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ferie

Il Segretario dell’Associazione dei medici e dirigenti del Ssn segnala le principali criticità nelle strutture sanitarie del nostro Paese legate al periodo di ferie

La carenza di specialisti nel nostro Paese – secondo le stime circa 8.000 unità in meno in tutta Italia  – abbinata al periodo di ferie, rischia di trasformarsi in un mix letale per gli ospedali della Penisola. A lanciare l’allarme all’Adnkronos è Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed.

“Gli ospedali, in primo luogo i pronto soccorso, sono in affanno in molte regioni. L’estate è davvero una stagione difficile. A risentirne di più sono le regioni che hanno avuto la maggior perdita di operatori, complice il blocco del turnover”.

Palermo, quindi, segnala le principali criticità estive, che riguarderebbero Molise, Lazio, Calabria, Sicilia e Campania. “In particolare – sottolinea il rappresentante sindacale – dal 2009 in Molise si è registrato un -39% delle dotazioni di personale. Ma ad essere in affanno sono anche altre regioni che, per vari motivi, partivano nel 2009 già da una dotazione di organico più bassa delle altre, come il Veneto e il Piemonte”.

“Dobbiamo ricordare poi – afferma ancora Palermo – che i soldi per il personale sono stati in questi anni il bancomat di molte aziende sanitarie, per ottenere un equilibrio di bilancio”. Ciò avrebbe influito sull’uscita dei professionisti dal Ssn, unitamente alla carenza dei medici, alla gobba pensionistica e alla concorrenza di privato e Paesi stranieri.

“Svizzera, Francia e Austria – continua il segretario Anaao – offrono stipendi doppi ai nostri medici. E il privato, oltre a vantaggi economici, assicura un ambiente di lavoro sicuramente più tranquillo rispetto a quello di un ospedale alle prese con turni di notte e carenza di personale”.

Per quel che concerna i reparti più sofferenti in estate, al primo posto figura il pronto soccorso. Ma l’elenco sarebbe lo stesso delle specialità più carenti: medicina dell’emergenza, anestesia e rianimazione, chirurgia generale, ginecologia e ortopedia.

A fronte di tale situazione gli ospedali sono costretti a ricorrere a contratti a chiamata o a gettone. “Alla fine il medico guadagna il doppio, ma bisogna risolvere il problema in modo strutturale – conclude Palermo -. Anche perché non dobbiamo dimenticare che oggi a fare i turni di notte, magari in rianimazione e con emergenze continue, sono colleghi di 60 anni. Abbiamo una popolazione di operatori che invecchia e questo può rappresentare un problema”.

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riforma dei pronto soccorso

La Commissione Emergenza dell’Associazione ha individuato gli aspetti della riforma dei Pronto soccorso da affrontare in via prioritaria elaborando, su tali punti, le proprie proposte

Le recenti nuove linee guida elaborate dal Ministero della Salute e diffuse alle Regioni sulla riforma dei Pronto Soccorso “si rivelano ancora insufficienti per affrontare tutte le criticità fino ad ora riscontrate ed ormai esacerbate”. E’ quanto ribadisce la Commissione Nazionale Emergenza-Urgenza dell’Anaao Assomed che elenca una serie di punti da affrontare in via prioritaria. A partire dalle condizioni di lavoro degli operatori, alla tutela della salute e all’incentivazione del lavoro dei medici. Ma anche la riduzione del sovraffollamento in Pronto Soccorso ed il rispetto dei limiti di permanenza; la sicurezza sul luogo di lavoro; l’errata previsione di fabbisogno di personale medico, l’accesso alla formazione e l’ integrazione della rete formativa. E ancora, il miglioramento della sicurezza delle cure e dell’organizzazione, la prevenzione e la riduzione del rischio clinico; l’integrazione con l’assistenza territoriale; l’informazione all’utenza.

Da qui la presentazione da parte dell’Associazione delle proprie proposte per riformare i Pronto soccorso

Per quanto riguarda le condizioni di lavoro, il Piano Anaao prevede, tra l’altro, che  tutti i medici in pianta organica presso 118, Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza collegati, abbiano diritto ogni anno a ulteriori 10 giorni di ferie da godere continuativamente ed obbligatoriamente nei mesi non estivi.  Su richiesta del singolo medico, al compimento dei 60 anni di età, l’Associazione avanza l’ipotesi di un’uscita dai turni notturni, ovvero la possibilità di ridurne il numero.

In riferimento alla sicurezza sul luogo di lavoro, è indispensabile che gli organici dei Pronto Soccorsi non siano sottodimensionati al fine di una reale riduzione del rischio per gli operatori. Inoltre, in tutte le sedi di PS devono essere presenti sistemi di sorveglianza attiva ed in video h 24 ed un canale dedicato per garantire l’accesso diretto delle forze dell’ordine.

Venendo alla previsione dei fabbisogni di personale medico, accesso alla formazione ed integrazione della rete formativa viene prospettato un percorso che porti a integrare la rete formativa, oggi solo universitaria, creando scuole di specializzazione sia universitarie che ospedaliere, tali da permettere di formare il numero di specialisti utili per poter coprire l’intero servizio dell’area. Da quella data l’accesso all’area ed ai suoi ruoli dirigenziali dovrà essere consentito solo a coloro che avranno acquisito il titolo di specializzazione specifico o che abbiamo lavorato in quella disciplina da più di 10 anni.

Infine, per quel che concerne la gestione dei codici “minori” in pronto soccorso e il sovraffollamento degli accessi, l’Anaao sottolinea la necessità di coinvolgere i medici medicina generale e le guardie mediche per la gestione dei codici bianchi, oltre che di implementare i Sistemi di Telemedicina e prolungare gli orari di apertura degli ambulatori di guardia medica.

Il miglioramento delle condizioni di lavoro in ogni Pronto Soccorso e delle sempre più drammatiche condizioni dell’intera area emergenza-urgenza, secondo l’Associazione, non è più derogabile solo ad iniziative spontanee delle singole ULSS, ma deve diventare una priorità assoluta per le politiche sanitarie. Infatti, esso non potrà essere garantito solamente dall’assunzione degli specializzandi degli ultimi anni, né dal solo raggiungimento di tempistiche “certe” delle attese, che necessitano comunque di risolvere anche il problema della carenza di posti letto.

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Palermo:  A fronte della carenza di specialisti i baroni universitari “alzano le barricate contro ogni tentativo di cambiare un sistema di formazione medica post laurea del cui fallimento sono i principali responsabili”

L’Anaao Assomed considera razionale ed immodificabile la via di uscita dall’attuale carenza di specialisti indicata dalla Camera in sede di conversione del Decreto Calabria e sostenuta dal Ministero della salute, Giulia Grillo in un recente intervento. La possibilità di assumere, prima a tempo determinato e poi indeterminato, i medici specializzandi alla fine del loro percorso formativo, anticipa la loro età di ingresso nel mondo del lavoro, con evidenti benefici sul turnover, sul ricambio generazionale del sistema e sul loro conto previdenziale.

“Ma, si sa – commenta Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed – gli specializzandi sono “proprietà” dell’Università, forza lavoro a basso costo necessaria per giustificare le migliaia di primariati universitari. Così, un mondo che si sente, ed è stato autorizzato da tutti i governi, regionali e nazionali, di qualunque colore politico, a sentirsi altro rispetto all’interesse nazionale, variabile indipendente tenuta al riparo da riorganizzazioni e ristrutturazioni, spending review e tagli di strutture, oggi scende in campo per porre veti e minacciare ricorsi, non si capisce a che titolo. Mentre ieri ha assistito muto, e interessato, allo scempio dei LEA e dell’articolo 32 della Costituzione, perpetrato in molte Regioni”. Il riferimento è alla lettera inviata da oltre 100 docenti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in cui i firmatari rilevano vari profili di incostituzionalità del provvedimento legislativo..

“I baroni universitari – prosegue Palermo – alzano le barricate contro ogni tentativo di cambiare un sistema di formazione medica post laurea del cui fallimento sono i principali responsabili e gli unici a non accorgersi. Incuranti del ridicolo, gridano alla violazione costituzionale in relazione alla disparità di trattamento con i medici già specialisti, ignorando che le due popolazioni professionali vengono inserite in due distinte graduatorie e che quella degli specializzandi si attiva solo dopo l’esaurimento della prima. Gridano alla compromissione della qualità dell’assistenza, nell’ipocrisia del si fa ma non si dice che omette di rivelare che già oggi nei loro policlinici usano i medici in formazione per l’attività assistenziale, da soli, di giorno e di notte. Gridano all’assenza di urgenza, come se non fosse urgente intervenire per rimediare alla carenza di specialisti che sta mettendo in ginocchio il servizio sanitario nazionale”.

“E fingono di non vedere la sanità da tempo di guerra evocata dal caos normativo prodotto dalla creatività delle Regioni,  nel tentativo affannoso di evitare sulla porta degli ospedali il cartello ‘chiuso per ferie’.

Medici militari precettati, medici pensionati richiamati come “riservisti”, medici presi in affitto come un bilocale, medici a gettone come un jukebox, medici neo-laureati in Pronto Soccorso con inutili contratti biennali, medici stranieri reclutati a Timisoara ma scarsamente allettati dai nostri magri stipendi, mentre in omaggio al “prima gli italiani” i nostri giovani sono i primi ad andare via. Offerti come un sacrificio rituale non solo all’Europa, ma anche ai Paesi arabi, dopo che i contribuenti italiani hanno pagato fior di tasse per la loro formazione”.

“Una condizione emergenziale – aggiunge ancora il segretario dell’Anaao – che viene affrontata conformandosi a modalità di formazione post laurea presenti nel resto d’Europa, mettendo a disposizione degli specializzandi, peraltro su base volontaria, un percorso professionalizzante che la ristretta casistica delle cliniche universitarie non riesce ad assicurare, come dimostra il mancato accreditamento di molte scuole di specializzazione.

È da irresponsabili tentare di affossare l’unica strada percorribile a fronte della babele in cui le autonomie regionali stanno precipitando la più grande infrastruttura sociale del Paese, con la pretesa di mantenere nel chiuso di pochi Policlinici universitari più di 30.000 medici, e non studenti, laureati, abilitati e pagati dalla collettività”.

“La sanità pubblica – conclude Palermo – è a rischio, anche per i ventilati tagli al Fsn. Ma i poteri forti e le élites universitarie non ne percepiscono la gravità, impegnate come sono nella difesa di anacronistici privilegi. Ma il Parlamento non può certo lasciarsi intimidire da organismi autoreferenziali che antepongono le proprie convenienze al bene generale”.

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DECRETO CALABRIA, DOCENTI CONTRO L’IMPIEGO DI SPECIALIZZANDI IN OSPEDALE

carenza di medici specialisti

Palermo: ritiro dell’emendamento per far fronte alla carenza di medici specialisti rappresenta fatto grave che smentisce le buone intenzioni

“L’emendamento al DL Calabria presentato dal gruppo del M5S alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati rappresentava un tentativo lungimirante ed apprezzabile di offrire alla carenza di Medici specialisti una soluzione alternativa alla miriade di escamotage messa in campo dalle singole Regioni. Il suo ritiro, su richiesta della relatrice, rappresenta un fatto grave che, se confermato, smentisce le buone intenzioni”. Questo il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo in relazione al provvedimento all’esame del Parlamento.

“La carenza di Medici specialisti, sia per deficit numerico, particolarmente evidente in alcune discipline, sia per crisi di vocazioni nei confronti di un lavoro che i giovani, ed i meno giovani, considerano non più appetibile – aggiunge  – è tale da ridurre pesantemente quantità e qualità delle prestazioni sanitarie erogate, con buona pace del dichiarato interesse alla riduzione delle liste di attesa. Con il rischio non remoto di portare alla chiusura molti servizi, a cominciare dai PS, se è vero come è vero che Campania e Puglia avranno bisogno nei prossimi anni di 1.400 specialisti in MEU solo per supplire alle uscite pensionistiche previste”.

“Evitare provvedimenti capaci di incrementare la platea dei concorrenti a concorsi che, ironia della sorte, vanno deserti proprio in coincidenza con la modifica del tetto di spesa e la fine del blocco indiscriminato del turnover, offrendo una possibilità a quel precariato che, sia pure senza specializzazione, ha tenuto in piedi in questi anni i servizi, è atto di disinteresse verso la sanità pubblica ed il diritto alla salute dei cittadini. Così come mettere il niet alla possibilità di anticipare l’età di ingresso nel lavoro dei giovani medici alla fine del loro percorso di formazione specialistica, come pure era stato fatto in Piemonte circa venti anni or sono, accampando motivazioni pretestuose per celare interessi corporativi con i quali Regioni e Governo evidentemente non vogliono entrate in conflitto”.

“Occorre, ora – auspica Palermo – un sussulto di responsabilità per ripresentare l’emendamento in Aula. Perché il problema è politico, e la Ministra Grillo deve mettere in campo tutto il peso che Le deriva dall’avere in affidamento la tutela di un settore che vale 11 punti di PIL e 2 milioni di posti di lavoro, oltre a garantire la esigibilità di un diritto che la Costituzione definisce fondamentale. Se si vuole salvaguardare presente e futuro della più grande infrastruttura sociale del paese, occorre partire dal suo capitale umano e dal miglioramento delle condizioni in cui esso esercita il proprio lavoro, aprendo le porte ai giovani”.

Per l’Anaao serve dunque ora, non a futura memoria, una soluzione nazionale ad una questione nazionale. “Se passa questo treno – conclude Palermo –  Parlamento e Governo finiscono con il legittimare l’apertura a pensionati, cooperative, caporalato, esternalizzazione dando via libera alla migrazione dei giovani all’estero a spese del Paese.

 

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riduzione automatica degli stipendi dei medici

Secondo l’Associazione sarebbe in atto un  meccanismo di riduzione automatica degli stipendi che erode gli aumenti contrattuali

“Per la Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del SSN, è da tempo in atto un meccanismo di riduzione automatica degli stipendi che erode gli aumenti contrattuali, peraltro ancora da definire, e falcidia il loro potere d’acquisto ed il loro valore nominale”.

E’ quanto denuncia l’Anaao Assomed, spiegando come “per effetto del decreto legge 75/2017 della Ministra Madia, che reitera una disposizione contenuta nel decreto legge 122/2010, la Retribuzione Individuale di Anzianità, in pratica le risorse ad personam derivanti da classi e scatti del personale assunto prima del 1996, viene sottratta dalla massa salariale quando tale personale va in pensione, incamerata dalle aziende sanitarie come risparmi e dispersa in mille rivoli.

“Ne consegue – sottolinea il segretario dell’Associazione Carlo Palermo –  che la massa salariale dei dipendenti si riduce progressivamente e, in particolare, si sancisce che la retribuzione media dei giovani cala automaticamente con il passare degli anni. Un meccanismo infernale che di fatto rende nulli i benefici, peraltro scarsi, dei rinnovi del CCNL”.

Per il rappresentante sindacale  si tratta non solo di una questione quantitativa, ma anche qualitativa.

I fondi per il trattamento accessorio, cui viene sottratta la RIA, servono infatti  a remunerare guardie e reperibilità, lavoro notturno e festivo, a incentivare la produttività, a valorizzare il merito.

“La Ministra della Salute – aggiunge –  nel momento della sospensione dello sciopero della Dirigenza medica e sanitaria, ha assunto l’impegno a discutere la questione con il MEF con il fine di liberare risorse utili al raggiungimento dell’obiettivo di adeguare i nostri stipendi, fermi da 10 anni, a quelli del resto d’Europa. Purtroppo i vari decreti attualmente in discussione in Parlamento reiterano lo scippo di risorse contrattuali dei Dirigenti del SSN, andando a precostituire un nuovo tetto individuale riferito al personale in servizio nel 2018. In pratica, legittimando una scala mobile al ribasso che crea disagio e difficoltà anche nell’incentivare giovani medici specialisti al lavoro nel servizio pubblico, in netto svantaggio competitivo nei confronti del lavoro privato oltre che delle offerte avanzate da strutture ospedaliere estere”.

“Occorre un intervento legislativo urgente – conclude Palermo – che ponga fine a quella che è senza ombra di dubbio una riduzione automatica della massa stipendiale, una scala mobile all’incontrario, una scala ignobile che punisce il lavoro di chi opera a garanzia della esigibilità di un diritto costituzionale. Non si tratta di reperire nuovi finanziamenti bensì di sospendere la riduzione delle risorse esistenti già coperte dal bilancio dello Stato, mettendo riparo ad una discriminazione inaccettabile a scapito di tutto il lavoro pubblico, specialmente di quello effettuato all’interno del SSN. La cui salvaguardia comincia da qui”.

 

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FORMAZIONE SPECIALISTICA POST LAUREA, ANAAO: BENE AUMENTO DELLE BORSE

 

formazione specialistica post laurea

Palermo: l’aumento dei contratti di formazione specialistica post laurea rappresenta una buona notizia per il Ssn, ma rimane aperto il problema dell’imbuto formativo

“Una buona notizia per il futuro del SSN. Così il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo commenta l’annuncio dell’aumento dei contratti di formazione specialistica post laurea fatto dal Ministro Giulia Grillo. Un incremento che, per il rappresentante sindacale, costituisce “un segno tangibile dell’impegno profuso dal dicastero per risolvere il problema della futura carenza di specialisti”.

“Considerando anche l’aumento delle borse per il corso di formazione dei Medici di Medicina Generale – aggiunge Palermo – per la prima volta avremo un’offerta formativa, circa 10.000 posti tra i due percorsi, superiore al numero dei laureati per l’anno accademico 2018/2019, stimato in circa 9.000”.

L’Anaao sottolinea, tuttavia, come rimanga ancora aperto il problema dell’imbuto formativo, “il limbo in cui vivono sospesi tra rabbia, precarizzazione e voglia di emigrare, i medici che negli anni passati non hanno superato la selezione per entrare in uno dei due percorsi”.

Si tratta di circa 8.000 camici bianchi, numero che rischia di aumentare in modo considerevole nei prossimi anni per il raggiungimento della laurea da parte degli studenti iscritti dai Tar alla Scuola di  Medicina e Chirurgia negli anni accademici 2013/14 e 2014/15”.

“Esistono due vie – ribadisce il Segretario dell’Anaao – per affrontare con razionalità il problema avendo cura anche dell’impegno economico. La prima è il recupero dei contratti non assegnati a vario titolo dal MIUR, seguendo la recente sentenza del Tar Lazio. La seconda è permettere l’assunzione, anche a tempo determinato, degli specializzandi dell’ultimo anno, in caso di carenza di specialisti nei concorsi banditi dalle Aziende sanitarie, passandoli ad un contratto di dirigente in formazione e recuperando i contratti di formazione così svincolati. Sono circa 6.000 per l’anno accademico 2018/2019 e da settembre si aggiungono altri 6.000 per l’anno accademico 2019/20.  Insieme ai neo specialisti formati negli ultimi tre anni – conclude Palermo – rappresentano una platea importante su cui  si può fondare il rinnovamento del nostro SSN senza inseguire le soluzioni tanto fantasiose quanto sterili propugnate in queste settimane dalle Regioni che non riescono a celare l’intento di costruire una sanità low cost”.

 

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blocco della libera professione

Per l’Associazione dei medici e dirigenti del Ssn l’esercizio della libera professione intramoenia è un diritto che può essere sospeso solo nei casi indicati dalla legge nazionale e dal contratto

Esercitare la libera professione intramoenia è un diritto dei medici e dirigenti sanitari. Di fronte ai tentativi di scardinare questo diritto ad opera di alcune Regioni che, nel dare applicazione al Piano Nazionale per le liste d’attesa, hanno introdotto il potere per le Aziende sanitarie di sospendere unilateralmente l’esercizio della LPI, l’Anaao Assomed ha diffidato i Presidenti delle Regioni, gli Assessori alla salute e i Direttori Generali delle aziende sanitarie dal sospendere la LPI al di fuori dei casi indicati dalla legge nazionale e dal contratto. In caso contrario l’Associazione metterà in campo tutte le iniziative legali per tutelare i diritti dei colleghi iscritti.

Di seguito il testo della diffida

La scrivente organizzazione sindacale ANAAO-ASSOMED, nella persona del Segretario Nazionale dott. Carlo Palermo, 

PREMESSO CHE 

– la legislazione speciale della dirigenza sanitaria, di cui al d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, garantisce ai dirigenti medici e sanitari che hanno optato per il rapporto di lavoro esclusivo, il diritto soggettivo “all’esercizio di attività libero professionale individuale, al di fuori dell’impegno di servizio, nell’ambito delle strutture aziendali individuate dal direttore generale d’intesa con il collegio di direzione…” (v. art. 15-quinquies, comma 2, lett. a), D.lgs. n. 502 del 1992); 

– la medesima normativa, al fine di assicurare un “corretto ed equilibrato rapporto” tra attività libero professionale e attività istituzionale e di “concorrere alla riduzione progressiva delle liste di attesa”, stabilisce che la libera professione non può comportare un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per i compiti istituzionali, demandando esclusivamente alla disciplina contrattuale nazionale la definizione del corretto equilibrio tra le due tipologie di attività nel rispetto di determinati principi di legge; 

– nello specifico, l’art. 15-quinquies, comma 3, del d.lgs. n. 502/92, dispone che “La disciplina contrattuale nazionale definisce il corretto equilibrio fra attività istituzionale e attività libero professionale nel rispetto dei seguenti principi: l’attività istituzionale è prevalente rispetto a quella libero professionale, che viene esercitata nella salvaguardia delle esigenze del servizio e della prevalenza dei volumi orari di attività necessari per i compiti istituzionali; devono essere comunque rispettati i piani di attività previsti dalla programmazione regionale e aziendale e conseguentemente assicurati i relativi volumi prestazionali ed i tempi di attesa concordati con le équipe; l’attività libero professionale è soggetta a verifica da parte di appositi organismi e sono individuate penalizzazioni, consistenti anche nella sospensione del diritto all’attività stessa, in caso di violazione delle disposizioni di cui al presente comma o di quelle contrattuali”; 

– inoltre, la Legge 3 agosto 2007, n. 120 (recante “Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre norme in materia sanitaria”) nel fissare i principi che le Regioni devono seguire per disciplinare il corretto esercizio dell’ALPI, individua tra questi, da un lato, la “prevenzione delle situazioni che determinano l’insorgenza di un conflitto di interessi o di forme di concorrenza sleale e fissazione delle sanzioni disciplinari e dei rimedi da applicare in caso di inosservanza delle relative disposizioni, anche con riferimento all’accertamento delle responsabilità dei direttori generali per omessa vigilanza;” e dall’altro, “il progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria, al fine di assicurare che il ricorso a quest’ultima sia conseguenza di libera scelta del cittadino e non di carenza nell’organizzazione dei servizi resi nell’ambito dell’attività istituzionale” (art. 1, comma 4, lett. e) ed f), Legge 120/2007); 

– le richiamate disposizioni legislative che regolano la libera professione sanitaria intramuraria, così come più volte affermato dalla Corte Costituzionale (v. sentenze n. 301 del 2013, n. 371 del 2008 e n. 181 del 2006), rientrano nella materia concorrente «tutela della salute» e costituiscono principi fondamentali dell’ordinamento ai sensi dell’art. 117 Cost., la cui individuazione è riservata alla legislazione statale;

– coerentemente con le norme di legge, la contrattazione collettiva della dirigenza medica e sanitaria – dopo aver previsto che l’attività libero professionale intramuraria si svolge secondo le modalità stabilite dalle aziende nel rispetto dei criteri generali fissati dal CCNL – dispone che l’esercizio dell’ALPI “non deve essere in contrasto con le finalità e le attività istituzionali dell’azienda e lo svolgimento deve essere organizzato in modo tale da garantire l’integrale assolvimento dei compiti di istituto e da assicurare la piena funzionalità dei servizi. A tal fine, l’attività libero professionale intramuraria non può globalmente comportare, per ciascun dirigente un volume di prestazioni o un volume orario superiore a quello assicurato per i compiti istituzionali”. Per rendere effettivo tale limite, “l’azienda negozia in sede di definizione annuale di budget, con i dirigenti responsabili delle e´quipes interessate, nel rispetto dei tempi concordati, i volumi di attività istituzionale che devono essere comunque assicurati in relazione alle risorse assegnate. Di conseguenza concorda con i singoli dirigenti e con le equipes interessate i volumi di attività libero-professionale intramuraria che, comunque, non possono superare i volumi di attività istituzionale assicurati, prevedendo appositi organismi paritetici di verifica ed indicando le sanzioni da adottare in caso di violazione di quanto concordemente pattuito” (v. art. 54, commi 3 e 4, Ccnl 8.6.2000);

– dal descritto quadro normativo si evince che: a) il corretto rapporto tra i volumi di attività istituzionale e quelli di attività LPI, così come i tempi d’attesa richiesti per l’esecuzione delle prestazioni, sono definiti sulla base di una procedura negoziata tra azienda e dirigenti che tiene conto delle risorse assegnate alla singola struttura; b) la sospensione del diritto all’esercizio dell’ALPI del singolo dirigente può applicarsi solo sulla base di un’accertata violazione dei limiti fissati dalla contrattazione collettiva e dai regolamenti aziendali per il corretto esercizio della libera professione, sicché presuppone un inadempimento del dirigente il cui accertamento deve essere oggetto di procedimento disciplinare; 

CONSIDERATO CHE 

– il recente Piano Nazionale di governo delle liste d’attesa per il triennio 2019-2021 (PNGLA), nel dettare le linee di intervento che le singole Regioni devono rispettare nell’adozione dei propri piani regionali, ha disposto l’attuazione del c.d. blocco dell’attività libero professionale intramuraria in caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi individuati dalle disposizioni regionali; 

– nel recepire la predetta Intesa, diverse Regioni, hanno introdotto il potere per le Aziende sanitarie di sospendere unilateralmente l’esercizio della libera professione intramuraria dei dirigenti sanitari, nei casi in cui si verifichi uno squilibrio tra le liste di attesa per l’attività istituzionale e quelle per l’ALPI e/o di superamento dei tempi di attesa massimi stabiliti nei piani regionali di governo delle liste d’attesa in assenza di negoziazione tra le parti; 

– tali misure sono da ritenersi illegittime in quanto limitano il diritto soggettivo del dirigente medico all’esercizio della libera professione intramuraria al di fuori dei casi e delle condizioni stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, introducendo arbitrariamente una fattispecie sanzionatoria, quale la sospensione dell’ALPI, non correlata a una specifica condotta colposa del dirigente, ma condizionata da possibili fattori esterni ed eteroimposti al rapporto di lavoro, come ad esempio la carenza di risorse umane per garantire le prestazioni istituzionali, le disfunzioni organizzative nella gestione delle liste d’attesa, la mancata programmazione e pianificazione dei fabbisogni in relazione ai volumi prestazionali richiesti per l’esecuzione delle prestazioni, ecc; 

– le disposizioni inserite in un atto d’intesa Stato-Regioni costituiscono norme di rango secondario rispetto alla norma primaria di cui essi sono attuazione, per cui le stesse non possono limitare o ledere i diritti soggettivi riconosciuti dalla legge e, nel caso di specie, escludere il diritto all’esercizio della LPI in contrasto con la disciplina dettata dalla fonte superiore;  

– per tali ragioni, l’attuazione in concreto delle disposizioni regionali sul blocco della LPI da parte delle singole aziende sanitarie, costituirebbe un illecito contrattuale con conseguente obbligo risarcitorio per i danni patrimoniali subiti dai dirigenti, anche a titolo di perdita di chance; 

Tanto premesso e considerato, l’ANAAO-ASSOMED  

DIFFIDA 

i destinatari della presente dal sospendere l’attività libero professionale intramuraria dei dirigenti medici e sanitari in regime esclusivo al di fuori dei casi indicati dalla legge nazionale e dalla contrattazione collettiva, con avviso che in difetto darà impulso alle opportune iniziative legali a tutela dei diritti dei propri iscritti. 

Carlo Palermo
Segretario Nazionale Anaao Assomed

 

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salvaguardia del ssn

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“Limitare l’invadenza delle autonomie differenziate, un Robin Hood alla rovescia che vuole finanziare la sanità dei ricchi con i soldi di quella dei poveri, sulla cui costituzionalità anche il Ministro delle Finanze ha espresso più di un dubbio, è cosa buona e giusta”. Così il segretario generale dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo, commenta una recente intervista rilasciata a “Il Messaggero” dalla Ministra della Salute Giulia Grillo che – sottolinea il rappresentante sindacale –  “si segnala per la perentorietà delle affermazioni a salvaguardia del SSN, “la più grande opera infrastrutturale del nostro Paese”, fino al categorico “non lo smantellerò”, che l’Anaao Assomed apprezza assicurando ampio sostegno”.

Il solo gioco di difesa, però – evidenzia Palermo – non è più sufficiente”. Per rilanciare il SSN, infatti, “occorre contrastare gli altri elementi della tempesta perfetta in corso”.

“A cominciare dalla crisi, non solo numerica, di quel personale il cui sacrificio economico è stato il fattore decisivo per la tenuta dei conti pubblici in questi anni assicurando miliardi di risparmio sul costo del lavoro. Il nuovo vestito di arlecchino che le Regioni stanno confezionando nel tentativo affannoso, ma non privo di lucidità, di raccattare specialisti per servizi sanitari che hanno contribuito a desertificare, nasce da creative politiche del personale con le quali esercitano l’autonomia voluta senza nemmeno passare per il Parlamento. Pur di continuare a fare cassetta, cercano lavoro da pagare al massimo ribasso, eludendo gli obblighi contributivi e perseguendo un progetto di impoverimento professionale della sanità pubblica, e del suo capitale umano, che oggi vale quanto le azioni della Lehman Brothers dopo il 15 settembre 2008. Ormai il lavoro medico è sbriciolato al punto che non esistono più parole per definirlo: a gettone, in affitto, a partita iva, in pensione, senza specializzazione ma con formazione nazionale o fatta in casa, esternalizzato, atipico e precario comunque. L’attacco allo stato giuridico mira al wash out della Dirigenza medica e sanitaria ed al trasferimento delle sue competenze professionali, malgrado l’essere in prima linea a fare fronte con risorse in calo ad una domanda di salute crescente e complessa, esposta alla delegittimazione sociale ed a rischi incrementali, anche di aggressione fisica, con stipendi inchiodati al 2010 grazie al blocco decennale dei contratti di lavoro ed allo scippo continuo delle risorse accessorie”.

“Sullo sfondo, un’abile strategia di marketing spinge la resistibile ascesa dei fondi sanitari e delle mutue aziendali, cui una improvvida manina ha anche concesso i benefici fiscali del terzo settore, a spese ancora una volta della fiscalità generale. L’offerta di prestazioni prevalentemente sostitutive, spesso inappropriate, spinge al consumismo sanitario e all’incremento della spesa sia privata che pubblica. Mentre il SSN è in apprensione per la sorte dell’incremento promesso dalla Legge di Bilancio 2019 per il biennio 2020-21, comunque lontano da quanto previsto dal Contratto di Governo che, però, per la sanità rischia di diventare carta straccia”.

“Salvaguardare il SSN significa ricordare che non è un pozzo senza fondo, ma un investimento con il migliore rapporto in Europa tra costi e risultati, esiti clinici eccellenti in malattie a forte impatto sociale, come quelle cardiovascolari o neoplastiche, con un valore economico, considerando i settori produttivi collegati, pari a circa l’11% del PIL che fornisce lavoro ad oltre 2 milioni di cittadini”.

“La Ministra – conclude Palermo – per l’impegno profuso, non può adattarsi al ruolo di fuggevole comparsa ma essere protagonista della sanità italiana nel rilanciare il Ssn, assicurando i finanziamenti indispensabili e fornendo risposte concrete alla svalutazione del lavoro, che ne è valore fondante, e una riforma nazionale della formazione post lauream che anticipi la età di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e valorizzi le capacità formative degli ospedali. Il tempo degli annunci è scaduto”.

 

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primo maggio

Per l’Associazione dei medici e dirigenti del Ssn la ricorrenza del primo maggio cade in un periodo di grave crisi professionale in cui mancano certezze

La festa del primo maggio “cade in un periodo di grave crisi professionale dovuta alla mancanza di certezze per chi, medici e dirigenti sanitari, lavora nella sanità italiana”. Lo testimonia, secondo l’Anaao Assomed,  l’enorme eco dei dati diffusi dalla stessa Associazione sulla carenza di professionisti nelle corsie degli ospedali che sta diventando una vera e propria emergenza nazionale.

“E i rimedi proposti – sottolinea il presidente Carlo Palermo – sono peggiori del male. Da più parti si prospettano soluzioni fantasiose che mal celano la reale intenzione di privatizzare il nostro sistema sanitario. La ricorrenza – aggiunge – coincide anche con una trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro 2016-2018 ferma in una inaccettabile fase di stallo”. Il tutto “dopo 10 anni di blocco imposto dai governi precedenti”.

“Alla soluzione del disagio dei medici e dirigenti sanitari può contribuire – evidenzia il rappresentante sindacale -anche lo strumento contrattuale recuperando ruolo e dignità del lavoro che svolgiamo a garanzia di un diritto costituzionale, per fermare le denunce che ci giungono quotidianamente da parte dei Colleghi per le insostenibili condizioni di un lavoro sempre più precario, per sollevarli dal diffuso burnout e arginare le fughe verso il privato o, peggio, verso altri paesi dove valorizzazioni professionali, condizioni di lavoro e stipendi sono di gran lunga più soddisfacenti”.

L’Anaao ribadisce dunque le soluzione proposte per far fronte a tale situazione allarmante.

  • attivare i concorsi a tempo indeterminato perché le carenze attuali (circa 10 mila specialisti) sono essenzialmente dovute al blocco del turnover partito nel 2009;
  • assumere a tempo determinato gli specializzandi dell’ultimo anno, modificando la legislazione vigente: sono circa 6.200 e potrebbero fornire un contributo superiore a quello di un neolaureato;
  • incrementare i contratti annuali per la formazione post laurea portandoli ad almeno 10 mila;
  • assumere neo laureati con contratto di Lavoro/Formazione inserito in un percorso unico ed omogeneo di acquisizione del titolo di specialista;
  • valorizzare il lavoro in ospedale garantendo adeguati incrementi economici con il contratto 2016/2018 ed aprendo in tempi rapidi quello 2019/2021, il cui finanziamento appare al momento largamente insufficiente;
  • utilizzare la Ria (retribuzione individuale di anzianità), oggi dispersa in mille rivoli aziendali, per remunerare il disagio e costruire un percorso di carriera professionale;
  • rivalutare l’indennità di esclusività ferma ai valori del 2000.

“La politica – conclude Palermo – ora deve farsi carico delle soluzioni adeguate per salvare la sanità pubblica ed il lavoro dei professionisti da un imminente default. Non bastano buoni propositi o dichiarazioni dal sapore pre-elettorale. Non c’è più tempo da perdere: dobbiamo intervenire subito per sostenere e difendere il lavoro nella sanità pubblica, l’unico in grado di mantenere e migliorare le condizioni di salute dei cittadini italiani, salvaguardando i principi di universalità, equità e solidarietà. Faremo tutto il possibile affinché la politica ci dia risposte adeguate alla gravità dei problemi che viviamo”.

 

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VETI SINDACALI SULLE RIFORME, ANAAO CONTRO AFFERMAZIONI GRILLO

L’Associazione dei medici e dirigenti del Ssn replica a quanto sostenuto dal Ministro della Salute in relazione a presunti veti sindacali sulle riforme del sistema sanitario

“L’Anaao Assomed condivide alcuni passaggi dell’audizione della Ministra della Salute alla Commissione parlamentare per il federalismo fiscale. Tuttavia, respinge con forza il tentativo di attribuire il non fatto ad inesistenti veti sindacali”. L’Associazione replica così alle affermazioni della titolare del dicastero di Lungotevere Ripa sulla mancata realizzazione delle riforme del sistema sanitario.
“La Ministra – si legge in una nota –  ha certamente ragione ad affermare che nei sistemi complessi ad ogni delega deve corrispondere un aumento del contropotere del delegante e che in anni di federalismo imperante è clamorosamente mancato, se non nel definanziamento e nei blocchi, il ruolo del governo centrale a garanzia dell’art 32 della Costituzione e dell’unitarietà e universalismo del Ssn. Principi fondanti della L.833/78, insieme con il contrasto alle diseguaglianze, specie tra Nord e Sud, cresciute invece a dismisura, come non da ora l’Anaao denuncia, con il rischio di diventare divaricazioni che mettono a dura prova la stessa unità nazionale. Ed ha ancora ragione a volere cambiamenti nel riparto del FSN, “che sia centrato effettivamente sui problemi di salute dei pazienti e le esigenze della popolazione”, nella gestione dei fattori produttivi, superando la logica dei silos, nella griglia LEA, che più della metà delle Regioni nemmeno riesce a garantire”.

Tuttavia, secondo l’Associazione dei medici e dirigenti del Ssn, Grillo sbaglia  a volere aumentare, le prerogative regionali in tema di organizzazione e personale.

“Un Ministro non può non sapere che, in questi anni, le Regioni non si sono risparmiate nulla in tema di aziende zero, aziende 1, gigantismi organizzativi, che hanno allontanato la responsabilità decisionale dai territori e sfilacciato le reti cliniche, taglio degli incarichi gestionali dei medici in nome della demagogia della lotta agli sprechi. Lasciando però aperte strutture al di sotto di standard minimi organizzativi, come ricorda Milena Gabbanelli. E che nella gestione del personale, tramite le aziende, già hanno mano libera, sentendosi sciolte da leggi e contratti, in un delirio da padroni delle ferriere”.
“Quanto alla ‘questione delle questioni’, cioè la crisi delle risorse umane, eccezionale per numeri e misura della svalorizzazione del lavoro ospedaliero, certo essa viene da lontano, ma difficile non vedere che viene gestita dal governo del cambiamento con i pannicelli caldi. Accompagnando ad un insufficiente aumento dei contratti di formazione specialistica, un contraddittorio superamento di fatto del numero programmato al corso di laurea, uno spreco di risorse e nello stesso tempo un aggravamento del problema a medio termine. E tenendo sullo stesso tavolo il contratto unico di lavoro-formazione insieme con secondi e terzi canali, figli delle maggiori autonomie regionali.
Sicuramente la crisi del capitale umano del SSN esige, come da tempo l’Anaao chiede, soluzioni diverse e straordinarie, sulle quali, però, la Ministra non ha avviato un confronto, compresa l’apertura dei concorsi agli specializzandi. Ai quali, però, è stata destinata la panchina, evitata ai corsisti in Medicina Generale.
“Ha torto marcio la Ministra nel tornare ad attribuire colpe ai sindacati, sembrando vagheggiare, sulle orme dei precedenti governi, l’eclissi dei corpi intermedi, quasi un retaggio storico lasciato al passo dalla modernità che corre”.
“I sindacati saranno anche troppi, ma sono diversi per forza di rappresentanza e capacità di analisi e proposta, ed esercitano una funzione essenziale nella mediazione dei conflitti sociali. E commette un errore a lasciare sullo sfondo il rinnovo del CCNL, atteso da 10 anni dai Medici dipendenti, unico strumento per dare risposte alle innegabili differenze dei loro lavori e rimedi a disagio e fermo retributivo che ne mortificano l’attrattività. Meglio farebbe ad intestarsi politicamente la responsabilità della soluzione, come pareva volere fare dopo lo sciopero del 23 novembre 2018”.
 
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