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prestazioni assistenziali

Le modifiche riguardano i requisiti di accesso alle prestazioni assistenziali di Quota A. Introdotte anche restrizioni per evitare abusi

Novità in arrivo per gli iscritti all’Enpam. Con l’approvazione del ministero del Lavoro, arrivata a fine dicembre, sono infatti operative le nuove norme per le prestazioni assistenziali di Quota A.

“Come avevamo promesso, abbiamo esteso la platea dei potenziali beneficiari degli aiuti economici, prevedendo allo stesso tempo alcune restrizioni proprio a tutela di chi ha pieno diritto ai sussidi della Fondazione”. Lo afferma il presidente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti, in una nota informativa indirizzata agli Ordini provinciali dei medici e degli odontoiatri.

Le modifiche sostanziali riguardano i requisiti di accesso alle prestazioni assistenziali. D’ora in poi la tutela continuativa per la non autosufficienza verrà garantita in due modi.

Da un lato l’assegno di Long term care erogato dall’assicurazione offerta gratuitamente dall’Enpam a tutti i contribuenti attivi e buona parte dei pensionati. Dall’atro, per chi è non è coperto dall’assicurazione, con sussidi erogati direttamente dall’Enpam per la casa di riposo o l’assistenza domiciliare. In quest’ultimo caso il tetto di reddito per poter far domanda è stato aumentato, ampliando così la platea dei beneficiari.

In generale – sottolinea l’Enpam – sono state fatte modifiche per andare incontro alle famiglie con invalidi. Nello specifico sono stati innalzati i limiti di reddito in modo che il peso dell’invalidità conti il doppio rispetto a prima.

Per i familiari che hanno diritto all’assistenza  domiciliare, poi,  non è più previsto il divieto di cumulo con forme analoghe di assistenza.

Tra i beneficiari dei sussidi previsti in caso di disagio, inoltre, sono stati formalmente aggiunti gli studenti che hanno scelto di iscriversi alla Fondazione.

Infine, per evitare abusi che vanno a scapito di tutti, d’ora in poi i pensionati potranno chiedere un sostegno solo con un’anzianità di iscrizione all’Albo precedente al pensionamento di almeno dieci anni.

“Proseguiamo dunque il nostro impegno – ha concluso Oliveti – nell’assicurare agli iscritti tutele eque e un sostegno concreto nel momento del bisogno”.

 

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TAGLI ALLE PENSIONI, INDENNI GLI ASSEGNI PAGATI DALL’ENPAM

tagli alle pensioni

Non sono invece esenti dai tagli alle pensioni previsti dalla Legge di Bilancio, i trattamenti Inps dei medici che superano i 100mila euro lordi annui

La legge di Bilancio 2019 ha introdotto tagli alle pensioni che possono arrivare fino al 40 per cento.
In particolare, l’articolo 1, comma 261, prevede una riduzione dei trattamenti pensionistici i cui importi complessivamente considerati superino 100.000 euro lordi su base annua. La misura avrà la durata di cinque anni.

Il taglio, tuttavia, non si applicherà agli assegni pagati dall’Enpam a medici e dentisti. Lo chiarisce lo stesso Ente pensionistico in un articolo pubblicato sul proprio sito. Da una lettura attenta della disposizione di legge si evince infatti – sottolinea la Fondazione – che i tagli riguarderanno le pensioni Inps dei dipendenti pubblici e privati, degli autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti), degli iscritti ad alcune gestioni particolari (es: i lavoratori dello spettacolo) e dei contribuenti alla gestione separata.

“I tagli certamente non si applicano alle Casse dei professionisti” ha precisato il presidente dell’Enpam e dell’Adepp Alberto Oliveti.

“A questa conclusione si arriva sia con un’analisi strettamente testuale sia con una lettura costituzionalmente orientata della norma. Infatti, poiché questi accantonamenti sono destinati a creare una provvista per fronteggiare i maggiori costi dovuti a Quota 100, che è di esclusiva competenza Inps, non si vede come si potrebbero prendere legittimamente delle risorse da altre parti, alla luce della sentenza 7/2017 della Corte costituzionale.”

In generale, dunque, le decurtazioni colpiranno gli assegni Inps sopra i 100mila euro lordi annui, ad eccezione di quelli calcolati interamente con il contributivo. Restano salve anche le pensioni di invalidità e quelle riconosciute alle vittime del terrorismo.

Non sono quindi indenni dal taglio delle pensioni i camici bianchi dipendenti pubblici e privati, se superano la soglia dei 100mila euro. Nel computo della soglia dei 100mila euro, inoltre, rientreranno probabilmente anche gli assegni liquidati dalla gestione separata dell’Inps, cioè quella a cui versano gli specializzandi.

 

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RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI, A GENNAIO ANCORA NESSUN TAGLIO

fondazione enpam

Per il prossimo anno la Fondazione Enpam prevede un avanzo di 848 milioni. In moderato aumento le entrate contributive

L’Assemblea nazionale della Fondazione Enpam ha approvato il Bilancio di previsione 2019. Sui 171 iscritti al voto, ci sono state 8 astensioni e nessun voto contrario. Il documento indica per il prossimo anno un avanzo di oltre 848 milioni di euro, superiore rispetto ai 727 milioni previsti dal bilancio preventivo 2018.

Nel 2019 le entrate contributive sono previste in moderato aumento. Contemporaneamente cresce in modo rilevante il numero degli iscritti che maturano i requisiti anagrafici della pensione. Il saldo previdenziale si attesta così a +660,7 milioni di euro. Un miglioramento di 80 milioni rispetto alle previsioni per il 2018 ma in contrazione dai 944,9 milioni del bilancio preconsuntivo riferito all’anno in corso.

“Si tratta della cosiddetta gobba previdenziale – ha spiegato il presidente di Enpam, Alberto Oliveti –. Quanto sta iniziando ad accadere era già previsto dal bilancio attuariale che garantisce la sostenibilità a 50 anni, e spinge verso l’alto la spesa previdenziale di tutte le gestioni dell’Enpam”.

Sempre in ambito previdenziale si sottolinea la diminuzione delle entrate contributive derivanti da ricongiunzioni e riscatti, rispettivamente in calo del 22 e 36 per cento. Questa è dovuta all’estensione dell’istituto del cumulo gratuito anche alle Casse professionali.

La tendenza è positiva per la gestione patrimoniale, il cui saldo è previsto in netto rialzo a 301,4 milioni di euro. Nel calcolo sono considerate tra le componenti positive esclusivamente quelle caratterizzate da una “più che probabile realizzazione”, come cedole e dividendi.

Le prossime sfide che attendono la Fondazione Enpam riguardano l’espansione delle tutele di welfare garantite agli iscritti, con la crescita del Progetto Quadrifoglio. Le risorse necessarie “sono presenti all’interno del bilancio della Fondazione – ha dichiarato Oliveti – ma non sono disponibili. Dobbiamo trovare una soluzione per consentire l’ampliamento della nostra assistenza e della sicurezza, anche tramite un emendamento alla legge di Bilancio che consenta di dedicare una percentuale superiore degli attivi al sostegno della professione”.

Per il 2019 la Fondazione punta a passare da un’assistenza per pochi alla previdenza per tutti.

Una misura in particolare attende la necessaria approvazione ministeriale: 10 milioni di euro per rendere la copertura per i liberi professionisti in caso di inabilità temporanea equivalente a quella prevista per i medici convenzionati.

I dati di bilancio mostrano un aumento degli iscritti tra gli studenti al V e VI anno nei corsi di laurea di Medicina e Odontoiatria. Questi sono saliti a fine ottobre a 3.400, con un incremento del 68 per cento rispetto al dicembre scorso.

Nel 2018, per venire incontro alle esigenze di questi nuovi iscritti, il bonus bebè da 1.500 euro è stato esteso anche alle studentesse iscritte all’Enpam, con il riconoscimento del sussidio di maternità a copertura dei casi di nascita, adozione, affidamento e aborto.

Prosegue infine la contrazione del saldo della gestione amministrativa, con una riduzione dei costi di funzionamento. Dai 97 milioni di due anni fa si passa a 73,9 milioni di euro.

Il parlamentino della Fondazione Enpam ha anche approvato il bilancio preconsuntivo 2018, con un voto contrario e 6 astenuti. In base alle stime l’Enpam chiuderà l’anno in corso con un attivo di 975,8 milioni, oltre 248 milioni in più rispetto a quanto inizialmente preventivato.

Il dato fotografa la situazione al 31 agosto scorso, con proiezioni a fine esercizio, ed è superiore di circa 248,5 milioni rispetto ai 727,2 milioni stimati dal bilancio preventivo. Crescono le entrate contributive, mentre le prestazioni pagate sono inferiori rispetto alle previsioni.

La gestione previdenziale mostra così per il 2018 un saldo positivo di 944,9 milioni di euro rispetto a una stima iniziale di 587,9 milioni. Ciò anche in seguito agli incrementi delle aliquote e agli effetti della stipula dei nuovi Acn per i medici convenzionati e per gli specialisti ambulatoriali.

Il saldo della gestione patrimoniale viene invece stimato a un livello inferiore rispetto alle previsioni, fermandosi a quota 101,3 milioni. Se la situazione parziale dovesse essere confermata al 31 dicembre, la cifra definitiva verrebbe integrata nel bilancio consuntivo 2018, che potrebbe quindi vedere un incremento ulteriore del risultato complessivo.

 

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numero chiuso negli atenei

Per il presidente della Cassa previdenziale dei medici, intervenuto nel dibattito sul numero chiuso negli Atenei italiani, bisogna collegare strettamente l’accesso al corso di laurea in medicina con le specializzazioni

“Sarebbe opportuno alzare il numero programmato del 10-15%, rispetto ai fabbisogni rilevati per il settore pubblico”. Questa la ricetta del Presidente Enpam, Alberto Oliveti, sul tema del numero chiuso negli Atenei italiani per l’accesso alle Facoltà di Medicina.

Oliveti, intervenendo a un dibattito, ha sottolineato che la priorità, oggi, deve essere “collegare strettamente l’accesso al corso di laurea con le specializzazioni”. In altri termini, bisogna fare in modo che chi comincia a studiare Medicina abbia la certezza di poter, poi, completare il ciclo diventando specialista nelle discipline tradizionali, o in Medicina generale”.

“Ai giovani che si iscrivono a medicina infatti vengono richiesti anni di sforzi e di dedizione – aggiunge –. Bisogna essere seri nei loro confronti facendo in modo che tutti alla fine abbiano le competenze e i titoli per poter inserirsi nel mondo del lavoro”. Inoltre, secondo il presidente Enpam, un medico laureato, non dotato di specializzazione, deve comunque poter lavorare mentre completa il ciclo di studio specialistico.

“Dal corso di laurea deve uscire un medico operativo”.

I nostri medici, evidenzia Oliveti, “hanno sbocchi anche in altri ambiti e non tutti necessariamente all’interno del Servizio sanitario nazionale italiano. Il settore privato deve poter contare su risorse dedicate, contribuendo inoltre a formarle, per una giusta competizione con il pubblico”.

Nel caso degli odontoiatri – ha aggiunto il vertice Enpam – il problema è diverso rispetto ai medici, ma è sempre legato alle prospettive di lavoro. I laureati in Odontoiatria completano i loro studi di sei anni ma alla fine il titolo non consente di accedere ai concorsi per il Ssn. Ciò a causa di una normativa che risale a quando il corso di laurea specifico non esisteva. “Bene ha fatto, dunque, il presidente della Commissione Albo Odontoiatri – conclude Oliveti – a sollecitare l’eliminazione del titolo di specializzazione per l’accesso all’odontoiatria pubblica”.

 

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CARENZA DI MEDICI, FNOMCEO: AUMENTARE CONTRATTI E BORSE DI STUDIO

convenzione inps-casse

La misura riguarderà circa 770mila lavoratori; la Convenzione Inps-Casse disciplina le modalità procedurali per liquidare le pensioni in totalizzazione e in cumulo

E’ stata presentata, durante una conferenza stampa congiunta, la convenzione INPS-Casse previdenziali private in materia di cumulo. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha ringraziato l’AdEPP e il Presidente Oliveti per il lungo lavoro fatto, evidenziando come lo strumento interessi circa 700mila lavoratori. Oliveti, a sua volta ha espresso soddisfazione sottolineando di aver sempre ritenuto il cumulo “una scelta di civiltà”.

La convenzione quadro disciplina le modalità procedurali per liquidare le pensioni in totalizzazione e in cumulo qualora l’avente diritto abbia periodi assicurativi anche presso l’Ente/Cassa. Il documento ha subito tempi lunghi perché è stato necessario trovare delle modalità operative che consentissero all’Inps ed agli Enti/Casse coinvolti il rispetto della legge n. 232/2016. Tale norma prevede la facoltà di cumulare periodi assicurativi non coincidenti presso Enti/Casse che prevedono requisiti anagrafici differenti per il conseguimento della pensione di vecchiaia.

Le Casse, in particolare, hanno sistemi di calcolo ed età di pensionamento diversi.

In coerenza con i propri regolamenti e i propri bilanci tecnici, devono rispettare l’autosufficienza finanziaria; inoltre, devono garantire la sostenibilità a lungo termine senza ricorrere a finanziamenti statali, mettendo in atto le riforme che devono poi essere approvate dai Ministeri vigilanti.

Ora si passerà alla sottoscrizione della Convenzione tra INPS e le singole Casse. L’INPS, inoltre metterà a disposizione degli Enti/Casse coinvolti una nuova procedura automatizzata, che costituirà la piattaforma informatica comune per la gestione di queste prestazioni. Nello specifico consentirà: l’acquisizione e/o la validazione delle informazioni necessarie e dei dati contributivi e assicurativi; l’accertamento del diritto e della misura della pensione; la predisposizione del prospetto riepilogativo dei dati utili per l’adozione del provvedimento; la visualizzazione dell’esito della domanda e del trattamento pensionistico complessivo spettante. A seguire, potranno quindi essere esaminate e liquidate le prime domande di pensione già presentate dagli utenti.

 

 

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PENSIONI IN CUMULO, L’ENPAM SI DICE PRONTO A PAGARE

allarme carenza medici

Per favorire il ricambio generazionale e far fronte all’ allarme carenza medici l’Enpam ha studiato il meccanismo della App, l’anticipazione della prestazione pensionistica

L’ allarme carenza medici lanciato in questi giorni dalla Fnomceo e dai sindacati di categoria è reale. “Sono stati i nostri numeri e la nostra voce a sollevare il problema”, commenta il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti.

La situazione attuale, per il vertice dell’Ente previdenziale, è stata provocata da una programmazione degli accessi alla formazione post-laurea inadeguata rispetto ai bisogni dei cittadini. A ciò si somma un blocco delle convenzioni e del turn-over che sta ostacolando il graduale ingresso dei giovani medici.

Quando si sbloccheranno convenzioni e assunzioni, “l’Italia scoprirà amaramente che i giovani medici pronti ad essere inseriti sono inferiori alle esigenze”, dice Oliveti. Intanto “aumenta l’età media dei camici bianchi che lavorano e si avvicina sempre di più il momento in cui dovranno andare in pensione”.

Per favorire il ricambio generazionale l’Enpam ha studiato il meccanismo della App, l’anticipazione della prestazione pensionistica. Questa misura consentirebbe ai medici di famiglia vicini alla pensione di diminuire l’attività lavorativa, pur continuandola, a fronte dell’inserimento di un giovane mmg.

La App potrà però essere applicata solo nel momento in cui questa forma di staffetta generazionale verrà contemplata dall’Accordo collettivo nazionale, che è ancora fermo.

Sul lavoro dipendente, secondo Oliveti, pesa invece il blocco del turn-over del personale sanitario pubblico, determinato in varie percentuali dalle leggi finanziarie degli ultimi anni. Tale blocco colpisce le regioni italiane in modo variegato: dalle regioni soggette a piani di rientro, dove il blocco è stato pressoché totale, fino ad altre dove i pensionamenti sono stati sostituiti con assunzioni a singhiozzo.

Alcuni nuovi istituti, utili per i medici che hanno molti anni di contributi, potrebbero portare oltretutto a nuove fuoriuscite non previste. “Almeno quattro colleghi dipendenti pubblici mi hanno contattato personalmente per avere informazioni sul cumulo contributivo, con l’obiettivo di andare in pensione in anticipo” – racconta il consigliere di amministrazione Enpam Luigi Galvano –. Ma il pubblico si è preparato a fare le assunzioni che serviranno per rimpiazzare i colleghi?”

 

 

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cumulo gratuito dei contributi

L’Associazione della Casse di previdenza auspica una soluzione definitiva per l’applicazione del cumulo gratuito dei contributi

Si terrà il 9 gennaio la riunione di coordinamento tra i vertici Adepp e i tecnici dell’Inps avente ad oggetto il cumulo gratuito dei contributi. Lo si apprende da una nota dell’Associazione che riunisce le 19 Casse di previdenza ed assistenza private.

“Da tempo chiediamo un confronto sulle osservazioni, che abbiamo inviato lo scorso novembre, inerenti la bozza di accordo quadro inviataci dall’Inps”, spiega il Presidente dell’Adepp Alberto Oliveti.

Oliveti rimarca come la previsione del cumulo previdenziale sia un obiettivo di civiltà. Resta la necessità di sciogliere alcuni nodi nell’interesse degli iscritti e degli Enti rappresentati. “Per questo – sostiene il presidente Adepp – siamo stati sempre promotori di tavoli di confronto che vedessero la partecipazione di tutti gli attori coinvolti”.

“Dopo l’approvazione delle Legge di bilancio per il 2017 nella quale si estendeva il cumulo previdenziale anche agli iscritti alle Casse di previdenza private – continua – abbiamo subito chiesto un incontro con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per sottoporre alcune questioni che a nostro avviso non venivano affrontate dal legislatore”. Tra queste le modalità applicative, il sistema di calcolo, gli oneri sui regolamenti e sui bilanci tecnici.

A conclusione dell’incontro, avvenuto nel febbraio scorso, i referenti del Ministero hanno ritenuto necessario un confronto con l’INPS.

Un passaggio necessario per dar corso alle relative procedure operative che interessano i diversi enti previdenziali privati. L’Inps è stata invitata a presentare una elaborazione più dettagliata sui soggetti coinvolti. Dati resi disponibili dall’Inps il 24 marzo.

Da allora tanti passaggi sono stati fatti anche su sollecitazione della stessa Adepp, evidenzia Oliveti. La Circolare dell’Inps, nella quale si prevede che ulteriori istruzioni sulla materia di cumulo saranno emanate a seguito della stipula dei previsti rapporti convenzionali con le Casse di previdenza, arriva il 12 ottobre. La bozza di Convenzione Quadro arriva lo scorso 8 novembre.

Il 24 novembre l’Adepp, a nome di tutte le Casse associate, ha inoltrato all’INPS la propria proposta di convenzione contenente alcune modifiche al documento emanato dall’Istituto nazionale di previdenza. L’Associazione ha sollecitato più volte un riscontro alle osservazioni presentate e un momento di confronto.

“Finalmente – conclude Oliveti – è stato fissato finalmente un incontro per il prossimo 9 gennaio, che ci auguriamo ci porti verso la soluzione definitiva”.

 

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Approvato il bilancio Enpam per il 2018: attesi +727 milioni

Ieri è stato approvato il bilancio Enpam per il 2018, con un avanzo per l’ente di 727,2 milioni di euro. E il 2017 chiude in attivo

Ieri è stato approvato il bilancio Enpam per il 2018. L’assemblea nazionale della Fondazione Enpam ha approvato il Bilancio di previsione dell’anno prossimo, che indica un avanzo per l’ente di 727,2 milioni di euro.

Il documento che ha permesso venisse approvato il bilancio Enpam per il 2018 ha ricevuto 155 voti favorevoli, nessun contrario e 7 astensioni.

A riferirlo è una nota dell’istituto previdenziale di medici e degli odontoiatri che aggiunge come, analizzando la gestione previdenziale, risulti che a fronte di un incremento dei contributi pari a circa 130 milioni di euro, le prestazioni assorbiranno oltre 220 milioni di euro in più.

Questo ridurrà il saldo della gestione previdenziale a 588 milioni di euro rispetto ai 681 milioni stimati nel preventivo 2017.

La tendenza all’incremento delle prestazioni previdenziali era già prevista dal bilancio tecnico con il quale è stata dimostrata la sostenibilità di lungo periodo della previdenza Enpam.

“Il dato mostra con tutta evidenza quanto siano diventati necessari i rinnovi delle convenzioni – spiega il presidente di Enpam, Alberto Oliveti – e in particolare quello della medicina generale, attesa a una sfida decisiva che avrà effetti sull’intero Ssn”.

Numeri che per Oliveti sono solo le “prime avvisaglie della gobba previdenziale che ci attende, ma che potremo affrontare armati di un bilancio solido e in salute”.

Nel 2018 per la gestione patrimoniale dell’Enpam si prevedono proventi al netto di oneri e imposte per oltre 253,4 milioni di euro.

Una stima che, seppur prudenziale, è superiore rispetto ai 244,2 milioni previsti dal bilancio di previsione relativo al 2017.

L’anno prossimo, poi, verranno concretizzati nuovi investimenti per circa 984 milioni di euro.

Di questi, almeno 200 milioni saranno investiti nel settore finanziario, mentre 400 milioni verranno destinati a nuovi investimenti immobiliari.

Nella seduta di ieri è stato inoltre approvato il bilancio assestato 2017, con 154 voti favorevoli, nessun contrario e 8 astenuti e due non votanto.

In base alle stime l’esercizio chiuderà con un attivo di 978,8 milioni.

 

 

 

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In crescita (+ 7,2%) anche il patrimonio netto, che ha raggiunto quota 18,4 miliardi

L’Assemblea nazionale della Fondazione Enpam ha approvato a larga maggioranza il Bilancio consuntivo 2016. L’Ente ha chiuso il 2016 con un utile record pari a 1 miliardo e 328 milioni di euro, dato dalla somma di 996 milioni di euro di avanzo previdenziale e di 745 milioni di euro di proventi lordi della gestione patrimoniale, sottratti 269 milioni di oneri e ben 144 milioni di euro di imposte pagate allo Stato. Il patrimonio netto, invece, ha raggiunto quota 18,4 miliardi (con un valore di mercato che sfiora i 20), in crescita del 7,2 per cento rispetto all’anno precedente. Gli iscritti attivi sono saliti a 362.391 (+0,4%) mentre i pensionati sono diventati 105.721 (+4,45%).

I numeri confermano la solidità dei conti della Fondazione che nel 2016 ha incrementato ancora la riserva legale, portando a 12,86 le annualità garantite dal rapporto tra patrimonio previdenziale e prestazioni erogate. Ciò vuol dire che se per assurdo l’Enpam non incamerasse più un euro di contributi, con il patrimonio potrebbe continuare a pagare le attuali pensioni per quasi 13 anni.

Nel 2016, la Fondazione ha registrato entrate contributive pari a 2,542 miliardi di euro, erogando nello stesso periodo prestazioni previdenziali e assistenziali per oltre 1,546 miliardi. A incidere sul fronte delle uscite è stato l’aumento dei pensionati che, come previsto dalla cosiddetta ‘gobba previdenziale’ presente e già scontata nei bilanci attuariali dell’Ente, saranno in crescita ancora per diversi anni.

Quanto al patrimonio, nel 2016 la Fondazione aveva quasi 5 miliardi di euro investiti in attività immobiliari (27%), 13 miliardi in attività finanziarie (69%) e circa 550 milioni di liquidità (3%). Nell’ultimo anno, gli immobili posseduti direttamente dalla Fondazione Enpam hanno portato a una redditività lorda del +4,51% ma scesa al -0.69% dopo oneri e imposte. Per tal motivo l’Ente sta proseguendo nella dismissione del mattone tradizionale, a vantaggio di investimenti tramite fondi immobiliari che infatti nello stesso anno hanno portato a una redditività netta molto più elevata 2,67% (a fronte di un lordo del 3,1%). Le attività finanziarie hanno invece prodotto una redditività lorda del 4,54 per cento (4,34% al netto degli oneri di gestione, 3,48% al netto delle imposte).

“Questo – ha affermato il presidente della Fondazione, Alberto Oliveti – è un bilancio positivo sia nelle evidenze che nelle proiezioni, che corregge in meglio le previsioni elaborate dalla Fondazione e quelle appostate prudentemente nel bilancio tecnico che ha certificato la nostra sostenibilità. Siamo in vantaggio rispetto alla tabella di marcia e forti di questo risultato crediamo di aver esercitato bene la nostra missione. Insistiamo sulla volontà originaria del legislatore che ci privatizzò. Vogliamo cioè – continua Oliveti – che il patrimonio, fatto di contributi pagati dagli iscritti e accantonati a garanzia delle loro pensioni, venga conteggiato quando veniamo sottoposti ai test di sostenibilità. Non ha senso costringere i medici e i dentisti a sacrifici irragionevoli, quando con i contributi già versati da loro stessi potremmo promuovere iniziative di welfare ancora migliori per la categoria”.

In merito alle pensioni il bilancio consuntivo offre uno spaccato sugli assegni versati agli iscritti. Le nuove pensioni liquidate nel 2016 sono state in media di 233 euro lordi al mese per la Quota A (percepita da tutti), cui vanno sommate altre voci per chi ha svolto la libera professione in Quota B (in media 378 lordi mensili), per chi ha lavorato come medico di medicina generale (3.515 euro al mese) o come specialista ambulatoriale (in media 2.891 euro mensili. I dati sui pensionamenti mostrano una propensione dei medici convenzionati a restare al lavoro a lungo. Tra i medici di medicina generale solo il 9% di coloro che hanno maturato il diritto ad andare in pensione ordinaria nel 2016 ha effettivamente fatto domanda; una percentuale che sale al 18% tra gli specialisti ambulatoriali. In entrambe le categorie la tendenza a rimandare il pensionamento al compimento dell’età limite per lasciare l’attività (70 anni).

incinta dopo il cancro

Copertura di cinque mesi con un importo minimo mensile di 1200 euro, misure a sostegno delle gravidanze a rischio e aiuti per asili nido e baby sitter

L’Enpam ha deciso di aumentare l’assegno di maternità per i camici rosa; un minimo che sfiora i 1.200 euro mensili per cinque mesi, che si aggiunge a un cospicuo pacchetto di misure quali la protezione dei periodi per gravidanza a rischio, la copertura dei buchi previdenziali, gli aiuti per asili nido e baby sitter e l’estensione di tutele anche alle studentesse di medicina e odontoiatria non ancora laureate.

“La professione medica è sempre più femminile ed è necessario prenderne atto anche nelle tutele offerte – dice il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Da custodi di un sistema previdenziale, inoltre, dobbiamo pensare al lavoro ed è importante che una professionista possa diventare serenamente mamma, sapendo di avere a disposizione delle opzioni che le consentano di conciliare vita e professione. Per noi infatti le dottoresse mamme sono colleghe che hanno dei figli, non delle donne che devono essere aiutate paternalisticamente”.

Nel dettaglio, per quanto riguarda l’assegno di maternità, la copertura riguarda i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi alla nascita del bambino. L’indennità sarà corrisposta, a differenza dell’Inps, anche se non si interrompe l’attività lavorativa. L’importo minimo garantito sarà pari a 4.958,72 euro (per il 2017) a cui si aggiungerà un ulteriore assegno di 1000 euro (indicizzati) per le dottoresse con redditi inferiori a 18mila euro (indicizzati l’indennità minima totale arriverà quindi a quasi 6mila euro l’anno, circa 1200 euro al mese. Per le professioniste con redditi superiori sarà comunque garantita un’indennità pari all’80 per cento di cinque dodicesimi del reddito professionale dichiarato ai fini fiscali nel secondo anno precedente a quello della gravidanza. L’indennità massima è di 24.793,60 euro.

Le professioniste potranno essere tutelate da una copertura specifica, per un massimo di sei mesi (il periodo rimanente ricade nell’assegno di maternità), in caso di gravidanza a rischio. L’importo viene stabilito annualmente dal Consiglio di amministrazione dell’Enpam. Prima di questo nuovo regolamento la gravidanza a rischio rientrava nelle tutele assistenziali previste per la malattia che sono vincolate a limiti di reddito, per cui le dottoresse con un reddito familiare superiore a una determinata soglia non erano garantite per il periodo in cui erano costrette a interrompere la professione per una gravidanza a rischio. La nuova tutela protegge invece anche le dottoresse convenzionate con il Ssn che in alcune situazioni particolari in precedenza non ne avevano diritto.

Le neo mamme potranno contare su aiuti economici per le spese di baby sitter e nido (pubblico e privato accreditato) entro i primi dodici mesi di vita del bambino. Il beneficio è concesso una volta per ciascun figlio e le modalità, termini e limiti per la sua fruizione saranno contenuti in un bando annuale deliberato dal Consiglio di amministrazione.

Qualora ci dovessero essere periodi privi di contribuzione a seguito di una gravidanza (maternità, aborto, gravidanza a rischio) o di adozione o affidamento, è possibile colmare gli eventuali buchi con dei versamenti volontari in modo da garantire così una continuità utile ai fini dei requisiti e dell’importo della pensione. Il contributo volontario viene calcolato sulla base del reddito professionale dichiarato nel secondo anno precedente alla gravidanza. In assenza di reddito si prende come riferimento per la base del calcolo il minimo Inps previsto nello stesso anno.

Cadono, inoltre, le distinzioni tra adozioni (e gli affidamenti preadottivi) nazionali e internazionali, per entrambe le quali viene garantita un’indennità di cinque mesi, con le stesse previste per la maternità. Infine, vengono estese le tutele per la maternità anche alle studentesse universitarie che decideranno di iscriversi alla Fondazione Enpam già a partire dal quinto o sesto anno del corso di laurea, con la previsione di un sussidio di importo pari all’indennità minima prevista per ciascuna fattispecie. Per l’apertura delle iscrizioni all’Enpam che farebbe scattare le garanzie anche alle studentesse, la Fondazione sta attendendo il necessario via libera dei ministeri.

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