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Il presidente Anelli torna sul caso Inps invocando l’intervento del Ministro della Salute e l’istituzione di un Tavolo sulla medicina fiscale

Stralciare le parti del Piano della Performance dell’Inps incompatibili con il Codice di Deontologia Medica. Questo l’appello lanciato dalla FNOMCeO, che ha invocato l’intervento del Ministro della Salute, chiedendo, inoltre, l’istituzione di un Tavolo sulle problematiche della Medicina fiscale. In particolare, il Presidente della Federazione, Filippo Anelli, torna sul caso Inps innescato dalla Determinazione n° 24/2018 dell’Istituto.

Già la scorsa settimana, sulle pagine del Fatto quotidiano, Anelli aveva bocciato con parole durissime il provvedimento. Questo prevede, tra gli obiettivi per i medici, anche le voci ‘revoche prestazioni invalidità civile’ e ‘annullamento prestazioni dirette malattia’ nell’ambito delle visite di controllo.

Il presidente della Federazione esprime apprezzamento per i numerosi interventi di questi giorni a difesa della libertà, autonomia e indipendenza dei medici, e a tutela della salute dei cittadini. A partire da quelli del presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi e dei Sindacati medici, che sono insorti a difesa della Professione.

La stessa Giulia Grillo ha sottolineato come il revocare prestazioni per raggiungere obiettivi economici violi il codice deontologico medico. Tra i rappresentanti delle istituzioni, poi, Anelli sottolinea la vicinanza espressa dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Pierpaolo Sileri. E quella del capogruppo M5S della Commissione Affari Sociali alla Camera Celeste D’Arrando.

“Lanciamo dunque il nostro appello al Ministro della Salute Giulia Grillo, che ha dimostrato di saper comprendere così bene il ruolo dei Medici”.

Per questi ultimi – ribadisce il medico – “i principi del Codice deontologico verranno sempre prima di ogni ragione di bilancio”.

L’auspicio della FNOMCeO è l’apertura di un Tavolo “dedicato a questa materia così multiforme e complessa”. L’obiettivo è sanare tutte le ingiustizie che vedono oggi vittime i professionisti della Medicina fiscale e legale.

“Urge superare questa situazione di stallo, stipulando in tempi brevi l’Accordo Collettivo nazionale per disciplinare il rapporto di lavoro tra l’INPS e i medici fiscali e stabilizzando anche i medici convenzionati esterni che, da precari e senza le minime tutele di legge – ferie, malattia, maternità – collaborano con l’Istituto, per svolgere tutti gli adempimenti medico legali in ambito assistenziale e previdenziale di competenza dei Centri medico legali”.

Sul caso Inps Anelli conclude che “occorre modificare questi assurdi obiettivi di performance che collidono con la Deontologia e la coscienza. È necessario restituire serenità lavorativa e di vita a tutti questi colleghi, che da anni svolgono funzioni delicatissime per il Paese, a garanzia dei diritti dei cittadini più fragili”.

 

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in vacanza

Il medico andava in vacanza con parenti e amici usufruendo dei permessi 104. A scoprirlo, è stata la Guardia di Finanza. L’uomo denunciato per truffa.

Un medico in servizio presso l’Ospedale di Gorizia andava in vacanza fruendo dei permessi 104: scoperto dalla Guardia di Finanza, è stato denunciato per truffa.

L’uomo dichiarava falsamente all’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 2 “Bassa Friulana Isontina” di doversi assentare dal lavoro per assistere i propri genitori invalidi o perché in stato di malattia.

Invece, si recava in località di villeggiatura con amici e parenti oppure nel proprio studio medico privato.

Il professionista è stato scoperto e denunciato alla Procura di Gorizia per truffa ai danni dell’Azienda Sanitaria e dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

L’indagine, denominata “Sweet Holidays”, era partita nel giugno 2016.

A dare avvio alle attività investigative era stata una segnalazione del responsabile del Reparto in cui il medico prestava servizio in regime di non esclusività.

Il tutto è stato coordinato dal Pubblico Ministero dott. Paolo Ancora e l’indagine è stata condotta attraverso l’incrocio delle notizie e dei dati acquisiti dal gps veicolare installato sull’autovettura dell’indagato.

A svelare i comportamenti poco leciti del medico assenteista hanno concorso anche i tabulati telefonici, gli appostamenti e i pedinamenti nei giorni di assenza.

Ma non solo.

Anche le cartelle cliniche dei suoi pazienti privati, che sono state acquisite a seguito della perquisizione dello studio del medico, da cui si è desunto che, in oltre la metà dei giorni di assenza ingiustificata, l’indagato si è occupato della clientela privata.

a scapito quindi di quella pubblica.

Il medico, poi, fruiva dei permessi 104 per andare in vacanza nei weekend o nei prefestivi, come accaduto per le vigilie di Natale 2015 e 2016.

Inoltre, tra l’aprile 2015 ed il febbraio 2017, i giorni di ingiustificata assenza dall’attività lavorativa sono stati ben 95, di cui 75 per permessi concessi per assistere il padre e la madre ultraottantenni e 20 per riposi medici.

A conclusione delle indagini, il medico assenteista è stato segnalato alla Procura presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti competente per il Friuli Venezia Giulia a cui è stato indicato il danno erariale pari ad 57.960 euro patito dall’Azienda Sanitaria e dall’I.N.P.S..

 

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Il Polo Unico compie un anno, ma le visite fiscali sono ancora poche

Doveva rappresentare una rivoluzione contro l’assenteismo, ma il Polo Unico della medicina fiscale non è ancora effettivamente entrato a regime

È trascorso un anno dall’inaugurazione del Polo Unico della medicina fiscale, ma sembra che la tanto attesa rivoluzione contro l’assenteismo non sia ancora a regime come sperato. I soldi stanziati nel 2017 per questa iniziativa sono stati 17 milioni, 35 nel 2018 e 50 per il 2019.

A dichiararlo, sulla base degli ultimi dati Inps, sono i sindacati che rappresentano i medici fiscali, ovvero 1.200 professionisti che lavorano a chiamata e non hanno un contratto collettivo.

Partito a settembre 2017 il Polo Unico per la medicina fiscale prevede che anche le viste mediche per malattia nel settore pubblico vengano effettuate dall’Inps, così come già accadeva a quelle private.

La decisione di istituire il Polo Unico era finalizzata proprio alla possibilità di effettuare più controlli, e anche nel fine settimana. Il Polo ha permesso di effettuare 144mila visite nell’ultimo quadrimestre del 2017. Ciò ha rappresentato un calo del -13% dei certificati per malattia.

Tuttavia, i numeri del 2018 non sono altrettanto positivi.

Secondo i dati dall’Osservatorio Inps, nel secondo trimestre sono state effettuate 101.000 visite fiscali. Queste, unite a quelle del primo trimestre superano di poco le 200mila. Numeri troppo bassi che fanno riflettere.

Secondo Federica Ferraroni della Società della medicina previdenziale, assistenziale e fiscale (Simpaf), “si tratta di una cifra molto inferiore a quelle preventivate, circa 1,5 milioni l’anno”.

Questo però non significa che i risultati non si siano visti. Ciò in quanto “in questo periodo i certificati di malattia sono diminuiti del 2,2% e i giorni di malattia del 4,8%. Ma è molto meno di quanto si potrebbe fare, considerato che l’assenteismo nel pubblico è il quadruplo di quello del privato”.

Ma come migliorare, dunque, le prestazioni del Polo unico della medicina fiscale?

“È necessario – sottolinea Alfredo Petrone, segretario Settore Inps Fimmg – che la riforma del Polo Unico sia portata a compimento con la stipula dell’accordo collettivo nazionale che offra tutele, diritti e previdenza”.

Un intervento che, secondo Petrone, “ottimizzerebbe il servizio a budget invariato, con riduzione del costo per Inps della singola visita di controllo”.

 

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fuori corso

La pensione di reversibilità, tra i vari soggetti beneficiari, può spettare anche al figlio fuori corso all’università? Ecco cosa c’è da sapere a riguardo.

La pensione di reversibilità del genitore defunto, come noto ha diversi soggetti beneficiari, ma tra questi non figura il figlio fuori corso all’Università.

Il figlio studente universitario è considerato a carico se in stato di bisogno e se il de cuius lo manteneva abitualmente.

Ora, per beneficiare della pensione di reversibilità durante il percorso universitario il figlio studente deve essere iscritto a corsi universitari, di specializzazione o perfezionamento legalmente riconosciuti. Tuttavia, egli non deve risultare fuori corso.

In ogni caso il diritto alla pensione di reversibilità si perde nel momento in cui viene meno lo status di studente universitario. Quindi quando si consegue la laure o comunque al compimento del 26º anno di età.

La pensione di reversibilità è riconosciuta ai superstiti del titolare del trattamento pensionistico, dopo la sua morte, se il de cuius era titolare di pensione diretta o questa era in corso di liquidazione. Laddove il defunto fosse stato al momento del decesso ancora lavoratore e avesse maturago determinati requisiti contributivi e assicurativi, ai superstiti spetta la pensione indiretta.

A chi spetta la pensione di reversibilità del defunto.

Oltre al coniuge, essa spetta anche ai figli ed equiparati:

  • gli adottivi e gli affiliati;
  • figli riconosciuti o dichiarati tali giudizialmente;
  • i non riconoscibili che percepivano il mantenimento o gli alimenti per sentenza ai sensi dell’art. 279 c.c.;
  • i non riconoscibili che in virtù della successione si sono visti riconoscere il diritto all’assegno vitalizio (artt. 580 e 594 cc);
  • nati da precedente matrimonio del coniuge del defunto;
  • i riconosciuti o giudizialmente dichiarati dal coniuge del de cuius;
  • i minori affidati dagli organismi competenti;
  • nipoti minori, non affidati formalmente ma a carico;
  • i postumi, nati entro il 13° giorno dal decesso del padre.

Per percepire la pensione di reversibilità del genitore è necessario, tra i vari requisiti, risultare a suo carico.

A tal proposito, la circolare n. 185/2015 Inps ha dettato delle specifiche linee guida.

Il requisito del carico risulta verificato al ricorrere delle seguenti due condizioni, secondo Inps.

La prima è lo stato di bisogno del superstite, determinato dalla sua condizione di non autosufficienza economica. Ci si riferisce qui alle esigenze medie di carattere alimentare dello stesso, alle sue fonti di reddito eccetera.

La seconda condizione è il mantenimento abituale del superstite da parte del dante causa. “Tale condizione – precisa la circolare – si desume dall’effettivo comportamento di quest’ultimo nei confronti dell’avente diritto”.

In questo contesto assumono particolare rilievo la convivenza e la non convivenza.

La medesima circolare fa chiarezza anche sul caso in cui il figlio sia fuori corso. L’Inps definisce studenti coloro che “hanno un’età compresa tra 18 e 26 anni e risultano iscritti all’università o a scuole di livello universitario in un anno accademico compreso nella durata del corso di laurea.”

Lo status di studente universitario, inoltre, è perfezionato “ai fini del riconoscimento o proroga del diritto alla pensione ai superstiti per tutta la durata del corso, ma non oltre il 26° anno di età”.

Il figlio deve essere iscritto a:

  • università statali e non statali riconosciute;
  • scuole legalmente riconosciute con accesso mediante diploma conseguito dopo il completamento del secondo grado d’istruzione superiore;
  • corsi di livello universitario;
  • scuole di specializzazione o perfezionamento, corsi di perfezionamento, di integrazione e di cultura annessi a facoltà universitarie, previsti dal TU approvato con RD n. 1592/1933.

Tuttavia, il diritto alla pensione di reversibilità è riconosciuto al figlio studente universitario solo se il decesso del titolare avviene nel periodo d’iscrizione a uno degli anni accademici del corso di laurea o di quello stabilito dagli statuti delle scuole di perfezionamento.

Non solo.

“Realizza tale condizione (ovvero quella del diritto alla reversibilità) l’iscrizione classificata ” fuori corso ” di uno studente che non supera gli esami propedeutici, purché non siano stati superati nel complesso i limiti di durata del corso legale; non la realizza l’iscrizione classificata “in corso” quando tali limiti siano stati superati. Il diritto non può essere riconosciuto per un numero di anni superiore alla durata complessiva del corso di laurea o diploma.”

In buona sostanza, dunque, i periodi fuori corso non sono coperti dalla pensione di reversibilità, anche se lo studente non ha ancora 26 anni.

Infine, il diritto alla pensione spetta anche agli studenti superstiti che, dopo aver terminato o interrotto un corso di studi, si iscrivano ad altra facoltà o corso di laurea.

In questo caso, se uno o più anni del precedente corso sono riconosciuti utili ai fini di quello nuovo, la durata del nuovo corso si riduce di conseguenza.

 

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data mining

Il presidente dell’Inps Tito Boeri, in audizione al Senato, ha evidenziato che la sospensione del modello di data mining su richiesta del Garante della Privacy ha comportato una perdita di circa 335mila euro al mese

La sospensione del sistema di data mining Savio ha comportato una perdita per le casse dell’Inps di circa 335.000 euro al mese. Si tratta del modello statistico utilizzato dall’Inps per ottimizzare l’assegnazione delle visite di controllo sui dipendenti in malattia.

E’ quanto riportato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’audizione al Senato. Boeri ha ricordato che il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto la sospensione dell’attività di data mining. Inoltre, ha avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti dell’Istituto per la violazione di più norme vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali.

Il 14 marzo 2018, pertanto, l’Istituto ha sospeso l’utilizzo di Savio e la sua graduale estensione al settore pubblico. Un che, secondo Boeri, avrebbe fortemente ridotto (-26,8%) la capacità delle visite fiscali di individuare casi di assenza ingiustificata alla visita del medico.

“Gli effetti sono più forti al Sud che nel resto del Paese – ha sottolineato il Presidente dell’Inps –. Qualora la riduzione riscontrata fosse confermata anche nei mesi a venire, la perdita per le casse dell’Inps sarebbe superiore ai 4 milioni di euro su base annua”.

In termini percentuali, quindi, si tratterebbe di una riduzione di quasi un quarto delle somme recuperate con le visite di controllo d’ufficio nel settore privato. Nel 2017 tale attività aveva raggiunto un valore pari 17.803.037 euro.

A queste spese vanno poi aggiunti gli oneri legati alle contribuzioni figurative accreditate ai dipendenti in malattia. “Si noti – ha aggiunto Boeri – che tutte queste spese aggiuntive sono imputabili proprio alla sospensione”. La decisione di sospendere il modello Savio, infatti, non era attesa e quindi può essere considerata come indipendente dai comportamenti dei lavoratori e dei medici fiscali.

Ogni anno, secondo i dati riferiti da Boeri in audizione, l’Inps spende circa 2 miliardi di euro per indennità di malattia per i dipendenti privati. Le giornate di assenza dei pubblici dipendenti valgono invece circa 2,8 miliardi.

L’Istituto riceve ogni anno circa 12 milioni di certificati di lavoratori privati assicurati e 6 milioni di certificati di dipendenti pubblici nel cosiddetto Polo Unico. Tuttavia, a fronte di 18 milioni di certificati, l’attuale capacità produttiva dell’Istituto si attesta intorno al milione di visite di controllo all’anno, ossia il 5%.

Da qui la necessità di scegliere con cura dove, quando e come eseguire le visite. E’ evidente, rileva Boeri, “che una selezione intelligente dei certificati medici per i quali disporre le visite mediche di controllo sia essenziale per l’Inps”. Data la numerosità dei controlli, un milione, “è, inoltre, inevitabile che la selezione sia, almeno in parte, automatizzata, non essendo certo gestibile a mano”.

 

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diritto al riscatto della laurea

La Cassazione ha sancito che il termine per l’esercizio del diritto al riscatto della laurea decade dopo 10 anni dalla presentazione dell’istanza amministrativa

Il diritto al riscatto della laurea ai fini pensionistici decade decorsi 10 anni dalla domanda amministrativa. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione ricordando quanto previsto dall’art. 47 del D.P.R n. 639/1970 sulla revisione degli ordinamenti pensionistici.

Gli Ermellini si sono pronunciati su un contenzioso tra l’Inps e un soggetto che aveva depositato il ricorso giudiziario dopo 26 anni dall’istanza amministrativa.

In primo grado di giudizio il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la domanda avanzata dall’attore per il riscatto degli anni del corso di laurea. Il Giudice, infatti, aveva ritenuto decaduto l’esercizio del diritto.

La decisione era stata riformata in sede di appello. La Corte territoriale aveva condannato “l’Inps a comunicare all’appellante l’ammontare della riserva matematica in relazione alla domanda di riscatto” e ad “assegnargli il termine per l’adempimento”.

Per il Giudice, il termine di decadenza decennale previsto dalla normativa non era applicabile al caso di specie, in quanto previsto solo per le prestazioni previdenziali. Inoltre, l’Inps non aveva prodotto la raccomandata con avviso di ricevimento “contenente la comunicazione del provvedimento di accoglimento dell’istanza di riscatto di cui trattasi”. Di conseguenza non poteva ritenersi perfezionato il dies a quo per il computo di questo termine di decadenza.

L’Istituto aveva quindi impugnato la pronuncia di appello davanti alla Suprema Corte.

Il ricorrente evidenziava, in particolare, come la decadenza prevista dall’art 47 del D.P.R n. 639/1970 fosse applicabile anche al riscatto della laurea in quanto prestazione previdenziale. Inoltre, a detta dell’Inps, l’accoglimento della richiesta era stata debitamente comunicata.

La Cassazione, con la sentenza n. 20924/2018, ha ritenuto di accogliere entrambi i motivi di ricorso. I Giudici hanno infatti riconosciuto che la domanda di riscatto del corso di laurea è da considerarsi a tutti gli effetti una prestazione previdenziale. Il ricorso dell’attore per l’accertamento del diritto, pertanto, essendo stato presentato ben oltre il termine di decadenza decennale era da considerarsi inammissibile.

Con riferimento alla comunicazione di accoglimento della richiesta la Suprema Corte ha poi sottolineato come l’Inps non avesse necessità di provane l’avvenuta conoscenza. Nel ricorso introduttivo del giudizio, infatti, lo stesso assicurato aveva riferito di essere venuto a conoscenza del fatto che la sua richiesta era stata accolta. La comunicazione era stata effettuata presso il suo domicilio, anche se la firma apposta sull’avviso di ricevimento “non era né sua, né di altro componente del suo nucleo familiare”

 

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copertura previdenziale

I lavoratori dipendenti pubblici possono verificare la propria copertura previdenziale attraverso il sito istituzionale dell’Inps accedendo all’estratto conto personale e verificandone la correttezza

Dal 1° gennaio 2019 i pubblici dipendenti potranno continuare a sistemare la loro posizione contributiva senza incorrere in alcuna conseguenza prescrittiva sul diritto al riconoscimento alla copertura previdenziale dei periodi di lavoro presso la pubblica amministrazione.

Lo precisa in una nota l’INPS ricordando come le novità introdotte dalla circolare dell’Istituto n.169/2017 riguardino invece le amministrazioni pubbliche che verranno assoggettate alla stessa disciplina prevista per il lavoro privato in materia di prescrizione quinquennale dell’omesso pagamento dei contributi previdenziali.

Dal 2019 il datore di lavoro pubblico non potrà più regolarizzare i versamenti dei contributi mancanti e prescritti secondo la prassi in uso nell’ex INPDAP. Dovrà invece sostenere un onere parametrato a quello corrispondente alla rendita vitalizia in vigore nelle gestioni private dell’INPS.

Unica eccezione è quella relativa gli insegnanti delle scuole primarie paritarie, gli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali.

Questi lavoratori sono iscritti alla Cassa Pensioni Insegnanti (CPI), e nell’ipotesi di prescrizione dei contributi, il datore di lavoro può sostenere l’onere della rendita vitalizia. Nel caso in cui non vi provveda, sarà il lavoratore che dovrà pagare direttamente l’onere per vedersi valorizzato il periodo sulla posizione assicurativa.

L’Inps ricorda poi che i lavoratori dipendenti pubblici che vogliano comunque verificare la propria situazione contributiva, lo possono fare dal sito istituzionale. Tramite PIN è possibile accedere all’estratto conto personale e verificarne la correttezza. In caso riscontrassero lacune e/o incongruenze è possibile richiedere la variazione della posizione assicurativa (RVPA). Per tale istanza non è previsto alcun termine perentorio.

 

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Pensioni superiori ai 4 mila euro: arrivano i tagli

È stato presentato il disegno di legge sul taglio delle pensioni superiori ai 4 mila euro. Ecco cosa prevede il testo e cosa c’è da sapere a riguardo

Tempi duri in arrivo per le pensioni superiori ai 4 mila euro. Potrebbero arrivare presto i temuti (per alcuni, auspicati da moltissimi) tagli alle pensioni d’oro.

Il taglio delle pensioni superiori a 4 mila euro si concretizza ora con la presentazione alla Camera dai capigruppo di M5S e Lega D’Uva e Molinari, di un disegno di legge.

Si tratta di”Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo contributivo dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili”.

Il provvedimento potrebbe essere esaminato dal Parlamento già da settembre.

I firmatari parlano di “evidente necessità di apportare al settore pensionistico un correttivo improntato a ragioni solidaristiche e di equità sociale, ancor più urgente nell’attuale fase socio- economica del Paese”.

Un provvedimento che nasce dal fatto che “le fasce reddituali più basse della popolazione si trovano ad affrontare difficoltà sempre crescenti”.

Quante saranno le pensioni superiori ai 4 mila euro nel mirino dei tagli?

Una prima stima parla di 158mila pensioni, con tagli che comporteranno un recupero per le casse dello Stato di 500 milioni di euro l’anno, dunque 5 miliardi in 10 anni.

Il disegno di legge, nell’art. 1, afferma che gli interventi riguarderanno le pensioni superiori a 80mila euro lordi l’anno, quelle composte da un assegno pensionistico mensile superiore ai 4mila euro netti.

A finire nel mirino dei tagli saranno le pensioni dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, degli autonomi e dei vari fondi confluiti all’interno dell’Inps compresi i dipendenti pubblici.

Dunque, si parla di vitalizi parlamentari o di quelli dei consiglieri regionali.

Secondo il ddl, i trattamenti pensionistici “sono ricalcolati riducendo le quote retributive alla risultante del rapporto tra il coefficiente di trasformazione relativo all’età dell’assicurato al momento del pensionamento e il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età prevista per il pensionamento di vecchiaia”.

In poche parole, quanto minore è l’età di pensionamento maggiore sarà, di conseguenza, la riduzione del trattamento pensionistico.

Tuttavia, non sono pochi i dubbi sulla costituzionalità del disegno di legge. Le sue modalità, infatti, non si concretizzano in un contributo di solidarietà. Si tratta di un ricalcolo da retributivo a contributivo che si risolve in un prelievo fiscale solo per una quota di pensionati.

Nella relazione introduttiva, i firmatari chiariscono quanto segue.

“Le misure proposte non costituiscono un contributo di natura tributaria – affermano – giacché non si tratta di somme prelevate e acquisite dallo Stato, né destinate alla fiscalità generale. Infatti il prelievo è di competenza diretta dell’Inps, che lo trattiene all’interno delle proprie gestioni per specifiche finalità solidaristiche e previdenziali”.

Clausola di salvaguardia

La clausola di salvaguardia, all’art. 4 prevede che il ricalcolo, non potrà in alcun caso comportare la riduzione dei trattamenti pensionistici. Né degli assegni vitalizi interessati al di sotto della soglia degli 80.000 euro lordi annui, nonché perequazioni.

Saranno poi escluse le pensioni di invalidità e i trattamenti pensionistici di invalidità di cui alla legge 12 giugno 1984 n. 222. Così come i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti e i trattamenti riconosciuti a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche, di cui alla Legge n° 466/1980 e successive modificazioni e integrazioni.

 

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medico fiscale inps

Il professionista, medico fiscale Inps, racconta di essere stato insultato e picchiato da una coppia in occasione di una visita di controllo a domicilio

Un medico fiscale Inps è finito al Pronto Soccorso sabato mattina dopo una visita a domicilio. Il professionista ha denunciato di essere stato aggredito da una coppia residente in provincia di Pisa.

Intervistato dal Tirreno, il camice bianco riferisce di essersi recato presso l’abitazione di un lavoratore dipendente su richiesta del titolare dell’azienda. Non avendo sentito suonare il campanello avrebbe premuto il pulsante altre due, tre volte. Al citofono avrebbe quindi risposto una persona dalla voce femminile che lo avrebbe subito accusato di essere un gran maleducato, ma poi avrebbe aperto.

“Capita di non essere accolti bene nel nostro lavoro – afferma il camice bianco sulle pagine del quotidiano toscano -. E così senza grandi preoccupazioni sono entrato nel condominio”

Una volta aperta la porta dell’appartamento i due abitanti avrebbero continuato ad aggredire verbalmente il camice bianco con frasi quali “Che c…o vuoi” o “vattene”.

Si trattava, riferisce il dottore, della persona che aveva risposto al citofono, definitasi transessuale, e del giovane albanese per il quale era stata richiesta la visita.

Di fronte a tale ostilità il medico fiscale Inps ha ritenuto preferibile allontanarsi, ma mentre scendeva le scale il ragazzo albanese lo avrebbe superato sbarrandogli la strada. “Non mi faceva passare – afferma ancora il professionista -. Poi è arrivata anche la transessuale che mi si è buttata addosso, scaraventandomi a terra. Mi hanno riempito di pugni, schiaffi e calci. Ero paralizzato, non riuscivo a capire se fosse la realtà o un film”.

Il camice bianco poi sarebbe riuscito a scappare in strada chiedendo aiuto. Neppure l’arrivo dei vigili urbani e dell’ambulanza, tuttavia, avrebbe placato gli animi degli aggressori, che avrebbero continuato a insultarlo anche in presenza delle forze dell’ordine. “La transessuale – denuncia ancora il medico – mi ha raggiunto dentro l’ambulanza per sputarmi in faccia. È gente senza scrupoli”.

Il dottore annuncia che presenterà querela. “Rischiamo la vita, siamo una categoria non protetta, vulnerabile e sfruttata. Non c’è dignità in questo tipo di lavoro”. La coppia, a sua volta, si sarebbe presentata in ospedale lamentando di aver subìto l’assalto del professionista.

 

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riesame ape social

Sono giunti i chiarimenti dell’Inps in merito al riesame Ape social e precoci, e in particolare sulla definizione delle relative domande di certificazione

Sul tema del riesame Ape social e precoci sono arrivati finalmente i chiarimenti dell’Inps.

Nello specifico, in merito alla definizione delle domande di certificazione dell’Ape social e delle domande di certificazione dei lavoratori precoci, e in relazione allo svolgimento di attività gravose, l’Inps, nel messaggio 2992 del 25 luglio 2018 ha fatto il punto.

Secondo l’Istituto di previdenza, infatti, le domande di certificazione dell’Ape social e di certificazione dei lavoratori “precoci” che rientrino nel primo scrutinio 2018, non potranno essere integrate presentando il nuovo “modello AP116 2018”.

Questo in quanto, in questi casi, era stata stabilita l’integrazione entro il 20 aprile 2018.

Ma non è tutto. Sul tema del riesame Ape social e precoci, l’Inps ha puntualizzato ulteriori aspetti.

Per quanto riguarda le pratiche di certificazione di APE social presentate dal 1° marzo 2018 al 15 luglio 2018 e per le domande di certificazione dei lavoratori “precoci” presentate dal 2 marzo 2018, l’Istituto sono disponibili gli esiti pervenuti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Questo proprio a seguito dell’attivazione del Protocollo 2018 per lo scambio di dati, in relazione alle domande presentate fino al 15 luglio.

L’Inps ci ha poi tenuto a specificare un altro punto importante. Vale a dire che, qualora il ministero del lavoro abbia chiarito esito “non verificabile”, sarà invece compito delle strutture territoriali verificare che sia stato allegato alla domanda il nuovo “modello AP116 2018”.

Laddove poi l’Ispettorato nazionale del lavoro fornisca all’Inps, l’insussistenza dei requisiti previsti dalla norma per l’accesso ai benefici in questione, saranno poi le sedi territoriali ad attivarsi per il recupero delle prestazioni indebite eventualmente erogate. Il tutto dopo il completamento dell’istruttoria della domanda.

 

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