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Dal mantenimento del numero programmato per il Corsi di laurea all’incremento delle borse di studio per la formazione: la ricetta dei giovani medici per mettere in sicurezza il Ssn

Diecimila borse di specializzazione da chiedere subito al Governo per assorbire l’imbuto formativo. E dieci punti per mettere in sicurezza il Servizio Sanitario nazionale. È questo il bilancio della prima giornata degli Stati Generali della FNOMCeO, svoltasi a Roma e dedicata alle istanze dei giovani medici. “Stati Generali del Giovane Medico: la Fnomceo all’ascolto”. Questo il titolo dell’incontro, aperto a sindacati e associazioni, promosso dall’Osservatorio giovani Medici e Odontoiatri della Federazione.
“Il Governo – ha sottolineato il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli –  deve investire sui giovani medici sull’incremento delle loro competenze. All’interno della nostra società i professionisti svolgono un ruolo fondamentale, che non può essere sottaciuto né limitato, non solo perché mettono al servizio della collettività le loro conoscenze, ma per la stessa stabilità democratica del sistema”.

Secondo la Federazione sono più di diecimila i medici intrappolati oggi nel cosiddetto ‘imbuto formativo’.

Si tratta dei giovani camici bianchi che si laureano ma non riescono ad accedere alle Scuole di specializzazione e al Corso per la Medicina Generale. Non avrebbe dunque senso l’abolizione del numero programmato alla facoltà di Medicina senza un aumento congruo del numero delle borse per la formazione post laurea. Così come non sarebbe efficace per la tenuta e la qualità del Servizio Sanitario nazionale, introdurvi medici non completamente formati.
Parere negativo dai giovani medici anche alla proposta lanciata dal Ministro della Salute Giulia Grillo, relativa all’inserimento, con mansioni magari inferiori, nel mondo del lavoro i tanti medici che rimangono bloccati tra la laurea e la scuola di specializzazione. “Anche solo immaginare la possibilità di creare delle figure professionali “di serie b”, con un nuovo inquadramento e con mansioni “magari inferiori”, è un’ipotesi che va contro la dignità della professione e la tutela della adeguata qualità del SSN per i cittadini”. A spiegarlo è Alessandro Bonsignore, Coordinatore dell’Osservatorio Giovani Professionisti della Fnomceo”.

Nel corso dell’appuntamento i giovani medici hanno proposto all’unanimità un programma articolato in dieci punti per salvare il Ssn.

1)mantenere il numero programmato per l’accesso ai Corsi di laurea
2) aumentare le borse per la formazione specialistica e specifica in Medicina Generale
3) recuperare le borse perse per abbandono dei corsi di specializzazione
4) potenziare il ruolo degli Osservatori regionali e nazionale per il controllo di qualità della Formazione specialistica
5) vigilare affinché le Regioni provvedano a un reale calcolo dei fabbisogni per territorio e per specialità
6) implementare la formazione su salute globale, cooperazione, universalismo, equità al fine di adeguare le competenze del medico alla nuova società
7) riflettere sulle ricadute del regionalismo differenziato e dell’integrazione pubblico- privato
8) migliorare la qualità della formazione e renderla omogenea;arricchirla con esperienze nell’ambito di una rete formativa ampia e non limitata alla sede di formazione; istituire il curriculum formativo nazionale
9) no a sanatorie per l’ingresso nel mondo del lavoro di medici non completamente formati; sì a una revisione dei contratti per aumentare l’attrattività del pubblico rispetto al privato
10) ampliare la rappresentatività dei giovani professionisti a livello istituzionale.
 
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Anelli: l’imbuto formativo deve essere relegato nelle pagine più nere del passato. Occorre garantire a ogni medico che si laurea la possibilità di specializzarsi

“Esprimiamo la nostra solidarietà ai 15 mila medici intrappolati nell’imbuto formativo: laureati, abitati, e poi costretti ad attendere, anche per anni, un posto nelle scuole di specializzazione o al Corso per la Medicina Generale, prigionieri in un limbo fatto di inoccupazione, sottoccupazione, disoccupazione. A questi 15 mila colleghi, ognuno con la sua storia, vorrei dire: non siete da soli”.

Il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, è tornato a parlare di formazione. Lo ha fatto a Bari, di fronte ai colleghi del Segretariato italiano Giovani Medici (Sigm), riuniti nella loro terza Conferenza nazionale.

Anelli ha assicurato che la Federazione sta lavorando per mostrare alla politica queste distorsioni, e per darvi risposte. L’obiettivo è uno: arrivare a garantire a ogni medico che si laurea la possibilità di specializzarsi.

“Nessuno – ha affermato – può voltarsi dall’altra parte. L’imbuto formativo deve essere relegato nelle pagine più nere del passato, non deve mai più essere una realtà.

“Comprendiamo – ha proseguito il vertice della FNOMCeO – la frustrazione di questi 15000 colleghi relegati nel limbo per colpa di politiche miopi dello Stato, che non ha voluto investire su di loro, ma è stato pronto a ingaggiarne una parte con contratti atipici e senza tutele, per tamponare a basso costo la carenza di personale. Ora è a quello stesso Stato che ci rivolgiamo, certi di trovare ascoltatori più attenti, per dire che non è più il tempo di misure tampone, sulla pelle dei medici e dei cittadini”.

“Occorre una riforma seria della formazione – ha sottolineato ancora Anelli – che parta da una corretta programmazione, che assorba, seguendo le regole, questi colleghi all’interno del SSN, e che garantisca, nel lungo periodo, a ogni nuovo medico una borsa per la formazione post lauream”.

“Come? Mantenendo il numero programmato per l’accesso a Medicina, conservando per i prossimi dieci anni le 2000 borse per il Corso di formazione specifica in Medicina Generale, e raddoppiando i posti per le Scuole di specializzazione . Altre misure – ha concluso –  possono sembrare più semplici e immediate ma non sarebbero risolutive né efficaci”.
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Maxi finanziamento per la formazione specialistica medica in Toscana

Un maxi finanziamento di 3 milioni di euro per 25 contratti di formazione specialistica in medicina è stato messo a disposizione in Toscana

Oltre 3 milioni di euro, un maxi finanziamento finalizzato a sostenere venticinque contratti di formazione specialistica in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2017-18. È questo che ha messo sul tavolo la regione Toscana.

Nello specifico, il maxi finanziamento sarà messo a disposizione delle Università di Firenze, Pisa e Siena, sul solco di quanto disposto da un decreto ministeriale il quale stabilisce che, in aggiunta a quelli statali, possono essere attivati contratti finanziati dalle Regioni.

Una scelta che nasce per colmare il divario tra numero dei contratti statali e reale fabbisogno.

La decisione di stanziare il maxi finanziamento è nata dalla valutazione del fabbisogno regionale e delle risorse disponibili.

Inoltre, si è tenuto specificamente conto delle richieste pervenute dalle tre Università, con una delibera presentata dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla Giunta nella seduta di ieri.

Grazie a questi 3 milioni di euro saranno finanziati, a partire dall’anno accademico 2017-18, i seguenti contratti di formazione specialistica.

  • Università degli Studi di Firenze. Qui ci saranno 5 contratti aggiuntivi. Di questi, uno in Anestesia rianimazione, terapia intensiva e del dolore, due in Pediatria e due in Medicina d’Emergenza-Urgenza;
  • Università degli Studi di Pisa. Qui ci saranno dieci contratti aggiuntivi. Di questi, tre in Anestesia rianimazione, terapia intensiva e del dolore, tre in Medicina d’Emergenza-Urgenza, due in Pediatria e due in Radiodiagnostica;
  • Infine, per l’Università degli Studi di Siena: dieci contratti aggiuntivi di cui due in Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, uno in Ematologia, tre in Medicina d’Emergenza-Urgenza, due in Pediatria e due in Radiodiagnostica.

Il finanziamento dei 25 contratti aggiuntivi assegnati deve essere assicurato per l’intera durata delle specializzazioni. Si tratta, quindi, di 4 anni per i contratti in Ematologia e Radiodiagnostica e di 5 anni per i contratti in Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, Medicina d’Emergenza-urgenza e Pediatria.

Nel complesso, la somma messa a disposizione ammonta a 3.070.000 euro.

Questo denaro è così ripartito: 625mila per il 2018; 625mila per il 2019; 650mila per il 2020; 650mila per il 2021; 520mila per il 2022.

Infine, per salvaguardare il fabbisogno regionale, i contratti di formazione specialistica non potranno avere parere positivo nel caso in cui la domanda preveda un trasferimento verso altre regioni.

Dalla regione fanno poi sapere che l’assegnazione dei contratti sarà subordinata all’impegno a prestare la propria attività lavorativa nelle strutture e negli enti del Servizio regionale toscano per un periodo di due anni. Questo entro i 5 anni dal conseguimento del diploma di specializzazione.

 

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Mangiacavalli: specializzazioni rappresentano strada imprescindibile della formazione professionale e di tutto il servizio sanitario

La formazione è il pilastro di ogni professione. Rappresenta la migliore garanzia per tutti i cittadini che usufruiscono di professionisti preparati ed in grado di rilevare e risolvere i loro bisogni.

Gli infermieri si formano da oltre venti anni in Università. La laurea triennale è immediatamente abilitante e consente a chi la consegue di lavorare immediatamente nell’assistenza. Quella magistrale, biennale,  permette di accedere alla docenza universitaria, ai dottorati di ricerca, ai master di secondo livello che equivalgono a vere e proprie specializzazioni, alla dirigenza infermieristica.

A spiegarlo in occasione del meeting Salute di Rimini, è il presidente delle Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli. Il vertice della Fnopi è intervenuta al think tank “Formazione, informazione e futuro delle professioni nel sistema sanitario nazionale”.

“Oggi – spiega Mangiacavalli – gli infermieri laureati sono soddisfatti del loro corso di studi. Soprattutto quelli con laurea magistrale”.

Secondo l’ultimissimo rapporto del consorzio interuniversitario AlmaLaurea, la maggioranza (67,7%) si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso nelle stesso Ateneo. Il 37,3% intende proseguire gli studi con un master o altro corso di perfezionamento, mentre il 13,5% con il dottorato di ricerca.

Concretizzare ancora più operativamente le specializzazioni infermieristiche, rappresenta una delle strade imprescindibili della formazione professionale e di tutto il sistema sanitario.

“Nuove specialità – prosegue la presidente FNOPI – emergono sulla base delle esigenze di salute della popolazione. Le specialità si sviluppano per fornire valore aggiunto al ruolo pratico e offrono flessibilità all’interno della professione per soddisfare queste esigenze emergenti dei pazienti”.

“I programmi di formazione – aggiunge ancora – possono e devono preparare professionisti in una specialità, purché soddisfino tutti gli altri requisiti dei programmi di istruzione”. Inoltre “si dovranno valutare il  ruolo e le competenze focalizzate sulle esigenze della popolazione. Ciò affinché gli infermieri siano in grado di prendere in carico le esigenze di un cittadino a 360 gradi”.

In tal senso FNOPI è impegnata nello sviluppo virtuoso della professione infermieristica.  La Federazione promuove percorsi che garantiscano all’infermiere l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze in linea con l’evoluzione del Ssn e con le esigenze dei cittadini.

“Un meccanismo che funziona – afferma Mangiacavalli -. E lo riconoscono anche in Europa e al di fuori dei confini continentali tutti quei paesi con una forte tradizione di assistenza sanitaria dove i nostri infermieri sono tra i più ricercati per la loro formazione e la loro preparazione: sono considerati i migliori in assoluto. E più di 20 Paesi li richiedono. Si va dalla Germania all’Australia, dal Canada alla Svizzera. In Inghilterra di infermieri italiani ce ne sono già oltre 3.000”.

 

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Indagine della Procura sul fallimento della società sponsorizzata per la formazione con corsi truffa per operatori sanitari. Chiuso l’accreditamento regionale

Ha avuto breve vita la “scuola” di formazione per operatori sanitari. Dopo aver incassato gli acconti ha chiuso le porte a 250 corsisti. È la storia di Euroform, la società ligure incaricata dei corsi di formazione e sponsorizzata anche dalla Regione Liguria.

La Procura ha indagato il presidente Antonio Signorini e il direttore Fabrizio Pinna per truffa.

Così, prima la Città Metropolitana di Genova ha tolto l’accreditamento ad Euroform e poi l’Alfa (Agenzia Regionale per il Lavoro, la Formazione e l’Accreditamento) ha revocato tutte le autorizzazioni. L’assessora regionale alla Formazione Ilaria Cavo ha negato l’accreditamento, motivandolo con “le gravi irregolarità amministrative” e “l’incapacità gestionale”.

“Siamo dovuti intervenire quando abbiamo saputo che gli amministratori non avevano pagato gli stipendi ai dipendenti e non hanno terminato i corsi – racconta l’assessora Cavo – abbiamo revocato l’accreditamento, altrimenti avrebbero continuato a prendere i soldi dai ragazzi. Comunque, abbiamo garantito a tutti gli iscritti il completamento dei corsi presso le Asl liguri, senza che paghino un solo centesimo”.

Infatti una parte di loro si era rivolta allo Sportello del Consumatore e ora l’inchiesta è nelle mani del pm Giovanni Arena. Dopo aver pagato gli acconti nelle varie modalità hanno visto man mano dileguarsi le persone. Quando si sono rivolti al direttore Pinna dicendo di essere intenzionati ad andare in Regione a protestare è sparito pure lui. Da allora le porte della scuola sono chiuse.

Negli scorsi anni le Asl liguri avevano segnalato la mancanza di queste figure professionali oltre che la mancanza di corsi di formazione. Ottenuto il patrocinio dell’ente pubblico i corsi erano pubblicizzati sul sito della Regione. “Abbiamo lavorato bene con l’allora Provincia, che gestiva la formazione – spiega il direttore Pinna che invece accusa tre funzionari regionali – poi, quando tutto è passato alla Regione, è saltato tutto”.

Il direttore per voce del suo avvocato ribatte di non avere avuto potere di firma, l’amministrazione era nelle mani del presidente, Antonio Signorini , il quale per ora non può dichiarare nulla. L’inchiesta è in corso.

 

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Tra le principali novità del testo che ora passa al vaglio del Senato, le garanzie contro il ritardo nei pagamenti e le tutele per in caso di maternità e malattia

Con 256 voti favorevoli, 10 contrari e 102 astenuti, la Camera dei Deputati ha dato il via libera allo ‘Statuto del lavoro autonomo’, un provvedimento che interessa circa 2 milioni tra professionisti e partite Iva. Il testo, che ora è atteso all’esame del Senato, è composto da 22 articoli che introducono novità significative per la categoria.

Per la prima volta, ad esempio, viene disciplinato nel nostro Paese lo “smart working”, ovvero una nuova modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, caratterizzata dal fatto che, grazie agli strumenti tecnologici, potrà essere svolto in parte all’interno dell’azienda in parte all’esterno.

La Dis-Coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, viene estesa anche ai ricercatori e diventa strutturale, mentre il testo assegna un’apposita delega al Governo per consentire alle Casse di previdenza di diritto privato di attivare anche prestazioni sociali, finanziate da un’apposita contribuzione, destinate agli iscritti che hanno subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da una grave patologia.

Nell’ambito delle tutela a favore del lavoratore autonomo il ddl prevede maggiori garanzie contro i ritardi nei pagamenti; in particolare viene considerata abusiva qualsiasi clausola che contenga termini superiori a 60 giorni dalla consegna della fattura del cliente. Illegittimo anche il rifiuto di stipulare il contratto in forma scritta. Vengono resi integralmente deducibili poi i costi sostenuti per stipulare una polizza a garanzia dei mancati pagamenti.

Sul versante della maternità, la nuova regolamentazione prevede per le lavoratrici e le professioniste la fruizione di un apposito trattamento a prescindere dall’astensione dall’attività lavorativa. Il congedo parentale viene esteso a 6 mesi di durata e potrà essere fruito fino al terzo anno del bambino. In caso di problemi di salute, infortuni e gravidanza, il rapporto non si estingue, ma può rimanere sospeso, senza diritto al corrispettivo, fino a 150 giorni, salvo che venga meno l’interesse del committente. Se la malattia o l’infortunio sono particolarmente gravi si può sospendere il versamento dei contributi e dei premi fino a 2 anni, ma le somme devono poi essere restituite ratealmente.

Il ddl prevede poi la deducibilità integrale, entro il tetto massimo di 10mila euro, delle spese sostenute per la formazione o l’aggiornamento, compresa l’iscrizione a master, congressi e convegni. Sono inoltre totalmente deducibili, fino a 5mila euro, le spese per certificare le competenze, l’orientamento e il sostegno all’autoimprenditorialità.

Ulteriore novità è rappresentata dalla possibilità per professionisti e autonomi di partecipare agli appalti pubblici o ai bandi per l’assegnazione di incarichi individuali di consulenza o ricerca indetti dalle pubbliche amministrazioni.
I lavoratori, con riferimento all’accesso ai piani regionali e nazionali (a valere sui fondi strutturali europei), saranno equiparati alle Pmi, e ai fini della partecipazione, potranno riunirsi in reti, consorzi e associazioni temporanee.

SigAPPscot è l’innovativa app realizzata da Sigascot per partecipare come osservatore ad un intervento chirurgico. Ce ne parla il suo ideatore, il dr. Massimo Berruto

Tutti i medici chirurghi sanno quanto sia complesso partecipare come osservatore ad un intervento chirurgico. Attualmente la prassi è riuscire a farlo grazie ad accordi personali, giri di telefonate, aiuti da parte di aziende.

Tutto questo non sarà più necessario per partecipare agli interventi di eccellenza di chirurgia al ginocchio: Sigascot (Società Italiana del Ginocchio Artroscopia Sport Cartilagine Tecnologie Ortopediche) ha infatti ideato e realizzato l’innovativa SigAPPscot, la prima app del settore, che permetterà ai medici chirurghi di partecipare ad interventi condotti nei maggiori centri di eccellenza italiani (clicca qui per scaricarla).

L’app è stata presentata al 6° Congresso Nazionale della Sigascot a Firenze, all’interno di una serie di iniziative rivolte agli specializzandi in ortopedia, per migliorare quindi la formazione dei discenti ma anche per chi è interessato ad approfondire alcune tecniche o tipologie di intervento.

L’idea è venuta al dr. Massimo Berruto, responsabile del Dipartimento di chirurgia del ginocchio del Gaetano Pini di Milano e secondo vicesegratario Sigascot, in collaborazione con il gruppo di comunicazione della società, in particolare con il consulente multimediale dott. Gherardo Masini, e poi realizzata operativamente dalla società Igea.

Abbiamo chiesto al suo ideatore, il d. Berruto, di raccontarci cos’è e come si usa SigAPPscot.

Dr. Berruto, cos’è SigAPPscot?

SigAPPscot è un’app che abbiamo realizzato all’interno di Sigascot, la Società Italiana del Ginocchio Artroscopia Sport Cartilagine Tecnologie Ortopediche, che conta oltre mille iscritti ed è la più importante in termini numerici e scientifici in Italia.

SigAPPscot permette ai chirurghi italiani ortopedici di assistere ad una seduta operatoria su interventi di loro interesse nei nostri centri di eccellenza in Italia, circa una trentina.

Come mai è stata ideata?

SigAPPscot è stata concepita come una facilitazione per chi vuole imparare, uno strumento per migliorare la formazione, ma è utilizzabile anche da chi vuole soltanto conoscere altri metodi o interventi.

Cosa cambia con l’utilizzo di quest’app rispetto a prima?

Normalmente è difficile per un chirurgo partecipare ad una seduta operatoria. E’ necessario stringere accordi personali, fare un mare di telefonate, o avere il sostegno di qualche azienda.

Con SigAPPscot, invece, i centri di eccellenza mettono on line delle disponibilità di posti per delle sedute operatorie che svolgono.

Nell’app vengono indicate date e tempistiche della seduta operatoria, il tipo di interventi che vengono svolti, e chi vuole partecipare in qualità di discente può prenotarsi attraverso l’app.

La disponibilità di posti viene scelta da chi opera, da un minimo di uno ad un massimo di tre posti, l’accesso è disponibile sia per i chirurghi che per fisiatri e fisioterapisti che magari abbiano interessa a documentarsi per seguire meglio il post operatorio. Ovviamente i nostri iscritti avranno una precedenza sugli altri, ma il sistema è tale da poter garantire a tutti l’accesso.

Come si accede agli interventi?

Ci si prenota 15 giorni prima e il sistema, una volta verificati tutti i requisiti, invia automaticamente una mail con i dettagli per partecipare alla seduta con i nomi dei professori, i numeri di telefono ecc.

SigAPPscot si scarica gratuitamente, è dotata di un calendario, la geolocalizzazione del posto, e si possono lasciare feedback positivi e negativi sia ai discenti che alla struttura e al medico che svolge l’intervento.

L’app è su base regionale ma può essere utilizzata anche su base base nazionale poiché l’elenco è completo, nulla vieta ad un chirurgo di una regione di assistere ad un intervento in un’altra, è una rete che si crea su tutto  il territorio.

 Ersilia Crisci

Già adottata da diversi Paesi europei la ‘Continuous Professional Development’ (CPD) rappresenta un’evoluzione dell’ECM che tiene conto non solo degli aspetti formativi ma di una serie multidiciplinare di competenze attinenti alla cura del paziente

Si chiama ‘Continuous Professional Development’ (CPD) e rappresenta la nuova frontiera del sistema di formazione continua. Lo ‘Sviluppo professionale continuo’ è già in atto in diversi Paesi europei e indica il mantenimento sistematico, il miglioramento e la continua acquisizione e/o rafforzamento per tutta la vita professionale delle conoscenze e abilità dei professionisti della salute. Il termine riconosce un ampio raggio di competenze necessarie per assicurare un elevato standard di cura ma comprende anche il contesto multidisciplinare di cura del paziente (abilità comunicative, competenze economiche e legali).

A illustrare tale sistema, in un articolo pubblicato sul portale della FNOMCeO, è Sergio Bovenga, membro del Comitato centrale della Federazione. “La professione medica – afferma Bovenga – è al centro dei mutamenti sociali, economici e antropologici. Tale condizione impone una riflessione sullo stato attuale della formazione e dell’aggiornamento formativo e una elaborazione di proposte concrete per ridefinire la professione medica affinché il professionista possa essere in grado di affrontare con successo le criticità che intervengono nel sistema sociale e sanitario dove opera”.

Tali proposte comprendono, per l’appunto, la CPD. “La principale differenza tra ECM e CPD è che il secondo comprende non solo la formazione continua ma anche la valutazione delle pratiche professionali al fine di migliorare e allargare la competenza e le abilità, migliorare la qualità e la sicurezza delle cure, tenere conto delle priorità in salute pubblica, governare la spesa sanitaria”.

A chiedere una revisione del sistema di formazione è la stessa Europa che ha mostrato particolare interesse per la CPD. L’UE con Direttiva 2005/36/EC ha stabilito che “Al fine di assicurare la sicurezza del paziente ed una assistenza sanitaria efficace è essenziale stabilire – all’interno della Unione Europea – un dialogo in tema di Sviluppo Professionale Permanente, allo scopo di ottimizzare i sistemi degli Stati Membri”.

Tra i Paesi ad aver adottato il sistema CPD c’è ad esempio la Francia, dove il programma investe tutte le professioni sanitarie, circa 1,7 milioni di professionisti. Gli obblighi in materia di CPD, verificati sia dagli Ordini professionali che dagli enti di governo regionale o dai datori di lavoro, devono essere ottemperati in un periodo di tre anni e devono combinare l’aggiornamento delle proprie conoscenze, una valutazione della pratica professionale ed il risk management. I francesi hanno optato per tale strumento dopo che, in base ai dati diffusi dal Ministero della Salute, è emerso che solo il 31,8 dei medici ed il 13,5 degli odontoiatri completava il percorso formativo.

Ma sistemi CPD di tutta Europa attualmente sono molto complessi e mostrano approcci diversi in base alle professioni ed ai Paesi. L’UE auspica quindi una armonizzazione e una cooperazione tra gli Stati membri, in coerenza con la libera circolazione dei professionisti e dei pazienti ai quali va assicurato in ogni contesto un medico, un odontoiatra o qualsiasi altro professionista sanitario preparato e aggiornato.

“L’obiettivo da promuovere e raggiungere, a mio parere – conclude Bovenga nel suo articolo – è quello di promuovere modalità formative che utilizzino standard mutuamente riconoscibili e valutabili a livello europeo anche utilizzando metodiche innovative (es. simulazione) ma soprattutto coerenti con il profilo del professionista e con il contesto nel quale il professionista esercita la professione”.

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