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Il sindacato degli Anestesisti Rianimatori chiede chiarezza sulle questioni economiche e normative relative al rinnovo contrattuale 2016-2018

Continua lo stato di agitazione dei sindacati di area medica, che dopo lo sciopero dello scorso dicembre, minacciano di incrociare nuovamente le braccia a febbraio. Il perno della protesta è rappresentato dalle risorse economiche previste per il rinnovo contrattuale del triennio 2016-2018. Per certificare la reale entità di tali risorse, l’AAROI-EMAC, in linea con le altre OO.SS. ha chiesto un primo incontro alla parte datoriale, ovvero ARAN e Regioni.

L’Associazione degli Anestesisti Rianimatori chiede chiarezza, nello specifico, su due grandi questioni: quella economica, che deve certamente essere decorosa, e quella normativa. Questo secondo aspetto, sottolinea il sindacato, è altrettanto importante. Sono da risolvere, infatti, “gli innumerevoli problemi che la demolizione sistematica di interi capitoli del contratto vigente ha creato nelle trattative periferiche, regionali e aziendali”.

L’AAROI-EMAC invita pertanto il Governo uscente “a far rendere noti al più presto i dettami di un atto di indirizzo che rischia di essere inaccettabile”.

La sigla sindacale chiede inoltre con forza la convocazione in ARAN non appena l’Agenzia sarà nella possibilità di intraprendere questo difficile percorso.

La mobilitazione, dunque, non si ferma. Non si esclude neppure la messa in mora di Stato e Regioni. A questi viene imputato di non aver rispettato la Sentenza della Corte Costituzionale che nel 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale. In  tutti gli Ospedali, l’Associazione proclama che continuerà a mettere in atto le più capillari azioni di contrasto agli orari di lavoro che i medici subiscono dalle Amministrazioni.

“Inizia una stagione difficile – si legge in una nota – al sostegno della quale saranno al momento opportuno chiamati tutti i nostri Colleghi”. Il rinnovo contrattuale rappresenta per l’AAROI-EMAC il principale obiettivo del 2018. “E’ bene che i nostri interlocutori politici se lo ricordino – sottolinea il sindacato -. Il prossimo 4 marzo saranno anch’essi, come cittadini, chiamati a scegliere con il loro voto il prossimo Governo”.

 

 

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Presentati i dati 2014 – 2016 dell’Osservatorio nazionale permanente AAROI-EMAC

Il trend delle denunce nei confronti degli Anestesisti Rianimatori è in calo. Lo dimostra la seconda edizione dello Studio AAROI-EMAC realizzato dall’Osservatorio nazionale permanente sul contenzioso medico-legale istituito dall’Associazione nel 2016, presentata al 13° Congresso SIARED in corso a Roma. Dopo i dati preliminari del 2014 diffusi lo scorso anno, l’Osservatorio ha monitorato l’andamento della situazione prendendo in esame il triennio 2014 – 2016.

Le denunce analizzate sono state complessivamente 1.382 per un totale di 873 sinistri su oltre 10mila Iscritti all’Associazione. In particolare nel 2014 sono state rilevate 540 denunce e 333 sinistri, 458 denunce e 263 sinistri nel 2015 e 384 denunce e 277 sinistri nel 2016 che equivale ad un -20% nel triennio. I dati mostrano una riduzione in particolare delle denunce che acquista anche un maggiore significato se si considera che nel triennio analizzato si è verificato un aumento d’Iscritti all’AAROI-EMAC.

Rispetto alla distribuzione territoriale il numero di sinistri al Sud è stato di 412, a seguire il Nord con 303 sinistri, decisamente più basso il numero di sinistri rilevati al Centro (152). Un dato che tuttavia va letto insieme alla distribuzione territoriale degli eventi per posto letto. In questo caso “la classifica”, infatti, cambia. Il sud rimane comunque il territorio con una maggiore incidenza di sinistri con 2,27 eventi per 1.000 posti letto all’anno, subito dopo il Centro con 1,30 eventi per 1.000 posti letto all’anno ed infine il Nord con 1,09 eventi. Ulteriore conferma del trend arriva dal numero di eventi per milioni di abitanti all’anno, pari a 6,58 al Sud, 4,28 al Centro e 3,64 al Nord.

L’indagine ha elaborato i dati anche rispetto alla dimensione della struttura mostrando come il numero di sinistri per 1.000 posti letto all’anno è maggiore nelle strutture più piccole (2,08), ossia con meno di 120 posti letto, mentre è decisamente minore nelle strutture con più di 500 posti letto (1,18). Intermedio il valore per quel che riguarda le strutture tra i 120 e 500 posti letto (1,56).
Altro dato significativo riguarda la tipologia della struttura. In riferimento al numero di posti letto, la diffusione degli eventi rilevati è di gran lunga superiore nel privato con 7,64 eventi per 1.000 posti letto rispetto a 2,01 eventi del pubblico.

Lo studio AAROI-EMAC ha inoltre valutato le caratteristiche dei Medici denunciati che nel 70% dei casi sono professionisti del SSN, nel 12% Liberi Professionisti, nel 16% Dipendenti di struttura privata, nell’1% si è trattato di eventi in intramoenia. Nel 60% le denunce hanno riguardato maschi, nel 38% femmine, mentre nel 2% non è stato specificato. Rispetto all’esperienza lavorativa nel 24% dei casi si è trattato di Medici giovani con meno di 5 anni di esperienza, nel 40% di Medici Maturi ossia tra 5 e 20 anni di esperienza e nel 36% dei casi di Medici Esperti con oltre 20 anni di esperienza.

Altro dato riguarda la tipologia di denunce che nel 72% dei casi sono riferibili a decessi e nel 25% a lesioni permanenti. In piccola percentuale vengono indicati danni morali o patrimoniali. Gli eventi denunciati si sono verificati nel 39% dei casi in sala operatoria, nel 30% in terapia intensiva, nel 24% in altri reparti, in percentuali minori sul territorio o durante trasporti.
Sul totale degli eventi segnalati, nel 60% dei casi si tratta di sinistri con un legame diretto o indiretto con l’area dell’Anestesia.

“Lo studio dell’andamento delle denunce e dei sinistri è uno strumento indispensabile per valutare le azioni messe a punto e quelle da programmare – spiega Franco Marinangeli, Consigliere SIARED e Direttore Scientifico del Centro AAROI-EMAC “SimuLearn®” –. Il dato che emerge dall’indagine triennale dimostra che il sistema AAROI-EMAC è decisamente efficace. Si tratta di un progetto integrato in cui l’Associazione – attraverso Intesa Provider, il Centro AAROI-EMAC SimuLearn e la SIARED – offre ai propri iscritti la garanzia di una formazione continua e all’avanguardia, un monitoraggio costante dei dati di malpractice a livello nazionale, la valutazione delle possibili aree di miglioramento e la definizione di strumenti adeguati per accrescere le competenze ed allo stesso tempo aumentare la consapevolezza dell’importanza di lavorare in luoghi sicuri e di seguire gli standard anche alla luce della recente riforma Gelli-Bianco sulla Responsabilità Professionale”.

“L’Osservatorio permanente realizzato dall’AAROI-EMAC nel 2016 in collaborazione con il broker AON, unico nel mondo delle associazioni professionali per completezza di dati e per gli algoritmi di elaborazione degli stessi, oltre che per una casistica ampia ma al tempo stesso omogenea, è uno strumento fondamentale per l’Associazione, che consente di avere il polso della situazione su un fenomeno, quello del contenzioso medico legale, di grande importanza per i Medici – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC –. Lo studio dell’andamento delle denunce e l’analisi dei sinistri, reso possibile grazie al database in costante implementazione, ha lo scopo di individuare in maniera tempestiva le azioni da portare avanti su più livelli, da quello prettamente formativo con la definizione di corsi ad hoc per aumentare le competenze negli ambiti di maggior rischio a quello di tutela dei Professionisti là dove vengono registrate criticità di tipo organizzativo. Il risultato dello Studio conferma che la strada intrapresa è quella giusta, non solo nei confronti degli Iscritti, ma anche e soprattutto rispetto ai pazienti a cui va garantita – nonostante le difficoltà in cui versa la sanità italiana – la massima garanzia di sicurezza e competenza”.

L’AAROI-EMAC si dichiara non soddisfatta del testo approvato venerdì in Consiglio dei Ministri e si dichiara pronta alla mobilitazione

“Se obbligarci a giocare con un mazzo truccato è la massima apertura che il Governo è in grado di offrire alle legittime richieste dell’Intersindacale dei Medici, dei Veterinari e dei Dirigenti Sanitari, tra cui quella inerente la salvaguardia del salario accessorio, per noi non ci sono affatto le premesse per il nuovo contratto, date anche le condizioni – spesso disastrose – di lavoro dei medici ospedalieri, soprattutto di quelli che lavorano in Unità Operative ‘di frontiera’ come le sale operatorie, le rianimazioni, i pronto soccorso, che l’ AAROI-EMAC rappresenta”. Così il Presidente Nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo, commenta le parole del Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, la quale, nel presentare venerdì scorso la riforma sul Pubblico impiego varata dal Consiglio dei Ministri ha affermato che ora “abbiamo le carte in regola per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego”.

Gli Anestesisti Rianimatori, tuttavia, non si ritengono soddisfatti dalla modifica dell’ultim’ora apportata al testo della Riforma, considerandola “un’apertura di facciata”, volta solamente a fermare la protesta, senza che ci sia stata una reale volontà di ascoltare le proprie ragioni. “L’unica cosa certa – afferma Vergallo – è che il provvedimento approvato azzererà (o quantomeno ridurrà al lumicino) i fondi per posizioni e risultato, oltretutto disperdendoli nei mille rivoli delle contrattazioni decentrate aziendali, le quali storicamente non hanno mai consentito di aver precisa contezza della reale destinazione finale delle risorse economiche contrattuali destinate ai medici, mentre la salvaguardia della retribuzione individuale di anzianità rinviata all’atto di indirizzo e alla successiva contrattazione – magari anch’essa aziendale – minaccia di essere un massacro annunciato”.

Per i medici precari, secondo il Presidente dell’Associazione, il decreto rappresenterebbe una vera e propria beffa. La stabilizzazione operata dalla Riforma, infatti, sembrerebbe non riguardare i dirigenti medici, rinviandoli all’applicazione “prorogata” della legge 28 dicembre 2015, n. 208. “Non è così che dovrebbe funzionare un Paese civile – continua Vergallo -. Dopo anni di blocco dei contratti è necessario trovare risorse adeguate per tutte le categorie, non toglierle ad alcune per darle ad altre, per giunta con talune semisommerse benedizioni anche sindacali che gli “addetti ai lavori” conoscono benissimo”.

“Nella campagna mediatica governativa – sottolinea il Presidente AAROI-EMAC -, lo slogan inneggiante ad una strategia politica “alla Robin Hood” è stato sostituito da quello della “piramide capovolta”, che manifesta meno esplicitamente, ma altrettanto infelicemente, la legittimazione del furto stipendiale a danno dei “ricchi” medici. Ma l’Aran non ci risulta essere un Ente di ammortizzazione socio-economica, e – soprattutto – i medici ospedalieri italiani, in stragrande maggioranza, sono tutt’altro che ricchi: di certo non si arricchiscono con lo stipendio ospedaliero né i giovani medici, sempre più precari e sempre più costretti ad emigrare sia entro che fuori dai confini nazionali, né i meno giovani, che comunque, qualora pur abbiano avuto la ventura di un posto di lavoro stabile, subiscono oltre 8 anni di blocco economico”.

“Né le mai sopite polemiche sui proventi della libera professione dei dirigenti medici del SSN, grazie alla quale – dati alla mano – solo un’esigua minoranza incrementa sensibilmente i propri introiti, e una minoranza appena più consistente riesce in qualche modo a sopperire ai tagli subiti negli anni, possono, come implicitamente avviene, far da catalizzatore per penalizzare un’intera categoria: la libera professione è in realtà un sistema composito, in cui certamente vi sono da sempre correttivi da apportare, che evidentemente non sono stati posti in opera proprio per poterne strumentalizzare ad arte le rare storture che a scadenza più o meno regolare emergono sui media. La nostra protesta – conclude Vergallo –, perciò, va avanti, fino a rischiare di arrivare, se costretti, ad un nuovo sciopero nazionale. Stavolta contro l’avvio della trattativa contrattuale: se dobbiamo rischiare di avere un contratto peggiore, tanto vale tenerci quello vecchio”.

L’Associazione lamenta l’insufficienza delle dotazioni organiche necessarie per garantire percorsi nascita sicuri e di qualità

“Le dotazioni organiche di Anestesisti Rianimatori negli Ospedali italiani non sono sufficienti per garantire la partoanalgesia in qualità e sicurezza secondo quanto previsto dal DPCM sui Nuovi LEA pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 Marzo”. Così il Presidente nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo, all’indomani dell’entrata in vigore dei nuovi Livelli essenziali di assistenza. “Giornata storica si è detto – rimarca Vergallo alludendo alle parole del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – talmente storica che la partoanalgesia resterà un diritto fantasma in molti Ospedali. Come nella miglior tradizione della legiferazione italiana, i “diritti di carta” sono più importanti di quelli reali”.

L’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica sottolinea senza mezzi termini quanto già manifestato più volte nel corso dell’iter legislativo compiuto dal DPCM, facendo presente che non è mai stato applicato quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni 2010, in base al quale, come ricordato dal DPCM, le Regioni, di concerto con il Ministero della Salute, avrebbero dovuto obbligatoriamente individuare i Punti Nascita ove garantire la Partoanalgesia, oltre che organizzare la razionalizzazione di quelli al di sotto di 500 parti/anno, e rimarcando che in assenza di tale individuazione, e soprattutto in carenza di Medici Anestesisti Rianimatori, laddove non vi sono le risorse necessarie per garantire la Partoanalgesia in sicurezza, il servizio non potrà essere erogato.

“Senza l’adeguamento degli organici delle Unità Operative di Anestesia e Rianimazione – precisa l’Associazione –, è impossibile garantire l’epidurale H24 a tutte le future mamme che vorrebbero partorire senza dolore. Dubbi sulla sostenibilità erano emersi anche nella Nota di Lettura del Servizio Bilancio del Senato attraverso la richiesta di specificare il motivo per il quale le prestazioni per l’analgesia epidurale non comporterebbero incrementi di oneri. Domanda più volte posta dall’AAROI-EMAC al Ministro della Salute e sempre rimasta senza risposta”.

L’AAROI-EMAC, infatti, dopo aver inviato più lettere al Ministro Lorenzin, lanciato una petizione online – www.change.org/p/presidente-consiglio-ministri-per-l-analgesia-del-parto-%C3%A8-urgente-assumere-i-medici-anestesisti-rianimatori -e dopo aver preso atto che le Commissioni parlamentari in corso di Audizione hanno ritenuto di poter far a meno di convocarla, ha predisposto ed inviato nel mese di Novembre alla Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del SSN un documento nel quale si chiarisce ancora una volta quali debbano essere i requisiti minimi affinché un Punto Nascita possa garantire la Partoanalgesia.

“In estrema sintesi, – sottolinea Vergallo – per Punti Nascita realmente sicuri (a maggior ragione se vi si prevede l’analgesia del parto) occorre una guardia anestesiologica h24 distinta da quella rianimatoria, che laddove il numero di parti annui è considerevole deve essere “dedicata”, cioè comunque aggiuntiva a quella destinata a coprire le urgenze legate alle sale operatorie e ai Pronto Soccorso”.

“Le Sale Parto – continua il vertice AAROI-EMAC – devono, inoltre, essere adiacenti alle Sale Operatorie destinate ai Parti Cesarei da eseguirsi in Urgenza/Emergenza. È da terzo mondo pretendere che ancora oggi le urgenze e le emergenze in capo agli Anestesisti Rianimatori, nei Punti Nascita e non solo, siano coperte da personale medico in “pronta disponibilità”, obbligato ad accorrere dalla propria casa in ospedale, ad ogni ora della notte, e spesso con condizioni metereologiche e logistiche rischiose per l’incolumità propria ed altrui, in soccorso di un sistema ospedaliero ridotto ad un colabrodo da amministrazioni che risparmiano sulle risorse umane per aver maggior libertà di spreco su altri fronti di spesa. Prima si adeguino le dotazioni organiche, l’organizzazione del lavoro nelle Sale Parto (oltre che in generale negli Ospedali), nonché le stesse strutture presso le quali sono operanti i Punti Nascita (è impensabile che possano continuare ad esistere Sale Operatorie distanti diversi piani, e/o diversi corridoi, o addirittura poste in padiglioni diversi, rispetto alle Sale Parto), poi si individuino gli Ospedali dove poter istituire il servizio di Partoanalgesia, ed infine, solo a quel punto si istituisca il servizio; i servizi già istituiti senza tali presupposti vanno ricondotti ai medesimi requisiti”.

“L’AAROI-EMAC – conclude Vergallo – vigilerà affinché le Direzioni Sanitarie non facciano piovere dall’alto decisioni organizzative fantasiose che mettono a rischio non solo i medici, ma anche e soprattutto la salute delle mamme e dei bambini. In caso contrario, non esiterà ad informarne i cittadini”.

sciopero dei medici

Accolto il ricorso presentato in Toscana in occasione della mobilitazione del dicembre 2016

Il Tribunale di Arezzo ha accolto il ricorso presentato nei confronti dell’ASL Toscana Sud Est dalla Sezione Regionale dell’AAROI-EMAC a seguito della mancata comunicazione dei contingenti minimi di personale in occasione dello sciopero degli Anestesisti Rianimatori del 16 dicembre 2016. Tale decisione, sottolinea l’Associazione, si aggiunge a quelle già pronunciate nel Marzo e nel Luglio 2016 per lo sciopero generale dei Medici del dicembre 2015 nei confronti dell’ASL Toscana Centro, avvenute per condotta antisindacale nelle sedi di Pistoia ed Empoli.

“Esprimiamo grande soddisfazione – afferma Fabio Cricelli, Presidente AAROI-EMAC Toscana -, nel vedere ancora una volta accolto un nostro ricorso per attività antisindacale perché viene riconosciuto al nostro Sindacato uno specifico ed autonomo interesse a sapere come saranno assicurate le prestazioni indispensabili e, quindi, al controllo di aspetti organizzativi essenziali. Altrettanto importante è che il Giudice abbia ravvisato il pericolo della ripetizione dell’azione lesiva visto che la condotta sanzionata in occasione dell’ultimo sciopero è avvenuta nonostante nella nostra Regione, lo scorso anno, l’Azienda Toscana Centro sia stata già condannata per lo stesso motivo da due diversi Tribunali”.

L’AAROI-EMAC, tuttora in stato di agitazione per la mancata ripresa della contrattazione collettiva, si augura che, a questo punto, il messaggio sia chiaro in merito al rispetto delle procedure da attuare per il corretto svolgimento degli scioperi, particolarmente in questo momento di disagio dei colleghi, vittime di una politica sanitaria che ha messo in sofferenza tutto il personale della Sanità pubblica.

“Dispiace constatare – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC – che non solo in Toscana, ma in tutto il nostro Paese, si continui a non rispettare le regole e il diritto di sciopero dei lavoratori, anche in presenza di precedenti Sentenze. E’ inoltre inammissibile, che troppe Aziende sanitarie italiane ritengano più utile cercare di ostacolare l’astensione dal lavoro dei propri dipendenti con il rischio di affrontare un procedimento giudiziario, piuttosto di rispettare un diritto che dovrebbe essere acquisito ed inviolabile”.

In alcuni Presidi Ospedalieri sarebbe stato raggiunto il 100% di adesione dei non precettati

Una protesta forte e compatta, che ha mostrato l’orgoglio di un’intera categoria di Medici da cui dipendono le attività vitali degli Ospedali Italiani. L’Aaroi Emac esprime soddisfazione per la riuscita dello sciopero che ha visto gli Anestesisti Rianimatori incrociare le braccia per quattro ore all’inizio di ogni turno lavorativo. In diversi Presidi Ospedalieri Italiani, si sarebbe raggiunto  il 100% di adesione dei non precettati, sottolinea l’Associazione, che rimarca come  alla protesta abbiano aderito anche numerosi colleghi di altre categorie.

Si tratta di un risultato che non era per nulla scontato in partenza, fanno sapere dal sindacato, considerati i tentativi governativi degli ultimi anni di demolizione delle prerogative sindacali nel SSN. “Una scommessa vinta senza compromessi, che dimostra l’improrogabile necessità di risposte istituzionali ai problemi che i decisori politici delle sorti della Sanità Pubblica stanno aggravando giorno dopo giorno. Ma, soprattutto, un’ulteriore spinta a rafforzare le nostre prossime azioni di protesta con modalità ancora più incisive”.

“Un’adesione così ampia – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC –, ancora in fase di accertamento in attesa dei risultati di fine giornata, è sorprendente, considerando anche che diverse Aziende, sebbene diffidate in anticipo, hanno messo in atto azioni a nostro avviso antisindacali, contro cui, valutata la sussistenza di illeciti in casi specifici, nei prossimi giorni agiremo anche per vie legali. Di fronte ad un simile risultato, crediamo – conclude Vergallo – che il Governo e le forze politiche tutte non possano far finta di non sentire. Ci aspettiamo quanto prima un riscontro. Nell’attesa, non abbiamo intenzione di rimanere fermi: sono già in fase organizzativa altre iniziative di protesta a partire dal prossimo mese di gennaio”.

rinnovo contrattuale

Previsto domani, 16 dicembre, il blocco di 4 ore all’inizio di ogni turno lavorativo. A rischio 20mila interventi chirurgici

Sarebbero 20mila gli interventi chirurgici che si stima possano saltare domani a causa dello sciopero degli Anestesisti Rianimatori e i Medici dell’Emergenza e dell’Area Critica. L’Aaroi Emac, infatti, è l’unica sigla aderente all’Intersindacale medica che, dopo l’approvazione lampo della Legge di Bilancio da parte del Senato a seguito delle dimissioni dell’Esecutivo Renzi,  ha deciso di non revocare lo sciopero indetto per domani 16 dicembre. I camici bianchi quindi incroceranno le braccia nelle prime quattro ore di ogni turno di servizio con l’obiettivo di dimostrare che in loro assenza rimangono bloccate tutte le funzioni vitali degli Ospedali, in sala operatoria, nei punti nascita, e non solo.

Si tratta di una decisione maturata e sofferta, precisa il sindacato, presa – nelle attuali condizioni di grave disagio politico e istituzionale in cui versa il nostro Paese – tutt’altro che a cuor leggero, dopo mesi di richieste insoddisfatte e di false promesse sul rinnovo contrattuale, sulle assunzioni in sanità, su soluzioni per risolvere il precariato e il caporalato. Un modo per dire basta alle scelte governative “che continuano ad imporre ‘lacrime e sangue’ a tutto il personale del SSN e ai cittadini per tappare le falle create dalle politiche scriteriate dei tagli”.

La modalità di protesta adottata, a differenza di un’astensione dal lavoro di un’intera giornata, consentirà di salvaguardare, nelle fasce orarie non ricomprese nello sciopero, oltre che tutte le attività assistenziali previste dalle vigenti normative a garanzia dei servizi sanitari minimi ed essenziali, anche tutte quelle, di minor urgenza clinica ma non di minor importanza sociale, dedicate ai pazienti fragili (oncologici, anziani, bambini, etc.). Una scelta adottata unicamente per senso di responsabilità verso i cittadini, quello stesso senso di responsabilità che invece non pare appartenere ad una certa politica, nonostante proprio in questi giorni se ne faccia bandiera.

“Ci preme manifestare a tutti i cittadini il nostro dispiacere per quei disagi che il nostro sciopero comunque arrecherà – sottolinea l’AAROI-EMAC -, ma siamo costretti a dare questo segnale anche per reclamare il loro diritto alla qualità e alla sicurezza delle cure. A nulla sono valse altre forme di protesta, attuate con l’invio di documenti, analisi, proposte, richieste di incontri per affrontare seriamente i problemi che stritolano gli ospedali italiani. Il ricorso allo sciopero è l’ennesimo tentativo di richiamare l’attenzione su una sanità italiana gravemente ammalata, a nome di chi ci lavora quotidianamente, ma anche e soprattutto di chi deve essere curato”.

Oltre alle motivazioni di ordine generale, l’Associazione ricorda alcune specifiche rivendicazioni contro le situazioni lavorative che si ripercuotono, in termini di rischi, soprattutto sui pazienti, oltre che sui i medici ‘di prima linea’: la graduale (e illegale) sostituzione della guardia anestesiologica h24 con un anestesista “reperibile” da casa, il ricorso (anche questo illegale) sempre più diffuso al caporalato delle cooperative, lo sfruttamento dei medici precari e degli specializzandi, attività multiple sempre più spesso addossate ad un unico medico, costretto al rischio di trascurare un paziente grave per poter garantire le cure ad uno più grave.

“Per i decisori politici delle sorti del SSN – si legge in una nota – ogni trucco è buono per nascondere i problemi sotto eterne promesse di volerli risolvere, che ad ogni ripresa di confronto istituzionale si rivelano ogni volta più rassicuranti e più false. Non ci stiamo a continuare a far da capri espiatori per situazioni di malessere e di rischio conseguenti a scelte di politica sanitaria scriteriate, di cui i Medici, insieme ai Cittadini, sono soltanto vittime”.

L’Associazione annuncia battaglia nel caso non vengano inseriti in bilancio i 2 miliardi previsti per la Sanità

Continua a sollevare malumori l’ipotesi, avanzata la settimana scorsa dal quotidiano La Repubblica, di tagli alla sanità nella prossima legge di bilancio. E non tranquillizzano le parole del premier Matteo Renzi che ha smentito tali voci parlando di un ‘minor incremento’ delle risorse. La preoccupazione di associazioni e sindacati è alta. Sulla questione è intervenuto oggi anche l’Aaroi-Emac (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica)

“Slogan e lessico a parte – afferma in una nota il presidente nazionale dell’Associazione, Alessandro Vergallo -, la sostanza non cambia: con 2 miliardi di Euro che mancano all’appello non ci saranno le condizioni per l’effettiva erogazione dei LEA, né tantomeno per il rinnovo dei contratti di lavoro del personale sanitario. Le Regioni protestano ma si adeguano, molte nemmeno tanto malvolentieri, con fantasiose ‘riorganizzazioni ospedaliere’ che, con risorse e personale sempre più insufficienti, riusciranno a fornire – sostengono, – un servizio addirittura migliore”.

Il presidente parla di un “gioco delle parti che tenta di legittimare un impoverimento inaccettabile, un Exit Sanità che si aggiunge a molti altri EXIT, primo tra tutti un Exit PIL che riassume l’esito globale disastroso di scelte politiche e riforme amministrative propagandate come miracolose. Un esito che nessun artifizio di vocabolario potrebbe – in un Paese normale – nascondere”.

Per ‘Exit PIL’ Vergallo si riferisce all’inesorabile smentita nel corso dei mesi delle previsioni di crescita del Prodotto Interno Lordo fatte a inizio anno dal Governo, che hanno evidenziato la realtà drammatica di una crescita che, in realtà, non va molto oltre lo zero; “una bella manovra – afferma il presidente – l’ennesima review della spending review, ci permetterà, con nuovi tagli (altro che “minori incrementi”), di crescere gloriosamente – ‘forse’ – il prossimo anno, con ciò confermando ancora una volta nei fatti la miseria nella quale il populismo reale dell’hashtag #cambioverso sta trascinando il nostro Paese”.

Oltre a ‘Exit PIL’, Vergallo indica una serie di altri ‘Exit’ che hanno danneggiato e danneggeranno, nello specifico ambito del SSN, i medici italiani, e con essi i cittadini: ‘Exit Pensioni’, con il mancato rimpiazzo dei camici bianchi prossimi alla fine della carriera e le assurde condizioni di lavoro cui sono sottoposti anche i lavoratori più giovani, soprattutto nei settori di critical care; ‘Exit Costituzione’, con l’illegittimità, sancita dalla Corte Costituzionale del blocco dei contratti del Pubblico Impiego dal 2010; ‘Exit Contratto’, con la mancata ripresa, allo stato, delle trattative per il rinnovo e soprattutto con la paventata mancanza dei fondi necessari a tale rinnovo; ‘Exit Dignità Professionale’, con l’ipotesi dalla sostituzione dei medici con altri surrogati professionali. A tutto questo, e ai molti altri Exit che i cittadini e i medici italiani hanno subito e rischiano di subire, l’AAROI-EMAC risponde preannunciando il proprio Exit, evidenziando l’impossibilità di avviare una trattativa con la parte pubblica per iniziare a riparlare di contratto di lavoro.

“Chiameremo alla mobilitazione tutti i nostri iscritti – annuncia Vergallo – spiegando loro quanto fallimentari siano state le scelte politiche riguardanti il SSN messe in atto da tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni. Siamo pronti a dichiarare lo stato di agitazione, mettendo in atto le iniziative sindacali di informazione e sensibilizzazione dei nostri associati, finalizzate alla proclamazione di una o più giornate di sciopero, in vista del quale continueremo la nostra battaglia (anche stavolta, come in precedenza, “amministratori e direttori vari sono avvisati fin d’ora”) affinché non restino isolate le condanne (di cui una avvenuta a Firenze) già inflitte per “comportamento antisindacale” a due aziende sanitarie che avevano ritenuto di poter impunemente calpestare i nostri diritti nell’ultima occasione di protesta del 16 Dicembre 2015. Proponiamo la condivisione di questo nostro Exit – conclude il presidente Aaroi-Emac – anche a tutte le altre OOSS della Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria, in modo da costituire un fronte unito, compatto e determinato, che non ceda a lusinghe e proposte di miglioramenti futuri senza una contropartita reale”.

L’Associazione specifica che gli Specializzandi dovranno integrare ma non sostituire gli Specialisti

L’AAROI-EMAC apprezza il lavoro svolto dal Ministero della Salute, che nell’incontro del 15 Giugno con i Sindacati Medici, i Rappresentanti delle Regioni, del MIUR e del MEF ha presentato una nuova Bozza di testo inerente l’articolo 22 del Patto per la Salute. L’Associazione, tuttavia, torna a sottolineare alcuni punti dai quali ribadisce che non è disposta a prescindere.

“Il Lavoro degli Specialisti in Anestesia e Rianimazione ha caratteristiche di assoluta peculiarità rispetto a tutte le altre discipline specialistiche mediche”, afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC anche a nome della Società Scientifica SIARED, che condivide pienamente tale posizione con SIAARTI e CPAR (Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione), organi che rappresentano quindi tutti gli Specialisti (ospedalieri e universitari) italiani della Disciplina.

A differenza di tutti gli altri Medici, spiega l’AAROI, ogni Anestesista Rianimatore interviene sui pazienti affidati alle sue competenze da solo, e perciò è inaccettabile la sostituzione degli Anestesisti Rianimatori Specialisti con Specializzandi in sala operatoria, nelle ‘Non Operating Room’ o nei turni di guardia comunque siano organizzati. Uno Specializzando in una sala operatoria o in un turno di guardia affiancato da uno Specialista impegnato in un’altra attività non è e non sarà ammissibile. Il fatto che in certe Università e in certe aziende miste ospedaliero-universitarie purtroppo siano avvenuti e continuino a verificarsi abusi non legittima le illiceità che finora abbiamo contestato in modo fermo ma fin troppo pacato. Per l’Associazione “è ora di smascherare uno per uno tutti coloro i quali affermano a parole di essere contrari all’utilizzo degli specializzandi in attività autonome, salvo poi sfruttarli come ghost specialists”.

“Intendiamo cogliere l’occasione – sottolinea Vergallo – per confermare le nostre proposte di iniziative concrete e trasparenti a beneficio dell’efficienza dell’intera organizzazione ospedaliera finalizzate ad implementare l’efficienza delle Sale Operatorie e delle Rianimazioni attraverso gli Specializzandi impiegati in attività di minor impegno e responsabilità, come per esempio quelle di assistenza nelle Recovery Room e di supporto nelle Rianimazioni. Questo intendiamo debba essere inderogabilmente il significato, per la disciplina di Anestesia e Rianimazione, di quanto prevede il testo in questione nel prevedere l’affiancamento del professionista specializzando e formando, per tutta la durata della formazione specialistica, da parte di un medico specialista nella medesima disciplina, o di un medico di medicina generale appositamente formato, o di un medico veterinario o di un dirigente sanitario specialista nella medesima disciplina con incarico di tutor, in servizio attivo”.

Nel corso dell’incontro, considerando la concertazione sull’art. 22 del Patto per la Salute prodromica al rinnovo del CCNL, l’AAROI-EMAC non ha mancato di denunciare per l’ennesima volta alcune assurdità che continuano ad esistere nel SSN. La prima riguarda il Sistema di Emergenza-Urgenza. “E’ paradossale – afferma il Presidente AAROI-EMAC – che la Disciplina di Anestesia e Rianimazione, in alcune realtà, sia esclusa da tale sistema solo perchè non è “equipollente” a quella di “Medicina e Chirurgia d’accettazione e Urgenza”, mentre lo sono, vergognosamente, discipline specialistiche come la “Metodologia Clinica”: siamo stati i primi a sottolineare queste assurdità e non cesseremo di denunciarle. Nei fatti, da sempre, veniamo chiamati a soccorrere altri Colleghi in difficoltà nel trattamento dei pazienti critici, perché solo la nostra disciplina consente di acquisire, mantenere ed implementare le competenze necessarie a prestare a questi pazienti le migliori cure possibili. Ma sia ben chiaro che per il Sistema di Emergenza-Urgenza non ci interessano equipollenze di carta, le cui responsabilità ricadono su chi le ha stabilite in un modo che ha trasformato questo sistema in un ufficio di collocamento, e lo ha peggiorato istituendo un’altra disciplina specialistica, la Medicina d’Urgenza, i cui impalpabili risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il modello da seguire, per quanto ci riguarda, è quello dell’AREU Lombardia, con le assunzioni di personale medico inquadrato nel CCNL ospedaliero, in primis di estrazione anestesiologico-rianimatoria, che svolga il suo orario di lavoro sia in ospedale sia nell’emergenza-urgenza territoriale, in un’integrazione di attività che sono entrambe ben diverse da quelle proprie della continuità assistenziale. Per il Sistema di Emergenza-Urgenza non servono medici con patentini conseguiti al termine di corsi formativi di poche ore, ad esclusivo uso e consumo dei quali in certe Regioni come la Puglia è stato organizzato tale sistema.

Un’altra assurdità è il ricorso da parte delle Aziende Sanitarie a contratti atipici  o addirittura ad appalti a Cooperative. “Gli ACN (Accordi Collettivi Nazionali) della Medicina Convenzionata continuano a sconfinare illecitamente, delegittimandolo subdolamente, nel settore del CCNL Ospedaliero. Inoltre, anche grazie alle segnalazioni degli Iscritti all’Associazione – conclude Vergallo – veniamo a conoscenza di situazioni spesso simili a caporalato, che in certi casi, addirittura, retribuiscono medici reclutati ad hoc con rimborsi spese fittizi. L’accesso all’attività ospedaliera pubblica del SSN deve avvenire solo attraverso Concorso Pubblico nel rispetto del CCNL del pubblico impiego”.

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Nel 2014 sono 490 le denunce per sinistri, avvenuti prevalentemente in terapia intensiva e in esecuzione di una anestesia generale

Il contenzioso medico-legale rappresenta uno dei temi più attuali in Sanità: sono circa 40.000 ogni anno in Italia le denunce che riguardano presunti casi di malasanità, e oltre 20.000 i medici coinvolti. I settori dell’anestesia, della rianimazione, dell’emergenza e dell’area critica sono, evidentemente, strategici per la funzionalità degli ospedali, e necessitano di qualità e sicurezza, a beneficio di operatori e cittadini.

Per questi motivi, l’AAROI-EMAC (Associazione Anestetisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – emergenza Area Critica) ha istituito un Osservatorio nazionale permanente dando il via ad un articolato sistema di valutazione dei contenziosi, e continuando a puntare sulla formazione per contribuire concretamente alla riduzione di fenomeni, quali le denunce facili da una parte e la medicina difensiva dall’altra, che – si legge in una nota – “stanno negativamente incidendo sull’assistenza sanitaria del nostro Paese”.

I dati preliminari dello Studio AAROI-EMAC, resi noti a Roma nel corso del 12° Congresso Siared , si riferiscono ai contenziosi degli oltre 10.000 medici iscritti all’Associazione nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2014. In totale sono state esaminate 490 denunce relative a 323 sinistri di cui 101 (31%) si sono verificati in sala operatoria, 113 (35%) in terapia intensiva, 89 (28%) in un reparto ospedaliero, 20 (6%) sul territorio (domicilio del paziente 67%, casa di riposo 17%, centri di riabilitazione 16%). I pazienti ricoverati in terapia intensiva provenivano per il 44% dalla sala operatoria, per il 29% dai reparti ospedalieri e per il 21% dal territorio. Riguardo agli eventi avversi verificatisi in sala operatoria, le specialità chirurgiche più frequentemente coinvolte sono state: chirurgia generale (17%), chirurgia ginecologica (14%), chirurgia ortopedica (12%), neurochirurgia (5%) e chirurgia otorinolaringoiatrica (5%). Nella maggior parte dei casi (46%) non è stato specificato, nel modulo di denuncia, il tipo di chirurgia praticata.

Le attività oggetto di contenzioso hanno riguardato nel 52% dei casi (44) l’esecuzione di una anestesia generale, nel 36% (31) di una anestesia loco-regionale, nell’11% dei casi (9) un intervento in condizioni di emergenza, nell’1% (1) procedure di sedazione. Le fasi di induzione e mantenimento dell’anestesia sono state quelle in cui si sono verificati in misura maggiore gli eventi avversi, che però nella fase di mantenimento (48%) sono dipesi più dall’operato del chirurgo che dell’anestesista-rianimatore (fase intra-operatoria), mentre si è attribuita una responsabilità pressoché esclusiva all’anestesista-rianimatore nel 35% degli eventi avversi riguardanti l’induzione dell’anestesia generale o l’esecuzione dell’anestesia locoregionale (fase pre-operatoria). Infine la percentuale di eventi avversi al risveglio e durante il monitoraggio del paziente in recovery room è risultata essere del 17% (9 casi).

Il tipo di danno contestato nel 70% (342) dei casi è stato un decesso, nel 9% (45) lesioni neurologiche, nel 4% (21) infezioni, nel 2% (7) avulsioni dentarie, nell’8% (41) danno di altro genere. Nel 7% (34) dei casi non è stato specificato il tipo di danno. L’Anestesista-Rianimatore è stato coinvolto nel 64% (313) delle denunce per responsabilità di equipe, nel 25% (120) per responsabilità diretta, nel 3% (17) per il ruolo di Responsabile dell’U.O. Nel rimanente 8% non si è riusciti a risalire al tipo di responsabilità per carenza di informazioni.

I dati sono stati analizzati anche rispetto alla tipologia di struttura e all’ambito territoriale. L’incidenza degli eventi critici si è rivelata maggiore nelle piccole strutture, dove il numero di sinistri è stato il doppio (2,24 per 1000 posti letto) nelle strutture con meno di 120 posti letto rispetto a quelle con più di 500 posti letto (1,39 per 1000 posti letto). Prendendo in considerazione la distribuzione territoriale, i dati rivelano che nel 2014 il numero di eventi critici è stato doppio al Sud rispetto al Nord sia nella valutazione per posti letto che per milioni di abitanti: 1,36 per 1000 posti letto al Nord, 1,35 al Centro e 2,62 al Sud, pari a 4,43 eventi critici per milione di abitanti al Nord, 4,39 al Centro e 7,57 al Sud. Altro dato significativo è il minor numero di denunce portate avanti nei confronti dei Medici donna (189) rispetto agli uomini (345), nonostante ci sia una sostanziale parità di genere di Iscritti all’AAROI-EMAC, mentre, in generale, l’età media del medico denunciato è di 50 anni.

“I numeri evidenziano il coinvolgimento pressoché costante della figura dell’Anestesista-Rianimatore, sebbene soltanto in pochi casi responsabile in via esclusiva – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC -. Il nostro scopo è quello di andare in fondo alla questione per non trovarci continuamente di fronte a dati allarmistici rilanciati dai media non supportati da analisi adeguate. Non a caso, lo Studio AAROI-EMAC ha mostrato tipologie di denunce al limite dell’incredibile. Il tema del contenzioso medico-legale va affrontato con la massima serietà, che è quanto si sta facendo con questo studio, il primo che nel nostro Paese si focalizza su categorie specifiche di Medici Specialisti non limitandosi ad analizzare i dati economici, ma andando ad approfondire in forma aggregata gli aspetti tecnici di ogni caso specifico. Da una parte per arginare con dati certi la forte incidenza di denunce che rappresentano solo il tentativo – per lo più vano – di ottenere risarcimenti milionari; dall’altra per valutare al meglio le dinamiche che conducono ad un sinistro in modo da evitare che lo stesso possa verificarsi nuovamente”.

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