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dalla parte dei medici

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Lunedì 19 e martedì 20 ottobre per il meeting “Mio-Live” riuniti i massimi esperti mondiali sui trattamenti contro il cancro del fegato. Focus del convegno le terapie di radiologia interventistica oncologica, di cui saranno presentati numerosi casi “live”. Promotore del meeting il Dipartimento di Scienze Radiologiche, centro di riferimento con oltre 2000 procedure eseguite per anno.

Le più innovative procedure e tecnologie di radiologia interventistica oncologica epatica saranno al centro del meeting “MIO–Live” (Mediterranean Interventional Oncology), in programma lunedì 19 e martedì 20 ottobre presso l’Aula Brasca del Policlinico A. Gemelli di Roma, promosso dalDipartimento di Scienze Radiologiche, diretto dal prof. Lorenzo Bonomo. Saranno eseguite procedure live di alcolizzazione, ablazione, chemioembolizzazione e radioembolizzazione per il trattamento di tumori epatici primitivi e secondari, intervallate con letture introduttive e brevi presentazioni. “La radiologia interventistica – spiega il dottor Roberto Iezzi, dell’UOC di Radiologia d’Urgenza del Gemelli e promotore del meeting – è una specialità clinica della radiologia, focalizzata sulla diagnosi e sul trattamento mininvasivo di numerose patologie mediante la guida e il controllo di metodiche radiologiche, quali fluoroscopia, tomografia computerizzata, risonanza magnetica, ecografia, e grazie allo sviluppo tecnologico avvenuto negli ultimi anni rappresenta uno dei campi più in evoluzione della medicina clinica.

Questi trattamenti – continua Iezzi – vengono eseguiti in maniera mini-invasiva percutanea, senza richiedere alcuna esposizione chirurgica dei distretti corporei su cui si opera, prevalentemente in anestesia locale, in alcuni casi associata a una sedazione profonda, senza necessità di anestesia generale”. Due sono i principali campi di applicazione della radiologia interventistica: vascolare e oncologica. In particolare, la radiologia interventistica oncologica fornisce nuove opzioni di trattamento alternative a quelle chirurgiche, quali l’esecuzione di termoablazioni, o alternative a terapie chemioterapiche o radioterapiche, quali la chemioembolizzazione o radioembolizzazione mediante le quali la dose di chemioterapico o la dose radiante vengono somministrata in maniera selettiva negli organi patologici, con effetti collaterali ridotti.

“La Radiologia Interventistica del Policlinico Gemelli – spiega il Prof. Lorenzo Bonomo, Past President della Società Europea di Radiologia – è centro di riferimento nazionale ed internazionale, con più di 2000 procedure eseguite ogni anno. In particolare, gioca un ruolo importante nello sviluppo delle procedure oncologiche, collaborando con centri di eccellenza italiani e europei, introducendo nuove tecniche che possono migliorare il trattamento oncologico nel futuro, con risultati molto incoraggianti, tra cui l’utilizzo di procedure combinate nel trattamento di lesioni tumorali epatiche eseguite abbinando in un’unica seduta l’esecuzione della termoablazione con procedura di chemioembolizzazione arteriosa ossia di chemioterapia selettiva seguita dall’occlusione del vaso che vascolarizza la lesione tumorale”.

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Si terranno al Policlinico Gemelli di Roma sabato 24 e sabato 31 ottobre 2015 due giorni di Open Day per bambini affetti da labio-palatoschisi (Lps). L’iniziativa è promossa dall’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale del Policlinico, diretta dal prof. Sandro Pelo, in collaborazione con Emergenza Sorrisi – Doctors for Smiling Children Ong, presieduta dal dr. Fabio Massimo Abenavoli, che da anni si occupa di operare e seguire bambini affetti da Lps nei Paesi con minori risorse. 

Queste giornate sono finalizzate a offrire una consulenza a 360 gradi a bambini e pazienti con una storia di labio-palatoschisi. Saranno offerte consulenze multispecialistiche gratuite sui vari aspetti del percorso di guarigione per le patologie del labbro e del palato. Sarà fornito anche un supporto per le famiglie in attesa di adozione di bambini con labio-palatoschisi (molto frequente in Cina, Vietnam e altri Paesi), in modo da essere pronti ad accoglierli adeguatamente e preparare così un percorso terapeutico ottimale.

Nelle due giornate gli esperti saranno a disposizione per offrire anche un nuovo parere sul percorso di guarigione eventualmente intrapreso presso un’altra struttura. Previo contatto mail oppure telefonico (i recapiti sono nel box alla fine dell’articolo) sarà possibile avere un appuntamento nei due giorni indicati  con gli specialisti più adatti al caso clinico, oltre a una azione concreta di informazione sulla prevenzione delle labio-palatoschisi (quali implementazione di acido folico e astinenza dal fumo). Gli specialisti coinvolti nel percorso sanitario sono: il chirurgo; l’ortodontista, il dentista, l’otorinolaringoiatra, il pediatra, il genetista, il logopedista, il foniatra ed, eventualmente, lo psicologo. Dalle 8.30 alle ore 13.00 sarà inoltre possibile ricevere una consulenza gratuita con il genetista pediatra presso il Centro di Malattie Rare e Difetti Congeniti del Gemelli, diretto dal Dr. Giuseppe Zampino (5° piano Ala L). Attualmente, le labio-palatoschisi trovano adeguata possibilità di assistenza in molti centri ospedalieri e universitari italiani. Ciò che a volte manca, è un’assistenza “integrata” dove i vari professionisti possano seguire i bambini, fornendo un percorso ordinato e organizzato, dal grembo materno fino alla maggiore età.

Fondamentale è anche l’assistenza alle famiglie, al fine di fornire loro le corrette risposte alle più comuni domande: “Anche il mio bambino potrà essere affetto da Lps? C’è un modo per prevenire la labio-palatoschisi? Come devo prepararmi?”. “Le giornate rappresentano un’importante opportunità offerta a tutte  le famiglie con bambini affetti da labio-palatoschisi”, spiega il dr. Fabio Massimo Abenavoli, Presidente Emergenza Sorrisi Ong. “Le consulenze offriranno anche a madri e padri in procinto di adottare un bimbo con tale condizione un valido supporto sia psicologico che medico per i loro piccoli – continua Abenavoli -. Saranno ovviamente aperte anche a quelle famiglie che venendo da aree del mondo martoriate da conflitti e dittature stanno raggiungendo il nostro Paese con la speranza di una accoglienza ‘reale e concreta’, come auspicato da Papa Francesco”.

“Vogliamo rassicurare i genitori di bambini affetti da labio-palatoschisi – aggiunge il prof. Sandro Pelo, Direttore UO Chirurgia Maxillo Facciale del Gemelli -, non solo chiarendo i dubbi e i problemi che possono avere, ma soprattutto mettendo a loro disposizione, presso il Policlinico, un percorso terapeutico dedicato, che vede coinvolte tutte le competenze e le figure specialistiche utili a seguire il bambino alla nascita e per tutta l’età evolutiva”. “La presenza di un team multidisciplinare è estremamente importante – sottolinea Pelo – per accompagnare nella loro crescita i piccoli pazienti fino all’età adulta, eseguendo gli interventi opportuni nelle varie fasi evolutive della parola, della dentizione e dello sviluppo della faccia. I genitori devono sapere che al Gemelli il proprio figlio sarà circondato dall’affetto e dalla competenza di un team che sarà sempre loro accanto per guidarli e aiutarli passo dopo passo nelle diverse fasi della crescita del bambino”.

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Aveva rischiato la vita più volte a causa della grave forma allergica che ha limitato la sua infanzia, costretto a stare attento a tutti i cibi come latte, uova, nocciole, pesce e frutta che popolano la tavola di ogni piccolo della sua eta’.

Una macchina capace di lavare il sangue in modo selettivo eliminando gli anticorpi che provocano l’allergia ha salvato Michele, un bambino di sette anni. E’ successo a Roma all’ospedale Bambino Gesu’ ed e’ il primo caso al mondo. Un veleno per il piccolo che fino allo scorso anno non aveva potuto condurre una vita come tutti i suoi coetanei. Una sorta di controllato a vista all’asilo, a casa, nei momenti di svago, per il rischio di entrare in contatto con qualcuno dei suoi nemici. La sua allergia multipla era così grave, il livello di immunoglobuline E nel sangue (IgE, anticorpi responsabili delle allergie) talmente elevato, tale da non poter assumere neanche il farmaco specifico che tiene sotto controllo la malattia, a causa degli effetti collaterali che si manifestano quando somministrato al di sopra di una determinata soglia di IgE.

Dopo tanti tentativi di migliorare la sua condizione, Michele è arrivato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove un team multidisciplinare ha eseguito una serie di test ed esami. Escluse le soluzioni terapeutiche come la desensibilizzazione specifica ai singoli allergeni o la terapia farmacologica, il piccolo paziente è stato sottoposto a un trattamento innovativo che gli ha restituito una vita normale. Il piccolo non e’ guarito del tutto dall’allergia che ora viene tenuta sotto controllo con i farmaci, restituendogli una vita normale. Si tratta del primo caso al mondo di ‘lavaggio selettivo’ del sangue effettuato su un paziente pediatrico iperallergico. Chiamato tecnicamente “immunoadsorbimentoIgE”, il procedimento viene effettuato con un macchinario in grado di eliminare dal sangue solo gli anticorpi che scatenano le allergie. E’ una procedura di separazione del sangue in globuli rossi e plasma che viene utilizzata comunemente nei pazienti che seguono terapie antirigetto dopo un trapianto o quando sono affetti da malattie autoimmuni gravi. Consiste nel creare una circolazione extracorporea attraverso una macchina che depura il sangue da tutti i tipi di anticorpi nocivi.

L’allergia alimentare colpisce mediamente l’1,5% della popolazione generale. La prevalenza è più elevata nei primi anni di vita – ne soffre il 2-3% dei bambini entro i primi 24 mesi – mentre tende a diminuire con l’età. In Italia si stima che oltre 250.000 bambini e ragazzi sotto i 18 anni abbiano una allergia a qualche alimento. ”Il vantaggio del nuovo macchinario – spiega Stefano Ceccarelli, responsabile del Servizio di Aferesi del Bambino Gesù – consente di eliminare dal sangue uno specifico tipo di anticorpi, in questo caso le IgE, mantenendo tutte quelle sostanze che verrebbero invece tolte dal circolo sanguigno con la plasmaferesi generica tradizionale. Inoltre, grazie al ridotto volume di sangue che finisce in circolazione extracorporea (80 ml), è adatto anche per i pazienti di basso peso, quindi per i bambini”. ”Questa procedura apre nuove strade alla cura delle allergie ed è indicata per i bambini affetti da tutte le forme più gravi della malattia allergica, anafilassi, dermatite atopica e asma grave che non possono assumere il farmaco specifico” sottolinea Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. (fonte Ansa)

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Gli esperti della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), si riuniscono a Roma dal 10 al 12 ottobre, per il 116 esimo Congresso Nazionale, incentrando il tema della «buona parola al paziente». Secondo società scientifica, sono ancora pochi i medici che ascoltano davvero i bisogni dei malati. I dati parlano chiaro: il 22% instaura un rapporto empatico con gli assistiti, il tempo medio di una visita non supera i 9 minuti e già dopo 20 secondi il racconto del paziente viene interrotto dalle domande del dottore: due terzi tengono gli occhi incollati al pc durante un colloquio in studio.

Con una buona parola del medico tutto passa. Di fatto risultano pochi i pazienti che riescono a spiegare davvero tutto ciò che sentono al proprio medico. Un rapporto empatico con il paziente potrebbe ridurre di quattro il rischio di ricoveri e far crescere del 34-40% la probabilità di tenere sotto controllo e con poche difficoltà, malattie croniche. La Società Italiana di Medicina Interna ha inoltre proposto di inserire nel percorso di laurea in medicina e chirurgia un modulo di scienze umane con l’obiettivo di approfondire maggiormente temi di bioetica e psicologia clinica con seminari e convegni dedicati, didattica teorico-pratica ed esperienze «sul campo» in reparti e ambulatori.

Nello scrivere il presente articolo, vorrei dismettere i panni che mi sono propri, ovvero, quelli di avvocato specializzato nella difesa di medici e strutture sanitarie, ed indossare i semplici panni di uomo. Lo faccio perché il mio lavoro mi ha offerto spesso una visuale privilegiata su ciò che accade in studi medici e strutture, su quelle che sono le esigenze e difficoltà dei medici, ma, per fortuna, anche su tutte quegli splendidi eventi quotidiani che fanno si che la sanità italiana sia ancora oggi una delle eccellenze a livello mondiale. Intravedo molti sguardi sorpresi e molti lettori increduli,  e percepisco, mentre scrivo, i pensieri di chi mi considererà “di parte”, ma ciò che scriverò non può essere contraddetto perché fatto vero e non è che una goccia in un oceano di quotidiane buone pratiche.

Per mostrarvi ciò che ho la fortuna di vedere userò due fatti reali che si stanno svolgendo in questo preciso istante e che mostrano come, dinnanzi alla buona pratica e all’attenzione che i medici in questione hanno mostrato per ciò che io chiamo l “universo paziente” (inteso come insieme delle emozioni, delle paure, delle conoscenze spesso errate, dei sentimenti, che agitano l’animo di chi stando male si trova a dover affidare la propria persona a mani sconosciute), non v’è mancata informazione o errore medico che non si possano superare.

Il primo caso. Una persona di 83 anni, scopre attraverso alcuni esami di controllo e successivi approfondimenti radiologici, di essere affetta da tumore al pancreas. Tale patologia viene descritta come in fase iniziale e, nonostante i rischi connessi alla metodica operatoria, viene consigliato un intervento di resezione della testa del pancreas, unica parte che veniva indicata come interessata dalla patologia. Si decide, quindi, per l’intervento che avrebbe dovuto comportare un rischio stimato relativamente basso e una invasività ridotta come da descrizione che fu data in fase preoperatoria. Senonchè, è ciò mi ricorda una sentenza che ho di recente commentato, sul tavolo operatorio ci si accorge che la patologia era ben più estesa e, di conseguenza, i chirurghi hanno proceduto rimuovendo completamente il pancreas, la milza, e una parte dello stomaco con conseguente aumento dei rischi «intra e post» operatori, nonché della degenza che fu ben più lunga e complessa. Ad intervento finito, l’equipe, con garbo e con estrema precisione, spiegò senza alcuna fretta ciò che era successo e i motivi che li avevano spinti ad agire senza alcuna esitazione. Ebbene, dinnanzi a tali comportamenti, dinnanzi alla sincerità ed al sostegno che la presenza dei medici dava in quel momento di timore, a nessuno venne in mente di protestare, ripensare, chiedere eventuali danni. Oggi la anziana signora gode di buona salute e non ha avuto bisogno di alcun trattamento chemioterapico poiché, grazie a quello che, alla luce di certi orientamenti, era un comportamento da punire, nulla rimaneva su cui intervenire.

Il secondo caso riguarda, invece, una bimba di meno di un anno di età. La stessa è affetta da gravissime patologie che, di fatto, la rendono assolutamente inabile al benché minimo movimento ed è costretta ad alimentarsi tramite PEG e a vivere sotto costante osservazione cardiorespiratoria. La piccola, con i suoi genitori, hanno vissuto una ospedalizzazione di ben otto mesi nei quali la bimba ha ricevuto ogni forma di cura possibile ed ha fatto dei seppur minimi progressi che le consentono comunque di essere viva. Durante una seduta di fisioterapia (mobilitazione delle gambe) la dottoressa incaricata nel tentativo di fletterle una gambina, provoco una frattura del femore sopra il ginocchio con conseguente necessità di ingessatura. Il Primario del reparto ove avvenne il fatto, insieme alla dottoressa, nello scusarsi sinceramente per l’accaduto dissero che, se i genitori avessero voluto, avrebbero potuto far causa e nessuno si sarebbe opposto stante la realtà dei fatti accaduti.

La risposta del padre rappresenta il perfetto teorema del buon rapporto medico-paziente. Infatti, egli rispose che dopo otto mesi di cure sempre puntuali e attente, dopo otto mesi di gentilezza ricevuta, di sincerità e spiegazioni sia nel bene che nel male, non c’era davvero nulla per cui fare causa. Ed aggiunse, l’errore può capitare, e mai come in questo caso è stato effettuato con i migliori intenti di cura, ma se la manovra fosse riuscita oggi lui sarebbe stato lì a fare i complimenti alla dottoressa. Ebbene, di esempi come questi se ne potrebbero fare centinaia, ma ciò che deve rimanere nella mente di chi legge, è la parola “etica”. Quell’etica che, come espressione del rispetto verso il prossimo, deve re-impadronirsi dell’agire di ognuno. Dei medici nel confrontarsi, curare, informare e sostenere; dei pazienti nel comprendere, nel rispettare, nel valutare ciò che per la loro cura viene fatto, senza pregiudizi e partendo, nei confronti del medico, con una serena fiducia. Ricostruire un sano rapporto fra le parti è, quindi, il nuovo obiettivo; poiché dinnanzi ad un rapporto empaticamente ben costruito come dimostrato non v’è “consenso” che tenga.

                                                                                                              Avv. Gianluca Mari

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Giovedì 15 ottobre 2015 nella Sala Grande della Fornace Carotta, in via Siracusa 61 a Padova, alle ore 20,45 si tiene il dibattito dal titolo «La scuola e le sostanze di uso voluttuario. Educazione, Formazione, Istruzione». Intervengono Ruggero Chinaglia, (medico, psichiatra, cifrematico), Stefano Grigoletto (farmacista, assessore del Comune di Padova), Aurora Scala (dirigente scolastico del Liceo Tito Livio di Padova), Angelo Varese (psicanalista). L’avvenimento è organizzato dall’Associazione cifrematica di Padova, con il Patrocinio del Comune di Padova. Perché questo dibattito, il sesto organizzato dal’’Associazione intorno al tema dell’abuso di sostanze psicoattive?

L’uso e l’abuso di sostanze psicoattive sono sempre più dilaganti da parte di persone appartenenti ai differenti strati sociali, rendendo evidente che non si tratta di una questione di ceto o di classe. Dopo avere esplorato le mitologie connesse allo svago, al benessere, alla promessa di felicità, alla vita facile, al successo, all’idea di aiuto per raggiungere i risultati agognati, che facilmente e diffusamente sono il pretesto per l’assunzione di sostanza, questa volta l’attenzione è posta sulla scuola, per interrogarci se il contributo che viene dalla scuola oggi, per la formazione intellettuale dei giovani, basti a affrontare questo problema sociale in modo efficace sin dalle più giovani età. Il problema che si pone al dibattito non è tanto se all’interno o all’esterno delle scuole ci sia chi proponga o faccia uso di sostanze psicoattive e quale sia il modo per impedirglielo, ma se il messaggio che è dispensato nelle scuole insieme all’istruzione, concorra all’educazione e alla formazione intellettuale e fornisca validi strumenti per fronteggiare il richiamo costituito dal facile uso di sostanza. L’educazione allo sforzo e la formazione alla qualità sono i presidi culturali e intellettuali per fronteggiare il cedimento alla sostanza che si manifesta poi, nel corso degli anni, in svariati modi. Come attuarle?

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La tubercolosi ha segnato un inaspettato ritorno negli anni più recenti anche nei paesi più sviluppati, spesso con la comparsa di forme resistenti ai farmaci comunemente utilizzati.

Dal 14 al 16 ottobre, all’Hotel Starhotels Du Park (viale Piacenza, 12/c – Parma), si terrà la terza edizione dell’International TB-Meeting «Inhaled Therapies for Tuberculosis and Other Infectious Diseases», organizzato dal Consorzio Interuniversitario Nazionale di Tecnologie Farmaceutiche Innovative, Tefarco Innova, dal Dipartimento di Farmacia dell’Università di Parma e dal Centro Interdipartimentale per l’innovazione dei prodotti della salute, Biopharmanet-TEC, dell’Università di Parma, in collaborazione con Chiesi Farmaceutici. Il Comitato Scientifico è composto dai prof. Paolo Colombo, Ruggero Bettini, Francesca Buttini, Alessandra Rossi e Fabio Sonvico dell’Università degli Studi di Parma, prof.ssa Gaia Colombo dell’Università degli Studi di Ferrara, dott. Anthony Hickey della RTI International (USA) e prof. Amit Misra del Central Drug Research Institute (India). L’organizzazione è affidata alla dott.ssa Elena Vidale, segretaria scientifica del Consorzio Tefarco Innova, con la collaborazione di numerosi dottorandi e studenti del Dipartimento di Farmacia.

La conferenza vedrà la partecipazione dei maggiori esperti mondiali sulle possibilità offerte da un trattamento per via inalatoria della tubercolosi, nonché di altre infezioni polmonari, è organizzata in quattro sessioni tematiche principali: patofisiologia e meccanismi di immunità mucosale della tubercolosi; terapie inalatorie: piccole molecole, peptidi, acidi nucleici, vaccini e fagi; terapie inalatorie: studi pre-clinici e clinici; formulazioni e dispositivi per la tubercolosi e altre infezioni polmonari. La tubercolosi ha segnato un inaspettato ritorno negli anni più recenti anche nei paesi più sviluppati, spesso con la comparsa di forme resistenti ai farmaci comunemente utilizzati. La cura avviene principalmente per via orale e comporta l’utilizzo di tre-quattro farmaci per una durata di vari mesi. Ricercare un trattamento che colpisca direttamente il batterio nella sua sede polmonare rappresenta una novità terapeutica che potrebbe rinforzare la terapia attuale e favorire l’adesione del malato ad una posologia estremamente gravosa.

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Durante tutto il mese di ottobre, oltre all’offerta per le donne che rientrano nella di fascia di età compresa nel target, 50-69 anni, la Regione attraverso le aziende sanitarie estende il programma di screening anche alle donne fuori fascia che non rientrano nei percorsi organizzati: 45-49 anni e 70-74 anni.

Parte anche quest’anno ‘Ottobre Rosa’, la campagna promossa dalla Regione Lazio per la prevenzione del tumore al seno e per sottolineare l’importanza della diagnosi precoce di queste patologie. Il cancro al seno purtroppo è la più frequente malattia sia in termini di decessi che di nuovi casi registrati e per contrastarla l’amministrazione regionale tutto l’anno garantisce percorsi di prevenzione e di diagnosi e cura appropriati, seguendo i dettami del Ministero della Salute. Per tutto il mese di ottobre, oltre ai centri di screening, sono 40 le strutture sanitarie che hanno aderito all’iniziativa mettendo a disposizione sedute dedicate per effettuare mammografie di prevenzione. Nel 2014 sono state identificati 400 carcinomi tra le donne che hanno partecipato allo screening organizzato. Nel corso del 2015 sono stati emanati due decreti regionali in materia oncologica che riguardano la creazione della rete oncologica della mammella e la riorganizzazione dei programmi di screening oncologici.

Al fine di veicolare il messaggio di una corretta diagnosi precoce all’interno delle strutture sanitarie del Lazio sono state messe a disposizione locandine ed opuscoli informativi che sintetizzano il percorso di screening e riportano i numeri verdi aziendali ai quali i cittadini possono fare riferimento per essere inseriti nel percorso a loro dedicato, non solo nel mese di ottobre ma sempre; non solo per il tumore della mammella, ma anche per il tumore della cervice uterina e del colon retto. Le informazioni sono disponibili anche sul sito della Regione Lazio. La campagna sarà pubblicizzata a livello regionale attraverso vari canali informativi (spot radio, affissioni statiche e dinamiche, banner su siti web) e in molti contesti locali saranno organizzati convegni, dibattiti e iniziative per parlare di prevenzione ed informare correttamente l’utenza su tale tema. Sarà illuminato di rosa il palazzo della Regione per tutto il mese di ottobre (illuminazione e impianti vengono forniti gratis da ACEA).

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Potrebbe rappresentare una svolta per aiutare i malati di Alzheimer. Al Festival della Salute di Viareggio è stato presentato il «casco transcranico», opera di Ubaldo Bonuccelli, professore ordinario al dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’università di Pisa. Nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer soprattutto all’inizio, la tecnica ha migliorato di molte prestazioni cognitive, prima fra tutte la memoria, divenendo una possibile arma che, accostati ad una cura farmacologica, potrebbe migliorare le funzioni cognitive e rallentare la malattia. Il dispositivo, attraverso una  stimolazione «transcranica» a corrente diretta, rappresenterebbe una tecnica di stimolo non invasiva, economica e senza rischi per il pazienze.

Con l’applicazione di una cuffia costituita da due piastrine di stimolazione aderenti alla testa e uno stimolatore che genera corrente continua (1-2 milliampere), specifiche zone cerebrali vengono stimolate con la neuromodulazione. Alcuni studi  hanno già dimostrato l’efficacia nel trattamento di disturbi di memoria, del linguaggio e del movimento sia nell’adulto che in età evolutiva con buoni risultati. In partenza intanto la ricerca presso la Neurologia di Pisa diretta da Bonuccelli, mirata ai pazienti con disturbi cognitivi da Alzheimer o da Parkinson.

Sono 520 mila attualmente in Italia i malati di Alzheimer secondo i dati del Censis, e i nuovi casi sono stimabili in circa 80 mila all’anno. Sono dati destinati ad aumentare considerando l’attuale andamento demografico e il conseguente invecchiamento della popolazione si prevede che nel 2020 i nuovi casi di Alzheimer saliranno a 113 mila l’anno. La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni ed è la forma più comune di demenza senile, uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali che implica serie difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività quotidiane. La malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare ma può causare anche altri problemi fra cui stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

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