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istituto superiore di sanità

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retinopatia

Una ricerca dell’ISS apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a patologie della vista altamente invalidanti quali la retinopatia ipertensiva

Grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’ISS su una proteina batterica è stato ottenuto un collirio che potrebbe migliorare la vista nei casi di retinopatia. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Neuroscience.

I ricercatori hanno osservato un miglioramento delle prestazioni visive in un modello animale di retinopatia ipertensiva. Il tutto attraverso la somministrazione topica tramite collirio di una soluzione contenente la proteina batterica  Fattore Citotossico Necrotizzante 1 (CNF1).

La retinopatia ipertensiva è una condizione clinica che si riscontra in soggetti con elevati valori di pressione arteriosa sistemica che altera il funzionamento della retina. Ne consegue una perdita graduale della vista.

Lo studio ha evidenziato che il CNF1, tramite la modulazione dell’attività della proteina Rac1 nella retina, potrebbe agire come antiinfiammatorio, migliorando quindi la funzionalità visiva.

La proteina Rac1  appartiene alla famiglia delle Rho GTPasi. Si tratta di piccole proteine regolatorie già note per essere coinvolte nei processi infiammatori e nella risposta allo stress ossidativo a livello vascolare.

Tali risultati – si legge in una nota dell’Istituto – confermano studi precedenti, pubblicati sempre dal gruppo di Carla Fiorentini del Centro Nazionale per la Salute Globale (ISS), dove l’uso del CNF1 è già stato dimostrato avere risultati molto incoraggianti su modelli di altre malattie con una componente neuro-infiammatoria.

“Aver dimostrato che l’agire sull’attività della proteina Rac1 sia in grado di migliorare la funzionalità in una retina già compromessa – spiega la Dott.ssa Fiorentini – apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a patologie della vista nella cui patogenesi esiste un’importante componente neuro-infiammatoria. Parlo di malattie altamente invalidanti come la retinopatia ipertensiva, la retinopatia diabetica ed il glaucoma, per le quali ad oggi non esistono cure”.

“In particolare – conclude – questo studio è stato condotto da Laura Ricceri, Andrea Matteucci e Stefano Loizzo che hanno dimostrato l’efficacia del trattamento topico con il CNF1 sulla retinopatia da ipertensione, oltre che da un punto di vista biochimico, anche attraverso analisi di tipo comportamentale ed elettrofisiologico che rendono questi risultati piuttosto incoraggianti per lo sviluppo di un nuovo potenziale farmaco”.

 

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integratori alla curcuma

La Regione sta approfondendo lo studio di possibili effetti epatici associati all’uso di integratori alla curcuma. Tutti i casi si sono risolti favorevolmente

Il Centro regionale toscano di farmacovigilanza, in stretta collaborazione con il Centro di riferimento regionale toscano per la fitoterapia e l’Istituto superiore di sanità, sta approfondendo lo studio di possibili effetti epatici associati all’uso di integratori alla curcuma.

L’Iss nei giorni scorsi ha infatti segnalato almeno 10 casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, riconducibili al consumo di tali prodotti. “Al momento attuale – sottolinea l’Ente regionale in una nota –  4 di questi casi si sono verificati in Toscana. Tutti i casi si sono risolti favorevolmente”.

Il sito del ministero della Salute – ricorda la Regione Toscana – riporta in una nota il nome dei prodotti implicati e in alcuni casi anche i lotti.

Si tratta di Curcuma complex Bai aromatici per conto di Vitamin shop, Tumercur Sanandrea Movart Scharper Spa stabilimento a Nichelino, Curcuma Meriva 95% 520mg Piperina 5 mg Farmacia dr. Ragazzi, Malcontenta, Curcuma “Buoni di natura” Colfiorito. E ancora: Curcumina Plus 95%, lotto 18L823 Niva prodotto da Frama, Curcumina 95% Kline lotto 18M861 Niva prodotto da Frama, Curcumina Plus 95% piperina linea@ lotto 2077-Lot 198914 Niva prodotto da Frama, Curcumina Plus 95% piperina linea@ 18e590 Niva prodotto da Frama.

Il dicastero di Lungotevere Ripa aggiunge che sono in corso verifiche sul territorio da parte delle autorità sanitarie.

Dal momento che i casi sembrano essersi verificati con prodotti di ditte differenti, una delle ipotesi attualmente allo studio è che questi possano essere stati realizzati con una materia prima comune contaminata con sostanze epatotossiche.

“Per questa ragione – conclude la Regione – si consiglia di sospendere l’assunzione di qualunque integratore a base di curcuma, nell’attesa di un chiarimento da parte delle agenzie regolatorie”.

 

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istituto superiore di sanità

Il Ministro Giulia Grillo: avanti con la nuova governance dell’Istituto Superiore di Sanità. Andrea Piccioli nuovo direttore generale

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha oggi inviato alla presidenza del Consiglio la proposta di nomina del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Contestualmente ha inviato agli organi di controllo il decreto di nomina per l’incarico di direttore generale dell’Iss.

“Sono veramente – ha dichiarato la titolare del dicastero – felice di poter trasmettere al presidente Conte la mia proposta di nomina per la presidenza dell’Iss. Ho scelto di dare continuità al lavoro avviato a gennaio dal professore Silvio Brusaferro, in qualità di commissario dell’Istituto. La sua lunga esperienza nella sanità pubblica di questo Paese e l’altissimo valore della sua competenza scientifica saranno garanzia di efficacia, efficienza e assoluta indipendenza per il governo del nostro più importante organo scientifico”.

“Il nuovo direttore generale dell’Istituto sarà Andrea Piccioli, medico specialista in ortopedia e traumatologia, già capo degli ispettori del ministero della Salute”.

“A Brusaferro e a Piccioli – prosegue Grillo – il mio più affettuoso e sincero augurio perché possano inaugurare una nuova stagione di protagonismo dell’Istituto Superiore di Sanità, vanto e fiore all’occhiello per il nostro Paese. A entrambi vanno l’onere e l’onore di guidare questa fondamentale risorsa del Paese in una direzione di successo nazionale e internazionale. La nuova governance comincia oggi nel segno del merito, della competenza e dell’autorevolezza scientifica, e io sono fiera di poter dire ai cittadini che abbiamo scelto il meglio” conclude il ministro.

Silvio Brusaferro, nato a Udine nel 1960, è stato nominato il 2 gennaio scorso commissario per l’esercizio delle funzioni di presidente dell’Iss, a seguito delle dimissioni di Walter Ricciardi.

Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva e Direttore del Dipartimento Area Medica dell’Università degli Studi di Udine, Brusaferro è stato direttore SOC accreditamento, gestione del rischio clinico e valutazione delle performance dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine. Da commissario ha assicurato l’operatività dell’Istituto Superiore di Sanità.

Andrea Piccioli, 58 anni, romano, a capo degli ispettori ministeriali e uomo di punta della Programmazione Sanitaria. Ha diretto l’ufficio competente per la clinical governance, la qualità, il rischio clinico, e la programmazione ospedaliera. Ha condotto i lavori per la definizione del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA 2019-2021) varato nel febbraio scorso, così come il dossier sulle Linee di indirizzo sul Sovraffollamento, OBI e Triage in Pronto Soccorso e sull’allestimento e sulla composizione degli equipaggi dei Mezzi di Soccorso Avanzati. Dal 2016 nel comitato scientifico dell’Iss.

 

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integratori a base di curcuma

Il Ministero ha iniziato il campionamento dei lotti di integratori a base di curcuma segnalati per procedere alle analisi necessarie a individuare la causa responsabile dei casi di epatite.

Sono saliti a nove i casi certificati di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, dovuta al consumo di integratori a base di curcuma. Il ministero della Salute, attraverso le Regioni, ha quindi iniziato il campionamento dei lotti coinvolti. Presto l’Istituto Superiore di Sanità, di concerto con il dicastero di Lungotevere Ripa, procederà allo svolgimento delle opportune analisi per tracciare la provenienza delle materie prime. Secondo Marco Silano, direttore dell’Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell’Iss, il problema, infatti, potrebbe essere legato proprio a queste ultime.

L’elenco degli integratori segnalati è disponibile sugli avvisi di sicurezza pubblicati dal Ministero della Salute sul proprio sito. Si tratta, nello specifico, di “Curcuma complex Bai aromatici per conto di Vitamin shop, Tumercur Sanandrea Movart Scharper Spa stabilimento a Nichelino, Curcuma Meriva 95% 520mg Piperina 5 mg Farmacia dr. Ragazzi, Malcontenta, Curcuma “Buoni di natura” Colfiorito. A questi si aggiungono gli integratori già segnalati tra il 10 e il 16 maggio, ovvero: Curcumina Plus 95%, lotto 18L823 Niva prodotto da Frama, Curcumina 95% Kline lotto 18M861 Niva prodotto da Frama, Curcumina Plus 95% piperina linea@ lotto 2077-Lot 198914 Niva prodotto da Frama, Curcumina Plus 95% piperina linea@ 18e590 Niva prodotto da Frama.

I consumatori – scrive il dicastero – “sono invitati a titolo precauzionale a sospendere temporaneamente il consumo di tali prodotti”. I cittadini sono inoltre invitati a “segnalare al medico eventuali disturbi”.

Silano sottolinea all’Adnkronos Salute come dopo i primi episodi le Regioni abbiano sensibilizzato Asl e ospedali a dar conto di segnalazioni di possibili reazioni avverse, Il ministero della Salute ha inoltre lanciato, attraverso il sistema europeo, una richiesta agli altri Stati per capire se ci sono stati eventuali casi simili. In Italia, nel frattempo, sono in corso le verifiche per individuare la causa responsabile dei casi di epatite.

“La situazione – conclude l’esperto dell’Iss – ora è sotto controllo. Le ditte produttrici sono state sensibilizzate, e alcune hanno stabilito il ritiro volontario dei lotti”.

 

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patologie tiroidee

L’insorgenza delle patologie tiroidee è determinata da fattori genetici (non modificabili) e da fattori ambientali (modificabili)

Il 10% della popolazione italiana, in primis le donne, soffre di patologie tiroidee. E’ questa la stima frutto del secondo monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI) attivo presso l’Istituto Superiore di Sanità. I dati dell’indagine sono stati presentati in occasione dell’avvio della Settimana Mondiale della Tiroide in programma dal 20 al 26 maggio 2019.

“Si stima che l’insorgenza di queste patologie è determinata da fattori genetici (non modificabili) e da fattori ambientali (modificabili)”. Tra questi ultimi il più importante è la carenza nutrizionale di iodio, un micronutriente, costituente fondamentale degli ormoni tiroidei.  Lo iodio è stato oggetto in questi anni di un’importante azione di prevenzione nella popolazione, supportata anche dalla Legge 55/2005 con la quale si è resa obbligatoria la vendita del sale iodato e consentito l’utilizzo nella ristorazione collettiva e nell’industria alimentare. A sottolinearlo è Antonella Olivieri, responsabile dell’ OSNAMI.

Dai dati preliminari relativi agli anni 2015-2019 che riguardano 7 Regioni è emersa una significativa riduzione della frequenza di gozzo in età scolare.

I numeri infatti evidenziano che in Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia e Marche il gozzo in età prescolare risulta sconfitto. E invece è appena al di sopra del 5,0% nella Regione Umbria.

I dati dell’OSNAMI riportano poi un aumento dell’uso di sale iodato nelle mense scolastiche in un quadro generale di complessiva riduzione nel consumo del sale.

Liguria e Toscana confermano il loro stato di iodosufficienza, condizione raggiunta anche da Emilia Romagna, Marche, Lazio e Umbria. Migliora poi lo stato nutrizionale iodico di aree della Sicilia non esaminate in precedenza.

Il monitoraggio ha evidenziato un raggiungimento di iodosufficienza non solo nelle aree urbane ma anche nelle aree naturali interne considerate a maggior rischio di iodocarenza.

Va ricordato – sottolinea una nota dell’Iss – che il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 esteso anche al 2019 ha incluso la “riduzione dei disordini da carenza iodica” tra gli obiettivi di interesse strategico per il Paese.

Obiettivo futuro sarà garantire che la sostenibilità di iodosufficienza appena raggiunta nel nostro Paese possa tradursi in una sempre maggiore riduzione della frequenza delle patologie correlate alla carenza di iodio (gozzo, noduli, ipotiroidismo congenito, tumori tiroidei più aggressivi).

 

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consumo di alcol

I dati diffusi in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2019. Sono in totale 17.000 ogni anno i decessi legati al consumo di alcol nel nostro Paese

Non diminuiscono in Italia bevitori a rischio: sono circa 8,6 milioni tra i quali oltre 2,7 milioni di anziani e 700.000 minori. Questi i nuovi dati sul consumo di alcol diffusi dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2019. Diminuiscono invece gli astemi e crescono complessivamente i consumatori (poco oltre il 65 %), specie occasionali (45 % circa) e fuori pasto (30 % circa). Non diminuiscono i consumi medi pro-capite (7,5 litri anno che diventano 12 litri se riferiti esclusivamente a chi dichiara di consumare).

Non si arresta la tendenza al bere sino ad ubriacarsi con circa 4 milioni di binge drinkers e 39.000 accessi registrati in Pronto Soccorso per intossicazione etilica. Diminuiti dallo scorso anno gli alcoldipendenti in carico ai servizi, circa 68.000, meno degli attesi, il 27 % sono nuovi utenti.

Invariati da anni i 17.000 decessi annuali totalmente e parzialmente legati all’alcol con mortalità da alcol in aumento nel 2016 per cirrosi epatica (5209 decessi).

“Il consumo rischioso e dannoso di alcol – osserva Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del centro OMS dell’ISS – continua a connotarsi in Italia per un impatto sanitario e sociale sempre più preoccupante per milioni d’individui di tutte le fasce di età e si manifesta attraverso un ricorso ai servizi e alle prestazioni sanitarie che in termini di costo rappresentano solo una parte dei 25 miliardi di euro l’anno stimati dall’OMS che in Italia la società paga anche a fronte di problematiche sociali sottostimate, legate all’assenteismo, alla perdita di lavoro e produttività, agli atti di violenza, ai maltrattamenti che sfuggono alla stigmatizzazione sociale per la scarsa consapevolezza dei rischi per la salute a fronte di una rilevante serie di conseguenze a breve, medio e a lungo termine”.

I giovani, insieme agli anziani e alle donne, rappresentano un target di popolazione solo parzialmente tutelata pur estremamente vulnerabile al consumo di alcol. Questo risulta per minori, adolescenti e giovani adulti la prima causa di mortalità, morbilità e disabilità per incidentalità stradale oltre che per tumori, cirrosi epatica e malattie cardiovascolari per il resto della popolazione.

Emergono ancora insufficienti in Italia le risposte di salute pubblica, come monitorato dall’OMS nella valutazione d’implementazione delle policy, permanendo forti carenze di formazione dei medici sull’identificazione precoce (IPIB) e resta ancora elevata (oltre il 90 %) la quota di consumatori richiedenti un intervento per il consumo dannoso da alcol, non intercettati con conseguente diminuzione osservata degli alcoldipendenti che giungono in carico dai servizi del SSN.

Infine, trattandosi di una sostanza tra le più caloriche assunte attraverso l’alimentazione (7 kcal/g, circa 90 kcal in 1 UA), una corretta informazione, quale quella dell’apposizione in etichetta delle bevande alcoliche delle kcal/g di alcol contenuti in una Unità Alcolica, gioverebbe non poco alla lotta all’obesità oltre che al contrasto alla continua crescita dei consumi a rischio.

 

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curcuma

Due integratori alimentari a base di curcuma sono stati richiamati dall’azienda produttrice in quanto associati a due casi di epatite acuta colestatica 

L’Istituto Superiore di Sanità ha segnalato che gli integratori alimentari a base di curcuma di prodotti dalla ditta padovana NI.VA sono stati associati a due casi di epatite acuta colestatica che si sono risolti favorevolmente. Si tratta, nello specifico della Curcumina Plus 95% lotto di produzione 18L823 scadenza 10/2021 e della Curcumina 95% lotto di produzione  18M861 scadenza 11/2021. Lo rende noto con un avviso di sicurezza il Ministero della Salute.

In attesa delle verifiche da parte delle competenti autorità sanitarie territoriali, il dicastero di Lungotevere Ripa raccomanda di non consumare tali lotti. Intanto, la ditta ha confermato di aver attivato il ritiro ed il richiamo dei prodotti nel proprio sito web.

“Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni di pazienti con epatite acuta colestatica, finiti in ospedale, che in anamnesi hanno riferito di aver fatto uso di questi integratori. C’è dunque un legame temporale, ora stiamo indagando per capire se c’è anche un legame causa-effetto”. A spiegarlo all’AdnKronos Salute è Marco Silano, direttore dell’Unità operativa Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Iss.

Silano sottolinea come per ora si sappia solo che gli episodi sono avvenuti in seguito all’assunzione di integratori. “Abbiamo chiesto alle Asl delle relazioni cliniche dettagliate su tutti i casi. E cercheremo di capire se c’è anche un legame causa-effetto”.

Il ritiro disposto dalla ditta è dunque “una misura volontaria e precauzionale”.

Presso l’Iss esiste un servizio di vigilanza, in collaborazione con Aifa e ministero della Salute, per la segnalazione di sospette reazioni a prodotti a base di piante. “Quando arrivano queste segnalazioni, occorre indagare, sulla base del principio di precauzione. Abbiamo iniziato – dice Silano – richiedendo relazioni cliniche dettagliate alle Asl, seguirà una fase di valutazione di eventuali casi riportati in letteratura, e una eventuale analisi dei campioni”. Tali misure, secondo l’esperto, nascono dalla normale attività di vigilanza sugli integratori.

 

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infezioni correlate all'assistenza

Secondo le stime, almeno la metà delle infezioni correlate all’assistenza sono prevenibili applicando procedure adeguate. In tal ottica l’igiene delle mani rappresenta il miglior investimento

Garantire condizioni di salute migliori, prevenire e controllare le infezioni, aumentare il benessere per tutti. Parte da questi obiettivi la campagna “SAVE LIVES: Clean Your Hands” lanciata dall’OMS in occasione della Giornata internazionale del lavaggio delle mani in programma domani.

L’igiene delle mani è fondamentale per prevenire le infezioni. In base ai dati più recenti, infatti, ottenuti nel corso di uno studio di prevalenza europeo, l’8% dei pazienti negli ospedali per acuti in Italia ha contratto una infezione correlata all’assistenza (ICA), per un totale stimato di più di mezzo milione di pazienti con infezioni nosocomiali per anno. Le infezioni più frequenti sono quelle respiratorie, seguite dalle batteriemie, le infezioni del tratto urinario, e le infezioni del sito chirurgico.

I microrganismi responsabili più comuni sono Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomoas aeruginosa, e Staphylococcus aureus. Sono tutti microrganismi che sono spesso multiresistenti agli antibiotici di prima e seconda linea per il loro trattamento e contro i quali vi sono poche armi efficaci.

Le ICA rappresentano un costo elevato sia in termini di morbosità e mortalità per il paziente, sia in termini economici per le organizzazioni sanitarie.

Infatti, richiedono degenze più lunghe e cure più costose. Uno studio dell’ECDC ha stimato che le ICA sono responsabili di più morti di quelli causati da tutte le altre malattie infettive sotto sorveglianza europea.

Questi dati dimostrano come le ICA rappresentino uno dei problemi principali per la sicurezza del paziente e la necessità di interventi mirati negli ospedali. E’ stato stimato che almeno la metà delle ICA sono prevenibili applicando procedure adeguate. L’igiene delle mani, insieme all’igiene ambientale e al corretto uso degli antibiotici (“stewardship antimicrobica”) sono i pilastri per la prevenzione e il controllo delle ICA.

L’igiene delle mani, che è senz’altro il fattore più importante secondo l’OCSE  è anche il provvedimento a più basso costo e quindi il migliore investimento. Da qui l’importanza dell’iniziativa dell’OMS, sostenuta anche dall’Istituto Superiore di Sanità, di questa campagna globale di sensibilizzazione del personale sanitario sulla corretta igiene delle mani come mezzo per salvare vite umane.

 

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L’esposizione a diossine e PCB è stata valutata attraverso l’analisi del latte materno. La tendenza, tuttavia, sarebbe in diminuzione rispetto agli studi precedenti

Si è concluso lo studio, durato tre anni, per valutare l’esposizione a diossine e PCB delle donne di Taranto e provincia tramite l’analisi del latte materno. Mediamente, lo studio ha mostrato una concentrazione di queste sostanze nel latte delle donne residenti a Taranto e Statte del 28%  più elevata rispetto a quella delle donne residenti in provincia.
Lo studio è stato commissionato da ILVA all’Istituto Superiore di Sanità. L’ISS lo ha realizzato in collaborazione con il Dipartimento Prevenzione dell’ASL di Taranto, nell’ambito del decreto del Ministero dell’Ambiente del 2012 con il quale si imponeva il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’esercizio dello stabilimento siderurgico.

Il provvedimento prevedeva, con una specifica norma, la realizzazione di un biomonitoraggio per determinare la concentrazione di diossine e PCB nel latte materno.

Nelle donatrici residenti a Taranto e Statte le concentrazioni degli inquinanti sono risultate più elevate, in modo statisticamente significativo, di quelle rilevate nelle donne residenti in Provincia con un aumento compreso tra il 18 e il 38% a seconda delle sostanze considerate (diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili) e pari al 28% per l’insieme delle sostanze ad azione diossina-simile. Secondo i correnti approcci di valutazione, le concentrazioni di diossine e PCB in entrambi i gruppi di donne sono associabili a una bassa probabilità di effetti avversi per la salute.
“Lo studio che abbiamo realizzato in collaborazione con la ASL di Taranto mostra che l’esposizione delle donne residenti nell’area urbana è superiore, in modo statisticamente significativo a quella delle donne residenti in provincia – afferma Elena De Felip del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità  – ed  è sovrapponibile a quella riscontrata in studi simili in altre zone industrializzate presenti in Italia.  Il confronto con i risultati di altri studi di biomonitoraggio  effettuati negli anni precedenti a Taranto e provincia suggerisce, inoltre, che nel tempo ci sia stata una riduzione dell’esposizione a queste sostanze. Questi risultati – conclude la De Felip – sono stati ottenuti grazie al prezioso contributo dei colleghi della ASL di Taranto il cui impegno sul territorio è stato per noi determinante”.
Per realizzare lo studio sono stati raccolti e analizzati complessivamente 150 campioni di latte, 76 appartenenti al gruppo delle donne residenti a Taranto e Statte, e 74 appartenenti al gruppo delle donne residenti in Provincia, in un’area quindi di controllo localizzata a più di 30 km da Taranto. Le donne arruolate avevano caratteristiche simili: primipare di età compresa tra i 25 e i 40 anni e residenti in zona da almeno dieci anni.
 
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Rassicurazioni da ISS e Ministero sul focolaio di Tbc scoppiato in una scuola veneta dove una maestra ha contagiato 21 alunni

Un focolaio di Tbc è scoppiato nelle scorse settimane a Treviso, dove una maestra ha contagiato 21 bambini di una scuola. Si tratta – specifica una nota dell’Ansa – di “casi di contagio in cui la malattia ancora non si era sviluppata”.
La situazione on ogni caso ora sarebbe sotto controllo. La conferma arriva da Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità che, dopo essersi recato presso l’Asl, ha assicurato che non ci sarebbero motivi di preoccupazione.
Tutto è nato in seguito alla diagnosi di Tbc fatta ad un bambino di una classe elementare. I medici hanno intuito che l’alunno poteva essere stata contagiato da un adulto. La Asl ha condotto il test per verificare la presenza del batterio che provoca la malattia su circa 800 persone.
”La metà dei circa 4.000 casi l’anno in Italia di Tbc – ha spiegato Rezza – sono fra anziani che sono venuti a contatto con la malattia in passato e che si ammalano in età avanzata quando il loro sistema immunitario si indebolisce”.

La maestra, essendo una fumatrice, aveva sottovalutato i sintomi: tosse persistenze, dimagrimento e alcune linee di febbre

Sulla vicenda è intervenuta anche Giulia Grillo. “Riguardo al focolaio di tubercolosi scoppiato in una scuola a Treviso – ha scritto su Facebook il Ministro della Salute – voglio rassicurare tutti, perché la situazione è sotto controllo ed è assolutamente circoscritta. Sono in costante contatto con gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità che si sono recati di persona nell’azienda sanitaria veneta per verificare che tutto sia gestito nel migliore dei modi”.
“Non c’è ragione – ha sottolineato – di preoccupazioni irrazionali, perché tutte le misure di controllo e prevenzione sono state tempestivamente attuate dalla Ulss e monitorate dall’Iss. Dalle analisi è emerso che l’insegnante era entrata in contatto con la malattia molti anni fa ed era rimasta latente nell’organismo”.
Attualmente l’incidenza della tubercolosi, in Italia, è bassa. In base ai dati forniti in occasione del Tb Day 2019,  dal 2012 al 2016 il tasso è diminuito dell’1,8% ogni anno e attualmente si assesta a 7,4 casi ogni centomila abitanti, con un tasso di mortalità dello 0,7%. Dal 2009 si è però verificato un costante aumento della proporzione di casi notificati tra cittadini nati all’estero: si è passati dal 44% nel 2005 al 62% nel 2016.
Secondo l’ultimo rapporto del Centro europeo per il controllo delle malattie, ogni ora a trenta persone in Europa viene diagnosticata la tubercolosi, che nonostante il calo complessivo del numero di malati, rimane una delle principali minacce di salute.
 
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