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Asl Città di Torino

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Il protocollo applicato a Torino è approvato dal Centro Trapianti Regionale e Nazionale. Per la Regione Piemonte si tratta di una prima assoluta

A Torino una tragedia si è trasformata in una donazione senza frontiere. Un giovane uomo di soli 40 anni è morto ieri a causa di un malore che ne ha provocato la precipitazione sul luogo di lavoro. Un infarto acuto non gli ha dato alcuna possibilità di sopravvivenza, nonostante gli strenui tentativi di rianimazione.

Dopo la constatazione del decesso, i sanitari dell’Ospedale Maria Vittoria, ottenuto il consenso della famiglia, hanno proceduto al prelievo di polmoni a cuore fermo, senza supporto di circolazione extracorporea. Il protocollo, applicato per la prima volta nella Regione Piemonte, è approvato dal Centro Trapianti Regionale e Nazionale.

Il donatore è stato sottoposto a Tac per escludere ogni eventuale patologia e garantirne l’idoneità al trapianto. Quindi, è stato posto in modalità di assistenza respiratoria denominata CPAP, continuous positive airway pressure, un’assistenza respiratoria a pressione positiva continua. La tecnica consente di mantenere gli alveoli polmonari aperti senza sovradistenderli, in modo da evitare il collasso polmonare in assenza in battito cardiaco. Contemporaneamente è stato espletato l’iter burocratico autorizzativo, informando anche il magistrato di turno.

Una volta messo in sicurezza l’organo da prelevare, sono intervenuti cardiochirurghi, che hanno eseguito in blocco il prelievo di cuore e polmone.

Dal cuore potranno essere trapiantate le valvole cardiache, mentre i polmoni potranno essere trapiantati in toto dopo ricondizionamento. “Le evidenze scientifiche – sottolinea in una nota la struttura – hanno stabilito l’ottima funzionalità dei polmoni ricondizionati prelevati da cadavere, pari o addirittura superiore a quelli prelevati a cuore battente”

Il Direttore Generale ASL Città di Torino, Valerio Fabio Alberti parla di “un grandissimo gesto di generosità della famiglia, cui siamo tutti vicini nel dolore e grati per la possibilità concessa di aprire nuove frontiere di trattamento nella nostra Regione”.

 

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gestione del paziente colpito da ictus

Al Maria Vittoria una simulazione della gestione del paziente colpito da ictus è rientrata tra le 17 concluse in meno di 25 minuti, su un totale di 97 effettuate nell’Europa Occidentale

Nella gestione del paziente colpito da ictus ischemico il fattore tempo è determinante. Il National Institute of Health (NIH) statunitense fissa in 60 minuti il termine massimo per l’inizio della terapia di prima istanza, la trombolisi sistemica. Il tempo decorre a partire dal momento dell’ingresso in ospedale del paziente.

Gli esperti mondiali del settore la chiamano la ‘golden hour’. Tale lasso temporale è garanzia di efficacia della terapia di rivascolarizzazione, nei pazienti adeguati, con farmaci per via endovenosa in grado di sciogliere il trombo.

Il Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) dell’ASL Città di Torino ha ottimizzato la tempistica di gestione del paziente colpito da ictus, portandola a soli 23 minuti. Un record per la Regione Piemonte.

Un risultato così performante – si legge in una nota – è frutto di un periodo di miglioramento del “percorso ictus”, ottenuto nell’ambito del Progetto Angels.

L’iniziativa, promossa da European Stroke Organization, Italian Stroke Organization e World Stroke Organization, ha visto l’adesione dell’Ospedale Maria Vittoria. L’obiettivo è il miglioramento e la standardizzazione del trattamento dell’ictus ischemico acuto e, quindi, la garanzia di un equo accesso ai trattamenti efficaci e tempestivi.

Il risultato raggiunto al Maria Vittoria è rientrato nelle 17 simulazioni concluse in meno di 25 minuti, su un totale di 97 effettuate nell’Europa Occidentale. Lo spiega il Dottor Daniele Imperiale, Direttore della SC Neurologia 1 dell’Ospedale.

“Questo risultato – sottolinea il medico – ci pone in linea con i gold standard dei Paesi più avanzati”. In tali Stati è già stato superato il concetto della “golden hour. Si è stabilito, inoltre, che le performances ottimali di gestione del paziente con ictus non possono prescindere da tempi tra l’ingresso in pronto soccorso e il trattamento compresi tra 20 e 45 minuti.

“Abbiamo riunito tutte le figure sanitarie che gravitano intorno al percorso ictus”.

A precisarlo è il Dottor Fabio Melis, Responsabile della SS Neurovascolare afferente alla Neurologia del Maria Vittoria. Melis evidenzia come siano state identificate collegialmente specifiche azioni migliorative, poi tradotte in pratica, relative a un Triage “mirato”. Un processo mirato a velocizzare la valutazione e presa in carico del paziente, il distacco immediato di personale dedicato per tutto il percorso, nonché la sollecita processazione degli esami e l’allerta in radiologia per TC e Angio-TC immediate.

“Il percorso intra-ospedaliero ottenuto – conclude – è risultato più chiaro e fluido e ci ha portati a raddoppiare il numero di trombolisi, che sono passate da 2 a 4-5 al mese, e a ridurre notevolmente le tempistiche, garantendo ai nostri pazienti migliori possibilità di trattamento”.

 

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soldi rubati ai disabili

È stata licenziata l’impiegata ritenuta responsabile per i soldi rubati ai disabili sotto tutela della Asl. La donna non avrebbe fatto ricorso

Erano destinati a malati psichiatrici i soldi rubati ai disabili sotto tutela della Asl da una sua dipendente.

Una scoperta – quella fatta dai carabinieri nella “Asl Città di Torino” di via San Secondo – che è costata il licenziamento alla donna. I soldi rubati ai disabili sotto tutela della Asl sarebbero tanti, per un danno di oltre 200 mila euro.

Ma andiamo ai fatti

La vicenda che ha fatto partire i controlli dei carabinieri risale al 2016. Nella pratica di una disabile mancavano alcune ricevute. Gli importi erano annotati, ma erano assenti documenti che li dimostrassero, e potessero dettagliarli. Spese per circa 20 mila euro senza una spiegazione.

A rubare quel denaro è stata proprio un’impiegata dell’Ufficio dell’Asl delegato a proteggere quelle persone in difficoltà. La donna aveva un contratto co.co.co. e da due mesi è stata licenziata.

Nel corso di alcuni controlli da parte delle forze dell’ordine, i carabinieri avrebbero raccolto documenti decisivi sull’amministrazione delle tutele negli ultimi anni. Scoprendo movimenti poco chiari che hanno portato al licenziamento della donna.

Tutto era partito da una segnalazione in procura fatta dalla stessa Asl. La segnalazione in oggetto, riguardava proprio il patrimonio della malata psichiatrica di cui sopra, affidata a un’impiegata dell’”Ufficio tutele”. Era la donna, infatti, a doversi occupare del denaro della disabile, sempre in esecuzione delle prescrizioni del giudice tutelare.

Generalmente, le spese ordinarie sono autorizzate e disciplinate una volta per tutte; poi, ci sono le spese straordinarie, che vanno autorizzate di volta in volta. Ma le spese non dettagliate per un ammontare di 20 mila euro hanno insospettito.

L’Ufficio tutele ha quindi deciso per il licenziamento dell’impiegata e la denuncia in procura. Il punto, adesso, è che l’indagine in corso riguarderebbe altri 200 mila euro rubati negli anni ai disabili.

In quell’ufficio lavorano dieci dipendenti, di cui 4 sono assistenti sociali, che devono valutare le esigenze dei disabili per compilare l’elenco delle spese da far autorizzare al giudice. Oltre a loro, ci sono i sei impiegati amministrativi con il compito di gestire le pratiche. I malati sotto tutela sono oltre 600, 100 per ogni impiegato.

Adesso la Asl vuole vederci chiaro e capire se ci siano state altre irregolarità. Sarà ora compito della Procura e degli investigatori accertare cosa sia avvenuto.

 

 

 

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