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il medico legale

neonato morto

Caso veramente particolare e complesso dove si tratta di un neonato morto al terzo giorno di vita per errore sanitario. Ottima la relazione del CTU con una pecca finale

Perdita di chance per un neonato morto al terzo giorno di vita o mancato raggiungimento di un obiettivo, ossia la sopravvivenza anche se con danni neurologici?

Perché il ctu ha deciso per la perdita di chance e non per la colpa piena?

Riportiamo solo le conclusioni per poi commentarle. E voglio ripetere, è una relazione di pregio difficilmente contestabile nella motivazione della responsabilità.

“…Considerando, quindi, che in Letteratura è riportata una mortalità di circa del 27%, una evoluzione ipossica cerebrale del 73% e non avendo certezza della sopravvivenza della piccola A. in caso di attuazione di tali provvedimenti, si potrebbe ipotizzare che a causa della mancata sorveglianza da parte dei sanitari si sia determinata una perdita di chance di sopravvivenza di circa il 50%….”.

Per il sottoscritto appare più come una valutazione salomonica che tecnica e che per la complessità del caso potrebbe anche essere giustificata. Ma si vuole partire da due elementi di tali conclusioni del ctu.

Per i casi esaminati dal ctu la mortalità prevista è del 27%, mentre per le lesioni neurologiche è del 73%. Tali lesioni, comunque, non farebbero prevedere con certezza, in termini temporali, la sopravvivenza della neonata (da statistiche di casi seguiti e da letteratura anche gravi danni neurologici permettono sopravvivenze di decenni).

Adesso andiamo al fatto giuridico.

Gli attori lamentano una malpractice che ha causato il decesso del piccolo figliolo. Pertanto bisognerà valutare il nesso di causa tra l’inadempimento accertato dai CCTTUU e l’evento morte e non tra l’inadempimento e gli incalcolabili potenziali danni neurologici e l’effetto di questi sul tempo di sopravvivenza della neonata.

A quest’ultimo riguardo anche i ccttuu non hanno certezze se non il dato statistico delle potenziali lesioni neurologiche che si rilevano nei casi esaminati nel 73% delle volte.

Quindi se il dato della mortalità statisticamente rilevato è del 27% questo soddisfa il nesso di causalità civilistica del più probabile che non, mentre, per l’impoderatezza degli esiti a distanza delle lesioni neurologiche, formulare una conclusione di perdita di chance sotto forma di ipotesi non sembra che essere una valutazione salomonica dettata anche dalla necessità di far raggiungere alle parti un accordo transattivo visto che tale caso è stato portato avanti dagli attori con un 696bis.

Come al solito invito giuristi e medici legali a dire la propria anche via email all’indirizzo galipò@libero.it sul caso presentato che si può meglio leggere attraverso la bozza di ctu allegata in calce.

Dr. Carmelo Galipò

Pres. Accademia della Medicina Legale

SCARICA QUI LA BOZZA DI CTU

 

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MORTE CARDIACA PER NEGLIGENZA E DISORGANIZZAZIONE: OK PER UN 696BIS

ipogonadismo

Ipogonadismo e disfunzione erettile post LMC, ossia come avere un’esistenza rovinata per 9 anni: il tutto può valere come una pizza e una birra quotidiana in un buon ristorante?

Pubblichiamo una ctu interessante e ben fatta su di un caso clinico di ipogonadismo primario non curato per 9 anni per negligenza sanitaria e che il CTU medico legale ha quantificato come danno risarcibile nella misura di 9 anni di invalidità temporanea parziale al 25%.

L’interessante di questa ctu è il compito di dover tradurre in euro le conclusioni medico legali.

Ammettendo che la ctu sia esente da critiche (e non lo è, anche se è fatta bene!) cosa dovrà richiedere l’avvocato del danneggiato come proposta conciliativa alla controparte responsabile di tale calvario?

Evidentemente non si ritiene logica la soluzione semplicistica di tradurre in euro una invalidità parziale al 25% di 9 anni (pari a circa 25€ al dì), ma le soluzioni le approfondiremo dopo aver letto questo stralcio della ctu allegata (che consiglio di leggere perché ricca di informazioni scientifiche davvero interessanti):

“…Nel settembre del 1998, all’età di 13 anni, a seguito di riscontro di LMC (leucemia mieloide cronica ) il Sig. C. fu sottoposto a terapia antiblastica e a radioterapia al pene per priapismo presso l’Ospedale SS. Il Sig. C. rimase successivamente in cura presso la stessa struttura ove fu sottoposto a trapianto di midollo osseo in data 22.6.99 . Successivamente lo stesso rimase in cura presso l’ospedale di VV. Fu dichiarato guarito della leucemia nel Maggio 2006.

Fu solo nel settembre 2015 che il Sig. C. fu posto in terapia con testosterone (tostrex) con un netto miglioramento del quadro clinico, come anche dallo stesso Ricorrente dichiarato.

Dalle considerazioni espresse e motivate dal co-CTU Dott. GG non emergono, dal punto di vista medico legale, profili di responsabilità professionale dei sanitari dell’ospedale SS. che ebbero ad intervenire nella vicenda clinica documentata in atti.

Diversamente, si rilevano profili di negligenza dei Sanitari dell’ospedale VV che omisero di somministrare al Ricorrente idonea terapia ormonale sostitutiva a far data dalla dichiarata guarigione dalla LMC ( maggio 2006).

Per quanto riguarda il quadro clinico attuale, così come obiettivato in sede di inizio di operazioni di CTU dal Dott. GG e come riferito dal Sig. C., non puo’ essere riferito, in termini di maggior probabilità che non, a profili di responsabilità professionale sanitaria, in quando riconducibile essenzialmente agli esiti delle corrette terapie messe in atto dai sanitari intervenuti per il trattamento della LMC.

Può, invece, rilevarsi un periodo di inabilità temporanea parziale , mediamente valutabile al 25%, ascrivibile ai rilevati profili di responsabilità professionale dei Sanitari dell’ospedale di VV , dal maggio del 2006 all’inizio del 2016, periodo in cui se fosse stata somministrata una adeguata terapia ormonale sostitutiva con testosterone vi sarebbe stata con ogni probabilità una miglior qualità della vita del Ricorrente.

Delle spese mediche documentate nel fascicolo del Ricorrente sono…”.

Mentre di seguito si espone uno stralcio di quanto dichiarato dal paziente:

“…Tuttavia con il passare degli anni ho iniziato ad accusare stanchezza cronica, resistevo sempre meno allo stress, notavo che i rapporti sessuali erano sempre più difficoltosi, che la concentrazione nello studio e sul lavoro scarseggiava ma era un continuo dare colpa allo stress ed al troppo lavoro. …

Notavo che gradualmente la mia qualità della vita subiva una progressiva decadenza (dal 2010 candidosi intestinale incomprensibile anche per i medici di Monza, Gastroenterologi, Infettivologi, etc … – dal 2014 disturbi gastro enterologici, soprattutto intestinali davvero fastidiosi e quasi irrimediabili – herpes vari, etc ….) che ha raggiunto il minimo storico nell’estate del 2015 quando la stanchezza era divenuta eccessiva e rilevavo difficoltà ad effettuare qualsiasi attività. Avevo persino difficoltà di concentrazione, umore pessimo, impedimento a memorizzare informazioni appena recepite, accusavo lo stress molto di più rispetto ai miei colleghi pur facendo gli stessi orari e carichi di lavoro, facevo persino fatica a fare le scale ed avevo perso interesse per qualsiasi cosa che mi riguardasse; il sesso era diventato sempre più un problema anziché qualcosa da vivere a pieno e con entusiasmo…”.

Adesso se il solo danno conseguenza sono davvero i 9 anni di patimenti caratterizzati da astenia, grave disfunzione erettile, problemi gastro-intestinali, etc, qual è il danno risarcibile al periziando?

La collega CTU si è espressa in termini di invalidità biologica temporanea al 25% che poi è conclusione intelligente e condivisibile e che tradotta alla lettera in termini economici corrisponderebbe a circa 85 mila euro.

Con l’espressione “invalidità temporanea” (e non di “inabilità”: quest’ultimo è concetto che attiene al profilo del lucro cessante, non del danno biologico), si suole designare quell’aspetto del danno alla salute consistente nella forzosa rinuncia, per tutto il periodo della malattia, allo svolgimento delle proprie ordinarie attività esistenziali.

Ma l’invalidità temporanea, come quella permanente, è danno biologico che per definizione medico legale si riferisce alla “menomazione permanente e/o temporanea dell’integrità psicofisica della persona, comprensiva degli aspetti personali, dinamico-relazionali, passibili di accertamento e di valutazione medico legale e indipendente da ogni riferimento alla capacità di produrre reddito”.

Detto ciò se è praticamente impossibile contraddire in termini valutativi le conclusioni del ctu (se non minimamente nella quantificazione che risulta a mio parere leggermente inferiore), non si può che evidenziare il secondario e conseguente aspetto a questo calvario esistenziale accertato, ossia la sofferenza interiore e psichica del periziando che per definizione ontologica non è ricompresa nel danno biologico.

Analizzato adeguatamente il “calvario” del periziando e le specifiche attività esistenziali (al di la di quelle lavorative che sono state assolutamente inficiate dallo status clinico conseguente a livelli bassi ematici di testosterone) non si può che concludere che il valore economico pari al 25% di un giorno di invalidità temporanea assoluta (che è pari a circa 100€) dovrà certamente essere personalizzato adeguandolo alla grave sofferenza interiore patita.

Ma quanto va personalizzata?

I seri disturbi lamentati (e classici della malattia accertata, ossia l’ ipogonadismo) dal periziando coinvolgono talmente tanto sia la sfera intima quanto quella relazionale che la sofferenza interiore conseguita andrebbe confrontata con quella da “agonia” o comunque ad una sofferenza talmente grave che meriterebbe una personalizzazione pari ad almeno 4 volte il valore economico del 25% di un giorno di invalidità temporanea assoluta.

Potrebbe sembrare stonato il confronto con la sofferenza di colui che ha coscienza dell’avvicinamento della morte, ma se consideriamo che tale sofferenza è solitamente breve rispetto a quella vissuta per 9 anni dal paziente in questione, ci si può rendere conto come questo accostamento poi non è tanto assurdo.

Mi piacerebbe davvero avere l’opinione di giuristi e medici legali al mio indirizzo email galipo@libero.it. A tutti una buona lettura della ctu allegata.

Carmelo dr. Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

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SENTIRE E FARE, SOFFERENZA E DANNO BIOLOGICO: CHI E COME VALUTARLI

sindrome coronarica acuta

 …non sanno cosa fare! Morire per sindrome coronarica acuta nel 2017 è fatto davvero angosciante se si pensa che esistono indicazioni chiare di cura nelle linee guida

Anche questa settimana si parla di morte cardiaca e precisamente di decesso per una sindrome coronarica acuta mal curata. E anche in questo caso l’organizzazione della struttura ci mette lo zampino: il letto 5 bis dell’unità coronarica non era attrezzato (letto non monitorizzato e senza campanello).

Vi riportiamo in breve la storia mentre nella relazione allegata potrete leggere anche le considerazioni medico legali.

“C. P. si recò al P.S. dell’Ospedale di UU per un dolore toracico oppressivo. Il triage fu effettuato alle ore 13:34, la visita fu effettuata alle ore 14:15, l’ora di uscita (in realtà ricovero in U.C.C) alle ore 19:40 dello stesso giorno”.

Il verbale di P.S. è riportato qui di seguito: “A.P.R : non patologie degne di nota. Non assumerebbe terapie in cronico. Non farmaco-allergie o G6PDH carenza. Giunge in PS per la comparsa alle ore 11:00 circa di dolore toracico oppressivo irradiato al giugulo e agli arti superiori. Tale dolore sarebbe durato circa quindici minuti. Analogo episodio alle ore 12:00 . Alla mia valutazione paziente asintomatico. Obiettività cardiopolmonare nella norma. Polsi presenti e validi. Murmure vescicolare presente su tutto l’ambito . Addome nella norma. Preleva EE. Preleva secondo dosaggio della troponina. Si ricovera in Cardiologia”.

Una prima determinazione della troponina fu effettuata alle ore 16:15 :0.022 ng/ml. (0 -0,056). Una seconda determinazione della troponina fu effettuata alle 18:46:36: 0,032 ng/ml. Una terza determinazione della troponina fu effettuata alle ore 21:00 quando il Signor P. era già stato ricoverato in U.C.C. . Il risultato fu il seguente : 0,143 ng/ml (0,000 – 0,056.)

Alle ore 19:40 del 17/01/2017 il Signor C. P. fu ricoverato in U.C.C. La diagnosi di accettazione fu la seguente: “sospetta SCA”. Nella valutazione medica iniziale è riportato: “Questa mattina dolore diffuso al torace e agli arti superiori associato a nausea della durata di circa dieci minuti. Questo pomeriggio intorno alle ore 15:00 nuovo episodio. L’e.c.g in ritmo sinusale eseguito durante dolore mostrava RSR’ in V2 e ST sopraslivellato in V3 e V4. Attualmente asintomatico. L’esame obiettivo riportato fu il seguente: “P.A: 160/85. E.C.G.: Ritmo sinusale, F.C. 68 b.p.m. Ripolarizzazione nei limiti. Non segni di scompenso. Ecocardiogramma: assenza di alterazioni morfo – funzionali. Troponina: primo e secondo dosaggio negativo. Terapia domiciliare: nessuna.

Piano di lavoro inziale: osservazione in UTIC.

Alle ore 0,50 circa del 18/01/2017: paziente in asistolia. Inizia manovre di rianimazione cardiopolmonare senza ripresa del circolo e dell’attività elettrica. All’ecocardiogramma assenza di attività cardiaca; per quanto valutabile assenza di versamento pericardico. Si constata l’exitus”. Fu effettuato il riscontro autoptico…. (continua nella perizia allegata)”.

Dr. Carmelo Galipò

Pres. Accademia della Medicina Legale

e-mail: galipo@libero.it

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MORTE CARDIACA PER NEGLIGENZA E DISORGANIZZAZIONE: OK PER UN 696BIS

Morte cardiaca per negligenza e disorganizzazione: ok per una ATP

Una morte cardiaca prevedibile con una gestione del paziente davvero ai limiti dell’impensabile. Grave negligenza ed imperizia

Un decesso evitabile con una gestione sufficientemente diligente. Ma alla morte cardiaca ha contribuito anche l’inefficienza della struttura che aveva non solo gli ascensori guasti, ma anche la TC non funzionante. Ma i guasti sono solo una concausa che forse non ha i caratteri della sufficienza: l’infarto miocardico non approfondito dai sanitari è la vera causa della morte cardiaca.

Quando si parla di colpa sanitaria si parla dei tre elementi della colpa, ossia dell’imperizia, dell’imprudenza e della negligenza, ma non sempre in ogni fattispecie di malpractice è possibile evidenziarne uno.

In questo caso dire che esistono tutti insieme non significa esagerare, ma valutare con sconcertante serenità la faccenda che si può esaminare con la lettura della perizia di parte redatta in favore degli eredi della vittima.

Si tratta del classico caso di responsabilità sanitaria che va risolto con un tentativo di conciliazione davanti al giudice (ATP, o meglio, ricorso 696bis) perché la relazione che si allega evidenzia come gli attori hanno le idee abbastanza chiare sulla qualificazione della colpa (o inadempimento) per cui il ricorso non avrà carattere esplorativo ma solo accertativo del danno da risarcire. Tipico caso dove i legali dei convenuti non potranno lamentare tale eccezione di inammissibilità (anche se sono convinto che lo faranno comunque!).

Si riporta di seguito solo un piccolo stralcio della relazione allegata tanto per farvi pregustare la lettura completa della storia clinica:

“…Possibile che i medici non siano stati sfiorati dal dubbio che l’antibiotico usato fosse clinicamente inefficace e che andasse cambiato?

Possibile che nessuno sia stato sfiorato da qualche dubbio su quella voluminosa opacità polmonare superolaterale riscontrata che peraltro non poteva essere ulteriormente indagata in quanto la TAC era rotta?

Inoltre di fronte a una febbre che persisteva da una settimana nessuno è stato sfiorato dal dubbio che il V. potesse avere una sepsi e che quindi un antibiotico, pur a largo spettro, somministrato per bocca, fosse completamente inadeguato?

Nessuno ha pensato a tale possibilità, o meglio, alla necessità imperativa di eseguire una serie di emoculture al fine di identificare il patogeno?…”.

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

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DANNO ANTICIPATO E LE SUE CRITICITÀ LIQUIDATIVE NELLA MALPRACTICE

sentire e fare

Spesso la valutazione del danno biologico necessita di una collegiale. Sentire e fare, questo è il dilemma!

Sentire e fare, due modi di esprimere il disagio, due modi di comunicare un danno, due modi per manifestare una ridotta qualità della vita.

Ascoltare, esaminare e descrivere è il compito del medico legale di “razza”, che deve esprimere le sue valutazioni.

La sofferenza è espressione del dolore fisico e di quello psichico che si riverbera su “ sentire e fare ” che sono gli aspetti della “funzione” sociale del cittadino danneggiato. E per sociale si intende il binomio “patrimonio e non patrimonio”, ossia sulla capacità di produrre reddito e sulla esistenzialità nella sua globalità.

Insomma, la sofferenza è in sé un disagio psichico e una compromissione della funzionalità del soggetto interessato.

Quindi la sofferenza, che è la conseguenza del dolore, si deve seriamente valutare per descrivere la menomazione globale del soggetto che ha subito un fatto illecito.

Può da solo il medico legale dare un giudizio in termini di danno patrimoniale e non o necessita della collaborazione di una figura professionale in qualità di ausiliario?

La risposta è affermativa se si parla di macrolesioni, ed è, invece, “in forse” quando si accertano i c.d. micro danni.

È una questione, quella rappresentata, che la medicina legale contemporanea si sta ponendo con forza per l’invasione di campo fatta negli anni dalla giurisprudenza che arroga a se il diritto di “forfettizzare” tale fattispecie di danno per raggiungere il c.d. “integrale risarcimento”.

Ma sono il medico legale e lo psicologo forense che debbono dettare le regole di tale valutazione.

Il primo in assoluta autonomia ed esclusività, descrivendo le conseguenze della sofferenza in termini di disfunzionalità di organo o apparato. Il secondo, soprattutto nelle c.d. macropermanenti, descrivere la frequente “degenerazione psichiatrica” con specifiche diagnosi testistiche che condurranno il medico legale ad una valutazione globale del danno conseguenza che il fatto illecito ha generato.

Ma v’è di più. L’esperienza del medico legale clinico permette a quest’ultimo di fare in autonomia la valutazione “globale” delle micropermanenti, sempre in termini di danno biologico, dove per globale si intende quella valutazione della disfunzionalità comprensiva anche del “disagio” nocicettivo proprio di un determinato tipo di lesione-menomazione.

Per quanto suddetto, si auspica – da un lato – che gli autori delle nuove tabelle SIMLA rivedano lo schema della valutazione del dolore che sembra totalmente avulso dalla logica valutazione del danno biologico, dall’altro, che il nuovo ministro della giustizia convochi presto un tavolo per la riforma delle paventate e disastrose tabelle della valutazione del danno non patrimoniale proposte dal precedente governo.

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

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SOFFERENZA DEI FAMILIARI: È PRESUNTA IN CASO DI DECESSO DEL CONGIUNTO

L’ intelligenza è un dono che non si acquisisce con gli studi, ma è un talento “genetico”. E quando un giudice intelligente scrive, si nota il talento

L’ intelligenza è un dono che non si acquisisce con gli studi, ma è un talento “genetico”. E quando un giudice intelligente scrive, si nota il talento

Quanto mi piace leggere delle sentenze o delle ordinanze di un giudice intelligente. Questo perché ciò rompe la monotonia dei “copia ed incolla”, evidenzia la incoerenza logica di certi scritti e, forse, incrementa la possibilità di leggere degli atti più interessanti nel prossimo futuro.

Ecco perché voglio pubblicare questa ordinanza.

Non si riesce a leggere, nei ricorsi 696bis, una sola comparsa di costituzione priva di improprie motivazioni di inammissibilità del ricorso stesso (evidentemente da parte dei convenuti) malgrado la nuova legge Gelli che obbliga gli attori a percorrere tale via prima di affrontare un giudizio.

Gli “stamponi non aggiornati” alla legge Gelli fanno un pochino di impressione e mi sono sempre interrogato sulla loro utilità giudiziale e di risoluzione senza “guerra” del contenzioso.

E non sempre, purtroppo, si trovano giudici che, malgrado rigettino tale eccezione di inammissibilità, entrino nel merito delle eccezioni dei convenuti come, invece, ha fatto questo Giudice intelligente.

Riporto le poche righe di questa ordinanza per far luce su un “incancrenito” modus operandi di avvocati distratti:

“…l’attrice abbia analiticamente descritto i fatti ed i comportamenti che avrebbero arrecato pregiudizio al congiunto. Pertanto, è sicuramente ammissibile un accertamento su quei fatti e comportamenti e, più in generale, sulla correttezza dell’operato dei sanitari che hanno avuto in cura il XY.”

Come fa a ritenersi esplorativo un ricorso dove è sufficientemente qualificato un inadempimento dei sanitari? Mistero delle fede!

Come si fa ad interpretare la novella del 2005 (ricorso 696bis) così malamente tanto da affermare che tale ricorso serva solo a quantificare il danno quando esso viene introdotto “…ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito”?

Che significa accertare secondo la maggior parte dei giuristi? Mi sono chiesto perché si spreca tanto inchiostro e tanta carta per dire cose inutili.

Spero tanto che questa ordinanza, associata alla obbligatorietà prevista dalla nuova legge Gelli, faccia sparire queste inutili eccezioni dagli atti dei convenuti e spinga le strutture e le compagnie a cercare una risoluzione (ove sia possibile secondo scienza medico legale) della controversia fuori dalle aule del tribunale.

Comunque, evviva il Giudice Intelligente!

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

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MUTATIO LIBELLI O EMENDATIO LIBELLI: STORIA DI UN GIUDICE E WIKIPEDIA

nesso di causalità

Ancora in molti fanno confusione sul significato della perdita di chance e ciò è verosimilmente dovuto alla scarsa conoscenza del significato del nesso di causalità

Provo una forte emozione a leggere la sentenza che si allega in calce specie quando in essa il giudice disquisisce sul nesso di causalità.

Ma ancor più quando il Giudice condanna alle spese la convenuta struttura per lite temeraria per non aver partecipato alla mediazione e non aver fatto una proposta reale agli attori dopo il 696bis.

Io penso che se queste sentenze fossero più frequenti nel giro di qualche anno si accorcerebbero i lunghi tempi della giustizia civile. Da sempre affermo che l’attore principale di un processo è il Giudice e non il ricorrente, perché da esso vengono controllati anche i comportamenti delle parti in causa. Un rigore “vero” sfoltirebbe molto i ruoli dei giudici i quali, così, potrebbero verosimilmente accorciare i tempi di fissazione delle udienze.

Ma andiamo al caso specifico del quale si riporta il passo che si ritiene decisivo e fondamentale per la cultura di chi pratica il diritto e la medicina legale (appunto sul nesso di causalità e la perdita di chance).

“…Il fatto che il ctu, che è un medico e non un giurista, abbia utilizzato la locuzione “sarebbe sopravvissuta con una probabilità del 60/70%, e abbia richiamato la chance di sopravvivenza, non deve vincolare il Giudice al fine di qualificare il danno in termini di perdita di chance, laddove, come in questo caso, è chiaro che il ctu abbia inteso porre una relazione causale diretta anche se non certa, ma comunque altamente probabile, tra il decesso e le mancate cure tempestive della patologia infartuale in atto, e che poteva essere trattata in un centro specializzato salvando la vita della paziente con una probabilità del 60/70%. Il discorso del ctu è un discorso evidentemente di causalità piuttosto che di qualificazione del tipo di danno prodotto”.

Come più volte rappresentato sulle pagine di questo quotidiano, bisogna considerare il nesso che collega due eventi come una retta numerica che va da 1 a 100, dove 1 rappresenta il più debole nesso e 100 la certezza del nesso tra i due eventi.

Com’è noto la perdita di chance rappresenta la perdita della possibilità di raggiungere un obiettivo che è altra cosa rispetto al mancato raggiungimento di un obiettivo.

Ora, in riferimento alla responsabilità medica, l’errore del medico (sia esso omissivo che commissivo) genera un danno evento che rappresenta in sé una perdita di chance per il paziente di raggiungere il risultato ottenibile dalla terapia eseguita dal medico stesso.

Il legame tra l’inadempimento (o l’errato adempimento) del medico e il danno conseguenza lamentato dal paziente o dai suoi eredi è rappresentato dal nesso di causalità (giuridica) che esiste tra di essi.

Dovendo partire dall’errore del medico che di per sé genera una perdita di chance (di occasione) bisognerà analizzare quanta chance l’errore ha fatto perdere. Il peso della chance altro non rappresenta che il legame tra i due fatti/eventi.

Ricordando come in sede civile l’efficienza della causalità è regolata dalla locuzione del “più probabile che non” e come essa rappresenta un punto della (succitata) retta della “causalità” situato oltre la metà (oltre il 50%).

Dunque, come la consolidata giurisprudenza di Cassazione insegna, affermare che un errore ha leso la probabilità di raggiungere un obiettivo oltre il 50% significa che ha prodotto un tipo di danno che non è la possibilità di raggiungere quell’obiettivo (tipo di danno = perdita di chance), ma ha prodotto un diverso tipo di danno che è quello del “mancato raggiungimento di raggiungere un obiettivo prefissato” (ossia la guarigione o il prolungamento della vita, ad esempio).

In conclusione, come ben affermato dal Giudice Toscano, il medico legale affermando che l’inadempimento dei sanitari ha tolto alla paziente il 60-70% di chance di sopravvivenza, significa che senza quell’inadempimento sanitario non sarebbe morta quando è, invece, morta!

Ottima, giusta e condivisibile la condanna per lite temeraria per un importo pari agli onorari liquidati per le spese di assistenza legale.

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

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OPERAZIONI PERITALI: QUALE DEVE ESSERE IL COMPORTAMENTO DEL CTU?

fenomenix

Fenomenix è un giudice a cui non piacciono i ccttuu lavativi e le parti non diligenti…ma ha la fissazione errata sull’inadempimento qualificato che pone sempre a carico degli attori

Fenomenix, nome di fantasia, appartiene ad un giudice del quale non condivido alcune fissazioni e grazie al quale ho l’occasione di parlare di diritto e di medicina legale.

Lo stimo parecchio perché è un giudice con le “palle” che fa rispettare le regole del processo e sancisce ben bene chi tali regole non rispetta.

Questa ordinanza che si allega è stata una notevole sorpresa perché nasce da una proposta conciliativa ex 185 cpc che assolutamente non condividevo perché non equa e che appariva lontani dai fatti di causa veramente accaduti.

Però Fenomenix ci ha ripensato dopo una probabile attenta lettura degli atti che non gli hanno permesso di fare la sentenza perché sarebbe stata davvero ingiusta se fondata sulla proposta conciliativa che lo stesso ha fatto e che è stata pubblicata sulle pagine di questo quotidiano (http://www.responsabilecivile.it/proposta-del-giudice-ai-sensi-dellart-185bis-cpc-non-sempre-conveniente-ecco-un-caso-reale/).

Certo, rileggendo la precedente ordinanza si potrebbe pensare che Fenomenix abbia fatto questa solo per punire i convenuti (tanto da addebitare loro gli acconti per il nuovo collegio peritale!).

Essendo lo scrivente un ottimista e un buon pensante, si ritiene che tale ordinanza sia soprattutto legata ad una attenta valutazione di tutte le perizie nel fascicolo e anche delle note critiche alla CTU.

Ottima la decisione di Fenomenix, dunque, perché anche in questa circostanza ha dimostrato di essere un giudice con le “palle”, ma, seppur controvoglia, mi vedo costretto a tornare sullo stesso e ostinato concetto “dell’inadempimento qualificato in astratto adeguato a produrre il danno lamentato” e per questo penso sia necessario riportare quanto più volte citato dalla Suprema Corte di cassazione.

In più occasioni, la Suprema Corte ha precisato che il paziente non deve provvedere a “individuare specificamente la condotta omessa o l’errore commesso, essendo sufficiente che venga individuata la prestazione asseritamente mal adempiuta e che venga ipotizzato un nesso causale fra la stessa e il pregiudizio lamentato”.

Insomma, l’onere del paziente sia soddisfatto quando questi chiarisca se l’inadempimento della prestazione medica consista nella fase di diagnosi o di esecuzione dell’intervento o nell’assistenza post operatoria o altro, restando a carico della struttura coinvolta la dimostrazione (alternativa) o dell’esatto adempimento o dell’irrilevanza dell’inadempimento, con l’ulteriore specificazione che “qualora all’esito del giudizio permanga incertezza sull’esistenza del nesso causale tra condotta del medico e danno, questa ricade sul debitore”.

Malgrado ci sia stata qualche sparuta sentenza che addossava al paziente un onere diverso da quello succitato, il concetto maggioritario espresso dalla Cassazione è in linea con il principio sacrosanto della “vicinanza della prova” e con il significato stesso dell’ “inadempimento qualificato in astratto idoneo a produrre in danno.

Il contrario permetterebbe di caricare sulla parte più debole del contratto (il paziente) un inadempimento “superqualificato” che è fuori dalla “grazia di Dio”.

Quindi, chapeau per Fenomenix nelle vesti di Giudice con le “palle”, ma tanto disappunto per il Fenomenix che aggrava il paziente di una prova che non può…provare o allegare!

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

Leggi la ordinanza

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PROPOSTA DEL GIUDICE AI SENSI DELL’ART. 185BIS CPC: NON SEMPRE CONVENIENTE! ECCO UN CASO REALE!

Accertamento tecnico preventivo: quali sanzioni e parcelle per il CTU

Ecco un caso discusso in Cassazione e che riguardava due contestazioni in un accertamento tecnico preventivo: mancato tentativo di conciliazione e congruità della parcella del ctu.

Sempre più interessante come argomento, quello dell’ accertamento tecnico preventivo, sia per i giuristi che per i medici legali che svolgono il ruolo di conciliatori in tali procedimenti.

In realtà se si potessero avere i contenuti e lo svolgimento delle centinaia di ATP che si eseguono giornalmente nei vari tribunali d’Italia ci sarebbe tanto commentare e da imparare.

Il caso in questione (del quale si allega la sentenza) tratta dell’inadempimento del ctu in termini di mancato tentativo di conciliazione e della contestazione parcella liquidata dal GDP di Frosinone ritenuta eccessiva dalla parte debitrice (332,60 €!).

Riportiamo due estratti della sentenza che in sintesi esprimono concetti su cui riflettere.

  • La censura è inconferente, atteso che la ratio principale del rigetto della doglianza consiste nel rilievo del tribunale secondo cui il tentativo di conciliazione non è obbligatorio, ma da esperire quando sia possibile, restando priva di sanzione espressa l’omissione di esso”
  • Quanto alla valutazione della complessità dell’incarico, va osservato: che il provvedimento ha adeguatamente motivato la scelta di incrementare il compenso per la consulenza medico legale in relazione alla attività professionale sempre complessa, “anche nei casi apparentemente più semplici”, come secondo la ricorrente era quello in esame. Ciò a causa dello “stesso avvicendarsi di norme e decisioni giurisprudenziali”, che rendono l’opera dei medici legali meritevole di aumento del compenso “irrisorio” previsto dalla tabella fissa”.

Il primo dei due concetti fa sorgere qualche dubbio sul significato di obbligatorietà del tentativo di conciliazione.

Così come scritto dal tribunale di Frosinone sembrerebbe che l’obbligo discende dalle convinzioni del CTU durante il contraddittorio delle parti: se è chiara l’impossibilità a conciliare perché tentarla?

Questo è un atteggiamento che vedo spesso nelle ctu per ricorsi 696bis e in verità non lo condivido, in quanto pur se la convinzione del ctu è esatta, si dovrebbe redigere verbale impregnato dalle motivazioni che sono causa della mancata conciliazione.

Sempre su questo primo stralcio di sentenza, appare interessante rilevare che non esiste sanzione per tale omissione e che, quindi, appare giustificato il comportamento dei giudici che tollerano oltremodo le “irregolarità” dei propri ctu.

Il secondo punto è veramente interessante in quanto esprime l’intrinseca complessità dell’attività medico legale che non può essere mai banalizzata e mal compensata “…a causa dello “stesso avvicendarsi di norme e decisioni giurisprudenziali”, che rendono l’opera dei medici legali meritevole di aumento del compenso “irrisorio” previsto dalla tabella fissa”.

Ossia tutti sanno che l’opera intellettuale del medico legale è sempre e comunque complessa, ma nessun legislatore (e in media ogni due anni in Italia se ne avvicenda uno!) ha mai pensato di aggiornare adeguatamente le tabelle.

Speriamo che questo monito della Cassazione faccia aprire gli occhi all’ulteriore nuovo “legislatore” affinché giustizia venga fatta!

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

Leggi la sentenza

 

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OPERAZIONI PERITALI: QUALE DEVE ESSERE IL COMPORTAMENTO DEL CTU?

operazioni peritali

La caratteristica principale delle operazioni peritali è quella del confronto tra tutti i consulenti tecnici, compresi i CCTTUU. Ma cosa accade invece?

Che bello l’incontro tra i consulenti in corso di operazioni peritali! O meglio, come sarebbe bello se vi fosse un sano e tecnico confronto tra tutti i medici presenti. Ma così non è per la quasi totalità delle volte.

Scrivo questo articolo perché stimolato dall’ultima CTU svolta a Roma dove la presenza di autorevoli consulenti (sia medico legali che specialisti in medicina interna) ha trasformato quell’incontro in un piacevole e interessante tavolo tecnico dove TUTTI hanno interagito e tutte le parti avevano le idee chiare sull’esito della CTU (s’intende con ciò l’esito più probabile che non! …per dirla breve).

Qualcuno potrebbe pensare: ma cosa c’è di strano in questa situazione? Sembrerebbe la rappresentazione di ciò che dovrebbe sempre accadere in una seduta di operazioni peritali.

Beh, l’esperienza mi suggerisce un diverso “quadretto” che spesso sa di ridicolo (e questo in tutto il territorio nazionale).

Qualcuno si starà domandando: cioè?

Vediamo un po’ di soddisfare questo probabile interrogativo. Cosa succede durante una seduta di operazioni peritali? Ecco qualche esempio:

Situazione moderatamente frequente: i CCTTUU hanno letto solo distrattamente i fascicoli prima dell’incontro e quindi non sanno confrontarsi con i consulenti delle parti intervenute (soprattutto gli attori) i quali parlano solo tra di loro con scarse finalità in quanto poi devono solo attendere la bozza peritale per prendere coscienza dell’esito delle loro chiacchierate tecniche o pseudo tali;

Situazione quasi costante: i CCTTUU sono convinti che la loro partecipazione non deve far trapelare il loro pensiero sulla questione (in senso di responsabilità o meno dei convenuti). Tale situazione è causa di una seduta di operazioni peritali priva di senso giuridico e medico legale in quanto le parti ripetono quello che già si trova scritto nelle comparse di costituzione e nelle relazioni depositate nel fascicolo di causa senza realizzare il principio fondamentale del processo, ossia il contraddittorio.

Tutte le fattispecie surriportate vi sembrano ideali per ritenere utile una seduta di operazioni peritali?

Perché i CCTTUU sono convinti che non debbono entrare nel contraddittorio esprimendo la propria posizione nel senso di contrastare le affermazioni delle parti che non sono o scientifiche o comunque errate?

Perché un tale comportamento è ritenuto dai CCTTUU “fatto illecito”?

Per concludere, si sente la necessità di dire la personale opinione: nelle consulenze tecniche dove il sottoscritto è parte del collegio nominato dal giudice il contraddittorio sarà chiaro da subito in quanto i CCTTUU dialogheranno con tutte le parti evidenziando i “vulnus” delle tesi da queste sostenute in modo che, in caso di consulenza tecnica preventiva le parti hanno le idee chiare se consigliare ai loro dominus una conciliazione, o in giudizio ordinario, come potrebbe essere la bozza di ctu (anche in questo caso le parti potranno avere i supporti per tentare una conciliazione).

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

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