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Paziente ricoperta dalle formiche: sospesi un medico e 3 infermieri

Proseguono gli accertamenti dei Nas sul caso della paziente ricoperta dalle formiche al San Giovanni Bosco di Napoli. E arrivano le prime sospensioni

Un medico e tre infermieri dell’ospedale San Giovanni Bosco sono stati sospesi – a partire da oggi – per il caso della paziente ricoperta dalle formiche mentre si trovava intubata nel letto d’ospedale.

Nel provvedimento si legge che la sospensione è stata decisa perché si può ritenere “legittimo il sospetto che tutto il personale di turno sia venuto meno alle proprie funzioni di controllo e vigilanza della paziente per un lungo lasso di tempo abbandonandola di fatto a se stessa e, soprattutto, tra le formiche”.

E d’altronde, dopo la denuncia di Francesco Emilio Borrelli dei Verdi, era prevedibile che quel video – che ha fatto il giro del web – sollevasse polemiche e dubbi sullo stato igienico della struttura.

Il caso dell’anziana paziente cingalese incosciente ricoperta dalle formiche ha portato la consigliera pentastellata Valeria Ciarrambino a chiedere le dimissioni del Governatore De Luca e di ogni responsabile.

Nella giornata di oggi, i carabinieri consegneranno la prima informativa ai magistrati del pool coordinato dal magistrato Lucantonio. Un secondo capitolo dell’inchiesta punta a far luce sull’appalto di pulizia del San Giovanni Bosco.

Questo è infatti affidato ad una ditta con sede legale a Piacenza.

Nel frattempo, i familiari della donna hanno deciso di non presentare denuncia. Contestualmente, lo stesso Borrelli ha lanciato una raccolta fondi per consentire alla donna cingalese di tornare a casa.

Ieri la paziente ricoperta dalle formiche protagonista, suo malgrado, del terribile video, ha ricevuto proprio la visita del presidente della Regione Vincenzo De Luca. Per più di due ore, ieri mattina, si è intrattenuto al letto dell’ammalata per poi incontrare dirigenti e personale della struttura annunciando misure drastiche.

“Quello che è certo – ha dichiarato – è il mancato e doveroso controllo della paziente; si procederà come sempre con il massimo rigore, oltre alla sospensione, già decisa, del personale in servizio”.

Una vicenda, questa, che ricorda da vicino il caso delle formiche al San Paolo di Napoli, denunciato anche in quell’occasione dal consigliere regionale dei Verdi e componente della commissione Sanità della Regione Campania, e che aveva suscitato profonda indignazione.

 

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Albo degli amministratori di condominio: l’appello di Anammi

In merito all’ albo degli amministratori di condominio, arriva il no di Anammi a nuovi costi per gli amministratori. Ecco cosa ha chiesto l’Associazione.

In merito alla possibilità di istituire un albo degli amministratori di condominio, arriva l’appello di l’ANAMMI (Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d’Immobili) , che dice no a nuove tasse.

La richiesta è giunta nel corso della presentazione del primo “Codice di Condotta Privacy per gli studi amministrazione condominiale”, svoltasi a Roma, con riferimento all’istituzione del nuovo albo per gli amministratori.

Come noto, infatti, l’ANAMMI è capofila del Codice di condotta, al quale hanno aderito altre associazioni del settore.

Tale codice, redatto dall’avv. Carlo Pikler, è diventato un modello di riferimento per la corretta gestione della privacy negli studi di amministrazione condominiale.

Sul tema della privacy, con i cambiamenti apportati dal Regolamento UE, molte cose sono cambiate, obbligando l’amministratore a tenere un registro delle attività di trattamento dei dati personali.

Contestualmente, sono previse delle linee guida sulle attività che esso svolge nel proprio esercizio, al fine di tutelare così i diritti dei soggetti interessati e l’attività dello stesso amministratore.

Secondo Giuseppe Bica, presidente Anammi, il codice rappresenta solo l’inizio di un percorso che dovrà rendere più fluido il sistema.

“La categoria – spiega Bica – dovrà affrontare periodicamente la necessità di adeguare il nostro Codice di condotta alle necessità emerse con la sua attuazione”.

Bica ha poi ricordato come, quando si parla di privacy e condominio, non ci si riferisca solo alla videosorveglianza. La questione è infatti ben più complessa.

“Il tema – afferma Bica – implica una responsabilità di rilievo su molte materie. Tuttavia, anche su questa tematica, possono trovare negli amministratori un punto di riferimento”.

Quel che è certo però è che Anammi si è detta contraria a nuovi costi per gli amministratori di condominio.

Oggi si parla di una proposta di un registro o, addirittura, di un albo, ma questa idea è stata bocciata dalla stessa associazione.

Secondo Anammi si tratterebbe solo di un ulteriore modo per “fare cassa grazie agli amministratori di condominio, rischiando di caricare i nuovi costi dell’albo sui professionisti e, in ultima battuta, sui condòmini”.

 

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Diffuso già in altri paesi europei, il certificato di successione potrà semplificare, snellire e rendere più certa la fase successoria. Ecco di cosa si tratta

Diffuso già in altri paesi europei, il certificato di successione potrà semplificare, snellire e rendere più certa la fase successoria. Ecco di cosa si tratta

Anche in Italia è in arrivo il certificato di successione, un cambiamento che nasce proprio nell’ottica di semplificare le procedure successorie e aumentare le garanzie per i legittimari.

Già largamente diffuso in UE, il certificato di successione, potrebbe davvero rendere le procedure più rapide e sicure.

La sua introduzione nel nostro ordinamento consentirebbe infatti di allineare la normativa italiana con quella europea.

Quest’ultima, come noto, ha emesso un regolamento che mira ad accelerare e semplificare le procedure successorie transfrontaliere e a creare un certificato di successione europeo.

Certificato di successione: cos’è e come funziona

Il documento permetterà di certificare la data in cui si apre la successione, i soggetti chiamati a succedere in qualità di eredi o legati e la consistenza e la composizione del patrimonio ereditario. Inoltre, indicherà i poteri di coloro a cui il de cuius ha conferito il compito di amministrare e dare esecuzione alle sue volontà.

Il certificato deve essere redatto da un notaio, previa verifica della conformità delle dichiarazioni e richiesta di eventuale documentazione integrativa.

Fatto ciò, resta al funzionario pubblico il compito di pagare le imposte dovute e trascrivere il certificato nei registri immobiliari.

I vantaggi di questo strumento sono quelli di snellire tutte le procedure. Esso è infatti destinato a sostituire l’attuale dichiarazione di successione.

Essa attualmente è prevista per solo per ragioni di natura fiscale, senza alcun effetto positivo dal punto di vista civilistico.

Grazie al certificato di successione invece sarà possibile:

  • individuare celermente i beni caduti in successione e i soggetti obbligati a versare le imposte ipotecarie e catastali gravanti sugli stessi per procedere alla successiva fase di liquidazione e versamento;
  • trasmettere telematicamente le informazioni all’Agenzia delle Entrate per l’aggiornamento immediato delle banche dati.

Da non sottovalutare, infine, i suoi effetti probatori. I soggetti indicati nel documento come eredi, legatari o esecutori testamentari si presumono tali fino a prova contraria.

Quanto ai terzi acquirenti che acquistano da chi è legittimato a disporre dei beni in base al certificato, è previsto che il loro acquisto prevalga sui titolari effettivi, tranne nei casi di mala fede o negligenza grave.

 

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Aumento delle malattie veneree: a Bologna +400% di sifilide

Secondo i dati del centro malattie sessualmente trasmissibili del S. Orsola, si sta verificando un notevole aumento delle malattie veneree, in particolare della sifilide.

Uno spaventoso aumento delle malattie veneree ha messo in allarme il centro malattie sessualmente trasmissibili del S. Orsola di Bologna.

Il centro ha registrato negli ultimi quindici anni un’impennata di casi di malattie veneree.

A preoccupare sono i contagi crescenti per sifilide, clamidia e gonorrea.

Ogni anno, l’ aumento delle malattie veneree registra fra 100 e 300 nuovi casi, con una crescita che tocca il +400%, per quanto riguarda la sifilide.

I dati sono emersi nel corso della commissione Sanità del Comune di Bologna.

Secondo Antonietta D’Antuono, responsabile del centro malattie sessualmente trasmissibili del dipartimento di dermatologia del Policlinico Sant’Orsola, ogni anno sono 3500 le persone che si rivolgono al centro come primo accesso.

E per quanto riguarda i casi di sifilide, questi sono 100-120 ogni anno.

I più colpiti sono gli uomini, con una maggiore incidenza tra gli omosessuali, mentre 300 sono i casi in media di clamidia, per lo più donne, e 170 casi quelli di gonorrea.

Ma con l’ aumento delle malattie veneree diminuisce la prevenzione, che manca nelle scuole.

“C’è scarsa informazione su queste malattie – afferma D’Antuono – e poca paura delle infezioni. Non se ne sente parlare”, così come si parla meno di Hiv “perché per fortuna ci sono terapie che funzionano”.

Tra gli utenti del centro, aggiunge la responsabile, “il 50% dichiara di non usare alcun tipo di contraccettivi e solo l’8% dice di utilizzare sempre il preservativo”.

Solo il 70% di chi ha una diagnosi di malattia venerea accetta di fare anche il test Hiv.

Una percentuale estremamente bassa a fronte di un numero di contagi che, come attestato da recenti indagini, aumenta in modo esponenziale.

 

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Il camice bianco, in servizio nella postazione di guardia medica di Rovereto, è stata aggredita in pieno giorno da un 30enne noto alle forze dell’ordine

Una dottoressa, in una postazione di guardia medica, aggredita nel pomeriggio di un giorno feriale da un uomo già noto alle forze dell’ordine. E’ accaduto a inizio novembre in un ambulatorio di continuità assistenziale di Rovereto. La professionista è stata presa a schiaffi, in pieno giorno, da un paziente trentenne pregiudicato che si era recato alla guardia medica per una visita.

L’uomo si era seduto per qualche minuto nei corridoi attendendo il suo turno insieme ad altre persone ma voleva essere visitato subito. Dopo le lamentele iniziali aveva cominciato a dare fastidio anche agli altri utenti in attesa. Quindi aveva sfogato la propria rabbia urlando nei corridoi. La dottoressa dopo aver tentato di calmarlo è stata offesa minacciata ed infine aggredita.

Il camice bianco è riuscito con sangue freddo a scongiurare il peggio rinchiudendosi dentro un ambulatorio.

Il consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Trento, nel condannare con forza l’accaduto ha chiesto alle istituzioni competenti un intervento urgente al fine di garantire la sicurezza delle sedi di continuità assistenziale.

“Questo episodio – si legge in una nota – evidenzia un grave problema di disagio sociale ed è la punta di un iceberg della esistenza di una ‘questione medica’ che si manifesta nel venir meno del rapporto di fiducia tra medico e paziente senza il quale non è possibile nessuna forma di tutela della salute”

Per l’Ordine non sono più sufficienti le dichiarazioni di intenti e non basta più neppure la solidarietà. Occorrono fatti concreti e un progetto di recupero culturale che aiuti e impegni i medici a mantenere al centro il paziente, prendersi cura delle sue fragilità in un contesto dove la sanità rimane l’ultimo collante sociale.

 

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procedimento di accertamento

Rese le note modalità di versamento per la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento notificati o sottoscritti fino al 24 ottobre 2018

L’Agenzia delle Entrate, d’intesa con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ha adottato un provvedimento che regola la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento non ancora definiti. Nel testo vengono chiarite modalità e termini di versamento relativi ad avvisi di accertamento, di rettifica e di liquidazione.

La nuova misura si applica agli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate o dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli notificati o sottoscritti fino al 24 ottobre 2018. Alla stessa sono definibili gli atti non impugnati e ancora impugnabili. Sono integralmente e complessivamente dovuti tutti i tributi ed eventuali contributi indicati nell’atto oggetto di definizione agevolata. Fanno eccezione gli importi per sanzioni amministrative, interessi e spese  accessorie.

La definizione agevolata si applica inoltre agli atti di recupero dei crediti indebitamente utilizzati. Sono ammessi alla definizione anche gli inviti al contraddittorio che contengono maggiori imposte e per i quali non sia stato ancora sottoscritto e perfezionato un avviso di accertamento con adesione o notificato un avviso di accertamento. Infine, rientrano nella disciplina agevolativa gli accertamenti con adesione sottoscritti fino al 24 ottobre 2018 ma non ancora perfezionati. Per questi ultimi, alla stessa data, non deve essere ancora decorso il termine per il versamento e il perfezionamento dell’adesione.

Le scadenze entro cui effettuare il versamento necessario per il perfezionamento della definizione agevolata sono diverse in base al tipo di atto.

Per gli avvisi di accertamento, di rettifica e di liquidazione e gli atti di recupero, il termine per il versamento in unica soluzione o della prima rata scade il 23 novembre 2018. Oppure, se più ampio, entro il termine utile per la proposizione del ricorso. Per gli inviti al contraddittorio il termine per il versamento in unica soluzione o della prima rata scade il 23 novembre 2018. Gli accertamenti con adesione, invece, possono essere definiti versando i tributi ed i contributi dovuti entro il 13 novembre 2018.

In caso di pagamento rateale, il versamento delle somme può essere effettuato con un massimo di venti rate trimestrali di pari importo. Le rate successive alla prima devono essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre. Per ciascun atto definito va utilizzato un distinto modello F24 o F23. Entro dieci giorni dal versamento in unica soluzione o della prima rata, il contribuente consegna all’ufficio competente la ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Se l’atto definibile non richiede il pagamento di imposte e contributi, il contribuente può manifestare la volontà di aderire tramite una comunicazione in carta libera. La comunicazione va presentata direttamente o tramite raccomandata A/R o all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) all’ufficio competente. Il contribuente deve dichiarare di voler perfezionare il procedimento di accertamento, entro gli stessi termini previsti per il versamento.

 

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Obbligo vaccinale. Ricciardi: ‘Pericoloso rimuoverlo, coperture basse’

Il presidente dell’Istituto superiore sanità in audizione in commissione Igiene e Sanità boccia il ddl vaccini e ribadisce il ruolo fondamentale dell’obbligo vaccinale

Sul tema dell’ obbligo vaccinale è tornato a esprimersi Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore sanità. In audizione in commissione Igiene e Sanità ha bocciato il ddl vaccini.

“In Italia – ha affermato Ricciardi – le strategie basate solo sulla comunicazione, l’offerta attiva e il potenziamento dei servizi vaccinali (tutti punti del ddl 770), in mancanza di un obbligo, non hanno dato i risultati sperati”.

Ricciardi ha poi ricordato come il Veneto venga spesso citato come Regione che ha fatto un investimento forte.

Tuttavia, “è stata la regione che ha palesato maggiori difficoltà nel raggiungimento della copertura, e oggi ha una serie di ritardi scontabili per questa impostazione, mentre l’obbligo ha dato risultati importanti”.

“Proporre – ha poi precisato Ricciardi riferendosi al cosiddetto ‘ obbligo vaccinale flessibile’ – in caso di emergenza interventi di obbligo locale potrebbe portare confusione, diseguaglianza, scarsa efficienza per mancata omogeneità nazionale, ed è un po’ un concetto in controtendenza in sanità pubblica”.

Secondo il presidente dell’Istituto superiore sanità “sarebbe meglio attendere l’anagrafe vaccinale nazionale e contestualmente preparare il nuovo piano vaccinale strategico”

Nel corso della sua audizione il presidente Iss ha poi ricordato anche come “prima del 1999, i dati di copertura vaccinale italiani erano eclatanti, vicini al 99%, e portati a esempio. Nel ’99, quando il Parlamento abolì la richiesta del certificato vaccinale per l’iscrizione a scuola si è verificato un progressivo abbassamento delle soglie di copertura vaccinale che sono sfociate poi, approssimativamente nel 2013, nell’andare sotto le soglie di sicurezza”.

Ricciardi ha messo in luce come in Italia vi sia un serio problema di coperture vaccinale.

E i giovani italiani “se crescendo si sposteranno incontreranno, purtroppo, dei germi per cui non hanno coperture”.

Nel ricordare l’importanza dell’Anagrafe nazionale Ricciardi ha evidenziato come “alcune Regioni non hanno ancora anagrafi informatizzate, per cui sostanzialmente le valutazioni si fanno ancora sul cartaceo, ma solo alcune hanno superato la soglia del 95%” di copertura vaccinale”.

Obbligo vaccinale ed eventi avversi

Quanto agli eventi avversi, il presidente Iss ha rimarcato come “praticamente in tutta Europa abbiamo oggi dei sistemi affidabilissimi” per la loro rilevazione.

“Alla fine – ha concluso Ricciardi – quando si va a ricostruire se tali effetti avversi, anche gravi, sono effettivamente avvenuti a causa della vaccinazione, le evidenze ci dicono che non è così: è molto importante la rassicurazione, quando spieghi a una mamma preoccupata che questi sono i dati, allora la mamma, generalmente, i figli li vaccina”.

 

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La proposta di legge approvata dalla Camera esclude il rito abbreviato per le ipotesi di reato punite con la pena dell'ergastolo. Ecco cosa c’è da sapere.

La proposta di legge esclude il rito abbreviato per le ipotesi di reato punite con l’ergastolo. Ecco cosa c’è da sapere.

Con l’approvazione alla Camera di una proposta di legge, viene escluso il rito abbreviato per le ipotesi di reato punibili con l’ergastolo.

In questo modo, il rito abbreviato potrebbe presto sparire per queste ipotesi delittuose.

Con una modifica dell’articolo 438 del codice di procedura penale, il testo prevede ex nuovo comma 1-bis che “non è ammesso il giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo”.

Ma non è tutto.

Infatti, secondo il nuovo comma 5-ter, “nei procedimenti per delitti per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, l’imputato può proporre la richiesta di cui al comma 1 subordinandola a una diversa qualificazione dei fatti o all’individuazione di un reato diverso allo stato degli atti”.

Il testo in questione, inoltre, aggiunge un punto importante. Se la richiesta di rito abbreviato è stata dichiarata inammissibile ai sensi del nuovo comma 1-bis, il giudice che all’esito del dibattimento ritiene invece che per il fatto accertato il giudizio abbreviato sia ammissibile, applica la riduzione di pena. Il tutto ai sensi del secondo comma dell’articolo 442.

Inoltre, la proposta di legge approvata alla Camera prevede anche l’introduzione di un nuovo comma 2-bis all’articolo 429 c.p.p..

Questo avrà, come conseguenza della previsione principale che l’ha ispirata, che se si procede per un delitto punito con l’ergastolo e il giudice dà al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell’imputazione che rende ammissibile il giudizio abbreviato, nel decreto va inserito anche l’avviso che l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato entro quindici giorni dalla lettura del provvedimento o dalla sua notificazione.

Per quanto riguarda l’entrata in vigore della legge, questa sarà emanata se la proposta verrà definitivamente approvata. Pertanto, non interessa i provvedimenti attualmente in corso.

 

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Operazione rinviata e morte del paziente: un medico indagato

Un uomo di 67 anni è morto dopo una operazione rinviata al Vito Fazzi di Lecce. Un medico del reparto di cardiochirurgia risulta ora indagato

Si sospetta che dietro la morte di G.D.C., medico di 67 anni di Copertino, vi sia una operazione rinviata da un medico del reparto di cardiochirurgia del Vito Fazzi di Lecce.

Il sanitario risulta ora indagato dalla Procura di Lecce per la morte del 67enne, avvenuta il 19 aprile del 2017.

Il pubblico ministero Emilio Arnesano, titolare del fascicolo d’indagine, ha fatto notificare un avviso di chiusa inchiesta al medico che dovrà rispondere di omicidio colposo. A difendere il medico indagato, è l’avvocato Luigi Covella.

La vicenda

Tutto ha avuto inizio dopo la denuncia dei parenti della vittima, medico a sua volta, assistiti dal legale Giuseppe Romano. Il 67enne – a ottobre 2016 – si reca a Roma per un’operazione legata all’impianto di una valvola aortica. Rientrato in Puglia, il dottore si sottopone a terapie somministrate presso l’ospedale di Galatina.

Poi, nell’aprile del 2017, le sue condizioni peggiorano concludendosi con il suo decesso.

Nella ricostruzione che ripercorre gli ultimi giorni di vita del medico, il pm scrive quanto segue.

“Per imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza delle regole di condotta sanitaria nonostante fosse consapevole della massima urgenza di un intervento operatorio al cuore di D. C. affetto da pseudo aneurisma della protesi aortica soggetto a rottura immediata, il medico avrebbe ritardato il ricovero dal 14 aprile dello scorso anno (giorno del venerdì santo) al 18 aprile e disposto l’intervento chirurgico operatorio per il giorno successivo in cui si verificò il decesso di D.C. proprio mentre si preparava per l’intervento operatorio”.

L’autopsia sul corpo del paziente – effettuata dal medico legale Roberto Vaglio e dal professore Giovanni Ferlan – parla di morte sopraggiunta per la rottura di uno pseudo-aneurisma a localizzazione sulla protesi vascolare aortica.

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WhatsApp per comunicare con pazienti: lo fa il 42% dei medici

L’utilizzo di WhatsApp per comunicare con i pazienti è sempre più diffuso tra i camici bianchi italiani. A dirlo è l’Osservatorio Innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano.

L’impiego di WhatsApp per comunicare con i pazienti è un’abitudine che si diffonde sempre di più tra i medici italiani. Almeno il 42% di loro, secondo un’indagine dell’Osservatorio Innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano, utilizza l’applicazione di messaggistica.

E il 29% degli intervistati che ancora non sfruttano l’App di messaggistica con i propri assistiti ha dichiarato che ha intenzione di servirsene in futuro.

Della comunicazione medico-paziente si è parlato al Congresso nazionale Ame, Associazione medici endocrinologi, che ha aperto i suoi lavori oggi, 8 novembre, a Roma.

Secondo Agostino Paoletta, di Endocrinologia Ulss 6 Euganea Padova, “In realtà non cambia la professione e il suo contenuto – spiega – cambia il modo in cui viene esercitata”.

Come noto, infatti, anche in campo sanitario ormai la tecnologia mette a disposizione nuovi sistemi di organizzazione interna (fascicolo sanitario, firma digitale, elaborazione informatica di informazioni, strumenti di diagnosi che raccolgono dati personali, device di monitoraggio che consentono una comunicazione continua) e nuovi strumenti di relazione con i pazienti.

Tra questi, WhatsApp è certamente uno dei più gettonati.

“I medici – prosegue Paoletta – sono sempre più attenti alle nuove tecnologie e sono consapevoli che sarebbe anacronistico non impiegarli anche nella comunicazione con i pazienti”.

Tuttavia, bisogna fare attenzione alla privacy.

“Non va sottovalutata la possibilità di commettere errori in merito alle decisioni cliniche da prendere nei riguardi del paziente che ha inviato il messaggio in un particolare momento della giornata – conclude Paoletta – magari non avendo sottomano la cartella clinica del paziente, e gli eventuali rischi legati a un mancato rispetto della normativa sulla privacy”.

Sul tema interviene anche interviene l’avvocato Maria Giovanna Savio.

“Nel rapporto con i pazienti – dice – l’uso di strumenti informatici non muta il contenuto della prestazione professionale e le responsabilità da essa derivanti, poiché il documento informatico ha pieno valore di legge. Questo, evidentemente, comporta la necessità di una riflessione sulla nuova dimensione della prestazione medica anche da parte delle istituzioni sanitarie”.

 

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