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Tavarnelli (AIFI): quello dell’abusivismo è un grossissimo problema. Stiamo cercando di far sviluppare nel miglior modo possibile lo strano ‘condono’ inserito nella Legge di Bilancio

“Un grossissimo problema” che ci vede impegnati da sempre, “per mettere a posto una situazione molto, molto pericolosa per la salute dei cittadini”. Così il presidente dell’Associazione Italiana Fisioterapisti, Mauro Tavarnelli, ai microfoni di Radio Cusano Campus sul nodo dell’abusivismo della professione nel proprio settore.

“In questi giorni – prosegue- stiamo cercando nelle sedi ministeriali di far sviluppare nel miglior modo possibile lo strano ‘condono’ che è stato inserito nella legge di Bilancio appena approvata”. Il riferimento è ai commi 537-542 che prevedono una deroga per l’iscrizione agli Ordini per i professionisti sanitari senza titoli.

“Il nostro – aggiunge Tavarnelli – è un impegno costante a difesa della cittadinanza”. Ne è dimostrazione il sito dell’AIFI “che fornisce in modo trasparente l’elenco dei nostri iscritti validati e certificati come fisioterapisti abilitati all’esercizio della professione“.

Contro la norma salva-abusivi è sempre in piedi l’ipotesi di una protesta in piazza.

“Noi – sottolinea il rappresentante dell’Associazione – insieme alle altre professioni sanitarie, stiamo facendo tutto il possibile con il massimo senso di responsabilità istituzionale. Speriamo di essere ascoltati e se ciò non dovesse accadere saremo pronti a farci riconoscere in tutti i modi possibili, anche con una manifestazione“.

Nel frattempo prosegue l’iter di istituzione dell’Ordine, ma “sulla questione – evidenzia Tavarnelli – c’è ancora bisogno di tempo”. La legge, infatti, prevede dei passaggi e delle decisioni da assumere all’interno del futuro albo. “Al momento – conclude – abbiamo un ordine professionale insieme a tutte le altre professioni sanitarie e a brevissimo avremo un albo perché sono in dirittura d’arrivo i cosiddetti decreti attuativi. Ma la battaglia per la tutela dei diritti è assolutamente già partita”.

 

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Entra in vigore lunedì 18 gennaio la tessera professionale europea (European Professional Card, EPC).

Introdotta dalla direttiva 55 del 2013, che va a modificare la precedente direttiva 36 del 2005, consente il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali all’interno di paesi diversi da quello di residenza attraverso una procedura telematica semplificata a favore di una velocizzazione dell’iter in questione e una maggiore trasparenza per il lavoratore e per il possibile paese ospitante. Al momento solo 5 le professioni interessate per il progetto pilota: infermieri, farmacisti, fisioterapisti, guide alpine e agenti immobiliari, mentre a breve dovrebbero essere coinvolti anche medici e ingegneri.

La Tessera professionale europea consentirà al Paese destinatario di verificare e conoscere le qualifiche professionali del singolo lavoratore richiedente e dimostrerà che il professionista titolare della Tessera ha superato il controllo amministrativo e che le sue qualifiche professionali sono state riconosciute dal Paese estero membro ospitante (o che ha soddisfatto le condizioni previste per la prestazione temporanea di servizi professionali). Per quanto attiene la durata, la tessera ha validità illimitata se il professionista decide di stabilirsi definitivamente in un altro paese, mentre vale solo 18 mesi se la prestazione è di carattere temporaneo.

Per ottenerla è necessario accedere al sistema e creare un account personale nell’apposito sito web. La procedura, che va fatta solo una volta, darà la possibilità di chiedere il riconoscimento delle proprie qualifiche e quindi la possibilità, per il richiedente, di presentare domanda in diversi paesi membri dell’Unione. Dalla presentazione della richiesta variano le tempistiche ( da una settimana entro la quale le autorità competenti dichiarano il ricevimento o richiedono eventuali ulteriori documenti mancanti) fino a un massimo di tre mesi per le professioni che hanno un impatto sulla salute e sulla sicurezza dei pazienti o per chi decide di trasferirsi definitivamente all’estero.

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