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Palermo: l’aumento dei contratti di formazione specialistica post laurea rappresenta una buona notizia per il Ssn, ma rimane aperto il problema dell’imbuto formativo

“Una buona notizia per il futuro del SSN. Così il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo commenta l’annuncio dell’aumento dei contratti di formazione specialistica post laurea fatto dal Ministro Giulia Grillo. Un incremento che, per il rappresentante sindacale, costituisce “un segno tangibile dell’impegno profuso dal dicastero per risolvere il problema della futura carenza di specialisti”.

“Considerando anche l’aumento delle borse per il corso di formazione dei Medici di Medicina Generale – aggiunge Palermo – per la prima volta avremo un’offerta formativa, circa 10.000 posti tra i due percorsi, superiore al numero dei laureati per l’anno accademico 2018/2019, stimato in circa 9.000”.

L’Anaao sottolinea, tuttavia, come rimanga ancora aperto il problema dell’imbuto formativo, “il limbo in cui vivono sospesi tra rabbia, precarizzazione e voglia di emigrare, i medici che negli anni passati non hanno superato la selezione per entrare in uno dei due percorsi”.

Si tratta di circa 8.000 camici bianchi, numero che rischia di aumentare in modo considerevole nei prossimi anni per il raggiungimento della laurea da parte degli studenti iscritti dai Tar alla Scuola di  Medicina e Chirurgia negli anni accademici 2013/14 e 2014/15”.

“Esistono due vie – ribadisce il Segretario dell’Anaao – per affrontare con razionalità il problema avendo cura anche dell’impegno economico. La prima è il recupero dei contratti non assegnati a vario titolo dal MIUR, seguendo la recente sentenza del Tar Lazio. La seconda è permettere l’assunzione, anche a tempo determinato, degli specializzandi dell’ultimo anno, in caso di carenza di specialisti nei concorsi banditi dalle Aziende sanitarie, passandoli ad un contratto di dirigente in formazione e recuperando i contratti di formazione così svincolati. Sono circa 6.000 per l’anno accademico 2018/2019 e da settembre si aggiungono altri 6.000 per l’anno accademico 2019/20.  Insieme ai neo specialisti formati negli ultimi tre anni – conclude Palermo – rappresentano una platea importante su cui  si può fondare il rinnovamento del nostro SSN senza inseguire le soluzioni tanto fantasiose quanto sterili propugnate in queste settimane dalle Regioni che non riescono a celare l’intento di costruire una sanità low cost”.

 

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scuole di specializzazione

Il Ministro della Salute annuncia l’incremento di 1200 borse per le scuole di specializzazione di area sanitaria

“Via libera a 8.000 borse di specializzazione per i medici per l’anno accademico 2018/19. La mia battaglia ha portato ben 1.800 posti in più, un numero mai raggiunto prima. Avanti così per il futuro del nostro Servizio sanitario nazionale”. Così su twitter il Ministro della Salute Giulia Grillo annuncia il via libera da parte del Ministero dell’Economia dell’aumento  del 30% rispetto al precedente anno dei posti disponibili per le scuole di specializzazione di area medica. Un incremento in linea con quanto annunciato nelle scorse settimane dal titolare del Miur, Marco Bussetti.

La richiesta per un aumento delle borse di specializzazione è stata ripetutamente ribadita dai sindacati medici. Anche  la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha più volte ribadito che “i medici ci sono, ma mancano gli specialisti”.

“Riconosciamo al Ministro Grillo il merito di aver preso in considerazione le nostre istanze” commenta il presidente Fnomceo Filippo Anelli.

“Ora si dia attuazione alla norma dell’ultima finanziaria e si assumano gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così altre 5000 borse che possono aggiungersi a quelle individuate dal Ministro, dando cosi una prima risposta agli oltre 10000 laureati in medicina ancora fermi nell’imbuto formativo”.

“Finalmente – prosegue il vertice della Federazione – si è compreso che non mancano, anzi sono in sovrannumero, i medici laureati: a mancare sono gli specialisti. Questo risultato importante per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, raggiunto grazie al Ministro Grillo, inverte una tendenza e avvia a soluzione il problema della carenza degli specialisti”.

“Tuttavia – sottolinea ancora Anelli – il percorso per risolvere il problema della carenza di specialisti, che crea forte disagio e allunga le liste di attesa, necessita di un ulteriore sforzo. Perciò chiediamo di assumere all’interno degli ospedali gli specializzandi dell’ultimo anno, misura peraltro largamente condivisa da tutto il mondo medico e dai Sindacati di categoria, e di porre fine all’emorragia di borse che, abbandonate a metà del percorso, vanno attualmente sprecate”.

 

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Anelli: inopportuno e inutile un aumento delle immatricolazioni. Per le specializzazioni mediche occorrono subito 10mila borse di studio

“Oggi abbiamo più di diecimila medici laureati, abilitati, in attesa di accedere alle Specializzazioni e al Corso per la Medicina Generale. E questi medici raddoppieranno nel 2021, quando cominceranno a laurearsi i quasi diecimila studenti immatricolati in sovrannumero nell’anno 2014/2015, dopo aver fatto ricorso al Tar per presunte irregolarità nei test d’accesso”.
E’ quanto sottolinea la FNOMCeO nel confermare il dato sulla carenza di circa 14mila specialisti, nei prossimi 15 anni all’interno del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Un dato lanciato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che corrisponde alle proiezioni già fatte dai Sindacati medici, dalla stessa Fnomceo, dalla Fondazione Enpam.

Secondo le proiezioni dell’Osservatorio, solo il 75% dei 56 mila medici che il SSN perderà nei prossimi anni sarà rimpiazzato.

La Federazione dei medici, tuttavia, non condivide la considerazione secondo cui per tamponare la falla occorrerebbe un aumento non solo delle specializzazioni ma anche delle immatricolazioni a Medicina.
“Aumentare adesso gli accessi a Medicina, a fronte dei quasi ventimila medici che rimarranno bloccati nell’’imbuto formativo’ tra soli due anni, appare quantomeno inopportuno oltreché inutile, visto che questi medici finiranno il loro percorso tra undici anni, quando la gobba pensionistica, che raggiungerà il suo apice nel 2025, sarà ormai superata. A sostenerlo è il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli, che cita uno studio dell’Anaao che quantifica tra l’altro lo spreco di risorse pubbliche dovuto a un incremento delle immatricolazioni.
“Il problema della carenza di specialisti – conclude Anelli – non si risolve aumentando i laureati ma aumentando i percorsi post lauream. Occorrono almeno diecimila borse subito, più duemila per la Medicina generale. È imprescindibile, nel medio-lungo periodo, un intervento legislativo per cui a ogni laurea corrisponda una borsa”.
 
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La Federazione dei medici contro l’ipotesi di un aumento delle immatricolazioni nei dipartimenti di medicina. Anelli: risorse per diecimila borse ora

“Spostiamo le risorse destinate all’aumento degli accessi e utilizziamole per aumentare le borse, portandole a diecimila. Solo così non avremo, tra cinque anni, un Servizio sanitario nazionale senza medici”. Con questo appello la FNOMCeO risponde alle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione  Marco Bussetti, rilasciate al quotidiano La Repubblica.
Il titolare del MIUR, infatti, ha fatto sapere che il prossimo anno il Governo ha intenzione di aprire le porte ad altre duemila matricole nei dipartimenti di medicina. Il tutto aumentando, anche le borse di specializzazione, ma tramite uno stanziamento di cento milioni. Una cifra che però, secondo la Federazione dei medici, potrebbe non essere comunque sufficiente ad evitare il collasso del sistema.

“Bisogna correre ai ripari, e bisogna farlo subito – afferma il Presidente FNOMCeO Filippo Anelli -. Noi la ricetta l’abbiamo data: diecimila borse ora, poi una riforma del sistema per cui a ogni laurea corrisponda una borsa”.

“Il Ministro Bussetti – continua  – ha dichiarato che finalmente il Governo riuscirà ad allineare i nuovi contratti di formazione per gli specializzandi medici con il numero di laureati, e questa è cosa ottima. Bene, chiarisca le modalità con le quali intende farlo. A noi pare che aumentare il numero degli accessi in questo momento non sia una misura efficace, ma sia anzi deleteria”.
Secondo la Federazione,  per avere medici completamente formati e pronti a prendere servizio ci vorranno undici anni. “E, per allora – sottolinea Anelli –  l’emergenza causata dalla ‘gobba pensionistica’, l’ondata di colleghi che andranno in pensione nel 2025, sarà superata. Inoltre, non possiamo permetterci di avere, proprio nel momento di massima emergenza, oltre 21000 medici fermi nell’imbuto”.
Da qui  l’appello al Ministro Bussetti, al Ministro della Salute Grillo e a tutto il Governo che sia fatta una programmazione attenta e lungimirante. Una programmazione che tenga conto non solo dell’oggi ma delle proiezioni a cinque e dieci anni. “Se siamo arrivati a questo punto – conclude il presidente FNOMCeO – è perché raccogliamo il frutto di politiche miopi del passato. Non commettiamo gli stessi errori, diamo un segnale di vero cambiamento!”.
 
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Dal mantenimento del numero programmato per il Corsi di laurea all’incremento delle borse di studio per la formazione: la ricetta dei giovani medici per mettere in sicurezza il Ssn

Diecimila borse di specializzazione da chiedere subito al Governo per assorbire l’imbuto formativo. E dieci punti per mettere in sicurezza il Servizio Sanitario nazionale. È questo il bilancio della prima giornata degli Stati Generali della FNOMCeO, svoltasi a Roma e dedicata alle istanze dei giovani medici. “Stati Generali del Giovane Medico: la Fnomceo all’ascolto”. Questo il titolo dell’incontro, aperto a sindacati e associazioni, promosso dall’Osservatorio giovani Medici e Odontoiatri della Federazione.
“Il Governo – ha sottolineato il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli –  deve investire sui giovani medici sull’incremento delle loro competenze. All’interno della nostra società i professionisti svolgono un ruolo fondamentale, che non può essere sottaciuto né limitato, non solo perché mettono al servizio della collettività le loro conoscenze, ma per la stessa stabilità democratica del sistema”.

Secondo la Federazione sono più di diecimila i medici intrappolati oggi nel cosiddetto ‘imbuto formativo’.

Si tratta dei giovani camici bianchi che si laureano ma non riescono ad accedere alle Scuole di specializzazione e al Corso per la Medicina Generale. Non avrebbe dunque senso l’abolizione del numero programmato alla facoltà di Medicina senza un aumento congruo del numero delle borse per la formazione post laurea. Così come non sarebbe efficace per la tenuta e la qualità del Servizio Sanitario nazionale, introdurvi medici non completamente formati.
Parere negativo dai giovani medici anche alla proposta lanciata dal Ministro della Salute Giulia Grillo, relativa all’inserimento, con mansioni magari inferiori, nel mondo del lavoro i tanti medici che rimangono bloccati tra la laurea e la scuola di specializzazione. “Anche solo immaginare la possibilità di creare delle figure professionali “di serie b”, con un nuovo inquadramento e con mansioni “magari inferiori”, è un’ipotesi che va contro la dignità della professione e la tutela della adeguata qualità del SSN per i cittadini”. A spiegarlo è Alessandro Bonsignore, Coordinatore dell’Osservatorio Giovani Professionisti della Fnomceo”.

Nel corso dell’appuntamento i giovani medici hanno proposto all’unanimità un programma articolato in dieci punti per salvare il Ssn.

1)mantenere il numero programmato per l’accesso ai Corsi di laurea
2) aumentare le borse per la formazione specialistica e specifica in Medicina Generale
3) recuperare le borse perse per abbandono dei corsi di specializzazione
4) potenziare il ruolo degli Osservatori regionali e nazionale per il controllo di qualità della Formazione specialistica
5) vigilare affinché le Regioni provvedano a un reale calcolo dei fabbisogni per territorio e per specialità
6) implementare la formazione su salute globale, cooperazione, universalismo, equità al fine di adeguare le competenze del medico alla nuova società
7) riflettere sulle ricadute del regionalismo differenziato e dell’integrazione pubblico- privato
8) migliorare la qualità della formazione e renderla omogenea;arricchirla con esperienze nell’ambito di una rete formativa ampia e non limitata alla sede di formazione; istituire il curriculum formativo nazionale
9) no a sanatorie per l’ingresso nel mondo del lavoro di medici non completamente formati; sì a una revisione dei contratti per aumentare l’attrattività del pubblico rispetto al privato
10) ampliare la rappresentatività dei giovani professionisti a livello istituzionale.
 
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FIMMG: necessaria formazione specifica qualificata e qualificante, attenta alla qualità dei contenuti e supportata da organizzazione didattica ottimale

“Tra poche settimane il Ministero della Salute e le Regioni comunicheranno il numero delle Borse messe a bando per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale che dovrà partire quest’anno” A ricordarlo è Fimmg Formazione, che sottolinea come questo sia “il momento perché tutte le forze politiche e le istituzioni coinvolte diano dimostrazione che esiste la volontà di perseguire scelte coerenti all’obiettivo di garantire agli italiani, anche in futuro, una Medicina Generale che sia in grado di sostenere le sfide  innovative che l’evoluzione sociodemografica e la gestione della multicronicità richiederanno”.
Perché questo si realizzi – evidenzia il sindacato – sono indispensabili sia un numero di professionisti programmato sui bisogni assistenziali, che un percorso formativo qualificato e qualificante, attento alla qualità dei contenuti, supportato da una organizzazione didattica ottimale e da un riconoscimento economico offerto indistintamente a tutti i professionisti, affinché possano partecipare, senza i limiti temporali che la necessità di una remunerazione
alternativa richiederebbe, ad attività esperenziali di alto livello, aperte all’innovazione.

“Cosa sarà più utile a preservare la salute degli italiani? Tanti medici di famiglia di tersilliana memoria o medici di famiglia all’avanguardia, capaci di prescrivere farmaci innovativi e usare strumentistica di primo livello?”

“Vogliamo essere fiduciosi e sperare che gli errori passati non siano ripetuti. Vogliamo sperare che anche in questo triennio prosegua la SVOLTA positiva data lo scorso anno con l’aumento delle borse.  Aspettiamo quindi di sapere che finalmente si deciderà di affrontare in modo razionale e risolutivo la programmazione dei futuri medici di Medicina Generale e non ci si vorrà ancora nascondere dietro equilibrismi finanziari, scaricando vicendevolmente la responsabilità di un numero di Borse inadeguato.
“Il perpetuarsi delle scelte passate non sarebbe più semplicemente prova di incapacità di programmazione ma
piuttosto un voluto presupposto, utile a validare, con la tacita complicità di tutti, l’ennesima sanatoria all’italiana. Quella sanatoria che tanto consenso preelettorale sembra portare a scapito delle giuste aspettative di tanti
professionisti precari che però ben presto capirebbero che la loro dignità professionale è stata barattata con l’illusorio accesso ad una professione di cui in realtà si è svuotato il valore con le medesime disposizioni legislative che ne avrebbero dovuto stabilizzare il futuro”.
 
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carenza di mmg

Per la Federazione dei medici l’unico intervento per risolvere il problema della carenza di medici di medicina generale è mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni

“È apprezzabile la volontà del Ministro della Salute Giulia Grillo di mettere in atto correttivi per risolvere il problema della carenza dei medici di medicina generale”. Tuttavia, la misura prevista nel Dl Semplificazioni, rappresenta solo un “tampone”, che “non fa che spostare il problema più avanti nel tempo”. E’ quanto sostiene il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sulla norma che darà la possibilità, anche a chi non avrà ancora completato il corso di formazione, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021.

Il Ministro ha definito il provvedimento ‘una boccata d’ossigeno per la medicina generale’. Per la Federazione dei Medici, però, la novità “non risolverà certo sul lungo periodo il problema della carenza di Medici di Medicina Generale”. Ciò a meno “di non associarla a un aumento delle borse”.

Inoltre, specifica Anelli, occorre verificare che la misura sia praticabile, “perché in ogni caso rimanda a un Accordo Collettivo Nazionale”.

“Invitiamo quindi il Ministro – afferma il presidente FNOMCeO – ad accelerare sull’ACN  per le convenzioni dei Medici di Medicina Generale. E, soprattutto, a mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni. Questa misura, che va associata al raddoppio delle borse per le scuole, è del tutto praticabile, comportando un esborso complessivo per le casse dello stato di centocinquanta milioni l’anno, dei quali cinquanta milioni per la Medicina Generale e cento per le specializzazioni, che in parte potrebbero essere recuperati riutilizzando i fondi delle borse ‘abbandonate’, che oggi vanno persi”.

Per i medici “non si tratterebbe di un costo ma di un investimento per la salute di tutte le persone che si trovano sul territorio italiano”.

 

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carenza di medici

Soddisfazione della Federazione per l’incontro svoltosi al Ministero della Salute incentrato sulla carenza di medici specialisti e di medicina generale

Aumentare i contratti di formazione specialistica e le borse per il Corso di formazione specifica in Medicina Generale. Queste le proposte avanzate dalla FNOMCeO in occasione dell’incontro svoltosi presso il Ministero della Salute incentrato sulla carenza di medici specialisti e di medicina generale.

Per la Federazione, occorre integrare il bando per la Medicina generale in modo da portare, già da quest’anno, a duemila il numero delle borse. Inoltre è necessario adottare ogni atto utile per permettere sin da subito l’utilizzo dei 58 contratti di formazione specialistica derivanti dai fondi di piano.

“C’è poi la questione delle borse e dei contratti che ogni anno vanno sprecati per la rinuncia dei vincitori”. Un’emorragia di circa 500 borse. Al proposito la delegazione guidata dal presidente Filippo Anelli, ha chiesto il recupero delle risorse non utilizzate per finanziare nuove borse per la formazione post-laurea. Inoltre, ha proposto che si prendano in considerazione anche i contributi delle fondazioni, come l’Enpam, per ulteriori borse di formazione in medicina generale e specialistica.

“In riferimento alla medicina generale – aggiunge Anelli – la FNOMCeO ha chiesto che sia pienamente applicata la norma che consente di ridurre per un tempo massimo di un anno il corso di formazione specifica della medicina generale, ai sensi del comma 2 bis art. 24 del D. Lvo 368/99, condividendo con il Ministero la necessità di dare piena attuazione alle direttive comunitarie”.

In altre parole, la frequenza espletata presso strutture della medicina generale, come ad esempio uno studio di medicina generale, o in altri ambiti che dispongano di attrezzature e di servizi di medicina generale o centri in cui i medici dispensano cure primarie, andrebbero a ridurre il tempo di formazione post laurea in medicina generale per un periodo massimo di un anno, diminuendo conseguentemente il costo della formazione stessa e permettendo così di aumentare il numero delle borse.

“Per dare una risposta immediata alle gravi carenze di personale – continua Anelli – abbiamo condiviso la necessità di individuare strumenti normativi che consentano di avvalersi, per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, degli specializzandi dell’ultimo anno, anche negli ospedali di insegnamento. A tale proposito, sarebbe auspicabile una modifica dei contratti di formazione lavoro dei medici specializzandi e della medicina generale, in modo da consentire un miglior utilizzo dei medici in formazione nei processi assistenziali, riducendone le incompatibilità e rivedendo l’equiparazione del trattamento tributario”.

“Per il settore del 118 – afferma ancora Anelli – la FNOMCeO ha chiesto di modificare la Legge Balduzzi, in linea con le richieste delle organizzazioni sindacali, creando un percorso formativo peculiare, così come già previsto dal DPR 270/2000, per l’accesso all’emergenza territoriale. Modifica, questa, che consentirebbe anche di dare una risposta concreta all’occupazione di tanti medici che oggi garantiscono il servizio pur in maniera precaria”.

“Appare sempre più improcrastinabile – conclude Anelli – l’esigenza di un recupero del ruolo del personale medico precario, che oggi consente al servizio sanitario nazionale di poter garantire in maniera idonea la tutela della salute dei cittadini”.

 

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Un maxi finanziamento di 3 milioni di euro per 25 contratti di formazione specialistica in medicina è stato messo a disposizione in Toscana

Oltre 3 milioni di euro, un maxi finanziamento finalizzato a sostenere venticinque contratti di formazione specialistica in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2017-18. È questo che ha messo sul tavolo la regione Toscana.

Nello specifico, il maxi finanziamento sarà messo a disposizione delle Università di Firenze, Pisa e Siena, sul solco di quanto disposto da un decreto ministeriale il quale stabilisce che, in aggiunta a quelli statali, possono essere attivati contratti finanziati dalle Regioni.

Una scelta che nasce per colmare il divario tra numero dei contratti statali e reale fabbisogno.

La decisione di stanziare il maxi finanziamento è nata dalla valutazione del fabbisogno regionale e delle risorse disponibili.

Inoltre, si è tenuto specificamente conto delle richieste pervenute dalle tre Università, con una delibera presentata dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla Giunta nella seduta di ieri.

Grazie a questi 3 milioni di euro saranno finanziati, a partire dall’anno accademico 2017-18, i seguenti contratti di formazione specialistica.

  • Università degli Studi di Firenze. Qui ci saranno 5 contratti aggiuntivi. Di questi, uno in Anestesia rianimazione, terapia intensiva e del dolore, due in Pediatria e due in Medicina d’Emergenza-Urgenza;
  • Università degli Studi di Pisa. Qui ci saranno dieci contratti aggiuntivi. Di questi, tre in Anestesia rianimazione, terapia intensiva e del dolore, tre in Medicina d’Emergenza-Urgenza, due in Pediatria e due in Radiodiagnostica;
  • Infine, per l’Università degli Studi di Siena: dieci contratti aggiuntivi di cui due in Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, uno in Ematologia, tre in Medicina d’Emergenza-Urgenza, due in Pediatria e due in Radiodiagnostica.

Il finanziamento dei 25 contratti aggiuntivi assegnati deve essere assicurato per l’intera durata delle specializzazioni. Si tratta, quindi, di 4 anni per i contratti in Ematologia e Radiodiagnostica e di 5 anni per i contratti in Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, Medicina d’Emergenza-urgenza e Pediatria.

Nel complesso, la somma messa a disposizione ammonta a 3.070.000 euro.

Questo denaro è così ripartito: 625mila per il 2018; 625mila per il 2019; 650mila per il 2020; 650mila per il 2021; 520mila per il 2022.

Infine, per salvaguardare il fabbisogno regionale, i contratti di formazione specialistica non potranno avere parere positivo nel caso in cui la domanda preveda un trasferimento verso altre regioni.

Dalla regione fanno poi sapere che l’assegnazione dei contratti sarà subordinata all’impegno a prestare la propria attività lavorativa nelle strutture e negli enti del Servizio regionale toscano per un periodo di due anni. Questo entro i 5 anni dal conseguimento del diploma di specializzazione.

 

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“Formazione e fabbisogno devono andare di pari passo. Un sistema senza vasi comunicanti non è più rispondente al SSN pubblico così come lo recita la Costituzione”. Lo ha affermato il Segretario nazionale della FNOMCeO, Roberto Monaco, intervenendo al Meeting salute di Rimini 2018 nell’ambito di una discussione relativa alla carenza dei medici.

Un tema sul quale negli ultimi mesi associazioni e sindacati hanno manifestato grande preoccupazione. Si stima, infatti, che nel 2020 mancheranno 50.000 professionisti. “Sarebbe facile da parte nostra – sottolinea Monaco – ricordare adesso che l’avevamo detto e preventivato dieci anni fa. Quello che conta ora è evitare che chi si laurea non viva in quel limbo di inoccupazione in attesa dell’accesso alla specializzazione o al corso di medicina generale”.

FNOMCeO chiede quindi un numero di borse di studio pari ai giovani medici laureati e al reale fabbisogno del SSN.

Ciò al fine di garantire che le università italiane possano formare bravi medici e che questi non siano costretti a emigrare all’estero “lasciando il nostro Sistema in balia della gobba pensionistica e retto da quei medici che con senso di responsabilità, etica e sacrificio fanno di tutto per mantenere un sistema sanitario pubblico equo, universale e solidale”.

Il Segretario nazionale ricorda che la FNOMCeO da più di un anno è coinvolta in un progetto con il Miur chiamato ‘curvatura biomedica’. L’iniziativa ha lo scopo di preparare gli studenti dei licei scientifici e classici a confrontarsi con l’approccio alla medicina sin da ragazzi. L’obiettivo è capire se nel loro futuro ci sarà la voglia di affrontare la strada per fare il medico. “Una strada difficile, complicata, lunga, dove la scienza è la stella polare – conclude Monaco”

 

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