantita – nonostante le difficoltà in cui versa la sanità italiana – la massima garanzia di sicurezza e competenza”.

comparto sanità

L’AAROI-EMAC si dichiara non soddisfatta del testo approvato venerdì in Consiglio dei Ministri e si dichiara pronta alla mobilitazione

“Se obbligarci a giocare con un mazzo truccato è la massima apertura che il Governo è in grado di offrire alle legittime richieste dell’Intersindacale dei Medici, dei Veterinari e dei Dirigenti Sanitari, tra cui quella inerente la salvaguardia del salario accessorio, per noi non ci sono affatto le premesse per il nuovo contratto, date anche le condizioni – spesso disastrose – di lavoro dei medici ospedalieri, soprattutto di quelli che lavorano in Unità Operative ‘di frontiera’ come le sale operatorie, le rianimazioni, i pronto soccorso, che l’ AAROI-EMAC rappresenta”. Così il Presidente Nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo, commenta le parole del Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, la quale, nel presentare venerdì scorso la riforma sul Pubblico impiego varata dal Consiglio dei Ministri ha affermato che ora “abbiamo le carte in regola per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego”.

Gli Anestesisti Rianimatori, tuttavia, non si ritengono soddisfatti dalla modifica dell’ultim’ora apportata al testo della Riforma, considerandola “un’apertura di facciata”, volta solamente a fermare la protesta, senza che ci sia stata una reale volontà di ascoltare le proprie ragioni. “L’unica cosa certa – afferma Vergallo – è che il provvedimento approvato azzererà (o quantomeno ridurrà al lumicino) i fondi per posizioni e risultato, oltretutto disperdendoli nei mille rivoli delle contrattazioni decentrate aziendali, le quali storicamente non hanno mai consentito di aver precisa contezza della reale destinazione finale delle risorse economiche contrattuali destinate ai medici, mentre la salvaguardia della retribuzione individuale di anzianità rinviata all’atto di indirizzo e alla successiva contrattazione – magari anch’essa aziendale – minaccia di essere un massacro annunciato”.

Per i medici precari, secondo il Presidente dell’Associazione, il decreto rappresenterebbe una vera e propria beffa. La stabilizzazione operata dalla Riforma, infatti, sembrerebbe non riguardare i dirigenti medici, rinviandoli all’applicazione “prorogata” della legge 28 dicembre 2015, n. 208. “Non è così che dovrebbe funzionare un Paese civile – continua Vergallo -. Dopo anni di blocco dei contratti è necessario trovare risorse adeguate per tutte le categorie, non toglierle ad alcune per darle ad altre, per giunta con talune semisommerse benedizioni anche sindacali che gli “addetti ai lavori” conoscono benissimo”.

“Nella campagna mediatica governativa – sottolinea il Presidente AAROI-EMAC -, lo slogan inneggiante ad una strategia politica “alla Robin Hood” è stato sostituito da quello della “piramide capovolta”, che manifesta meno esplicitamente, ma altrettanto infelicemente, la legittimazione del furto stipendiale a danno dei “ricchi” medici. Ma l’Aran non ci risulta essere un Ente di ammortizzazione socio-economica, e – soprattutto – i medici ospedalieri italiani, in stragrande maggioranza, sono tutt’altro che ricchi: di certo non si arricchiscono con lo stipendio ospedaliero né i giovani medici, sempre più precari e sempre più costretti ad emigrare sia entro che fuori dai confini nazionali, né i meno giovani, che comunque, qualora pur abbiano avuto la ventura di un posto di lavoro stabile, subiscono oltre 8 anni di blocco economico”.

“Né le mai sopite polemiche sui proventi della libera professione dei dirigenti medici del SSN, grazie alla quale – dati alla mano – solo un’esigua minoranza incrementa sensibilmente i propri introiti, e una minoranza appena più consistente riesce in qualche modo a sopperire ai tagli subiti negli anni, possono, come implicitamente avviene, far da catalizzatore per penalizzare un’intera categoria: la libera professione è in realtà un sistema composito, in cui certamente vi sono da sempre correttivi da apportare, che evidentemente non sono stati posti in opera proprio per poterne strumentalizzare ad arte le rare storture che a scadenza più o meno regolare emergono sui media. La nostra protesta – conclude Vergallo –, perciò, va avanti, fino a rischiare di arrivare, se costretti, ad un nuovo sciopero nazionale. Stavolta contro l’avvio della trattativa contrattuale: se dobbiamo rischiare di avere un contratto peggiore, tanto vale tenerci quello vecchio”.

L’Associazione lamenta l’insufficienza delle dotazioni organiche necessarie per garantire percorsi nascita sicuri e di qualità

“Le dotazioni organiche di Anestesisti Rianimatori negli Ospedali italiani non sono sufficienti per garantire la partoanalgesia in qualità e sicurezza secondo quanto previsto dal DPCM sui Nuovi LEA pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 Marzo”. Così il Presidente nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo, all’indomani dell’entrata in vigore dei nuovi Livelli essenziali di assistenza. “Giornata storica si è detto – rimarca Vergallo alludendo alle parole del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – talmente storica che la partoanalgesia resterà un diritto fantasma in molti Ospedali. Come nella miglior tradizione della legiferazione italiana, i “diritti di carta” sono più importanti di quelli reali”.

L’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica sottolinea senza mezzi termini quanto già manifestato più volte nel corso dell’iter legislativo compiuto dal DPCM, facendo presente che non è mai stato applicato quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni 2010, in base al quale, come ricordato dal DPCM, le Regioni, di concerto con il Ministero della Salute, avrebbero dovuto obbligatoriamente individuare i Punti Nascita ove garantire la Partoanalgesia, oltre che organizzare la razionalizzazione di quelli al di sotto di 500 parti/anno, e rimarcando che in assenza di tale individuazione, e soprattutto in carenza di Medici Anestesisti Rianimatori, laddove non vi sono le risorse necessarie per garantire la Partoanalgesia in sicurezza, il servizio non potrà essere erogato.

“Senza l’adeguamento degli organici delle Unità Operative di Anestesia e Rianimazione – precisa l’Associazione –, è impossibile garantire l’epidurale H24 a tutte le future mamme che vorrebbero partorire senza dolore. Dubbi sulla sostenibilità erano emersi anche nella Nota di Lettura del Servizio Bilancio del Senato attraverso la richiesta di specificare il motivo per il quale le prestazioni per l’analgesia epidurale non comporterebbero incrementi di oneri. Domanda più volte posta dall’AAROI-EMAC al Ministro della Salute e sempre rimasta senza risposta”.

L’AAROI-EMAC, infatti, dopo aver inviato più lettere al Ministro Lorenzin, lanciato una petizione online – www.change.org/p/presidente-consiglio-ministri-per-l-analgesia-del-parto-%C3%A8-urgente-assumere-i-medici-anestesisti-rianimatori -e dopo aver preso atto che le Commissioni parlamentari in corso di Audizione hanno ritenuto di poter far a meno di convocarla, ha predisposto ed inviato nel mese di Novembre alla Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del SSN un documento nel quale si chiarisce ancora una volta quali debbano essere i requisiti minimi affinché un Punto Nascita possa garantire la Partoanalgesia.

“In estrema sintesi, – sottolinea Vergallo – per Punti Nascita realmente sicuri (a maggior ragione se vi si prevede l’analgesia del parto) occorre una guardia anestesiologica h24 distinta da quella rianimatoria, che laddove il numero di parti annui è considerevole deve essere “dedicata”, cioè comunque aggiuntiva a quella destinata a coprire le urgenze legate alle sale operatorie e ai Pronto Soccorso”.

“Le Sale Parto – continua il vertice AAROI-EMAC – devono, inoltre, essere adiacenti alle Sale Operatorie destinate ai Parti Cesarei da eseguirsi in Urgenza/Emergenza. È da terzo mondo pretendere che ancora oggi le urgenze e le emergenze in capo agli Anestesisti Rianimatori, nei Punti Nascita e non solo, siano coperte da personale medico in “pronta disponibilità”, obbligato ad accorrere dalla propria casa in ospedale, ad ogni ora della notte, e spesso con condizioni metereologiche e logistiche rischiose per l’incolumità propria ed altrui, in soccorso di un sistema ospedaliero ridotto ad un colabrodo da amministrazioni che risparmiano sulle risorse umane per aver maggior libertà di spreco su altri fronti di spesa. Prima si adeguino le dotazioni organiche, l’organizzazione del lavoro nelle Sale Parto (oltre che in generale negli Ospedali), nonché le stesse strutture presso le quali sono operanti i Punti Nascita (è impensabile che possano continuare ad esistere Sale Operatorie distanti diversi piani, e/o diversi corridoi, o addirittura poste in padiglioni diversi, rispetto alle Sale Parto), poi si individuino gli Ospedali dove poter istituire il servizio di Partoanalgesia, ed infine, solo a quel punto si istituisca il servizio; i servizi già istituiti senza tali presupposti vanno ricondotti ai medesimi requisiti”.

“L’AAROI-EMAC – conclude Vergallo – vigilerà affinché le Direzioni Sanitarie non facciano piovere dall’alto decisioni organizzative fantasiose che mettono a rischio non solo i medici, ma anche e soprattutto la salute delle mamme e dei bambini. In caso contrario, non esiterà ad informarne i cittadini”.

sciopero dei medici

Accolto il ricorso presentato in Toscana in occasione della mobilitazione del dicembre 2016

Il Tribunale di Arezzo ha accolto il ricorso presentato nei confronti dell’ASL Toscana Sud Est dalla Sezione Regionale dell’AAROI-EMAC a seguito della mancata comunicazione dei contingenti minimi di personale in occasione dello sciopero degli Anestesisti Rianimatori del 16 dicembre 2016. Tale decisione, sottolinea l’Associazione, si aggiunge a quelle già pronunciate nel Marzo e nel Luglio 2016 per lo sciopero generale dei Medici del dicembre 2015 nei confronti dell’ASL Toscana Centro, avvenute per condotta antisindacale nelle sedi di Pistoia ed Empoli.

“Esprimiamo grande soddisfazione – afferma Fabio Cricelli, Presidente AAROI-EMAC Toscana -, nel vedere ancora una volta accolto un nostro ricorso per attività antisindacale perché viene riconosciuto al nostro Sindacato uno specifico ed autonomo interesse a sapere come saranno assicurate le prestazioni indispensabili e, quindi, al controllo di aspetti organizzativi essenziali. Altrettanto importante è che il Giudice abbia ravvisato il pericolo della ripetizione dell’azione lesiva visto che la condotta sanzionata in occasione dell’ultimo sciopero è avvenuta nonostante nella nostra Regione, lo scorso anno, l’Azienda Toscana Centro sia stata già condannata per lo stesso motivo da due diversi Tribunali”.

L’AAROI-EMAC, tuttora in stato di agitazione per la mancata ripresa della contrattazione collettiva, si augura che, a questo punto, il messaggio sia chiaro in merito al rispetto delle procedure da attuare per il corretto svolgimento degli scioperi, particolarmente in questo momento di disagio dei colleghi, vittime di una politica sanitaria che ha messo in sofferenza tutto il personale della Sanità pubblica.

“Dispiace constatare – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC – che non solo in Toscana, ma in tutto il nostro Paese, si continui a non rispettare le regole e il diritto di sciopero dei lavoratori, anche in presenza di precedenti Sentenze. E’ inoltre inammissibile, che troppe Aziende sanitarie italiane ritengano più utile cercare di ostacolare l’astensione dal lavoro dei propri dipendenti con il rischio di affrontare un procedimento giudiziario, piuttosto di rispettare un diritto che dovrebbe essere acquisito ed inviolabile”.

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