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L’Associazione specifica che gli Specializzandi dovranno integrare ma non sostituire gli Specialisti

L’AAROI-EMAC apprezza il lavoro svolto dal Ministero della Salute, che nell’incontro del 15 Giugno con i Sindacati Medici, i Rappresentanti delle Regioni, del MIUR e del MEF ha presentato una nuova Bozza di testo inerente l’articolo 22 del Patto per la Salute. L’Associazione, tuttavia, torna a sottolineare alcuni punti dai quali ribadisce che non è disposta a prescindere.

“Il Lavoro degli Specialisti in Anestesia e Rianimazione ha caratteristiche di assoluta peculiarità rispetto a tutte le altre discipline specialistiche mediche”, afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC anche a nome della Società Scientifica SIARED, che condivide pienamente tale posizione con SIAARTI e CPAR (Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione), organi che rappresentano quindi tutti gli Specialisti (ospedalieri e universitari) italiani della Disciplina.

A differenza di tutti gli altri Medici, spiega l’AAROI, ogni Anestesista Rianimatore interviene sui pazienti affidati alle sue competenze da solo, e perciò è inaccettabile la sostituzione degli Anestesisti Rianimatori Specialisti con Specializzandi in sala operatoria, nelle ‘Non Operating Room’ o nei turni di guardia comunque siano organizzati. Uno Specializzando in una sala operatoria o in un turno di guardia affiancato da uno Specialista impegnato in un’altra attività non è e non sarà ammissibile. Il fatto che in certe Università e in certe aziende miste ospedaliero-universitarie purtroppo siano avvenuti e continuino a verificarsi abusi non legittima le illiceità che finora abbiamo contestato in modo fermo ma fin troppo pacato. Per l’Associazione “è ora di smascherare uno per uno tutti coloro i quali affermano a parole di essere contrari all’utilizzo degli specializzandi in attività autonome, salvo poi sfruttarli come ghost specialists”.

“Intendiamo cogliere l’occasione – sottolinea Vergallo – per confermare le nostre proposte di iniziative concrete e trasparenti a beneficio dell’efficienza dell’intera organizzazione ospedaliera finalizzate ad implementare l’efficienza delle Sale Operatorie e delle Rianimazioni attraverso gli Specializzandi impiegati in attività di minor impegno e responsabilità, come per esempio quelle di assistenza nelle Recovery Room e di supporto nelle Rianimazioni. Questo intendiamo debba essere inderogabilmente il significato, per la disciplina di Anestesia e Rianimazione, di quanto prevede il testo in questione nel prevedere l’affiancamento del professionista specializzando e formando, per tutta la durata della formazione specialistica, da parte di un medico specialista nella medesima disciplina, o di un medico di medicina generale appositamente formato, o di un medico veterinario o di un dirigente sanitario specialista nella medesima disciplina con incarico di tutor, in servizio attivo”.

Nel corso dell’incontro, considerando la concertazione sull’art. 22 del Patto per la Salute prodromica al rinnovo del CCNL, l’AAROI-EMAC non ha mancato di denunciare per l’ennesima volta alcune assurdità che continuano ad esistere nel SSN. La prima riguarda il Sistema di Emergenza-Urgenza. “E’ paradossale – afferma il Presidente AAROI-EMAC – che la Disciplina di Anestesia e Rianimazione, in alcune realtà, sia esclusa da tale sistema solo perchè non è “equipollente” a quella di “Medicina e Chirurgia d’accettazione e Urgenza”, mentre lo sono, vergognosamente, discipline specialistiche come la “Metodologia Clinica”: siamo stati i primi a sottolineare queste assurdità e non cesseremo di denunciarle. Nei fatti, da sempre, veniamo chiamati a soccorrere altri Colleghi in difficoltà nel trattamento dei pazienti critici, perché solo la nostra disciplina consente di acquisire, mantenere ed implementare le competenze necessarie a prestare a questi pazienti le migliori cure possibili. Ma sia ben chiaro che per il Sistema di Emergenza-Urgenza non ci interessano equipollenze di carta, le cui responsabilità ricadono su chi le ha stabilite in un modo che ha trasformato questo sistema in un ufficio di collocamento, e lo ha peggiorato istituendo un’altra disciplina specialistica, la Medicina d’Urgenza, i cui impalpabili risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il modello da seguire, per quanto ci riguarda, è quello dell’AREU Lombardia, con le assunzioni di personale medico inquadrato nel CCNL ospedaliero, in primis di estrazione anestesiologico-rianimatoria, che svolga il suo orario di lavoro sia in ospedale sia nell’emergenza-urgenza territoriale, in un’integrazione di attività che sono entrambe ben diverse da quelle proprie della continuità assistenziale. Per il Sistema di Emergenza-Urgenza non servono medici con patentini conseguiti al termine di corsi formativi di poche ore, ad esclusivo uso e consumo dei quali in certe Regioni come la Puglia è stato organizzato tale sistema.

Un’altra assurdità è il ricorso da parte delle Aziende Sanitarie a contratti atipici  o addirittura ad appalti a Cooperative. “Gli ACN (Accordi Collettivi Nazionali) della Medicina Convenzionata continuano a sconfinare illecitamente, delegittimandolo subdolamente, nel settore del CCNL Ospedaliero. Inoltre, anche grazie alle segnalazioni degli Iscritti all’Associazione – conclude Vergallo – veniamo a conoscenza di situazioni spesso simili a caporalato, che in certi casi, addirittura, retribuiscono medici reclutati ad hoc con rimborsi spese fittizi. L’accesso all’attività ospedaliera pubblica del SSN deve avvenire solo attraverso Concorso Pubblico nel rispetto del CCNL del pubblico impiego”.

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Nel 2014 sono 490 le denunce per sinistri, avvenuti prevalentemente in terapia intensiva e in esecuzione di una anestesia generale

Il contenzioso medico-legale rappresenta uno dei temi più attuali in Sanità: sono circa 40.000 ogni anno in Italia le denunce che riguardano presunti casi di malasanità, e oltre 20.000 i medici coinvolti. I settori dell’anestesia, della rianimazione, dell’emergenza e dell’area critica sono, evidentemente, strategici per la funzionalità degli ospedali, e necessitano di qualità e sicurezza, a beneficio di operatori e cittadini.

Per questi motivi, l’AAROI-EMAC (Associazione Anestetisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – emergenza Area Critica) ha istituito un Osservatorio nazionale permanente dando il via ad un articolato sistema di valutazione dei contenziosi, e continuando a puntare sulla formazione per contribuire concretamente alla riduzione di fenomeni, quali le denunce facili da una parte e la medicina difensiva dall’altra, che – si legge in una nota – “stanno negativamente incidendo sull’assistenza sanitaria del nostro Paese”.

I dati preliminari dello Studio AAROI-EMAC, resi noti a Roma nel corso del 12° Congresso Siared , si riferiscono ai contenziosi degli oltre 10.000 medici iscritti all’Associazione nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2014. In totale sono state esaminate 490 denunce relative a 323 sinistri di cui 101 (31%) si sono verificati in sala operatoria, 113 (35%) in terapia intensiva, 89 (28%) in un reparto ospedaliero, 20 (6%) sul territorio (domicilio del paziente 67%, casa di riposo 17%, centri di riabilitazione 16%). I pazienti ricoverati in terapia intensiva provenivano per il 44% dalla sala operatoria, per il 29% dai reparti ospedalieri e per il 21% dal territorio. Riguardo agli eventi avversi verificatisi in sala operatoria, le specialità chirurgiche più frequentemente coinvolte sono state: chirurgia generale (17%), chirurgia ginecologica (14%), chirurgia ortopedica (12%), neurochirurgia (5%) e chirurgia otorinolaringoiatrica (5%). Nella maggior parte dei casi (46%) non è stato specificato, nel modulo di denuncia, il tipo di chirurgia praticata.

Le attività oggetto di contenzioso hanno riguardato nel 52% dei casi (44) l’esecuzione di una anestesia generale, nel 36% (31) di una anestesia loco-regionale, nell’11% dei casi (9) un intervento in condizioni di emergenza, nell’1% (1) procedure di sedazione. Le fasi di induzione e mantenimento dell’anestesia sono state quelle in cui si sono verificati in misura maggiore gli eventi avversi, che però nella fase di mantenimento (48%) sono dipesi più dall’operato del chirurgo che dell’anestesista-rianimatore (fase intra-operatoria), mentre si è attribuita una responsabilità pressoché esclusiva all’anestesista-rianimatore nel 35% degli eventi avversi riguardanti l’induzione dell’anestesia generale o l’esecuzione dell’anestesia locoregionale (fase pre-operatoria). Infine la percentuale di eventi avversi al risveglio e durante il monitoraggio del paziente in recovery room è risultata essere del 17% (9 casi).

Il tipo di danno contestato nel 70% (342) dei casi è stato un decesso, nel 9% (45) lesioni neurologiche, nel 4% (21) infezioni, nel 2% (7) avulsioni dentarie, nell’8% (41) danno di altro genere. Nel 7% (34) dei casi non è stato specificato il tipo di danno. L’Anestesista-Rianimatore è stato coinvolto nel 64% (313) delle denunce per responsabilità di equipe, nel 25% (120) per responsabilità diretta, nel 3% (17) per il ruolo di Responsabile dell’U.O. Nel rimanente 8% non si è riusciti a risalire al tipo di responsabilità per carenza di informazioni.

I dati sono stati analizzati anche rispetto alla tipologia di struttura e all’ambito territoriale. L’incidenza degli eventi critici si è rivelata maggiore nelle piccole strutture, dove il numero di sinistri è stato il doppio (2,24 per 1000 posti letto) nelle strutture con meno di 120 posti letto rispetto a quelle con più di 500 posti letto (1,39 per 1000 posti letto). Prendendo in considerazione la distribuzione territoriale, i dati rivelano che nel 2014 il numero di eventi critici è stato doppio al Sud rispetto al Nord sia nella valutazione per posti letto che per milioni di abitanti: 1,36 per 1000 posti letto al Nord, 1,35 al Centro e 2,62 al Sud, pari a 4,43 eventi critici per milione di abitanti al Nord, 4,39 al Centro e 7,57 al Sud. Altro dato significativo è il minor numero di denunce portate avanti nei confronti dei Medici donna (189) rispetto agli uomini (345), nonostante ci sia una sostanziale parità di genere di Iscritti all’AAROI-EMAC, mentre, in generale, l’età media del medico denunciato è di 50 anni.

“I numeri evidenziano il coinvolgimento pressoché costante della figura dell’Anestesista-Rianimatore, sebbene soltanto in pochi casi responsabile in via esclusiva – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC -. Il nostro scopo è quello di andare in fondo alla questione per non trovarci continuamente di fronte a dati allarmistici rilanciati dai media non supportati da analisi adeguate. Non a caso, lo Studio AAROI-EMAC ha mostrato tipologie di denunce al limite dell’incredibile. Il tema del contenzioso medico-legale va affrontato con la massima serietà, che è quanto si sta facendo con questo studio, il primo che nel nostro Paese si focalizza su categorie specifiche di Medici Specialisti non limitandosi ad analizzare i dati economici, ma andando ad approfondire in forma aggregata gli aspetti tecnici di ogni caso specifico. Da una parte per arginare con dati certi la forte incidenza di denunce che rappresentano solo il tentativo – per lo più vano – di ottenere risarcimenti milionari; dall’altra per valutare al meglio le dinamiche che conducono ad un sinistro in modo da evitare che lo stesso possa verificarsi nuovamente”.

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