Tags Posts tagged with "antibiotico resistenza"

antibiotico resistenza

0
spincar

Il progetto italiano Spincar vuole arginare l’antibiotico resistenza nel nostro paese e arrivare “al 2021 con risultati vicini ai paesi virtuosi”

Al via Spincar, il sistema italiano per contrastare l’antibiotico resistenza nelle aziende sanitarie e nelle comunità.

Il progetto – (Supporto al Piano Nazionale di Contrasto Antibiotico resistenza) operativo del Ssn per lo sviluppo degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza voluto dal Ministero della Salute – prende il via nel corso del Convegno Implementare il Piano Nazionale per il Contrasto all’Antimicrobico resistenza nel Ssn.

Partecipano allo sviluppo del Sistema Spincar l’Istituto Superiore di Sanità, le Regioni, l’Agenzia Sanitaria Emilia Romagna, l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, le Università di Torino, Catania e Milano, coordinati tutti dall’Università di Udine coadiuvata dall’Azienda Sanitaria Integrata

Come funziona Spincar

Gli esperti riuniti nel Convegno si organizzeranno in gruppi di lavoro per discutere e condividere lo strumento di lavoro, un questionario che servirà a scattare una fotografia sul reale stato dell’arte delle misure applicate oggi per contrastare l’antibiotico resistenza in Italia e per misurarne i progressi.

Una piattaforma informatica, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, terrà conto dell’avanzamento del Sistema Spincar, registrando i risultati sull’applicazione degli standard che permetterà di capire sia lo stato attuale sia i progressi del programma.

Diversi esperti che lavoreranno nel Sistema realizzeranno poi “site visites” per supportare Regioni e Aziende nella realizzazione di misure di prevenzione da adottare per il contrasto alle infezioni ospedaliere e valorizzare le migliori pratiche.

«Abbiamo voluto questo piano perché era sempre più necessaria un’azione italiana sinergica e coordinata sull’antibiotico resistenza nel nostro Paese – affermano Claudio D’Amario Stefania Iannazzo, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute –  il nostro obiettivo, attraverso questo sistema, e con un approccio One Health, è quello di arrivare a marzo 2021 con percentuali più vicine a quelle di Paesi Europei più virtuosi oltre che ad una maggiore consapevolezza nei cittadini dell’importanza dell’uso appropriato degli antibiotici»

Antibiotico resistenza in Italia

Un terzo delle infezioni legate alla resistenza agli antibiotici di tutta Europa avviene in Italia secondo le più recenti stime internazionali basate sui dati della Rete di Sorveglianza Ar-Iss e la situazione, come afferma il Report dettagliato pubblicato oggi proprio da AR-ISS cambia da area a area nel Paese.

Mezzo milione di persone– sottolinea l’Iss – ogni anno in Italia contrae un’infezione ospedaliera e la maggior parte di queste sono dovute a germi resistenti agli antibiotici come Klebsiella o Stafilococco.

In base ai dati della Rete Ar-Iss, se pure si registra una lieve diminuzione dell’antibiotico resistenza per quanto riguarda pneumococco sia per la penicillina che per la eritromicina, resta invece invariato rispetto allo scorso anno il numero di infezioni dovute a Klebsiella pneumoniae multiresistente, che sono circa duemila ogni anno”.

È necessario quindi un intervento mirato e concreto per arginare il problema. “Alcune Regioni hanno già iniziato a lavorare in questa direzione  per contrastare questo che è uno dei più importanti rischi per la Salute Pubblica – afferma Maria Luisa Moro, Direttore Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale Emilia Romagna – Il principale compito che porteremo avanti attraverso il Sistema sarà soprattutto quello di promuovere la diffusione di buone pratiche di dimostrata efficacia in tutto il resto del Paese e agire in modo coordinato per diminuire l’antibiotico-resistenza e rendere più sicure le cure ma anche le comunità”.

Barbara Zampini

 

Leggi anche

ANTIBIOTICO RESISTENZA: IL MONITO DELL’OMS PER PREVENIRLA E COMBATTERLA

ANTARCTICA, ECCO L’ALLEANZA UE CONTRO LA ANTIBIOTICO RESISTENZA

0
superbatteri resistenti ai farmaci

Nel nostro Paese si registra il maggior numero di morti a livello europeo causate da superbatteri resistenti ai farmaci

Mani poco pulite, abuso di antibiotici anche nel mondo animale, troppo turnover di pazienti in ospedali e residenze anziani per i pochi posti letto. Sono i principali fattori che fanno dell’Italia il Paese dell’UE in cui si registra il maggior numero di morti da superbatteri resistenti ai farmaci.

In Europa l’antibiotico-resistenza ha provocato in un anno 33.110 decessi soprattutto fra senior e bimbi nei primi mesi di vita. Un terzo delle vittime – oltre 10mila – riguardano il nostro Paese.

Il tema è in cima alle agende delle istituzioni di tutto il mondo. Tutte hanno elaborato algoritmi e linee guida per la gestione di quelli che gli esperti definiscono “numeri sconvolgenti”.

“Attualmente qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi quali polmoniti e sepsi, può essere causato da batteri antibiotico-resistenti”. A spiegarlo è Marco Tinelli, tesoriere della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali).

“Sembra un paradosso – osserva – ma anche una persona che non ha mai preso antibiotici corre il rischio di avere un’infezione da batteri resistenti”. Il rischio si presenta soprattutto se si trova in ospedale o nelle altre strutture di assistenza sanitaria. I batteri, infatti, non conoscono frontiere. “Le stesse resistenze che si trovano in Europa o negli Stati Uniti si possono evidenziare in villaggi sperduti in Africa e in America Latina”.

A livello internazionale, il 63% delle infezioni da superbatteri risulta correlato all’assistenza sanitaria e socio-sanitaria.

In Italia, secondo l’Iss, su 9 milioni di ricoveri ogni anno si riscontrano da 450mila a 700mila casi di infezioni ospedaliere (5-8% del totale degenti).

Tra le cause principali dell’antibiotico-resistenza “vi è sicuramente la scarsa tendenza a lavarsi frequentemente le mani”. E’ quanto emerge da una ricerca che sarà presentata a Milano, in occasione del VII Congresso Internazionale AMIT – Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali, in programma il 14 e 15 marzo.

In Italia, l’uso delle soluzioni alcoliche come detergenti risulta essere, secondo un report dell’Ecdc, tra i più bassi nell’Unione europea. Tra gli altri fattori scatenanti figurerebbe poi “la non oculata e inappropriata gestione degli antibiotici negli animali da allevamento e nel territorio per la prevenzione delle infezioni”, con un rischio di induzione di resistenze che coinvolge anche la salute umana. Le deiezioni degli animali, infatti, contengono batteri ad alta resistenza che si diffondono nei terreni circostanti gli allevamenti stessi, nelle acque di scolo e quindi nei fiumi e laghi.

Infine, “l’antibiotico-resistenza è dovuta al trasferimento genico delle resistenze da un batterio all’altro e all’esagerato turnover dei pazienti nelle strutture sanitarie (ospedali, Rsa) dovuto a una cronica mancanza di posti letto”.

 

Leggi anche:

ANTIBIOTICO RESISTENZA: IL MONITO DELL’OMS PER PREVENIRLA E COMBATTERLA

0
campagna informativa fimp

Al via la campagna informativa Fimp per sensibilizzare pediatri e genitori sulle eccessive prescrizioni – e relativo consumo – di antibiotici.

Il freddo si avvicina e, con esso, anche le prime influenze e le cure a base di antibiotici: da qui prende le mosse la campagna informativa Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri).

Questa intende sensibilizzare pediatri e genitori sul consumo e l’abuso di antibiotici.

Infatti, in Italia gli antibiotici rappresentano il 44% del totale di tutti i farmaci prescritti in età pediatrica. Solo lo scorso anno sono stati utilizzati dal 38% dei bambini.

Sono dati importanti, che fanno riflettere e ci collocano ai primi posti in Europa per consuo di antibiotici.

La campagna informativa Fimp parte proprio da qui per provare a invertire questa pericolosa tendenza.

“I Consigli di Mio, Mia e Meo” è questo il titolo della iniziativa lanciata dai pediatri e promossa su tutto il territorio nazionale.

La campagna è stata presentata in occasione della prima giornata del XII Congresso Nazionale Scientifico della Fimp dal titolo “Tutti i bambini…un unico stivale! “che fino a sabato Riva del Garda (TN) ospita oltre 1.000 specialisti in pediatria.

Secondo Paolo Biasci, Presidente Nazionale della Fimp, “troppo spesso si fa ricorso in modo indiscriminato agli antibiotici. La nostra Federazione ha deciso di avviare un progetto nazionale che vuole raggiungere milioni di famiglie grazie all’aiuto di tre simpatiche mascotte: Mio, Mia e Meo. Questi personaggi rappresentano due bambini e una bambina e sono i protagonisti dell’intera campagna”.

Nelle prossime settimane si distribuiranno negli studi dei pediatri di famiglia opuscoli e flyer con informazioni utili che derivano dalle evidenze scientifiche proprio per sensibilizzare sul tema degli antibiotici.

Inoltre, si troveranno sagomati da terra raffiguranti le tre mascotte con i messaggi della campagna e uno speciale game kit con un mini album di figurine. Le tre mascotte compariranno inoltre in brevi video di animazione che verranno diffusi on line.

Ma tutta la campagna informativa Fimp è finalizzata anche a sensibilizzare i pediatri.

“Noi stessi pediatri – prosegue Biasci – abbiamo bisogno di creare una nuova cultura su questo aspetto della nostra professione. Nei bambini circa l’80% delle infezioni è di origine virale. Tuttavia l’antibiotico viene impiegato in otto casi su dieci”.

Così facendo, però, si alimenta l’antibiotico-resistenza.

“Il nostro obiettivo come pediatri di famiglia deve essere duplice – ha dichiarato Mattia Doria, Segretario Nazionale della Attività Scientifiche della Fimp -: aumentare le buone pratiche cliniche collegate all’appropriatezza prescrittiva e combattere l’utilizzo non ragionato delle terapie antibiotiche per ridurre il rischio delle resistenze batteriche”.

Ed è proprio per tale ragione che la Fimp ha deciso di promuovere il Documento di Consensus sull’utilizzo giudizioso della terapia antibiotica nel trattamento delle patologie infettive in età evolutiva.

Proprio per scoraggiarne un uso improprio che, a lungo termine, potrebbe ridurne l’efficacia.

 

Leggi anche:

ASSOCIAZIONE UNICA EUROPEA DELLA PEDIATRIA: L’APPELLO DI FIMP

0
infezioni batteriche ospedaliere

I dati sulle infezioni batteriche ospedaliere descrivono una situazione ancora allarmante nel nostro Paese, con complicanze e morti, evitabili mettendo in pratica semplici regole di igiene, diagnosi rapida, accesso agevolato e regolato ai nuovi antibiotici

Le infezioni batteriche ospedaliere spaventano più di molte malattie. Su 9 milioni di ricoverati negli ospedali italiani, ogni anno si registrano da 450mila a 700mila casi. Le infezioni colpiscono dal 5% all’8% dei pazienti ricoverati, in special modo quelli assistiti nelle terapie intensive. Nell’ 1% dei casi tali infezioni sono mortali con circa 7mila decessi all’anno. L’impatto economico del fenomeno è stimabile in circa 1 miliardo di euro all’anno. Tale cifra grava sul bilancio sanitario e viene quindi sottratta ad azioni di prevenzione e a risorse per il corretto utilizzo dei nuovi antibiotici.

La resistenza agli antibiotici da parte di alcuni microrganismi rappresenta un ulteriore problema che nasce da un uso inappropriato degli antibiotici stessi. Per questo il Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica (Gisa) avanza alcune proposte per migliorare l’utilizzo degli antibiotici, per favorire l’accesso a quelli di nuova formulazione diminuendo l’uso inappropriato, perciò inutile, degli stessi, e per ridurre il rischio infettivo dei pazienti in ospedale.
Questo può avvenire a partire da una maggiore attenzione alle buone pratiche assistenziali, dalla necessità di promuovere le vaccinazioni tra gli adulti, i soggetti a rischio e tra gli operatori ospedalieri, dal potenziamento dei servizi di microbiologia e da un forte coinvolgimento dei farmacisti ospedalieri.

A Capri gli specialisti hanno fatto il punto sulla situazione attuale nel nostro Paese, mettendo l’accento su nuove proposte per contrastare l’antibiotico-resistenza.

“Oggi i nuovi antibiotici non sono considerati, a rigore di definizione, farmaci innovativi, in quanto rappresentano una evoluzione di farmaci già esistenti. Non godono quindi di percorsi che ne favoriscano un rapido e facile accesso e non hanno allocazione di risorse dedicate – afferma il professor Francesco Menichetti, presidente Gisa –; la necessità di accedere a questi nuovi farmaci impone una revisione delle regole (scheda AIFA, restrizione prescrittiva) che non vada verso una insensata liberalizzazione bensì consideri procedure che permettano, definiti chiaramente gli ambiti di potenziale utilità, l’accesso rapido da parte di specialisti che trattano pazienti con infezioni gravi, per i quali tali farmaci potrebbero essere un salva-vita”.

Fattore determinante per contrastare l’antibiotico-resistenza è la lotta alle infezioni ospedaliere, per cui l’Italia rimane maglia nera in Europa.

“Nel nostro Paese il livello di antibiotico-resistenza è fra i più elevati d’Europa, con una percentuale annuale di pazienti infetti fra il 7 e il 10%. Al momento non abbiamo purtroppo un sistema efficiente di rilevazione delle infezioni ospedaliere e non possiamo stimare con certezza l’impatto delle stesse sulla popolazione in ospedale; esistono però sistemi di rilevazione dell’antibiotico – resistenza abbastanza puntuali e che ci confermano che la situazione non è buona, soprattutto quanto riguarda i germi Gram Negativi – aggiunge la dottoressa Stefania Iannazzo, Medico Responsabile della struttura semplice “Programmi vaccinali, AMR e ICA”, Direzione Generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute -. Uno dei fattori determinanti per ridurre le infezioni ospedaliere è limitare l’uso, spesso improprio, degli antibiotici. Nonostante alcune campagne del ministero della Salute, in generale si fa poca informazione sull’uso degli antibiotici”.

Una fotografia sulla situazione europea, secondo il recente report 2016 dell’ECDC (European Center of Disease Control and Prevention), mostra che i Paesi del Centro e del Sud dell’Europa sono quelli a più alta incidenza di germi MDR. Batteri Gram-positivi, come Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), e Gram negativi, come Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa ed Acinetobacter baumannii resistenti ai carbapenemi, sono le specie di microrganismi MDR che più spesso sono alla base di infezioni ospedaliere gravi e potenzialmente fatali.

Nel nostro Paese la percentuale di MRSA e di Escherichia coli resistenti alle cefalosporine risulta tra il 25% e il 50%.

Ancora più preoccupante è la situazione relativa a Klebsiella pneumoniae, per cui la percentuale di ceppi resistenti alle cefalosporine risulta superiore al 50% e quella di ceppi resistenti ai carbapenemi tra il 25 e il 50%. Allarmante soprattutto il quadro per Acinetobacter baumanii, la cui percentuale di resistenza combinata ad aminoglicosidi, fluorochinoloni e carbapenemi resta superiore al 50%.

Secondo un’indagine presentata la scorsa settimana da Assosalute, l’antibiotico è la prima soluzione per il 15% degli italiani per bloccare l’influenza. Teoria errata, visto che gli antibiotici contrastano i batteri e non i virus, e la loro azione può essere pericolosa per la possibilità di alterare la flora batterica delle prime vie respiratorie, con l’eventualità di favorire una superinfezione da parte di un microrganismo resistente.

“Ancora troppo spesso gli antibiotici vengono utilizzati impropriamente, visto che per curare l’influenza l’antibiotico non serve – ricorda Pierluigi Lo Palco, professore di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Pisa -. Ed è l’utilizzo improprio a far scattare le resistenze batteriche. Per questo è fondamentale vaccinarsi ed è importante che si vaccinino gli operatori sanitari. Insieme a quello per l’influenza, un altro vaccino per cui esistono evidenze molto chiare è quello contro lo Pneumococco, causa di infezioni batteriche molto gravi. L’uso massivo della vaccinazione non solo diminuisce il ricorso agli antibiotici per curare questo tipo di patologie, ma fa sì che vengano sempre più ridotti i ceppi di questo batterio, resistenti agli antibiotici”.

Lo sviluppo di nuovi antibiotici ha aperto nuove possibilità terapeutiche.

La capacità di questi microrganismi di sviluppare meccanismi di resistenza anche nei confronti delle ‘neonate molecole’ rende comunque necessario un approccio multidisciplinare, multiforme e multi-istituzionale. “Per questo – conclude Menichetti – per contrastare efficacemente queste specie di ‘microrganismi intelligenti’ è necessaria non solo la ricerca, per lo sviluppo di nuove molecole che riescano a bypassare i meccanismi di resistenza dei batteri MDR, ma anche e soprattutto strategie di controllo delle infezioni, sorveglianza, buon uso degli antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale, formazione, educazione di personale sanitario e dei cittadini anche mediante i nuovi mezzi di comunicazione e il coinvolgimento delle Istituzioni”.

 

Leggi anche:

RESISTENZA ANTIMICROBICA, UE: ESSENZIALE CORRETTO USO DEGLI ANTIBIOTICI

0
Antarctica, ecco l'alleanza Ue contro la antibiotico resistenza

Si chiamerà Antarctica, acronimo di Antimicrobial Resistance Critical Care, la alleanza dell’Unione europea contro la antibiotico resistenza

Antarctica è l’acronimo di Antimicrobial Resistance Critical Care ed è il nome della nuova alleanza europea per il contrasto alla resistenza antimicrobica nelle unità di terapia intensiva ospedaliere.

Un progetto importante e innovativo, quello di Antarctica, che verrà presentato sabato in occasione della Giornata europea degli antibiotici.

L’idea è stata anticipata a Santa Margherita Ligure durante il convegno della Sita, la Società italiana di terapia antinfettiva.

Antarctica è nata dall’unione tra le due più importanti società scientifiche europee nel campo delle malattie infettive e della terapia intensiva.

Si tratta della Escmid (European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases) e della Esicm (European Society of Intensive Medicine).

Questo progetto vuole mettere a punto un manifesto per sensibilizzare i professionisti che operano nelle terapie intensive ospedaliere. Qui, infatti, c’è un uso consistente di antibiotici. CIò fa sì che i pazienti spesso siano più soggetti ad avere germi resistenti.

Secondo gli ultimi studi in materia, infatti, ogni anno sono circa 25mila i pazienti che contraggono infezioni antibiotico-resistenti.

Non solo. Ad oggi, almeno il 50% degli antibiotici viene usato in modo eccessivo o inappropriato.

Un trend negativo che in Europa è particolarmente forte. L’Italia, inoltre, è uno dei Paesi dove si registra il maggior consumo di questi farmaci, con 27,8 dosi ogni 1.000 abitanti al giorno.

Secondo Matteo Bassetti, infettivologo dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine e vicepresidente della Sita, il progetto è una “call to action”.

L’obiettivo dichiarato è quello di sensibilizzare sull’uso appropriato degli antibiotici.

Una idea che “mette insieme i più grandi esperti nel campo della patologia infettiva e cerca di dare degli sturmenti ai rianimatori per usare al meglio gli antibiotici”, ha dichiarato.

Il piano strategico di Antarctica è articolato in quattro ambiti.

Si tratta di promuovere un migliore uso degli antibiotici e migliorare le tecniche di diagnosi e cura.  Ma anche e soprattutto di incrementare gli studi clinici sui nuovi antibiotici e favorire la raccolta di dati europei in materia di sorveglianza.

La Sita ha poi lanciato le sue linee guida, messe a punto per gestire meglio le infezioni antibiotico-resistenti.

La tendenza futura è quella di trattare queste infezioni con più di un antibiotico, cioé con la cosiddetta terapia di combinazione.

Vale a dire, mediante l’uso di molecole come aminoglicosidi, polimixine, tigeciclina, fosfomicina e carbapenemase, oltre alla somministrazione di antibiotici per via inalatoria.

 

 

 

Leggi anche:

EVENTI AVVERSI DA ANTIBIOTICI, LI SPERIMENTA UN RICOVERATO SU CINQUE

0
Antibiotico resistenza stop uso antibiotici negli allevamenti

Il monito dell’Oms per prevenire l’antibiotico resistenza: stop all’uso degli antibiotici negli allevamenti e nell’industria alimentare

Un nuovo ed importante monito dell’Oms: smettere di usare gli antibiotici negli animali d’allevamento sani per prevenire l’antibiotico resistenza nell’uomo.

L’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito nuove linea guida per l’uso degli antibiotici negli animali che riguardano sia gli allevatori che le industrie alimentari. L’Oms raccomanda una “generale riduzione nell’uso di tutte le classi di antibiotici importanti in medicina in animali destinati alla produzione di cibo“.

Lo stop riguarda soprattutto gli animali sani che dovrebbero ricevere gli antibiotici “per la prevenzione di malattie solo – specifica l’Oms – nel caso in cui la patologia sia stata diagnosticata in altri animali dello stesso gregge, mandria o popolazione di pesci” e non per favorirne la crescita o prevenirne le malattie.

L’uso degli antibiotici negli allevamenti

Secondo l’Oms l’uso degli antibiotici negli animali non è necessario. Le stime parlano chiaro. In molti paesi, circa l’80% del consumo totale di antibiotici importanti per uso medico avviene nel settore animale.

Un uso improprio non solo nelle modalità ma anche nella scelta degli stessi antibiotici. Per l’organizzazione mondiale della sanità dovrebbero essere utilizzati solo gli antibiotici classificati come “meno importanti per la salute umana” e non quelli di “alta priorità”. I farmaci ad alta priorità sono infatti quelli utilizzati per curare le infezioni batteriche gravi negli umani.  

I metodi alternativi

Come ricorda la stessa Oms esistono dei metodi alternativi all’uso degli antibiotici molto efficaci.

Dal 2006 in Europa sono banditi gli antibiotici per promuovere la crescita animale. Obiettivo perseguibile con metodi alternativi.

 “La quantità di antibiotici usata negli animali sta – però – continuando a crescere nel mondo, guidata da una crescente domanda di cibo di origine animale spesso prodotto attraverso allevamenti intensivi”. Una situazione che porta a sviluppare nell’uomo l’antibiotico resistenza.

Cos’è l’antibiotico resistenza e quale la sua pericolosità?

L’antibiotico resistenza si verifica quando i batteri cambiano la loro risposta verso l’uso di questi farmaci. Questi batteri possono infettare sia gli uomini che gli animali e le infezioni che ne conseguono sono poi molto difficili da debellare rispetto a quelle causate da batteri non resistenti.  

La diffusione dell’antibiotico resistenza si deve a politiche sanitarie sbagliate, grazie alle quali molti antibiotici si possono acquistare senza prescrizione medica favorendone l’abuso non solo nelle industrie alimentari e negli allevamenti ma anche da parte della stessa popolazione. In alcuni Paesi del mondo mancano anche linee guida di trattamento standard che fanno sì che gli antibiotici sono spesso sovra-prescritti da medici e veterinari.

Il direttore generale Tedros Ghebreyesus fa un avvertimento molto importante: “La mancanza di antibiotici efficaci è una minaccia alla sicurezza altrettanto grave di una epidemia improvvisa e mortale“.

I pericoli dell’antibiotico resistenza

Oggi l’antibiotico resistenza è un problema di salute a livello mondiale, che necessita dell’impegno di tutte le istituzioni globali per essere eradicato.

Grazie al suo diffondersi è diventato sempre più difficile trattare – perché gli antibiotici hanno una ridotta efficacia – malattie infettive comuni come la polmonite, la gonorrea o la tubercolosi.

Ad essere in pericolo sono anche gli stessi processi della medicina moderna, in assenza di cure antibiotiche efficaci è impossibile, ad esempio, pensare di utilizzare tecniche mediche all’avanguardia nel campo della chirurgia.

Le implicazioni sanitarie sono molteplici e con esse i costi. Sviluppata l’antibiotico resistenza si dovranno curare i pazienti con farmaci molto più costosi dei “normali” antibiotici in commercio. Inoltre si aumenta il tempo di degenza negli ospedali con una lievitazione dei costi notevole per le famiglie e lo stesso sistema sanitario nazionale.

Un obiettivo comune

Combattere l’insorgere dell’antibiotico resistenza è un obiettivo comune che deve coinvolgere non solo gli allevamenti o le industrie alimentari ma anche tutta la popolazione e le istituzioni.

Bastano piccoli accorgimenti per trasformare il monito dell’Oms in una prassi il più possibile a carattere mondiale.

Cosa possono fare i cittadini: assumere antibiotici solo dietro prescrizione medica e seguire solo le indicazioni del proprio medico. Avere norme igieniche scrupolose, soprattutto nella manipolazione/preparazione del cibo e nei rapporti intimi. Effettuare tutte le vaccinazioni consigliate.

I professionisti sanitari devono attenersi alle linee guida per la prescrizione degli antibiotici. Una parte essenziale del lavoro dei medici è quella informativa, dovranno quindi informare correttamente i pazienti sulle modalità di assunzione degli antibiotici e sulle necessarie regole di prevenzione da assumere tra cui i vaccini e le norme igieniche.

Le industrie alimentari e gli allevamenti possono combattere l’antibiotico resistenza attraverso una strategia su più fronti. Innanzitutto gli antibiotici – secondo le indicazioni Oms – devono essere somministrati solo con una diagnosi già presente e vanno esclusi gli antibiotici di alta priorità. Le somministrazioni devono essere fatte sotto la supervisione di un medico veterinario. Non utilizzare gli antibiotici per favorire la crescita e la salute degli animali ma vaccinarli.

La riduzione nell’uso degli antibiotici sugli animali ha effetti positivi, come dimostra una revisione pubblicata su The Lancet Planetary Health – che fa da sfondo alle linee guida stilata dall’Oms – i batteri resistenti agli antibiotici sono stati ridotti del 39%.

Infine è necessario migliorare l’igiene e il benessere degli animali, modificare le pratiche di alloggiamento e di allevamento degli animali per scongiurare l’insorgere delle infezioni e garantire un prodotto finale di ottima qualità.

 

Barbara Zampini

 

Leggi anche

ANTIBIOTICO RESISTENZA, ROTAZIONE E MESCOLAMENTO SOLUZIONE NON OTTIMALE

ANTIBIOTICI, UN TEST PUÒ DIRE SE FUNZIONERANNO PRIMA DI ASSUMERLI

 

Primi dubbi sulla durata e sul completamento del ciclo di antibiotici avanzati da medici inglesi in una lettera pubblicata sul BMJ

Si deve o no finire un ciclo di antibiotici? Gli esperti avanzano i primi dubbi in materia di antibiotico-resistenza, una delle minacce più rilevanti per la salute pubblica. In una lettera pubblicata sul British Medical Journal (BMJ), i ricercatori della Brighton and Sussex Medical School guidati da Martin Llewelyn mostrano le prime riserve sulla raccomandazione di finire il ciclo di antibiotici prescritto, che tutti i medici danno abitualmente ai loro pazienti.

Secondo gli esperti non ci sono infatti abbastanza prove scientifiche a sostegno dell’idea che non terminare un ciclo di antibiotici comporterebbe l’antibiotico-resistenza. Secondo gli autori della lettera, una prescrizione breve e su misura di un ciclo di antibiotici può essere più efficace e può contrastare l’insorgenza dell’antibiotico-resistenza, al contrario di quanto farebbe un uso prolungato della medicina. Secondo i ricercatori, un uso su misura degli antibiotici comporterebbe anche una riduzione degli stessi evitando eccessi dannosi.

Le attuali indicazioni sulle prescrizioni di un ciclo di antibiotici sono basate, secondo Martin Llewelyn, da studi e idee datate i cui fondamenti sono difficili da rintracciare. Crescenti evidenze scientifiche dimostrerebbero invece che cicli di antibiotici di breve durata, da tre a cinque giorni, funzionano altrettanto bene delle prescrizioni più lunghe, per trattare molti microrganismi. Le eccezioni ci sono, ma – dichiarano i ricercatori – è importante rivedere le vecchie strategie e arrivare a prescrivere un ciclo di antibiotici su misura per ogni infezione e per ciascun paziente. A sostegno delle ipotesi dei ricercatori inglesi uno studio del 2010, pubblicato sempre sul BMJ e basato sull’analisi di migliaia di pazienti con infezioni del tratto urinario e respiratorio, che dimostra come le terapie di 1-2 settimane danno luogo più spesso a infezioni antibiotico-resistenti nei pazienti cui sono prescritte, a dispetto della pratica di smettere prima del termine il ciclo di antibiotici.

Un parte della comunità scientifica invita però alla cautela. “Non si può chiedere un cambiamento generale del comportamento sulla base dei risultati di un solo studio” commenta Helen Stokes-Lampard, leader del Royal College of General Practitioners, ai microfoni della BBC online.

 

LEGGI ANCHE

EVENTI AVVERSI DA ANTIBIOTICI, LI SPERIMENTA UN RICOVERATO SU CINQUE

TEST DELLA PCR PER EVITARE L’ABUSO DI ANTIBIOTICI

0

Secondo una ricerca pubblicata da un gruppo di matematici, per ottimizzare correttamente l’uso degli antibiotici occorrono trattamenti individualizzati, specifici sia per il patogeno che per il paziente

La rotazione e il mescolamento degli antibiotici negli ospedali non sembrano essere la soluzione per combattere i superbatteri multiresistenti. E’ la conclusione di un articolo* a prima firma di Robert Beardmore – matematico dell’Univesità di Exeter, nel Regno Unito – pubblicato da un gruppo di ricercatori sulla rivista Molecular Biology and Evolution.

“La rotazione – sottolineano gli autori – è una strategia che suggerisce di alternare due o più classi di antibiotici ogni pochi mesi, mentre il mescolamento consiste nella prescrizione di una maggior varietà di antibiotici facendo in modo, per esempio, che due pazienti nella stessa stanza ricevano sempre antibiotici diversi”.

Tuttavia, spiega Beardmore, “matematicamente parlando, risulta che rotazione e mescolamento degli antibiotici non sono il modo ottimale di affrontare la questione delle multiresistenze, nonostante molti medici siano convinti del contrario”. Secondo lo studioso inglese l’uso di simulazioni computerizzate nei precedenti studi non aveva fatto emergere l’inadeguatezza delle due strategie; tali simulazioni, infatti, non dipingevano un quadro completo in termini di ottimizzazione del trattamento antibatterico.

L’utilizzo di modelli informatici per lo studio di diversi scenari di medicina personalizzata, invece, ha portato gli autori a sostenere l’uso di firme molecolari o emocolture per una rapida individuazione del patogeno responsabile di un’infezione in corso. La soluzione per ottimizzare correttamente l’uso degli antibiotici potrebbe essere, a loro avviso, quella del trattamento individualizzato, specifico sia per il patogeno sia per il paziente.

“La prescrizione di un trattamento antibatterico nelle infezioni gravi dei pazienti ricoverati in ospedale  – concludono – rimane uno dei più potenti interventi in campo medico, e l’uso intelligente degli antibiotici è essenziale sia per raggiungere risultati soddisfacenti in tempi brevi sia per garantire benefici a lungo termine”.

* Antibiotic Cycling and Antibiotic Mixing: which one best mitigates antibiotic resistance? – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28096304

0
batteri resistenti agli antibiotici

Per gli esperti d’Oltremanica, entro il 2050 causeranno 10 milioni di morti l’anno. La Gran Bretagna investe nella ricerca

I batteri resistenti agli antibiotici sono una minaccia peggiore del cancro. Parola degli esperti britannici che mettono in guardia dal rischio di un ulteriore incremento della mortalità causata dall’antibiotico resistenza: la stima preoccupante parla di 10 milioni di morti l’anno a livello globale entro il 2050. Cifre che superano le morti attualmente causate dai tumori.

Un problema, quello dei batteri resistenti agli antibiotici, non solo sanitario, ma anche economico: sempre alla data del 2050 si stima che la resistenza antimicrobiotica potrebbe costare 100 trilioni di dollari (con una riduzione del Pil mondiale pari al 3,5%). Numeri importanti che spiegano la mobilitazione della Gran Bretagna, il cui Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha parlato di fronte al Fondo Monetario Internazionale per sensibilizzare le economie mondiali. Intanto, nel suo paese, sono state attivate tutta una serie di agevolazioni che premiano la messa a punto di nuovi medicinali, aumentando i finanziamenti da parte del Governo e prevedendo ricompense per quelle aziende farmaceutiche che riusciranno a lanciare sul mercato nuovi antibiotici.

La questione, chiaramente, non è stata sollevata solo dall’Inghilterra: la ricerca sui batteri resistenti deve essere sostenuta in maniera attiva e sulla necessità di investire in nuovi antibiotici già si è detto molto anche in Italia.

Il Ministro Beatrice Lorenzin, ad esempio, proprio di recente ha sottolineato come la ricerca si sia spostata sui farmaci innovativi, “mentre sulla resistenza agli antibiotici, che sono la prima causa di morte al mondo, non sono stati fatti grandi passi avanti”. Il paradosso, insomma, è che negli ospedali oggi si muoia più per un batterio resistente agli antibiotici che per un tumore.

Per approfondire:

Antibiotico resistenza: l’indagine OMS svela il fenomeno poco conosciuto

Il grafene, “disinfettante” del futuro: rimuove funghi e batteri killer in ospedale

Resistenza agli antibiotici, l’Italia il paese con la percentuale più alta in Europa

0

Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rafforza la sua lotta contro la resistenza agli antibiotici, una nuova ricerca effettuata in dodici Paesi mostra che c’è ancora una grande confusione intorno a questo fenomeno, che rappresenta una seria minaccia per la salute pubblica, e che le persone non capiscono come prevenirne l’ulteriore diffusione.

(AIFA) – L’antibiotico resistenza si verifica quando i batteri mutano e diventano resistenti ai farmaci utilizzati per il trattamento delle infezioni da essi provocate: l’utilizzo eccessivo e improprio di antibiotici aumenta lo sviluppo di questi batteri. L’indagine dell’OMS evidenzia alcune delle pratiche che contribuiscono alla crescita del fenomeno, la maggior parte delle quali si fondano su una scarsa conoscenza e su luoghi comuni errati.

Quasi due terzi (64%) delle circa diecimila persone intervistate in dodici Paesi affermano di sapere che la resistenza agli antibiotici è un problema che potrebbe riguardare loro e le loro famiglie, ma non comprendono come affrontarlo. Più della metà di loro (64%), per esempio, ritiene che gli antibiotici possano essere usati per curare raffreddore e influenza, nonostante sia risaputo che questi farmaci non hanno alcun impatto sui virus. Circa un terzo (32%) ritiene poi che sia giusto interrompere l’assunzione di antibiotici quando ci si sente meglio, piuttosto che completare il trattamento prescritto dal medico.

“L’aumento dell’antibiotico resistenza costituisce ormai un problema sanitario globale, tutti i governi lo considerano una delle maggiori sfide per la salute pubblica e sta raggiungendo livelli pericolosamente alti in ogni parte del mondo” ha affermato Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, in occasione del lancio dei risultati dell’indagine. “La resistenza agli antibiotici sta compromettendo la nostra capacità di trattare le malattie infettive e minando il progresso della medicina.”

La diffusione dei risultati della ricerca coincide con il lancio della nuova campagna dell’OMS ‘Antibiotici: maneggiare con cura’, un’iniziativa globale che mira a diffondere una corretta cultura intorno a questi farmaci e a cambiare il modo in cui vengono utilizzati.” I dati mostrano la necessità urgente di migliorare la comprensione e la conoscenza intorno al fenomeno dell’antibiotico resistenza” spiega il dottor Keiji Fukuda dell’OMS. “Questa campagna è solo uno dei modi in cui stiamo lavorando in collaborazione con i Governi, le Autorità sanitarie e gli altri partner per ridurre la resistenza agli antibiotici. Si tratta di una delle più grandi sfide in termini di salute del ventunesimo secolo che richiederà un cambiamento globale del comportamento degli individui e della società”.

L’indagine dell’OMS si componeva di quattordici domande relative all’uso e alla conoscenza degli antibiotici e del fenomeno della resistenza ed era strutturata in un mix tra interviste online e face-to-face. È stata condotta in dodici Paesi: Barbados, Cina, Egitto, India, Indonesia, Messico, Nigeria, Federazione Russa, Serbia, Sud Africa, Sudan e Vietnam. Anche se non ha la pretesa di essere esaustiva, contribuirà, insieme ad altre indagini simili, ad aiutare l’OMS e i suoi partner a determinare quali siano le principali lacune nella comprensione pubblica del problema e i malintesi su come utilizzare gli antibiotici che potranno poi costituire un punto di partenza  per le prossime campagne di informazione. Alcuni dei luoghi comuni errati emersi dalla ricerca sono:

  • tre quarti (76%) degli intervistati pensa che la resistenza agli antibiotici si verifichi quando il corpo diventa resistente a questi farmaci. In realtà sono i batteri e non gli esseri umani o gli animali a diventare resistenti agli antibiotici e la loro diffusione provoca poi infezioni difficili da trattare;
  • due terzi (66%) ritiene che gli individui non rischino un’infezione resistente se assumono gli antibiotici seguendo la prescrizione del medico mentre quasi la metà (44%) pensa che la resistenza agli antibiotici sia un problema solo per le persone che assumono regolarmente questi farmaci. In realtà, chiunque, a qualsiasi età e in qualsiasi Paese può contrarre un’infezione antibiotico resistente;
  • più della metà (57%) crede che non si possa fare molto per fermare questo fenomeno, mentre quasi due terzi (64%) ritiene che gli esperti risolveranno il problema prima che diventi troppo serio.

Un altro risultato chiave dell’indagine è che quasi i tre quarti (73%) degli intervistati ritiene che gli allevatori dovrebbero somministrare meno antibiotici agli animali destinati alla produzione alimentare. Per affrontare questo problema in costante crescita, durante l’Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2015 è stato approvato un piano d’azione globale: uno dei cinque obiettivi di questo piano è proprio quello di migliorare la comprensione e la consapevolezza del fenomeno attraverso una comunicazione efficace e una formazione mirata.

LE ULTIME NEWS

crediti formativi

0
Per il Sindacato troppi medici sono costretti a rinunciare ai crediti formativi Ecm per coprire turni e carenze “Sanzionare chi non raggiunga il numero di...