Tags Posts tagged with "dalla parte dei medici"

dalla parte dei medici

Morta a causa di una sepsi

Nessuna responsabilità medica, secondo il Tribunale di Avellino, per il decesso di una paziente morta a causa di una sepsi nel 2011

Assolti perché il fatto non sussiste. E’ la sentenza emessa dal Giudice monocratico di Avellino nei confronti di cinque medici dell’Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino. Tra loro anche l’ex primario del reparto di chirurgia generale. I camici bianchi erano finiti a processo, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, per il decesso di una paziente morta a causa di una sepsi nel 2011.

La donna aveva subito la perforazione dell’esofago durante un esame ecocardiografico transesofageo svolto presso una casa di cura convenzionata con il Snn. Trasferita al Moscati venne sottoposta a un primo intervento chirurgico d’urgenza per la riparazione del danno. Dopo pochi giorni si rese necessaria una seconda operazione. E’ in tale circostanza che, secondo l’accusa, la malcapitata contrasse l’infezione che l’avrebbe portata al decesso.

Dopo il tragico epilogo la Procura aprì un’inchiesta che sfociò nel rinvio a giudizio dei cinque sanitari.

Ai professionisti, in particolare, veniva contestato di aver agito con negligenza, imprudenza e imperizia consistita in un inadeguato management post operatorio. Inoltre, sempre secondo l’accusa i camici bianchi avrebbero omesso la tempestiva diagnosi di una fistola esofago-mediastinica aggravata da una tecnica chirurgica in occasione del secondo intervento. Tale mancanza avrebbe favorito l’evoluzione dei processi infettivi che condussero la paziente alla morte.

Il Tribunale ha invece ritenuto di accogliere la tesi difensiva che sottolineava, invece, la correttezza dell’operato medico. In particolare poi, con riferimento alla gestione della paziente dopo l’operazione i legali degli imputati hanno evidenziato l’inconsistenza delle accuse. I periti, infatti, avevano avanzato mere ipotesi di possibilità circa il fatto che non fosse stata improntata alla buona pratica medica. Non era sta formulata, invece, alcuna specifica probabilità. Di conseguenza il fatto non avrebbe mai potuto essere ritenuto illecito.

 

Leggi anche:

MORTA A TRE MESI DALLA NASCITA, SCAGIONATE TRE INFERMIERE

Morta a tre mesi dalla nascita

Le operatrici sanitarie erano indagate per il decesso di una bimba morta a tre mesi dalla nascita a causa di una cardiopatia congenita

Una morte ingiusta, ma “epilogo della storia naturale di una grave malattia congenita”. Queste le conclusioni del Pubblico ministero di Sassari sul decesso di una bimba, morta a tre mesi dalla nascita nel giugno del 2017. La piccola, affetta da una grave disfunzione cardiaca, era ricoverata presso il reparto di neonatologia delle Cliniche di San Pietro del capoluogo di provincia sardo.

La tragica vicenda aveva visto l’iscrizione nel registro degli indagati di tre infermiere, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Il padre, come riporta la Nuova Sardegna, aveva infatti presentato un esposto in Procura per fare chiarezza sull’accaduto. Né rabbia né voglia di vendetta, ma desiderio di capire se il destino della figlia fosse davvero segnato, oppure se qualcuno avesse sbagliato.

Secondo l’accusa iniziale le operatrici sanitarie, pochi istanti prima del decesso, avevano tentato il reperimento di un accesso venoso ‘senza sedazione’.

Le indagini, tuttavia, avrebbero accertato che all’origine della morte non vi fu alcun errore.

Nella richiesta di archiviazione si specifica che “la causa del decesso è uno scompenso cardiaco”. determinato da una grave cardiopatia congenita. Nello specifico la bimba era affetta da sindrome del cuore ipoplasico sinistro. Subito dopo la nascita era stata costretta a subire un’operazione all’Ospedale Gaslini di Genova. “Un intervento di carattere palliativo” – scrive il Pm – che in altri Stati non è più praticato “per via di una valutazione sulla beneficialità del paziente ritenuta complessivamente svantaggiosa”.

Il magistrato evidenzia poi come gli accertamenti medico legali abbiano escluso un’influenza causale tra la condotta delle indagate e la morte della bambina per l’assenza di sufficiente lesività. Inoltre, anche dal Gaslini, non era stata fornita alcuna prescrizione circa la necessità di sedare la paziente per evitare rischi.

 

Sei un medico e sei stato accusato ingiustamente? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o scrivi un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

 

Leggi anche:

IMPRENDITORE COLTO DA INFARTO, NESSUNA RESPONSABILITÀ MEDICA

imprenditore colto da infarto

Assolte perché il fatto non sussiste due dottoresse accusate della morte di un imprenditore colto da infarto il giorno successivo a una visita in Pronto soccorso

Nessuna responsabilità medica per la morte di un 54enne salentino, noto imprenditore colto da infarto e deceduto nel maggio del 2015. Sono state assolte perché il fatto non sussiste due dottoresse dell’Ospedale di Scorrano (Lecce) che visitarono la vittima la sera prima del decesso.

Si tratta nello specifico di un medico del Pronto soccorso e di una cardiologa, accusate di non aver valutato adeguatamente i sintomi di un infarto. Su tali basi i familiari del defunto avevano chiesto un risarcimento pari a 1 milione e 300mila euro.

L’uomo, titolare di una serie di strutture turistiche sulla costa adriatica, si era recato in presso il nosocomio del centro salentino la sera precedente la tragedia. Secondo l’accusa le professioniste non avevano informato adeguatamente il paziente sui rischi che correva nel rifiutare il ricovero. Di conseguenza non era stato possibile sottoporre il paziente a quegli esami che avrebbero consentito di accertare la sindrome coronarica acuta e di intervenire tempestivamente.

Il Gup di Lecce, invece, ha ritenuto che le due indagate abbiano agito correttamente, secondo protocollo.

Decisiva ai fini della decisione la consulenza disposta dalla Procura. Le conclusioni della perizia, infatti, hanno avallato la tesi difensiva, ovvero che l’imprenditore lasciò l’ospedale nonostante le sollecitazioni a rimanere sotto osservazione.
Secondo quanto riportato da Lecceprima, di fronte al rifiuto dell’uomo di ricoverarsi gli era stata prescritta la cardioaspirina. Gli era stato raccomandato di non eseguire sforzi di alcun genere ed era stato invitato ad allertare immediatamente il 118 qualora i dolori fossero ricomparsi. Inoltre gli sarebbe stato persino fissata una prova da sforzo. Insomma, la Procura ha accertato che tutti i tentativi dei medici di trattenere l’uomo furono vani.

 

Sei un medico e sei stato accusato ingiustamente? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o scrivi un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

 

Leggi anche:

ABUSI SESSUALI DURANTE LA VISITA: MEDICO ASSOLTO DOPO 13 ANNI

0
prelievo di rene

Eseguito a Padova il primo prelievo di rene in chirurgia robotica avanzata; la tecnica comporta notevoli benefici in termini di basse complicanze e velocità dei tempi di recupero

Eseguito con successo a Padova il primo prelievo di rene  in chirurgia robotica avanzata a livello regionale. La nuova tecnica presenta evidenti vantaggi sia per le basse percentuali di complicanze che per i tempi di recupero molto veloci. Ma anche per il minor dolore post operatorio e per i migliori risultati estetici, oltre che per l’eccellente funzionalità del trapianto effettuato.

L’intervento è durato meno di 2 ore e la paziente, una donna di 63 anni, è stata dimessa dopo pochi giorni. L’equipe medica, guidata da Lucrezia Furian e Cristina Silvestre, ha deciso di eseguire l’espianto del rene sano in chirurgia robotica. La Prof.ssa Furian ha eseguito l’operazione manovrando a distanza ravvicinata il robot nell’esecuzione di delicate manovre di chirurgia mini invasiva.

L’elaborazione del software robotico ottimizza la visione e la cura dei dettagli durante l’intervento.

“La visione magnificata, la cura del dettaglio – dove si vedono anche i vasi sanguigni di piccolissime dimensioni – ha consentito di evitare anche il minimo sanguinamento. Sono bastate solo due dita – spiega una nota – per manovrare dei sensibilissimi joystick del robot connessi a strumenti di piccolissime dimensioni di alta precisione”.

Il rene prelevato è stato subito raffreddato in ghiaccio e perfuso con un’apposita soluzione. Quindi, nella sala operatoria sottostante, è intervenuta la 2° equipe guidata da Paolo Rigotti direttore del Centro Trapianti Rene e Pancreas dell’AOU di Padova. Hanno collaborato in questa fase anche il chirurgo Francesco Tuci e il personale anestesiologico, oltre al personale infermieristico e agli operatori tecnici.

Espiantato il rene malato, è stato immediatamente trapiantato l’organo sano. Questo secondo intervento, svoltosi con susseguenza di fasi per via tradizionale, è durato circa un’ora e mezza. Il rene sano trapiantato, nell’arco di 1 ora, ha ripreso prontamente a funzionare.

 

Leggi anche:

ENDOCLAMPAGGIO DELLA AORTA, A SIENA PRIMO INTERVENTO MININVASIVO

0
dismenorrea

La dismenorrea nelle adolescenti è un disturbo sottostimato ma ancora molto diffuso. L’American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG) ha redatto quindi nuove linee guida per agevolarne la diagnosi.

Il problema della dismenorrea nelle adolescenti, secondo l’American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG), è decisamente sottostimato nel mondo.

Per questo motivo, Acog ha deciso di redigere delle nuove linee guida sulla diagnosi della dismenorrea nelle adolescenti.

Secondo Geri Hewitt, una delle redattrici delle linee guida “Spesso la condizione è sotto-segnalata – dice – e non trattata al meglio e che si tratta del motivo più comune di assenteismo scolastico fra le adolescenti”.

Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi, il dolore mestruale è principalmente legato alla dismenorrea dovuta alle prostaglandine, che può essere diagnosticata con una buona anamnesi.

Laddove lo specialista sospetti dismenorrea primaria non è indicato né un esame pelvico né un’ecografia pelvica.

Secondo le linee guida di Acog, oltre alla dismenorrea primaria, a livello eziologico vanno considerate le anomalie mulleriane ostruttive e l’ endometriosi.

Le linee guida – inoltre – indicano quando eseguire un esame pelvico o un’ecografia pelvica e quando, invece, considerare una laparoscopia diagnostica.

Tra le adolescenti con dolore mestruale persistente, inoltre, l’endometriosi dovrebbe essere sospettata anche laddove l’ecografia non abbia evidenziato particolari problemi.

“Crediamo nel valore della diagnosi e del trattamento precoce – sottolinea Hewit – per alleviare i sintomi, ridurre il rischio di malattia adesiva e proteggere la futura fertilità”.

Non solo.

“Nelle adolescenti – precisano gli esperti che hanno redatto le linee guida – le lesioni endometriosiche sono generalmente chiare o rosse e possono essere difficili da riconoscere per i ginecologi che non hanno familiarità con l’endometriosi nelle adolescenti”.

 

Leggi anche:

ENDOMETRIOSI DA INQUINANTI E FIBROIDI, QUANTO COSTANO ALLA UE?

LA CURA DELL’ENDOMETRIOSI ENTRA NEI LEA

ENDOMETRIOSI, IN ITALIA TRE MILIONI DI DONNE COLPITE

GIORNATA MONDIALE DELL’ENDOMETRIOSI, LA PATOLOGIA NEMICA DELLA FERTILITA’

empatia

Assegnato a Milano il «Riconoscimento Umberto Veronesi al Laudato Medico» che premia l’ empatia nella professione medica. Sono 5 i medici premiati. Paolo Veronesi: ‘Il medico deve sempre trovare il tempo di ascoltare il paziente’.

Chi pensa che l’ empatia non sia un fattore cruciale della professione medica si sbaglia. Come ogni anno, ieri è stato assegnato a Milano il «Riconoscimento Umberto Veronesi al Laudato Medico», istituito nel 2017.

Il riconoscimento al Laudato medico, spiegano da Europa Donna Italia che ha creato il Premio, è “un modo semplice e diretto per dire grazie ai medici che nei Centri di senologia multidisciplinari hanno dimostrato particolare empatia, umanità e vicinanza alle pazienti con tumore al seno”.

E sono i 5 i medici risultati i medici più empatici, umani e vicini alle pazienti. Questo il risultato dell’analisi di oltre 6mila segnalazioni (sia di pazienti che di caregiver) sul web.

Si tratta di 3 uomini e 2 donne ai quali il prestigioso «Riconoscimento Umberto Veronesi al Laudato Medico», supportato quest’anno in modo incondizionato da Fondazione Msd), è stato assegnato.

Un premio che nasce per preservare “l’eredità umana”dello scienziato e ricordare il valore dell’ empatia nel lavoro del medico.

I vincitori di quest’anno che, nelle categorie selezionate – chirurgo, oncologo, radiologo, radioterapista e patologo – hanno ricevuto il numero maggiore di segnalazioni dalle pazienti per la loro umanità ed empatia sono cinque.

Si tratta di Pietro Caldarella, divisione di Senologia chirurgica dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano; Antonio Cusmai, dirigente del Dipartimento di oncologia dell’ospedale San Paolo di Bari; Maria Angela Vestito, Unità operativa complessa di radiodiagnostica-Rmn, Senologia San Paolo di Bari; Alessia Surgo, Divisione di radioterapia dell’Ieo; Rosa Giannatiempo, responsabile dell’Unità operativa semplice di anatomia patologica dell’Ospedale Evangelico Betania di Napoli.

Tra i criteri che li hanno condotti a premiarli vi sono l’ascolto e il contatto diretto, in quanto componenti fondamentali del trattamento per le donne con tumore al seno e per tutti i pazienti oncologici.

Scrivono i promotori del premio: “Europa Donna Italia vuole ribadire l’importanza della comunicazione medico-paziente e del supporto psicologico”.

Non solo.

I cinque medici premiati sono stati scelti per l’uso delle parole giuste con i loro pazienti, parole che spesso sono in grado di curare.

E d’altronde, Veronesi “è stato il primo a riconoscere e dare l’umanizzazione alla medicina – dichiara Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia – prima di lui si pensava che fosse più urgente curare l’organo piuttosto che la persona”.

In questo, Veronesi è stato un assoluto precursore.

“Lui – prosegue D’Antona – aveva capito che preoccuparsi della sensibilità delle pazienti accelerava la guarigione e lo insegnava ogni giorno a colleghi e allievi. Il Riconoscimento vuole valorizzare il modo di concepire la relazione medico-paziente introdotto da Veronesi affinché sia da stimolo e modello esemplare per tutta la classe medica”.

Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi e figlio dell’oncologo, ha infine ricordato il punto di vista del padre.

“Il medico deve necessariamente trovare un equilibrio tra il tempo che ha a disposizione, effettivamente troppo limitato, e la capacità di accontentare i pazienti – ricorda Paolo Veronesi – In ogni caso, la regola che vale per tutti noi medici è quella di non chiudere mai la porta di fronte a un paziente che ti vuole parlare”.

 

Leggi anche:

TORINO, AL MARIA VITTORIA IL PRIMO PRELIEVO DI POLMONI A CUORE FERMO

vertebra stampata in 3d

L’intervento, eseguito a Pisa, ha visto la resezione del tessuto osseo affetto da tumore e la sua ricostruzione mediante una nuova vertebra stampata in 3D

Eseguito con successo a Pisa il primo impianto in Toscana di una vertebra stampata in 3D. L’intervento ha avuto luogo presso l’Unità operativa di Ortopedia e traumatologia 2 dell’Aou pisana diretta dal prof. Rodolfo Capanna. Il paziente è un uomo di 56 anni, affetto da una neoplasia primitiva ossea che interessava la terza vertebra lombare. L’uomo era in trattamento nel reparto di Oncologia dell’ospedale di Prato.

Dopo un esame bioptico, che aveva confermato la malignità della lesione, è stato pianificato un intervento chirurgico di resezione in blocco della vertebra L3 affetta dal tumore e di ricostruzione della stessa mediante una nuova vertebra, stampata in titanio in 3D, ottenuta dalla rielaborazione e ricostruzione dell’esame Tac del paziente.

L’impianto utilizzato è stato sviluppato specificamente per questo paziente partendo dalle immagini tac della sua colonna vertebrale, ricostruite tridimensionalmente per poter ottimizzare il disegno dell’impianto.

La collaborazione con gli ingegneri dell’Instituto Tecnológico de Canarias ha portato al disegno di un impianto perfettamente congruente alla resezione pianificata in fase preoperatoria. Il design è stato ottimizzato in modo da ottenere condizioni biomeccaniche adatte a favorire la sua colonizzazione da parte del tessuto osseo del paziente. Al fine di lasciare spazio libero all’osso di nuova generazione la struttura dell’impianto presenta una porosità di circa il 90%.

L’impianto è stato realizzato con una stampante tridimensionale partendo da polvere di titanio grado 23. L’intervento chirurgico, durato 13 ore, è stato eseguito da un’equipe multidisciplinare mediante un doppio approccio chirurgico posteriore ed anterolaterale. Durante la degenza il paziente ha ripreso la deambulazione assistita ed è stato dimesso in buone condizioni il 14° giorno post-operazione.

L’intervento è frutto di una crescente collaborazione clinica e scientifica tra il reparto di Chirurgia vertebrale oncologica e degenerativa del Rizzoli diretto dal dottor Gasbarrini e la Ortopedia e Traumatologia II universitaria dell’Aou pisana. L’obiettivo è lo sviluppo di un’attività di ricerca su metodiche innovative, nonché una gestione combinata di casi ad elevata complessità.

 

Leggi anche:

INTERVENTO AL CUORE SENZA BISTURI A TREVISO: È LA PRIMA VOLTA

Morto soffocato da una caramella, assolto medico del 118

Il bimbo morto soffocato da una caramella aveva 8 anni e morì nonostante i tentativi di salvarlo: assolto il medico del 118

È stato assolto il medico del 118 di Foggia accusato di omicidio colposo nella vicenda del bimbo di 8 anni morto soffocato da una caramella nel 2015.

Per i giudici, infatti, ‘il fatto non sussiste’: G.L., il medico foggiano del 118 accusato di omicidio colposo, è stato assolto con la formula più ampia dal Tribunale di Foggia.

La sentenza è stata emessa dal gup Armando Dello Iacovo al termine di un processo celebrato con rito abbreviato.

La vicenda

Il caso del bimbo morto soffocato da una caramella risale al 7 marzo 2015 e si è verificato a Lucera.

Il decesso fu causato da una caramella rimasta incastrata nelle vie respiratorie. Inutili furono i tentativi, prima della madre e poi dei sanitari del 118, tra cui il medico ora assolto, di rianimare il piccolo.

Il bambino morì al Pronto soccorso dell’ospedale di Lucera.

Ebbene, sul caso, la Procura di Foggia aveva contestato al medico che “dopo la corretta esecuzione delle necessarie manovre di disostruzione delle vie aeree e di rianimazione polmonare”, avrebbe omesso di eseguire l’intervento di tracheotomia sul piccolo.

Secondo l’accusa tale circostanza avrebbe cagionato la morte del bambino per arresto cardio-respiratorio secondario. Nel processo i genitori della vittima si erano costituiti parte civile.

Questi avevano anche chiesto un risarcimento di un milione di euro.

Adesso, però, arriva l’assoluzione piena per il sanitario.

I legali dell’uomo, Roberto De Rossi e Rosa Imperiale, hanno dichiarato di essere convinti da sempre dell’estraneità al decesso del sanitario “posto che il medico ha eseguito, all’atto dell’intervento, tutte le manovre rianimatorie richieste dalle linee guida e dai protocolli vigenti in materia”.

 

Sei un medico e sei stato accusato ingiustamente? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o scrivi un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

 

Leggi anche:

LIBERA PROFESSIONE DURANTE IL CONGEDO PARENTALE, MEDICO PROSCIOLTO

0
dna modificato

Un ricercatore cinese sostiene di aver creato i primi bimbi con Dna modificato: si tratta di due gemelline. Hanno capacità di ‘resistere’ alle possibili infezioni da Hiv

Potrebbe essere una innovazione importante, sebbene destinata a far discutere, quella che prevede di far nascere bimbi con Dna modificato geneticamente.

Un ricercatore cinese sostiene di esserci riuscito, rivelandolo a Hong Kong a uno degli organizzatori di una conferenza internazionale sull’editing genetico, al via domani.

Lo studioso, He Jiankui, ha spiegato anche la procedura utilizzata in un video su ‘YouTube’.

I due bimbi con Dna modificato da Jiankui avranno la straordinaria capacità di resistere in modo più efficace alle infezioni da HIV.

“Due bimbe cinesi, che chiameremo Lulu e Nana per proteggere la loro privacy – dice He Jiankui – sono nate sane poche settimane fa. La loro madre Grace ha iniziato la gravidanza con la fecondazione in vitro, con una differenza: subito dopo la fertilizzazione artificiale è stata utilizzata la tecnologia ‘taglia e cuci’ Crispr/Cas9 per proteggere le piccole da una futura infezione da Hiv”.

Secondo lo studioso, “l’intervento riproduce una variazione genetica naturale condivisa da oltre 100 milioni di persone di origine prevalentemente europea, che conferisce una forte resistenza all’infezione da Hiv-1 e alla progressione della malattia”.

Insomma, il Dna modificato sarebbe stato alterato attraverso un nuovo strumento in grado di ‘riscrivere’ il nostro codice genetico.

Secondo quanto riporta il ‘Telegraph’ online, anche uno scienziato americano avrebbe affermato di aver preso parte al lavoro in Cina.

Peraltro, negli USA questo tipo di procedimento è vietato, in quanto i cambiamenti introdotti nel Dna possono passare alle generazioni future e rischiare di danneggiare altri geni.

Ed è questo il motivo per cui alcuni studiosi ritengono sia una procedura da non tentare.

Ma il ricercatore He Jiankui, che ha studiato a Stanford, prima di tornare in patria e aprire a Shenzhen due compagnie di genetica e lavorare all’università della regione meridionale cinese, è andato contro ogni pregiudizio.

Lo scienziato  ha dichiarato di essere intervenuto sugli embrioni di 7 coppie che si erano sottoposte a trattamenti di fertilità.

Finora, solo una delle coppie ha dato alla luce le piccole.

Tuttavia, non c’è alcuna conferma indipendente della sua ricerca, che non è stata pubblicata su una rivista né quindi esaminata da altri esperti.

“Crispr/Cas9 – aggiunge il ricercatore cinese – è stato studiato nelle cellule umane ma non era ancora stata tentata la chirurgia genica in embrioni destinati alla gravidanza. La sicurezza rimane una preoccupazione chiave – assicura – in particolare per quanto riguarda possibili modifiche involontarie al genoma”.

In tal senso, ha ricordato He Jiankui, per valutarle, i genomi delle bambine sono stati sottoposti a screening mirati, prima dell’impianto embrionale, durante la gravidanza e dopo la nascita.

Secondo lo scienziato, però, nessuna modifica al di fuori di quella voluta è stata causata.

 

Leggi anche:

TEST DEL DNA ERRATO: FIGLIO DA RISARCIRE ADEGUATAMENTE

0
Se si è in gravidanza, occorre prestare attenzione al consumo di caffeina: oltre le dosi consigliate, aumenta il rischio di partorire bimbi più piccoli

Se si è in gravidanza, occorre prestare attenzione al consumo di caffeina: oltre le dosi consigliate, aumenta il rischio di partorire bimbi più piccoli

Le donne in gravidanza dovrebbero fare molta attenzione al consumo di caffeina.

Secondo uno studio guidato da Ling-Wei Chen, ricercatore presso lo University College Dublin in Irlanda, il consumo di caffeina in gravidanza porterebbe, in dosi eccessive, a partorire bimbi più piccoli del normale.

Lo studio

Il team guidato da Ling-Wei Chen ha preso in esame 941 coppie madre-figlio nate in Irlanda. Quasi la metà delle madri partecipanti beveva tè, mentre il 40% consumava caffè.

Il consumo di caffeina ha inciso notevolmente sulla grandezza del bimbo al momento della nascita.

A ogni 100 mg di caffeina assunti quotidianamente durante il primo trimestre di gravidanza, si associava un peso inferiore alla nascita di 72 grammi.

Oltre a questo, sono state rilevate un’età gestazionale, una lunghezza alla nascita e una circonferenza della testa significativamente inferiori.

Il team di ricercatori ha poi osservato le partecipanti che avevano assunto la dose più alta di caffeina. Queste partorivano bambini che pesavano circa 170 grammi in meno rispetto a quelle che ne avevano consumato il quantitativo minore.

Altro dato interessante è che non sono state riscontrate differenze nei risultati in merito alla fonte di caffeina, tè o caffè.

Per quel che concerne le donne che avevano consumato 200 mg di caffeina, la soglia di sicurezza durante la gravidanza secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists (Acog), ebbene, queste presentavano un rischio significativamente aumentato di parto prematuro o di dare alla luce un bambino sottopeso.

Secondo Chen, autore principale della ricerca “un elevato consumo di caffeina può determinare una diminuzione del flusso sanguigno nella placenta, che successivamente può influire sulla crescita del feto”.

“Inoltre – ha concluso – la caffeina può attraversare la placenta rapidamente e, poiché la clearance rallenta man mano che va avanti la gravidanza, il suo accumulo può interessare i tessuti fetali”.

 

Leggi anche:

MALATTIA MENTALE E GRAVIDANZA: PIÙ RISCHI DI RECIDIVE COL PARTO

LE ULTIME NEWS

attacchi a operatori sanitari

0
Lanciata campagna per denunciare il crescente fenomeno degli attacchi a operatori sanitari, a livello internazionale ma anche nelle città e province italiane “Non sono un...