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Gli Anestesisti Rianimatori chiedono al Governo di dare un input all’applicazione della Legge 219/2017 sul biotestamento

“La Legge sul Biotestamento è stata una conquista che ha dato al paziente la possibilità di decidere nel rispetto del diritto all’autodeterminazione. La normativa, tuttavia, sebbene in vigore da oltre un anno, rischia di non trovare piena applicazione”. Ciò a causa “della mancata istituzione della Banca dati nazionale e di Registri regionali, che rende ancora inattuata la diffusione delle DAT”.
A denunciarlo sono i Medici Anestesisti Rianimatori riuniti a Roma per SAQURE, il Meeting AAROI-EMAC. Nel corso dell’appuntamento Vittorio Fineschi, Professore Ordinario di Medicina Legale all’Università La Sapienza di Roma, ha tenuto una lettura magistrale dal titolo: “Disposizioni Anticipate di Trattamento: prove tecniche di civiltà”.
“Il confronto con gli Anestesisti Rianimatori – ha esordito Vittorio Fineschi – è necessario quando si parla della Legge 219/2017, un provvedimento che è il frutto di 16 Proposte di Legge con un iter durato 13 anni e che alla fine è la fotografia del comune sentire rielaborato in una norma basata sui principi legislativi nazionali e internazionali.
Il risultato è una Legge sull’autodeterminazione del paziente – e non sul fine vita come erroneamente viene talvolta definita – che, tra le altre cose, sancisce l’importanza del consenso informato e dell’alleanza terapeutica medico-paziente. Stabilisce, inoltre, il diritto della persona ad effettuare la propria scelta sul bene salute e il diritto del medico ad essere tutelato quando rispetta la decisione del paziente. Le Disposizioni Anticipate di Trattamento non rappresentano, infatti, nulla di impositivo ma garantiscono il rispetto per il paziente e per l’esercente le professioni sanitari. Di certo sono vincolanti seppur revocabili e non lasciano spazio ad ambiguità, sebbene sia ancora necessario creare il percorso metodologico e definire le indicazioni operative da inserire.
Il traguardo raggiunto – ha aggiunto Fineschi – è molto importante. Permangano tuttavia alcune criticità: manca una Banca dati nazionale delle DAT, ogni Regione avrà il compito di autonormarsi e le singole Aziende Sanitarie stanno mettendo a punto propri percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA)”.
Sulle attuali difficoltà collegate alla Legge è intervenuto anche Franco Marinangeli, Presidente del Meeting. “La prima vera Legge sul consenso al momento non ha l’efficacia che potrebbe avere, in particolare per la scarsa diffusione delle DAT. Manca un’informazione capillare e punti di riferimento certi. A questo si aggiunge, senza dubbio, il fatto che si tratta di un argomento particolarmente delicato e difficile da affrontare quando non si è in una situazione di criticità. Sarebbe, invece, molto importante – ha sottolineato –  sfruttare la possibilità di decidere per sé stessi anche con la possibilità di cambiare idea così come previsto dalla Legge.
Come Anestesisti Rianimatori siamo particolarmente sensibili al tema perché gli ambiti in cui lavoriamo rappresentano quelli dove il Biotestamento ha un valore fondamentale. Ad esempio, in particolare nelle Rianimazioni, ci troviamo costantemente a dover dibattere con i parenti dei pazienti sulla necessità o meno di proseguire le cure, anche di fronte ad ipotesi di ‘accanimento terapeutico’. Ebbene, in questi casi, la presenza della DAT consentirebbe ai Medici di rispettare le reali volontà del paziente ed eviterebbe qualsiasi rischio di intervento medico inappropriato finalizzato al proseguimento “forzato” della vita che – sia chiaro – non è mai un vantaggio per il paziente. L’assenza della Disposizione può concorrere in alcuni casi alla ulteriore diffusione della medicina difensiva, applicata da parte dei Medici per evitare il rischio di essere coinvolti in lunghi procedimenti giudiziari, il più delle volte assolutamente ingiusti”.
 
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Delusione da parte dei sindacati per il sostanziale nulla di fatto che ha caratterizzato l’incontro in ARAN che avrebbe dovuto riaprire la trattativa per il rinnovo del CCNL 2016-2018

Nessun esito dall’incontro in ARAN svoltosi ieri che avrebbe dovuto riaprire la trattativa per il rinnovo del CCNL 2016-2018. “Ancora nessuna risposta, nessuna rassicurazione, in compenso tanti punti interrogativi” si legge in una nota dell’AAROI EMAC. “La controparte, in sostanza – evidenzia l’associazione degli anestesisti rianimatori – si è presentata senza alcuna proposta rispetto alle ormai note richieste dei Sindacati della Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria. In particolare, nessuna certezza è stata data sull’entità dell’incremento salariale e sulla data di partenza dello stesso che per i Sindacati dovrebbe essere il primo gennaio 2018, né tanto meno si intravedono spiragli per la RIA.

“Le nostre perplessità della vigilia sono state purtroppo confermate – afferma il presidente Alessandro Vergallo –. Ci troviamo in una situazione di stallo non molto migliorata rispetto a quella dello scorso anno, con l’aggravante che – a dire della controparte – non sarebbe possibile un rinnovo contrattuale limitato principalmente alla parte economica, come auspicato dall’AAROI-EMAC. A questa punto la strada si presenta ancora più in salita, con il forte rischio di dover riprendere la protesta. Al momento è stato fissato, in attesa della convocazione ufficiale, un prossimo appuntamento per il 21 Marzo. Abbiamo chiesto che in quella occasione venga indicata l’entità precisa delle risorse economiche per il triennio, pregiudiziale per proseguire la discussione sulla parte normativa. L’ARAN si è impegnata in tal senso. Crediamo che, quindi, il prossimo giovedì sia una giornata cardine”.

Sconcerto e perplessità sono stati espressi anche dal Fassid.

“Ancora nessuna proposta – sottolinea il Coordinatore Corrado Bibbolino – solo una nuova convocazione per il 21 marzo.  Abbiamo chiesto come gli altri certezza sulla parte economica, trattativa serrata sulla normativa e soprattutto reale difesa del SSN. L’impressione è che ci sia chi a parole esalta il SSN e nei fatti lo smantella. Senza distinzioni politiche”.

Delusione anche da parte del Sindacato Medici Italiani. “Siamo rimasti di stucco” afferma il Vice Segretario Generale Fabiola Fini. “Basta con i rinvii. Vorremmo sapere con certezza quali siano le risorse che il Governo destina per dirigenti sanitari”.

“Ormai – prosegue la rappresentante dello SMI – permane da più di 9 anni il blocco dei contratti e non ha più senso parlare di norme contrattuali senza conoscere la reale entità delle risorse economiche disponibili che puntano ad una rivalutazione dell’indennità di esclusività di rapporto e inserimento della stessa tra le voci dello stipendio tabellare e alla restituzione della RIA (retribuzione individuale di anzianità) ai fondi contrattuali”.

 

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CCNL 2016-2018, ANESTESISTI: CI ASPETTIAMO UN SEGNALE CHIARO

ccnl 2016-2018

AAROI-EMAC disponibile a confronto per il rinnovo del Ccnl 2016-2018. Ma senza apertura sulle richieste “pronti a riprendere la protesta” 

Disponibili al confronto per il rinnovo del CCNL 2016-2018, a patto che dall’altra parte ci sia la stessa disponibilità a concluderlo dignitosamente per la parte economica e senza peggioramenti normativi. L’AAROI-EMAC, a due giorni dall’incontro previsto per mercoledì 13 Marzo tra Sindacati della Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria e ARAN, chiarisce così a chiare lettere la propria posizione ancor prima di prender parte al Tavolo.

“Dopo l’abbandono della trattativa politica avvenuto un anno fa, causato in primis da trappole normative varate dai precedenti Governi appositamente per svuotare i fondi contrattuali dei Medici Ospedalieri, che il nuovo Esecutivo non era stato in grado di disarmare, con le Regioni tutt’altro che collaboranti a tal fine, e al termine di un lungo confronto proseguito comunque con riunioni tecniche, l’ARAN dovrebbe ormai avere perfettamente chiari quali siano i punti fermi dei Sindacati della Dirigenza del Pubblico Impiego del SSN – afferma Alessandro Vergallo, Presidente del Sindacato degli Anestesisti Rianimatori e Medici dell’Emergenza –. L’AAROI-EMAC si aspetta, quindi, una riunione concreta, che apra le porte ad un rapido raggiungimento di un accordo sul rinnovo del CCNL 2016-2018, peraltro a triennio abbondantemente scaduto anche stavolta.

Un rinnovo che l’AAROI-EMAC ritiene necessario, obtorto collo, concludere, ma non al prezzo di clausole contrattuali capestro per i Medici che continuano a tenere in piedi gli Ospedali Italiani nonostante tagli di ogni genere e specie iniziati dai precedenti Governi, i quali avevano avviato una gogna popolare dissennata nei loro confronti, additandoli scriteriatamente come una categoria privilegiata. Ma è l’Esecutivo che oggi è al potere ad avere la responsabilità, e l’opportunità, se davvero ha a cuore il Sistema Sanitario Pubblico, di rimediare alle discriminazioni che essi continuano a subire”.

Qualche giorno fa – aggiunge Vergallo – il Capo Politico dei 5 stelle ha rilanciato un articolo del Blog delle Stelle sugli “elogi” (come definiti nel Blog) che i “sindacati europei” (come definiti nel Blog) avrebbero fatto, a quanto parrebbe, alla sua politica “di cittadinanza”, in riferimento all’omonimo reddito, e ha, inoltre, lanciato il “salario minimo” per i lavoratori in Italia.

Orbene, di fronte a tali proclami, – conclude il Presidente AAROI-EMAC – proprio il rinnovo del CCNL dei Medici Ospedalieri (i quali, in particolare quelli rappresentati dall’AAROI-EMAC, hanno il loro salario ridotto ai minimi termini rispetto alle loro delicatissime competenze e responsabilità professionali da oltre 10 anni), ci sembra l’occasione, già dalla prossima riunione in ARAN, per verificare quale sia la considerazione che questo Governo ha del valore del lavoro dei Medici Ospedalieri Italiani e dei Sindacati che li rappresentano. Da tale verifica trarremo le conclusioni per lasciare ancora sospese le nostre proteste, o viceversa per riprenderle”.

 

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MEDICI A COTTIMO, AAROI EMAC: PRASSI VERGOGNOSAMENTE IN AUMENTO

medici a cottimo

L’Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri scrive al Ministro della Salute, Giulia Grillo, sul ricorso ai medici a cottimo da parte di Asl e Cooperative: “illegalità che va fermata”

“Il ricorso da parte delle Aziende Sanitarie alle Cooperative e ai Medici a cottimo (inclusi quelli inquadrati come ‘Specialisti Ambulatoriali’ che ricoprono posti riservati per legge a Medici con regolare CCNL della Dirigenza Medica Ospedaliera) è diventata una prassi quotidiana, al punto da non scandalizzare più, in nome di un’emergenza alla quale non si riesce a far fronte, seppure da tempo annunciata”. Così in una nota l’AAROI-EMAC torna a denunciare quella che definisce una “pratica contraria alle norme sul Pubblico Impiego diventata ormai dilagante, ma che rimane inaccettabile”.

L’Associazione – come già fatto con il precedente titolare del Dicastero della Salute – ha, pertanto, scritto al Ministro della Salute, Giulia Grillo, per chiedere un intervento immediato che ponga fine al reclutamento da parte degli Enti del SSN di Medici specialisti attraverso Cooperative e Società di Servizi.

“La drammatica carenza di Medici, in particolare di Anestesisti Rianimatori e di Pronto Soccorso, non può in alcun modo avallare soluzioni illecite e rischiose per gli operatori sanitari e per i pazienti” – afferma Alessandro Vergallo, Presidente AAROI-EMAC.

È questa l’ennesima dimostrazione dei disastri causati da anni di politiche che, puntando falsamente a supposti risparmi derivanti dal blocco del turn over, hanno aggiunto alla precarietà nuove forme di precarietà mascherate. Si tratta di un fenomeno che chiediamo al Ministro della Salute di fermare. Investire realmente nel presente e nel futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale significa salvaguardare la valorizzazione del patrimonio di Scuola e Conoscenza, garantito solo ed esclusivamente da Rapporti di Dipendenza e Tempi Indeterminati”.

“La strada principale da seguire per un investimento di questo tipo – aggiunge – è sicuramente, come detto e ripetuto, una pianificazione reale dei fabbisogni di Medici ospedalieri sulla cui base individuare il numero congruo di Borse di studio per Medici in Formazione”.

“Per quanto riguarda la disciplina di Anestesia e Rianimazione – conclude Vergallo –, che oggi è tra quelle in maggiore sofferenza, esiste una carenza stimata di circa 4000 Medici Specialisti necessari a completare gli organici in funzione dei servizi richiesti dalle Regioni e previsti nei Nuovi LEA. Situazione analoga, se non più grave, per i Medici di Pronto Soccorso, anche a causa delle fagocitosi, sia di Specialisti sia di Specializzandi in Medicina d’Urgenza, da parte di Unità Operative che con l’Emergenza-Urgenza nulla hanno a che fare, come le Medicine o le Geriatrie, laddove invece la formazione specialistica di questi Colleghi dovrebbe avvenire in primis proprio nella loro successiva destinazione lavorativa naturale ed indispensabile, cioè nei Pronto Soccorso. Occorre, quindi, un cambiamento strutturale che ponga fine alla eternità di soluzioni temporanee, fantasiose e pericolose che si trascinano da decenni”.

 

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ANESTESISTI RIANIMATORI, AAROI-EMAC: MANCANO 4MILA SPECIALISTI

medici in formazione

L’AAROI-EMAC ha inserito nella proclamazione della protesta anche i medici in formazione costretti, talvolta, a subire situazioni che, in alcuni casi, sfociano in uno sfruttamento selvaggio

Lo sciopero del 23 Novembre coinvolge anche tutti i Medici in Formazione, “con particolare ma non esclusivo riguardo a quelli in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore e in Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza”. Lo sottolinea in una nota l’AAROI-EMAC che nella proclamazione della protesta ha inserito anche gli Specializzandi.

“Siamo convinti che le motivazioni alla base della protesta riguardino molto da vicino i Medici in Formazione – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC -. Sia come futuri Specialisti, sia come attuali Specializzandi costretti, talvolta, a subire situazioni più volte denunciate dall’Associazione e che, in alcuni casi, sfociano in uno sfruttamento selvaggio al quale bisogna opporsi, pur restando disponibili a rivedere in modo razionale e rigorosamente normato a livello nazionale una riforma del loro ruolo nel SSN. Per questo motivo contiamo su un’ampia adesione allo sciopero da parte dei nostri Colleghi in Formazione, appellandoci anche a FederSpecializzandi affinché sia con noi nella mobilitazione, per la tutela dei lavoratori del SSN e dei cittadini”.

L’AAROI-EMAC invita, inoltre, i Colleghi Specializzandi a rifiutarsi di sostituire gli Specialisti aderenti alla protesta.

A tal fine, in occasione dell’ultimo sciopero, fu inviata apposita segnalazione al Ministro della Salute e al Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute.

“La nostra segnalazione, soprattutto in certi Ospedali, in quell’occasione e anche nel prosieguo, funse da deterrente verso le illecite sostituzioni di Specialisti con Specializzandi – afferma Vergallo – ed è valida a tutt’oggi affinché ogni attività dei Medici in Formazione Specialistica non conforme alla normativa vigente possa essere perseguita ai sensi di legge”.

La protesta, quindi, entra nel vivo e culminerà nello sciopero di venerdì. Non è stato, infatti, considerato sufficiente l’incontro che si è svolto mercoledì 14 Novembre con l’Onorevole Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali.

“Sebbene ci sia stata manifestata un’apertura per quanto riguarda l’eventuale sblocco del tetto salariale, attraverso una deroga alla Legge Madia del 2016 che verrebbe inserita nel DDL Concretezza – conclude il Presidente AAROI-EMAC –, non abbiamo colto la stessa disponibilità per quanto riguarda la salvaguardia della RIA, voce salariale altrettanto importante, i cui fondi contrattuali di riferimento, tra l’altro, restano oggi a rischio del più totale e sempre più incontrollato abuso da parte di Aziende e Regioni. Ecco perché, dopo 10 anni dall’ultimo rinnovo contrattuale, non possiamo accontentarci di promesse che ad oggi, anche se fossero mantenute, resterebbero comunque insufficienti rispetto alle nostre richieste”.

 

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partoanalgesia

Il sindacato Aaroi-Emac diffonde una nota lamentando come la partoanalgesia non sia un servizio garantito in tutti i punti nascita poiché mancano gli anestesisti

In occasione del prossimo sciopero del 23 novembre il sindacato Aaroi-Emac diffonde una nota per richiamare l’attenzione sul tema della partoanalgesia, diritto che – a causa della mancanza di anesisti nei punti nascita – non è sempre garantito.

Dopo aver scritto all’ex ministro Beatrice Lorenzin e aver lanciato anche una petizione su change.org, gli anstesisti tornano a protestare per la partoanalgesia.

“Avevamo cercato in tutti modi di sensibilizzare sul fatto che inserire la partoanalgesia nei Nuovi Lea non equivaleva a dire che il parto senza dolore sarebbe diventato un diritto per tutte le mamme che ne avessero fatto richiesta”, scrivono.

“L’ennesima testimonianza è arrivata in questi giorni dalla lettera di una futura mamma ripresa dalla Gazzetta del Mezzogiorno e da Il Giornale in cui si denuncia – appunto – l’impossibilità di scegliere se ricorrere all’analgesia o meno e si parla di un diritto negato”.

È quanto scrive in una nota l’Aaroi-Emac motivando così ulteriormente il proprio sciopero del 23 novembre.

“Chi più di noi – care future mamme – può comprendere il vostro stato d’animo? – scrive il sindacato degli anestesisti – Fin da subito lo abbiamo definito un diritto di carta, ben consapevoli che isorisorse e senza un piano per colmare la carenza di Anestesisti Rianimatori in Italia sarebbe stato aleatorio, o – per dirla meglio – impossibile istituire servizi di partoanalgesia là dove non ci sono risorse umane sufficienti”.

Una situazione grave, quella denunciata da Aaroi – Emac, che a più riprese ha cercato di attirare l’attenzione sul problema.

“È per questo, care future mamme, che oggi come allora riteniamo giusto scrivervi affinché non pensiate mai che l’impossibilità di garantire un vostro diritto possa solo lontanamente dipendere dalla volontà degli Anestesisti Rianimatori Italiani. È esattamente il contrario”, affermano.

Il sindacato precisa come non sempre è possibile garantire questo vitale servizio alle madri che ne fanno richiesta proprio perché “in alcune realtà non siamo messi in condizioni di svolgere il nostro lavoro. D’altra parte è per noi improponibile – anche se purtroppo talvolta accade per imposizione di Aziende che vogliono apparire zelanti – offrire il Servizio di partoanalgesia in Punti Nascita che non rispondano ai criteri di sicurezza previsti dalle normative”.

“Anche per questo – conclude la nota – affinché la carenza di Anestesisti Rianimatori venga colmata in modo da poter garantire i LEA, il 23 Novembre Noi scioperiamo. Anche per Voi”.

 

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PROCLAMATO PROSSIMO SCIOPERO DEI MEDICI: LA DATA È IL 9 NOVEMBRE

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9 novembre

Per il 9 novembre è stato proclamato il prossimo sciopero dei medici. Il 23 novembre toccherà invece agli anestesisti incrociare le braccia.

Doppia protesta per i camici bianchi: il 9 novembre è stato indetto lo sciopero dei medici e dirigenti sanitari, mentre il 23 sciopereranno gli anestesisti.

Tornano dunque in piazza le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria che proclamano due giornate di agitazione.

Come si legge in una nota dell’Intersindacale medica, lo sciopero del 9 novembre sarà a sostegno della vertenza aperta con Regioni e Governo. Il tutto nasce proprio a causa dell’interruzione del confronto tecnico al tavolo contrattuale.

La seconda giornata di sciopero di 24 ore,  è stata proclamata dall’Aaroi-Emac.

Quest’ultima, si legge nella nota, “in accordo con le altre sigle sindacali ed in linea con una mobilitazione articolata su più giornate di sciopero, mira a concentrare particolarmente in questa data la protesta dei medici che elettivamente rappresenta”.

Cosa chiedono i sindacati dei medici con lo sciopero del 9 novembre

Tra le richieste dei camici bianchi c’è in primis un finanziamento del Fondo sanitario nazionale 2019 “che preveda le risorse indispensabili per garantire i nuovi Lea ai cittadini e per onorare i contratti di lavoro scaduti da 10 anni”.

“È spregevole – scrivono i sindacati – mettere in competizione, su risorse insufficienti, il diritto alla cura dei cittadini e quello ad un dignitoso contratto di lavoro per i professionisti che quelle cure devono erogare”.

Altra importante richiesta è quella che concerne l’erogazione alla Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria degli stessi aumenti contrattuali previsti per il restante pubblico impiego. Se fatto, questo risolverebbe la questione del riconoscimento dell’indennità di esclusività di rapporto nella loro massa salariale.

Ancora, i medici chiedono il superamento, alla firma del Ccnl, del congelamento al 2016 del trattamento accessorio posto dalla legge Madia.

Altra richiesta è quella che riguarda l’eliminazione del blocco della spesa per il personale della sanità.

Questo era stato “fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%, per facilitare il turnover del personale”.

Se tale cancellazione avvenisse, si aprirebbe la possibilità di nuove assunzioni nel Ssn, che potrebbe aiutare a far fronte “nei prossimi 5 anni al pensionamento del 40% dei medici, veterinari e dirigenti sanitari attualmente operanti come dipendenti nel Ssn”.

Inoltre, si legge nella nota, si chiede “la previsione nella legge di bilancio per il 2019 del finanziamento di quota parte del contratto 2019-2021”. O, perlomeno, “dell’indennità di vacanza contrattuale, anche per sfuggire al sospetto di un nuovo blocco contrattuale”.

La prima giornata di sciopero di 24 ore, il 9 novembre, è stata proclamata da Anaao Assomed – Cimo – Fp Cgil medici e dirigenti Ssn – Fvm Federazione veterinari e medici – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria.

Quanto allo sciopero del 23 novembre, questo è promosso dall’Aaroi-Emac, che punta a concentrare in questa data la protesta di anestesisti e rianimatori.

 

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contratti di specializzazione

Aaroi-Emac: Basta alibi, occorre finanziare tutti i contratti di specializzazione necessari

La capacità formativa delle Scuole di Specializzazione di Anestesia e Rianimazione delle Università italiane per il nuovo anno accademico è di 1.165 nuovi Specializzandi. E’ quanto emerge da un documento dell’Osservatorio Nazionale per la formazione medico-specialistica dello scorso 18 giugno.

Secondo le Regioni, i fabbisogni complessivi italiani per l’anno in cui questi nuovi specializzandi diverranno specialisti, ovvero tra 5 anni, è pari a 866. Nel mentre, per quest’anno e per i prossimi 4, gli Atenei continueranno a formare soltanto circa 650 Anestesisti Rianimatori all’anno, comprese le borse di studio a carico delle Regioni.

Quindi, i fabbisogni di Anestesisti Rianimatori, stimati dalle stesse Istituzioni di governo del SSN fino all’anno scorso mediamente in oltre 700, sarebbero stati finora scriteriatamente ignorati.

Lo sostiene l’Aaroi-Emac sottolineando peraltro che “i fabbisogni stimati dalle Regioni non tengono conto di numerosi fattori critici (per non dire illiceità)”. Tra questi, “l’illecita sostituzione delle guardie con le ‘pronte disponibilità’”. Ma anche la “mancanza di guardie dedicate alle Sale Parto negli Ospedali con Punti Nascita dove i parti totali assommano ad oltre 2.000 all’anno”.

L’Associazione fa poi riferimento alle “montagne di ore straordinarie, o comunque lavorate in eccesso all’orario di lavoro contrattualmente dovuto”, nonché al “continuo accumulo di ferie arretrate”. E ancora la “cronica negazione di ogni diritto alle ore per l’aggiornamento professionale” e “l’illecita sostituzione di Specialisti con i Medici in formazione”.

Inoltre, i fabbisogni in questione non terrebbero conto del fatto che una parte sempre meno trascurabile di Anestesisti Rianimatori, una volta specialisti, migrano all’estero.

Sono infatti attratti da condizioni di lavoro non gravate da rischi giudiziari e da remunerazioni maggiori. La conseguenza è un ricambio generazionale ancor più ridotto, oltre alla perdita di borse di studio ogni anno per abbandono della scuola di specializzazione.

Da non trascurare poi il fatto che l’inappropriata destinazione lavorativa degli Specialisti di certe branche crea ulteriori sprechi. Non pochi Specialisti in Medicina d’urgenza, per esempio, finiscono per rimpinguare gli organici delle Medicine invece che i Pronto Soccorso, la loro naturale destinazione.  E’ l’effetto di “equipollenze trans-specialistiche assurde che qualcuno riesce a far inspiegabilmente mantenere dai decisori delle sorti del SSN Ospedaliero”.

 In considerazione dell’attuale carenza di Anestesisti Rianimatori, quindi, l’AAROI-EMAC chiede che il numero di contratti di formazione venga finanziato in toto a partire da subito. “Questo non basterà per far fronte nell’immediato ad una situazione estremamente critica che sta mettendo a rischio la salute dei pazienti, ma almeno potrà dimostrare la volontà politica dell’attuale Governo di rimediare, almeno in una prospettiva di medio-lungo periodo di 5 anni, ai danni di una programmazione ridicola perpetratasi finora”.

 

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carenza di anestesisti rianimatori

Per l’Associazione, senza misure correttive la carenza di anestesisti rianimatori rischia di esplodere in tutti gli Ospedali italiani

Gli Anestesisti Rianimatori italiani sono in numero sempre più insufficiente a far fronte alle esigenze del SSN. Per Alessandro Vergallo, presidente nazionale di Aaroi-Emac, è questo il motivo dell’allungamento delle liste d’attesa chirurgiche nel nostro Paese.

Una carenza che non si riesce ad arginare, spiega Vergallo “nemmeno con montagne di ore di lavoro straordinario spesso regalate, ferie e riposi rinviati all’infinito, turni di servizio massacranti”.

Il presidente sottolinea come da ogni singolo Anestesista Rianimatore in servizio dipenda l’efficienza delle attività lavorative di intere équipe, e di interi percorsi sanitari complessi.

“In certi Ospedali – continua – per supplire alle carenze di Anestesisti Rianimatori, le Amministrazioni continuano illecitamente e pericolosamente a sostituirli con giovani medici in formazione specialistica”. Il tutto “in modo più o meno arrogante e con la complicità di certe Università”. Tuttavia, neppure queste “scriteriate furberie”, bastano più a nascondere “uno stato dei fatti sempre più drammatico ogni giorno”.

La responsabilità, per l’Aaroi-Emac starebbe in anni di blocco del turn over.

Pesa inoltre l’assenza totale di programmazione dei fabbisogni reali di Specialisti – e quindi di Specializzandi – in Anestesia e Rianimazione. Una situazione che oggi renderebbe difficile se non impossibile colmarne la carenza in tempi brevi, anche a fronte di concorsi che in alcuni casi vanno deserti..

Secondo le stime dell’Associazione sarebbero circa 4000 gli Anestesisti Rianimatori che mancano all’appello sul tutto il territorio nazionale. Senza correttivi – mette in guardia Vergallo – la carenza “esploderà in tutti gli Ospedali italiani”.

Di qui l’auspicio che il nuovo Governo possa affrontare la situazione. In tal senso il Sindacato auspica un incontro con il Ministro  della Salute per presentare le proprie proposte. Si tratta, conclude il presidente di Aaroi-Emac di possibili soluzioni “da adottare con urgenza per rimediare ai danni di una mala programmazione dei fabbisogni di medici che dura da troppi anni”.

 

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autonomie regionali

Per il sindacato degli anestesisti rianimatori è sempre più necessaria una Riforma del Titolo V della Costituzione che riduca al minimo le autonomie regionali in ambito sanitario

“Il SSN deve cessare di essere una strada frazionata in ventuno corsie diverse tra loro; quelle di altrettanti Sistemi Sanitari Regionali con servizi erogati ai Cittadini in modo ingiustamente disomogeneo”. Lo afferma in una nota l’Aaroi-Emac, commentando la firma dei pre accordi per le autonomie regionali da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Una situazione che, per il sindacato degli anestesisti rianimatori, rischia di avere ripercussioni gravissime sul SSN. Il pericolo è rappresentato dall’accentuazione dell’anomalia “di un Paese in cui, allo stato attuale, ci sono di fatto 21 Servizi Sanitari Regionali”; tutti differenti dal punto di vista della normativa, delle risorse, delle condizioni di lavoro e della tutela della salute dei cittadini.

L’Aaroi-Emac esprime invece la necessità di una riforma del Titolo V della Costituzione che vada esattamente nel verso contrario; un percorso che riduca al minimo indispensabile le autonomie regionali in ambito sanitario.

E’ un tema di fondamentale importanza per l’Associazione, che deve essere affrontato attraverso una riforma mirata.

“Quanto si legge relativamente alla sanità nei pre accordi per l’autonomia – sottolinea la sigla sindacale – lascia fortemente perplessi”. Infatti andrebbe a sancire una discrezionalità regionale su temi già regolamentati a livello nazionale che riguardano, ad esempio, il personale e i medici in formazione.

L’Aaroi-Emac ribadisce con convinzione di essere a favore di un SSN universale e uniforme affinché il diritto alla salute sia garantito in tutte le Regioni. “Un traguardo che è possibile raggiungere – conclude la nota – attraverso la riforma e prevedendo, tra l’altro, che alle Istituzioni di governo centrale del SSN sia imposto e concesso di dover e di poter intervenire sulle plurisperimentate condotte illecite regionali e aziendali in tema di organizzazione del lavoro e di garanzia non solo dei LEA, ma anche, ed in via preliminare e strutturale, di adeguate dotazioni di personale e, più in generale, di condizioni di lavoro idonee ad assicurare a cittadini ed operatori qualità e sicurezza”.

 

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