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La Federazione dei medici saluta positivamente le affermazioni del Ministro Grillo sulla necessità di rivedere il sistema di formazione dei medici

“Finalmente, sulla formazione dei medici, la politica sembra aver preso atto che il sistema, così com’è strutturato non può reggere e occorrono risposte urgenti e condivise”. Così il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sulle proposte del Ministro della Salute per controllare la carenza di specialisti e di medici di medicina generale. Grillo, in un videomessaggio su Facebook, aveva espresso la necessità di un nuovo modello per la formazione medica post laurea.
“Le dichiarazioni rilasciate ieri dal Ministro sono interessanti e sembrano convergere nella direzione indicata dai medici” continua Anelli. Il riferimento, in particolare, è all’azzeramento de i tempi morti tramite la laurea abilitante, all’eliminazione dell’imbuto formativo collegando a ogni laurea un percorso post lauream. E ancora, all’ ampliamento dell’offerta formativa e all’innalzamento della qualità della formazione, anche conferendo gradualmente maggiori responsabilità agli specializzandi.

“Se le condizioni sono queste – sottolinea il vertice della FNOMCeO – noi medici ci siamo e siamo pronti a fare la nostra parte”.

“Per quanto riguarda l’abilitazione, gli Ordini assicurano la loro disponibilità per effettuare le procedure in qualsiasi giorno dell’anno presso le proprie sedi”. Il tutto “anche con procedure telematiche, in modo di annullare i tempi di attesa tra laurea e abilitazione “.
Per quanto concerne invece l’aumento numerico dei percorsi, “se non è possibile aumentare le borse, siamo pronti ad accettare la sfida di trovare un sistema diverso, a parità di qualità formativa”. Stesso discorso per la Medicina Generale, per la quale  la FNOMCeO chiede il titolo accademico, riaffermando il ruolo forte degli Ordini nella gestione del Corso.
“Dobbiamo tener presente – sottolinea Anelli – che, se non risolviamo quest’anno il problema della carenza di specialisti e mmg, lo scenario diventerà catastrofico. Resta aperta la questione dei medici attualmente intrappolati nell’imbuto, e impiegati nel SSN in condizioni di precariato”.  Per questi la Federazione dei medici auspica una soluzione condivisa e all’interno della cornice normativa vigente.
“La Fnomceo – conclude Anelli – ribadisce pertanto la propria disponibilità a sedersi a un Tavolo, insieme ai ministeri coinvolti e ai Sindacati Medici per studiare una vera riforma della formazione post lauream e per trovare un punto di equilibrio tra tutti i legittimi interessi sulla questione dei ‘camici grigi’”.
 
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Anelli: la comprensione dell’origine delle disuguaglianze di salute e il loro ripianamento sono ineludibili azioni propedeutiche a ogni progetto di autonomia regionale

Apprezzamento per le ultime dichiarazioni del Ministro della Salute Giulia Grillo, relativamente alle disuguaglianze di salute tra le diverse Regioni e alla formazione dei medici. Per la FNOMCeO, “la strada è quella giusta”. Ora  – sottolinea il presidente Filippo Anelli – “ci aspettiamo iniziative concrete, che saremo i primi a sostenere”.
Grillo, intervenendo ieri in audizione al Senato di fronte alla Commissione parlamentare per l’attuazione del Federalismo fiscale, ha rimarcato come il Servizio sanitario nazionale, “pur avendo garantito un sostanziale universalismo, sembra avere tradito alcune aspettative: prima tra tutte quella della riduzione delle disparità geografiche”.
“Il divario Nord-Sud – ha evidenziato – rimane evidente e in larga misura immutato in termini di servizi offerti, per quantità e qualità, di speranza di vita, di accesso alle cure e di liste di attesa”.

Parole che hanno riscosso il plauso della Federazione dei medici.

“Il Ministro Grillo – rimarca Anelli – ha sottolineato come il primo obiettivo del Dicastero da lei guidato non possa che essere quello di ridurre le disuguaglianze. Siamo perfettamente d’accordo: la comprensione dell’origine delle disuguaglianze di salute e il loro ripianamento sono ineludibili azioni propedeutiche a ogni progetto di autonomia regionale, e ci conforta e rassicura l’impegno assunto in tal senso”.
“Allo stesso modo – prosegue il vertice FNOMCeO – ci pare un ottimo segnale l’aumento delle borse di specializzazione, annunciato dal ministro Bussetti e poi ribadito dal ministro Grillo. Un aumento cospicuo rispetto alle politiche precedenti ma che, non possiamo non rilevare, prescinde ancora da una corretta programmazione. Le carenze di specialisti previste per i prossimi anni, e in parte già in atto, sono infatti maggiori. Invitiamo dunque il Governo a destinare al finanziamento di altre 2000 borse i fondi previsti per l’aumento del 20% delle immatricolazioni a Medicina, aumento che non farebbe oltretutto che ingigantire l’imbuto formativo, il ‘collo di bottiglia’ tra la laurea e la specializzazione”.
“Resta ovviamente imprescindibile – specifica Anelli – l’aumento a 2000, come lo scorso anno, delle borse per la Medicina Generale, a meno di non voler lasciare i cittadini senza medico di famiglia. Ma, anche su questo versante, l’impegno dimostrato dal ministro Grillo e dalle Regioni, che ha portato all’aumento del fondo, ci lascia ben sperare”.

Tuttavia, secondo la Federazione, rimane necessario un intervento legislativo che correli le lauree alle borse, in modo che ogni medico laureato possa specializzarsi.

“Noi medici – conclude Anelli – siamo con il Ministro in questo percorso condiviso volto ad azzerare l’imbuto formativo, per garantire i medici necessari ai nostri cittadini e un futuro ai nostri giovani colleghi. Chiediamo pertanto un Tavolo tecnico congiunto sulla formazione dei medici, per risolvere il problema della carenza di specialisti, dell’imbuto formativo e dei ‘camici grigi’, i colleghi che, non riuscendo ad accedere alle specializzazioni, sono intrappolati in un limbo fatto di sottoccupazione, contratti a termine, chiamate ‘a gettone’”.
 
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Plauso della FNOMCeO, Anelli: su specializzazioni mediche la politica finalmente prende atto che il problema esiste e si prepara, con buona volontà, a risolverlo

“Quest’anno i posti statali saranno circa 8.000. Il 30% in più di un anno fa. Stiamo dimostrando con i fatti di essere dalla parte dei giovani e del Paese”. Questo l’annuncio del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti in relazione alle specializzazioni mediche.
Una notizia salutata con favore dal mondo dell’associazionismo di categoria. Già nelle scorse ore l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi, aveva ricordato il paradosso dell’imbuto formativo, per cui non c’è carenza di medici bensì carenza di specialisti, esprimendo l’intenzione di aumentare le borse erogate dalla sua Regione.
“Finalmente la Politica prende atto che il problema esiste e si prepara, con buona volontà, a risolverlo”. Questo il commento del presidente della FNOMCeO Filippo Anelli. “Condividiamo inoltre la preoccupazione del Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, in merito ai fondi per la sanità, che non devono, per nessuna ragione, essere dirottati su altri obiettivi”.

“La storia ci insegna, tuttavia, che le buone intenzioni, pur essendo un punto di partenza, non bastano” precisa Anelli.

“Occorre, ora, una programmazione precisa ed efficace, volta a definire azioni lungo due direttrici: smaltire l’imbuto formativo, aumentando le borse, aggiungendone diecimila per i medici ivi intrappolati, ed evitare, per il futuro, che lo stesso si formi, assicurando ad ogni medico laureato una borsa”.
“È questo – conclude – il vero cambiamento che ci attendiamo dalla Politica. Non ripetiamo gli errori del passato, non ‘tappiamo le falle’ con soluzioni tampone, ma, individuate le criticità, ricostruiamo il sistema in modo tale da utilizzare le risorse nella miglior maniera possibile. I giovani medici ci sono, garantiamo loro la possibilità di specializzarsi e garantiremo un futuro al nostro Servizio Sanitario Nazionale e cure ottimali a tutti i cittadini”.
 
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Per il segretario generale FNOMCeO  la carenza di specialisti è frutto di una miope e scellerata programmazione; la politica deve pensare al medico non più come a un costo ma come a una risorsa

“La tempesta è preannunciata dal forte vento. E con la stessa forza noi come FNOMCeO e come Sindacati Medici abbiamo preannunciato da più di dieci anni la carenza di specialisti, frutto di una miope e scellerata programmazione”. Così Roberto Monaco, Segretario generale della Federazione dei medici,  a margine del convegno nazionale “La tempesta perfetta del SSN: regionalismo differenziato, privatizzazione, carenza di medici e dirigenti sanitari”, organizzato dall’Anaao Assomed  e svoltosi nei giorni scorsi a Roma.
“Nonostante la carenza di personale, il blocco del turnover, i turni sempre più pesanti, non solo per l’aumento del carico e del tempo di lavoro ma anche per l’incremento dell’età media dei professionisti; nonostante il contratto, incredibilmente fermo da dieci anni; nonostante, persino, le aggressioni fisiche e verbali che siamo costretti a subire, noi medici – ha proseguito Monaco -continuiamo a tutelare, con il nostro impegno quotidiano, il diritto alla salute dei cittadini”
“E sempre come medici – ha aggiunto – attraverso i nostri enti e associazioni esponenziali, abbiamo fornito le soluzioni per salvare il nostro servizio sanitario nazionale. Ormai l’emergenza è in atto, dobbiamo smettere con gli altisonanti proclami declinati al futuro e parlare al presente: occorrono subito diecimila borse per specializzare i nostri medici già abilitati”.

“Non servono nuovi medici, occorrono nuovi specialisti e medici di Medicina Generale”.

“La politica deve pensare al medico non più come a un costo ma come a una risorsa per garantire il diritto alla salute individuale e collettiva, e considerare la sua formazione non come una spesa ma come un investimento per la sostenibilità del Servizio Sanitario nazionale. Non è questo il tempo di misure tampone, come quella di richiamare i pensionati messa in atto da alcune regioni. È il tempo – ha concluso Monaco – di formare nuovi specialisti, per garantire un futuro al nostro SSN”.
 
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Il sottosegretario alla Salute ha incontra Foad Aodi (Amsi) sottolineando la necessità di trovare soluzioni condivise in materia di circoncisione rituale per scongiurare il decesso di altri bambini innocenti

“In questi giorni la cronaca ci riporta l’urgenza di trovare una soluzione condivisa e sostenibile per far sì che chiunque avanzi la richiesta di poter effettuare una circoncisione rituale “preventiva”, ossia su soggetti sani, possa farlo in sicurezza nelle strutture sanitarie al costo del ticket, in base al reddito, senza aggravi per il Servizio sanitario nazionale.
Come ha dichiarato opportunamente il ministro della Salute, Giulia Grillo, nessuna vita dovrà più essere spezzata per interventi eseguiti in modo inappropriato, clandestino, nella totale assenza di regole. Stiamo lavorando a un provvedimento per consentire ai cittadini di effettuare la circoncisione in completa sicurezza, attivando insieme alle Regioni le modalità più appropriate per intercettare una richiesta di intervento che negli ultimi anni è diventata significativa”.
È il commento del sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, al margine di un incontro con Foad Aodi, fondatore e presidente dell’Associazione nazionale medici di origine straniera in Italia (Amsi). Nel corso dell’appuntamento è stato concordato l’avvio di un tavolo tecnico su sanità e immigrazione composto da ministero della Salute, Amsi e Fnomceo.

“È prioritario ricondurre in ambito sanitario una pratica che se fatta da “santoni” senza scrupoli non potrà che portare altre disgrazie”.

“L’intervento – chiarisce il sottosegretario – deve poter essere fatto da chiunque ne faccia richiesta in day surgery, nelle strutture del nostro Ssn, a prescindere dalle implicazioni di carattere religioso. Non possiamo più permettere che ci siano altri bambini sacrificati e occorre individuare rapidamente una modalità per facilitare questo percorso. La nostra priorità è tutelare il diritto alla salute di tutti”.
Ogni anno in Italia si effettuano 6mila circoncisioni su bambini di origine straniera. Di queste il 35% in modo clandestino, in totale assenza di regole.
“Facilitare l’accesso alla circoncisione – dichiara Aodi – non solo eviterà altre morti assolutamente inaccettabili, ma può aiutare il dialogo tra le comunità straniere e quella italiana. Il mio appello a tutti i cittadini di origine straniera e, in particolare a quelli arabo-musulmani, è di rivolgersi al Servizio sanitario nazionale. Tutti devono rispettare le leggi dei paesi di accoglienza perché la cittadinanza comincia dall’osservanza dei doveri per poter pienamente godere dei diritti”.
 
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Anelli: l’emendamento al ddl vaccini presentato dalla maggioranza per l’eliminazione dell’obbligo delle certificazioni preoccupa fortemente perché potrà portare ad un peggioramento dei livelli vaccinali attuali

Ha scatenato un coro di ‘no’ l’emendamento al ddl vaccini che prevede la cancellazione dell’attuale obbligo di presentare le certificazioni vaccinali per accedere ad asili nido e scuole dell’infanzia. Dalla proposta hanno preso le distanze anche due senatori del Movimento 5 Stelle, Giorgio Trizzino ed Elena Fattori, che ne hanno chiesto il ritiro.
Contraria anche la posizione del presidente della Regione Lazio e neo segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti. “Nel Lazio – ha assicurato il Governatore – si farà di tutto per garantire l’obbligo vaccinale perché la salute dei bambini viene prima di ogni cosa“.
Lo stesso sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi aveva precisato che non ci sarà alcun “passo indietro sulla volontà di una legge di buon senso che garantisca il diritto all’istruzione e il diritto alla salute di tutti, con particolare tutela dei bambini immunodepressi che non possono vaccinarsi e che non possono essere messi a rischio“.

Sulla vicenda interviene anche il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) Filippo Anelli.

“Non so se qualcuno potrà mai prendersi la responsabilità di causare un aumento del numero di morti per morbillo in Italia eliminando totalmente l’obbligo vaccinale. E l’emendamento Lega-M5S per l’eliminazione dell’obbligo delle certificazioni preoccupa fortemente perché potrà portare ad un peggioramento dei livelli vaccinali attuali“. Ad affermarlo è il Presidente della
“Noi vogliamo che le vaccinazioni siano favorite, anche partendo dal dato di fatto per cui – rileva Anelli – quest’anno, nonostante tutto, abbiamo continuato a registrare morti per morbillo. Credo che avere percentuali maggiori di vaccinati significhi tutelare la salute di tutti”.
Dunque, avverte il presidente FNOMCeO, “sarebbe necessario un maggiore senso di responsabilità, evitando polemiche di carattere ideologico ‘vaccini sì-vaccini no’, sostenendo invece provvedimenti che incentivino il numero dei vaccinati. L’interesse di chi gestisce il sistema pubblico dovrebbe essere anche avere una particolare attenzione verso i bambini, a partire dai più fragili”.
 
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La Federazione dei medici contro l’ipotesi di un aumento delle immatricolazioni nei dipartimenti di medicina. Anelli: risorse per diecimila borse ora

“Spostiamo le risorse destinate all’aumento degli accessi e utilizziamole per aumentare le borse, portandole a diecimila. Solo così non avremo, tra cinque anni, un Servizio sanitario nazionale senza medici”. Con questo appello la FNOMCeO risponde alle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione  Marco Bussetti, rilasciate al quotidiano La Repubblica.
Il titolare del MIUR, infatti, ha fatto sapere che il prossimo anno il Governo ha intenzione di aprire le porte ad altre duemila matricole nei dipartimenti di medicina. Il tutto aumentando, anche le borse di specializzazione, ma tramite uno stanziamento di cento milioni. Una cifra che però, secondo la Federazione dei medici, potrebbe non essere comunque sufficiente ad evitare il collasso del sistema.

“Bisogna correre ai ripari, e bisogna farlo subito – afferma il Presidente FNOMCeO Filippo Anelli -. Noi la ricetta l’abbiamo data: diecimila borse ora, poi una riforma del sistema per cui a ogni laurea corrisponda una borsa”.

“Il Ministro Bussetti – continua  – ha dichiarato che finalmente il Governo riuscirà ad allineare i nuovi contratti di formazione per gli specializzandi medici con il numero di laureati, e questa è cosa ottima. Bene, chiarisca le modalità con le quali intende farlo. A noi pare che aumentare il numero degli accessi in questo momento non sia una misura efficace, ma sia anzi deleteria”.
Secondo la Federazione,  per avere medici completamente formati e pronti a prendere servizio ci vorranno undici anni. “E, per allora – sottolinea Anelli –  l’emergenza causata dalla ‘gobba pensionistica’, l’ondata di colleghi che andranno in pensione nel 2025, sarà superata. Inoltre, non possiamo permetterci di avere, proprio nel momento di massima emergenza, oltre 21000 medici fermi nell’imbuto”.
Da qui  l’appello al Ministro Bussetti, al Ministro della Salute Grillo e a tutto il Governo che sia fatta una programmazione attenta e lungimirante. Una programmazione che tenga conto non solo dell’oggi ma delle proiezioni a cinque e dieci anni. “Se siamo arrivati a questo punto – conclude il presidente FNOMCeO – è perché raccogliamo il frutto di politiche miopi del passato. Non commettiamo gli stessi errori, diamo un segnale di vero cambiamento!”.
 
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La Federazione dei medici chiede inoltre una legge nazionale che autorizzi strutture pubbliche e private ad effettuare la circoncisione rituale in ambiente protetto e a costi accessibili

La FNOMCeO chiede che la circoncisione rituale sia inserita subito nei Livelli essenziali di assistenza, ovvero nelle prestazioni garantite a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione. La Federazione, inoltre, aderisce all’appello lanciato dal presidente dell’Amsi (Associazione medici stranieri in Italia), Foad Aodi (nella foto) per una legge nazionale che autorizzi le strutture pubbliche e private ad effettuare le circoncisioni in  ambiente protetto e a costi accessibili. Il tutto “!per garantire a tutti il diritto alla salute e evitare i canali clandestini”.

La presa di posizione arriva all’indomani della tragica morte di un bambino di appena cinque mesi in Emilia Romagna. Il piccolo è deceduto in seguito a un intervento di circoncisione fai da te tra le mura domestiche.

Secondo i dati elaborati dall’Amsi sarebbero 11mila le circoncisioni rituali fatte effettuare da cittadini di origine straniera e che vivono in Italia. Di queste, 5000 nel nostro paese, le restanti nei paesi d’origine. Delle 5000 eseguite in Italia, il 35% sono praticate nei circuiti clandestini, in casa o comunque in ambienti non protetti, e non da medici.

“Attualmente una circoncisione nelle strutture private costa dai 2000 ai 4000 euro” spiega Foad Aodi.

Per questo molte famiglie scelgono il circuito clandestino oppure si recano, approfittando delle festività, nei loro paesi, dove è una pratica diffusa ed eseguita dietro una piccola offerta. In alcune Regioni le famiglie possono accedere alla pratica attraverso il Servizio Sanitario nazionale, con un ticket che va dai 250 ai 400 euro.

Ma c’è un altro aspetto che favorisce la clandestinità: la maggior parte delle strutture intervengono solo dopo i quattro anni, alcune dopo i dodici, per problemi legati all’anestesia mentre, per motivi religiosi, il 99% chiede di potervi accedere quando il bambino ha pochi mesi”.

Da qui la richiesta che la circoncisione sia inserita nei Lea, e che sia sempre effettuata in strutture ospedaliere o ambulatoriali chirurgiche con anestesia pediatrica. Il tutto dietro pagamento di un ticket intorno ai duecento euro. “Occorre inoltre maggiore informazione della popolazione – continua  Foad Aodi –  anche attraverso i pediatri e i medici di medicina generale che possono mettere in guardia le famiglie sui pericoli della circoncisione clandestina. Chiederemo un Decreto Legge ad hoc, che consideri tutti gli aspetti, non ultimo quello di una corretta comunicazione”.

“Le circoncisioni eseguite clandestinamente, non da medici esperti, senza idonei strumenti e garanzie di igiene, asepsi e assistenza, sono pericolose “ aggiunge Filippo Anelli. “È necessario continuare l’opera di sensibilizzazione e fornire alle famiglie interessate risposte adeguate e reali alternative, con una normativa da applicarsi a livello nazionale. È infine opportuno sviluppare, nella formazione dei medici e degli operatori sanitari – conclude il presidente FNOMCeO -, i temi e le problematiche legate alla migrazione”.

 

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La Federazione dei medici ritiene necessario un ‘Piano Marshall’ per colmare il gap strutturale e organizzativo del Sud

Un ‘Piano Marshall’ per la sanità, per colmare le disuguaglianze di salute e recuperare il gap strutturale e organizzativo del Sud attraverso finanziamenti ad hoc. Il tutto senza incidere sui bilanci delle Regioni ‘virtuose’ del Nord.

E’ la proposta lanciata dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, in occasione della convocazione al Tavolo di Confronto permanente aperto dallo scorso novembre con la Conferenza delle Regioni.

Al centro dell’incontro, anche il Patto della Salute, lo sblocco delle trattative per i contratti, la carenza di specialisti e di medici di medicina generale. E ancora: i farmaci innovativi e la gestione dei costi in sanità, la prevenzione della violenza contro gli operatori.

“È stato un confronto proficuo – afferma il presidente FNOMCeO Filippo Anelli -. Sulle autonomie differenziate e sul regionalismo, in particolare, si aprirà all’interno del tavolo un approfondimento, per comprendere le origini dei gap di efficienza tra i diversi modelli organizzativi regionali. Questo consentirà di intervenire applicando i sistemi più efficienti in maniera omogenea sul territorio nazionale, per gestire i fondi in maniera più sostenibile”.

“Ovviamente – prosegue – molte tematiche relative alle disuguaglianze si intersecano con quelle relative al Patto per la Salute, su cui è in corso la trattativa con lo Stato, quindi attenderemo che si trovi l’intesa”.

“Quello che a noi medici interessa è che non siano i cittadini, e neppure il personale sanitario, a fare le spese di anomalie gestionali e carenze organizzative che hanno reso i sistemi meno efficienti in alcune Regioni”.

Per quanto riguarda lo sblocco dei contratti, la FNOMCeO ha auspicato la ripresa di un confronto delle Regioni con i sindacati. Viva soddisfazione invece per l’incontro, già calendarizzato, del responsabile di settore con i medici convenzionati per il rinnovo delle convenzioni.

“Altro argomento urgente è la violenza contro gli operatori sanitari – commenta ancora Anelli -. Il Tavolo stenderà alcune linee guida che individueranno le caratteristiche per la sicurezza delle sedi di Guardia Medica”.

Nell’agenda del prossimo incontro, invece, anche argomenti più tecnici. questi la prescrizione dei farmaci innovativi, che la FNOMCeO chiede da tempo sia aperta anche ai medici di medicina generale, e una revisione dei criteri per i Raggruppamenti omogenei di diagnosi per i pazienti dimessi dagli ospedali.

 

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rapporto medico paziente

Il vertice della Federazione interviene sulle affermazioni del Ministro Grillo in merito alla necessità di rivedere il rapporto medico paziente

“Il ministro Grillo ha perfettamente ragione: il rapporto medico paziente va rivisto. Va rivisto perché è cambiata la società, sono mutate le esigenze dei cittadini, è cresciuta la consapevolezza sui loro diritti”. Per il vertice della Federazione dei medici, oggi è diverso il modo stesso di attuare la medicina. “Le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i progressi straordinari della ricerca – sottolinea – hanno spalancato nuovi scenari inimmaginabili solo pochi anni fa, modificando le aspettative di medici e pazienti e la relazione di cura”.

Le affermazioni di Anelli rappresentano una risposta ideale al Ministro della Salute. La titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, intervistata venerdì scorso ad Agorà, aveva invitato i medici a rivedere il loro rapporto con i cittadini, sulla base  di ‘testimonianze negative da parte della gente’. Grillo aveva anche sottolineato che il rapporto di alleanza si sarebbe interrotto anche  in virtù di situazioni “esasperate mediaticamente”.

“Di fatto la Politica – evidenzia Anelli –, nel limitare il medico, ha voluto e continua a volere un’assistenza dettata piuttosto dagli algoritmi che dall’Alleanza terapeutica. La Relazione di cura, infatti, nel rispettare l’autonomia del medico, tiene conto dell’autodeterminazione del paziente. È un rapporto che non può che fondarsi sulla fiducia reciproca, nella piena tutela dei rispettivi diritti”.

“La Politica si prenda le sue responsabilità – aggiunge ancora -. Gli sprechi, le strutture fatiscenti, le condizioni di lavoro impossibili in cui operano le guardie mediche e i colleghi dell’emergenza-urgenza dovrebbero essere l’ambito del loro impegno, sempre ricordando che le criticità del rapporto umano nascono anche da pazienti esasperati e in balia di comportamenti violenti, che purtroppo attraversano tutta la società, complice anche uno sdoganamento di atteggiamenti aggressivi e rancorosi”.

“La Politica faccia dunque un passo indietro – conclude il presidente FNOMCeO – ed eviti di anteporre le sue esigenze ai reali diritti dei cittadini. Rispetti la Scienza, le sue evidenze: la libertà della Scienza e l’autonomia della Professione sono le prime e le migliori garanzie per tutelare la salute delle persone e della collettività”.

 

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