Tags Posts tagged with "enpam"

enpam

medici di medicina generale

Fino al 31 gennaio i medici di medicina generale possono richiedere l’incremento dell’aliquota modulare per percepire in futuro una quota di pensione ulteriore

I medici di medicina generale hanno tempo fino al 31 gennaio per poter far aumentare l’importo della futura pensione. Lo rende noto l’Enpam spiegando che fino alla fine del mese resta aperta la finestra annuale per i camici bianchi che vogliono richiedere alla propria Asl l’incremento o la modifica dell’aliquota modulare.

La misura implica il versamento volontario di una quota contributiva aggiuntiva a proprio carico compresa tra l’uno e il 5 per cento. L’integrazione consentirà di percepire una quota di pensione ulteriore. L’aliquota indicata resta confermata negli anni a seguire, salvo richiesta di modifica da comunicare entro il 31 gennaio.

La possibilità riguarda i medici appartenenti alle categorie professionali dell’assistenza primaria, della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale. Sono interessati anche i pediatri di libera scelta e gli specialisti esterni.

Per i professionisti che non ne possono usufruire, sono a disposizione altre soluzioni per migliorare la propria posizione previdenziale e aumentare l’assegno di pensione Enpam.

Il riscatto, ad esempio, consente di far valere ai fini della pensione i periodi che non sono coperti da contribuzione. Il tutto garantendo un aumento dell’anzianità contributiva e un incremento dell’assegno di pensione in cambio del versamento di una cifra interamente deducibile.

L’allineamento permette invece di allineare i contributi già pagati a una contribuzione più alta versata nei periodi in cui si è lavorato di più. La misura consente di ottenere un incremento dell’importo della pensione ma non dell’anzianità contributiva.

Per tutti inoltre c’è la possibilità di crearsi una pensione complementare aderendo a FondoSanità. E’ il fondo chiuso riservato ai lavoratori del settore che consente una deducibilità delle somme fino a oltre cinquemila euro. Tale strumento – si legge sul sito dell’Enpam –  dopo aver siglato le nuove convenzioni di gestione, punta quest’anno a un’ulteriore ottimizzazione dei rendimenti.

 

Leggi anche:

TAGLI ALLE PENSIONI, INDENNI GLI ASSEGNI PAGATI DALL’ENPAM

tagli alle pensioni

Non sono invece esenti dai tagli alle pensioni previsti dalla Legge di Bilancio, i trattamenti Inps dei medici che superano i 100mila euro lordi annui

La legge di Bilancio 2019 ha introdotto tagli alle pensioni che possono arrivare fino al 40 per cento.
In particolare, l’articolo 1, comma 261, prevede una riduzione dei trattamenti pensionistici i cui importi complessivamente considerati superino 100.000 euro lordi su base annua. La misura avrà la durata di cinque anni.

Il taglio, tuttavia, non si applicherà agli assegni pagati dall’Enpam a medici e dentisti. Lo chiarisce lo stesso Ente pensionistico in un articolo pubblicato sul proprio sito. Da una lettura attenta della disposizione di legge si evince infatti – sottolinea la Fondazione – che i tagli riguarderanno le pensioni Inps dei dipendenti pubblici e privati, degli autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti), degli iscritti ad alcune gestioni particolari (es: i lavoratori dello spettacolo) e dei contribuenti alla gestione separata.

“I tagli certamente non si applicano alle Casse dei professionisti” ha precisato il presidente dell’Enpam e dell’Adepp Alberto Oliveti.

“A questa conclusione si arriva sia con un’analisi strettamente testuale sia con una lettura costituzionalmente orientata della norma. Infatti, poiché questi accantonamenti sono destinati a creare una provvista per fronteggiare i maggiori costi dovuti a Quota 100, che è di esclusiva competenza Inps, non si vede come si potrebbero prendere legittimamente delle risorse da altre parti, alla luce della sentenza 7/2017 della Corte costituzionale.”

In generale, dunque, le decurtazioni colpiranno gli assegni Inps sopra i 100mila euro lordi annui, ad eccezione di quelli calcolati interamente con il contributivo. Restano salve anche le pensioni di invalidità e quelle riconosciute alle vittime del terrorismo.

Non sono quindi indenni dal taglio delle pensioni i camici bianchi dipendenti pubblici e privati, se superano la soglia dei 100mila euro. Nel computo della soglia dei 100mila euro, inoltre, rientreranno probabilmente anche gli assegni liquidati dalla gestione separata dell’Inps, cioè quella a cui versano gli specializzandi.

 

Leggi anche:

RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI, A GENNAIO ANCORA NESSUN TAGLIO

obbligo di fattura elettronica

Per i camici bianchi nessun obbligo di fattura elettronica per le prestazioni che verranno poi inviate al Sistema Ts per il 730 precompilato

Dal primo gennaio 2019 entra in vigore l’obbligo di fattura elettronica. I medici e gli odontoiatri – chiarisce l’Enpam sul proprio sito – saranno esonerati, almeno parzialmente. L’Ente tuttavia fornisce di degli approfondimenti per evitare di generare confusione.

In particolare, i camici bianchi non dovranno emettere fattura elettronica per tutte quelle prestazioni che verranno poi inviate al Sistema Ts per il 730 precompilato. Inoltre saranno esonerati dall’emissione di fattura elettronica i medici convenzionati per quanto riguarda i compensi compresi nel cedolino delle Asl.

Il discorso cambia, invece, per tutte le altre prestazioni che non rientrano nelle circostanze citate.

Come tutti i professionisti, infatti, anche i medici saranno chiamati a utilizzare la fattura elettronica nel caso di una retribuzione legata a una sostituzione. O ancora in occasione della partecipazione a un corso di formazione e di qualsiasi attività professionale nei confronti della PA o di una società privata.

Inoltre, sottolinea l’Enpam, “anche se non fosse necessario emettere alcuna fattura elettronica, non si è esonerati dal ricevere le fatture elettroniche”. Si pone quindi la questione della conservazione delle fatture ricevute da altri. Infatti non è sufficiente conservarle nel proprio computer, ma serve rispettare alcune norme contenute nel Codice dell’amministrazione digitale.

A tal fine ci sono due possibilità. La prima consiste nel servirsi di un sistema gestionale fornito da operatori certificati. In alternativa si può utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle entrate tramite l‘area riservata del portale Fatture e Corrispettivi.

Per venire incontro ai dubbi degli iscritti – sottolinea l’Ente – diversi Ordini provinciali hanno dedicato spazi nel proprio sito istituzionale agli aggiornamenti su questo tema. Anche la Commissione Fisco della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) ha realizzato un memorandum con diverse informazioni tecniche e operative.

 

Leggi anche:

OBBLIGO DI FATTURAZIONE ELETTRONICA: ESENTATE LE PRESTAZIONI SANITARIE

Riscatto flessibile

Possibilità di riscatto flessibile degli anni di studio in unica soluzione o a rate semestrali, con facoltà di interrompere il pagamento per un periodo di due anni

Durante l’iter della legge di bilancio 2019 al vaglio in Parlamento è stata avanzata la proposta di riscatto flessibile Inps. In pratica si introdurrebbe la possibilità per il lavoratore di riscattare un periodo di studi universitari pagando un importo inferiore a quello previsto attualmente. Il tutto a fronte di una diminuzione proporzionale del vantaggio pensionistico.

La misura, vantaggiosa per chi non si potrebbe permettere un riscatto pieno, riguarderebbe però solo chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996, anno in cui all’Inps è stato introdotto il sistema contributivo. Per esempio, potrebbe chiedere un riscatto flessibile un medico nato nel 1970 che si è laureato nel 1995 e ha cominciato a lavorare l’anno successivo, mentre un collega nato nel 1965 che ha cominciato a lavorare nei primi anni novanta sarebbe tagliato fuori. La misura quindi – sottolinea un articolo dell’Enpam – avrebbe impatto solo sui più giovani e non su chi sta per andare in pensione.

L’Ente di previdenza dei Medici evidenzia invece come per i propri iscritti il riscatto flessibile esista già.

L’iscritto può decidere se riscattare tutti gli anni della formazione oppure solo una parte. Ma può anche scegliere di non pagare per intero la somma che viene prospettata nella proposta di riscatto. Infatti nel caso in cui si dovessero interrompere definitivamente i pagamenti, la Fondazione calcolerà comunque il beneficio in base alle somme versate.

Il pagamento dei riscatti Enpam si può fare in un’unica soluzione oppure a rate semestrali, maggiorate del solo interesse legale (nel 2018 è stato dello 0,3 per cento annuo). Un ulteriore elemento di flessibilità è dato dalla possibilità offerta dall’Enpam di interrompere il pagamento delle rate fino a un massimo di due anni. È comunque sempre possibile mettersi in regola con il debito pregresso o decidere di interrompere definitivamente i pagamenti.
Non è da trascurare, inoltre, la possibilità di fare acconti e versamenti aggiuntivi. Anche questi pagamenti, come i normali contributi previdenziali, sono integralmente deducibili dal reddito.

Appena presentata la domanda di riscatto, l’iscritto può scegliere di versare subito uno o più acconti senza aspettare che arrivi la proposta dagli uffici. Il vantaggio è quello di poter dedurre i versamenti nella prima dichiarazione dei redditi utile, alleggerendo il conto delle tasse da pagare o aumentando il rimborso fiscale. Ma anche chi sta già pagando le rate del riscatto può beneficiare di deduzioni fiscali supplementari facendo uno o più versamenti aggiuntivi. Il tutto – fa sapere la Fondazione – nel limite della cifra totale che resta da pagare.

 

Leggi anche:

RISCATTO DELLA LAUREA: POTRÀ ESSERE FAVORITO DA QUOTA 100?

contributi figurativi

I contributi figurativi non sono effettivamente versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore e si riferiscono a periodi in cui è avvenuta una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa

Una stretta sul calcolo dei contributi figurativi. Questa, secondo l’Enpam, potrebbe essere la strada per provare ad alleggerire il peso sui conti pubblici della modifica della ‘legge Fornero’ nella più favorevole ‘Quota 100’.

Quest’ultimo sistema prevedeva il diritto all’assegno pensionistico una volta raggiunti i 64 o 65 anni di età con rispettivamente 36 o 35 anni di contribuzione. Nel corso delle settimane si è ipotizzato poi di ridurre l’età del pensionamento a 62 anni, facendo salire fino a 38 gli anni di contributi versati.

Si è quindi posto il problema di ridurre la spesa della riforma.

Una proposta in tal senso è quella di applicare all’assegno una penalità dell’1,5 per cento per ogni anno di anticipo previsto rispetto agli attuali 67 anni di età. Una soluzione, questa, già prevista dalla stessa legge Fornero. Un’altra idea prevede l’applicazione del sistema retributivo in ogni caso.

La misura che al momento sembra più probabile, come riporta un articolo riportato sul sito dell’Ente previdenziale, riguarda i cosiddetti “contributi figurativi”. Si tratta di contributi fittizi che non sono effettivamente versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore. Si riferiscono a periodi in cui è avvenuta una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa.

L’obiettivo è quello di tutelare il lavoratore in quel periodo in cui il datore di lavoro non ha versato i contributi.

Questi contributi vengono accreditati senza oneri nelle Gestioni pensionistiche dei lavoratori pubblici o in quelle dei lavoratori privati. I periodi a cui si riferiscono sono individuati dalla legge: dal servizio militare alla maternità, passando per indennità Aspi e Naspi o Cassa integrazione.

I contributivi figurativi, inoltre, sono previsti anche per chi assiste o ha assistito un parente o affine he si trova in una situazione di handicap determinata dalla Legge 104.

L’Inps ha più volte spiegato che accreditare i contributi figurativi significa attribuire al periodo di interruzione dell’attività lavorativa un numero di contributi pari al periodo da riconoscere o di un determinato importo a seconda della modalità di calcolo.

Il calcolo dell’importo dei contributi da accreditare si effettua prendendo in considerazione la media delle retribuzioni percepite nello stesso anno solare in cui si collocano i periodi di interruzione o riduzione dell’attività. Se per quell’anno solare non risultano retribuzioni, l’importo è calcolato sulle retribuzioni dell’anno precedente.

Le condizioni in cui può verificarsi per il lavoratore l’accredito di contributi figurativi sono quindi diverse e molteplici. Il loro eventuale non utilizzo o parziale conteggio, può rendere molto più difficoltoso il raggiungimento dei criteri di anzianità contributiva indicati nelle attuali proposte governative.

 

Leggi anche:

PENSIONAMENTO A QUOTA 100, ANAAO: RISCHIO SVUOTAMENTO DELLE CORSIE

numero chiuso negli atenei

Per il presidente della Cassa previdenziale dei medici, intervenuto nel dibattito sul numero chiuso negli Atenei italiani, bisogna collegare strettamente l’accesso al corso di laurea in medicina con le specializzazioni

“Sarebbe opportuno alzare il numero programmato del 10-15%, rispetto ai fabbisogni rilevati per il settore pubblico”. Questa la ricetta del Presidente Enpam, Alberto Oliveti, sul tema del numero chiuso negli Atenei italiani per l’accesso alle Facoltà di Medicina.

Oliveti, intervenendo a un dibattito, ha sottolineato che la priorità, oggi, deve essere “collegare strettamente l’accesso al corso di laurea con le specializzazioni”. In altri termini, bisogna fare in modo che chi comincia a studiare Medicina abbia la certezza di poter, poi, completare il ciclo diventando specialista nelle discipline tradizionali, o in Medicina generale”.

“Ai giovani che si iscrivono a medicina infatti vengono richiesti anni di sforzi e di dedizione – aggiunge –. Bisogna essere seri nei loro confronti facendo in modo che tutti alla fine abbiano le competenze e i titoli per poter inserirsi nel mondo del lavoro”. Inoltre, secondo il presidente Enpam, un medico laureato, non dotato di specializzazione, deve comunque poter lavorare mentre completa il ciclo di studio specialistico.

“Dal corso di laurea deve uscire un medico operativo”.

I nostri medici, evidenzia Oliveti, “hanno sbocchi anche in altri ambiti e non tutti necessariamente all’interno del Servizio sanitario nazionale italiano. Il settore privato deve poter contare su risorse dedicate, contribuendo inoltre a formarle, per una giusta competizione con il pubblico”.

Nel caso degli odontoiatri – ha aggiunto il vertice Enpam – il problema è diverso rispetto ai medici, ma è sempre legato alle prospettive di lavoro. I laureati in Odontoiatria completano i loro studi di sei anni ma alla fine il titolo non consente di accedere ai concorsi per il Ssn. Ciò a causa di una normativa che risale a quando il corso di laurea specifico non esisteva. “Bene ha fatto, dunque, il presidente della Commissione Albo Odontoiatri – conclude Oliveti – a sollecitare l’eliminazione del titolo di specializzazione per l’accesso all’odontoiatria pubblica”.

 

Leggi anche:

CARENZA DI MEDICI, FNOMCEO: AUMENTARE CONTRATTI E BORSE DI STUDIO

redditi da libera professione medica

Scade a fine mese il termine per la presentazione, tramite il Modello D, della dichiarazione dei redditi da libera professione medica

Ultimi giorni per dichiarare i redditi da libera professione medica prodotti nel 2017. L’Enpam ricorda che il termine, per non incorrere nella sanzione fissa di 120 euro, scade il prossimo 31 luglio.

La dichiarazione può essere presentata tramite il Modello D, a disposizione dei camici bianchi interessati nella propria area riservata del sito dell’Ente previdenziale. In alternativa si può fare la dichiarazione a mano sul modello D cartaceo e inviarlo con raccomandata semplice utilizzando la busta allegata al modello ricevuto per posta.

L’Enpam sottolinea che non è necessario compilare il Modello D se il reddito è pari o inferiore all’importo indicato nell’email inviata nel mese di luglio.

Il reddito da dichiarare è quello che deriva dallo svolgimento, in qualunque forma, dell’attività medica e odontoiatrica o di attività comunque attribuita in ragione della particolare competenza professionale, indipendentemente dalla relativa qualificazione ai fini fiscali.

Sono quindi inclusi, tra gli altri, redditi di lavoro autonomo prodotti nell’esercizio della professione medica e odontoiatrica in forma individuale e associata. E ancora i redditi percepiti per l’attività intramoenia e le attività libero professionali equiparate alle prestazioni intramurarie. Ma anche i redditi che derivano da collaborazioni o contratti a progetto, se connessi con la competenza professionale medica/odontoiatrica, e le borse di studio dei corsi di formazione in medicina generale.

Non devono essere dichiarati, invece, i compensi percepiti nell’ambito del rapporto di convenzione.

Per quanto riguarda gli iscritti al corso di formazione in medicina generale, la borsa del corso va dichiarata per intero. Vanno anche dichiarati i redditi che derivano dallo svolgimento dell’attività medica e odontoiatrica, come ad esempio sostituzioni o certificati. Non vanno dichiarati, invece, i compensi per l’attività di guardia medica dal momento che la ritenuta Enpam è già applicata in busta paga. Così come non vanno indicate nel Modello D le borse di specializzazione, che sono soggette a contribuzione presso la Gestione separata Inps.

Sono soggetti al versamento dei contributi sui redditi da libera professione medica anche i pensionati. Tuttavia. chi sta ancora pagando la Quota A del Fondo di previdenza generale Enpam è esonerato dalla dichiarazione. Il tutto se produce un reddito pari o inferiore a una determinata soglia chiaramente indicata nell’email o nella lettera personalizzata che l’Enpam invia nel mese di luglio. Il consiglio dell’Ente, per evitare errori, è quello di dichiarare sempre; saranno poi gli uffici dell’Enpam a fare la selezione.

L’importo del reddito che deve essere dichiarato tramite il Modello D è quello che risulta dalla dichiarazione ai fini fiscali, al netto solo delle spese sostenute per produrlo. Fino a un tetto massimo si versa l’aliquota intera sul reddito, sugli importi residui si versa l’1%.

Al momento della compilazione è possibile anche scegliere l’aliquota con la quale versare i contributi (intera o ridotta). Gli iscritti che in anni passati hanno scelto l’aliquota ridotta possono decidere di passare all’aliquota intera, compilando un modulo a parte; la scelta è irrevocabile. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.enpam.it.

 

Leggi anche:

BORSE DI STUDIO PER COLLEGI UNIVERSITARI DI MERITO, AL VIA BANDO ENPAM

borse di studio

La misura, rivolta ai figli degli iscritti alla Cassa previdenziale, darà priorità a chi sceglie i corsi di medicina e chirurgia. Per le borse di studio stanziati 100mila euro

I figli degli iscritti all’Enpam potranno ricevere un contributo per frequentare un collegio universitario di merito. Gli interessati potranno essere ospitati in una delle strutture residenziali riconosciute dal Miur destinate a studenti delle università italiane statali e non statali. La misura si aggiunge alle borse di studio già esistenti per gli orfani.

Il bando riguarda 50 strutture distribuite in 15 città universitarie italiane. Oltre ad affiancare il percorso universitario del singolo studente con un tutorato altamente qualificato, ogni convitto sviluppa un programma extracurricolare specifico. L’obiettivo è quello di favorire l’acquisizione di più competenze e valorizzare quindi particolari meriti e abilità.

Le borse messe a bando dalla Fondazione Enpam per quest’anno hanno uno stanziamento complessivo di 100mila euro.

Prevedranno un contributo fino a 5mila euro all’anno per studente per tutta la durata del corso universitario, se verranno soddisfatti i requisiti richiesti. I criteri per l’accesso sono molto selettivi.

Si darà priorità a chi si iscrive ai corsi di laurea in medicina e in odontoiatria, senza escludere altri corsi nel caso restino sussidi disponibili. La Fondazione mira infatti a incentivare il ricambio generazionale e a favorire i giovani che decidono di intraprendere la professione del medico o del dentista.

“Studiare costa sacrifici in termini di impegno e di costi per la famiglia – ha commentato il presidente Alberto Oliveti –. Con quest’iniziativa vogliamo investire nel nostro futuro, favorendo il ricambio generazionale con particolare riguardo per i medici e i dentisti di domani. Tuttavia, in un’ottica di Adepp, pensiamo anche alle altre professioni”.

Potranno fare domanda gli iscritti attivi e pensionati, in regola con i versamenti contributivi, con un reddito non superiore a 8 volte il minimo Inps. Gli studenti non dovranno avere più di 26 anni.

L’apertura del bando dell’Enpam è concomitante all’avvio delle selezioni per i collegi. Si potrà infatti fare domanda a partire dalle ore 12 del 17 settembre fino alle ore 24 del 26 ottobre. La domanda dovrà essere presentata insieme a tutti i documenti richiesti dal Bando direttamente dall’area riservata del sito dell’Enpam.

 

Leggi anche:

SISTEMA PREVIDENZIALE, ENPAM: PER I MEDICI ‘QUOTA 100’ C’È GIÀ

fondosanità

Dal 2014 sono 2000 i nuovi iscritti a FondoSanità, di cui circa il 40% è costituito da giovani che non hanno raggiunto il 35 anni. Un dato in forte controtendenza rispetto ai dati forniti dalla Covip

 “Dal primo gennaio 2014 al 31 maggio 2018 l’incremento degli iscritti a FondoSanità è stato pari a oltre 2.000 unità, di cui circa il 40% è costituito da giovani infratrentacinquenni“.

Sono questi i dati diffusi dal direttore generale di FondoSanità, Ernesto Del Sordo, riportati dall’Enpam.

Si tratta di cifre “in controtendenza rispetto allo scenario della previdenza complementare prosegue Del Sordo – fotografato dalla recente relazione annuale della Covip”.

Il presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Mario Padula, pochi giorni fa, presentando la relazione ha sottolineato come si ingrossi in modo preoccupante la schiera di quanti non fanno alcun versamento ai fondi pensione. Il tutto pur registrando un aumento complessivo degli iscritti alla previdenza complementare

Sono, infatti, 1,8 milioni, oltre il 23% del totale degli iscritti alla previdenza complementare, nel 2017 a non aver effettuato contribuzioni. Una problema e una difficoltà che riguarda soprattutto i più giovani.

A più di dieci anni dalla riforma della previdenza integrativa il livello di adesione dei lavoratori italiani ai fondi risulta “basso” (7,6 milioni).

In particolare si assiste a una “scarsa attrattività della previdenza complementare per chi ha meno di 34 anni e per le donne. Le percentuali, rispettivamente al 19% e al 25%, sono nettamente inferiori al 31,4% della media maschile.

“Ben diversa – sottolinea invece Del Sordo – è la percentuale di adesione al proprio Fondo negoziale di categoria dei giovani medici e odontoiatri, riferita agli ultimi anni”.

Un risultato che sarebbe stato determinato anche dalla scelta a  operata dalla Fondazione Enpam a decorrere dal 2014. L’Ente previdenziale ha offerto ai propri iscritti la possibilità di aderire a FondoSanità sollevandoli dall’onere di pagare l’iscrizione ‘una tantum’ e la quota di gestione amministrativa del primo anno.

 

Leggi anche:

MODELLO D ENPAM, QUALI SONO I REDDITI DA DICHIARARE?

 

Modello D Enpam,

Il 31 luglio è il termine ultimo per la compilazione del Modello D. I consigli dell’Enpam per completare correttamente la procedura

Il 31 luglio scade il termine per la dichiarazione all’Enpam dei redditi da attività libero professionale conseguiti nel 2017. La dichiarazione va effettuata mediante la compilazione del Modello D, già disponibile sul sito della Fondazione.

Nel modello D vanno dichiarati i redditi libero professionali che derivano dall’attività medica e odontoiatrica svolta in qualunque forma. Tra questi i redditi da collaborazioni o contratti a progetto, i redditi da lavoro autonomo occasionale e gli utili che derivano da associazioni in partecipazione.

Nel modello va dichiarato l’importo del reddito, che risulta dalla dichiarazione ai fini fiscali, al netto solo delle spese sostenute per produrlo. Per determinare il reddito imponibile non bisogna prendere in considerazione né le agevolazioni né gli adeguamenti ai fini fiscali.

L’Ente previdenziale ha pubblicato alcuni consigli per completare correttamente la procedura senza incorrere in errori e spiacevoli sorprese. A partire dalla tempistica.  Compilare subito il Modello D, infatti, mette al riparo da dimenticanze, nonché dal pagamento di una sanzione di 120 euro prevista in caso di ritardo.

Tra i principali motivi dei ritardi da parte dei contribuenti ci sono i dubbi legati  alle modalità per ricavare il reddito da dichiarare.

Enpam, tuttavia,  sottolinea che il problema non si pone. Gli utenti, infatti, possono servirsi di una guida che risponde alle domande più frequenti. Inoltre, in caso di errore è possibile ricompilare nuovamente il Modello D. L’Ente, infatti, terrà conto solo dell’ultima dichiarazione e le correzioni fatte entro la scadenza non comportano alcuna conseguenza pecuniaria.

In molti casi è possibile optare per l’aliquota ridotta, pagando l’8,25 per cento invece che il 16,50 per cento. I medici dipendenti che fanno intramoenia e gli iscritti al corso di formazione di medicina generale possono pagare il 2 per cento. Tuttavia, pagando l’aliquota ridotta si riceverà anche una pensione ridotta e saranno minori i contributi che si potranno portare in deduzione nella dichiarazione fiscale.

Chi esercita la professione in convenzione o in accreditamento con il SSN deve prestare attenzione a dichiarare solamente i compensi derivanti dalla libera professione. Quelli percepiti nell’ambito del rapporto di convenzione, invece, non vanno inclusi. Con il modello D, inoltre, va dichiarato il reddito libero professionale al netto delle spese necessarie per produrlo.

Per quanto riguarda i medici ospedalieri, vanno dichiarati all’Enpam i redditi percepiti per l’attività in intramoenia.

A questi si aggiungono anche quelli per le attività libero professionali equiparate alle prestazioni intramurarie (es. intramoenia allargata, prestazioni per ridurre le liste di attesa, ecc.). Per chiarire quali siano i redditi soggetti alla contribuzione Inps e quali rientrino nella sfera Enpam, gli Enti nel 2012 hanno emanato un’apposita circolare (www.enpam.it/circolare-enpam-inps).

Infine, i redditi libero professionali prodotti dopo la pensione per legge si devono sempre essere dichiarati. I contributi previdenziali, infati, vanno sempre versati, anche quando l’importo è basso. Tuttavia chi sta ancora pagando i contributi alla Quota A del Fondo di previdenza generale Enpam, è esonerato dal fare la dichiarazione. Ciò vale solamente se produce un reddito pari o inferiore a una determinata soglia indicata nella comunicazione personalizzata che l’Enpam invierà nel mese di luglio.

 

Leggi anche:

ATTIVITÀ ODONTOIATRICHE, SOCIETÀ DOVRANNO VERSARE 0,5% A QUOTA B ENPAM

LE ULTIME NEWS

dolore neuropatico

0
Secondo i ricercatori, un periodo limitato di dieta a ridotto apporto calorico aiuterebbe a ridurre e prevenire la cronicizzazione del dolore neuropatico Un periodo limitato...