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filippo anelli

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carenza di mmg

Per la Federazione dei medici l’unico intervento per risolvere il problema della carenza di medici di medicina generale è mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni

“È apprezzabile la volontà del Ministro della Salute Giulia Grillo di mettere in atto correttivi per risolvere il problema della carenza dei medici di medicina generale”. Tuttavia, la misura prevista nel Dl Semplificazioni, rappresenta solo un “tampone”, che “non fa che spostare il problema più avanti nel tempo”. E’ quanto sostiene il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sulla norma che darà la possibilità, anche a chi non avrà ancora completato il corso di formazione, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021.

Il Ministro ha definito il provvedimento ‘una boccata d’ossigeno per la medicina generale’. Per la Federazione dei Medici, però, la novità “non risolverà certo sul lungo periodo il problema della carenza di Medici di Medicina Generale”. Ciò a meno “di non associarla a un aumento delle borse”.

Inoltre, specifica Anelli, occorre verificare che la misura sia praticabile, “perché in ogni caso rimanda a un Accordo Collettivo Nazionale”.

“Invitiamo quindi il Ministro – afferma il presidente FNOMCeO – ad accelerare sull’ACN  per le convenzioni dei Medici di Medicina Generale. E, soprattutto, a mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni. Questa misura, che va associata al raddoppio delle borse per le scuole, è del tutto praticabile, comportando un esborso complessivo per le casse dello stato di centocinquanta milioni l’anno, dei quali cinquanta milioni per la Medicina Generale e cento per le specializzazioni, che in parte potrebbero essere recuperati riutilizzando i fondi delle borse ‘abbandonate’, che oggi vanno persi”.

Per i medici “non si tratterebbe di un costo ma di un investimento per la salute di tutte le persone che si trovano sul territorio italiano”.

 

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autonomie differenziate

Per la Federazione dei medici il tema delle autonomie differenziate richiede un dibattito pubblico che coinvolga tutte le forze della società civile

“Come medici facciamo appello a tutto il mondo politico perché si unisca alla società civile e avvii una seria riflessione sulle autonomie differenziate”. Queste, nei termini in cui proposte, sono infatti “inaccettabili e rischiano di minare l’unità del paese e l’uguaglianza dei cittadini”. Il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, torna nuovamente sul tema del regionalismo differenziato.

Per il vertice della Federazione dei Medici, il dibattito rischia di rimanere chiuso nelle stanze in cui avverrà la trattativa Governo-Regioni. C’è il pericolo che passi come un semplice trasferimento di spesa dallo Stato alle regioni, nel nome dell’efficienza. Invece, “il regionalismo differenziato può trasformarsi in un tarlo che rischia di scavare dall’interno la base di valori costituzionali su cui poggia la Repubblica”.

In particolare, secondo Anelli, l’impatto maggiore si avrebbe su sanità e scuola, per i quali non si riuscirebbero a garantire i livelli essenziali di prestazione.

“Al Veneto, per esempio, passerebbero 70mila dipendenti della pubblica istruzione (Dati Ragioneria dello Stato – Istat)”. Inoltre, i valori medi pro-capite del residuo fiscale per gli anni che vanno dal 2013 al 2015 vedono una differenza, in Lombardia, di 5.611 euro tra quanto ogni singolo cittadino versa e quanto riceve indietro in termini di servizi. La cifra è pari a 2.078 euro pro capite in Veneto e 3.293 euro in Emilia Romagna (Dati ISSIRFA-CNR). “Le conseguenze sulla tenuta di settori fragili come quello sanitario – sottolinea Anelli –  se questi residui non dovessero essere redistribuiti ma rimanessero sul territorio, sono evidenti”.

Per il presidente FNOMCeO, dunque, il tema richiede un coinvolgimento, attraverso un dibattito pubblico, di tutte le forze della società civile.  “Per superare le diseguaglianze in Sanità – conclude Anelli –  occorre riprendere una riflessione sul meridione ed avviare politiche capaci di ridurre il gap che rende “diversi” i cittadini italiani. Ma il dibattito serve anche ad attivare il capitale sociale del Paese. Senza di questo, infatti, il principio di solidarietà e l’unità giuridica ed economica della Repubblica sono irrimediabilmente perduti”.

 

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tenuta del ssn

Anelli: abbiamo componente valoriale comune, intestiamoci la battaglia per la tenuta del Ssn

“Questa battaglia per un Servizio Sanitario Nazionale equo, sostenibile, solidale, universalistico ce la dobbiamo intestare noi professionisti della sanità. Noi medici, così come gli esponenti delle altre professioni, abbiamo una grande componente valoriale comune, condivisa attraverso il Codice Deontologico. Noi medici siamo coloro i quali si prendono in carico la sofferenza delle persone, alleviandola attraverso la cura”. Così il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, si è rivolto nei giorni scorsi ai rappresentanti delle Società Scientifiche di area medica e odontoiatrica.  Le associazioni si sono incontrate per condividere le preoccupazioni sulla tenuta del Ssn a quarant’anni dalla sua nascita.

Dopo gli Ordini delle professioni sanitarie e sociali e i Sindacati medici, quindi, hanno aderito all’appello di Fnomceo anche le Società scientifiche. Tra queste anche  quelle alle quali spetterà il compito di stendere le linee guida previste dalla Legge Gelli sulla sicurezza delle cure. Le Società Scientifiche si riuniranno nuovamente la prossima settimana. All’ordine del giorno l’approvazione di un Documento sulle criticità che possono mettere a rischio il Servizio Sanitario Nazionale, l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso alle cure e il rapporto di fiducia tra scienza e società.

A preoccupare i medici è, soprattutto, la spinta verso il regionalismo differenziato.

Questa tendenza, se condotta in maniera troppo netta e senza compensazione, mette a rischio gli stessi Livelli essenziali di assistenza. In pericolo, inoltre, anche l’uniformità della formazione dei professionisti e la qualità delle cure erogate.

Il 23 febbraio, poi, si terrà il Consiglio Nazionale Congiunto di tutte le Professioni sanitarie e sociali. “Vi invito sin da ora ad essere presenti – ha concluso Anelli -. Sarà un grande momento di partecipazione e condivisione, nel corso del quale metteremo le nostre competenze a disposizione dello Stato e di tutti i cittadini, a difesa del Servizio Sanitario Nazionale. Sarà anche occasione per avviare un ragionamento sul valore e sul ruolo dei professionisti nella società, e una progettazione di nuovi modelli di gestione dell’assistenza e della sanità”.

 

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bagheria

Il commento del presidente della Federazione, Anelli, sull’aggressione nei confronti di una dottoressa in servizio di guardia medica a Bagheria

“Ancora una collega aggredita mentre svolgeva il suo turno di guardia medica in una zona ‘di frontiera’”. Una zona “che lei stessa non considerava sicura, ma che non voleva e non vuole abbandonare perché farlo significherebbe una resa”, Così il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sull’aggressione avvenuta presso il presidio di guardia medica di Bagheria, nel palermitano.

“Vi offriamo il nostro meglio con il nostro niente. Ci portiamo a casa i nostri piccoli grandi successi, le spalle larghe, il bene fatto bene, i vostri grazie e i vostri sorrisi ed andiamo avanti” Così scriveva la dottoressa su Facebook all’indomani dell’episodio. “Le sue parole  – commenta Anelli – riempiono di significato gli articoli del nostro Codice di Deontologia e definiscono lo stesso ruolo sociale del medico. Un medico che entra nelle case, nei quartieri, nelle comunità devastate da malesseri ambientali e sociali; diventa primo e a volte unico testimone di diritti elusi e negati; e, attraverso il diritto-dovere di assistere e curare, restituisce dignità alle persone e riscatto sociale alla collettività”.

Gli Ordini, le Istituzioni hanno, a loro volta, il dovere di difendere il diritto a curare, e a farlo in condizioni di sicurezza” continua il Presidente Fnomceo.

“Il nostro Comitato Centrale ha recentemente invitato tutti gli Ordini a fare esposti nelle procure contro gli aggressori e per la verifica della sicurezza delle sedi. Ancor prima, il Consiglio nazionale ha approvato all’unanimità una Mozione per chiedere al Governo di trasmutare il disegno di legge n. 867 sulla violenza contro gli operatori sanitari, attualmente incardinato in Commissione Igiene e Sanità del Senato, in un decreto-legge, riconoscendo sempre agli operatori aggrediti la qualifica di pubblico ufficiale, affinché l’azione penale si avvii d’ufficio e non a seguito di denuncia di parte”.

“Eppure, ancora pochi giorni fa a Parma, ci siamo sentiti dire che ben l’87% dei medici di continuità assistenziale di quel territorio si sente in pericolo durante lo svolgimento del turno e che il 45% ha subito almeno un episodio di violenza, fisica o verbale. Questi dati coincidono col dato nazionale, che stiamo verificando tramite un questionario somministrato a tutti i medici italiani alla fine dell’anno scorso” .

“Ora sta alle Istituzioni, al Governo, al Parlamento intervenire con misure urgenti, concrete ed efficaci – conclude Anelli – per garantire ai medici il diritto di curare e ai cittadini il diritto di essere curati in sicurezza”.

 

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regionalismo differenziato

Anelli: Sinora nessuno ha spiegato agli italiani come il regionalismo differenziato riuscirà a migliorare l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini

“Sull’autonomia, sul ‘regionalismo differenziato’, vogliamo essere protagonisti e non spettatori”. Il progetto, “ è stato portato avanti in assenza di un confronto con i professionisti della salute e con le associazioni di cittadini”. Ad affermarlo è il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che interviene nuovamente sul tema in risposta al Ministro della Salute Giulia Grillo.

La titolare del dicastero di Lungotevere Ripa si è detta rassicurata sul fatto che non ci sarà un danneggiamento delle regioni più deboli. Ha inoltre aggiunto di non avere pregiudizi, sostenendo peraltro la legittimità delle richieste di autonomia. Queste, secondo Grillo, deriverebbero “dalla incapacità da parte dello Stato e dei Governi precedenti di produrre dei cambiamenti negli anni passati“.

“Sinora nessuno ha spiegato agli italiani come il regionalismo differenziato riuscirà a migliorare l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini”.

“L’invito del Ministro Grillo a vedere le differenze regionali come una possibilità di arricchimento – continua Anelli – non ci convince, in assenza di dati certi che dimostrino come la modifica e la riorganizzazione regionalistica del sistema, i contratti regionali per la gestione del personale, le nuove regole relative alla formazione regionale dei professionisti sanitari, la gestione regionale dell’assistenza farmaceutica possano determinare un ulteriore miglioramento dell’efficacia del sistema sanitario”.

Secondo il vertice FNOMCeO sarebbe stato proprio il regionalismo a determinare le disuguaglianze che tutti i gruppi politici vorrebbero superare. “L’incapacità a produrre cambiamenti da parte dei Governi precedenti non può risultare in un ulteriore aumento di queste disuguaglianze”.

Da qui l’appello all’esecutivo di assumere un impegno concreto per raggiungere l’uguaglianza di tutti i cittadini rispetto al diritto alla salute. “Non vorremmo che questo atteggiamento del Ministro Grillo – conclude Anelli – significhi una rinuncia alla battaglia per l’uguaglianza, o, peggio, l’investire il regionalismo di aspettative messianiche, non suffragate da dati certi che ne dimostrino la validità”.

 

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regionalismo

In vista del prossimo incontro tra Governo e alcune Regioni sul tema del regionalismo differenziato, la Federazione dei medici invita il Governo a porre al centro dell’agenda politica il tema delle disuguaglianze

“Le autonomie locali devono essere uno strumento che facilita l’erogazione dell’assistenza, non un grimaldello per far saltare il carattere universale, egualitario ed equo del nostro sistema sanitario, una delle grandi conquiste di civiltà del nostro Paese. L’autonomia locale deve diventare autonomia solidale e deve porsi obiettivi di salute, considerando il contenimento della spesa sanitaria come vincolo e non come fine”. Così il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), Filippo Anelli, sul tema del regionalismo differenziato.

Regionalismo che, almeno per Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, sembra ormai in dirittura d’arrivo. Proprio su tale argomento, infatti, sarà incentrato l’incontro del prossimo 15 febbraio tra queste regioni e il Governo.

“Le autonomie in materia di sanità e salute – spiega Anelli -,  se concesse in maniera troppo netta, rischiano di far saltare in aria il nostro Servizio sanitario nazionale, che ha, tra i suoi principi fondanti, quello della solidarietà per cui, se una regione si trova in difficoltà, tutto il sistema, concepito come flessibile, è in grado di sostenerla. Le disuguaglianze di salute che oggi esistono tra Nord e Sud, tra Regione e Regione, tra Asl e Asl, sono lapalissiane ma anche scientificamente provate. Basta dare uno sguardo ai dati per rendersi conto di come l’uguaglianza teorica di accesso ai servizi del servizio sanitario nazionale non si cali nella realtà. Negli ultimi anni abbiamo inoltre assistito a un costante de-finanziamento che non può che aggravare le disuguaglianze, anche in conseguenza di una dissennata politica di tagli lineari e di riduzione del personale sanitario”.

Per tali ragioni i medici condividono la preoccupazione sulle proposte politiche che vedono un aumento dei livelli di autonomia delle regioni in tema di sanità.

Si rischia, di fatto – secondo FNOMCeO -, una redistribuzione sul territorio delle risorse destinate alla Sanità, proprio in regioni in cui il Sistema sanitario è più ricco ed efficiente. Ciò comporterebbe un inevitabile impoverimento di quelle regioni, soprattutto nel sud del Paese, dove già si rileva un sistema in grave crisi. Le maggiori autonomie in ambito sanitario rischierebbero insomma “di creare cittadini sempre più poveri e cittadini cui viene negato il diritto alla salute.

“Gli Ordini delle professioni sanitarie, le loro Federazioni – conclude Anelli – sono gli Enti sussidiari che lo Stato chiama in soccorso come custodi dei diritti dei cittadini, in particolare di quello alla Salute. È per questo che non possiamo tacere. Invitiamo allora il Governo a porre al centro dell’agenda politica il tema delle disuguaglianze e a sollecitare le regioni al rispetto dell’art. 2 della Costituzione, che ricorda alle istituzioni i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” su cui deve fondarsi la vita del Paese”.

 

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professione medica

Gli Stati Generali della professione medica si concluderanno nel giugno del 2020 con la redazione di una Magna Carta del medico e della medicina

Li aveva annunciati il 24 marzo scorso il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli.  Dopo nove mesi di lavori preparatori, sono stati ufficialmente presentati gli Stati Generali della Professione Medica.

“Le aggressioni contro i medici, il corto circuito tra scienza medica e società, con il fiorire di fake news sulla salute, il disagio degli operatori del Servizio Sanitario pubblico, costretti a lavorare anche contro le norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e sul riposo compensativo, l’aziendalizzazione della sanità, il mancato coinvolgimento nelle politiche di governance, le disuguaglianze di salute: sono tutti sintomi – ha evidenziato Anelli – di una ‘crisi’ del ruolo del medico che non può più essere rimossa e taciuta, ma va ammessa, riconosciuta e affrontata nella sua complessità”.

Per la FNOMCeO ciò che occorre  è un cambio di passo, un dibattito che, partendo dalla Professione, attraversi e coinvolga tutta la società civile. “Dobbiamo lavorare tutti insieme per ridefinire il medico del futuro. Per gridare al mondo che i medici vogliono fare i medici e che per questo sono pronti a sfidare il cambiamento”.

Gli Stati Generali prenderanno il via all’inizio del 2019 per concludersi nel giugno del 2020.

Costituiranno un grande percorso, che coinvolgerà tutte le componenti della professione medica e odontoiatrica. Coinvolte anche le altre professioni, sanitarie e non, oltre che antropologi, sociologi, opinion leader, filosofi, economisti, intellettuali.

Saranno sei le direttrici lungo le quali si svilupperà il dibattito che porterà a scrivere la ‘Magna Carta’ del medico e della Medicina. Nello specifico: I cambiamenti e le crisi: Il medico e la società, Il medico e l’economia; Il medico e la scienza. Clinica e cultura Il medico e il lavoro; La medicina, il medico e il futuro. Una nuova definizione di medicina.

Ad ogni tematica sarà dedicato un Simposio nazionale, mentre saranno almeno centosei gli incontri organizzati dagli Ordini su tutto il territorio italiano. A conclusione, si terrà una grande Conferenza di sintesi. In contemporanea, il dibattito si svilupperà su un forum on line dedicato, che raccoglierà articoli, editoriali, interventi. Per innescarlo, cento tesi elaborate da Ivan Cavicchi, filosofo della medicina e sociologo delle organizzazioni sanitarie. “Queste tesi – ha spiegato Anelli – vanno considerate delle “provocazioni”, in senso buono, cioè argomenti per sollecitare e suscitare un dibattito, delle riflessioni, dei pronunciamenti”.

 

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dimissioni

Grillo accetta le dimissioni del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ex Ministro Lorenzin: il nostro sistema perde una professionalità di altissimo livello

“Accetto le dimissioni del prof. Ricciardi dalla presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi abbiamo ricevuto la sua lettera. Ero a conoscenza da qualche settimana della sua volontà che rispetto”. Così il Ministro della Salute, Giulia Grillo, in relazione alla decisione di Walter Ricciardi di lasciare la guida dell’ISS. “Il presidente lascerà l’incarico dal 1° gennaio- aggiunge in una nota Grillo – e contestualmente nomineremo un commissario per assicurare il funzionamento della macchina amministrativa”. E’ infatti, “necessario garantire continuità operativa all’Istituto, che è un fiore all’occhiello del nostro Paese.”

A Ricciardi hanno rivolto il loro saluto numerosi esponenti del mondo politico, a partire da Beatrice Lorenzin. “Con lui – ha evidenziato l’ex titolare del dicastero della Salute – è stato possibile creare una grande alleanza a favore dei cittadini su temi fondamentali”. Tra questi, i vaccini, la prevenzione delle malattie, la difesa del Sistema Sanitario Nazionale.

“Grazie alla fortissima sinergia col Ministero della Salute – continua Lorenzin -, l’Istituto superiore di Sanità è stato totalmente riorganizzato, risanando il bilancio e stabilizzando i 437 precari da anni impegnati nel contributo alla ricerca e che oggi costituiscono la nuova forza di una istituzione credibile, che ha ritrovato anche grazie alla dedizione e alla professionalità di Ricciardi lustro e prestigio”.

“Credo che l’Italia possa oggi essere orgogliosa della sua alta istituzione scientifica – sottolinea l’ex Ministro. Oggi il nostro sistema perde una professionalità di altissimo livello”

Un coro di ringraziamenti è arrivato anche dal mondo sindacale. “Al collega Walter Ricciardi, del quale riconosciamo i meriti come medico, come accademico, come esperto di sanità pubblica, e del quale ricordiamo in particolare l’instancabile opera per l’abbattimento delle disuguaglianze in sanità, vanno, a nome di tutto il Comitato Centrale della Fnomceo, gli auguri di un lavoro buono e fruttuoso nell’ambito dell’attività accademica e di gestione della Salute pubblica che torna a ricoprire pienamente, come Professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Presidente della World Federation of Public Health Associations”. Sono le parole del presidente della Federazione nazionale dei medici, Filippo Anelli. “Siamo certi – ha aggiunto – che il Ministro Grillo saprà trovare figura di pari spessore professionale per ricoprire il delicato e strategico ruolo di Presidente dell’Istituto, fiore all’occhiello della Sanità pubblica del nostro Paese”.

Un ‘arrivederci’ a Ricciardi anche dal segretario nazionale della FIMMG, Silvestro Scotti. “Ricciardi – ha evidenziato – nel suo percorso all’ISS, durato 4 anni, ha saputo dar lustro alle istituzioni sanitarie attraverso la creazione del primo Museo di Sanità Pubblica e ha contribuito al riconoscimento del ruolo del mmg nella prevenzione, sia per quanto riguarda gli stili di vita sia per il riconoscimento dato alla Medicina Generale per la diffusione e la pratica delle dinamiche vaccinali. Si è impegnato anche, in accordo con le associazioni della medicina generale, al riconoscimento/accreditamento delle società scientifiche responsabili della stesura delle Linee Guida in riferimento alla responsabilità professionale come da legge Gelli ”.

“Chiederemo ancora il suo supporto – conclude Scotti – nel percorso di crescita e innovazione delle cure primarie in generale e della Medicina Generale in particolare, l’unica strada per mantenere e potenziare un SSN ad accesso universale”.

 

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assistenza penitenziaria

Il presidente della Federazione dei medici raccoglie l’appello della Fimmg sulla necessità di un confronto immediato con il Ministero in tema di assistenza penitenziaria

“Il diritto alla Salute deve essere garantito a tutti, e in maniera particolare a chi sta in carcere e vede limitato il suo diritto alla libertà. Con il passaggio delle competenze dal Servizio Sanitario nazionale alle Regioni, il sistema dell’ assistenza penitenziaria è stato trasformato ma nessuno oggi ha contezza di come venga condotto sul territorio nazionale. Mancano, in quest’ambito, i contratti di lavoro, mancano le definizioni dei ruoli, delle competenze.

Così il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, raccoglie, rilanciandolo, l’appello a lui rivolto sabato scorso dalla Federazione italiana dei Medici di Medicina Generale. La Fimmg aveva infatti richiamato “attenzione e disponibilità” verso l’apertura immediata di un confronto con il Ministero rispetto ai fabbisogni dell’area della Medicina Penitenziaria.

Una sollecitazione determinata dalla particolarità della popolazione assistita, privata dalla libertà di scelta individuale ma non del diritto costituzionale alla tutela della salute. Ciò anche in considerazione della carenza di professionisti medici che come ovvio si verificherà prima sui settori meno attrattivi per i professionisti.

Per Anelli “serve con urgenza un monitoraggio”.

L’obiettivo è “comprendere come il diritto alla Salute sia tutelato specie nei confronti di cittadini a cui è stata limitata ogni forma di libertà”.

Da qui l’invito rivolto alle forze politiche e parlamentari ad avviare indagini conoscitive sullo stato di tutela dei diritti, specie quello alla salute, dei carcerati.

“Chiediamo inoltre al Ministro della Salute Giulia Grillo un incontro urgente per instaurare un dialogo sui fabbisogni dell’area della Medicina penitenziaria. Non si tratta di un’opera di carità – conclude Anelli – ma di rispetto di prerogative costituzionali incomprimibili”. Prerogative “che lo Stato ha il dovere di garantire, anche attraverso i suoi organi sussidiari, quali gli Ordini delle professioni sanitarie”.

 

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qualifica di pubblico ufficiale

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Trasmutare il disegno di legge n. 867 sulla violenza contro gli operatori sanitari in un decreto-legge, in modo da renderlo immediatamente esecutivo. E’ quanto chiede al Governo il Consiglio Nazionale della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Il testo, attualmente incardinato in Commissione Igiene e Sanità del Senato prevede, tra l’altro, il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale al personale sanitario. Uno status che consentirebbe l’eventuale avvio di un’azione penale d’ufficio e non a seguito di denuncia di parte.

In alternativa, la Federazione chiede di inserire un emendamento sulla materia all’interno della Legge di Bilancio.
In tal senso i presidenti degli Ordini dei medici italiani, riuniti nelle scorse ore a Roma, hanno approvato all’unanimità una mozione. L’iniziativa prende il via dagli ultimi fatti di Crotone dove una dottoressa è stata aggredita a colpi di cacciavite mentre smontava dal turno in ospedale.

Secondo i dati Inail, le aggressioni denunciate in Italia dagli operatori sanitari sono in media tre al giorno.

Soltanto nell’ultimo anno, le violenze denunciate ammontano a 1.200 casi. Di queste, 456 hanno riguardato gli addetti al Pronto soccorso, 400 si sono verificate in corsia e 320 negli ambulatori. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Molti medici e infermieri, infatti, non denunciano. Per pudore, vergogna, timore di ritorsioni, perché abituati alla violenza, o per poter finire il turno e non lasciare i pazienti senza assistenza.

“Abbiamo bisogno urgente di un provvedimento che dia una risposta immediata alla domanda di sicurezza che proviene da tutto il mondo medico e da tutti i professionisti della sanità – ha affermato il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli –. Siamo certi di trovare riscontro e sensibilità da parte del Governo e del Parlamento, atteso che molti sono stati i Progetti di Legge presentati e gli interventi volti a chiedere soluzioni a questa emergenza di sanità pubblica”.

 

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