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ESTERNI OSPEDALE SAN RAFFAELE

L’Associazione si schiera a difesa del Ministro Giulia Grillo sulla presa di posizione contro possibili tagli alla sanità in considerazione delle condizioni di finanza pubblica

“Larga condivisione” e “massimo rispetto” da parte dell’Anaao Assomed, sulle recenti dichiarazioni della Ministra della Salute Giulia Grillo, sulla questione dei possibili tagli alla sanità. “Non parteciperò all’ennesima mannaia sulla sanità pubblica” aveva affermato la titolare del dicastero di Lungotevere Ripa dicendosi anche pronta a rassegnare le sue dimissioni.

“Le ‘voci’ che si rincorrono sul taglio dell’incremento del FSN previsto dal DEF negli anni 2020 e 2021 –afferma il segretario Anaao Carlo Palermo – allarmano e preoccupano i Medici ed i Dirigenti sanitari dipendenti del SSN, già alle prese con i disastri provocati dalla carenza di specialisti, dal peggioramento delle condizioni di lavoro, dal crescere delle aggressioni non solo verbali, dall’avvicinarsi del generale agosto che riproporrà, aggravati, i soliti problemi nei PS, dal perdurare, solo per loro, di un blocco contrattuale decennale”.

“In questo quadro – aggiunge il rappresentante sindacale – la politica, alla ricerca affannosa di risorse economiche, vorrebbe ripetere un gioco già visto con i precedenti governi, trasformando un documento di programmazione economica in un libretto per marinai, dove si promette sapendo già di non volere mantenere, un gioco di prestigio buono solo per vantare la crescita (sulla carta) di qualche decimale del FSN rispetto ai governi precedenti”.

“La presa di posizione della Ministra – prosegue Palermo – rende il re nudo”.

“Rifiutandosi di partecipare alla ‘indietro tutta’ del suo movimento, rendendosi complice dell’ennesimo tradimento del SSN, si attesta su uno dei capisaldi di quel contratto che ha costituito la ragione d’essere del governo ed il suo totem, inviolabile per tutto tranne che per quello che riguarda la sanità pubblica, bancomat oggi come lo è stato ieri, facile da usare come la benzina nella prima repubblica. A salvaguardia di un bene comune ed a freno della deriva verso spazi crescenti di privatizzazione cui sembrano avviati Governo e Regioni”.

“Pur avendo criticato in passato alcuni provvedimenti e comportamenti della Ministra, oggi l’Anaao Assomed è al suo fianco, senza se e senza ma, auspicando che non si dimissioni e non venga dimissionata. In caso contrario – conclude Palermo – qualcuno dovrà spiegarne le motivazioni, assumendosi anche la responsabilità di fare sapere ai cittadini che nessun reddito di cittadinanza e nessuna pensione anticipata saranno sufficienti a pagare una sanità privatizzata, dove la tutela della salute sarà affidata al CAP ed al censo”.

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TAGLI ALLA SANITÀ? GRILLO: PRONTA A DIMETTERMI DA MINISTRO

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tagli alla sanità

La titolare del dicastero della Salute sull’ipotesi di nuovi tagli alla sanità: non è un settore su cui ci si può permettere di stringere ancora la corda

Pronta a dimettersi in caso di nuovi tagli alla sanità. Lo ha affermato il Ministro della Salute Giulia Grillo rispondendo ad alcuni cronisti in occasione della presentazione di un libro sulla farmaceutica a Roma.

Le dichiarazioni arrivano all’indomani della presentazione di una bozza del nuovo Patto per la Salute in cui è prevista una clausola che lega il previsto aumento del Fondo sanitario alle condizioni della finanza pubblica. Per Grillo si tratta di “un canovaccio che fa parte del testo del vecchio Patto per la salute e deve politicamente avere ancora tutte le valutazioni”.

In merito alla questione dei tagli il Ministro chiarisce che “sicuramente se si dovesse ipotizzare che si vuole attingere dalla sanità”, lei non parteciperà “all’ennesima mannaia sulla sanità pubblica”. In tal caso prenderebbe corpo l’ipotesi di rinunciare alla guida del dicastero.

Grillo ribadisce di non essere d’accordo con la clausola voluta dal Mef.

“Ritengo che la sanità abbia già contribuito alla finanza pubblica, non capisco cosa ancora dobbiamo tagliare: non abbiamo più soldi”.

“Sulla sanità – insiste il vertice di Lungotevere Ripa – non si può tagliare più di quanto è già stato fatto. L’incremento che è stato previsto nella scorsa legge di Bilancio è il minimo sindacale per tenerla in piedi. Ricordo che dobbiamo ancora rinnovare il contratto degli operatori della sanità”.

“Questa sanità è tenuta in piedi grazie alla gente che ci lavora. Se iniziamo a tagliare tutto dove troviamo i soldi per fare le cose, per comprare i farmaci?”. Sulla sanità bisogna essere seri, non è qualcosa su cui ci si può permettere di stringere ancora la corda. Spendiamo molto meno di altri Paesi – conclude – e quindi non possiamo ridurre ancora di più questa spesa”.

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la giusta causa

La giusta causa di recesso non è da escludersi quando il lavoratore, rassegnando le dimissioni, continui a svolgere la propria attività lavorativa, purché nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede delle obbligazioni contrattuali e tenuto conto del suo ruolo all’interno dell’azienda

Aveva rassegnato le proprie dimissioni in data 2 aprile 2013 ma aveva, tuttavia, continuato a lavorare fino al successivo giorno 30 dello stesso mese, così osservando solo in parte il termine di preavviso fissato in 60 giorni dalle disposizioni della contrattazione collettiva.

Le dimissioni erano supportate da giusta causa, originata dal grave inadempimento contrattuale del datore di lavoro (una cooperativa sociale) che aveva omesso di corrispondergli le retribuzioni dovute per ben cinque mesi; tale giusta causa avrebbe dovuto esonerarlo dall’obbligo del preavviso.

In giudizio, aveva peraltro, negato qualsiasi volontaria prosecuzione dell’attività lavorativa, posto che si era tratta di una mera prosecuzione di fatto, per circa 30 giorni, a seguito di espressa richiesta da parte del Presidente della cooperativa, finché le sue dimissioni fossero accettate dal Consiglio.

In appello, la corte territoriale, aveva ritenuto che non potesse avere rilievo, al fine di escludere l’obbligo del preavviso, la configurabilità di una giusta causa di dimissioni, considerato che la volontaria prosecuzione del rapporto dopo le dimissioni era idonea ad escluderla.

Sulla vicenda si è pronunciata la VI Sezione Civile della Cassazione con l’ordinanza in commento (n. 7711/2019).

La giusta causa delle dimissioni

Il ricorso proposto dal lavoratore dimissionario non è stato accolto neppure nel giudizio di legittimità.

In materia, vige il principio di diritto più volte espresso dalla giurisprudenza della Suprema Corte per cui, sebbene la mancata corresponsione della retribuzione per un periodo significativo possa costituire giusta causa di dimissioni, tuttavia la stessa è da escludere nel caso in cui il lavoratore, manifestando la volontà di dimettersi, abbia consentito a continuare l’attività per tutto o per parte del periodo di preavviso.

In tal caso, infatti, è lo stesso comportamento concludente del lavoratore ad escludere la ravvisabilità di circostanze tali da impedire la prosecuzione anche soltanto temporanea del rapporto.

È stato, inoltre, precisato che “la giusta causa di recesso non è da escludersi quando il lavoratore, rassegnando le dimissioni, ne abbia però posticipato l’effetto, ove ciò avvenga per rispetto dei principi di correttezza e buona fede nelle obbligazioni contrattuali, in considerazione della particolare posizione rivestita dal lavoratore nell’organizzazione aziendale e perciò dalle negative conseguenze di una immediata cessazione delle sue prestazioni” (Cass. n. 5146 del 23/05/1998).

La decisione

Tale situazione non risultava tuttavia, essersi verificata nel caso in esame, ove il ricorrente aveva continuato a prestare la sua attività lavorativa in attesa dell’accettazione delle dimissioni da parte della Cooperativa.

Una simile– concludono i giudici della Suprema Corte – non smentisce l’assunto della Corte d’appello secondo il quale la protrazione del rapporto per circa 30 giorni oltre la data il cui erano state rassegnate le dimissioni è dipesa comunque da una scelta volontaria del lavoratore e non imposta da una valutazione di insostituibilità della sua prestazione.

Per tali motivi, il ricorso è stato respinto e confermata la decisione di merito.

La redazione giuridica

 

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dimissioni

Il caso in commento ha posto in rilievo una questione giuridica molto interessante: ci si domanda se le dimissioni del lavoratore comunicate durante un contratto a tempo determinato possano avere efficacia soltanto nell’ambito del contratto medesimo o anche nell’accertando rapporto di lavoro a tempo indeterminato

Come si fa a stabilire, in assenza di prova della consapevolezza e volontà del lavoratore, se questi volesse interrompere non già il contratto a termine, bensì il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, successivamente dichiarato in giudizio?

La questione è stata affrontata dalla Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 7318/2019.

La vicenda

La Corte di appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, aveva dichiarato la nullità del termine apposto al contratto stipulato tra la Rai s.p.a. e un proprio dipendente, con decorrenza dal 10 marzo 2004, disponendo pertanto, la conversione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e, prevedendo in favore di quest’ultimo il risarcimento del danno dovuto in una somma pari a dieci mensilità della retribuzione globale di fatto.

In primo grado, il giudice adito, aveva ritenuto non applicabile tale conversione dal momento che dopo i primi quattro contratti a termine, il lavoratore si era dimesso per motivi personali.

Ma in realtà per il giudice dell’appello, qualora il lavoratore rassegni le proprie dimissioni nel corso di una serie di contratti a termine e successivamente agisca in giudizio al fine di ottenere la declaratoria di nullità del termine apposto a ciascuno di essi e la conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, non si può ritenere che le dimissioni impediscano la conversione, essendo necessario accertare se la volontà di recedere da un rapporto di lavoro a tempo determinato sussistesse anche in relazione ad un rapporto di lavoro stabile.

Detto in altri termini la corte d’appello capitolina aveva ritenuto che le rassegnate dimissioni non potessero incidere sulla conversione del rapporto.

Il ricorso per Cassazione

Per la cassazione di tale sentenza, interveniva la società Rai s.p.a. proponendo un ricorso affidato a tre motivi.

In primo luogo, la società datrice di lavoro rilevava l’incongruenza della decisione rispetto ad una chiara manifestazione di volontà del lavoratore costituita dalle rassegnate dimissioni. Ciò di per sé avrebbe dovuto ritenersi idonea a estinguere qualsiasi rapporto tra le parti.

Ed invero, tale motivo di impugnazione è stato accolto dai giudici della Cassazione, con assorbimento dei restanti due.

Sulla questione sollevata dalla società ricorrente già da tempo parte della giurisprudenza si è espressa affermando che “le dimissioni del lavoratore da un contratto a tempo determinato, facente parte di una sequenza di contratti similari succedutisi nel corso degli anni, esplica i propri effetti anche con riferimento al rapporto a tempo indeterminato accertato dal giudice, con sentenza dichiarativa della nullità del primo dei contratti di lavoro a termine, salvo che il lavoratore non dimostri che le dimissioni sono viziate da errore, sotto forma di ignoranza della sopravvenuta conversione del rapporto, sicché da esse non derivano effetti limitati alla sola anticipazione della data di scadenza del rapporto a tempo determinato cui esse si riferiscono, ma anche sulla continuità del rapporto a tempo indeterminato, la cui esistenza sia accertata successivamente dal giudice” (Cass. n. 12856 del 2015).

Ancor più di recente, è stato precisato che le dimissioni del lavoratore da un contratto a tempo determinato, facente parte di una sequenza di contratti similari succedutisi nel corso del tempo, esplicano i propri effetti sul rapporto intercorso tra le parti ma non elidono il diritto all’accertamento dell’invalidità del termine apposto al primo contratto di lavoro, permanendo l’interesse alle conseguenze di ordine economico che da tale nullità parziale scaturiscono (Cass. 1534 del 2016).

Le dimissioni come causa inequivocabile di risoluzione del rapporto di lavoro

Secondo tale orientamento, la dichiarazione di recesso del lavoratore, una volta comunicata al datore di lavoro, è idonea ex se a produrre l’effetto della estinzione del rapporto, che è nella disponibilità delle parti, a prescindere dai motivi che ebbero a determinare le dimissioni (a meno che queste non risultino viziate come atto di volontà) e dalla eventuale esistenza di una giusta causa, posto che, anche in tal caso, l’effetto risolutorio si ricollega pur sempre, a differenza di quanto avviene per il licenziamento illegittimo o ingiustificato, ad un atto negoziale del lavoratore, che è preclusivo di un’azione intesa alla conservazione del medesimo rapporto (v. Cass. n. 6342 del 2012).

Del resto, -aggiungono gli Ermellini – “le dimissioni del lavoratore costituiscono un atto unilaterale recettizio idoneo a determinare la risoluzione del rapporto nel momento in cui pervengono a conoscenza del datore di lavoro, indipendentemente dalla volontà di quest’ultimo e, in quanto riferibili ad un diritto disponibile del lavoratore, sono sottratte alla disciplina dell’art. 2113 c.c.”

Incombe, poi, eventualmente sul lavoratore, in base al principio di cui all’art. 1427 c.c., l’onere di chiedere l’annullamento delle dimissioni che siano viziate da errore, violenza o dolo.

Il principio è stato confermato anche in altre sentenza di legittimità.

E per tali ragioni che i giudici della Sezione Lavoro della Cassazione hanno accolto il ricorso presentato dalla società datrice di lavoro, posto che nessun dubbio residuava in ordine alla possibilità di affermare che l’effetto risolutorio delle dimissioni presentate dal dipendente Rai fossero preclusive di qualsiasi azione volta alla conservazione del medesimo rapporto.

La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, per un nuovo esame di merito della causa.

La redazione giuridica

 

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PUBBLICO IMPIEGO E ABUSO DEI CONTRATTI A TERMINE. LA VICENDA

esercizio arbitrario

Il delitto di violenza privata è inserito nel codice penale tra i reati contro la libertà individuale e morale della persona; l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni è invece, delitto contro l’amministrazione della giustizia

Interessante la disamina contenuta nella sentenza n. 8710/2019 della Corte di Cassazione in ordine alle differenze tra il reato di violenza privata e l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

La vicenda

Era stato accusato del reato di violenza privata per aver costretto, con minacce, la persona offesa a firmare una lettera di dimissioni volontarie, che lo estrometteva dalla proprietà della quota del33%, di una società cooperativa di alloggio per anziani, della quale sua moglie era socia, paventandogli gravi conseguenze ed avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, nell’ambito della fattispecie criminosa del delitto di violenza privata (di cui all’art. 610 c.p.), il requisito della violenza s’identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione (Sez. 5, n. 48369 del 13/04/2017).

Posta tale premessa, ai fini di una netta demarcazione tra i reati di violenza privata e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, va rammentato che, secondo gli arresti giurisprudenziali più recenti, non sono integrati i presupposti del reato di cui all’art. 393 c.p., bensì quelli del reato di violenza privata, allorché il diritto rivendicato non coincida con il bene della vita conseguito attraverso la condotta arbitraria. (Sez. 5, n. 10133 del 05/02/2018).

La decisione

I giudici della Cassazione hanno anche aggiunto che “in tema di violenza privata, costituisce elemento della condotta materiale del reato la privazione coattiva della libertà di determinazione e di azione della persona offesa dal reato, costretta a fare, tollerare o omettere qualcosa contro la propria volontà, mentre è irrilevante, per la consumazione del reato, che la condotta criminosa si protragga nel tempo, trattandosi di reato istantaneo”. (Sez. 5, n. 3403 del 17/12/2003).

Nel caso in esame, è stata ritenuta corretta la ricostruzione operata dai giudici di merito che avevano ravvisato nella condotta dell’imputato, il perfezionamento di tale ultimo reato, essendosi consumato all’atto della sottoscrizione forzosa, da parte della persona offesa, della lettera di dimissioni.

La redazione giuridica

 

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ACCESSO AI LOCALI AZIENDALI NEGATO AD UN SOCIO: E’ VIOLENZA PRIVATA

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arresto cardiocircolatorio

Gli inquirenti sono al lavoro per fare luce sul decesso di un giovane di Carpi, morto dopo un arresto cardiocircolatorio. Il ragazzo si era recato in Pronto soccorso il giorno prima accusando dolori al torace

E’ stato trovato accasciato sul pavimento del bagno della sua abitazione. Nonostante l’intervento degli operatori del 118, avvisati dal compagno della madre, per il ragazzo non c’è stato nulla da fare. Il giovane 21enne è stato trovato in arresto cardiocircolatorio. I tentativi di rianimazione sono durati oltre un’ora. Sul posto è anche intervenuto l’elisoccorso. Alla fine, però, i sanitari hanno dovuto constatarne il decesso.

Sul caso, che ha scosso l’intera comunità cittadina del centro del modenese, è stata aperta un’inchiesta e sulla salma è stato disposto l’esame autoptico. La vittima, infatti, la mattina antecedente il decesso si era recata presso il Pronto soccorso del locale nosocomio accusando un “dolore toracico aspecifico”. Lo conferma la stessa Ausl del capoluogo di provincia emiliano chiarendo che il giovane era stato visitato e sottoposto ad accertamenti clinici e strumentali.

In assenza di riscontri patologici – sottolinea l’Azienda sanitaria – il paziente era stato dimesso dopo circa tre ore  “con invio al curante”.

Le cartelle cliniche del 21enne sono state acquisite dagli inquirenti che dovranno chiarire se in ospedale siano stati svolti tutti gli esami necessari. Si attendono inoltre gli esiti dell’autopsia per chiarire le cause del decesso. I riscontri consentiranno di capire se vi siano eventuali responsabilità mediche.

Secondo quanto riportato da chi lo conosceva, il giovane non aveva mai avuto gravi problemi di salute e conduceva una vita assolutamente ordinaria. Un amico racconta di averlo visto l’ultima volta a Capodanno: “Stava benissimo”.

Sulla vicenda è intervenuto attraverso un post su Facebook anche il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli. “Penso che ora sia il momento del rispetto per il dolore indescrivibile che sta provando quella famiglia a cui come comunità ci stringiamo – afferma il primo cittadino -, in attesa che vengano svolti i dovuti rilievi e fatte le verifiche del caso, nella pretesa che è di tutti i cittadini, in primis del sottoscritto, di sapere realmente cosa è accaduto”.

 

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MORTO PER UNA INFEZIONE DOPO LA RIMOZIONE DI UN EMATOMA, MEDICI INDAGATI

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ricciardi

L’ex presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, spiega le ragioni delle sue dimissioni senza risparmiare stoccate all’attuale Esecutivo

“Malgrado il buon rapporto personale con la ministra della Salute Giulia Grillo, la collaborazione tra l’Istituto e l’attuale governo non è mai decollata. Al contrario, su molti argomenti alcuni suoi esponenti hanno sostenuto posizioni ascientifiche o francamente antiscientifiche”. Così l’ex presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, in un’intervista al Corriere della Sera rilanciata dall’Ansa.

Ricciardi spiega le ragioni del suo addio senza risparmiare stoccate all’esecutivo: “Questo governo ha sempre detto di credere allo spoil system in aree nelle quali in Italia non è previsto: Istat, Inps, Iss. Non vorrei che l’Istituto fosse sottoutilizzato a causa della mia presenza, dato che non vengo ritenuto in linea con i partiti oggi al potere”.

“È chiaro che quando un vicepresidente del Consiglio dice che per lui, da padre, i vaccini sono troppi, inutili e dannosi, questo non è solo un approccio ascientifico. È antiscientifico. Cosa sarebbe di troppo, cosa sarebbe inutile o dannoso – evidenzia Ricciardi – questo esponente del governo non lo ha detto. In realtà in Italia stiamo applicando i protocolli e gli schemi internazionali sulle vaccinazioni”.

Il presidente dimissionario dell’ISS ricorda, quindi, la raccomandazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump al National Institute for Health degli Stati Uniti: non pronunciare più il termine evidence-based, basato su prove scientifiche. “È un atteggiamento studiato dai populisti – sottolinea Ricciardi – che hanno una grande difficoltà a interagire con la scienza”.

“Dire in continuazione che i migranti portano malattie è senza fondamento e mette in difficoltà le istanze tecniche, costrette a una specie di autocensura per non contraddire il livello politico. E dire che i termovalorizzatori sono una cosa di altri tempi come ha fatto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, non ha senso”.

“Guai se la politica interferisce con la scienza. Quando accade – avverte Ricciardi – è perché ci sono interessi inconfessabili di mezzo, soldi o consenso. E ci rimettono i cittadini”.

Infine, un commento sulla manovra approvata dal Parlamento.  “Con questo finanziamento e questi assetti organizzativi – conclude Ricciardi – il sistema è destinato a un’ inesorabile obsolescenza”.
 

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Grillo accetta le dimissioni del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ex Ministro Lorenzin: il nostro sistema perde una professionalità di altissimo livello

“Accetto le dimissioni del prof. Ricciardi dalla presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi abbiamo ricevuto la sua lettera. Ero a conoscenza da qualche settimana della sua volontà che rispetto”. Così il Ministro della Salute, Giulia Grillo, in relazione alla decisione di Walter Ricciardi di lasciare la guida dell’ISS. “Il presidente lascerà l’incarico dal 1° gennaio- aggiunge in una nota Grillo – e contestualmente nomineremo un commissario per assicurare il funzionamento della macchina amministrativa”. E’ infatti, “necessario garantire continuità operativa all’Istituto, che è un fiore all’occhiello del nostro Paese.”

A Ricciardi hanno rivolto il loro saluto numerosi esponenti del mondo politico, a partire da Beatrice Lorenzin. “Con lui – ha evidenziato l’ex titolare del dicastero della Salute – è stato possibile creare una grande alleanza a favore dei cittadini su temi fondamentali”. Tra questi, i vaccini, la prevenzione delle malattie, la difesa del Sistema Sanitario Nazionale.

“Grazie alla fortissima sinergia col Ministero della Salute – continua Lorenzin -, l’Istituto superiore di Sanità è stato totalmente riorganizzato, risanando il bilancio e stabilizzando i 437 precari da anni impegnati nel contributo alla ricerca e che oggi costituiscono la nuova forza di una istituzione credibile, che ha ritrovato anche grazie alla dedizione e alla professionalità di Ricciardi lustro e prestigio”.

“Credo che l’Italia possa oggi essere orgogliosa della sua alta istituzione scientifica – sottolinea l’ex Ministro. Oggi il nostro sistema perde una professionalità di altissimo livello”

Un coro di ringraziamenti è arrivato anche dal mondo sindacale. “Al collega Walter Ricciardi, del quale riconosciamo i meriti come medico, come accademico, come esperto di sanità pubblica, e del quale ricordiamo in particolare l’instancabile opera per l’abbattimento delle disuguaglianze in sanità, vanno, a nome di tutto il Comitato Centrale della Fnomceo, gli auguri di un lavoro buono e fruttuoso nell’ambito dell’attività accademica e di gestione della Salute pubblica che torna a ricoprire pienamente, come Professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Presidente della World Federation of Public Health Associations”. Sono le parole del presidente della Federazione nazionale dei medici, Filippo Anelli. “Siamo certi – ha aggiunto – che il Ministro Grillo saprà trovare figura di pari spessore professionale per ricoprire il delicato e strategico ruolo di Presidente dell’Istituto, fiore all’occhiello della Sanità pubblica del nostro Paese”.

Un ‘arrivederci’ a Ricciardi anche dal segretario nazionale della FIMMG, Silvestro Scotti. “Ricciardi – ha evidenziato – nel suo percorso all’ISS, durato 4 anni, ha saputo dar lustro alle istituzioni sanitarie attraverso la creazione del primo Museo di Sanità Pubblica e ha contribuito al riconoscimento del ruolo del mmg nella prevenzione, sia per quanto riguarda gli stili di vita sia per il riconoscimento dato alla Medicina Generale per la diffusione e la pratica delle dinamiche vaccinali. Si è impegnato anche, in accordo con le associazioni della medicina generale, al riconoscimento/accreditamento delle società scientifiche responsabili della stesura delle Linee Guida in riferimento alla responsabilità professionale come da legge Gelli ”.

“Chiederemo ancora il suo supporto – conclude Scotti – nel percorso di crescita e innovazione delle cure primarie in generale e della Medicina Generale in particolare, l’unica strada per mantenere e potenziare un SSN ad accesso universale”.

 

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WALTER RICCIARDI LASCIA LA GUIDA DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

“Il CDA della Fondazione Enpam di ieri 22 Settembre ha deliberato di dare seguito ad un’azione risarcitoria nei miei confronti quale ex Presidente della società Enpam Sicura, su presunti danni economici che sarebbero  derivati dalla mia cattiva gestione della società in house alla società stessa e conseguentemente alla Fondazione” comunica Giacomo Milillo, il quale ricorda di essersi dimesso da Enpam Sicura nell’Aprile di quest’anno per la mancata condivisione dei presupposti decisionali del CDA ENPAM, che sono stati e sono cogenti nella gestione di una società in house.”

Prosegue Milillo: “La delibera è stata presa a maggioranza con i voti dei consiglieri della Fimmg e del Sumai, mentre si sono dissociati tutti gli altri: si tratta dell’ultimo atto di un attacco politico, protratto nel tempo, alla mia persona ed a tutto ciò che ho fino ad oggi rappresentato. Accuse utilizzate solo per tentare di colpirmi e per stroncare la dura lotta per la legalità che da tempo svolgo nella Fondazione Enpam: accuse che si accerteranno false e pretestuose nelle sedi giudiziarie, con conseguente responsabilità di chi con dolo ne è stato autore.

Ho deciso, per sgombrare il campo da qualsiasi condizionamento o implicazione di FIMMG e per consentirmi una tutela piena della mia dignità personale e rappresentativa, di rimettere le mie dimissioni immediate dalla carica di Segretario Nazionale Generale del Sindacato”

Conclude Milillo ” Ringrazio i tanti che sempre ed in questi momenti difficili mi hanno testimoniato il loro appoggio e la loro solidarietà, la loro presenza nella FIMMG mi corrobora nella certezza che il Sindacato saprà superare positivamente anche questa prova”.

IL COMMENTO DI OLIVETI

“Numeri e fatti, nel rispetto delle regole: l’Enpam è questo. Lo dico da sempre. Ognuno è in grado di fare le sue valutazioni”. E’ quanto dichiarato dal presidente dell’ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri Alberto Oliveti a seguito delle dimissioni annunciate da Giacomo Milillo da segretario generale della Fimmg.

 

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