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consumo di alcol

I dati diffusi in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2019. Sono in totale 17.000 ogni anno i decessi legati al consumo di alcol nel nostro Paese

Non diminuiscono in Italia bevitori a rischio: sono circa 8,6 milioni tra i quali oltre 2,7 milioni di anziani e 700.000 minori. Questi i nuovi dati sul consumo di alcol diffusi dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2019. Diminuiscono invece gli astemi e crescono complessivamente i consumatori (poco oltre il 65 %), specie occasionali (45 % circa) e fuori pasto (30 % circa). Non diminuiscono i consumi medi pro-capite (7,5 litri anno che diventano 12 litri se riferiti esclusivamente a chi dichiara di consumare).

Non si arresta la tendenza al bere sino ad ubriacarsi con circa 4 milioni di binge drinkers e 39.000 accessi registrati in Pronto Soccorso per intossicazione etilica. Diminuiti dallo scorso anno gli alcoldipendenti in carico ai servizi, circa 68.000, meno degli attesi, il 27 % sono nuovi utenti.

Invariati da anni i 17.000 decessi annuali totalmente e parzialmente legati all’alcol con mortalità da alcol in aumento nel 2016 per cirrosi epatica (5209 decessi).

“Il consumo rischioso e dannoso di alcol – osserva Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del centro OMS dell’ISS – continua a connotarsi in Italia per un impatto sanitario e sociale sempre più preoccupante per milioni d’individui di tutte le fasce di età e si manifesta attraverso un ricorso ai servizi e alle prestazioni sanitarie che in termini di costo rappresentano solo una parte dei 25 miliardi di euro l’anno stimati dall’OMS che in Italia la società paga anche a fronte di problematiche sociali sottostimate, legate all’assenteismo, alla perdita di lavoro e produttività, agli atti di violenza, ai maltrattamenti che sfuggono alla stigmatizzazione sociale per la scarsa consapevolezza dei rischi per la salute a fronte di una rilevante serie di conseguenze a breve, medio e a lungo termine”.

I giovani, insieme agli anziani e alle donne, rappresentano un target di popolazione solo parzialmente tutelata pur estremamente vulnerabile al consumo di alcol. Questo risulta per minori, adolescenti e giovani adulti la prima causa di mortalità, morbilità e disabilità per incidentalità stradale oltre che per tumori, cirrosi epatica e malattie cardiovascolari per il resto della popolazione.

Emergono ancora insufficienti in Italia le risposte di salute pubblica, come monitorato dall’OMS nella valutazione d’implementazione delle policy, permanendo forti carenze di formazione dei medici sull’identificazione precoce (IPIB) e resta ancora elevata (oltre il 90 %) la quota di consumatori richiedenti un intervento per il consumo dannoso da alcol, non intercettati con conseguente diminuzione osservata degli alcoldipendenti che giungono in carico dai servizi del SSN.

Infine, trattandosi di una sostanza tra le più caloriche assunte attraverso l’alimentazione (7 kcal/g, circa 90 kcal in 1 UA), una corretta informazione, quale quella dell’apposizione in etichetta delle bevande alcoliche delle kcal/g di alcol contenuti in una Unità Alcolica, gioverebbe non poco alla lotta all’obesità oltre che al contrasto alla continua crescita dei consumi a rischio.

 

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mortalità materna

Tra le cause principali di mortalità materna per cause ostetriche l’emorragia, tra quelle dovute a cause non ostetriche le patologie cardiovascolari e la sepsi

Nel nostro Paese si registrano in media nove casi di mortalità materna ogni 100mila bambini nati vivi. La sottostima del fenomeno è pari al 59% rispetto a quanto stimato dai soli certificati di morte.

Le analisi dei flussi sanitari sono state effettuate nell’ambito del Primo Rapporto Nazionale dell’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS), coordinato dall’ISS.  Lo studio ha evidenziato che tra le morti per cause ostetriche prevalgono le emorragie, i disordini ipertensivi della gravidanza e la tromboembolia. Queste coprono quasi il 70% dei casi.

Di grande rilevanza è la progressiva diminuzione delle morti da emorragia ostetrica rilevata nel corso dei 10 anni di attività di ItOSS. Ciò grazie alle numerose iniziative promosse nel Paese per fronteggiare questa emergenza ostetrica.

Tra le morti materne dovute a cause non ostetriche prevalgono invece le patologie cardiovascolari e la sepsi.

Tra le morti materne tardive, che avvengono tra 43 e 365 giorni dall’esito della gravidanza, il 42% è dovuto a neoplasie e il 16% a cause violente di cui il 13% ascrivibile a suicidi, il 3% a omicidi.

“ItOSS – dichiara Serena Donati, Direttore del Reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’ISS, responsabile scientifico delle attività di sorveglianza ostetrica – ha stimato un Rapporto di Mortalità Materna (MMR) nelle Regioni partecipanti pari a 9 morti materne per 100.000 nati vivi, un dato positivo che pone il nostro Paese vicino ai risultati raggiunti dall’ Olanda e da altri Paesi del Nord Europa che, dotati di un sistema avanzato di sorveglianza simile al nostro, registrano i tassi più bassi di mortalità materna, e in linea con Regno Unito e Francia che registrano un MMR di 10 morti ogni 100.000 nati vivi”.

“Inoltre – aggiunge – nei Paesi che, come l’Italia, conducono un’indagine approfondita su ciascun nuovo caso di morte materna e sulla qualità dell’assistenza offerta, si stima che il 40%-60% delle morti sia prevenibile. Anche in Italia il 45,5% dei decessi segnalati dalla sorveglianza attiva e sottoposti a revisione critica è stato giudicato evitabile con assistenza migliorabile”.

In Europa solo sette dei 31 Paesi che producono dati descrittivi della salute perinatale sono dotati di un sistema di sorveglianza avanzato. “Tra questi sette – conclude la Dott.ssa Donati –  figura l’Italia, citata dal Rapporto Peristat quale modello da prendere ad esempio”.

 

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silvio brusaferro

Il Ministro della Salute ha scelto Silvio Brusaferro, professore Ordinario di Igiene e Medicina presso l’Università di Udine, per traghettare l’Ente di ricerca fino alla nomina del nuovo presidente

Il prof. Silvio Brusaferro è da oggi il nuovo commissario per l’esercizio delle funzioni del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.  Lo annuncia una nota del Ministero della Salute spiegando che la nomina segue le dimissioni di Walter Ricciardi che ha lasciato l’incarico dal 1gennaio.

Nato a Udine l’8 aprile 1960, Brusaferro è Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva e Direttore del Dipartimento Area Medica dell’Università degli Studi di Udine. E’ anche direttore SOC accreditamento, gestione del rischio clinico e valutazione delle performance dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine.

Il commissario –  spiega il Ministero –  assicurerà l’operatività in vista della nomina del presidente che sarà effettuata sulla base dei curriculum che arriveranno nelle prossime settimane, come previsto dal regolamento dell’ISS.

“Sono molto felice che il prof. Brusaferro abbia accettato l’incarico” commenta il ministro della Salute, Giulia Grillo.

“Ho grande stima professionale e umana del neocommissario che ringrazio e al quale auguro di fare un ottimo lavoro di “traghettatore” verso la nomina del presidente che avverrà nei prossimi mesi. Entro un paio di settimane avvieremo la procedura per la scelta di altissimo profilo per ricoprire l’incarico di presidente, che avverrà nel segno della competenza e dell’indipendenza, come già è successo nei mesi scorsi per l’incarico di Dg dell’Agenzia del Farmaco (Aifa)”.

“L’Istituto Superiore di Sanità- prosegue Grillo – ha bisogno di entrare in una nuova fase storica in cui sia pienamente valorizzato il suo ruolo guida nelle politiche scientifico-sanitarie del Paese, in piena autonomia e indipendenza e con l’autorevolezza indispensabile per rappresentare l’Italia nel mondo”

“Ringrazio il ministro della Salute per aver pensato a me per questo difficile incarico” dichiara il neocommissario Silvio Brusaferro.

“Sono chiamato a traghettare questo Istituto verso una nuova governance che sarà definita nei prossimi mesi e con questo spirito di servizio intendo caratterizzare la mia azione di commissario. Raccolgo le redini di un Istituto che sotto la guida del presidente professor Ricciardi, che ringrazio per quanto fatto, ha visto un rinnovato protagonismo su scala nazionale e internazionale”.

“L’Iss – conclude Brusaferro – è un’istituzione e una risorsa fondamentale, una bussola per la ricerca a livello internazionale, per il nostro Paese e per il Servizio sanitario nazionale. Considero mio dovere mettere a disposizione la mia esperienza e i miei rapporti nazionali e internazionali per dare continuità alle progettualità avviate e proseguire nell’opera di valorizzazione e rafforzamento di tutte le sue componenti, assicurando quella necessaria indipendenza che la scienza impone”.

 

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casi di influenza

Sono circa 1,5 milioni i casi di influenza registrati dall’inizio della sorveglianza. I più colpiti sono i bambini al di sotto dei cinque anni

Continua a crescere il numero di casi di influenza in Italia, sebbene in modo più graduale rispetto alla scorsa stagione. Il numero di casi stimati nella  settimana dal 17 al 23 dicembre 2018 è pari infatti a circa 225.000. Dall’inizio della sorveglianza i casi registrati sono circa 1.500.000. Questi gli ultimi dati relativi alla sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali, elaborati dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità attraverso il bollettino Influnet.

Il livello di incidenza in Italia è pari a 3,7 casi per mille assistiti. Colpiti maggiormente i bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un’incidenza pari a 11,1 casi per mille assistiti. Per la fascia di età pediatrica si va dunque verso un’intensità media dell’influenza, stabilita nella soglia pari a 12,89 casi per mille assistiti.

Le Regioni maggiormente colpite risultano essere Umbria, P.A. di Trento, Abruzzo e Sicilia

“Al momento, anche se siamo entrati nella fase epidemica l’andamento dei casi è più a rilento rispetto alla scorsa stagione, pur rilevandosi un loro aumento”. A spiegarlo è il direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Iss Gianni Rezza.

I virus influenzali che stanno circolando maggiormente sono l’AH3N2, che colpisce maggiormente gli anziani, e l’AH1N1, che è stato responsabile della pandemia influenzale del 2009. “Ma il fatto che l’aumento dei casi proceda più a rilento – chiarisce  Rezza – può dipendere da vari fattori”. Tra questi: la suscettibilità della popolazione o la mutazione dei virus.

Anche la vaccinazione antinfluenzale, che quest’anno sembrerebbe aver registrato un aumento, può aver avuto un peso: “Non ci sono ancora dati definitivi – afferma Rezza – ma le scorte vaccinali si sono esaurite prima ed è probabile un maggior ricorso alla vaccinazione specie da parte degli anziani”. Questo potrebbe aver diminuito notevolmente il rischio di casi gravi. Ma dal momento che la maggioranza dei casi si registra tra i bambini, che solitamente non vengono vaccinati, l’andamento lento nella circolazione dei virus non sarebbe attribuibile all’effetto della vaccinazione.

Il picco di casi, che negli ultimi due anni si è registrato agli inizi di gennaio, quest’anno arriverà probabilmente tra fine gennaio e inizi febbraio. In tal senso saranno cruciali – secondo l’esperto – le prossime settimane con la riapertura delle scuole.

 

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INFLUENZA STAGIONALE, INIZIATA LA FASE EPIDEMICA MA VACCINI INSUFFICIENTI

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ricciardi

L’ex presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, spiega le ragioni delle sue dimissioni senza risparmiare stoccate all’attuale Esecutivo

“Malgrado il buon rapporto personale con la ministra della Salute Giulia Grillo, la collaborazione tra l’Istituto e l’attuale governo non è mai decollata. Al contrario, su molti argomenti alcuni suoi esponenti hanno sostenuto posizioni ascientifiche o francamente antiscientifiche”. Così l’ex presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, in un’intervista al Corriere della Sera rilanciata dall’Ansa.

Ricciardi spiega le ragioni del suo addio senza risparmiare stoccate all’esecutivo: “Questo governo ha sempre detto di credere allo spoil system in aree nelle quali in Italia non è previsto: Istat, Inps, Iss. Non vorrei che l’Istituto fosse sottoutilizzato a causa della mia presenza, dato che non vengo ritenuto in linea con i partiti oggi al potere”.

“È chiaro che quando un vicepresidente del Consiglio dice che per lui, da padre, i vaccini sono troppi, inutili e dannosi, questo non è solo un approccio ascientifico. È antiscientifico. Cosa sarebbe di troppo, cosa sarebbe inutile o dannoso – evidenzia Ricciardi – questo esponente del governo non lo ha detto. In realtà in Italia stiamo applicando i protocolli e gli schemi internazionali sulle vaccinazioni”.

Il presidente dimissionario dell’ISS ricorda, quindi, la raccomandazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump al National Institute for Health degli Stati Uniti: non pronunciare più il termine evidence-based, basato su prove scientifiche. “È un atteggiamento studiato dai populisti – sottolinea Ricciardi – che hanno una grande difficoltà a interagire con la scienza”.

“Dire in continuazione che i migranti portano malattie è senza fondamento e mette in difficoltà le istanze tecniche, costrette a una specie di autocensura per non contraddire il livello politico. E dire che i termovalorizzatori sono una cosa di altri tempi come ha fatto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, non ha senso”.

“Guai se la politica interferisce con la scienza. Quando accade – avverte Ricciardi – è perché ci sono interessi inconfessabili di mezzo, soldi o consenso. E ci rimettono i cittadini”.

Infine, un commento sulla manovra approvata dal Parlamento.  “Con questo finanziamento e questi assetti organizzativi – conclude Ricciardi – il sistema è destinato a un’ inesorabile obsolescenza”.
 

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VERITÀ SUI VACCINI, IL PUNTO DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

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Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità smontano la credenza secondo cui le saune aiutano a perdere peso

Per buttare giù la pancetta non “basta sudare”. Che le saune facciano dimagrire, infatti, è falso. Aiutano semplicemente a perdere liquidi e sali minerali non grassi. Lo chiariscono, in periodo di abbuffate natalizie,  gli esperti dell’Istituto superiore di sanità in partnership con l’Adnkronos Salute.

“Una credenza comune – spiegano – sostiene che l’uso della sauna favorisca il dimagrimento aiutando a bruciare calorie. Sicuramente fare una sauna può portare molti benefici al nostro corpo, sia fisici che mentali. L’enorme fonte di calore presente in una sauna, permette infatti di migliorare la traspirazione, rilassare la muscolatura e depurare la pelle. Tutto questo non permette però di affermare che facendo la sauna sia possibile dimagrire”.

Si tratterebbe, infatti, solo di una pura e semplice sensazione dovuta al fatto che nella sauna, date le alte temperature, si suda.

“Ma sudare non corrisponde a dimagrire – precisano i medici -. Il sudore, infatti, non è collegato con la perdita di grasso o con un consumo maggiore di calorie ma porta ad una notevole perdita di liquidi e sali minerali. Questi però, nell’arco di poche ore, vengono reintegrati dal nostro stesso organismo non appena si beve dell’acqua o una bibita, riportando il peso esattamente ai valori precedenti”.

Affinché sia dunque possibile ottenere qualche risultato sul proprio peso corporeo facendo saune, è necessario associarvi una giusta dose di esercizio fisico. Il tutto reintegrando i liquidi persi con degli integratori salini e seguendo un adeguato e sano stile alimentare.

“Molte persone sono convinte che sudando si perda peso – aggiungono dall’Iss -. Da qui la frequenza di sauna e bagno turco, l’utilizzo di felpe o indumenti vari di materiale plastico durante l’allenamento, la pratica di attività fisiche intense. Tutto nel tentativo di sudare tanto e dimagrire”.

In realtà il dimagrimento non è dato dalla sudorazione, ma dalle calorie consumate durante l’attività fisica svolta.

La sudorazione è un importante meccanismo di termoregolazione: mediante l’evaporazione dell’acqua contenuta nel sudore si ha la dispersione del calore in eccesso. Questo meccanismo è essenziale per evitare un eccessivo e pericoloso innalzarsi della temperatura corporea, a cui potrebbero conseguire seri problemi per la salute. “Per tale motivo – concludono gli esperti – andrebbero evitati quegli indumenti che non permettono l’evaporazione del sudore e il raffreddamento del corpo. Poiché con la sudorazione si perdono principalmente liquidi, è molto importante reintegrali bevendo acqua durante e dopo l’allenamento, per mantenere il ‘bilancio idrico’. Uno dei rischi è l’insorgenza di crampi, comuni tra persone anche giovani, che svolgono attività fisica senza reintegrare a sufficienza i liquidi persi”.

 

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walter ricciardi

Dal primo gennaio Walter Ricciardi tornerà a dedicarsi all’attività di ricerca e accademica: “Lascio un Ente di ricerca attivo e stimato sia a livello nazionale che internazionale per la qualità e quantità delle sue prestazioni”

Dopo un anno da Commissario e a tre anni e mezzo dalla sua nomina a Presidente, Walter Ricciardi, dal primo gennaio lascia la guida dell’Istituto Superiore di Sanità per potersi dedicare pienamente all’attività di ricerca e accademica. Lo comunica l’Ente di ricerca in una nota.

“Negli ultimi quattro anni e mezzo mi sono impegnato profondamente per il risanamento e il rilancio dell’Istituto Superiore di Sanità – dichiara Ricciardi -. Oggi lascio un Ente di Ricerca solido dal punto di vista economico-finanziario, riorganizzato dal punto di vista gestionale, attivo e stimato sia a livello nazionale che internazionale per la qualità e quantità delle sue prestazioni, dove è stato creato un museo che rappresenta anche un luogo di memoria e di diffusione della cultura scientifica. Ritorno alle attività di ricerca, d’insegnamento e professionali con le quali penso di poter contribuire in modo produttivo allo sviluppo scientifico, economico e sociale del Paese.

L’attuale vertice dell’ISS ringrazia quindi il Ministro Giulia Grillo “per la fiducia che mi ha espresso perché io continui a rappresentare l’Italia nell’Executive Board dell’OMS”.

“Da gennaio – conclude Ricciardi – potrò dedicarmi con più tempo e maggiore intensità al mio ruolo di Professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e di Presidente della World Federation of Public Health Associations, che mi consentirà di portare la nostra tradizione di sanità pubblica in tutto il mondo e di promuovere all’estero l’immagine e la qualità della ricerca del nostro Paese che ho avuto l’onore e l’onere di servire, vivendo un’esperienza entusiasmante condivisa con i ricercatori e con il personale tecnico ed amministrativo che ringrazio per avermi sempre sostenuto e seguito con impegno e responsabilità”.

 

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cambiamenti climatici

Ricciardi (Iss): i cambiamenti climatici saranno tra i più rilevanti problemi sanitari da affrontare nei prossimi decenni

Si apre oggi a Roma, fino al 5 dicembre, il primo Simposio Internazionale Health and Climate Change organizzato dall’Istituto superiore di Sanità. All’appuntamento prenderanno parte oltre 500 ricercatori provenienti da più di 30 Paesi. Obiettivo dell’evento sarà quello stilare un documento contenente raccomandazioni e azioni necessarie per contrastare e contenere i rischi sulla salute prodotti dai cambiamenti climatici. Il tutto sulla base di evidenze scientifiche.

Dalla qualità dell’acqua, alle zoonosi fino alla salute dei bambini. In più di 20 sessioni, si parlerà di come il clima impatta nei diversi ambiti della vita quotidiana e collettiva. Secondo il presidente dell’ISS Walter Ricciardi gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute “saranno tra i più rilevanti problemi sanitari da affrontare nei prossimi decenni”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che tra il 2030 ed il 2050 nel mondo ci saranno 250.000 morti l’anno a causa di tali cambiamenti.

Le conseguenze dal punto di vista, sanitario, ambientale, economico e sociale sono incalcolabili.

“Abbiamo cercato di fare in modo che questo, a cominciare dalla modalità di organizzazione e di svolgimento del convegno, sia un ‘evento green’, sottolinea Ricciardi. A partire dall’interesse a usare meno carta, a risparmiare energia, a produrre meno rifiuti. “Come dire che abbiamo voluto un evento che fosse anche una manifestazione eco-sostenibile e rappresentasse contemporaneamente l’approdo di un percorso di progetti di ricerca e di attività istituzionale che hanno ispirato le decisioni della Presidenza Italiana del G7 del 2017”.

L’evento non rappresenterebbe, quindi, un semplice convegno, ma è piuttosto “un ‘impegno’, perché la certezza che oggi abbiamo conseguito sul fatto che il degrado ambientale e i fattori climatici siano correlati all’aumento dei rischi per la salute, diventi per noi assunzione di responsabilità a creare una rete globale per vigilare sugli scenari futuri e promuovere una prevenzione che parta da ognuno di noi trasformandosi in uno sforzo corale”.

“Ogni paese – conclude il presidente dell’Iss – deve fare la sua parte e ogni parte è il tassello di un mosaico che solo riunito insieme può produrre salute. I cambiamenti climatici sono uno dei temi fondamentali dell’Agenda 2030 e della Dichiarazione di Ostrava del 2017. Dovrebbero essere uno temi fondamentali nelle agende politiche di tutti paesi”.

 

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Screening Neonatale Esteso: il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità

Sullo Screening Neonatale Esteso arriva il rapporto Iss: “85% delle Regioni hanno avviato programma, ma solo il 38% ha attivato i centri di coordinamento”

È stato pubblicato il primo report sullo stato di attuazione della Legge 167/2016 e del DM 13 ottobre 2016 sullo Screening Neonatale Esteso in Italia.

Ma cos’è lo screening neonatale?

Lo screening neonatale è un programma complesso, integrato e multidisciplinare di prevenzione sanitaria secondaria. Lo scopo è identificare, su tutta la popolazione neonatale, i soggetti che presentano alterazioni biochimiche indicative di determinate malattie, procedere all’accertamento diagnostico e, in caso di diagnosi confermata, avviare il paziente al trattamento specifico per la malattia da cui è affetto e assicurargli il successivo follow-up.

Nel nostro paese, lo screening neonatale include la fenilchetonuria, l’ipotiroidismo congenito e la fibrosi cistica. Infatti, per queste tre patologie è diventato obbligatorio per tutti i nati sul territorio nazionale con la legge n. 104 del 5 febbraio 1992 e successivi regolamenti attuativi.

“Sono 18 le Regioni/Province Autonome che hanno avviato il programma di Screening Neonatale Esteso (SNE) – afferma l’Iss – mentre in tre Regioni (Abruzzo, Basilicata e Calabria) il sistema SNE è ancora in fase di attivazione. Quattordici i laboratori dotati di “spettrometria di massa tandem” e 15 quelli che fanno anche il test di conferma diagnostica”.

Il report è stato illustrato nel corso del Convegno che si è tenuto oggi all’Istituto Superiore di Sanità “Screening neonatale esteso”.

In base al rapporto i Centri clinici per le malattie metaboliche ereditarie (MME) oggetto dello SNE operanti in Italia sono 29, tutti afferenti alla Rete nazionale delle malattie rare.

Il documento descrive lo stato dell’arte dei singoli programmi regionali SNE al 30 giugno 2017.

Per Angelo Lino Del Favero, Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità “L’Italia si pone all’avanguardia nel settore dello screening neonatale. La Legge 167/2016, infatti, richiede un’operazione di organizzazione e di raccordo dei centri clinici sul territorio che è ormai pienamente in corso”.

Secondo Del Favero, inoltre, almeno la metà delle Regioni ha una copertura totale delle patologie oggetto di screening e in tutte le altre si stanno definendo i vari livelli del sistema. “Tutte comunque sono al lavoro per l’applicazione della Legge”, conclude.

Ma cosa dice la legge sullo screening neonatale esteso?

La Legge ha posto l’obiettivo di effettuare lo screening a tutti i nati per un numero significativo di malattie metaboliche ereditarie.

Inoltre, essa detta anche i tempi di risposta che devono essere rapidi in modo da consentire, di attuare precocemente, ove possibile, terapie in grado di influire favorevolmente sulla storia naturale della malattia.

Il Report, tuttavia, evidenzia anche le carenze da sanare.

Sembra infatti che solo 8 Regioni (38%) abbiano individuato il Centro di Coordinamento Screening. Inoltre, la copertura nazionale della popolazione neonatale non raggiunge ancora il 100%.

“Questa Legge – dichiara Domenica Taruscio, Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare – rappresenta una delle norme più avanzate in materia di sanità pubblica. I risultati di questo primo report mostrano la volontà delle Regioni di realizzare i suoi obiettivi”.

Tuttavia, per Taruscio, “è necessario rafforzare ulteriori sinergie soprattutto in direzione della cooperazione sul territorio in modo che la Legge trovi l’applicazione più estesa e più capillare possibile”.

 

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ipermemoria

Il lavoro, che ha monitorato i soggetti dotati di ipermemoria, apre nuove prospettive di ricerca sulle cure per ripristinare i sistemi di memoria in condizioni patologiche

Hanno una capacità prodigiosa che gli consente di ricordare i dettagli anche più banali di una giornata qualsiasi di 10 anni fa. Dai vestiti che indossavano a cosa avevano mangiato a pranzo. I ricercatori della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma hanno scovato otto italiani con ipermemoria autobiografica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, ha coinvolto l’Iss, l’Università di Perugia, l’Università della California-Irvine e la Sapienza di Roma. La ricerca apre le porte a nuove cure per ripristinare i sistemi di memoria in condizioni patologiche.

I soggetti dotati di ipermemoria autobiografica sono al centro, per la prima volta al mondo, di uno studio di risonanza magnetica funzionale.

L’obiettivo è quello di comprendere i meccanismi neurobiologici alla base di questa straordinaria capacità.
“Abbiamo monitorato otto persone con ipermemoria, individuate dal gruppo di ricerca nella popolazione italiana dal 2015, e 21 soggetti di controllo con memoria normo-tipica”. Lo spiega il primo autore dello studio Valerio Santangelo, dell’ateneo di Perugia e della Fondazione Santa Lucia.

“La cosa straordinaria – prosegue – è che, oltre a ricordare il giorno della settimana di una data lontana nel tempo (ricordano che il 3 agosto del 2011 era un mercoledì), presentano una completa assenza di esitazione o di sforzi consapevoli quando devono richiamare alla memoria eventi che hanno vissuto anche decine di anni prima”.

“I risultati dello studio – aggiunge Patrizia Campolongo, della Sapienza e della Fondazione Santa Lucia – sembrano mostrare che l’ipermemoria consista principalmente nella capacità di accedere, tramite il circuito prefrontale-ippocampale, a tracce mnestiche non accessibili invece agli altri soggetti, spiegando così la maggiore capacità dei soggetti ipermemori di riportare alla luce dettagli infinitesimi del loro passato”.

Il lavoro apre nuove prospettive di ricerca sulla memoria, tradizionalmente studiata in termini di ipo-funzionamento in condizioni patologiche. “Comprendere i sistemi neurobiologici alla base dell’iperfunzionamento di memoria – conclude Simone Macrì, dell’Iss – fornisce di fatto importanti indicazioni su come intervenire per ripristinare un funzionamento adeguato dei sistemi di memoria in condizioni patologiche”.

 

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