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medici militari

Per la FNOMCeO, la soluzione dei medici militari per sopperire alla carenza di specialisti negli ospedali molisani è una ‘misura tampone’. L’Anaao Assomed, ribadisce la necessità di investire sulla formazione specialistica

Una “misura tampone” che “potrà avere qualche effetto positivo, a condizione che, per sostituire i colleghi, vengano chiamati colleghi della sanità militare che siano specialisti nelle branche scoperte”. Così il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli sul ricorso ai medici militari per sopperire alla mancanza di specialisti negli ospedali del Molise.

“La carenza di specialisti – afferma il vertice della Federazione – così come quella dei medici di medicina generale, non nasce ora: era prevista almeno da dieci anni. Bisogna prendere atto che il problema esiste e che la sua gestione non può essere lasciata in mano alle singole regioni ma va gestita a livello centrale”.

“Non servono – prosegue  – misure emergenziali locali, che finiscono per forza di cose per essere incoerenti e disorganiche. Quella che occorre è una programmazione seria ed efficace del fabbisogno di specialisti, accompagnata da un piano a carattere straordinario e ‘a scadenza’ che, nelle more della formazione di un numero adeguato di nuovi specialisti, permetta agli ospedali di assumere gli specializzandi dell’ultimo anno. Questo metterebbe subito a disposizione 5000 medici pronti ad essere impiegati nel Servizio sanitario nazionale e, nel contempo, consentirebbe di liberare 5000 borse per formare i colleghi già laureati e che non trovano posto nelle Scuole di Specializzazione”.

Sullo stesso tenore anche la reazione dell’Anaao Assomed che parla di “soluzioni fantasiose quanto precarie, segno del fallimento delle politiche di programmazione dei fabbisogni specialistici degli ultimi 10 anni”.

“Abbiamo bisogno – sottolinea l’Associazione – di investire le poche risorse disponibili in contratti di formazione specialistica portandoli ad almeno 10 mila ogni anno. Sul versante occupazionale è cruciale sbloccare il turnover permettendo anche alle Regioni in piano di rientro, di aprire una nuova e vitale stagione di assunzioni nel SSN consentendo ai medici specializzandi degli ultimi anni la partecipazione alle selezioni sia a tempo determinato che indeterminato”.

Per l’Anaao, la carenza di personale negli ospedali si connota anche come crisi di vocazioni nei confronti di un lavoro considerato non più appetibile. “Un lavoro gravoso, rischioso, fatto di turni infiniti, milioni di ore di straordinario che mai verranno recuperate o retribuite, weekend quasi tutti occupati per guardie o reperibilità, difficoltà perfino nel poter godere delle ferie maturate. E i nostri giovani medici che preferiscono lavori meno stressanti nel privato o emigrare all’estero attratti dalle remunerazioni più elevate e dalla maggiore valorizzazione del merito”.

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Anelli (FNOMCeO): garantire su tutti i mezzi di soccorso avanzato le due figure professionali, così come previsto dalle norme e dai contratti di lavoro

Medici e infermieri insieme sui mezzi di soccorso avanzato riescono a tutelare meglio di qualsiasi algoritmo la salute dei cittadini. Ne è convinto il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che torna a commentare i dati dell’Indice della salute.

La classifica pubblicata dal Sole 24 Ore ha messo in evidenza i risultati straordinari della Puglia in relazione alla bassa mortalità per infarto miocardico acuto. Cinque province pugliesi sono infatti tra le prime 10 in Italia per miglior performance, con maggior numero di vite salvate. Taranto è al 2° posto assoluto dopo Sassari, seguita da Bari al 3° posto e dalla BAT al 5° posto. Foggia e Lecce chiudono rispettivamente al 9°e 10° posto.

“Non è un caso – commenta Anelli – che 5 su 6 province in Puglia, regione che assicura la doppia presenza, del medico e dell’infermiere, nell’80% degli interventi in codice rosso, registrino risultati eccellenti nella riduzione della mortalità da infarto acuto del miocardio, che è una patologia tempo dipendente”.

La presenza contemporanea dei medici e degli infermieri, secondo il vertice della Federazione, garantisce infatti la messa a disposizione del paziente delle migliori competenze possibili, ognuno per il proprio compito, in maniera sinergica.

Per Anelli nessun algoritmo potrà mai sostituire una professionalità. Né qualsiasi tipo di task shifting potrà mai surrogare la sinergia e l’efficacia delle due professioni insieme. “Ancora una volta – conclude – invitiamo le regioni ed il Ministero a garantire su tutti i mezzi di soccorso avanzato le due figure professionali, così come previsto dalle norme e dai contratti di lavoro, abbandonando la logica del risparmio in un ambito dove la professionalità e le competenze specifiche per le due professioni rappresentano la migliore garanzia per un’assistenza efficace ed efficiente”.

 

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aggressioni contro i medici

Il Ministro della salute interverrà al Comitato Centrale della Federazione. Anelli: serve un percorso condiviso per fermare le aggressioni contro i medici

Il Ministro della Salute Giulia Grillo interverrà il prossimo 13 giugno al Comitato Centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Lo ha annunciato il presidente della stessa FNOMCeO, Filippo Anelli,  all’indomani dell’ennesima aggressione ai danni di due dottoresse dell’Ospedale San Giovanni di Roma. “Ringraziamo il Ministro per la sensibilità dimostrata e per aver tenuto fede all’impegno assunto dopo la sparatoria avvenuta venerdì scorso all’ospedale di Napoli. Ormai – prosegue il vertice della Federazione –  le aggressioni contro i medici e gli operatori si susseguono al ritmo di un vero e proprio bollettino di guerra”. Inoltre, “costituiscono un’emergenza di sanità pubblica, in quanto mettono in pericolo non solo la vita dei professionisti, ma anche quella dei pazienti, che rischiano di non essere assistiti nella maniera migliore”.

Anelli ha quindi ringraziato le due colleghe vittime della violenza. Queste, seppur tenute sotto scacco dal loro aggressore, non avrebbero esitato a soccorrere un altro paziente che si trovava in pericolo di vita.

“È profondamente ingiusto, ed eticamente inaccettabile, che un medico si trovi costretto a rischiare la vita per poter portare a termine la sua missione di salvare quella di un suo assistito”.

“Il ministro Grillo  – aggiunge ancora il presidente  – venerdì ha promesso che non lascerà soli i medici. La aspettiamo quindi il 13 giugno qui nella nostra sede, che dei medici tutti è la casa, per trovare tutti insieme una strategia d’azione su più livelli. Auspichiamo che questo non sia che l’inizio di un percorso condiviso anche con le altre Professioni sanitarie e sociali, che ci veda tutti insieme a un Tavolo permanente per dire finalmente ‘basta’ a questa forma di violenza, tanto più inutile e vigliacca perché si ritorce contro gli assistiti, i fragili, mettendo a rischio l’intero sistema delle cure. È per questo – conclude – che non ci stancheremo mai di ripetere che, come ammoniva una nostra campagna di comunicazione, chi aggredisce un medico aggredisce sé stesso”.

 

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gravidanza criptica

Obiettivo dell’agguato in ospedale un giovane di 22 anni, ora in condizioni stabili, arrivato al Pronto soccorso con ferite di arma da fuoco. FNOMCeO: episodio inaccettabile per sicurezza operatori sanitari

La scorsa notte un sicario a volto coperto con il casco integrale ha fatto irruzione all’interno del Vecchio Pellegrini di Napoli. Obiettivo dell’agguato in ospedale un giovane di 22 anni appena trasportato in Pronto soccorso per delle ferite di arma da fuoco alle gambe. Sull’episodio indagano i carabinieri, coordinati dall’Antimafia.

Secondo quanto riferisce il Commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, l’uomo avrebbe sparato ad altezza d’uomo. Il tutto senza curarsi del fatto che sulle scale del Pronto soccorso, c’erano almeno quattro o cinque persone. Tra questi due minorenni che accompagnavano il ‘bersaglio’ e che verosimilmente sarebbero stati feriti di striscio proprio in ospedale. I due giovani, tuttavia, si sarebbero allontanati dalla struttura prima che venissero contattati i genitori. Stabili, invece, le condizioni del 22enne.

“Poteva essere una strage” ha sottolineato Verdoliva, evidenziando come di questo passo “arriveremo ai camici bianchi antiproiettile”.

Sulla vicenda  dell’agguato in ospedale a Napoli è intervenuta anche la FNOMCeO, chiedendo un incontro urgente con il Ministro della Salute Giulia Grillo. “Non è possibile, in un paese civile, che medici e infermieri siano costretti ad operare in condizioni prive di ogni sicurezza, finendo addirittura coinvolti in una sparatoria”. A sottolinearlo il presidente della Federazione Filippo Anelli.

“Tutti i trattati internazionali – prosegue – vietano, in battaglia, di aprire il fuoco contro chi soccorre i feriti, così come, in guerra, di bombardare ospedali o di sparare contro i mezzi di soccorso. Che questo possa accadere in tempo di pace e, soprattutto, che non ci siano le condizioni per prevenirlo, è un fatto inaccettabile. Gli operatori sanitari garantiscono un diritto previsto dalla Costituzione, se la loro sicurezza e la loro stessa vita sono a rischio lo è anche il diritto alla salute di tutti i cittadini”.

La FNOMCeO chiede dunque l’attivazione immediata di un Tavolo con tutte le professioni sanitarie, che metta a punto una strategia d’azione seria, concreta e tempestiva, e su più livelli. “Nell’immediato – afferma Anelli –  va accelerato l’iter di approvazione del Disegno di Legge sulla sicurezza  degli operatori sanitari. Va inoltre previsto un fondo dedicato, che permetta di mettere in sicurezza le sedi, di assumere personale, di definire azioni di tutela delle persone. Va, infine, previsto un percorso di formazione sia per i professionisti sia per i cittadini, con progetti di comunicazione mirati e di educazione civica nelle scuole”.

 

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fuga dei medici

Il fenomeno della fuga dei medici dal nostro Paese riguarda ogni anno circa 1500 laureati che emigrano  per specializzarsi

“Laureata a Milano, medico a Berlino. Offre l’Italia”. “Laureato a Bari, anestesista a Parigi. Offre l’Italia”. Sono gli slogan della nuova campagna della Fnomceo, sulla fuga dei medici dal nostro Paese, lanciata in occasione dell’apertura degli Stati Generali della Professione medica.

Nei manifesti,  sotto alle foto di due giovani medici in camice bianco vengono riportati alcuni numeri. “Ogni anno –si legge – 1500 medici vanno a specializzarsi all’estero. E non tornano. Costano all’Italia oltre 225 milioni”. Quindi una richiesta al Governo: “Servono più posti di specializzazione”.

“La campagna  nasce con l’obiettivo di sensibilizzare gli italiani sul problema della carenza di medici di medicina generale e specialisti, e sulle possibili soluzioni”. A spiegarlo il presidente della Federazione Filippo Anelli. “Saranno infatti 14000 – aggiunge – i medici così specializzati che mancheranno all’appello nei prossimi 15 anni”.

Per la Federazione si tratta di un’emorragia dovuta all’ondata di pensionamenti attesa per il 2025, quando la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice.

Se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli – si legge in una nota –  il Ssn rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. In tal senso la Fnomceo non ritiene valida come soluzione l’abolizione del numero chiuso alla facoltà di medicina.

“In realtà i medici ci sono – afferma ancora Anelli -: già oggi abbiamo almeno 10000 laureati che non chiedono altro che poter essere specializzati.  Aprire gli accessi alla facoltà di medicina non farebbe che ingrandire la massa di medici che non riescono ad accedere alle Scuole di specializzazione e rimangono, inoccupati, prigionieri nel cosiddetto imbuto formativo. Tra questi, i 1500 medici che, dopo essersi laureati in Italia, emigrano all’estero per specializzarsi, trovando subito sul posto un impiego a condizioni retributive e organizzative migliori delle nostre”.

“Abolire ora il numero programmato – conclude – sarebbe dunque non solo inutile, ma controproducente. Le soluzioni sono quelle che noi da sempre prospettiamo: aumentare il numero delle borse, e, su questo, il Governo ci ha in parte ascoltato, avendone aumentato il numero di 1800, portandole così a 8000; incrementare i posti per il Corso di Medicina Generale; contrattualizzare gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così risorse per altre 5000 borse;  recuperare i fondi delle borse abbandonate, che oggi vanno persi”.

 

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scuole di specializzazione

Il Ministro della Salute annuncia l’incremento di 1200 borse per le scuole di specializzazione di area sanitaria

“Via libera a 8.000 borse di specializzazione per i medici per l’anno accademico 2018/19. La mia battaglia ha portato ben 1.800 posti in più, un numero mai raggiunto prima. Avanti così per il futuro del nostro Servizio sanitario nazionale”. Così su twitter il Ministro della Salute Giulia Grillo annuncia il via libera da parte del Ministero dell’Economia dell’aumento  del 30% rispetto al precedente anno dei posti disponibili per le scuole di specializzazione di area medica. Un incremento in linea con quanto annunciato nelle scorse settimane dal titolare del Miur, Marco Bussetti.

La richiesta per un aumento delle borse di specializzazione è stata ripetutamente ribadita dai sindacati medici. Anche  la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha più volte ribadito che “i medici ci sono, ma mancano gli specialisti”.

“Riconosciamo al Ministro Grillo il merito di aver preso in considerazione le nostre istanze” commenta il presidente Fnomceo Filippo Anelli.

“Ora si dia attuazione alla norma dell’ultima finanziaria e si assumano gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così altre 5000 borse che possono aggiungersi a quelle individuate dal Ministro, dando cosi una prima risposta agli oltre 10000 laureati in medicina ancora fermi nell’imbuto formativo”.

“Finalmente – prosegue il vertice della Federazione – si è compreso che non mancano, anzi sono in sovrannumero, i medici laureati: a mancare sono gli specialisti. Questo risultato importante per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, raggiunto grazie al Ministro Grillo, inverte una tendenza e avvia a soluzione il problema della carenza degli specialisti”.

“Tuttavia – sottolinea ancora Anelli – il percorso per risolvere il problema della carenza di specialisti, che crea forte disagio e allunga le liste di attesa, necessita di un ulteriore sforzo. Perciò chiediamo di assumere all’interno degli ospedali gli specializzandi dell’ultimo anno, misura peraltro largamente condivisa da tutto il mondo medico e dai Sindacati di categoria, e di porre fine all’emorragia di borse che, abbandonate a metà del percorso, vanno attualmente sprecate”.

 

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ruolo del medico

Il presidente FNOMCeO è intervenuto a un incontro promosso da ALTEMPS evidenziando i sintomi della crisi del ruolo del medico e presentando ‘Gli Stati generali della professione medica e odontoiatrica’

“Le aggressioni contro i medici, il corto circuito tra scienza medica e società, con il fiorire di fake news sulla salute, il disagio degli operatori del Servizio Sanitario pubblico, costretti a lavorare anche contro le norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e sul riposo compensativo, l’aziendalizzazione della sanità, il mancato coinvolgimento nelle politiche di governance, le disuguaglianze di salute: sono tutti sintomi di una ‘crisi’ del ruolo del medico che non può più essere rimossa e taciuta, ma va ammessa, riconosciuta e affrontata nella sua complessità”.

Così il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri Filippo Anelli, in occasione dell’incontro “Le nuove sfide per la professione medica e la sanità” promosso dall’ Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica (ALTEMS).

Anelli ha presentato il percorso intrapreso dalla FNOMCEO che porterà il prossimo 16 maggio all’avvio degli “Stati generali della professione medica ed odontoiatrica”, che si concluderanno nel giugno del 2020 e che vedranno coinvolti tutti gli ordini territoriali.

“Gli Stati Generali – ha spiegato il presidente FNOMCeO – costituiscono un grande percorso, che coinvolgerà tutte le componenti della professione medica e odontoiatrica, le altre professioni, sanitarie e non, e poi antropologi, sociologi, opinion leader, filosofi, economisti, intellettuali”.

Saranno sei le direttrici lungo le quali si svilupperà il dibattito che porterà a scrivere la ‘Magna Carta’ del medico e della Medicina: i cambiamenti e le crisi, il medico e la società, il medico e l’economia, il medico e la scienza. Clinica e cultura, il medico e il lavoro, la medicina, il medico e il futuro. Una nuova definizione di medicina

Per innescare il dibattito sono state elaborate 100 tesi. “Queste tesi – sottolinea Anelli – vanno considerate delle “provocazioni”, in senso buono, cioè argomenti per sollecitare e suscitare un dibattito, delle riflessioni, dei pronunciamenti, quindi argomenti per “scuotere” l’albero, per superare gli steccati, per allargare gli orizzonti. Altra cosa saranno le tesi conclusive degli Stati Generali, quelle sulla base delle quali sarà riscritta, tenendo conto delle proposte degli Ordini, la “Magna Carta” della professione”.

 

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scuole di specializzazione

Appello FNOMCeO al Ministro Bussetti: ammissione dei medici stranieri alle scuole di specializzazione con un’autocertificazione del titolo attestante la conoscenza della lingua italiana

È stato pubblicato sul sito del MIUR il Bando di ammissione dei medici alle Scuole di Specializzazione di Area sanitaria per l’Anno Accademico 2018/2019. La Prova unica nazionale per l’accesso si svolgerà il 2 luglio 2019. I termini per la presentazione delle domande di partecipazione vanno dal 9 maggio 2019 alle ore 15.00 del 21 maggio 2019. Le attività didattiche inizieranno l’1 novembre 2019.

In occasione della pubblicazione del provvedimento, la FNOMCeO ha lanciato un appello al Ministro dell’Istruzione Bussetti per all’ammissione alle scuole di specializzazione dei medici stranieri con un’autocertificazione del titolo attestante la conoscenza della lingua italiana.

Il bando richiede infatti come requisiti per l’ammissione dei candidati comunitari oppure non comunitari regolarmente soggiornanti in possesso del diploma di laurea e di abilitazione,  il possesso al momento della presentazione della domanda di partecipazione di “una certificazione di lingua italiana attestante la conoscenza della lingua italiana corrispondente al livello C1 del Quadro comune europeo di riferimento delle lingue QCER,  rilasciata da enti certificatori accreditati appartenenti al sistema di certificazione unificato CLIQ “.

In una lettera inviata al titolare del MIUR, Anelli ha evidenziato come tale aspetto  rischi “di determinare una disparità di trattamento nei confronti dei giovani colleghi interessati a presentare richiesta di partecipazione al Bando medesimo”.

“Ferma restando la assoluta condivisione del principio per il quale un professionista medico, abilitato all’esercizio della professione debba conoscere perfettamente la lingua del Paese che lo accoglie come professionista per poter garantire il livello di prestazioni adeguato ai cittadini-pazienti – scrive il vertice FNOMCeO –  sono a porre in via ufficiale la richiesta di meglio esplicitare la modalità di accertamento del possesso di tale indispensabile requisito attraverso il meccanismo della autocertificazione”.

Più precisamente, la proposta della Federazione prevede che il medico che presenti la domanda di partecipazione al bando possa, in prima fase, autocertificare il possesso dell’attestato di lingua e solo successivamente laddove risultasse vincitore produrre, pena la decadenza, la certificazione richiesta.

“In tal modo – afferma ancora Anelli – si potrebbe evitare che le previsioni attualmente contenute nel si trasformino in uno sbarramento preventivo, vissuto dai giovani colleghi come uno sbarramento aprioristico, finalizzato esclusivamente a circoscriverli, all’interno di una categoria professionale con minori possibilità di accesso rispetto ai colleghi di lingua madre italiana”.

“Tutto ciò – conclude il presidente FNOMCeO – varrebbe maggiormente per i giovani colleghi già dotati di regolare permesso di soggiorno e quindi già da tempo inseriti nel contesto territoriale italiano”.

 

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Anelli: inopportuno e inutile un aumento delle immatricolazioni. Per le specializzazioni mediche occorrono subito 10mila borse di studio

“Oggi abbiamo più di diecimila medici laureati, abilitati, in attesa di accedere alle Specializzazioni e al Corso per la Medicina Generale. E questi medici raddoppieranno nel 2021, quando cominceranno a laurearsi i quasi diecimila studenti immatricolati in sovrannumero nell’anno 2014/2015, dopo aver fatto ricorso al Tar per presunte irregolarità nei test d’accesso”.
E’ quanto sottolinea la FNOMCeO nel confermare il dato sulla carenza di circa 14mila specialisti, nei prossimi 15 anni all’interno del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Un dato lanciato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che corrisponde alle proiezioni già fatte dai Sindacati medici, dalla stessa Fnomceo, dalla Fondazione Enpam.

Secondo le proiezioni dell’Osservatorio, solo il 75% dei 56 mila medici che il SSN perderà nei prossimi anni sarà rimpiazzato.

La Federazione dei medici, tuttavia, non condivide la considerazione secondo cui per tamponare la falla occorrerebbe un aumento non solo delle specializzazioni ma anche delle immatricolazioni a Medicina.
“Aumentare adesso gli accessi a Medicina, a fronte dei quasi ventimila medici che rimarranno bloccati nell’’imbuto formativo’ tra soli due anni, appare quantomeno inopportuno oltreché inutile, visto che questi medici finiranno il loro percorso tra undici anni, quando la gobba pensionistica, che raggiungerà il suo apice nel 2025, sarà ormai superata. A sostenerlo è il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli, che cita uno studio dell’Anaao che quantifica tra l’altro lo spreco di risorse pubbliche dovuto a un incremento delle immatricolazioni.
“Il problema della carenza di specialisti – conclude Anelli – non si risolve aumentando i laureati ma aumentando i percorsi post lauream. Occorrono almeno diecimila borse subito, più duemila per la Medicina generale. È imprescindibile, nel medio-lungo periodo, un intervento legislativo per cui a ogni laurea corrisponda una borsa”.
 
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Il Ministro della Salute: individuata con le Regioni una road map con le priorità per i tavoli di lavoro sul Patto per la Salute

Si è svolta nei giorni scorsi al ministero della Salute una riunione con le Regioni per definire l’operatività sui temi da affrontare nel prossimo Patto per la salute. Il confronto ‘sereno e costruttivo’ – si legge in una nota del dicastero – ha portato a individuare una road map con le priorità per i tavoli di lavoro che saranno istituiti nei prossimi incontri.
“La nostra volontà – spiega il ministro della Salute, Giulia Grillo – è di dare corso alla definizione del Patto per la salute individuando una modalità operativa costruttiva in grado di indicare una nuova rotta alle politiche sanitarie, mettendo anche al centro il tema dei finanziamenti alla sanità. Mai più tagli lineari con una visione ragionieristica del diritto alla salute”.
“Il Paese – prosegue -si aspetta risposte sui temi strategici della sanità. Dobbiamo svecchiare le regole sul personale che di fatto hanno congelato le assunzioni e in molti casi messo a rischio l’erogazione dei servizi ai cittadini. Va potenziata l’assistenza territoriale ridisegnando nuovi modelli”.

“Impegniamoci poi a semplificare le regole, limando l’eccesso normativo che imprigiona le risorse”.

“Penso soprattutto all’edilizia sanitaria che ha una giungla di norme che rallentano gli interventi per sistemare le strutture e costruire nuovi ospedali. Serve poi un confronto sui piani di rientro e sui commissariamenti che per alcuni aspetti sono sicuramente inadatti al mutato contesto di questi anni. Infine – conclude Grillo – voglio lavorare con le Regioni sulla mobilità sanitaria inappropriata: ognuno dovrebbe essere curato a pochi chilometri da casa, basta pazienti e famiglie con le valigie”.
Sul tema è intervenuto ieri anche il Presidente della FNOMCeO evidenziando come le Professioni vogliano essere parte attiva nel percorso di predisposizione del Patto per la Salute. Questo, infatti, va a incidere su temi quali la formazione, la riorganizzazione dell’assistenza territoriale, i fabbisogni di personale, le risorse, i farmaci, l’edilizia sanitaria, la digitalizzazione. “Tutti obiettivi strategici che coinvolgono da vicino le Professioni stesse e che possono essere raggiunti solo con decisioni condivise” spiega Anelli.
“Le Professioni sanitarie e sociali vogliono esserci, vogliono contribuire, apportando le loro specifiche competenze e i loro valori, ad assicurare la migliore assistenza sanitaria ai cittadini. Noi – conclude – siamo i professionisti della salute, e qualunque Patto in materia non può essere steso senza il nostro apporto, in uno spirito di collaborazione e nell’applicazione del nostro ruolo di Enti sussidiari dello Stato”.
 
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