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bando per la formazione in medicina generale

La FNOMCeO esorta alla pubblicazione del bando per la formazione in medicina generale nei termini previsti dalla legge. Se le Regioni non sono in grado di rispettarlo “il Ministro nomini un Commissario ad acta”

Il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Filippo Anelli torna sulla questione del ritardo nella pubblicazione del bando per la formazione in Medicina Generale. Lo fa alla luce dell’ammissione, da parte delle Regioni, che tale ritardo sarebbero dovuti a problemi di natura tecnica, ovvero ad alcuni aspetti poco chiari del Decreto Calabria e del Decreto Semplificazione e al conseguente ‘rischio di contenziosi’. Una spiegazione che, tuttavia, non convince  i medici, sempre più certi del fatto “che si voglia strumentalmente ritardare il bando”.

Il pericolo – sottolinea Anelli – è che lo slittamento del bando renda impossibile iniziare il corso nei termini di Legge e cioè a novembre. Se il ritardo fosse irrecuperabile, bisognerebbe dunque attendere novembre del 2020.

“Se così sarà- afferma il vertice della FNOMCeO – il rischio che i responsabili corrono va ben oltre quello di un contenzioso e consiste nell’avere sulla coscienza: il furto del futuro nei confronti di duemila medici che, non potendo accedere  al corso, dovranno attendere un altro anno per formarsi; la mancata assistenza di tre milioni di cittadini che, quando i loro medici andranno in pensione, non troveranno questi duemila professionisti pronti a sostituirli; l’assassinio del Servizio sanitario nazionale, non in grado di reggere senza medici”.

“Il paradosso – continua Anelli – è che, nell’attesa di capire come meglio applicare una legge appena entrata in vigore, si dimentica di rispettare la normativa esistente da vent’anni anni, la Legge 368/99. E le normative non sono in contrasto: i soprannumerari, che si iscrivono senza borsa, ci sono sempre stati ma mai ciò ha provocato ritardi”.

“Ricordiamo – evidenzia ancora il rappresentante della Federazione dei medici –  che tutti, anche i Governatori, anche il Presidente della Conferenza delle Regioni, sono tenuti a osservare la Legge. Se ciò non è, per qualche ragione, possibile, riteniamo che debbano essere sollevati dalle loro funzioni, che evidentemente non sono in grado di svolgere”.

“Ci appelliamo dunque – conclude –  al Ministro Grillo: ristabilisca l’Ordine, riappropriandosi delle funzioni che, attraverso il suo Ministero, competono allo Stato.Nomini un commissario ad acta, con l’obiettivo specifico di definire i posti spettanti a ciascuna Regione, sulla base delle richieste già pronte da febbraio, e pubblicare, nei termini, il bando”.

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medicina generale

Anelli: in un contesto di carenza di medici di Medicina Generale è un ritardo che non possiamo assolutamente permetterci

Apprezzamento per l’annuncio dato nei giorni scorsi dal titolare del MIUR, Marco  Bussetti, di voler mantenere, anche per quest’anno, il raddoppio delle borse per il Corso di formazione specifico in Medicina Generale. Ad esprimerlo è il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli, che tuttavia mette in guardia dalle conseguenze del ritardo nella pubblicazione del bando. Un aspetto peraltro già sottolineato dalla FIMMG e giustificato dalla Conferenza delle Regioni da problemi di natura tecnica legati all’interpretazione di alcuni contenuti del Decreto Semplificazione e del Decreto Calabria.

“Dobbiamo purtroppo rilevare – afferma Anelli – che, ad oggi, non si hanno notizie del bando per l’accesso al corso, né si conosce la distribuzione delle borse. Di questo passo, sarà quasi impossibile assicurare l’inizio delle lezioni nei termini di legge e cioè al primo novembre prossimo”.

“Non vorremmo – prosegue il vertice FNOMCeO – che il ritardo nella pubblicazione fosse dovuto, come sembra, alla volontà politica di dare, parallelamente alla definizione dei posti, applicazione alla norma del “Decreto Calabria” che prevede, accanto ai corsisti con borsa, l’accesso degli idonei in concorsi precedenti che risultino già incaricati nell’ambito della medicina generale, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni, tramite graduatoria riservata e senza borsa di studio. Questo comporterebbe tempi ancora più lunghi, facendo presumibilmente perdere un anno ai giovani colleghi che vogliono formarsi nella Medicina Generale, con il doppio effetto di vanificare l’incremento delle borse fortemente voluto dal Ministro Grillo e sostenuto dal Governo e la ratio stessa del nuovo provvedimento”.

“In un contesto di carenza di medici di Medicina Generale, che lascia già scoperti alcuni territori e che è destinata ad aggravarsi nel prossimo futuro, è un ritardo che non possiamo assolutamente permetterci”.

“È pleonastico sottolineare – osserva Anelli – il ruolo cardine che la Medicina Generale ha nel nostro Servizio Sanitario nazionale, del quale costituisce il front-office: in termini di appropriatezza, perché evita accessi ingiustificati al pronto soccorso e ospedalizzazione, e in termini di efficacia, perché tramite il rapporto continuativo e fiduciario che si instaura con i cittadini permette loro di guadagnare salute grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce”.

“Lanciamo dunque un appello al Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini – conclude – perché le Regioni pubblichino urgentemente le tabelle con la distribuzione delle borse in modo da rispettare i termini di legge”.

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sistema di emergenza urgenza

Federconsumatori, Società Italiana Sistema 118, Fnomceo e sindacati delle professioni sanitarie chiedono incontro al Ministro Grillo per avviare una riforma del sistema di emergenza urgenza

Un incontro urgente e congiunto con il Ministro della Salute Giulia Grillo e con la Conferenza Stato Regioni per avviare una riforma del sistema di emergenza urgenza. A chiederlo sono Federconsumatori, la Società Italiana Sistema 118,  la Fnomceo e alcuni sindacati delle professioni sanitarie.

“Le diverse modalità di gestione e d’affidamento dei soccorsi accentuano le differenze a livello regionale, creando una situazione di disparità inaccettabile, che mina il diritto alla salute dei cittadini, specialmente in aree ad elevata concentrazione demografica”. Così il Presidente di Federconsumatori, Emilio Viafora. “Abbiamo perciò deciso di rivendicare misure che garantiscano un adeguato, tempestivo e qualificato soccorso dei cittadini, uniforme su tutto il territorio nazionale”.

Una differenza tra cittadini che inizia già al momento della chiamata dei soccorsi: in alcune Regioni è già attivo il numero unico di emergenza europeo 112, in altre è ancora possibile chiamare direttamente il 118.

Sessantadue secondi: è questo, in media– secondo un’indagine condotta nell’area Lombardia –  il tempo che intercorre tra la chiamata al 112 e il trasferimento, nel caso l’emergenza sia sanitaria, al 118. Sessantadue secondi che possono essere lunghissimi se si tratta di patologie tempo–dipendenti: in caso di arresto cardiaco, un minuto di ritardo nei soccorsi fa perdere il 10% delle probabilità di recupero.

“Occorre una revisione urgente del modello ‘112’, in modo che il cittadino possa continuare a chiamare anche direttamente il 118” ha sottolineato il presidente della Società Italiana Sistema 118, Mario Balzanelli.

Quando poi i soccorsi arrivano, non sempre e non dappertutto i mezzi di soccorso avanzato portano a bordo la miglior squadra possibile per un’assistenza efficace e tempestiva: medico (che può fare la diagnosi e prescrivere la terapia), infermiere (cui compete l’assistenza del malato) e autista soccorritore. Tre professionalità che, lavorando in sinergia, garantiscono la miglior ripresa del paziente, riuscendo, in alcuni casi, ad evitare accessi inappropriati in ospedale, perché la terapia inizia e in certi casi si esaurisce direttamente sul posto per poi continuare a domicilio.

“Il mezzo di soccorso avanzato – ha spiegato il Segretario della Fnomceo, Roberto Monaco – deve avere a bordo il medico, l’infermiere e l’autista soccorritore, pronti a lavorare in sinergia.  Oggi nelle diverse Regioni abbiamo le più variegate procedure e organizzazioni. L’assistenza deve invece essere uguale da Bolzano alla Sicilia: in qualunque posto si trovi, il paziente deve essere trattato nella miglior maniera e nel minor tempo per assicurargli una sopravvivenza di qualità. Questo significa concretizzare quella tutela dei diritti, alla salute, all’uguaglianza, che, come Ordine, siamo chiamati a garantire”.

“Si assiste invece oggi a una progressiva demedicalizzazione ma anche a una deinfiermerizzazione dei mezzi di soccorso – ha aggiunto Balzanelli – che prevale negli assetti di sistema delle Regioni del nord”.

“Non si può pensare – aggiunge ancora Monaco – a una sanità senza medici, che sono gli unici professionisti cui competono la diagnosi e la definizione della terapia più appropriata al singolo caso. Sarebbe come far pilotare un aereo dagli assistenti di volo, perché i piloti non si trovano o costano di più. Né si può pensare a un’emergenza-urgenza senza medici, poiché è proprio quando il paziente rischia la vita che deve avere un’assistenza di qualità”.   

Per Federconsumatori, sono quattro i punti principali da cambiare nella legislazione vigente: una modifica della griglia LEA che definisce l’appropriatezza della prestazione di soccorso in emergenza-urgenza; una modifica della definizione di mezzo di soccorso avanzato; l’aggiornamento delle linee guida sulla qualificazione dei mezzi, cui la normativa fa riferimento, e che risalgono al 1996; provvedimenti per mantenere, accanto al numero unico 112, anche il 118.

“Sollecitiamo un incontro al Ministro della Salute Giulia Grillo e alla conferenza Stato-Regioni – ha concluso il presidente di Federconsumatori Emilio Viafora – pretendiamo di essere ascoltati e avere voce in capitolo”.

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contratti di formazione medica

Anelli: incrementare contratti di formazione sfruttando le borse liberate attraverso l’applicazione della norma che prevede l’impiego nel Servizio sanitario nazionale degli specializzandi dell’ultimo anno

“Esprimiamo la nostra soddisfazione e il nostro ringraziamento al Ministro Bussetti per l’aumento non trascurabile dei finanziamenti destinati alle specializzazioni dei nostri medici. Ora abbiamo, tutti insieme, il compito e il dovere morale di risolvere, una volta per tutte, il problema dell’imbuto formativo, che costringe decine di migliaia di giovani medici ad attendere anche anni per poter entrare nelle scuole di specializzazione e completare così la propria formazione”.

Così il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, accoglie la notizia della pubblicazione del decreto, firmato dal Ministro Marco Bussetti, con la distribuzione dei posti presso le Scuole di specializzazioni mediche finanziati con risorse statali, regionali e provenienti da altri enti pubblici e/o privati e di quelli riservati alle categorie previste dal decreto legislativo 368/1999.

I contratti di formazione medica specialistica per il 2018/2019 sono in aumento rispetto allo scorso anno: il totale è di 8.776. Di questi, 8.000 sono finanziati con risorse statali (erano 6.200 l’anno scorso), 612 con fondi regionali (a fronte dei 640 dello scorso anno accademico), 164 con risorse di altri enti pubblici e/o privati (per il 2017/2018 erano 94).

“Chiediamo pertanto un incontro al Ministro – afferma Anelli – per mettere a punto un meccanismo di aumento delle borse, sfruttando quelle liberate attraverso l’applicazione della norma che prevede l’impiego nel Servizio sanitario nazionale degli specializzandi dell’ultimo anno”.

“Al Parlamento – prosegue – chiediamo poi di prevedere per legge la correlazione tra numero di laureati in medicina e numero di borse, di modo che a ogni laurea corrisponda un posto nelle scuole di specializzazione o al Corso per la Medicina Generale”.

“Quello che auspichiamo è di instaurare un meccanismo virtuoso – conclude Anelli–, che consentirà di esaurire finalmente l’imbuto formativo, frutto di anni di errate programmazioni”.

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farmaci innovativi

Il presidente della FNOMCeO ha ribadito che le limitazioni nella prescrivibilità dei farmaci innovativi si traducono in limitazioni nell’accesso al medicinale da parte dei pazienti

Il fatto che i farmaci innovativi non possano essere prescritti da tutti i medici, l’eccessiva burocratizzazione e la compressione dell’autonomia professionale. Queste, secondo il Presidente della Federazione dei medici Filippo Anelli, le vere limitazioni al pieno utilizzo delle innovazioni farmacologiche. Il vertice della FNOMCeO ne ha parlato a margine dell’Assemblea pubblica di Farmindustria in corso a Roma.

“Le cure personalizzate e l’introduzione di farmaci innovativi – ha affermato Anelli – hanno determinato e determineranno risultati eccezionali in termini di salute per tutti i cittadini. Ma persistono limitazioni nella prescrivibilità che si traducono in limitazioni nell’accesso al farmaco da parte dei pazienti”.

Per questo la Federazione chiede al Ministro della Salute un maggiore coinvolgimento della professione medica nei processi decisionali, “perché si introducano meccanismi flessibili capaci di esaltare le potenzialità che la professione medica nel suo complesso, insieme alle altre professioni e all’industria del farmaco, possono mettere in campo per il bene comune”.

Anelli ha poi affermato di concordare con il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi, sul fatto che “tutti meritano di avere cure efficaci e mirate, senza distinzioni di territorio o di reddito”; così come “tutti devono poter accedere ai farmaci che il medico, e solo il medico, considera più appropriati per la terapia di ciascuno”.

Infine, il presidente FNOMCeO ha elogiato il lavoro svolto dalle imprese italiane, che si confermano prime in Europa per fatturato. “Una leadership – ha concluso- frutto della stretta collaborazione con la ricerca, con i medici, con gli altri professionisti della salute che, tutti insieme, hanno prodotto innovazione e miglioramento dell’assistenza”.

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Pubblicati i dati dello Studio Sentieri sull’Ilva di Taranto che fotografa una soluzione allarmante per la salute pubblica

Mortalità generale e malformazioni sopra la media a Taranto. E’ il dato allarmante che emerge dal V rapporto dello Studio Sentieri, pubblicato online da Epidemiologia e prevenzione, rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia.

Lo studio relativo allo stato di salute della popolazione residente in 45 siti di interesse nazionale per le bonifiche, analizzato nella finestra temporale dal 2006 al 2013. Per i siti si è analizzato la mortalità, l’ospedalizzazione, e ove il dato era disponibile, l’incidenza oncologica e le malformazioni congenite.

I risultati

Complessivamente nella popolazione generale dei 45 Siti sono state rilevate in otto anni 5.267 morti in eccesso rispetto all’atteso nel genere maschile per tutte le cause (+4%), e 3.375 per tutti i tumori maligni (+3%), rispettivamente 6.725 (+5%) e 1.910 (+2%) nel genere femminile.

Nei 22 Siti serviti da Registri Tumori sono stati stimati in 5 anni (periodi diversi a seconda dei registri nell’arco temporale 2006-2013) 1.220 casi di tumori maligni in eccesso nel genere maschile, 1.425 nel genere femminile (popolazione generale).

In 28 siti serviti da 22 Registri Tumori e 8 Registri Tumori infantili (periodi diversi a seconda dei registri nell’arco temporale 2006-2013) sono stati osservati 1.050 nuovi casi di tumori maligni in bambini, adolescenti e giovani adulti.

Un eccesso di malformazioni congenite è stato osservato nel 50% dei 15 Siti indagati sul periodo 2002-2015: Gela, Laghi di Mantova, Livorno, Manfredonia, Milazzo, Piombino e Taranto, che sono per lo più caratterizzati dalla presenza di attività industriali complesse. Si tratta di patologie molto rare che possono derivare da più cause. Ad esempio a Taranto le malformazioni in eccesso sono 3-4 casi ogni anno e si tratta di anomalie a carico del sistema nervoso e degli arti.

Sebbene – specifica in una nota l’Istituto Superiore di Sanità – le conoscenze disponibili sul profilo tossicologico degli agenti chimici presenti supportano l’ipotesi in alcuni Siti che la documentata contaminazione dell’ambiente abbia giocato un ruolo causale nel determinare alcuni di questi eccessi, la disponibilità di dati di esposizione della popolazione ai contaminanti ambientali è un fattore determinante per poter quantificare le stime di rischio attribuibili alle sorgenti di emissione.

A tal riguardo, si sottolinea che per la prima volta, in alcuni contesti territoriali con alto livello di attenzione sociale, fra i quali Taranto, sono stati costituiti tavoli di lavoro inter-istituzionali per integrare le conoscenze disponibili in ambito ambientale e sanitario e per consentire di affrontare in modo mirato il ruolo delle contaminazioni ambientali nei profili di rischio delle popolazioni che risiedono in tali aree.

Ilva di Taranto

Nel Sin (sito di interesse nazionale) di Taranto, si legge nel rapporto “la mortalità generale e quella relativa ai grandi gruppi è, in entrambi i generi, in eccesso.

Nella popolazione residente risulta in eccesso la mortalità per il tumore del polmone, mesotelioma della pleura e per le malattie dell’apparato respiratorio, in particolare per le malattie respiratorie acute tra gli uomini e quelle croniche tra le donne”.

Quanto all’ospedalizzazione, “in entrambi i generi si osservano eccessi per tutti i grandi gruppi di malattia, a eccezione delle malattie degli apparati respiratorio e urinario. I ricoveri per tumore del polmone e mesotelioma e per malattie respiratorie croniche, a priori associati alle esposizioni industriali del sito, sono in eccesso in entrambi i generi”. Nel report si parla anche di incidenza oncologica. “Tra le cause per le quali vi è a priori un’evidenza sufficiente o limitata di associazione con le fonti di esposizioni ambientali nel sito risultano in eccesso, nel periodo considerato, il tumore del polmone nelle donne e il mesotelioma pleurico in entrambi i generi”.

Preoccupante anche lo stato di salute nei più piccoli. “Per il sito di Taranto – si legge nel rapporto – i nati da madri residenti nel periodo 2002-2015 sono stati 25.853; nello stesso periodo sono stati osservati 600 casi con malformazione congenita (MC), con una prevalenza superiore all’atteso calcolato su base regionale (O/A: 109; IC90% 101-116)”.

“I dati che emergono dall’ultimo Rapporto Sentieri, in particolare quelli relativi all’area di Taranto, sono drammatici e non possono essere ignorati – si legge in una nota di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO).

Non possiamo, come medici, come cittadini, rimanere indifferenti: va data una risposta, subito. Il diritto fondamentale alla salute, del quale, come Ordine dei Medici, siamo garanti, non può essere compresso da nessuna istanza sociale, e neppure da quella, pur nobilissima, del diritto al lavoro”.

“La FNOMCeO ha più volte espresso la sua preoccupazione sulle condizioni sanitarie e di vita, con pesantissime e documentate ricadute sul tessuto sociale, degli abitanti dell’area di Taranto”, aggiunge Anelli.

Commenta i dati anche il Presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto, Cosimo Nume

“Attendo di esaminare lo studio con la commissione dell’Ordine appositamente costituita, prima di esprimere valutazioni ufficiali.

Da una prima lettura dei dati, sembrerebbe emergere tuttavia la conferma che l’attenzione dell’Ordine di Taranto alle criticità ambientali del nostro territorio è stata più che opportuna e deve proseguire sempre in maniera istituzionalmente stringente e documentata.

E ogni possibile intervento deve essere invocato e perseguito per garantire che il diritto alla salute dei nostri concittadini venga anteposto ad ogni altra considerazione, più o meno utilitaristica”.

Proposte Fnomceo

Il Coordinatore della Commissione Professione, Salute Ambiente e Sviluppo Economico della Fnomceo, Emanuele Vinci fa considerazioni più specifiche sullo studio.

“Innanzitutto, lo Studio Sentieri si basa su indagini epidemiologiche che poggiano sui dati relativi ai ricoveri ospedalieri, su quelli di mortalità e del registro tumori. Tutti dati, cioè, che si raccolgono quando la malattia è già avanzata e acquisita.

Per una prevenzione più efficace bisogna invece spostare la sorveglianza sanitaria sulle prime fasi della malattia.

Da qui il Progetto Medici sentinella dell’Ambiente, messo in campo dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMCeO) e dalla Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE) e approvato dal Ministero della Salute, che consiste in una rete di medici che sorvegliano, sul territorio, le patologie ambiente – correlate”.

“La seconda considerazione è che i dati sul monitoraggio degli inquinanti ambientali e alimentari sono rapportati ai valori soglia dei singoli inquinanti e pesticidi, che sono determinati a livello tossicologico su studi di citotossicità in vivo e in vitro riferiti alla singola sostanza – continua Vinci -.

È intuibile che la sommatoria di tutti gli inquinanti e pesticidi (singolarmente anche sotto soglia) possa provocare danni alla salute e spiegare così gli allarmanti dati epidemiologici, al di sopra delle medie regionali e nazionali”.

“Infine, le procedure di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) sono definite ex-post in quanto sono attivate solo se si documentano inquinanti al di sopra dei valori soglia – conclude Vinci -.

Vanno invece attuate le procedure di Valutazione dell’Impatto sulla Salute (VIS), che valutano preventivamente l’esposizione agli inquinanti, e quindi sono attivate indipendentemente dal superamento dei valori soglia”.

L’Istituto Superiore di Sanità chiarisce che è prevista a breve (24 giugno) un’iniziativa interministeriale per informare le istituzioni locali e i soggetti sociali in merito alla relazione fra qualità ambientale e stato di salute e recenti aggiornamenti forniti dai flussi di dati sanitari.

Seguiranno il 4 e il 5 luglio presso l’Istituto Superiore di Sanità due giornate dedicate rispettivamente all’illustrazione del Progetto SENTIERI nel suo complesso, e agli approfondimenti e aggiornamenti relativi al sito di Taranto.

Barbara Zampini

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medici militari

Per la FNOMCeO, la soluzione dei medici militari per sopperire alla carenza di specialisti negli ospedali molisani è una ‘misura tampone’. L’Anaao Assomed, ribadisce la necessità di investire sulla formazione specialistica

Una “misura tampone” che “potrà avere qualche effetto positivo, a condizione che, per sostituire i colleghi, vengano chiamati colleghi della sanità militare che siano specialisti nelle branche scoperte”. Così il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli sul ricorso ai medici militari per sopperire alla mancanza di specialisti negli ospedali del Molise.

“La carenza di specialisti – afferma il vertice della Federazione – così come quella dei medici di medicina generale, non nasce ora: era prevista almeno da dieci anni. Bisogna prendere atto che il problema esiste e che la sua gestione non può essere lasciata in mano alle singole regioni ma va gestita a livello centrale”.

“Non servono – prosegue  – misure emergenziali locali, che finiscono per forza di cose per essere incoerenti e disorganiche. Quella che occorre è una programmazione seria ed efficace del fabbisogno di specialisti, accompagnata da un piano a carattere straordinario e ‘a scadenza’ che, nelle more della formazione di un numero adeguato di nuovi specialisti, permetta agli ospedali di assumere gli specializzandi dell’ultimo anno. Questo metterebbe subito a disposizione 5000 medici pronti ad essere impiegati nel Servizio sanitario nazionale e, nel contempo, consentirebbe di liberare 5000 borse per formare i colleghi già laureati e che non trovano posto nelle Scuole di Specializzazione”.

Sullo stesso tenore anche la reazione dell’Anaao Assomed che parla di “soluzioni fantasiose quanto precarie, segno del fallimento delle politiche di programmazione dei fabbisogni specialistici degli ultimi 10 anni”.

“Abbiamo bisogno – sottolinea l’Associazione – di investire le poche risorse disponibili in contratti di formazione specialistica portandoli ad almeno 10 mila ogni anno. Sul versante occupazionale è cruciale sbloccare il turnover permettendo anche alle Regioni in piano di rientro, di aprire una nuova e vitale stagione di assunzioni nel SSN consentendo ai medici specializzandi degli ultimi anni la partecipazione alle selezioni sia a tempo determinato che indeterminato”.

Per l’Anaao, la carenza di personale negli ospedali si connota anche come crisi di vocazioni nei confronti di un lavoro considerato non più appetibile. “Un lavoro gravoso, rischioso, fatto di turni infiniti, milioni di ore di straordinario che mai verranno recuperate o retribuite, weekend quasi tutti occupati per guardie o reperibilità, difficoltà perfino nel poter godere delle ferie maturate. E i nostri giovani medici che preferiscono lavori meno stressanti nel privato o emigrare all’estero attratti dalle remunerazioni più elevate e dalla maggiore valorizzazione del merito”.

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Anelli (FNOMCeO): garantire su tutti i mezzi di soccorso avanzato le due figure professionali, così come previsto dalle norme e dai contratti di lavoro

Medici e infermieri insieme sui mezzi di soccorso avanzato riescono a tutelare meglio di qualsiasi algoritmo la salute dei cittadini. Ne è convinto il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che torna a commentare i dati dell’Indice della salute.

La classifica pubblicata dal Sole 24 Ore ha messo in evidenza i risultati straordinari della Puglia in relazione alla bassa mortalità per infarto miocardico acuto. Cinque province pugliesi sono infatti tra le prime 10 in Italia per miglior performance, con maggior numero di vite salvate. Taranto è al 2° posto assoluto dopo Sassari, seguita da Bari al 3° posto e dalla BAT al 5° posto. Foggia e Lecce chiudono rispettivamente al 9°e 10° posto.

“Non è un caso – commenta Anelli – che 5 su 6 province in Puglia, regione che assicura la doppia presenza, del medico e dell’infermiere, nell’80% degli interventi in codice rosso, registrino risultati eccellenti nella riduzione della mortalità da infarto acuto del miocardio, che è una patologia tempo dipendente”.

La presenza contemporanea dei medici e degli infermieri, secondo il vertice della Federazione, garantisce infatti la messa a disposizione del paziente delle migliori competenze possibili, ognuno per il proprio compito, in maniera sinergica.

Per Anelli nessun algoritmo potrà mai sostituire una professionalità. Né qualsiasi tipo di task shifting potrà mai surrogare la sinergia e l’efficacia delle due professioni insieme. “Ancora una volta – conclude – invitiamo le regioni ed il Ministero a garantire su tutti i mezzi di soccorso avanzato le due figure professionali, così come previsto dalle norme e dai contratti di lavoro, abbandonando la logica del risparmio in un ambito dove la professionalità e le competenze specifiche per le due professioni rappresentano la migliore garanzia per un’assistenza efficace ed efficiente”.

 

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aggressioni contro i medici

Il Ministro della salute interverrà al Comitato Centrale della Federazione. Anelli: serve un percorso condiviso per fermare le aggressioni contro i medici

Il Ministro della Salute Giulia Grillo interverrà il prossimo 13 giugno al Comitato Centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Lo ha annunciato il presidente della stessa FNOMCeO, Filippo Anelli,  all’indomani dell’ennesima aggressione ai danni di due dottoresse dell’Ospedale San Giovanni di Roma. “Ringraziamo il Ministro per la sensibilità dimostrata e per aver tenuto fede all’impegno assunto dopo la sparatoria avvenuta venerdì scorso all’ospedale di Napoli. Ormai – prosegue il vertice della Federazione –  le aggressioni contro i medici e gli operatori si susseguono al ritmo di un vero e proprio bollettino di guerra”. Inoltre, “costituiscono un’emergenza di sanità pubblica, in quanto mettono in pericolo non solo la vita dei professionisti, ma anche quella dei pazienti, che rischiano di non essere assistiti nella maniera migliore”.

Anelli ha quindi ringraziato le due colleghe vittime della violenza. Queste, seppur tenute sotto scacco dal loro aggressore, non avrebbero esitato a soccorrere un altro paziente che si trovava in pericolo di vita.

“È profondamente ingiusto, ed eticamente inaccettabile, che un medico si trovi costretto a rischiare la vita per poter portare a termine la sua missione di salvare quella di un suo assistito”.

“Il ministro Grillo  – aggiunge ancora il presidente  – venerdì ha promesso che non lascerà soli i medici. La aspettiamo quindi il 13 giugno qui nella nostra sede, che dei medici tutti è la casa, per trovare tutti insieme una strategia d’azione su più livelli. Auspichiamo che questo non sia che l’inizio di un percorso condiviso anche con le altre Professioni sanitarie e sociali, che ci veda tutti insieme a un Tavolo permanente per dire finalmente ‘basta’ a questa forma di violenza, tanto più inutile e vigliacca perché si ritorce contro gli assistiti, i fragili, mettendo a rischio l’intero sistema delle cure. È per questo – conclude – che non ci stancheremo mai di ripetere che, come ammoniva una nostra campagna di comunicazione, chi aggredisce un medico aggredisce sé stesso”.

 

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gravidanza criptica

Obiettivo dell’agguato in ospedale un giovane di 22 anni, ora in condizioni stabili, arrivato al Pronto soccorso con ferite di arma da fuoco. FNOMCeO: episodio inaccettabile per sicurezza operatori sanitari

La scorsa notte un sicario a volto coperto con il casco integrale ha fatto irruzione all’interno del Vecchio Pellegrini di Napoli. Obiettivo dell’agguato in ospedale un giovane di 22 anni appena trasportato in Pronto soccorso per delle ferite di arma da fuoco alle gambe. Sull’episodio indagano i carabinieri, coordinati dall’Antimafia.

Secondo quanto riferisce il Commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, l’uomo avrebbe sparato ad altezza d’uomo. Il tutto senza curarsi del fatto che sulle scale del Pronto soccorso, c’erano almeno quattro o cinque persone. Tra questi due minorenni che accompagnavano il ‘bersaglio’ e che verosimilmente sarebbero stati feriti di striscio proprio in ospedale. I due giovani, tuttavia, si sarebbero allontanati dalla struttura prima che venissero contattati i genitori. Stabili, invece, le condizioni del 22enne.

“Poteva essere una strage” ha sottolineato Verdoliva, evidenziando come di questo passo “arriveremo ai camici bianchi antiproiettile”.

Sulla vicenda  dell’agguato in ospedale a Napoli è intervenuta anche la FNOMCeO, chiedendo un incontro urgente con il Ministro della Salute Giulia Grillo. “Non è possibile, in un paese civile, che medici e infermieri siano costretti ad operare in condizioni prive di ogni sicurezza, finendo addirittura coinvolti in una sparatoria”. A sottolinearlo il presidente della Federazione Filippo Anelli.

“Tutti i trattati internazionali – prosegue – vietano, in battaglia, di aprire il fuoco contro chi soccorre i feriti, così come, in guerra, di bombardare ospedali o di sparare contro i mezzi di soccorso. Che questo possa accadere in tempo di pace e, soprattutto, che non ci siano le condizioni per prevenirlo, è un fatto inaccettabile. Gli operatori sanitari garantiscono un diritto previsto dalla Costituzione, se la loro sicurezza e la loro stessa vita sono a rischio lo è anche il diritto alla salute di tutti i cittadini”.

La FNOMCeO chiede dunque l’attivazione immediata di un Tavolo con tutte le professioni sanitarie, che metta a punto una strategia d’azione seria, concreta e tempestiva, e su più livelli. “Nell’immediato – afferma Anelli –  va accelerato l’iter di approvazione del Disegno di Legge sulla sicurezza  degli operatori sanitari. Va inoltre previsto un fondo dedicato, che permetta di mettere in sicurezza le sedi, di assumere personale, di definire azioni di tutela delle persone. Va, infine, previsto un percorso di formazione sia per i professionisti sia per i cittadini, con progetti di comunicazione mirati e di educazione civica nelle scuole”.

 

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CONTRATTO DEI MEDICI

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