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giudice di pace di torino

revoca della patente

Il Giudice di Pace di Torino (sent. n. 2373/2019) ha annullato la revoca della patente di guida, disposta nei confronti del soggetto ricorrente per violazione dell’art. 2 della L. n. 241/1990, perché notificata oltre il termine di 90 giorni

La vicenda

Con ricorso presentato dinanzi al Giudice di Pace di Torino il conducente chiedeva l’annullamento del verbale di contestazione per violazione del codice della strada emesso dalla Prefettura di Torino ai sensi dell’art. 218/6 medesimo codice.

Il ricorrente adduceva l’illegittimità di detto provvedimento per mancata tempestività della notificazione della revoca della patente di guida e perché emesso ad oltre 16 mesi di distanza dalla violazione citata.

Ebbene il giudice torinese ha accolto l’istanza.

Come correttamente evidenziato dal ricorrente l’ordinanza impugnata contenente la sanzione accessoria della revoca della patente di guida era affetta da nullità per violazione del principio di proporzionalità, efficacia ed efficienza dell’attività della Pubblica Amministrazione e del mancato rispetto del termine prescritto per legge.

Infatti, ai sensi dell’art. 219 CdS, quando è prevista la revoca della patente di guida il provvedimento è emesso dal competente Dipartimento per i trasporti terrestri nei casi previsti dall’art. 130 comma 1 e dal Prefetto del luogo della commessa violazione quando la revoca costituisce sanzione accessoria come nella fattispecie.

Il comma 2 sancisce poi, che nell’ipotesi in cui la revoca della patente costituisca sanzione accessoria, l’organo, l’ufficio o il comando che accerta l’esistenza di una delle condizioni per le quali la legge la prevede entro i 5 giorni successivi ne dà comunicazione al Prefetto del luogo della commessa violazione. Questi emette l’ordinanza di revoca. Tale provvedimento è da considerarsi illegittimo se non emesso entro un termine ragionevole.

Lo stesso art. 2 della L. n. 241/1990 sul procedimento amministrativo considera normale per l’adozione di una determinazione da parte della Pubblica Amministrazione il termine di 90 giorni.

Per tali motivi, l’adito giudice ha concluso affermando che il provvedimento di revoca della patente da parte del Prefetto è illegittimo se disposto oltre il termine di 90 giorni in quanto inficiato da illegittimità per violazione della legge n. 241/1990.

La redazione giuridica

 

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fermo amministrativo

L’annullamento della cartella di pagamento e del preavviso di fermo amministrativo travolgono tutti gli atti successivi e consequenziali al provvedimento, con effetti retroattivi

Tardiva cancellazione del fermo amministrativo su un veicolo. Per tale motivazione, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, ex Equitalia, è stata condannata dal Giudice di Pace di Torino a risarcire il proprietario della vettura. L’automobilista aveva ottenuto, dal Tribunale del capoluogo piemontese, l’annullamento del provvedimento per intervenuta prescrizione, dopo che la sua istanza era stata respinta in primo grado dal Giudice di Pace.

Tuttavia, dopo circa due mesi dalla pronuncia del Giudice, la misura non era stata ancora revocata. Da qui la notifica dell’atto di citazione all’Ente. Nei confronti di quest’ultimo l’attore chiedeva il rimborso di tutte le spese sostenute in conseguenza del fermo illegittimamente iscritto.

Il Collegio giudicante ha ritenuto effettivamente di aderire alle richieste avanzate dalla parte.

Il Giudice di Pace, in particolare, ha decretato che l’annullamento della cartella di pagamento e del preavviso di fermo amministrativo, disposti con la sentenza del Tribunale, travolgono tutti gli atti successivi e consequenziali al provvedimento dichiarato nullo, con effetti ex tunc.

Devono dunque essere rifuse all’attore le spese di traino del veicolo, anche se la fattura risulta intestata a un altro soggetto. Così come la spesa per la trascrizione al PRA della domanda giudiziale e quella per l’estrazione delle visura al PRA.

All’attore spetta inoltre il rimborso della somma versata quale prima rata versata per l’estinzione del debito nei confronti dell’AER dopo la sentenza di primo grado. Da un lato, infatti, è vero che non sono ripetibili le rate pagate su di una cartella prescritta quando il debitore adempie spontaneamente. Dall’altro lo sono quelle versate dal contribuente dopo la sentenza del giudice di pace che costituisce titolo immediatamente esecutivo. Il pagamento, in questo caso, si era reso necessario per evitare l’esecuzione forzata di Aer e ulteriori iniziative a garanzia del credito.

 

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Il pagamento dei trasferimenti acquistati rappresenta un inadempimento consequenziale alla cancellazione del volo

In caso di cancellazione del volo, la compagnia aerea dovrà provvedere, oltre al rimborso del biglietto, anche alla restituzione dei costi sostenuti dal passeggero per il trasferimento in pullman da e per l’aeroporto. Lo ha stabilito il Giudice di Pace di Torino, accogliendo il ricorso presentato dal passeggero di un volo in partenza da Cuneo e diretto in Marocco operato da una compagnia low cost e cancellato dal vettore aereo.

I viaggiatori avevano potuto scegliere tra il rimborso e un altro viaggio verso la stessa destinazione. Il ricorrente aveva optato per il rimborso ma la cifra restituita non era comprensiva delle spese sostenute per i trasferimenti da e per l’aeroporto, incluse, su suggerimento della compagnia stessa, nel pacchetto acquistato al momento della prenotazione.

A fronte del silenzio della compagnia nonostante i numerosi solleciti, i legali del viaggiatore hanno invocato la normativa europea e in particolare il regolamento CE 961/2007, che prevede la refusione delle spese sostenute dal passeggero al fine di evitare un ingiustificato arricchimento della compagnia. Avendo il vettore aereo residenza in uno Stato UE diverso dall’Italia, e avendo la lite un valore inferiore ai duemila euro fissati dalle disposizioni europea è stata adottata la procedura prevista per le controversie transfontaliere.

Il Giudice di Pace, con sentenza n. 1230/2017, ha ritenuto di accogliere l’istanza del viaggiatore condannando la compagnia aerea a risarcire il cliente anche dei costi sopportati per i trasferimenti dall’aeroporto all’albergo e viceversa, oltre agli interessi legali, al costo dei solleciti giudiziari e alle spese di lite. Il pagamento dei transfer, infatti, rappresenta secondo il magistrato un inadempimento consequenziale alla cancellazione del volo, frutto di un’iniziativa unilaterale del vettore.

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