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Tra le priorità sottolineate dal Sindacato Nursing Up al Ministro Bongiorno anche lo sblocco del turnover

“Il ministro ha confermato tutta la sua disponibilità a collaborare con i sindacati per ottenere lo sblocco del turnover”. Inoltre, “c’è stata una sollecitazione corale ad accelerare il rinnovo dei contratti che sono in scadenza a fine 2018”. Così il presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up, Antonio De Palma, in seguito all’incontro tra sindacati e ministro della Funzione Pubblica Giulia Bongiorno.

Nel commentare l’avvio interlocutorio del rinnovo dei contratti nazionali del pubblico impiego, Palma ha affermato di aver sottolineato al Ministro l’esigenza “di valorizzare le professioni sanitarie che aspettano da anni questo riconoscimento”. Il tutto “pur apprezzando lo sforzo profuso per le risorse stanziate dal Governo in legge di bilancio”.

In particolare, l’Esecutivo ha previsto per i rinnovi contrattuali degli statali 1,1 miliardi di euro per il 2019. Nel 2010 è previsto un aumento di 325 mln (cioè 1,425 totali), mentre dal 2021 le risorse ammonteranno a 1,775 miliardi.

“La ministra Bongiorno – ha spiegato De Palma – ci ha assicurato che si coordinerà con il presidente dell’Aran per verificare come rendere attuabile l’accelerazione richiesta a gran voce da tutte le sigle presenti all’incontro e ci ha garantito contestualmente la copertura del 100% del turnover”.

“Ma questa garanzia, a nostro avviso, può funzionare solo se si tiene conto del fatto che la pubblica amministrazione è stata oggetto da decenni di tagli lineari, quindi bisogna capire con i dati alla mano da cosa si partirà. Non vorremmo mai che si partisse dalla fotografia della situazione attuale di grave carenza di organico, soprattutto in ambito sanitario”.

Per quanto riguarda le assunzioni Nursing Up fa sapere di aver sollecitato lo scorrimento delle graduatorie e l’organizzazione di nuovi concorsi per il personale. “Aspettiamo di vedere in che modo il ministero della Funzione Pubblica intenderà interagire con i sindacati – conclude il presidente Nursing Up – e porre in essere tali forme di collaborazione concretizzandole”.

 

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pratica forense

La candidatura per svolgere la pratica forense potrà essere presentata esclusivamente per via telematica entro il 12 dicembre

E’ partita ieri, 12 novembre, la procedura per l’ammissione alla pratica forense presso alcune Avvocature dell’INPS. I bandi sono pubblicati sul sito istituzionale dell’Istituto. Sono inoltre esposti presso le Direzioni regionali e di Coordinamento metropolitano ed i Consigli degli ordini degli avvocati territorialmente competenti.

Per poter svolgere la pratica presso l’Avvocatura dell’INPS, i richiedenti devono essere cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione Europea. Se invece sono cittadini di uno Stato non appartenente all’U.E. devono essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 17, comma 2 della L. 247/2012.

E’ richiesto poi il possesso dei requisiti per l’iscrizione nel registro dei praticanti Avvocati tenuto dal COA presso il Tribunale nel territorio del cui circondario si trova l’Ufficio legale dell’I.N.P.S. indicato nella domanda di pratica. Se invece sono già iscritti nel registro speciale dei praticanti i candidati non devono avere una anzianità di iscrizione superiore a 2 mesi. Tali condizioni sono richieste alla data di scadenza del termine di presentazione della domanda.

La domanda per l’ammissione alla pratica forense va presentata esclusivamente in via telematica, utilizzando l’apposito form presente sul sito internet dell’Istituto.

Il modulo è accessibile attraverso il percorso: Avvisi, bandi e fatturazione – Avvisi – Pratica forense presso l’avvocatura dell’INPS. L’invio della candidatura va effettuato entro le ore 14.00 del 12 dicembre 2018. La domanda di ammissione potrà essere presentata solamente per uno degli Uffici Legali dell’I.N.P.S. citati nei bandi. Alla domanda dovrà anche essere allegato, a pena di irricevibilità della stessa, un curriculum vitae redatto nel formato europeo.
Le Direzioni regionali e di Coordinamento metropolitano verificheranno il possesso dei requisiti prescritti dal bando e la veridicità delle dichiarazioni rese nella domanda di partecipazione.

 

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controlli inps

Per le pensioni all’estero scattano i controlli Inps che si articoleranno in due fasi cronologicamente separate in relazione ai paesi di residenza dei beneficiari.

Al via i controlli Inps sull’esistenza in vita dei pensionati all’estero. Ad annunciarlo è lo stesso Istituto di previdenza con il messaggio n. 4077/2018 in cui vengono fornite le istruzioni per l’invio della prova dell’esistenza in vita.

L’Inps chiarisce inoltre che Citibank ha avviato il processo di spedizione della lettera esplicativa e del modulo standard di attestazione.

Nello stesso messaggio sono disponibili anche gli allegati necessari per i pensionati residenti in Paesi compresi nella prima fase dell’anno 2018.

I controlli Inps per verificare l’effettiva esistenza in vita saranno condotti in due fasi cronologicamente separate in relazione ai paesi di residenza dei beneficiari.

La prima fase è iniziata lo scorso mese di ottobre e si chiuderà a marzo 2019.

Questa riguarda i trattamenti pensionistici erogati per residenti in Africa, Australia, Europa. Sono invece esclusi i paesi scandinavi, Est Europa e stati limitrofi.

Le comunicazioni sono state inviate ai pensionati a ottobre, e in base ai controlli Inps, gli interessati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro il 12 febbraio 2019.

Laddove tale attestazione non venisse prodotta, il pagamento della rata di marzo 2019 avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza.

In caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 marzo 2019, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di aprile 2019.

La seconda fase avrà inizio da febbraio e finirà a luglio 2019.

Questa riguarderà i pensionati che risiedono in Asia, Estremo Oriente, Paesi Scandinavi, gli Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi, Sud e Centro e Nord America.

Le comunicazioni saranno inviate ai pensionati da febbraio 2019 e le attestazioni di esistenza in vita dovranno arrivare entro i primi giorni di giugno 2019. Se l’attestazione non sarà prodotta, il pagamento della rata di luglio 2019 avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza.

Nel caso in cui ci sia mancata riscossione personale o di produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 luglio 2019, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di agosto 2019.

Come inviare i documenti

Il messaggio Inps specifica che l’invio dei documenti di prova dell’esistenza in vita potrà essere fatto in modalità cartacea.

Avverrà dunque tramite casella postale PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom entro il termine indicato nella lettera esplicativa. Se i pubblici funzionari di alcuni Paesi rifiutano di sottoscrivere il modulo di Citibank, questi dovranno accettare le certificazioni di esistenza emesse da enti pubblici.

Procedure alternative

Se il pensionato si trova in stato di infermità fisica o mentale o risiede in istituti di riposo bisognerà contattare il servizio di assistenza di Citibank che dovrà verificare i seguenti requisiti del modulo.

In primis, la firma del soggetto attestante. Poi, il timbro del soggetto attestante o del timbro dell’ente coinvolto o rappresentato dal soggetto attestante. Infine, il timbro dell’istituzione/ente/persona che ha conferito la procura o tutela al soggetto attestante, quando il soggetto attestante è procuratore o tutore legale del pensionato.

Per tutti quei pensionati residenti in Australia, in Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, a partire dalla verifica dell’esistenza in vita riferita all’anno 2015, l’Inps ha fornito a Citibank una lista di operatori dei Patronati.

Questi, in base alla normativa locale, hanno qualifiche che rientrano fra quelle dei testimoni accettabili.

 

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stabilizzazione dei medici fiscali

Incontro tra esponenti del Sindacato Medici Italiani e rappresentati del Governo finalizzato a individuare possibili soluzioni per la stabilizzazione dei medici fiscali

Individuare le possibili soluzioni per la stabilizzazione dei medici fiscali. Questo l’obiettivo di un incontro svoltosi nei giorni scorsi al Ministero del Lavoro tra rappresentanti del Governo e esponenti dello SMI (Sindacato Medici Italiani).

Per l’Esecutivo erano presenti i tecnici del Vicepremier Luigi Di Maio, del sottosegretario al lavoro Claudio Cominardi e della Ministra della Salute Giulia Grillo. In rappresentanza dell’Associazione sindacale c’erano invece il segretario generale Pina Onotri e Piera Mattioli del Settore Medici Fiscali dello SMI. Hanno presenziato all’incontro, inoltre, la Presidente Commissione Affari Sociali della Camera, Marialucia Lorefice, e i deputati Massimo Baroni e Soave Alemanno.

“Abbiamo incontrato i rappresentanti del Governo per chiedere un intervento urgente per sanare la situazione di precarietà dei medici fiscali del nostro Paese”. Una situazione che – sottolinea una nota dello SMI – “si protrae da oltre 30 anni”.

Il Sindacato ricorda che i medici fiscali in attività in Italia sono circa 900. In tema di stabilizzazione “ancora oggi siamo davanti a un nulla di fatto”.

Ciò nonostante l’atto di indirizzo del 2 agosto 2017, approvato dal Ministro del Lavoro, con il Ministro della PA e con quello della Salute, abbia indicato le linee guida per la stipula della convenzione tra Inps e medici fiscali.

“Questo odioso ritardo – sottolinea lo SMI – è dovuto ad un mero errore materiale nella scrittura dell’atto”. Le Convenzioni, infatti, sono state stipulate dall’Inps con i sindacati dei medici di medicina generale anziché con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei medici fiscali.

“Per i medici che si occupano delle visite fiscali per malattia – conclude l’Associazione – serve giungere al più presto alla stipula di una convenzione con l’Inps tramite un Accordo Collettivo Nazionale che dia garanzie, dignità e un inquadramento lavorativo”. In tal senso lo SMI ha proposto un emendamento alla legge di Bilancio 2019.

 

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sciopero nazionale dei medici

La Commissione di garanzia ha bocciato la data dello sciopero nazionale dei medici proclamato per il 9 novembre a causa del mancato rispetto della regola dell’intervallo

Lo sciopero nazionale indetto per il prossimo 9 novembre riguardante la dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa del SSN non ci sarà. La protesta – fanno sapere i sindacati – si sposta solo di qualche giorno, al 23 novembre, in adesione  alla giornata di sciopero già proclamata dall’AAROI-EMAC, di cui si condividono le principali motivazioni.

La Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero ha inviato una lettera alle sigle Anaao Assomed, Cimo, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, FVM, Fassid, Cisl Medici, Fesmed, Anpo, Ascoti, Fials Medici, Uil Fpl Medici, Assomed e Sivemp, invitando i sindacati della dirigenza medica a revocare la contestazione indetta lo scorso 10 ottobre.

La proclamazione dello sciopero per la data indicata viola, infatti, il rispetto della regola dell’intervallo.

In base a tale norma “in caso di scioperi distinti nel tempo, sia della stessa che di altre organizzazioni sindacali, incidenti sullo stesso servizio finale e sullo stesso bacino d’utenza, l’intervallo minimo tra l’effettuazione di un’azione di sciopero e la proclamazione della successiva è fissato in quarantotto ore”.

Il giorno antecedente la proclamazione dello sciopero, era stato infatti indetto proprio lo sciopero degli Anestesisti Rianimatori per il giorno 23 ottobre.

Resta in ogni caso fermo lo stato di agitazione delle categorie professionali e sono confermate tutte le azioni sindacali già in essere. Tra queste:  il blocco degli straordinari in tutte le aziende sanitarie; l’astensione dalle attività non comprese nei compiti di istituto; la richiesta da parte dei dirigenti di usufruire di tutti i giorni di ferie accumulate; il pagamento di tutti i turni guardia eccedenti l’orario contrattuale; le assemblee nei luoghi di lavoro;  l’Assemblea pubblica a Roma il 14 novembre ore 10.00 presso il cinema Nuovo Olimpia cui saranno invitati gli esponenti di tutti i gruppi politici che siedono in Parlamento; Sciopero Nazionale di 24 ore venerdi 23 novembre.

 

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dentista condannato

Preoccupazione in ambito medico sul caso del dentista condannato a L’Aquila per difetto di informazione alla paziente in relazione a una corretta igiene orale. OMCeO Milano: sentenza spinge verso ‘medicina difensiva’

“Le motivazioni della sentenza caricano sul dentista l’onere di provare che ha svolto una corretta informazione al paziente”. Ciò “anche in merito a concetti universalmente noti relativi all’importanza dell’igiene orale”. Esprime preoccupazione il Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, sulla pronuncia del Tribunale di appello de L’Aquila che ha visto un dentista condannato al pagamento un risarcimento superiore a 9 mila euro.

Il professionista, secondo i Giudici non aveva dimostrato di aver fornito a una sua paziente tutte le informazioni necessarie per assicurare una corretta igiene orale. Tale condotta omissiva sarebbe stata etiologicamente connessa al fallimento di un trattamento odontoiatrico.

L’odontoiatra si era difeso contestando il difetto di informazione e affermando di aver raccomandato alla paziente la necessità di seguire scrupolosamente le indicazioni fornite per una buona riuscita del piano terapeutico. Ma il tutto era avvenuto a voce, senza che ve ne fosse traccia nella cartella odontoiatrica.

“È ciò che fanno tutti i dentisti e che infatti, leggendo la sentenza, il Collega sembra aver fatto con coscienza”. A affermarlo è Andrea Senna, Presidente Commissione Albo Odontoiatri (CAO) Milano. “Ecco perché ritenere che tale adempimento debba sempre essere accompagnato da uno prova inconfutabile (per esempio uno scritto controfirmato dalla paziente) a me pare paradossale”.

Per i rappresentanti della Associazioni mediche si tratta di un pericoloso precedente.

“Guardo alla sentenza con preoccupazione perché fa giurisprudenza – continua Rossi – e il suo impatto va ben al di là dell’ambito locale. Paradossalmente, un medico (soprattutto se libero-professionista, in base alla Legge Gelli), potrebbe essere condannato per non aver prescritto formalmente ai suoi pazienti precise indicazioni sui corretti stili di vita a cui attenersi per evitare l’incorrere in diverse patologie. Informazioni che, di norma, sono date verbalmente”.

“Sentenze come questa – conclude il vertice dell’OMCeO meneghino – snaturano il rapporto medico-paziente e spingono inevitabilmente il medico e l’odontoiatra in direzione della ‘medicina difensiva”. Il professionista, infatti, dovendosi tutelare economicamente e professionalmente, “sarà portato a definire prescrizioni aggiuntive a sostegno di possibili, futuri contenziosi”.

 

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DIFETTO DI INFORMAZIONE SU CORRETTA IGIENE ORALE, DENTISTA CONDANNATO

chiavenna

Il presidente della Federazione torna sui fatti di Chiavenna, dove una 14enne è morta a seguito di un malore. “Gratitudine al personale del 118”, ma “la presenza di un medico a bordo, secondo le evidenze, fa la differenza”

Sono stati quasi quattro milioni, secondo i dati Emur (sistema informativo di monitoraggio dell’emergenza – urgenza del Ministero della Salute), gli interventi del 118 nel 2017. “Vogliamo esprimere la nostra gratitudine, come medici e come cittadini, a tutto il personale impegnato nel 118 :agli autisti soccorritori, agli infermieri, ai medici che, ogni giorno, in ogni fascia oraria, in contesti anche difficili e persino pericolosi prestano la propria opera per salvare vite”. Sono le parole del presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ad alcuni giorni di distanza dalla morte di una 14enne a Chiavenna. La vicenda ha suscitato polemiche per la mancanza del medico a bordo dell’ambulanza che ha soccorso la giovane vittima. Anelli, all’indomani dell’episodio, aveva evidenziato come fosse imprescindibile una presenza capillare dei medici sulle ambulanze, così come previsto dalle normative vigenti.

“Non vogliamo né possiamo dare alcun giudizio su quello che è successo – continua Anelli – e siamo certi che, in questo come in altri casi specifici, il personale coinvolto abbia agito nel migliore dei modi. La nostra riflessione è rivolta semmai a chi vuole depauperare, sino ad annientare, un sistema che funziona, e vuole farlo a macchia di leopardo sul territorio, aumentando le disuguaglianze tra Regioni. E, si badi bene, le disuguaglianze vanno qui in senso opposto al trend solito, perché sono le Regioni del Nord ad avere un minor numero di ambulanze con a bordo il medico e l’infermiere, mentre la percentuale di tali mezzi di soccorso avanzato è massima in Molise, Puglia, Calabria”.

“Che la presenza del binomio medico e infermiere sia irrinunciabile nel soccorso avanzato non siamo noi a dirlo”

Per Anelli, lo dimostrano i dati presenti in letteratura, lo ribadisce anche la normativa, con il D.M.70 del 2015, che prevede un mezzo di soccorso avanzato, con medico e infermiere, ogni 60mila abitanti”. “Quando il paziente è in imminente pericolo di vita, abbiamo il dovere di garantire che, nei tempi previsti dall’attuale normativa, arrivi un mezzo di soccorso con un equipaggio sanitario in grado di effettuare, in modo pertinente e integrato, diagnosi e terapia potenzialmente salvavita, e quindi con medico e infermiere a bordo”.

“La presenza di un medico a bordo, secondo le evidenze, fa la differenza riguardo a tutte le condizioni cliniche di emergenza, medica e chirurgica, in cui il ragionamento clinico diagnostico- differenziale precoce, conseguente alla valutazione obiettiva del paziente, e non riferita tramite telefono, unitamente alla terapia medica di emergenza precoce assumono comprovato ruolo salvavita, come, ad esempio, nell’arresto cardiaco improvviso. Non possiamo accettare – conclude Anelli – che tagli alla sanità vadano a inficiare questa garanzia, risparmiando a scapito della sicurezza dei cittadini”.

 

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È arrivata la conferma da parte del vicepremier Di Maio sulla introduzione della quota 100. Per Di Maio si tratterà di una misura strutturale e non temporanea

È arrivata la conferma da parte del vicepremier Di Maio sulla introduzione della quota 100. Per Di Maio si tratterà di una misura strutturale e non temporanea.

Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio è intervenuto a proposito della introduzione della quota 100 per le pensioni chiarendo alcuni punti importanti.

“Questa cosa che quota 100 varrà solo per un solo anno non so dove se la siano inventata : è una misura strutturale perché se abbiamo promesso di superare la Fornero con quota 100 la Fornero la si supera ogni anno non solo l’anno prossimo”.

Con queste parole, il ministro dello sviluppo e del lavoro Di Maio ha inteso sgomberare il campo dai dubbi sui termini della prossima riforma delle pensioni e la introduzione della quota 100.

Chiarendo ciò, Di Maio ha poi comunicato che nei prossimi giorni saranno resi noti tutti i dettagli sulle coperture.

Le reazioni dei sindacati non si sono fatte attendere.

Secondo Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, la introduzione della quota 100 è “una buonissima base di discussione e di confronto con il governo”.

Furlan ha precisato che “rimane il tema delle donne che ben difficilmente riescono a totalizzare 38 anni di contributi, in modo particolare al Sud. Non a caso proponiamo di riconoscere un anno di contribuzione per ogni figlio. La maternità, la paternità, è un bene sociale complessivo del lavoro e quindi va riconosciuto”.

La segretaria generale Cisl ha poi ricordato quanto sia fondamentale la pensione di garanzia per i giovani.

“La legge Fornero, mettendo insieme aspettativa di vita, tutto contributivo per i giovani, coefficienti che penalizzano la previdenza per i giovani, anziani del futuro, va assolutamente riformata”.

La linea della Cigl e della Camusso, tuttavia, è più dura.

Nel corso del congresso provinciale del sindacato a Pordenone, si è espressa sull’ipotesi della introduzione della Quota 100 con qualche riserva.

“Una norma – afferma Camusso – per essere utile deve essere scritta bene, ma le indiscrezioni lasciano adito a molti dubbi”.

Parole che lasciano pochi margini ad aperture, anche perché, per la segretaria Cigl, quota 100 “dà una risposta parziale a chi nel mondo del lavoro con la legge Fornero ha subito gravi penalizzazioni, senza fornire inoltre soluzioni alle problematiche pensionistiche delle donne, dei giovani, di coloro che hanno lavori discontinui, tutte tematiche che non sono minimamente affrontate”.

 

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pensione opzione donna

La manovra di bilancio 2019 prorogherà la pensione opzione Donna, il regime che consente alle lavoratrici di accedere alla pensione con requisiti più favorevoli

Per la pensione Opzione Donna è in arrivo una novità importante.

Il regime sperimentale introdotto dall’articolo 1, comma 9 della legge 243/04, si avvia infatti verso una proroga ufficiale. Così sembra trasparire dal comunicato n. 23 dello scorso 15 ottobre con il quale il Governo ha chiarito che con la manovra di bilancio 2019 si provvederà anche a prorogare la misura.

Come noto, la pensione Opzione Donna era stata già ripresa dalla riforma Fornero e prorogata dalla legge di Bilancio 2017.

Tuttavia, sebbene vi siano state molte richieste, non era stata prorogata con la manovra dello scorso anno.

Ma come funziona questa misura?

Il regime sperimentale della pensione opzione donna consente alle lavoratrici del settore pubblico e privato di accedere alla pensione di anzianità in presenza di requisiti anagrafici maggiormente favorevoli.

Ne potranno beneficiare quell lavoratrici che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2015, abbiano raggiunto i seguenti requisiti.

In primis, almeno 35 anni di anzianità assicurativa e contributiva. Questi si abbassano a 34 anni, 11 mesi e 16 giorni per le gestioni esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria)

Devono inoltre avere almeno 57 anni e 3 mesi di età se si tratta di lavoratrici dipendenti. Oppure 58 anni e 3 mesi di età se si tratta di lavoratrici autonome.

Inoltre, grazie alla legge di bilancio 2017, è stata estesa retroattivamente la possibilità di accedere al beneficio della pensione opzione donna anche alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano compiuto 57, se dipendenti.

Oltre a loro, anche a chi avesse 58 anni, e fosse lavoratrice autonoma.

Il tutto purché queste lavoratrici, alla medesima data, non fossero in possesso dei tre mesi ulteriori richiesti in forza dell’incremento alla speranza di vita e applicati a partire dal 1° marzo 2013.

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019 appare imminente dunque la proroga dell’Opzione Donna. Proroga che, tra l’altro, era stata già prevista nel programma di governo gialloverde.

Non è tuttavia chiaro come sarà definita la misura così come i requisiti previsti da questa ulteriore proroga.

Quello che si sa è che la proposta discussa tra Governo e Comitato puntava a ricomprendere nella platea di beneficiari le donne che, al 31 dicembre 2018, avessero compiuto 58 anni e 7 mesi nel privato e nel pubblico impiego, 59 anni più 7 mesi se autonome.

Un ulteriore requisito proposto era l’aver maturato 35 anni di contribuzione entro la stessa data.

 

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sindacato medici italiani

Il Giudice conferma la sospensione dei provvedimenti adottati  dal Consiglio nazionale del Sindacato Medici Italiani dello scorso aprile

Onotri: attaccata perché ho costituito il Sindacato parte civile in un processo penale per sospetta appropriazione indebita dei fondi dello stesso

“La nomina dei nuovi organi amministrativi comporta, come non è in contestazione, il compimento di atti idonei ad alterare il normale svolgimento dell’attività dell’associazione e dei suoi assetti organizzativi e una situazione di incertezza circa la validità e stabilità dei rapporti con i terzi, con effetti certamente pregiudizievoli anche per gli interessi dell’associazione medesima”. Così il Tribunale di Roma – sezione XVI civile – nella sentenza che pone fine alla vicenda che ha visto interessato il Sindacato Medici Italiani negli ultimi 6 mesi.

Il Giudice ha confermato quanto deciso lo scorso giugno quando erano stati sospesi i provvedimenti adottati dal Consiglio nazionale del sindacato del 21 e 22 aprile. “Le decisioni adottate nella riunione del 22/4/18 – si legge nella sentenza – esulano evidentemente dalle materie indicate nell’ordine del giorno contenuto nella convocazione”.

Confermata, pertanto la piena legittimità dell’attuale dirigenza dello SMI.

“La avversione che ho avuto in questo periodo rispetto al mio ruolo di segretario nazionale dello SMI – dichiara Pina Onotri – non è dovuta alla linea politica espressa”. Questa, infatti, “è sempre stata ampiamente condivisa con il gruppo dirigente e dalla base del Sindacato”.

“Sono stata attaccata – chiarisce Onotri – semplicemente perché ho costituito il Sindacato parte civile in un processo penale (principiato da altri) per sospetta appropriazione indebita dei fondi dello stesso. Ciò mi è valso l’ostracismo da parte di qualcuno e mesi difficili. Ma l’ho fatto e lo rifarei, come mia precisa responsabilità morale, statutaria e giuridica a difesa degli iscritti che rappresento e che hanno scelto di essere da noi rappresentati”.

 

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