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morto per una calcolosi

Si indaga per il decesso di un operaio 52enne morto per una calcolosi dopo 10 ore in attesa all’ospedale di Licata.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati 10 persone, tra medici e infermieri, per il decesso di un uomo morto per una calcolosi nell’Agrigentino.

Un disturbo apparentemente banale, quello che ha condotto alla morte S.M, operaio di 52 anni per la cui morte, adesso, il personale di ben tre ospedali risulta indagato.

Ma vediamo cosa è accaduto.

In prima battuta, l’uomo morto per una calcolosi si era rivolto al pronto soccorso del nosocomio di contrada Cannavecchia, a Licata. Soffriva da tempo di questo disturbo.

Una volta al pronto soccorso era stato visitato, gli era stata somministrata una terapia ed era stato dimesso.

Tuttavia, i dolori non erano cessati. Ecco quindi che il 52enne si è poi rivolto un urologo di Gela. Il medico gli avrebbe prescritto una terapia antibiotica e qualche antidolorifico per sedare il dolore. Quindi, l’operaio era tornato a casa, a Licata.

Purtroppo però, finito l’effetto delle medicine e con due calcoli all’uretere, l’operaio si era sentito male.

Ha quindi fatto ritorno al pronto soccorso di Licata dove i sanitari avrebbero disposto una consulenza medica in Medicina. Consulenza forse errata, per gli esperti, poiché un consulto in chirurgia sarebbe stato più opportuno. Da lì, viene dimesso.

Dopo qualche ora, l’operaio fa ritorno in nosocomio con terribili dolori per poi rimanere in pronto soccorso tutta la notte senza che nessuna terapia gli fosse applicata.

Il tutto sino alle 8 del mattino, quando il medico di turno si è subito reso conto che il 52enne si trovava in uno stato pre-comatoso e non rispondeva.

A quel punto, è stato dispoto un trasferimento d’urgenza ad Agrigento, dopo aver intubato l’uomo. Purtroppo, però, i sanitari dell’ospedale San Giovanni Di Dio hanno potuto fare ben poco.

Il 52enne, infatti, era già in setticemia ed è deceduto poco dopo.

Ora la Procura agrigentina ha deciso di aprire un’indagine per far luce sul caso dell’operario morto per una calcolosi.

I magistrati, che al momento non hanno reso noti i nomi degli indagati, hanno disposto l’autopsia sul cadavere dell’uomo, deceduto due settimane fa.

I familiari del 52enne hanno riferito che, quando l’uomo si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Licata, aveva i battiti a 70 e la febbre a 40.

La denuncia è infatti partita subito, e al pronto soccorso dell’ospedale si erano presentati i carabinieri per acquisire – su ordine della Procura di Agrigento – la cartella clinica dell’uomo.

Lo stesso è avvenuto a Gela e ad Agrigento, dove l’operaio si era recato prima di morire.

Attualmente sembra che anche l’Asp di Agrigento stia avviando una indagine interna per capire cosa è accaduto.

 

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aste

Il Consiglio Nazionale del Notariato, il Consiglio Nazionale Forense e il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili hanno firmato un protocollo d’intesa per la gestione informatica delle aste telematiche giudiziarie.

La piattaforma per le aste digitali giudiziarie, da oggi in poi, permetterà l’accesso anche ad avvocati e a commercialisti.

La decisione è stata presa da economisti e giuristi che hanno firmato un importante accordo.

Il protocollo è stato siglato dal Consiglio Nazionale del Notariato, dal Consiglio Nazionale Forense e dal Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili allo scopo di rendere effettiva la gestione informatica delle aste telematiche giudiziarie.

Ma in cosa consiste l’accordo sulle aste digitali?

In buona sostanza, il protocollo siglato va a estendere l’accesso alla piattaforma per la gestione delle Aste Telematiche disciplinate dal DM 32/2015. Inoltre, consente la pubblicità legale (www.venditepubblichenotarili.notariato.it autorizzato ai sensi dell’articolo 490 del c.p.c. e del DM 31/2006).

L’accesso alla piattaforma tecnologica per le aste telematiche giudiziarie è dunque a disposizione anche di avvocati e commercialisti. La decisione è stata resa nota in un comunicato congiunto della triplice Economisti e giuristi insieme.

Lo scopo principale di questo accordo è proprio quello di rafforzare la collaborazione fra queste tre categorie professionali.

Più in particolare, per quel che concerne le attività che vengono svolte in relazione alle deleghe che arrivano dall’Autorità Giudiziaria per lo svolgimento di singole fasi delle procedure giudiziarie.

Con queste modalità, la tutela dei rispettivi interessi sarà consentita a chi partecipa alle aste pubbliche grazie all’impiego di procedure uniformi, coordinate, sicure ed agili.

Queste permetteranno di perseguire obiettivi di efficienza ed al contempo di economicità potendo servirsi di un unico gestore.

Infine, i tre organi degli ordini dei professionisti intendono proporsi come sportelli informativi. Lo scopo è quello di agevolare al massimo la partecipazione alle aste allargando il mercato sia territorialmente che socialmente.

 

 

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modelli redditi

Con uno specifico provvedimento del 21 maggio scorso, sono state apportate delle modifiche ai modelli Redditi e Irap 2018

Con un provvedimento (n. 101781) del 21 maggio scorso, l’Agenzia delle Entrate ha reso note le modifiche ai modelli Redditi e Irap 2018. Il provvedimento riguarda anche le relative istruzioni e le specifiche tecniche approvate con separati provvedimenti del 15 febbraio 2018.

Ebbene, le novità riguardano – nello specifico – i modelli di dichiarazione Redditi 2018-PF Fascicolo 3, Redditi 2018-ENC, Redditi 2018-SC, Redditi 2018-SP, Consolidato nazionale e mondiale 2018, Irap 2018. Oltre a ciò vi sono anche le relative istruzioni approvate con separati provvedimenti del 30 gennaio 2018.

La decisione di apportare tali modifiche ai modelli Redditi e Irap 2018 è nata dalla necessità di adeguare i modelli alla normativa vigente e alla prassi emanata dopo la loro approvazione.

Inoltre, è stata necessaria la correzione di alcuni errori materiali riscontrati dopo la pubblicazione sul sito internet del fisco.

In particolare, le modifiche relative al provvedimento prot. n. 101781 del 21 maggio 2018 riguardano i seguenti modelli.

In primis, il modello di dichiarazione Redditi 2018-PF, Fascicolo 3, e delle relative istruzioni. Poi, il modello di dichiarazione Redditi 2018-ENC e delle relative istruzioni. Le modifiche sul modello di dichiarazione Redditi 2018-SC e delle relative istruzioni. Quelle del modello di dichiarazione Redditi 2018-SP e il modello Consolidato nazionale e mondiale 2018.

Altre modifiche concernono il modello di dichiarazione Irap 2018 e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello Redditi 2018-ENC. Altre ancora, riguardano quelle per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello Redditi 2018-SC.

Ancora, sono previste nel provvedimento le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello Redditi 2018-SP, nonché quelle per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello Consolidato nazionale e mondiale 2018.

Infine, sono previste le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello Irap 2018.

 

 

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carte di identità elettroniche

Il Poligrafico di Stato, in un comunicato stampa, chiarisce che le tessere saranno sostituite gratuitamente entro 12 mesi a tutti i cittadini che ne faranno richiesta.

Sono circa 350mila le carte di identità elettroniche in circolazione che risulterebbero difettose. A dirlo è il Poligrafico di Stato in un comunicato stampa.

In esso, infatti, ha annunciato la presenza in ben 350 mila esemplari di carte di identità elettroniche di un microchip difettoso.

Cosa fare, dunque?

Il Poligrafico di Stato sta cercando di porre rimedio a questo inconveniente con la sostituzione gratuita dei documenti difettosi.

Le tessere, infatti, potranno essere sostituite gratuitamente entro 12 mesi a tutti i cittadini che ne faranno richiesta.

Intanto, è prevista la compilazione delle cosiddette “white list”, in modo che sia comunque possibile utilizzare i documenti d’identità.

In ogni caso, questo “errore” sulle nuove carte di identità elettroniche costerà ben 50 milioni di euro. Tutti a carico dello Stato e, in particolare, del Tesoro, unico azionista e ministero di riferimento.

Ma cosa è accaduto di preciso?

Ebbene, questi documenti difettosi sono stati prodotti da ottobre 2017 e febbraio 2018. Dopodiché, sono stati inviati ai Comuni per 350mila cittadini.

Costoro si sono ritrovati con documenti sì rinnovati, ma di fatto inutilizzabili a causa del microchip installato. Questo infatti non era mai stato testato prima.

Pertanto, i dati sono risultati illeggibili dagli strumenti elettronici, col rischio di essere rifiutati.

Nonostante, questo, però, mentre al Poligrafico il difetto era stato rilevato, i cittadini non erano stati informati. È stato infatti Antonio Decaro, presidente Anci, a sollevare la polemica.

E lo ha fatto con una lettera a tutti i Comuni in cui denunciava la situazione.

A quel punto, il Poligrafico ha divulgato un comunicato in cui ha assicurato la sostituzione gratuita delle carte difettose nei prossimi 12 mesi per tutti quelli che ne faranno richiesta.

“L’errata memorizzazione di questo dato – scrive il Poligrafico – non inficia la validità del documento come strumento di identificazione fisica e digitale né tantomeno la possibilità di utilizzarla per attraversare le frontiere”.

Nel comunicato, inoltre, si legge che sono state intraprese “tutte le azioni per comunicare al livello nazionale ed internazionale i seriali delle CIE con questo disallineamento”.

Ma le polemiche non si placano.

Il Movimento Difesa del cittadino ammonisce il Poligrafico per “l’assoluta mancanza di notizie ai cittadini interessati, che nulla avrebbero saputo se il caso non fosse emerso sulla stampa grazie all’Anci”.

Il presidente del Movimento, Francesco Luongo, ha poi sottolineato la gravità dell’accaduto per i cittadini coinvolti.

“In assenza di comunicazioni ufficiali da parte dei Comuni coinvolti – afferma Luongo – le rassicurazioni dell’Istituto circa la gratuità delle sostituzioni entro 12 mesi sono del tutto insufficienti e comunque questa operazione avrà un costo che speriamo non sia ribaltato sui contribuenti”.

In ultimo, il Movimento Difesa del cittadino si interroga. Con queste carte di identità elettroniche difettose, i cittadini potranno “richiedere l’identità digitale presso uno degli Identity provider accreditati presso il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID)”? Non resta che attendere ulteriori chiarimenti da parte del Poligrafico di Stato.

 

 

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Attestato di rischio digitale: dal 1° giugno diventa dinamico

Tra i nuovi provvedimenti decisi dall’Ivass, dal 1° giugno entra in vigore quello dell’ attestato di rischio digitale dinamico contro i furbetti

Sono ormai imminenti delle importanti novità nel settore Rc auto: dal 1° giugno, infatti, l’ attestato di rischio digitale diventa dinamico. A deciderlo è l’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, allo scopo di valutare con maggiore precisione la sinistrosità dell’assicurato.

Il provvedimento riguardante l’ attestato di rischio digitale dinamico stabilisce il rilascio dello stesso per tutte le tipologie di contratto (bonus/malus, franchigia e tariffa fissa) e la modifica della tabella di sinistrosità pregressa. Oltre a questo, è prevista anche la progressiva estensione, anno dopo anno, fino a 10 anni.

L’ attestato di rischio digitale si riceve almeno 30 giorni prima della scadenza della polizza.

Ivass ricorda che il documento può essere scaricato nell’area dedicata sul sito internet della compagnia. Inoltre, si può richiedere una consegna telematica aggiuntiva tra quelle previste dall’impresa.

In caso di polizza stipulata presso un intermediario è infine possibile richiedere la stampa dell’attestato di rischio senza alcun costo.

Non solo. Secondo l’Ivass, la normativa verrà adeguata all’esigenza di valutare correttamente la sinistrosità dell’assicurato anche rispetto ai sinistri pagati fuori dal periodo di osservazione o pagati dopo la scadenza del contratto.

In particolare, se alla scadenza del contratto stesso, l’assicurato abbia cambiato compagnia (nel caso dei “sinistri tardivi”).

Queste misure avranno lo scopo di limitare ed evitare eventuali abusi, comportamenti fraudolenti ed elusivo. A tutto vantaggio degli assicurato virtuosi.

Ancora, i sinistri relativi a polizze di durata temporanea saranno riportati nell’attestato di rischio rilasciato dall’impresa che per prima assumerà il rischio con un contratto annuale.

Ma le novità non finiscono qui.

Sono in arrivo anche nuove regole per il riconoscimento della classe di merito di conversione universale e per la sua evoluzione nel tempo.

Sono infatti previste alcuni benefici a favore di determinate categorie di assicurati, come ad esempio le coppie di fatto e chi è unito civilmente.

La classe di merito della polizza potrà essere trasferita non più solo a figli e coniugi ma anche all’interno delle coppie di fatto.

 

 

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Pronto Soccorso pericolosi per i lavoratori: ecco i dati di Simeu

Secondo una indagine condotta da Simeu, i Pronto Soccorso italiani sarebbero luoghi sempre più a rischio per i lavoratori.

Un’indagine condotta da Simeu – Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza – lancia l’allarme, parlando di Pronto Soccorso pericolosi. Luoghi che, di fatto, mettono a rischio chi ci lavora. Oltre il 63% dei presidi, infatti, sarebbe teatro di continue aggressioni ai danni del personale medico.

Si parla di pronto soccorso pericolosi per almeno 218 strutture di medicina d’emergenza-urgenza, pari al 33% di quelle presenti sul territorio nazionale. In queste sedi, infatti si è verificata almeno una aggressione fisica.

Una situazione, quella dei Pronto Soccorsi pericolosi, che è sensibilmente peggiorata nell’ultima anno, e in tutte le regioni d’Italia.

E non si parla soltanto di aggressioni verbali, ma anche di intimidazioni e violenze fisiche.

Nel 50% dei casi le aggressioni si sono verificate dove il problema sovraffollamento risulta più grave.

Sono questi i dati emersi da una ricerca condotta da Simeu, dal 1 marzo al 30 aprile 2017 nelle strutture distribuite nelle 20 regioni. Esse comprendono 53 Pronto Soccorso, 111 Dipartimenti Emergenza Accettazione (DEA) di primo livello e 54 di secondo livello.

In questo quadro generale dove la situazione di medici, infermieri e operatori sanitari appare sempre più a rischio, si tiene l’XI Congresso nazionale della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza che parte oggi a Roma e in cui saranno affrontati i principali temi organizzativi e clinici della disciplina.

Per Francesco Rocco Pugliese, presidente nazionale Simeu “l’emergenza-urgenza è sola davanti al profondo cambiamento in atto, un cambiamento epocale che richiede una profonda trasformazione organizzativa, per far fronte al mutare delle richieste di salute dei pazienti, sempre più anziani e pluripatologici, e alle trasformazioni in atto nel sistema sanitario”.

I dati forniti da Simeu sui Pronto Soccorso a rischio aggressioni impongono una riflessione profonda e provvedimenti.

“L’aggravarsi delle violenze contro il nostro personale sanitario – prosegue Pugliese – è certamente anche frutto di un disallineamento fra la realtà quotidiana e la direzione strategica delle politiche sanitarie nazionali”.

Pugliese, inoltre, non manca di citare il sovraffollamento quale “principale causa di difficoltà fra mediti e pazienti”. Questo viene definito “un problema non solo stagionale ma endemico dei nostri pronto soccorso”.

Un problema che, peraltro, resta ad oggi senza soluzione.

“I pronto soccorso – conclude – non hanno personale a sufficienza e la nostra competenza specifica è una risorsa che non sempre viene sfruttata a pieno nell’organizzazione sanitaria”.

 

 

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GuidaeBasta: l’app che ti impedisce di distrarti alla guida

App anti-distrazione tutta italiana, GuidaeBasta è stata lanciata da Anas nell’ambito della campagna 2018 sulla sicurezza stradale

Parlare al cellulare o controllare gli sms in arrivo mentre si è al volante è una delle prime cause di incidenti stradali: per questo Anas ha deciso di lanciare l’app GuidaeBasta.

L’innovativa applicazione, promossa in occasione della campagna 2018 sulla sicurezza stradale, è stata sviluppata in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Polizia di Stato.

In passato anche la Apple aveva pensato alla funzione in grado di silenziare il telefonino una volta che si entra in auto.

Adesso arriva GuidaeBasta, app tutta italiana disponibile su iOS e su Android che, una volta installata sul cellulare, va settata in modalità guida ogni qual volta ci si mette al volante.

L’applicazione riuscirà così a bloccare le notifiche in entrata. Inoltre, inoltrerà un sms a una lista di contatti da noi precedentemente settata per avvisarli che al momento non siamo reperibili poiché al volante.

Nel corso delle soste, l’app consentirà di accedere alla localizzazione con GPS per inviare la posizione esatta ai contatti più stretti.

Naturalmente, oltre agli incidenti, l’applicazione GuidaeBasta ha lo scopo di ridurre anche le sanzioni.

Come noto, indatti, per legge l’utilizzo del cellulare in auto è punibile con una multa da 161 a 646 euro più la detrazione di 5 punti sulla patente.

Per l’Istat, nel nostro paese, sono state oltre 65mila le multe per uso improprio di un telefono cellulare alla guida, con un aumento del 7% rispetto al 2016.

Infatti, mentre si è alla guida, si possono effettuare chiamate solo in vivavoce o con gli auricolari.

Sia l’invio di sms che l’uso di applicazione è proibito. Anas, dunque, con questa app, spera di ridurre in modo drastico il numero degli incidenti alla guida. Per ogni informazione aggiuntiva ci si può collegare al sito Guidaebasta.it oppure andare sulle pagine social di Anas.

 

 

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Molestie su 30 pazienti: un radiologo finisce a giudizio

Iscritto all’ordine dei medici di Pisa, un medico finirà a giudizio per presunte molestie ai danni di 30 sue pazienti. Quattro di loro si sono costitute parte civile.

Un radiologo di 58 anni finirà a giudizio per violenza sessuale: è accusato di presunte molestie su 30 pazienti. A renderlo noto è Il Tirreno, che racconta come il professionista, iscritto all’Ordine dei Medici di Pisa, secondo le accuse avrebbe in molte occasioni palpeggiato le pazienti e proposto rapporti sessuali.

Le indagini sono state condotte dal sostituto procuratore Egidio Celano a Prato. È infatti da questa città che sarebbe partita la prima denuncia di una paziente.

Secondo la donna, durante la visita radiologica il medico non solo l’avrebbe toccata, ma avrebbe anche avanzato la richiesta di un rapporto sessuale.

Gli inquirenti, a partire da questa prima denuncia, hanno deciso di allargare le indagini.

Hanno quindi proceduto a interpellare altre donne. Dall’attività della procura, dunque, sarebbero emersi casi di presunte molestie su 30 pazienti.

Le donne avrebbero tutte confermato lo stesso modus operandi da parte del professionista.

Il radiologo, oltre che a Pisa, visitava anche in studi di Prato e di Poggio a Caiano. Allo stato attuale sono trenta le donne che hanno confermato le molestie sessuali del medico.

Tuttavia, solo quattro di loro (due italiane e due straniere) si sono costituite parte civile.

Molte altre, infatti, hanno preferito non dover raccontare di nuovo in aula quanto già faticosamente esposto durante le indagini. Alcune, non essendosi confidate né col marito né col compagno, non se la sono sentita di tirare fuori la dolorosa vicenda.

Dal canto suo, il radiologo si dichiara innocente, sostenendo di aver seguito i protocolli professionale. Inoltre, ha aggiunto che nei casi in cui c’è stato un effettivo contatto di natura sessuale, la donna era consenziente.

Il processo inizierà il prossimo 21 settembre.

 

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Fischietti contro le aggressioni in corsia: sperimentazione in Veneto

Distribuiti 200 fischietti al personale di alcuni ospedali e centri di igiene mentale del Veneto per contrastare l’escalation di violenza nei nosocomi. La sperimentazione durerà sei mesi.

Nell’ondata di violenza contro i camici bianchi che sta investendo tutto lo stivale, da Nord a Sud, la proposta (sperimentale) dell’Ulss4 ‘Veneto Orientale’ che ha fornito ai propri sanitari 200 fischietti per segnalare eventuali aggressioni fa riflettere.

Ma non appare peregrina.

Dal 2017 le aggressioni ai danni del personale medico in Veneto sono duplicate, passando da 23 a 45. Negli ospedali dell’Ulss4 si sono verificate aggressioni verbali, spinte, ma anche schiaffi e pugni, e ad avere la peggio è sempre il personale medico e sanitario.

Una situazione che ha portato alla proposta di munire di fischietti medici, infermieri e personale sanitario per scongiurare violenze in corsia.

La sperimentazione che prevede l’uso di fischietti durerà sei mesi.

A esserne forniti sono stati i sanitari dei Pronto Soccorso di San Donà di Piave, Portogruaro e Jesolo. Poi, quelli della Psichiatria, del Servizio per le Dipendenze, Centro di Salute Mentale e del Consultorio Familiare di San Donà di Piave e di Portogruaro.

Insieme ai fischietti, il personale riceverà le istruzioni sulle modalità di impiego che saranno differenti in relazione al contesto di utilizzo.

Secondo la dottoressa Carolina Prevaldi, coordinatrice del progetto “le aggressioni aumentano e rispetto al passato il personale è molto più attento nel segnalare i vari casi”.

“Il fischietto – spiega il dg Carlo Bramezza – verrà utilizzato dall’operatore in caso di pericolo per richiamare l’attenzione dei colleghi o di altre persone che possono così accorrere in aiuto”.

All’interno poi di ambienti più critici il fischietto potrà anche essere appeso al collo mediante un ‘laccetto’ personalizzato. Esso sarà inoltre fornito di sgancio rapido di sicurezza per renderne più facile l’uso da parte dell’operatore.

 

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scheda carburante

Possibile una proroga per la scheda carburante, che non verrebbe più abolita da luglio, ma da dicembre 2018.

Potrebbe arrivare una proroga fino al 31 dicembre 2018 per la scheda carburante. L’addio era infatti previsto per luglio, ma dopo le numerose pressioni e richieste da parte delle associazioni di categoria, pare che la proroga potrebbe esserci.

E potrebbe trovare posto proprio nel decreto Alitalia (atto Senato 297), per consentire un avvio più soft alla fatturazione elettronica dal 1° luglio 2018 con la cosiddetta fattura elettronica carburanti.

A pensare all’emendamento da presentare in Commissione speciale a Palazzo Madama è stato Gilberto Pichetto Fratin (Forza Italia).

Ed era da tempo che da più parti si invocava una proroga per la scheda carburante, e ora si potrebbe arrivare a mantenere, per tutto il 2018, un doppio regime per gli acquisiti di carburanti da parte dei soggetti passivi Iva. Il tutto, quindi, anche dopo il 1° luglio 2018, data prevista originariamente per l’entrata in vigore dell’obbligo della fattura elettronica carburante e dell’abolizione della scheda.

Di fatto, la fatturazione elettronica ha messo in risalto le difficoltà per molti gestori, che si sono trovati obbligati a ricorrere contemporaneamente all’utilizzo e alla gestione di strumenti differenti come la fattura elettronica per benzina e gasolio da autotrazione, la fattura analogica per benzina e gasolio destinata ad altri utilizzi e la scheda carburanti per altri tipi di rifornimenti.

Ma in che modo funziona la scheda carburante?

Questa si può comprare da tabaccai, negozi di cancelleria o dai benzinai. Ad acquistarla sono i titolari di partita Iva. Questo purché il rifornimento di carburante per autotrazione sia nell’esercizio di impresa, arte o professione.

La scheda carburante dà la possibilità di detrazione e deduzione dei costi, ma solo se riporta dati anagrafici di chi effettua l’acquisto di carburante.

A proporne l’abolizione era stata la legge di bilancio 2018 dal primo luglio 2018.

Dal momento della sua abolizione, l’acquisto di carburanti deve avvenire solo tramite mezzi tracciabili. Per la detrazione Iva e deduzione dei costi da parte dei titolari di partita Iva, l’acquisto di carburanti e lubrificanti per aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore, deve avvenire dal 1° luglio 2018, esclusivamente con carte di credito, di debito o prepagate e anche in altre forme, purché non in contanti.

 

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