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presunto abuso di posizione dominante

Avviato nei confronti dell’azienda un procedimento per presunto abuso di posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per smart device

Presunto abuso di posizione dominante. L’Antitrust fa sapere di aver deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy S.r.l. L’obiettivo è quello di accertare una violazione dell’art. 102 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

I funzionari dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato hanno svolto ispezioni in alcune sedi delle società interessate. In tal attività sono stati affiancati dagli uomini del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Google, tramite il sistema operativo Android, detiene una posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per smart device. La società, secondo l’ipotesi dell’AGCM, avrebbe rifiutato di integrare nell’ambiente Android Auto di “Enel X Recharge”. Si tratta di un’app sviluppata da Enel per fornire agli utenti finali informazioni e servizi per la ricarica delle batterie delle auto elettriche.

Android Auto consente ai possessori di smartphone Android di utilizzare alcune app e funzionalità del telefonino quando sono alla guida di un veicolo. Il tutto  in maniera facile e sicura.

L’esclusione della app Enel X Recharge da Android Auto ridurrebbe la fruibilità di tale app da parte degli utenti. Limiterebbe, inoltre, le possibilità di questi ultimi di usare le utilità della app, tra cui la prenotazione delle colonnine di ricarica.

L’interesse di Google – si legge in una nota dell’Autorità –  sembrerebbe quello di difendere e rafforzare il modello di business della propria app Google Maps. Questa offre una vasta gamma di servizi agli utenti finali, tra cui anche informazioni sulla localizzazione delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche e indicazioni su come raggiungerle. Google Maps rappresenta altresì un punto di accesso agli utenti finali nonché al flusso di dati generato dalle attività degli stessi.

Il procedimento dell’Antitrust si concluderà entro il 30 maggio 2020.

 

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BUY AND SHARE, SEI OPERATORI E-COMMERCE SANZIONATI DALL’ANTITRUST

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buy and share

Contestate plurime violazioni del codice del Consumo per le condizioni particolari e aleatorie della pratica di Buy and share

Avrebbero promosso una particolare offerta commerciale nella quale i consumatori sono stati invitati ad “acquistare” prodotti ad un prezzo particolarmente scontato, versando immediatamente la cifra richiesta, salvo poi dover attendere, per poter conseguire il prodotto, che altri consumatori effettuassero un analogo acquisto. Per tale pratica alcuni dei principali operatori attivi nel settore e-commerce attraverso il c.d. Buy and share sono finiti nel mirino dell’Antitrust.

L’AGCM, in particolare, fa sapere di aver concluso istruttorie nei confronti dei soggetti titolari dei nomi di dominio girada.com, zuami.it, bazaza.it, listapro.it, shopbuy.it, ibalo.it e 66×100.com. Agli operatori vengono contestate “plurime violazioni del codice del Consumo”,

Al fine di ottenere il bene al prezzo scontato, il consumatore doveva inoltre attivarsi per individuare direttamente i nuovi acquirenti, generalmente 2 o 3. Oppure – spiega ancora l’Autorità – doveva attendere, in una specifica lista gestita dal venditore, che altri consumatori “acquistassero” il medesimo prodotto.

In realtà, secondo quanto accertato, il pagamento richiesto costituiva una mera prenotazione del bene e non il prezzo scontato di acquisto del bene medesimo.

Infatti, solo le prenotazioni e i versamenti effettuati da altri consumatori consentivano al primo consumatore di conseguire il bene prescelto al prezzo di prenotazione.

Nel caso di attesa nella lista del venditore, inoltre, non venivano resi noti i meccanismi di funzionamento, scorrimento della stessa lista ed i tempi di attesa. Aspetti che rendevano estremamente aleatorio l’ottenimento e la consegna del bene.

Gli accertamenti istruttori hanno altresì evidenziato che ai consumatori veniva impedito l’esercizio di diritti contrattuali. In particolare, di essere rimborsati di quanto originariamente versato, di acquisire il prodotto ad un prezzo di mercato e di esercitare il diritto di recesso.

Le violazioni del Codice del Consumo rilevate sono state ritenute gravi in considerazione delle condizioni particolari e aleatorie dell’offerta. Questa consentiva di attrarre un numero sempre crescente di prenotazioni e di ingannare un numero crescente di consumatori, nonché condizionare indebitamente gli aderenti.

Gli operatori coinvolti sono stati complessivamente sanzionati dall’Autorità per oltre un milione di euro.

 

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PUBBLICITÀ OCCULTA, MORAL SUASION DELL’ANTITRUST SU INFLUENCER E MARCHI

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento nei confronti del colosso dell’e-commerce per verificare un presunto abuso di  posizione dominante in relazione a marketplace e servizi di logistica

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato il 10 aprile l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di cinque società del gruppo Amazon. Si tratta di Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon Europe Core S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l. La misura dell’Antitrust è volta ad accertare un presunto abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102 del Trattato su Funzionamento dell’Unione Europea.
In particolare, l’ipotesi è che Amazon conferisca unicamente ai venditori terzi che aderiscono al servizio di logistica offerto da Amazon stessa (“Logistica di Amazon” o “Fulfillment by Amazon”) vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite su Amazon.com. Ciò a discapito dei venditori che non sono clienti di Logistica di Amazon.
Tali condotte – si legge in una nota dell’AGCM – “potrebbero non essere proprie di un confronto competitivo basato sui meriti, quanto piuttosto sulla possibilità di Amazon di discriminare sulla base dell’adesione o meno da parte dei venditori al servizio di logistica FBA (self-preferencing)”.
Attraverso tali condotte, specifica ancora l’Antitrust, “Amazon sarebbe in grado di sfruttare indebitamente la propria posizione dominante nel mercato dei servizi d’intermediazione sulle piattaforme per il commercio elettronico al fine di restringere significativamente la concorrenza nel mercato dei servizi di gestione del magazzino e di spedizione degli ordini per operatori di e-commerce (mercato dei servizi di logistica), nonché potenzialmente nel mercato dei servizi d’intermediazione sui marketplace, a danno dei consumatori finali”.
L’Autorità fa sapere, dunque, che i propri funzionari, nella giornata di oggi, hanno svolto ispezioni nelle sedi di alcune delle società interessate, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Il procedimento si concluderà entro il 15 aprile 2020.
 
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RYANAIR E WIZZAIR SANZIONATE PER LE REGOLE DI TRASPORTO DEL BAGAGLIO A MANO

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Scorretta la pratica delle compagnie aeree low cost Ryanair e Wizzair di non includere nella tariffa base un elemento essenziale del contratto di trasporto aereo quale il trolley

Le modifiche apportate alle regole di trasporto del bagaglio a mano grande delle compagnie aeree low cost Ryanair e Wizzair costituiscono una pratica commerciale scorretta. Lo ha stabilito l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a conclusione di due procedimenti istruttori avviati nei mesi di settembre e ottobre 2018. Alle due imprese è stata irrogata una sanzione pecuniaria pari a, rispettivamente, 3 milioni e 1 milione di euro.

Per l’Antitrust la non inclusione nella tariffa base di un elemento essenziale del contratto di trasporto aereo quale il trolley grande rappresenta una pratica scorretta. Il consumatore, infatti, sarebbe ingannato sull’effettivo prezzo del biglietto.

Le due imprese attualmente consentono ai passeggeri di trasportare una sola borsa piccola, da posizionare sotto il sedile, e non il trolley. Inoltre, utilizzano per il nuovo servizio a pagamento proprio lo spazio dedicato negli aeromobili al trasporto del bagaglio a mano grande, ovvero le cappelliere.

Dall’istruttoria è emerso che corrisponde alle abitudini di consumo della quasi totalità dei passeggeri viaggiare con un bagaglio a mano grande al seguito.

Il trolley, nello specifico, costituisce un elemento essenziale del servizio di trasporto aereo e il suo trasporto deve essere permesso senza sostenere alcun costo aggiuntivo.

Anche sulla base della normativa europea, i supplementi prevedibili ed inevitabili devono essere ricompresi nel prezzo del servizio base presentato sin dal primo contatto. Quindi – sancisce l’AGCM – non possono essere separati da questo con la richiesta di somme ulteriori.

Con la richiesta di un supplemento variabile tra i 5 ed i 25 euro per il bagaglio a mano grande, “le due imprese hanno proceduto ad un aumento del prezzo del biglietto in modo non trasparente, scorporando dalla tariffa un servizio essenziale, prevedibile e inevitabile per la quasi totalità dei passeggeri”.

Da qui deriva l’inganno per i consumatori. Il prezzo da pagare alla fine della prenotazione, infatti, sarà quasi sempre superiore alla tariffa presentata all’inizio del processo. Ciò comporta l’alterazione del processo di comparazione da parte del consumatore con i prezzi degli altri vettori che invece includono il bagaglio a mano.

Le compagnie dovranno ora comunicare all’Autorità entro 60 giorni le misure adottate in ottemperanza a quanto deciso.

 

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PUBBLICITÀ OCCULTA, MORAL SUASION DELL’ANTITRUST SU INFLUENCER E MARCHI

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pubblicità occulta

Il divieto di pubblicità occulta ha portata generale e deve essere applicato anche alle comunicazioni diffuse tramite i social network

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato continua a prestare grande attenzione al fenomeno, sempre più diffuso, dell’influencer marketing sui social media. Nel corso del 2018 ha portato a termine con successo una seconda azione di contrasto a forme di pubblicità occulta sui social media realizzata da personaggi pubblici con un numero di follower non elevato. Già nel 2017, un’attività analoga aveva ottenuto il risultato di sensibilizzare i principali operatori del mercato al rispetto delle prescrizioni del Codice del Consumo.

Ad agosto 2018, l’Autorità ha inviato lettere di moral suasion agli influencer e ai titolari dei marchi utilizzati dagli stessi. Il tutto con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza. In tali comunicazioni, è stato ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile in quanto tale. E’ stato, quindi, evidenziato che il divieto di pubblicità occulta ha portata generale e deve essere applicato anche alle comunicazioni diffuse tramite i social network. I cosiddetti influencer non possono lasciar credere al pubblico dei follower di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand.

L’intervento di moral suasion ha avuto un esito in larga parte soddisfacente in quanto gli influencer hanno recepito le indicazioni dell’Autorità.

Si è infatti intensificato l’utilizzo di avvertenze circa la presenza di contenuti pubblicitari nei post pubblicati sui propri profili. In altri casi, gli influencer hanno scelto di rimuovere gli elementi grafici idonei ad esprimere un effetto pubblicitario. Tra questi, ad esempio, le etichette (tag) apposte su un’immagine che rinviano al profilo social del brand. Infine, le stesse società hanno dato evidenza di aver introdotto, anche contrattualmente, procedure volte ad indurre gli influencer a rendere maggiormente trasparente il legame commerciale.

Pur a fronte di tali risultati positivi, tuttavia, al contempo l’Autorità antitrust ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di due società. A seguito dell’avvio del procedimento, sono anche stati effettuati accertamenti ispettivi presso le rispettive sedi. “In ragione dell’ampiezza e del proliferare dei contenuti sui social network – si legge in una nota – l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo”

 

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ANTITRUST CONTRO I SUPPLEMENTI DI PREZZO PER ACQUISTI CON CARTA DI CREDITO

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Secondo l’ Antitrust, l’applicazione di supplementi per l’uso di uno specifico strumento di pagamento costituisce una violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo

L’ Antitrust si scaglia contro i supplementi di prezzo per l’acquisto di vari beni e servizi mediante carta di credito o di debito.

Secondo l’Autorità, infatti, non è lecito da parte degli esercenti commerciali esigere tali supplementi nei confronti dei consumatori che pagano con carta di credito, poiché tali supplementi sono vietati dal codice del consumo.

A ricordarlo in una comunicazione è stata proprio l’ Antitrust.

La risposta dell’Autorità arriva in relazione all’applicazione di un supplemento di prezzo (che può arrivare a 1 euro) per l’acquisto di vari beni e servizi.

Come chiarito dalla nota, l’ Antitrust “è intervenuta in diverse occasioni per affermare il principio che l’applicazione di supplementi per l’uso di uno specifico strumento di pagamento costituisce una violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo, il quale stabilisce che i venditori di beni e servizi ai consumatori finali “non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti”.

Non solo.

L’ Antitrust ha ricordato anche il “divieto generalizzato per il beneficiario di un pagamento di imporre al pagatore spese aggiuntive, rispetto al costo del bene o del servizio, in relazione all’utilizzo di strumenti di pagamento è stato ribadito nella direttiva (UE) 2015/2366”.

Un divieto che riguarda i servizi di pagamento nel mercato interno recepiti dal decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 218.

Infatti, in base a questa norma, i venditori di beni e servizi al dettaglio non possono applicare “supplementi sul prezzo dei beni o servizi venduti nei confronti di coloro che utilizzino, per effettuare i propri pagamenti, strumenti quali ad esempio carte di credito o di debito, qualsiasi sia l’emittente della carta”.

Da questo nasce l’invito di Antitrust agli esercenti commerciali “ivi inclusi i venditori di piccole dimensioni di beni e servizi, che intendano offrire ai consumatori la possibilità di utilizzare più mezzi di pagamento per l’acquisto dei beni e dei servizi venduti, a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo e del D.Lgs. 218/2017, eliminando ogni supplemento di prezzo applicato in relazione all’utilizzo da parte dei consumatori di carte di credito o di debito o di altri mezzi di pagamento”.

Laddove si verifichino violazione, infatti, sarà la stessa Antitrust ad attivare i propri poteri sanzionatori, previsti all’art. 27 del Codice del Consumo.

 


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Vademecum per i consumatori: ecco i consigli dell’Antitrust

Arriva il vademecum per i consumatori del Garante per la Concorrenza e il Mercato: permetterà di difendersi da eventuali errori in bolletta e non solo

Un vademecum per i consumatori per difendersi da abusi in bolletta e conoscere i propri diritti. È questa la proposta dell’Antitrust che ha elaborato una serie di consigli utili atti proprio a rendere più informati i cittadini sui vantaggi della liberalizzazione.

Il vademecum per i consumatori raccoglie una serie di suggerimenti pratici per far valere i propri diritti.

E se da un lato c’è ancora molto tempo da qui al 20 luglio 2020 quando entreranno in vigore le regole del libero mercato energia e gas, è anche vero che è bene essere informati. A tal fine, l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha messo a punto fin da ora un vademecum per i consumatori.

Come si legge l’attività dell’Antitrust dovrà “garantire che lo sviluppo di un mercato competitivo possa produrre a pieno i suoi benefici in termini sia di prezzo delle forniture che di qualità del servizio offerto”.

Tuttavia, specifica l’Antitrust, “il rispetto della disciplina della concorrenza e delle norme a tutela del consumatore deve affiancarsi a una maggiore consapevolezza dei cittadini/utenti, veri protagonisti del mercato”.

Ecco quindi spiegata l’iniziativa dell’Autorità, che suggerisce ai consumatori di muoversi piano (considerato anche l’ampio margine temporale) e non avere fretta.

Non solo.

L’invito è quello di usare “tutti gli strumenti di conoscenza messi a vostra disposizione per individuare l’offerta più adatta e conveniente rispetto alla vostra attuale”.

Quel che è certo, è che è di vitale importante leggere con attenzione il contratto e le condizioni di fornitura.

Infine, si consiglia sempre di chiedere un secondo contatto. Il fine è quello di avere tempo per confermare la volontà di sottoscrivere una nuova fornitura. E’ infatti cruciale aver letto con cura tutte le condizioni.

Ancora, nella scelta da fare potrà essere d’aiuto il Portale disponibile sul sito di Acquirente Unico.

Questo infatti permette di confrontare le offerte e dà la possibilità di “comparare in modo gratuito, terzo e trasparente tutte le offerte vigenti sul mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica e gas naturale”.

Insomma, un ulteriore strumento per conoscere le diverse offerte e tutelarsi al meglio.

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PROCEDIMENTO CONTRO RYANAIR: ANTITRUST INDAGA SULLA POLICY BAGAGLI

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procedimento contro Ryanair

L’Antitrust ha avviato un procedimento contro Ryanair sulla nuova policy bagagli della compagnia irlandese. Soddisfatto il Codacons

È stato avviato dall’ Antitrust un procedimento contro Ryanair. Motivo della decisione è la controversa policy sui bagagli decisa dalla compagnia di bandiera irlandese.

L’Authority ha dunque avviato il procedimento contro Rynair proprio al fine di verificare se le nuove regole sui prezzi per il trasporto dei bagagli a mano possano o meno configurare una pratica commerciale scorretta.

Come ben illustrato dal provvedimento emesso dall’Antitrust, il trasporto del bagaglio a mano è ” elemento essenziale del trasporto aereo di persone e dunque prevedibile del servizio medesimo”.

Per questa ragione, questa pratica potrebbe “alterare la trasparenza tariffaria per confrontare le offerte dei diversi vettori”.

E in merito alla decisione dell’Antitrust il Codacons si è detto molto soddisfatto.

“Un’altra vittoria del Codacons in favore degli utenti del trasporto aereo” afferma l’associazione dei consumatori.

Il Codacons, infatti, nelle scorse settimane aveva presentato un esposto molto dettagliato chiedendo all’Antitrust di avviare le opportune verifiche sulla politica sui bagagli adottata dalla compagnia aerea.

“L’Antitrust ci ha dato pienamente ragione ravvedendo possibili violazioni dei diritti dei consumatori, – afferma il Codacons – e nel provvedimento di avvio istruttoria ha accolto la nostra tesi secondo cui il trasporto dei bagagli, si legge nel provvedimento, ‘costituisce un elemento essenziale del trasporto aereo di persone e quindi prevedibile del servizio medesimo’”.

Resta ora da capire cosa accadrà se sarà accertata la pratica commerciale scorretta sui bagagli a mano.

“Ryanair – conclude il Codacons – dovrà rimborsare tutti i suoi clienti che hanno speso soldi per supplementi ingiusti, pena azioni legali da parte del Codacons nelle sedi opportune”.

 

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Una sentenza della Corte Ue fornisce chiarimenti sulle sim con servizi attivati e mai richiesti dagli utenti. Ecco che cosa è stato stabilito

La Corte di Giustizia UE nella sentenza resa sulle cause riunite C-54/17 e C-55/17 ha fatto il punto in merito alle sim con servizi attivati e mai richiesti dagli utenti.

Ebbene, secondo la pronuncia, commercializzare carte SIM su cui siano già preimpostati e attivati dei servizi a pagamento (ad esempio segreteria telefonica e connessione a internet) rappresenta una pratica commerciale aggressiva sleale. O almeno, lo è qualora i consumatori non ne siano stati previamente informati.

Questi, infatti, non vengono messi nella condizione di effettuare una libera scelta relativamente alla fornitura di tali servizi.

Pertanto, una fornitura non richiesta può essere sanzionata anche da un’autorità diversa rispetto a quella che il diritto UE prevede in materia di comunicazioni elettroniche.

Il caso

Così ha deciso la Corte Ue nella vicenda in esame che ha visto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) interfacciarsi con Wind-Tre s.p.a. e con Vodafone Italia s.p.a..

La sentenza nasce da un intervento dell’Antitrust risalente al 2012, anno in cui erano state elevate ammende alle due società di telefonia.

Queste avevano commercializzato delle SIM card sulle quali erano preattivate determinate funzionalità.

I costi di utilizzo delle stesse venivano addebitati all’utente se tali servizi non venivano disattivati su espressa richiesta di quest’ultimo. Ciò senza che l’utente ne fosse stato previamente informato.

E non è tutto.

Era anche risultato che il servizio di navigazione Internet poteva persino dare luogo a connessioni effettuate all’insaputa dell’utente.

Alla luce dei numerosi reclami, l’AGCM aveva avviato la procedura che aveva portato alle sanzioni per pratiche commerciali aggressive.

Tuttavia, il Tar del Lazio, cui le due compagnie avevano fatto ricorso, aveva annullato i provvedimenti.

La motivazione? Non era l’Antitrust l’autorità competente in materia. Bensì, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom).

Di diverso avviso il Consiglio di Stato, per il quale la competenza a irrogare una sanzione per una “pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva” appartiene all’AGCM conformemente al criterio di specialità previsto dall’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29, e ciò anche nel settore delle comunicazioni elettroniche.

Non solo.

Il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte UE se le omissioni informative sulla preimpostazione della SIM di alcuni servizi telefonici fossero da considerare pratiche commerciali aggressive.

Inoltre, ha chiesto se sussistesse una fornitura non richiesta rientrante ai sensi della direttiva 2005/29/CE .

Per i giudici europei, la nozione di “fornitura non richiesta”, dev’essere interpretata nel senso che essa ricomprende condotte come quelle di cui trattasi nei procedimenti principali.

In tale nozione rientrano le attività di commercializzazione di carte SIM sulle quali sono  preattivati determinati servizi. Servizi di cui il consumatore non è stato informato preventivamente.

Questa condotta, conclude la Corte, potrà essere sanzionata da un’autorità nazionale differente da quella prevista dal diritto dell’Unione in materia di comunicazioni elettroniche. In conclusione, l’Autorità che vigila sul mercato può occuparsi anche di settori “regolati” quale quello delle telecomunicazioni.

 

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Antitrust va contro la legge Lorenzin: no ai nuovi Ordini e Albi

L’Autorità ha sottolineato la non opportunità di costituire nuovi Ordini e Albi “se non in casi eccezionali”.

L’ Antitrust va contro la Legge Lorenzin e, in particolare, contro l’istituzione di nuovi Ordini e Albi per le professioni sanitarie non mediche.

L’Autorità infatti ha bocciato l’iniziativa, ritenendola non opportuna se non in casi eccezionali.

Non passano poi l’esame anche il Decreto fiscale e la legge di Bilancio. Questi, secondo l’Antitrust, “hanno comportato una battuta d’arresto in tema di concorrenza”.

In particolare, l’Autorità critica l’introduzione della misura dell’equo compenso.

Su questi temi, l’ Antitrust si è espressa all’interno della relazione annuale, presentata ieri dal presidente Giovanni Pitruzzella presso la sala Koch del Senato.

Quanto agli Ordini, l’Autorità è stata molto chiara.

“La legge, che ha avuto un lungo iter parlamentare (oltre cinque anni) – prosegue l’Antitrust – interviene su un’ampia serie di materie nel settore sanitario, tra cui, per quanto riguarda gli aspetti di maggiore rilevanza concorrenziale, la riforma degli Ordini professionali sanitari esistenti e l’istituzione di nuovi Ordini”.

A questo proposito, l’Antitrust va contro la Legge Lorenzin sostenendo che “è stata evidenziata la non opportunità di costituire nuovi Ordini professionali e nuovi albi per le professioni sanitarie non mediche se non in casi eccezionali”.

Il tutto, “atteso che, sotto il profilo della qualificazione professionale, le esigenze di tutela del consumatore possono essere soddisfatte con la previsione di un apposito percorso formativo di livello universitario obbligatorio”.

Un percorso che, ricorda l’Autorità, è già previsto per quasi tutte le professioni coinvolte dal provvedimento.

Ma non è tutto.

Come anticipato, l’Agcm ha manifestato preoccupazione anche in relazione al Decreto fiscale e alla legge di Bilancio.

Questo perché, si legge, “segnano su più fronti un netto arretramento − e in alcuni casi una vera e propria restaurazione − rispetto alle seppur parziali aperture pro-concorrenziali introdotte dalla legge Concorrenza”.

Equo compenso

Sul tema dell’equo compenso, l’Autorità ritiene che la sua introduzione per le prestazioni professionali “rischia di compromettere la portata pro-concorrenziale determinata dalla possibilità di esercitare alcune attività − dagli avvocati ai farmacisti − in forma societaria”.

Una forma che consente di ampliare “la concorrenza tra professionisti a beneficio dei fruitori del mercato, sia in termini di aumento delle possibilità di scelta, che di costo del servizi”.

In conclusione, secondo il Garante, l’equo compenso avrebbe reintrodotto un regime tariffario per i servizi professionali.

Una scelta che costituisce una grave restrizione della concorrenza.

Ciò in quanto “impedisce ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti”. E, quindi, “di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione”.

 

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