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Aumentati gli stanziamenti per i contributi agli Ordini con l’obiettivo di incentivare e migliorare l’accessibilità ai servizi per gli iscritti Enpam in luoghi di prossimità

Aumentano i servizi sul territorio a disposizione degli iscritti Enpam. Grazie alla disponibilità degli Ordini provinciali – fa sapere la Cassa previdenziale dei medici – a partire da quest’anno si moltiplicano le possibilità di ottenere informazioni e sbrigare gli adempimenti previdenziali e assistenziali vicino a casa.

Per il 2019 la Fondazione ha infatti previsto maggiori stanziamenti per i contributi agli Ordini con l’obiettivo di incentivare e migliorare l’accessibilità ai servizi in luoghi di prossimità.

L’incremento delle risorse servirà anche a favorire lo svolgimento di convegni ed eventi sulla previdenza e l’assistenza Enpam e su altri temi che riguardino la promozione e il sostegno al reddito dei professionisti e l’impatto delle nuove tecnologie digitali.

Tutti gli Ordini, ricorda l’Ente sul proprio sito, “svolgono per i medici e i dentisti una serie di prestazioni conseguenti ad obblighi di legge e regolamenti”.

Ad esempio, nelle sedi provinciali è possibile “aggiornare i propri dati anagrafici (che vengono automaticamente comunicati all’Enpam). Gli iscritti e i familiari inabili degli iscritti deceduti possono presentare le domande di pensione di inabilità assoluta e permanente. E ancora, gli  iscritti attivi o i familiari superstiti possono fare domanda per prestazioni assistenziali. Infine è possibile sottoporsi a una visita della Commissione medica per gli accertamenti medico legali per le prestazioni di inabilità.

Accanto ai servizi già esistenti, gli Ordini che hanno aderito offrono attività di sportello in materia di contributi, previdenza e assistenza. Gli iscritti, tra l’altro, possono ottenere consulenze personalizzate e ricevere aiuto nella compilazione e nell’invio delle domande per la pensione ordinaria e le altre prestazioni previdenziali e assistenziali. Possono poi chiedere le indennità di maternità, adozione, affidamento e aborto, nonché fare richiesta di riscatti e congiunzioni.

D’ora in poi sarà anche possibile ottenere molti servizi on line presenti nell’area riservata del sito della Fondazione, senza più necessità di compilare moduli di delega. Presso gli Ordini aderenti quindi sarà possibile stampare la Certificazione unica (Cu), ottenere il documento degli Oneri deducibili per la dichiarazione dei redditi. O ancora: ricevere i duplicati dei bollettini Mav, interrogare la Busta arancione per un’ipotesi di pensione, prenotare una sessione di videoconsulenza con un funzionario Enpam.
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La richiesta per il bonus bebè Enpam potrà essere presentata fino al 31 maggio 2019 direttamente dall’area riservata del sito. Previste tutele anche per le studentesse

Torna il bonus bebè Enpam. La misura, che nel 2019 compie tre anni, è stata introdotta dall’Ente previdenziale per aiutare le libere professioniste a conciliare lavoro e famiglia, favorendo il ritorno delle mamme agli impegni professionali dopo la nascita di un bambino.
Le neomamme potranno contare su 1.500 euro in più per le spese di nido e babysitter nel primo anno di vita del bambino. Stessa cifra anche in caso di adozione e affidamento.
Si può fare richiesta per i nati dal 1° gennaio 2018 al 31 maggio 2019, data in cui si chiude il bando di quest’anno. I nati oltre questo termine verranno ricompresi nel bando del prossimo anno. L’istanza può essere presentata online direttamente dall’area riservata del sito dell’Enpam.
Il sussidio bambino, che si aggiunge all’indennità di maternità, può essere chiesto una sola volta per ciascun figlio. Per i gemelli, come negli anni precedenti, la Fondazione è pronta a staccare un doppio assegno. Per poter chiedere il sussidio il reddito familiare lordo annuo medio degli ultimi tre anni non può essere superiore 53.353,04 euro. Il tetto aumenta per ogni ulteriore componente del nucleo, escluso chi fa la domanda.

Più tutelate le famiglie con invalidi che potranno contare su un tetto di reddito ancora più favorevole.

Con le nuove regole dell’assistenza Enpam, infatti, nel calcolo del reddito l’incremento raddoppia per ogni componente riconosciuto invalido all’80 per cento o con una percentuale più alta.
La protezione dell’Enpam, inoltre, copre anche i casi in cui la maternità arrivi nel corso della carriera universitaria. Gli studenti che decidono di iscriversi alla Fondazione già dal quinto o sesto anno di corso possono infatti contare su un sussidio per la maternità, previsto anche in caso di adozione o di interruzione di gravidanza, di quasi 5mila euro. A questi si aggiunge il bonus bebè.
 
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Tutti coloro che hanno versato contributi possono scaricare dall’area riservata del sito dell’Enpam la ‘Certificazione oneri deducibili’ 

Sono disponibili sul sito dell’Enpam i documenti utili per la prossima dichiarazione dei redditi. Tutti coloro che hanno versato contributi possono scaricare dall’area riservata la ‘Certificazione oneri deducibili’. Si tratta del documento che consente di ottenere un risparmio fiscale deducendo dal reddito le somme versate per la previdenza.
La Certificazione degli oneri deducibili contiene tutti i versamenti contributivi fatti nel 2018, Quota A, Quota B, eventuali riscatti e ricongiunzioni.
L’Enpam comunica già questi dati all’Agenzia delle Entrate e chi accetta la dichiarazione precompilata li troverà inseriti. Tuttavia spesso la certificazione può essere richiesta nel caso in cui si decida di fare modifiche alla precompilata.
Dall’area riservata del sito è anche possibile scaricare la ‘Certificazione unica 2019’ che l’Enpam rilascia alle dottoresse che hanno percepito l’indennità per una gravidanza, agli iscritti che hanno ricevuto sussidi soggetti a tassazione e ai pensionati.

Per quanto concerne questi ultimi, l’Istituto fa sapere che ai primi di aprile scattano gli adeguamenti all’Istat delle pensioni Enpam. La Fondazione pagherà anche gli arretrati a partire dal primo gennaio 2019.

La variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati dell’anno 2018 rispetto al 2017 è stata identica a quella dello scorso anno, e pari all’1,1%.
Le pensioni dei fondi Enpam, fino al limite di quattro volte il trattamento minimo Inps, in godimento al 31/12/2018, saranno quindi aumentate dello 0,83%. Si tratta del 75% dell’incremento percentuale fatto registrare nell’anno 2018 dall’indice dei prezzi al consumo.
Ci sarà quindi un incremento di 83 centesimi ogni cento euro per le pensioni lorde sino a € 2.198,82 mensili. Oltre questo limite, l’aumento sarà dello 0,55% (pari al 50% dell’indice), cioè 55 centesimi ogni 100 euro.
Questa variazione significa che Enpam  aumenterà la spesa per le pensioni complessivamente di 1.026.476,96 euro al mese.
 
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inabilità temporanea

L’Enpam garantisce indennizzi in caso di inabilità temporanea indipendentementie dal reddito. Assegno fino a 24 mesi

La tutela degli infortuni e della malattia dei medici e odontoiatri liberi professionisti passa dall’Assistenza alla Previdenza. In altri termini in caso di inabilità temporanea l’Enpam garantirà un indennizzo a tutti e non più solo a chi ha un reddito al di sotto di limiti stringenti.

Chi sarà costretto ad assentarsi dallo studio potrà contare su un’indennità pari all’80 per cento del reddito dichiarato ai fini della Quota B. Potrà far  domanda anche chi ha un fatturato alto. L’unico limite sarà sull’importo massimo dell’aiuto che si riceverà dall’Enpam (circa 5mila euro al mese, o più precisamente 167,11 euro al giorno).

A fronte di tale raddoppio (prima era di 80 euro al giorno), i tempi di carenza si sono dimezzati. Si potrà infatti ottenere la tutela a partire dal 31° giorno di malattia o infortunio anziché dal 61° come in passato.

Il diritto alla tutela – fa sapere l’Enpam sul proprio sito – scatta dopo aver versato la Quota B per almeno tre anni.

Superata tale soglia, l’aiuto riguarderà tutti: sia i liberi professionisti puri, sia i medici e gli odontoiatri che svolgono la libera professione affiancandola all’attività in convenzione o al lavoro dipendente. Tuttavia solo chi sceglie di pagare la Quota B con l’aliquota piena, avrà tutele piene. Chi opta per l’aliquota ridotta, riceverà un sussidio calcolato in proporzione a quanto versato.

L’assegno accompagnerà il libero professionista anche nelle situazioni gravi. E’ infatti previsto che possa durare fino a 24 mesi. Nel caso in cui l’inabilità dovesse trasformarsi da temporanea a permanente, dal sussidio si potrà passare alla pensione di invalidità. Per questa, all’Enpam non è previsto alcun requisito minimo di anzianità. L’Enpam anzi integrerà l’anzianità contributiva del suo iscritto aggiungendogli fino a un massimo di 10 anni.

La tutela dell’inabilità temporanea dei liberi professionisti è ora analoga a quella garantita ai medici di medicina generale. La differenza è che i medici di famiglia sono protetti anche per i primi 30 giorni di malattia e infortunio, grazie a una polizza assicurativa sottoscritta dall’Enpam ma pagata con trattenute sui loro compensi.

 

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medici in fuga

Per i sindacati il fenomeno dei medici in fuga rappresenta anche un danno economico. Mete predilette la Gran Bretagna e la Svizzera

In dieci anni, dal 2005 al 2015, oltre diecimila medici hanno lasciato l’Italia per lavorare all’ estero. Nello stesso periodo si sono trasferiti anche otto mila infermieri. Ai dati della Commissione europea e del Rapporto Eurispes-Enpam, si aggiungono quelli di Consulcesi group secondo cui ogni anno 1.500 laureati in Medicina vanno via per seguire scuole di specializzazione all’estero. Il fenomeno dei medici in fuga rappresenta peraltro anche un danno economico, perché la formazione – dicono i sindacati di categoria – costa allo Stato italiano 150 mila euro per ogni singolo medico.

I professionisti che espatriano sono per la maggior parte ortopedici, pediatri, ginecologi e anestesisti. La meta principale è la Gran Bretagna, con il 33% di scelte, seguita dalla Svizzera con il 26%.

Chi si trasferisce ha un’età che va dai 28 ai 39 anni, mentre la Regione da cui emigrano di più i giovani medici italiani è il Veneto.

Un dato, quest’ultimo, che trova riscontro nelle dichiarazioni del Governatore Luca Zaia, il quale  nelle scorse ore ha lanciato un allarme sulla carenza di camici bianchi. “Mancano 1.300 medici – ha affermato -. Il motivo di questa situazione è una programmazione nazionale sbagliata, a partire dal numero chiuso nelle università, passando per la carenza di borse di specializzazione, il mancato utilizzo negli ospedali dei giovani specializzandi, l’assurdità di non poter trovare forme per trattenere chi va in pensione a 65 anni”.

Un allarme confermato a livello nazionale da un Rapporto dell’Anaao Assomed dello scorso 7 gennaio. In base al documento,  tra medici in fuga o che vanno in pensione e aspiranti camici bianchi che non riescono ad accedere alla Facoltà a causa del numero chiuso, il Servizio sanitario nazionale rischia grosso. Per l’Associazione dei medici e dirigenti del Ssn, tra soli sei anni, nel 2025, curarsi in ospedale sarà ancora più difficile: mancheranno infatti all’appello circa 16.500 specialisti.
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prestazioni assistenziali

Le modifiche riguardano i requisiti di accesso alle prestazioni assistenziali di Quota A. Introdotte anche restrizioni per evitare abusi

Novità in arrivo per gli iscritti all’Enpam. Con l’approvazione del ministero del Lavoro, arrivata a fine dicembre, sono infatti operative le nuove norme per le prestazioni assistenziali di Quota A.

“Come avevamo promesso, abbiamo esteso la platea dei potenziali beneficiari degli aiuti economici, prevedendo allo stesso tempo alcune restrizioni proprio a tutela di chi ha pieno diritto ai sussidi della Fondazione”. Lo afferma il presidente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti, in una nota informativa indirizzata agli Ordini provinciali dei medici e degli odontoiatri.

Le modifiche sostanziali riguardano i requisiti di accesso alle prestazioni assistenziali. D’ora in poi la tutela continuativa per la non autosufficienza verrà garantita in due modi.

Da un lato l’assegno di Long term care erogato dall’assicurazione offerta gratuitamente dall’Enpam a tutti i contribuenti attivi e buona parte dei pensionati. Dall’atro, per chi è non è coperto dall’assicurazione, con sussidi erogati direttamente dall’Enpam per la casa di riposo o l’assistenza domiciliare. In quest’ultimo caso il tetto di reddito per poter far domanda è stato aumentato, ampliando così la platea dei beneficiari.

In generale – sottolinea l’Enpam – sono state fatte modifiche per andare incontro alle famiglie con invalidi. Nello specifico sono stati innalzati i limiti di reddito in modo che il peso dell’invalidità conti il doppio rispetto a prima.

Per i familiari che hanno diritto all’assistenza  domiciliare, poi,  non è più previsto il divieto di cumulo con forme analoghe di assistenza.

Tra i beneficiari dei sussidi previsti in caso di disagio, inoltre, sono stati formalmente aggiunti gli studenti che hanno scelto di iscriversi alla Fondazione.

Infine, per evitare abusi che vanno a scapito di tutti, d’ora in poi i pensionati potranno chiedere un sostegno solo con un’anzianità di iscrizione all’Albo precedente al pensionamento di almeno dieci anni.

“Proseguiamo dunque il nostro impegno – ha concluso Oliveti – nell’assicurare agli iscritti tutele eque e un sostegno concreto nel momento del bisogno”.

 

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medici di medicina generale

Fino al 31 gennaio i medici di medicina generale possono richiedere l’incremento dell’aliquota modulare per percepire in futuro una quota di pensione ulteriore

I medici di medicina generale hanno tempo fino al 31 gennaio per poter far aumentare l’importo della futura pensione. Lo rende noto l’Enpam spiegando che fino alla fine del mese resta aperta la finestra annuale per i camici bianchi che vogliono richiedere alla propria Asl l’incremento o la modifica dell’aliquota modulare.

La misura implica il versamento volontario di una quota contributiva aggiuntiva a proprio carico compresa tra l’uno e il 5 per cento. L’integrazione consentirà di percepire una quota di pensione ulteriore. L’aliquota indicata resta confermata negli anni a seguire, salvo richiesta di modifica da comunicare entro il 31 gennaio.

La possibilità riguarda i medici appartenenti alle categorie professionali dell’assistenza primaria, della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale. Sono interessati anche i pediatri di libera scelta e gli specialisti esterni.

Per i professionisti che non ne possono usufruire, sono a disposizione altre soluzioni per migliorare la propria posizione previdenziale e aumentare l’assegno di pensione Enpam.

Il riscatto, ad esempio, consente di far valere ai fini della pensione i periodi che non sono coperti da contribuzione. Il tutto garantendo un aumento dell’anzianità contributiva e un incremento dell’assegno di pensione in cambio del versamento di una cifra interamente deducibile.

L’allineamento permette invece di allineare i contributi già pagati a una contribuzione più alta versata nei periodi in cui si è lavorato di più. La misura consente di ottenere un incremento dell’importo della pensione ma non dell’anzianità contributiva.

Per tutti inoltre c’è la possibilità di crearsi una pensione complementare aderendo a FondoSanità. E’ il fondo chiuso riservato ai lavoratori del settore che consente una deducibilità delle somme fino a oltre cinquemila euro. Tale strumento – si legge sul sito dell’Enpam –  dopo aver siglato le nuove convenzioni di gestione, punta quest’anno a un’ulteriore ottimizzazione dei rendimenti.

 

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tagli alle pensioni

Non sono invece esenti dai tagli alle pensioni previsti dalla Legge di Bilancio, i trattamenti Inps dei medici che superano i 100mila euro lordi annui

La legge di Bilancio 2019 ha introdotto tagli alle pensioni che possono arrivare fino al 40 per cento.
In particolare, l’articolo 1, comma 261, prevede una riduzione dei trattamenti pensionistici i cui importi complessivamente considerati superino 100.000 euro lordi su base annua. La misura avrà la durata di cinque anni.

Il taglio, tuttavia, non si applicherà agli assegni pagati dall’Enpam a medici e dentisti. Lo chiarisce lo stesso Ente pensionistico in un articolo pubblicato sul proprio sito. Da una lettura attenta della disposizione di legge si evince infatti – sottolinea la Fondazione – che i tagli riguarderanno le pensioni Inps dei dipendenti pubblici e privati, degli autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti), degli iscritti ad alcune gestioni particolari (es: i lavoratori dello spettacolo) e dei contribuenti alla gestione separata.

“I tagli certamente non si applicano alle Casse dei professionisti” ha precisato il presidente dell’Enpam e dell’Adepp Alberto Oliveti.

“A questa conclusione si arriva sia con un’analisi strettamente testuale sia con una lettura costituzionalmente orientata della norma. Infatti, poiché questi accantonamenti sono destinati a creare una provvista per fronteggiare i maggiori costi dovuti a Quota 100, che è di esclusiva competenza Inps, non si vede come si potrebbero prendere legittimamente delle risorse da altre parti, alla luce della sentenza 7/2017 della Corte costituzionale.”

In generale, dunque, le decurtazioni colpiranno gli assegni Inps sopra i 100mila euro lordi annui, ad eccezione di quelli calcolati interamente con il contributivo. Restano salve anche le pensioni di invalidità e quelle riconosciute alle vittime del terrorismo.

Non sono quindi indenni dal taglio delle pensioni i camici bianchi dipendenti pubblici e privati, se superano la soglia dei 100mila euro. Nel computo della soglia dei 100mila euro, inoltre, rientreranno probabilmente anche gli assegni liquidati dalla gestione separata dell’Inps, cioè quella a cui versano gli specializzandi.

 

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obbligo di fattura elettronica

Per i camici bianchi nessun obbligo di fattura elettronica per le prestazioni che verranno poi inviate al Sistema Ts per il 730 precompilato

Dal primo gennaio 2019 entra in vigore l’obbligo di fattura elettronica. I medici e gli odontoiatri – chiarisce l’Enpam sul proprio sito – saranno esonerati, almeno parzialmente. L’Ente tuttavia fornisce di degli approfondimenti per evitare di generare confusione.

In particolare, i camici bianchi non dovranno emettere fattura elettronica per tutte quelle prestazioni che verranno poi inviate al Sistema Ts per il 730 precompilato. Inoltre saranno esonerati dall’emissione di fattura elettronica i medici convenzionati per quanto riguarda i compensi compresi nel cedolino delle Asl.

Il discorso cambia, invece, per tutte le altre prestazioni che non rientrano nelle circostanze citate.

Come tutti i professionisti, infatti, anche i medici saranno chiamati a utilizzare la fattura elettronica nel caso di una retribuzione legata a una sostituzione. O ancora in occasione della partecipazione a un corso di formazione e di qualsiasi attività professionale nei confronti della PA o di una società privata.

Inoltre, sottolinea l’Enpam, “anche se non fosse necessario emettere alcuna fattura elettronica, non si è esonerati dal ricevere le fatture elettroniche”. Si pone quindi la questione della conservazione delle fatture ricevute da altri. Infatti non è sufficiente conservarle nel proprio computer, ma serve rispettare alcune norme contenute nel Codice dell’amministrazione digitale.

A tal fine ci sono due possibilità. La prima consiste nel servirsi di un sistema gestionale fornito da operatori certificati. In alternativa si può utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle entrate tramite l‘area riservata del portale Fatture e Corrispettivi.

Per venire incontro ai dubbi degli iscritti – sottolinea l’Ente – diversi Ordini provinciali hanno dedicato spazi nel proprio sito istituzionale agli aggiornamenti su questo tema. Anche la Commissione Fisco della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) ha realizzato un memorandum con diverse informazioni tecniche e operative.

 

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Riscatto flessibile

Possibilità di riscatto flessibile degli anni di studio in unica soluzione o a rate semestrali, con facoltà di interrompere il pagamento per un periodo di due anni

Durante l’iter della legge di bilancio 2019 al vaglio in Parlamento è stata avanzata la proposta di riscatto flessibile Inps. In pratica si introdurrebbe la possibilità per il lavoratore di riscattare un periodo di studi universitari pagando un importo inferiore a quello previsto attualmente. Il tutto a fronte di una diminuzione proporzionale del vantaggio pensionistico.

La misura, vantaggiosa per chi non si potrebbe permettere un riscatto pieno, riguarderebbe però solo chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996, anno in cui all’Inps è stato introdotto il sistema contributivo. Per esempio, potrebbe chiedere un riscatto flessibile un medico nato nel 1970 che si è laureato nel 1995 e ha cominciato a lavorare l’anno successivo, mentre un collega nato nel 1965 che ha cominciato a lavorare nei primi anni novanta sarebbe tagliato fuori. La misura quindi – sottolinea un articolo dell’Enpam – avrebbe impatto solo sui più giovani e non su chi sta per andare in pensione.

L’Ente di previdenza dei Medici evidenzia invece come per i propri iscritti il riscatto flessibile esista già.

L’iscritto può decidere se riscattare tutti gli anni della formazione oppure solo una parte. Ma può anche scegliere di non pagare per intero la somma che viene prospettata nella proposta di riscatto. Infatti nel caso in cui si dovessero interrompere definitivamente i pagamenti, la Fondazione calcolerà comunque il beneficio in base alle somme versate.

Il pagamento dei riscatti Enpam si può fare in un’unica soluzione oppure a rate semestrali, maggiorate del solo interesse legale (nel 2018 è stato dello 0,3 per cento annuo). Un ulteriore elemento di flessibilità è dato dalla possibilità offerta dall’Enpam di interrompere il pagamento delle rate fino a un massimo di due anni. È comunque sempre possibile mettersi in regola con il debito pregresso o decidere di interrompere definitivamente i pagamenti.
Non è da trascurare, inoltre, la possibilità di fare acconti e versamenti aggiuntivi. Anche questi pagamenti, come i normali contributi previdenziali, sono integralmente deducibili dal reddito.

Appena presentata la domanda di riscatto, l’iscritto può scegliere di versare subito uno o più acconti senza aspettare che arrivi la proposta dagli uffici. Il vantaggio è quello di poter dedurre i versamenti nella prima dichiarazione dei redditi utile, alleggerendo il conto delle tasse da pagare o aumentando il rimborso fiscale. Ma anche chi sta già pagando le rate del riscatto può beneficiare di deduzioni fiscali supplementari facendo uno o più versamenti aggiuntivi. Il tutto – fa sapere la Fondazione – nel limite della cifra totale che resta da pagare.

 

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