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Il Dr. Carmelo Galipò, Presidente dell’Accademia della Medicina Legale, lancia una serie di appuntamenti per approfondire gli aspetti relativi al rapporto medico paziente

Con l’approvazione della Legge Gelli in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, cosa è cambiato in tema di contenzioso medico legale? Ne parliamo con il Dr. Carmelo Galipò, Presidente dell’Accademia della medicina legale, che lancia una serie di approfondimenti relativi, in particolare, a uno degli aspetti più rilevanti alla base del contenzioso, ovvero il rapporto medico paziente.

Uno degli obiettivi della Legge n. 24/2017 è proprio quello di migliorare tale relazione, introducendo maggiori tutele da entrambe le parti. Da un lato, consentendo ai camici bianchi di svolgere la propria attività più serenamente, riducendo il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva. Dall’altro garantendo migliori cure a favore degli assistiti e semplificando le procedure per ottenere giusti risarcimenti in caso di errore medico.

Ma, a distanza di più di otto mesi dall’entrata in vigore della Legge, si può affermare che la normativa sia riuscita in tale intento?

Non del tutto, secondo il Dr. Galipò, che afferma la necessità di una migliore comunicazione tra medico e paziente. La mancanza di trasparenza, rappresenta infatti oggi, secondo il presidente dell’Accademia della Medicina Legale, il vulnus del contenzioso medico legale.

Di qui la necessità di delineare delle linee guida sia per il medico che per il paziente affinché la relazione tra queste due componenti migliori. Il medico deve informare i pazienti sui rischi delle decisioni prese. Il paziente, a sua volta,  deve collaborare con sincerità con il medico al fine di facilitare la diagnosi. Il tutto, in direzione di una corretta compilazione e tenuta della cartella clinica del paziente.

Nelle prossime settimane il Dr. Galipò, con il contributo di altri esperti in materia, sarà protagonista di una serie di video appuntamenti dedicati proprio all’approfondimento di un corretta impostazione e gestione del rapporto medico paziente.

 

 

 

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Presentati i dati 2014 – 2016 dell’Osservatorio nazionale permanente AAROI-EMAC

Il trend delle denunce nei confronti degli Anestesisti Rianimatori è in calo. Lo dimostra la seconda edizione dello Studio AAROI-EMAC realizzato dall’Osservatorio nazionale permanente sul contenzioso medico-legale istituito dall’Associazione nel 2016, presentata al 13° Congresso SIARED in corso a Roma. Dopo i dati preliminari del 2014 diffusi lo scorso anno, l’Osservatorio ha monitorato l’andamento della situazione prendendo in esame il triennio 2014 – 2016.

Le denunce analizzate sono state complessivamente 1.382 per un totale di 873 sinistri su oltre 10mila Iscritti all’Associazione. In particolare nel 2014 sono state rilevate 540 denunce e 333 sinistri, 458 denunce e 263 sinistri nel 2015 e 384 denunce e 277 sinistri nel 2016 che equivale ad un -20% nel triennio. I dati mostrano una riduzione in particolare delle denunce che acquista anche un maggiore significato se si considera che nel triennio analizzato si è verificato un aumento d’Iscritti all’AAROI-EMAC.

Rispetto alla distribuzione territoriale il numero di sinistri al Sud è stato di 412, a seguire il Nord con 303 sinistri, decisamente più basso il numero di sinistri rilevati al Centro (152). Un dato che tuttavia va letto insieme alla distribuzione territoriale degli eventi per posto letto. In questo caso “la classifica”, infatti, cambia. Il sud rimane comunque il territorio con una maggiore incidenza di sinistri con 2,27 eventi per 1.000 posti letto all’anno, subito dopo il Centro con 1,30 eventi per 1.000 posti letto all’anno ed infine il Nord con 1,09 eventi. Ulteriore conferma del trend arriva dal numero di eventi per milioni di abitanti all’anno, pari a 6,58 al Sud, 4,28 al Centro e 3,64 al Nord.

L’indagine ha elaborato i dati anche rispetto alla dimensione della struttura mostrando come il numero di sinistri per 1.000 posti letto all’anno è maggiore nelle strutture più piccole (2,08), ossia con meno di 120 posti letto, mentre è decisamente minore nelle strutture con più di 500 posti letto (1,18). Intermedio il valore per quel che riguarda le strutture tra i 120 e 500 posti letto (1,56).
Altro dato significativo riguarda la tipologia della struttura. In riferimento al numero di posti letto, la diffusione degli eventi rilevati è di gran lunga superiore nel privato con 7,64 eventi per 1.000 posti letto rispetto a 2,01 eventi del pubblico.

Lo studio AAROI-EMAC ha inoltre valutato le caratteristiche dei Medici denunciati che nel 70% dei casi sono professionisti del SSN, nel 12% Liberi Professionisti, nel 16% Dipendenti di struttura privata, nell’1% si è trattato di eventi in intramoenia. Nel 60% le denunce hanno riguardato maschi, nel 38% femmine, mentre nel 2% non è stato specificato. Rispetto all’esperienza lavorativa nel 24% dei casi si è trattato di Medici giovani con meno di 5 anni di esperienza, nel 40% di Medici Maturi ossia tra 5 e 20 anni di esperienza e nel 36% dei casi di Medici Esperti con oltre 20 anni di esperienza.

Altro dato riguarda la tipologia di denunce che nel 72% dei casi sono riferibili a decessi e nel 25% a lesioni permanenti. In piccola percentuale vengono indicati danni morali o patrimoniali. Gli eventi denunciati si sono verificati nel 39% dei casi in sala operatoria, nel 30% in terapia intensiva, nel 24% in altri reparti, in percentuali minori sul territorio o durante trasporti.
Sul totale degli eventi segnalati, nel 60% dei casi si tratta di sinistri con un legame diretto o indiretto con l’area dell’Anestesia.

“Lo studio dell’andamento delle denunce e dei sinistri è uno strumento indispensabile per valutare le azioni messe a punto e quelle da programmare – spiega Franco Marinangeli, Consigliere SIARED e Direttore Scientifico del Centro AAROI-EMAC “SimuLearn®” –. Il dato che emerge dall’indagine triennale dimostra che il sistema AAROI-EMAC è decisamente efficace. Si tratta di un progetto integrato in cui l’Associazione – attraverso Intesa Provider, il Centro AAROI-EMAC SimuLearn e la SIARED – offre ai propri iscritti la garanzia di una formazione continua e all’avanguardia, un monitoraggio costante dei dati di malpractice a livello nazionale, la valutazione delle possibili aree di miglioramento e la definizione di strumenti adeguati per accrescere le competenze ed allo stesso tempo aumentare la consapevolezza dell’importanza di lavorare in luoghi sicuri e di seguire gli standard anche alla luce della recente riforma Gelli-Bianco sulla Responsabilità Professionale”.

“L’Osservatorio permanente realizzato dall’AAROI-EMAC nel 2016 in collaborazione con il broker AON, unico nel mondo delle associazioni professionali per completezza di dati e per gli algoritmi di elaborazione degli stessi, oltre che per una casistica ampia ma al tempo stesso omogenea, è uno strumento fondamentale per l’Associazione, che consente di avere il polso della situazione su un fenomeno, quello del contenzioso medico legale, di grande importanza per i Medici – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC –. Lo studio dell’andamento delle denunce e l’analisi dei sinistri, reso possibile grazie al database in costante implementazione, ha lo scopo di individuare in maniera tempestiva le azioni da portare avanti su più livelli, da quello prettamente formativo con la definizione di corsi ad hoc per aumentare le competenze negli ambiti di maggior rischio a quello di tutela dei Professionisti là dove vengono registrate criticità di tipo organizzativo. Il risultato dello Studio conferma che la strada intrapresa è quella giusta, non solo nei confronti degli Iscritti, ma anche e soprattutto rispetto ai pazienti a cui va garantita – nonostante le difficoltà in cui versa la sanità italiana – la massima garanzia di sicurezza e competenza”.

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Sarò sintetico nel trattare questo caso in quanto nei tre file allegati si trova sia la relazione di parte attrice che la bozza di CTU e le relative note critiche il cui contenuto, si ritiene, chiarisca tutte le criticità del caso e delle relazioni tecniche di ufficio fatte senza terzietà.

Come ben potete leggere nelle note critiche allegate esse servono a fare anche il punto sui “crocevia” essenziali di una relazione tecnica in tema di responsabilità medica.

Spesso mi sono intrattenuto su tali argomenti e spesso evidenzio nelle varie “riunioni” medico legali come è fondamentale la capacità medico legale e giuridica del consulente tecnico di ufficio.

Purtroppo siamo esseri umani e per questo motivo “deboli” per natura ed incapaci a sopportare le conseguenze negative della rinuncia alle tentazioni della vita lavorativa e non. Ma penso che quando si è chiamati a giudicare dovrebbe esistere una sola necessità interiore per il giudicante: quella di perseguire la verità scientifica e giuridica.

Secondo voi, giuristi e medico legali, è possibile giustificare un comportamento medico senza valutare le finalità dello stesso? Qual è l’obiettivo di ogni medico quando cura un paziente? Sicuramente quello di risolvere i problemi (guarire) del paziente.

Ma si può raggiungere questo obiettivo senza valutare i rischi e i vantaggi del proprio operato?

Il sottoscritto ritiene di no, in quanto le eventuali conseguenze negative di una mancata e approfondita riflessione su tale rapporto rischio/benefici non possono non essere imputate al medico stesso.

Come si fa a giustificare la mancata esecuzione di una soluzione chirurgica per il motivo che non sia certo che la soluzione omessa possa con “certezza” evitare un danno o un grosso rischio al paziente?

Ecco, tutta la storia di cui si discute parte da questa negligenza del chirurgo operatore avallata dal ctu giudicante. Una storia triste che non si vorrebbe mai raccontare su un quotidiano medico legale, ma valutate voi il tutto e scrivete il vostro pensiero in quanto ogni critica è gradita.

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

SCARICA QUI LA RELAZIONE DI PARTE ATTRICE

SCARICA QUI LA BOZZA DI RELAZIONE DI CONSULENZA TECNICA D’UFFICIO

SCARICA QUI LE NOTE CRITICHE ALLA CTU

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Un nuovo strumento per orientare i ‘produttori’ nel processo di elaborazione delle linee guida, fondamentali per la pratica clinica e per il contenzioso medico-legale

Arriva anche nel Belpaese la ‘checklist’ per il controllo di qualità nella sanità. Realizzata dalla Fondazione Gimbe, la versione italiana ufficiale dell’Agree Reporting Checklist rappresenta una bussola per guidare istituzioni e società scientifiche a riportare nelle linee guida per la pratica clinica tutte le informazioni necessarie a garantirne rigore, chiarezza e trasparenza.

Le linee guida, oltre a rappresentare uno standard per guidare la pratica clinica, sono particolarmente importanti nel nostro Paese anche perché, alla luce della nuova legge sulla responsabilità professionale al vaglio del parlamento, saranno determinanti nell’orientamento del contenzioso medico-legale.

L’Agree Reporting Checklist è uno strumento destinato ai “produttori” di linee guida per aiutarli a includere tutte le informazioni relative al processo di elaborazione. Nasce da Agree, strumento sviluppato nel 2003 dall’omonimo gruppo (Appraisal of Guidelines, Research and Evaluation), successivamente rivisto e aggiornato nel 2009 con la pubblicazione di Agree II, che rappresenta il punto di riferimento internazionale per valutare qualità delle linee guida pubblicate. Infatti, considerato che i benefici potenziali sono proporzionali alla loro qualità, è indispensabile disporre di uno strumento di valutazione standardizzato.

“Oltre 25 anni di ricerca sulle linee guida – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – hanno dimostrato che la loro qualità è strettamente legata sia al rigore metodologico che condiziona ricerca, valutazione e selezione delle evidenze scientifiche, sia a un’adeguata governance dei conflitti di interesse che influenzano in maniera rilevante la formulazione delle raccomandazioni cliniche”.

L’Agree Reporting Checklist contiene 23 elementi organizzati in sei dimensioni: obiettivi e ambiti di applicazione, coinvolgimento degli stakeholder, rigore metodologico, chiarezza espositiva, applicabilità, indipendenza editoriale. La checklist elenca per ciascuna voce tutte le informazioni che Istituzioni e società scientifiche dovrebbero riportare per consentire una adeguata valutazione delle linee guida.

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Da tempo voglio pubblicare anche relazioni a difesa dei medici, ossia casi che li vedono protagonisti in positivo della salute dei loro pazienti e che esaltano le loro qualità professionali.

Comincio con questa storia (sempre in collaborazione con i migliori specialisti della branca di cui si parla) con l’obiettivo di poter scrivere una storia alla settimana e convincere i lettori di Responsabile Civile (medici, pazienti e giuristi) che il nostro gruppo non solo è un gruppo editoriale, ma è un gruppo di professionisti sempre alla ricerca della verità che in sé contiene anche la giustizia. Ossia, l’Accademia della Medicina Legale nasce non solo per fare “accademia” gratuita sulle pagine di questo quotidiano, ma anche per assistere il cittadino, di qualsiasi estrazione e professione, affinché possa raggiungere il traguardo della giustizia.

E tale concetto non vuol essere propaganda, ma il “dovuto” obiettivo del nostro gruppo che nasce per tutelare il cittadino danneggiato. Tornando al concetto espresso nel titolo, questo per il sottoscritto è un “tormentone” in quanto è il vulnus del contenzioso medico legale tra medici, strutture e pazienti.

Ho sempre sostenuto che nella medicina moderna ogni complicanza non sia un sicuro errore, ma un indizio di errore. Che significa? A chi scrive sembra chiaro! Una complicanza va indagata in modo cosciente e scientifico affinché da questa indagine fuoriesca la “verità”, ossia l’eventuale colpa ovvero una buona pratica medica. In verità i profili di colpa sono numerosi e spesso è difficile discernere tra colpa e buona pratica soprattutto se non si riesce a risalire alla certa eziologia della complicanza.

La giurisprudenza ha messo un “cerotto” anche in questi casi affermando che l’ignoto non può ricadere sul paziente specie se trattasi di cure di routine e che dunque, avendo il medico e la struttura l’onere di provare la discolpa, quando questo non succede risulteranno soccombenti.

Il caso che riporto è particolare ed è caratterizzato da tre “eventi avversi” che potrebbero apparire colposi, ma in verità non è così. Come potete leggere dalla relazione allegata gli eventi avversi sono:

  • Difettoso funzionamento della suturatrice (parliamo di intervento di chirurgia bariatrica): recuperato dalla elevata capacità chirurgia dell’equipe;
  • Rottura della milza: evento spontaneo non legato all’operato dei chirurghi;
  • Stenosi cicatriziale della parte prossimale dello stomaco (non legata ad errore chirurgico) risolvibile con esame EGDS con dilatazione che potrebbe addirittura fa guarire la paziente.

Comunque nella relazione è ben motivata l’assenza di ogni profilo di colpa ed è un piacere leggerla in quanto ben fatta da un chirurgo bariatra di grande esperienza qual’è il Prof. Zappa Marco. Qualcuno maliziosamente potrebbe dire: ma alla paziente era stata preventivata la possibilità di subire tre interventi per stabilizzare gli esiti del primo e la maggiore sofferenza fisica subiti?

Io risponderei con una domanda: «Ma se il calvario era prevedibile così com’è successo (comunque evento eccezionale) era doveroso terrorizzare la paziente?»

Adesso rispondete voi!

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

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Relazione Tecnica su MF (dalla parte dei medici)

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Responsabilità dei medici

La Camera ha approvato, a stragrande maggioranza, in prima lettura, il testo in materia di responsabilità del personale sanitario. Si tratta del primo ok al pdl che stabilisce che il medico non ha colpa se rispetta le linee guida.

In attesa del passaggio al Senato, il provvedimento inserisce una importante novità in fatto di responsabilità dei medici: nel testo presentato dal relatore Federico Gelli (responsabile sanità del Pd), infatti, si stabilisce che medici e operatori sanitari che con la loro imperizia abbiano determinato la morte o la lesione personale dell’assistito risponderanno solo per colpa grave. A meno che, fatte salve significative specificità del caso concreto, non siano state rispettate le buone pratiche cliniche assistenziali e le raccomandazioni delle linee guida.

Tra le novità – oltre all’introduzione nel codice penale di questo specifico reato sanitario – figurano anche l’obbligo dell’assicurazione per strutture sia pubbliche sia private e un’azione di rivalsa nei confronti del professionista condannato per dolo o per colpa grave. Altra obbligatorietà introdotta è quella della conciliazione (per alleggerire il carico giudiziario e a beneficio delle parti). La persona danneggiata, inoltre, potrà esercitare azione diretta sull’impresa di assicurazione, e saranno attivati sia un Fondo di garanzia per soggetti danneggiati che un Osservatorio nazionale per la sicurezza in sanità.

Dopo 15 anni di attesta, spiega proprio Gelli, relatore del testo sulla responsabilità dei medici, «questo provvedimento permetterà finalmente di dare il giusto equilibrio nel rapporto medico-paziente dopo oltre 15 anni di attesa». L’Italia si mette, in questo modo in linea con altri paese europei, sostiene Gelli, e «permette di aumentare garanzie e tutele per gli operatori delle professioni sanitarie e nello stesso tempo assicurare ai pazienti la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti.

Non si tratta assolutamente di un provvedimento sbilanciato a favore dei professionisti ma tende a ricostituire un nuovo equilibrio nel rapporto tra medico e paziente. Questa legge risponde a due problematiche come la mole del contenzioso medico legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla sanità pubblica.

Le linee guida saranno inserite nel sistema nazionale linee guida e pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità che ricoprirà così un ruolo centrale». Grande soddisfazione ha espresso anche il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha accolto il passaggio alla Camera come un risultato storico «una svolta nella lotta alla medicina difensiva perché assicura l`equilibrio tra la tutele dei medici, che hanno bisogno di svolgere il loro delicato compito in serenità, e il diritto dei cittadini dinanzi ai casi di malasanità» .

Lorenzin ha anche meglio chiarito le novità del testo approvato dai parlamentari: «cambia la responsabilità del medico sia da un punto di vista penale, poiché il medico non sarà più responsabile neppure per colpa grave se rispetta le linee guida, che civile, prevedendosi la natura extracontrattuale della responsabilità dei medici non liberi professionisti con conseguente inversione dell`onere della prova e dimezzamento del termine di prescrizione; viene, inoltre – spiega Lorenzin – introdotta l’azione diretta nei confronti dell`assicurazione; il tentativo obbligatorio di conciliazione pone un freno al proliferare dei contenziosi giudiziari; viene limitata, da un punto di vista della quantificazione, l`azione di rivalsa della struttura sanitaria nei confronti del medico; viene creato un fondo di garanzia per le vittime di malasanità».

E’ dal mese di Agosto che l’Accademia della medicina Legale, per mio tramite (ultimo articolo pubblicato su queste pagine del 12 ottobre, su Quotidiano Sanità e su Sanità 24) e tra le altre cose, tenta di spingere il legislatore a prendere in considerazione l’azione diretta del danneggiato verso la compagnia di Assicurazione e finalmente il collega Gelli ci ha ascoltato! Precisamente l’emendamento prevede: Art. 8 bis. – (azione diretta del soggetto danneggiato)

  • Fatta salva la disposizione di cui al comma 3 dell’art. 7-bis della presente legge, il soggetto danneggiato ha diritto di agire direttamente, entro i limiti delle somme per le qual è stata stipulata l’assicurazione, nei confronti dell’impresa assicuratrice delle strutture di cui al comma 1 dell’art. 8 della presente legge;
  • Non sono opponibili al danneggiato, per l’intero massimale di polizza, eccezioni derivanti dal contratto né clausole che prevedano l’eventuale contributo dell’assicurato al risarcimento del danno.
  • L’impresa di assicurazione ha diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o di ridurre la propria prestazione
  • Nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione a norma del comma 1 è litisconsorte necessario anche l’azienda sanitaria, la struttura o l’ente assicurato.
  • L’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’impresa di assicurazione è soggetta al termine di prescrizione pari a quello dell’azione verso l’azienda sanitaria, la struttura o l’ente assicurato.

Diciamo che è un passo avanti importante che per noi dell’Accademia della Medicina Legale rappresenta uno step importante in quanto operanti su tutto il territorio nazionale a tutela del cittadino danneggiato. Ci sembra opportuno ricordare come il 27 agosto 2015 su queste pagine abbiamo proposto ulteriori modifiche alla bozza del PD (sempre il collega Gelli relatore) che vi invitiamo a leggere, e come sia fondamentale sistemare l’altra grande criticità del contenzioso medico legale tra medici, strutture e pazienti, ossia il ruolo dei consulenti tecnici di ufficio o comunque dei consulenti tecnici del PM.

E’ fondamentale, come si può leggere nella nostra proposta di modifiche di legge nell’articolo succitato (ripreso poi da Sanità 24/Sole24ore e Quotidiano sanità nel mese di settembre), qualificare e chiarificare i doveri del consulente tecnico e sanzionare medici e giudici quando le disfunzionalità della giustizia dipendono dallo scorretto agire del consulenti e dal buonismo dei giudici nei loro confronti.

Comunque rimaniamo positivi sul disegno legge che uscirà dal Parlamento entro Natale 2015, specie se il legislatore ascolti questo appassionato gruppo forense che da molti anni si occupa del contenzioso medico legale sanitario vivendo sulla propria pelle le inefficienze del sistema giustizia. Nei prossimi giorni mi permetterò di scrivere sul ruolo fondamentale della CTU nel giudizio civile e penale che rappresenta il mezzo di prova essenziale per il giudice nel contenzioso sanitario.

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

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