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fatture a ventotto giorni

Rimandata a fine maggio la pronuncia del Consiglio di Stato sul diritto degli utenti a ottenere i rimborsi per la pratica delle fatture a ventotto giorni

Rimane ancora sospesa la questione dei rimborsi relativi alle fatture a ventotto giorni emesse dalle compagnie telefoniche. Il Consiglio di Stato avrebbe dovuto pronunciarsi entro il 31 marzo. La decisione, invece, è stata rimandata al mese di maggio. Si tratta del secondo rinvio, nonostante le pronunce favorevoli del Garante e del Tar.

La vicenda scaturisce dalla manovra degli operatori telefonici che avevano portato la fatturazione a ventotto giorni, aggiungendo così illegittimamente, secondo il Tar, una tredicesima fattura in un anno.

In attesa di conoscere le motivazioni del Tar, lo scorso dicembre, dopo i ricorsi delle compagnie telefoniche, era stata sospesa l’esecutività del dispositivo.

L’udienza, tuttavia, è slittata a fine maggio. Solo allora il Consiglio di Stato si pronuncerà sul diritto degli utenti a ottenere i rimborsi.

“Siamo profondamente insoddisfatti – afferma  Altroconsumo – del doppio slittamento imposto dal Consiglio di Stato. Soprattutto perché è un problema che riguarda milioni di consumatori”. Fino a 12 milioni di utenti di linea fissa e 60 milioni di utenti di telefonia mobile, infatti, avrebbero pagato un mese in più all’anno. Il valore di mercato in gioco, secondo l’Associazione, sarebbe pari a 13 miliardi di euro.

Orientativamente, si legge sul sito di Altroconsumo, il rimborso prevedibile è compreso tra i 20 e i 60 euro. Inoltre, tendenzialmente, chi ha sottoscritto un contratto fibra dovrebbe ottenere rimborsi più alti. “Noi andiamo avanti – afferma l’Associazione –  vogliamo che vengano dati i rimborsi per i giorni erosi a tutti gli utenti (sia quelli fedeli con restituzione dei giorni in fattura, sia chi ha cambiato operatore con rimborsi economici). I servizi aggiuntivi come compensazione vanno bene ma solo se sono una libera scelta del consumatore”.

 

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DISCRIMINATA DAL GESTORE TELEFONICO, LA DENUNCIA DI UNA RAGAZZA SORDA

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discriminata

Una donna non udente di 37 anni ha scritto una lettera all’Agcom per segnalare di essere stata discriminata in relazione alla mancata applicazione di un delibera che prevede tariffe agevolate a determinate categorie di utenti per la navigazione in internet

“Sono stata discriminata”. E’ la denuncia di una donna sorda di 37 anni residente a Milano, in riferimento al proprio gestore di telefonia mobile. In base a una delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, infatti, gli operatori di telefonia mobile sono tenute ad assicurare condizioni economiche agevolate per la navigazione online, a particolari categorie di clientela, nello specifico utenti ciechi e sordi.

Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, la ragazza non sarebbe riuscita ad accedere all’offerta. La compagnia le avrebbe “impedito di fatto” di usufruire di quanto stabilito dall’Agcom, “rifiutandosi di applicare l’offerta” al suo numero telefonico.

L’autrice della segnalazione ricostruisce la vicenda in una lettera all’Authority. Nello specifico racconta di essere entrata in un negozio del gestore per chiedere informazioni sull’attivazione dell’offerta proposta in ottemperanza alla delibera. In un primo momento le sarebbe stato risposto di ripassare dopo una settimana, in quanto l’offerta era appena stata messa online.

Ritornata presso il punto vendita si sarebbe sentita dire che non poteva usufruire dell’offerta poiché quest’ultima era riservata solo ai nuovi clienti. Di conseguenza, avrebbe dovuto cambiare numero telefonico. L’offerta precedente, invece, riservata ai clienti era scaduta.

All’esplicita domanda su cosa offrisse il gestore ai non udenti a seguito della delibera Agcom 46/17/Cons, la risposta sarebbe stata: ‘niente’.

Ora, afferma la ragazza “spendendo 6 euro (5 della tariffa + 1 di attivazione) ho solo 3 miseri Gb” per la navigazione sul web “e arrivo veramente con fatica a fine mese”. Il tutto stando attenta a non consumare Internet “che è fondamentale per me in quanto non posso comunicare telefonicamente”.

La 37enne, quindi, sostiene di essere stata discriminata. Inoltre denuncia di aver subito un danno in quanto la compagnia telefonica non le avrebbe comunicato nulla riguardo alla delibera e alle relative offerte. Ciò pur sapendo che la sua utenza è già associata a un bonus riservato ai non udenti e pur essendo in possesso dei suoi certificati di sordità e di invalidità.

La speranza, conclude la donna, è che la segnalazione possa essere costruttiva per risolvere questo equivoco. “Internet serve per moltissime cose – conclude -. Io lo uso persino per comunicare col medico o con la scuola di mio figlio. E’ ormai indispensabile per tutti. Ma per i sordi ancora di più. Perché non hanno alternative”.

 

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PUBBLICITà SANITARIA

Approvato  in Finanziaria l’emendamento sulla pubblicità sanitaria che esclude ogni elemento promozionale e suggestionale nelle comunicazioni di iscritti e società di iscritti agli ordini

Le comunicazioni di strutture private di cura e di iscritti agli Ordini dovranno contenere solo “informazioni funzionali all’oggetto di garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari”. E’ quanto prevede l’emendamento sulla pubblicità sanitaria approvato dalla Commissione Bilancio della Camera nell’ambito della Legge Finanziaria. Il provvedimento, secondo il presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri, Fausto Fiorile, testimonia “la volontà di cambiare direzione in questo paese, a tutela dei cittadini”.

Stop, dunque, agli sms ai consumatori e agli spot a colpi di tariffe stracciate. Il testo esclude, infatti, ogni elemento promozionale o suggestionale. Il tutto – sottolinea Fiorile – “nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignità della persona ed al suo diritto ad una corretta informazione sanitaria”.

In caso di violazioni gli Ordini potranno procedere in via disciplinare e segnalare al Garante delle comunicazioni Iscritti e Società di Iscritti per eventuali sanzioni.

Infine, tutte le strutture dovranno dotarsi di Direttore sanitario, iscritto all’Albo dove hanno sede operativa, entro 120 giorni dalla pubblicazione della legge.

Il testo dell’emendamento non è l’originale. E’ infatti stata cassata la norma che prevedeva il controllo preventivo degli Ordini provinciali sui messaggi degli iscritti. “Sussiste però la possibilità di un controllo a posteriori e di prendere provvedimenti disciplinari”, sottolinea Fiorile. Inoltre, si ribadiscono il ruolo e una sorveglianza dell’organo deontologico, come da sempre auspicato da AIO. L’Associazione combatte da 10 anni contro i messaggi a colpi di prezzi sempre più bassi. Prezzi “che spesso rivelano una bassa qualità della prestazione non immediatamente percepibile dal cittadino”.

L’Avvocato Maria Maddalena Giungato, consulente AIO, evidenzia tuttavia come solo il professionista sia sottoposto al controllo dell’Ordine professionale ed esposto alla responsabilità disciplinare. Le società, ad eccezione di quelle costituite tra professionisti, sono invece soggette al solo controllo dell’Antitrust e in futuro, con l’approvazione dell’emendamento, dell’AGCOM. “Sotto questo profilo – afferma Giungato – sarebbe auspicabile la stipulazione di un protocollo di intesa tra Fnomceo e Agcom”. Ciò in quanto “bisogna  evitare che venga sanzionato solo il professionista e quindi il direttore sanitario”. Il rischio, infatti, è che chi detiene i capitali possa continuare con pratiche commerciali scorrette.

 

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Bollette cartacee: Poste italiane propone la digitalizzazione

Poste italiane propone di digitalizzare completamente le bollette cartacee di luce, acqua e gas. Agcom e i sindacati contrari: ‘Discriminerebbe anziani’

Poste italiane ha comunicato ai cittadini la proposta di digitalizzare totalmente le bollette cartacee di luce, acqua e gas. La proposta nasce per ovviare ai ritardi di spedizione e per rispettare l’ambiente, risparmiando sull’utilizzo della carta.

Due motivazioni certamente nobili. La stessa Poste italiane sarebbe pronta a inviare tramite i propri operatori le bollette digitalizzate all’Agenzia delle Entrate. Il tutto grazie ad un sistema di interscambio affinché, tramite il sito, possano poi essere scaricate dagli utenti.

Tuttavia, la proposta sta incontrando degli ostacoli.

A opporsi sono l’Agcom (Autorità per la garanzia nelle comunicazioni) e i sindacati.

L’Autorità ritiene che le bollette debbano restare in formato cartaceo per rendere più agevoli i pagamenti per le famiglie.

Agcom, in particolare, propone la soluzione di indicare la data di spedizione sulle buste delle bollette, in maniera tale da consentire ai consumatori di risalire alle responsabilità precise dei ritardi. Ed, eventualmente, contestare l’addebito degli interessi di mora in caso di pagamento di una bolletta recapitata in ritardo, dopo la scadenza.

Sempre Agcom ha stabilito nuove norme per arginare ritardi e disservizi postali di trasmissione delle bollette. Infine, l’Autorità ritiene che l’emissione delle fatture digitali sul sito delle Entrate non sia un’opzione praticabile per le famiglie. Sarebbe infatti fattibile solamente per chi possiede partita Iva.

Ma l’Agcom non è l’unica a opporsi alla proposta di trasformare le bollette cartacee in digitali.

Anche i sindacati sono sul piede di guerra. Confsal, tramite il segretario generale Angelo Raffaele Margiotta si dice molto contrario.

“Si tratterebbe – spiega Margiotta – di una misura che penalizza fortemente i pensionati più anziani e tutti coloro che non hanno una sufficiente alfabetizzazione informatica”.

In sostanza, si creerebbe “una forte discriminazione fra chi sa usare il pc o lo smartphone e chi, per ragioni culturali o anagrafiche, è abituato al cartaceo. La soluzione più equilibrata sarebbe quella di consentire alle famiglie di poter scegliere liberamente se continuare a ricevere l’attuale bolletta cartacea o la versione elettronica via mail”.

Lo stesso Confsal ha accolto con favore la presa di posizione di Agcom e la relativa proposta di apporre la data di spedizione sulle buste.

Poi aggiunge il segretario generale: “Continueremo a monitorare questa situazione e a vigilare che non ci sia una ingiustificata maggiorazione dei costi di spedizione a carico delle famiglie, in particolare di quei numerosi pensionati che vivono con redditi minimi”.

 

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Modem libero: Agcom approva misure attuative del regolamento UE

Inizia l’era del modem libero. Da oggi, modem e router si potranno finalmente scegliere in libertà: ecco che cosa cambia per i consumatori

Il consiglio di Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha approvato in una delibera le misure attuative del regolamento europeo riguardanti il modem libero.

Questo, così come il router, si potranno scegliere liberamente in base a quanto stabilito dalla UE in relazione all’accesso ad una rete Internet aperta.

Quella del modem libero è una misura che si inserisce in uno specifico quadro normativo.

Quello che regola la concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di comunicazioni elettroniche e di armonizzazione delle regole relative alla messa a disposizione commerciale secondo i requisiti tecnici e di conformità delle apparecchiature previste dal diritto europeo.

La delibera in questione conferma il diritto degli utenti di scegliere liberamente i terminali di accesso ad Internet da postazione fissa.

Contestualmente, però, stabilisce anche degli obblighi specifici per gli operatori.

L’obiettivo è quello di garantire scelte consapevoli e informate da parte dei consumatori finali.

In base a quanto stabilito dalla normativa UE, gli operatori di reti pubbliche di comunicazioni e i fornitori di servizi di comunicazione accessibili al pubblico non potranno rifiutare di collegare apparecchiature terminali alla propria rete se l’apparecchiatura scelta dall’utente soddisfa i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale.

Non solo. Questi non potranno nemmeno imporre all’utente oneri aggiuntivi o ritardi ingiustificati, ovvero discriminarne la qualità dei servizi inclusi nell’offerta, in caso di collegamento ad un’apparecchiatura terminale di propria scelta.

In buona sostanza, la norma sul modem libero impedirà agli operatori di fare discriminazioni tra chi sceglie di utilizzare un modem di sua proprietà e chi invece usa il modem dell’operatore.

Laddove gli operatori forniscano il terminale in abbinamento con servizi di connettività, ne devono specificare le condizioni di fornitura.

Inoltre, saranno tenuti a garantire che il consumatore possa scegliere un proprio terminale. E dovranno farlo fornendo tutte le specifiche necessarie al suo funzionamento.

Nel caso di terminale fornito a titolo gratuito, il consumatore dovrà poter conoscere le condizioni economiche e tecniche aggiuntive collegate a tale fornitura. Così come dovrà essere informato diogni altra informazione utile a distinguere le condizioni contrattuali relative al servizio di accesso ad Internet rispetto all’uso del terminale e i servizi correlati.

Infine, la delibera afferma che “i fornitori di apparecchiature terminali all’utente finale assicurano anche attraverso i canali di distribuzione, il proprio sito web o le piattaforme di vendita online, la diffusione di informazioni utili per il riconoscimento del prodotto, l’accesso e la configurazione. I fornitori di servizi di accesso ad Internet consentono agli utenti finali la corretta configurazione dei parametri del terminale che siano necessari per la fruizione di servizi di connettività”.

Per quanto riguarda la configurazione degli apparecchi, gli operatori sono tenuti ad agevolare gli utenti.

Ciò avverrà prevedendo un sistema autoconfigurante valido per i dispositivi di terzi presenti sul mercato. Oppure, con l’invio tramite una mail o la disponibilità in un’area riservata di tutti i parametri di configurazione della navigazione e dei servizi aggiuntivi.

Tuttavia, fa sapere Agcom, contro gli eventuali stratagemmi messi a punto dalle compagnie per aggirare l’ostacolo, Agcom non potrà intervenire. Dovranno essere gli utenti stessi a tenere gli occhi aperti e a capire che una offerta non è adeguata a quello che cercano.

 

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fatturazione a 28 giorni

Una nuova delibera dell’AGCOM fissa la scadenza entro la quale le compagnie di telefonia dovranno restituire i giorni erosi con la fatturazione a 28 giorni

Entro la fine dell’anno Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb dovranno restituire quanto dovuto ai clienti a causa della fatturazione a 28 giorni. Lo ha stabilito l’Agcom con la delibera 269/18/CONS individuando il termine entro il quale gli operatori telefonici dovranno rimborsare agli utenti le cifre percepite in violazione della delibera dell’Autorità n. 121/17/CONS.

L’Autorità aveva diffidato gli operatori a far venir meno gli effetti dell’illegittima anticipazione della decorrenza delle fatture emesse successivamente alla data del 23 giugno 2017. In tal senso erano già state emesse 4 delibere.

Il nuovo provvedimento è stato adottato nel rispetto delle recenti indicazioni del Tar del Lazio, volte a contemperare i diritti degli utenti con le esigenze di sostenibilità economico-finanziaria da parte delle aziende. La delibera intende salvaguardare in tempi rapidi i diritti di tutti gli utenti coinvolti dagli aumenti tariffari imposti dagli operatori.

I giorni erosi dovranno essere restituiti direttamente in bolletta o eventualmente spalmati su più fatture. Ma in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2018.

Per quanto concerne il calcolo dei giorni da restituire, l’Agcom sottolinea che ciascun operatore dovrà riconoscere in fattura ai propri utenti il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile. Entro la scadenza prefissata, quindi, gli operatori dovranno adempiere alle diffide dell’Autorità attraverso la posticipazione della data di decorrenza della fattura per un numero di giorni pari a quelli illegittimamente erosi (eventualmente spalmati su più fatture).

Per chi nel frattempo ha cambiato operatore, invece, saranno comunque garantite adeguate modalità di recupero delle somme dovute. La definizione avverrà all’esito dei contenziosi ancora pendenti dinanzi al TAR Lazio la cui discussione di merito è prevista nel prossimo mese di novembre.

 

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telefonia e internet

AGCOM annuncia l’estensione del bonus per telefonia e internet a tutti i nuclei familiari con un indicatore ISEE inferiore a 8.112,23 euro

Le famiglie in condizioni economiche disagiate che intendono sottoscrivere contratti di telefonia potranno usufruire di un bonus sociale. Lo ha reso noto l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che ha deciso di aggiornare ed estendere le agevolazioni per telefonia e internet.

“Riconoscendo l’aggravarsi dell’incidenza della povertà in Italia negli ultimi anni”– si legge in una nota –“Agcom ha voluto fornire le più ampie garanzie di inclusione sociale a tutti i nuclei familiari che ricadono nella definizione di povertà relativa dell’Istat”. Si tratta, nello specifico, di circa 2,6 milioni di nuclei familiari per i quali il reddito annuale, come certificato dall’ISEE, risulta inferiore a 8.112,23 euro.

Sono stati quindi rimossi i precedenti vincoli che richiedevano per  l’accesso al bonus la presenza nel nucleo familiare di anziani al di sopra dei 75 anni, di percettori di pensioni sociali o di invalidità, o di capifamiglia disoccupati.

Il nuovo sistema di agevolazioni prevede 30 minuti gratuiti di telefonate verso tutte le numerazioni nazionali fisse e mobili.

La misura si aggiunge al preesistente sconto del 50% sul canone di accesso alla rete telefonica in  base al quale i beneficiari pagano 9,5 euro al mese invece di 19.

Inoltre l’Autorità ha voluto  assicurare ai beneficiari  la possibilità di trovare sul mercato offerte di servizi Internet disgiunte da ogni altro servizio. La presenza quasi esclusiva sul mercato di offerte voce e dati congiunte, infatti, impedirebbe loro di acquistare il solo servizio internet addizionale.

L’Autorità fa quindi sapere di aver invitato TIM S.p.A, l’operatore incaricato del servizio universale, a mettere a disposizione alcune offerte

flat di connessione ad Internet a banda larga. La sottoscrizione di tali offerte da parte degli utenti economicamente disagiati non implica la perdita del diritto di accesso alle agevolazioni economiche.

 

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Modalità di pagamento delle bollette: le precisazioni dell’Agcom

L’Agcom ha deciso di intervenire sul tema riguardante le bollette e le relative modalità di pagamento, fornendo delle specifiche molto importanti. Ecco quali

Per mezzo di due provvedimenti emessi dall’Agcom, l’Autorità è intervenuta sulla questione relativa alle modalità di pagamento delle bollette.

In particolare, l’Agcom si è focalizzata su due casi legati alla previsione di spese correlate all’uso di determinati mezzi di pagamento e poste a carico del contraente debole cui vengono somministrati gas naturale ed elettricità.

Il tema delle modalità di pagamento delle bollette è stato al centro di due decisioni dell’Autorità garante della concorrenza, tirata in ballo da esposti trasmessi da consumatori singoli.

Iniziamo col dire che il punto in comune nei due casi chiama in causa l’articolo 62, comma 1 del Codice del consumo (Dlgs 206/2005).

Tale articolo, infatti, proibisce alle aziende di applicare ai consumatori oneri per l’utilizzo di particolari strumenti di pagamento. Così come tariffe che superino quelle sostenute dall’impresa.

Nel primo caso (decisione n. 26760), l’operatore è stato multato. Questi aveva applicato l’onere di 1 euro mensile ai consumatori che sceglievano di pagare le bollette tramite bollettino postale.

Questo quando invece il pagamento con l’addebito diretto su conto corrente era gratuito.

Ebbene, in questo caso specifico, l’istruttoria ha puntualizzato che il fornitore pretendeva la corresponsione dell’onere aggiuntivo anche nei casi in cui la clientela esercitava il diritto di recesso dal contratto di somministrazione nel corso della sua esecuzione.

E non è tutto. L’azienda ha evidenziato che la spesa ulteriore che il consumatore doveva sostenere era da giustificare come costi di collection per la stessa. Invece lo strumento dell’addebito diretto in conto corrente era considerato più sicuro, e quindi non era necessario ricorrere ad altro.

A tal proposito, l’Agcm ha irrogato una multa pari a 150mila euro, in applicazione dell’articolo 3, comma 4 del Dlgs 11/2010.

Questo articolo attua la direttiva Ue 2007/64/Ce, e stabilisce che il beneficiario del corrispettivo pecuniario non potrà applicare spese al pagatore per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento. Ciò si afferma collegandosi all’articolo 62 del Codice del consumo e, dunque, al divieto per il venditore di qualsiasi prodotto di imporre all’acquirente spese per l’uso dei differenti mezzi di corresponsione del prezzo.

Infine, il fatto che l’azienda preferisca la domiciliazione bancaria per meglio garantirsi dai rischi di insoluto non giustifica, secondo il Garante, l’applicazione di costi aggiuntivi a carico dei consumatori utilizzino le Poste per effettuare i pagamenti.

Il secondo caso è stato oggetto della decisione n. 26761 dell’Authority.

Con essa, l’Agcom dirime la vicenda di un’azienda condannata a pagare 320mila euro. Questo in quanto aveva imposto ai clienti il pagamento di due euro a bimestre per aver scelto il bollettino postale invece della domiciliazione bancaria. Per quest’ultima infatti non si applicavano costi aggiuntivi.

L’azienda, a sua discolpa, aveva affermato che il costo extra fosse a parziale copertura delle spese per morosità e per recupero del credito. Un costo peraltro introdotto nella contrattualistica con l’utenza prima dell’ingresso dell’articolo 62 del Codice di consumo. L’Agcom non però ha accolto la tesi difensiva aziendale.

L’Autorità ha quindi ristabilito il carattere generale del divieto posto dall’articolo 62 del Codice di consumo e dall’articolo 3, comma 4 del decreto legislativo 11/2010.

Secondo tale quadro normativo, il beneficiario del pagamento non può imporre spese al pagatore per l’uso di un determinato mezzo di adempimento.

 

 

 

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fatture a 28 giorni

In virtù del passaggio dalle fatture a 28 giorni alla fatturazione a cadenza mensile l’Autorità chiede il posticipo dell’emissione della prossima fattura

L’Agcom, con diverse diffide a vari operatori telefonici, richiede di posticipare l’emissione della prossima fattura di un numero di giorni uguale a quelli indebitamente erosi. Il tutto a partire dal 23 giugno 2017. E’ questo l’effetto del passaggio alle fatture a 28 giorni. Una sorta di sconto in bolletta, dunque, a partire dalla prima fattura utile; un modo per rifondere gli utenti di quanto pagato in più e per non mettere a repentaglio i bilanci delle compagnie.

Le fatture emesse dopo il ripristino della fatturazione con cadenza mensile o di multipli del mese “dovrà essere posticipata per un numero di giorni pari a quelli erosi in violazione della delibera n. 121/17/CONS, relativa al 15 marzo 2017”. In tal modo non si graveranno gli utenti dei costi derivanti dalla abbreviazione del ciclo di fatturazione.

Tale richiesta è specificata nelle delibere nei confronti di Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre, pubblicate sul sito istituzionale Agcom il 14 marzo 2018.

Il calcolo dello sconto avverrà sulla base del numero dei giorni oggetto della rimodulazione; saranno sottratti un numero di giorni pari a quelli erosi, mese dopo mese, con il sistema di pagamento a 28 giorni.

L’Agcom  spiega come già dal 23 giugno 2017 gli operatori avrebbero dovuto adeguarsi alla fatturazione a ciclo mensile; per cui una fattura decorrente dal 23 giugno avrebbe dovuto coprire il periodo fino al 22 luglio successivo.

Applicando il calcolo quadri-settimanale, il periodo fatturato si sarebbe fermato al 20 luglio, con una erosione di 2 giorni; il successivo periodo di decorrenza avrebbe dovuto essere quello dal 23 luglio al 22 agosto; invece, sempre in base al calcolo quadrisettimanale, la decorrenza avrebbe riguardato il periodo dal 21 luglio al 17 agosto, con una erosione di 3 giorni sul singolo ciclo di fatturazione e di 5 sul totale dei due cicli di fatturazione. Stesso discorso per i mesi a seguire.

L’Autorità tuttavia puntualizza che non risponde a verità quanto riportato da alcuni organi di stampa circa l’esistenza di “un limite massimo di 15 giorni per il reintegro spettante agli utenti”.

Restano impregiudicati i rimborsi spettanti agli utenti che risulteranno aver cambiato operatore alla data del 23 giugno 2017; su questi, tuttavia, dovrà pronunciarsi il TAR del Lazio all’udienza del prossimo 31 ottobre.

 

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modem

È partita la consultazione dell’Autorità Garante per il modem libero. Con questa, che durerà 30 giorni, si intende regolamentare il mercato

Si è avviata una consultazione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in merito ai modem e ai router imposti dagli operatori.

La consultazione, della durata di 30 giorni, ha l’obiettivo di portare a una regolamentazione del mercato dei modem e dei router.

A deciderlo è stata proprio l’Agcom. Questa ha adottato un provvedimento da sottoporre a consultazione pubblica circa le possibili misure per la libera scelta delle apparecchiature terminali da parte di consumatori e utenti finali di servizi di connessione ad una rete pubblica di comunicazioni o di servizi di accesso ad internet.

In sostanza, il principio è che per questi strumenti i consumatori devono poter scegliere. E ciò va fatto liberamente e consapevolmente, secondo i principi della neutralità della rete.

Infatti, sono milioni gli utenti di modem e router, strumenti per la connettività a reti di comunicazioni aperte al pubblico.

E, proprio per questo, meritano di essere tutelati per un accesso sicuro ed efficace ad Internet.

Da qui il teorema che le apparecchiature devono rispecchiare standard tecnici di interoperabilità con la rete ed essere affidabili per il consumatore.

Antonio Nicita è il relatore del provvedimento in questione.

Come riportato dal Corriere comunicazioni, Nicita ha chiarito quali siano le due esigenze alla base della richiesta.

In primo luogo, garantire “efficienza e semplicità per le imprese che forniscono spesso il terminale come parte del ‘pacchetto’ proposto dall’operatore telefonico alla sottoscrizione del contratto, perché ciò semplifica le attività di attivazione della linea e di assistenza sia per il cliente che per l’impresa”.

Ma, secondo Nicita, è fondamentale che gli utenti possano decidere liberamente. Soprattutto in merito a “apparati diversi da quelli forniti dall’impresa telefonica, al fine di avere accesso a servizi e prestazioni più personalizzate”.

Da qui è nata l’idea di ‘Free Modem Alliance’. Questa mette insieme Aiip, Aires Confcommercio, Allnet, Assoprovider, Mdc, Vtke, e ModemLibero.it.

Tutti collaborano per la tutela della net neutrality e del diritto di ciascuno alla scelta dei beni da acquistare. E, ovviamente, ci si riferisce alla scelta dei dispositivi di telecomunicazione.

Secondo l’Alleanza, connessioni Internet e linee telefoniche “devono quindi essere disponibili anche se l’utente sceglie liberamente il proprio Modem Router, anziché quello imposto da un operatore di rete”.

“Non esiste infatti, ad oggi – dichiarano – nessun valido motivo per cui un Modem Router non possa essere sostituito da un altro, purché entrambi rispondenti a standard universalmente riconosciuti”.

 

 

 

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