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esecuzione forzata

crediti

In base all’art. 483 c.p.p. al creditore è data la possibilità di avvalersi di diverse forme di espropriazione, allo scopo di ottenere la piena tutela dei propri crediti

Tra queste, vi rientra certamente l’espropriazione mobiliare e quella immobiliare. Cosicché, nel caso in cui il singolo mezzo di espropriazione non sia sufficiente a soddisfare la sua legittima pretesa, al creditore è data la possibilità di “cumulare” diversi mezzi di espropriazione.

In quest’ottica il debitore, non rimane totalmente privo di tutela, ben potendo proporre opposizione, qualora l’esecuzione iniziata risulti eccessiva rispetto all’entità del credito dovuto.

Ed invero, in materia di espropriazione forzata l’esigenza è sempre quella di coordinare il principio della cumulabilità dei mezzi di esecuzione con il divieto di abuso degli strumenti processuali, nonché garantire l’operatività degli obblighi di correttezza e buona fede anche nell’eventuale fase patologica di una relazione contrattuale.

Ciò comporta che l’emissione di un’ordinanza di assegnazione, sebbene di regola non precluda la possibilità di ottenerne altre in relazione allo stesso titolo e fino alla soddisfazione effettiva del credito, rende illegittima la scelta del creditore di intraprendere una nuova esecuzione, allorché egli sia stato già integralmente soddisfatto in forza di detto provvedimento, né deduca la mancata ottemperanza all’ordine di assegnazione da parte del suo destinatario.

Il principio di diritto

Il principio è stato affermato dalla Terza Sezione Civile della Cassazione, con la sentenza n. 7078 del 2015 e di recente è stato posto a fondamento della decisione adottata dal giudice dell’esecuzione del Tribunale di Roma, che ha respinto l’opposizione presentata dalla debitrice ai sensi dell’art. 483 c.p.c., ammettendo la possibilità per il creditore di soddisfarsi attraverso il pignoramento mobiliare presso la sua abitazione.

Nel caso di specie, il giudice capitolino aveva osservato che la sola esecuzione forzata sulla retribuzione percepita dalla debitrice pari ad 1/5 mensile degli emolumenti non aveva consentito al creditore di soddisfare integralmente il suo credito.

Questi era riuscito a percepire la somma di 1.931 euro per l’anno 2016, nonché l’importo di 1.954 euro per l’anno successivo, a fronte di un credito precettato di 32.367 euro.

A nulla è valso, perciò, alla parte debitrice, presentare opposizione contro l’ordinanza di assegnazione, posto che a fronte della citata situazione, il Tribunale di Roma ha ritenuto di dover autorizzare il creditore a soddisfarsi mediante l’ulteriore esecuzione mobiliare.

La redazione giuridica

 

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esecuzione

Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Era questo il capo di imputazione oggetto del processo penale a carico di una donna, accusata di aver intenzionalmente trasferito, al fine di sottrarli al pignoramento, i beni dal loro originario luogo di custodia

Viene in rilievo l’art. 388 del codice penale, che in materia di esecuzione forzata, testualmente dispone che “Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi nascenti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria stessa, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi all’ingiunzione di eseguire il provvedimento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032”.

In primo grado era stata condannata alla pena di legge per il reato constato. La sentenza aveva trovato conferma anche in appello.

Cosicché imputata decideva di presentare ricorso per Cassazione per denunciare l’illegittimità della decisione impugnata.

In particolare, secondo la difesa la sentenza era errata perché non teneva conto della speciale causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p., applicabile al caso in esame; in tutto in violazione dei principi enunciati dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 13681/2016 dal momento che la condotta contestata aveva avuto ad oggetto sostanzialmente, soltanto la mancata comunicazione dell’allontanamento da luogo in cui i beni sottoposti ad esecuzione forzata, si trovavano e che il danno era di dimensioni contenute.

I giudici della Cassazione preliminarmente ricordano che “il reato di sottrazione di cose sottoposte a pignoramento, previsto dall’art. 388, comma 3 c.p., ha natura istantanea e si consuma nel momento in cui viene posta in essere la violazione del vincolo di indisponibilità cui è soggetto il bene, così che, una volta constatato che lo stesso è stato distolto dalla procedura esecutiva, si deve escludere che un successivo accertamento della medesima condotta già compiuta, integri un’ulteriore violazione della norma incriminatrice, trattandosi della mera ricognizione di effetti, ancora permanenti, di un delitto già perfezionatosi “(Cass. n. 52173/2017).

Ma non è tutto. Per i giudici della Cassazione il motivo di ricorso relativo al diniego di applicazione al caso in esame della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto era fondato.

Ed in effetti, nel caso in esame, il credito per il recupero del quale era stata azionata la procedura di esecuzione forzata era di importo sostanzialmente modesto, si trattava di soli 500 euro. Ragion per cui l’offesa doveva già essere considerata di particolare tenuità.

La sentenza impugnata è stata, perciò, annullata senza rinvio stante la dichiarazione di non punibilità del fatto, ai sensi dell’art. 131 bis c.p.

La redazione giuridica

 

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decreto semplificazioni

È stato di recente pubblicato il Decreto Legge concernente Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, c.d. decreto semplificazioni, in Gazzetta Ufficiale dal 14 dicembre e vigente dal 15 dicembre (D.l. 14 dicembre 2018, n. 135, conv. in L. n. 290/2018)

Tra le altre novità introdotte dal Decreto semplificazioni, quali ad esempio, quelle in materia tema di sostegno alle piccole e medie imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni, le semplificazioni delle procedure negli appalti pubblici sotto soglia comunitaria o le disposizioni in merito alla tracciabilità dei dati ambientali inerenti rifiuti, vi sono anche modifiche al codice di procedura civile, in tema di esecuzione forzata nei confronti dei soggetti creditori della pubblica amministrazione.

Conversione del pignoramento

In particolar modo, all’art. 495 c.c., rubricato Conversione del pignoramento, si prevede la facoltà per il debitore, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, di chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese. A tal fine e a pena di inammissibilità, egli deve depositare in cancelleria, una somma non inferiore ad un sesto (anziché un quinto) dell’importo dovuto al credito per cui è stato eseguito il pignoramento.

Quando ad essere oggetto di pignoramento sono beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi a rate, entro il termine massimo di quarantotto mesi (anziché trentasei) la somma determinata per la conversione.

In caso di omissione o di ritardo di oltre trenta giorni (e non più quindici giorni) nel pagamento, le somme già versate entreranno a far parte dei beni pignorati.

Modalità della custodia

Modifiche sono state apportate anche in tema di custodia delle cose soggette ad esecuzione forzata, ed in particolar modo, sulle modalità della custodia.

L’art. 560 c.p.c., 3° comma, a tal proposito, ora reciterà così: «Tuttavia, quando il debitore all’udienza di autorizzazione alla vendita (di cui all’articolo 569) documenta di essere titolare di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni certificati e risultanti dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, per un ammontare complessivo pari o superiore all’importo dei crediti vantati dal creditore procedente e dai creditori intervenuti, il giudice dell’esecuzione, con decreto di cui all’articolo 586, dispone il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il sessantesimo e novantesimo giorno successivo a quello della pronuncia del medesimo decreto. Della sussistenza delle condizioni di cui al terzo periodo è fatta menzione nell’avviso di cui all’articolo 570».

Autorizzazione alla vendita

In punto di autorizzazione alla vendita (art. 569 c.p.c.), invece, il decreto prevede l’introduzione dei seguenti periodi:  «Salvo quanto disposto dagli articoli 565 e 566, non oltre trenta giorni prima dell’udienza, il creditore pignorante e i creditori già intervenuti ai sensi dell’articolo 499 depositano un atto, sottoscritto personalmente dal creditore e previamente notificato al debitore esecutato, nel quale e’ indicato l’ammontare del residuo credito per cui si procede, comprensivo degli interessi maturati, del criterio di calcolo di quelli in corso di maturazione e delle spese sostenute fino all’udienza. In difetto, agli effetti della liquidazione della somma di cui al primo comma dell’articolo 495, il credito resta definitivamente fissato nell’importo indicato nell’atto di precetto o di intervento, maggiorato dei soli interessi al tasso legale e delle spese successive».

Si precisa, inoltre, che le disposizioni introdotte dal decreto in esame, non troveranno applicazione per le esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione, cioè prima del 15 dicembre del mese corrente.

 

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