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Anelli (FNOMCeO): Se non viene fissata una data congrua per l’inizio dei corsi di Formazione in medicina generale entro i termini di legge il Ministero nomini commissari ad acta

Si riunisce oggi a Roma la Conferenza Stato Regioni. Nel corso dell’incontro si fisserà la nuova data per il concorso di ammissione al Corso specifico di Formazione in Medicina Generale. La precedente data del 25 settembre è stata infatti annullata per poter procedere alla riapertura dei bandi regionali. Una decisione maturata dopo l’inclusione delle borse aggiuntive derivanti dai 40 milioni di euro accantonati, con questo intento, nell’ambito del riparto delle quote vincolate per gli obiettivi di Piano 2018 del Fondo Sanitario Nazionale.

Ieri il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, aveva auspicato uno sforzo da parte delle Regioni affinché il corso inizi, come da previsione di Legge, a novembre. “Se così non fosse – evidenziava Anelli – si vanificherebbero i vantaggi ottenuti con l’aumento delle borse”. Infatti, “ i tempi per avere nuovi medici di medicina generale opportunamente formati si allungherebbero di un anno”. In tal modo si aggraverebbe “la situazione già emergenziale di carenza di queste figure professionali”.

Secondo alcune indiscrezioni, tuttavia, le Regioni avrebbero intenzione di far slittare l’inizio dei corsi al 2019.

Da qui il nuovo intervento del vertice della Federazione dei Medici. Anelli, nel caso in cui non venisse fissata una data congrua, invita il Ministro della Salute “a nominare, nelle singole Regioni, Commissari ad acta per gestire nei termini di Legge i concorsi per l’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale”.

“L’inizio dei corsi, come stabilito per legge, nel 2018, consentirebbe di portare a casa duemila medici di Medicina Generale pienamente formati nel 2021, quando già la carenza di queste figure professionali, dovuta all’ondata di pensionamenti, farà sentire pesantemente i suoi effetti – commenta Anelli -. Se si posticipasse l’inizio del corso, invece, non avremmo, tra tre anni, nessun nuovo medico di famiglia”. Tale situazione creerebbe “una grave crisi per il sistema e fortissimi disagi per i cittadini”.

“Siamo riusciti, tutti insieme, a incassare lo storico risultato del raddoppio delle borse, proprio per arginare questi effetti – continua il presidente FNOMCeO -. Non vanifichiamolo proprio ora, solo per difficoltà organizzative del tutto superabili, quando siamo a un passo dal realizzarlo”.

“Siamo fiduciosi che le Regioni non vorranno far questo ai loro cittadini, lasciarli tra tre anni senza medico di famiglia – conclude –. Se così non fosse, ricordiamo che la Legge non può essere violata da nessuno”. Il commissariamento sarebbe, quindi, un passo doloroso ma necessario per ottenerne il rispetto.

 

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FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE, ANNULLATO IL CONCORSO

albi dei consulenti tecnici

La FNOPI concorrerà all’attuazione delle linee guida per l’armonizzazione di criteri e procedure di formazione degli albi dei consulenti tecnici e dei periti

Applicare la legge 24/2017 sulla responsabilità sanitaria per quanto riguarda la professione infermieristica. Il tutto con “parametri qualitativamente elevati per la revisione e la tenuta degli albi dei consulenti tecnici e dei periti tenuti dai Tribunali, affinché, in tutti i procedimenti civili e penali che richiedono il supporto conoscitivo delle discipline mediche e sanitarie, le figure del perito e del consulente tecnico siano in grado di garantire all’autorità giudiziaria un contributo professionalmente qualificato e adeguato alla complessità che connota con sempre maggiore frequenza la materia”.

Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato tra Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI), Consiglio nazionale forense e Consiglio superiore della Magistratura. L’accordo prevede che la FNOPI concorra all’attuazione delle linee guida per l’armonizzazione di criteri e procedure di formazione degli albi dei consulenti tecnici e dei periti.

Gli albi circondariali dovranno garantire “oltre a quella medico-legale, un’idonea e adeguata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche riferite a tutte le professioni sanitarie”. Per questo è stata prevista una sezione riservata alla professione infermieristica con “speciale competenza”.

La “speciale competenza ” non è il solo possesso del titolo abilitativo alla professione.

Rappresenta la concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina, come emerge sia dal curriculum formativo e/o scientifico sia dall’esperienza professionale del singolo esperto. In sostanza la Magistratura riconosce le competenze specialistiche degli infermieri come effettive e come presupposto per la scelta dei periti e consulenti dei tribunali.

Il protocollo in questo senso distingue elementi di valutazione primari e secondari. Quelli primari sono il possesso della laurea magistrale in scienze infermieristiche; l’esercizio della professione da non meno di 10 anni; l’assenza, negli ultimi 5 anni, di sospensione disciplinare e di qualsiasi procedimento disciplinare in corso; il regolare adempimento degli obblighi formativi ECM.

Gli elementi secondari invece sono il possesso di un adeguato curriculum formativo post-universitario che indichi sia i corsi di livello universitario o assimilato, sia quelli di aggiornamento per il circuito ECM ed eventuali attività di docenza. Nel curriculum dovranno essere indicate anche le posizioni ricoperte e le attività svolte durante la carriera; il possesso di un eventuale curriculum scientifico, che indichi attività di ricerca e pubblicazioni, oltre all’iscrizione a società scientifiche; il possesso di riconoscimenti accademici o professionali o altri elementi che dimostrino l’elevata qualificazione del professionista; l’eventuale possesso dell’abilitazione allo svolgimento di attività di mediazione e di un attestazione che certifichi la conoscenza del processo telematico.

Il mancato possesso di un elemento primario dovrebbe far presumere l’assenza di “speciale competenza”, precludendo l’iscrizione all’albo “salvo motivata ragione contraria”.

Il protocollo definisce anche “buona prassi organizzativa” il fatto che i Comitati che selezionano le varie figure abbiano al loro interno rappresentanti degli Ordini delle professioni infermieristiche che possono verificare osservazioni e annotazioni anche rispetto alle informazioni dichiarate nelle domande e quelle possedute.

Anche per gli infermieri come per i medici è previsto un fascicolo personale in cui oltre ai dati personali sono riportate una serie di informazioni (come, tra l’altro, i curricula, incarichi di perito/consulente assegnati e revocati dall’autorità giudiziaria e da parti pubbliche o private, competenze nell’ambito della conciliazione e così via).

Per quanto riguarda l’area professionale di competenza del candidato, il riferimento è proprio alle sei aree specialistiche degli infermieri: area cure primarie – servizi territoriali/distrettuali; area intensiva e dell’emergenza/urgenza; area medica; area chirurgica; area neonatologica e pediatrica; area salute mentale e dipendenze.

A monitorare l’attuazione del protocollo, accanto alla sezione del Consiglio superiore della Magistratura ci sarà la FNOPI, che partecipa al tavolo tecnico previsto anche per i medici.

“Si tratta di una tappa importantissima nella crescita della professione infermieristica – ha commentato la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli -. Il protocollo riconosce il ruolo sempre più preminente e qualificato dei professionisti infermieri in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita e, per questa ragione, li ritiene capaci di poter fornire un contributo specialistico unico, che ci auguriamo sia formalizzato anche a livello di organizzazione dei servizi nelle Regioni e nel Ssn come lo è stato dalla Magistratura, ad integrandum rispetto a quello del medico, anche in sede procedimentale in qualità di consulenti tecnici d’ufficio e di periti nei giudizi di responsabilità sanitaria”.

 

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MANCANO 51MILA INFERMIERI. FNOPI: ‘SI PARLA SOLO DI CARENZA DI MEDICI’

Violenza contro gli operatori sanitari

Per il sindacato occorrono modifiche sostanziali per far fronte al fenomeno in pericolosa crescita della violenza contro gli operatori sanitari

La scia di violenza contro gli operatori sanitari cresce in modo esponenziale di giorno in giorno. Per l’Anaao Giovani si tratta di un fenomeno sicuramente influenzato dal disagio socio-economico, nonché da una minore offerta dei servizi sanitari. Occorrono, pertanto,  modifiche sostanziali e a breve termine.

A partire dall’applicazione del DGLS 81/08, “decreto estremamente complesso e preciso – afferma l’Associazione – nel tutelare il lavoratore e garantirgli il massimo profilo di sicurezza rispetto ad agenti fisici, biologici, chimici, anche se non c’è menzione della sicurezza rispetto all’’aggressione e violenza’ ai danni degli operatori sanitari”.

Nel provvedimento appare invece chiara la responsabilità a carico del datore di lavoro. Questi, nei casi di omissione della valutazione dei rischi e di mancata programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, è esposto a pene che comprendono l’arresto o in alternativa ammende che possono arrivare ai 150.000 euro.

Anaao Giovani esprime soddisfazione, invece, per la decisione della FNOMCEO di stanziare un fondo di tre milioni di euro, destinato anche al finanziamento di iniziative degli Ordini provinciali per la sensibilizzazione contro la violenza sui medici. Il tutto per quanto “appaia una chiara azione vicariante di uno Stato che sul tema aggressioni appare ancora molto timido”.

“Ci chiediamo peraltro i tempi di applicazione del DDL che con tanta solerzia era stato inviato alle Camere e che sembrava un’azione bipartisan condivisa e lontana da divisioni e posizioni partitiche”.

Il Sindacato chiede quindi che alla lodevole iniziativa della Federazione vengano associati interventi atti ad implementare i sistemi di sicurezza dei presidi di continuità assistenziale, dei pronto soccorso e delle altre sedi con analoghe condizioni di rischio. Il tutto mediante l’incremento di guardie giurate, posti di polizia e sistemi di videosorveglianza,  il potenziamento degli organici e le modifiche strutturali dell’edilizia sanitaria.

“Garantire il lavoro in sicurezza del medico garantisce non solo la sua protezione individuale durante l’espletamento della sua attività lavorativa, ma soprattutto garantisce ai pazienti la continuità dell’erogazione di una prestazione sanitaria di qualità”.

L’Anaao Giovani chiede inoltre l’istituzione di Osservatori metropolitani al fine di seguire con puntualità il fenomeno delle aggressioni che appare oggi in pericolosa crescita. Un incremento che senza i dovuti accorgimenti diventerà inarrestabile.

 

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UN FONDO PER PREVENIRE LE AGGRESSIONI: LA PROPOSTA DI FNOMCEO

ex specializzandi

Prevista una remunerazione forfettaria annua di 8 mila euro a favore degli ex specializzandi che abbiano frequentato la Scuola di Specializzazione in Medicina a partire dal 1978

Sedici miliardi di euro. E’ la cifra che lo Stato italiano rischia di dover sborsare agli oltre 110mila medici ex specializzandi che hanno frequentato la Scuola di Specializzazione in Medicina tra il 1978 e il 2006. Il dato è stato fornito nell’ambito di un convegno organizzato dalla testata SanitaInformazione.

“È il momento di individuare una soluzione normativa per tutelare i diritti dei medici e, al tempo stesso, far risparmiare lo Stato”. Lo ha dichiarato in occasione della presentazione dell’incontro il senatore Antonio De Poli. “Proprio per questo, è già pronto un disegno di legge per un accordo che conterrà i costi del contenzioso di 5 miliardi. Sarò il primo firmatario di questa proposta e tanti altri colleghi, dell’intero arco parlamentare, la sottoscriveranno convintamente”.

Il testo del ddl prevede per i medici ammessi alle scuole di specializzazione in medicina istituite presso le università dall’anno accademico 1978/1979, e specializzati dall’anno accademico 1982/1983 all’anno accademico 1991/1992, che abbiano presentato domanda giudiziale per il riconoscimento retroattivo della remunerazione o per il risarcimento del danno, una remunerazione annua di importo pari a 8.000 euro, oltre la rivalutazione monetaria decorrente dall’8 agosto 1991 alla data di entrata in vigore della legge.

All’importo, corrisposto dal MIUR, si aggiungono gli interessi compensativi al tasso legale medio tempore maturati sulle somme rivalutate anno per anno. La cifra non concorre in nessun caso alla formazione della base imponibile ai fini fiscali.

La norma non si applica agli ex specializzandi che abbiano già beneficiato di sentenze passate in giudicato, con le quali sia stata riconosciuta una somma superiore agli 8mila euro. In tali casi deve essere corrisposta una somma pari a quella stabilita dalle sentenze medesime.

Il diritto alla corresponsione della remunerazione è subordinato all’accertamento, da parte del MIUR, del possesso del diploma di specializzazione, ai sensi della normativa prevista dal DPR n.162/1982.

Le modalità di presentazione dell’istanza, i termini entro cui deve essere trasmessa, nonché le modalità di pagamento dell’indennizzo saranno stabilite con apposito decreto ministeriale.

Il ddl prevede poi che gli importi previsti possano essere tramutati in periodi di contribuzione figurativa. Il diritto alla contribuzione figurativa è riconosciuto anche qualora il medico abbia già versato i contributi ad altri enti previdenziali. In caso di medici già in pensione, i contributi versati integrano la pensione già percepita. Le cifre necessarie a coprire gli anni di contribuzione saranno versate (all’Enpam o all’Inps), in parti uguali, dal MIUR, dalle Università e dal MEF.

“Oggi qui parliamo di soldi, ma prima ancora parliamo di diritti, di diritti negati”. Lo ha dichiarato il vice presidente della FNOMCeO, Giovanni Leoni. “La specializzazione era volontaria, qualificava il medico nel suo settore ma, tranne in alcuni casi, non era obbligatoria né tantomeno retribuita. Abbiamo quindi lavorato di notte per specializzarci di giorno. Abbiamo fatto sacrifici, noi e le nostre famiglie, perché credevamo nella professione e nella sanità”.

“A volte sento parlare di uscire dall’Europa – ha concluso il rappresentante della Federazione dei medici -ma noi medici la Comunità europea dobbiamo ringraziarla. È di pochi anni fa la direttiva che riguarda il riposo. Ecco, il riposo è un diritto ancora più importante di quelli economici, eppure era negato. Era negato il riposo di 11 ore dopo 8 ore di lavoro, rimane oggi negato il riposo dopo una chiamata durante la reperibilità. Siamo la generazione di medici dei diritti negati: la nostra missione è curare, e questo ci ha resi forse troppo miti è troppo portati all’ascolto per ricordarci di far valere i nostri diritti”.

 

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AGGIORNAMENTO ECM, FNOMCEO: IL NODO STA NELLA CARENZA DI PERSONALE

aggiornamento ecm

I medici dovrebbero dedicare all’ aggiornamento ECM, all’interno dell’orario di lavoro, circa 170 ore che invece vengono in gran parte dedicate all’assistenza

Le aziende sanitarie sono tenute, per legge, a utilizzare l’1% dei fondi regionali per erogare aggiornamento ECM (Educazione Continua in Medicina) ai propri medici. In realtà, secondo la FNOMCeO, sempre più Regioni, soprattutto quelle in piano di rientro, dirotterebbero i fondi aziendali su altri obiettivi, per appianare i bilanci.

Se ne è parlato in una tavola rotonda a Bari, nell’ambito delle ‘Giornate della Formazione medica’ organizzate dall’OMCeO del capoluogo pugliese. L’incontro si è focalizzato in particolare sui cambiamenti dell’ECM in un contesto di carenza di specialisti e medici di Medicina Generale, di ‘autodimissioni’ degli operatori dagli ospedali pubblici per fuggire verso il privato, di tetti alle spese per il personale, di razionalizzazione dei bilanci.

Per la Federazione nazionale dei medici, partner organizzativo dell’iniziativa, non si possono sacrificare sull’altare della quadratura di bilancio le necessità di formazione dei professionisti. Queste, infatti, sono garanzia di qualità e sicurezza a tutela della salute dei cittadini.

Per questo Fnomceo sta lavorando con l’Agenas ad un protocollo per favorire l’accesso di tutti i medici alle banche dati delle riviste scientifiche. Un’iniziativa rivolta anche ai camici bianchi che non operano all’interno di strutture universitarie o di ricerca.

Ma al di là dei fondi e dell’accesso alle fonti scientifiche – si legge in una nota – il nodo dell’ aggiornamento ECM “sta nella carenza di personale”. I medici, per contratto, dovrebbero dedicare alla formazione, all’interno dell’orario di lavoro, circa 170 ore che invece vengono in gran parte dedicate all’assistenza.

“Mai come nel 2018 abbiamo ricevuto da parte di colleghi segnalazioni di difficoltà persino ad usufruire delle ferie estive a causa della carenza di personale”.

Lo riferisce il Vicepresidente Fnomceo, Giovanni Leoni. “In alcuni casi – continua – sono state bloccate le ferie ai dipendenti perché si dovevano comunque garantire i servizi ai cittadini”.

Per la Federazione, in un contesto di questo tipo l’aggiornamento professionale diventa una chimera. La carenza di medici non si può risolvere semplicemente con l’abolizione del numero chiuso all’università, ma con il superamento dell’imbuto formativo. Tra cinque anni potremmo avere 20mila neo laureati in medicina all’anno che rimangono sospesi in un limbo privo di sbocchi professionali. Il tutto a causa del disallineamento tra numero di accessi al percorso universitario e numero di borse di studio di specializzazione e di medicina generale.

“Si tratta di giovani laureati su cui il Paese ha investito e che già oggi cercano lavoro all’estero – sottolinea l a FNOMCeO -. E’ come se ogni anno regalassimo a paesi esteri 1500 Ferrari: un patrimonio di conoscenze, competenze e risorse economiche che l’Italia perde”.

 

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MANCANO 51MILA INFERMIERI. FNOPI: ‘SI PARLA SOLO DI CARENZA DI MEDICI’

appropriatezza prescrittiva

La Corte dei Conti ha assolto cinque medici accusati di aver violato le disposizioni vigenti in materia di appropriatezza prescrittiva. Anelli (FNOMCeO): cure vanno determinate sulla base delle esigenze del malato

Erano stati citati in giudizio con l’accusa di aver prescritto farmaci, a carico del servizio sanitario, in violazione della relativa indicazione terapeutica. Secondo la Procura regionale non avevano rispettato le disposizioni vigenti in materia di appropriatezza prescrittiva. Per cinque medici di medicina generale dell’Asl di Avellino, tuttavia, è arrivata l’assoluzione dalla Sezione Giurisdizionale per la regione Campania della Corte dei Conti.

I Giudici amministrativi hanno chiarito che “non è illegittimo prescrivere farmaci anche in deroga apparente alle disposizioni vigenti”. Ciò “nei limiti della logica, della ragionevolezza e dei basilari approdi della letteratura scientifica”.

Infatti, “nella giurisprudenza contabile – si legge nella sentenza – risulta ormai pacifico che, affinché il medico possa assistere il paziente al meglio delle sue capacità professionali, deve essere riconosciuto un margine di discrezionalità nella gestione della discrepanza che si può talora verificare fra le condizioni cliniche, la tollerabilità ai trattamenti e le potenziali interazioni farmacologiche secondo le caratteristiche del singolo paziente”.

Pertanto, secondo la Corte dei Conti, il “criterio astratto del danno derivante dal superamento di medie ponderate non può essere seguito”.

Inoltre, “l’esistenza e la quantificazione del danno non possono essere valutati sulla base del mero scostamento dalla media prescrittiva”. Tali valutazioni richiedono “una adeguata analisi delle singole prescrizioni effettuate in rapporto alle patologie da curare”.

“Ancora una volta è la Magistratura a ribadire che l’appropriatezza prescrittiva non può che fondarsi sulla valutazione professionale, da parte del medico, sul singolo malato”. E’ il commento del presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che rimarca come i discostamenti da medie o algoritmi non valgano per misurare l’adeguatezza delle cure.

“Ogni malato – continua Anelli – ha diritto a ricevere le cure per lui più appropriate ed efficaci”. Queste “vanno determinate sulla base delle sue peculiari caratteristiche, non in ossequio a criteri numerici o economicistici”.

“Come medici, e come cittadini – conclude il Presidente FNOMCeO – non possiamo che essere soddisfatti delle considerazioni della magistratura contabile sull’appropriatezza”. Da qui l’invito ai burocrati ad abbandonare “l’idea che la buona sanità si costruisca attorno a medie e algoritmi e ad uniformarsi al dettato giurisprudenziale”.

 

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Decreto dignità per i medici, l’appello lanciato da Anaao

Anaao Assomed lancia un appello al governo. Si invoca un decreto dignità per i medici, viste le condizioni di lavoro dei camici bianchi in Italia.

Nuovo appello-denuncia da parte dell’Anaao Assomed che, in una nota, fa il punto dell’attuale situazione invocando un decreto dignità per i medici.

“Le condizioni di lavoro negli ospedali – scrive Anaao – vanno peggiorando senza freni. Medici e dirigenti sanitari si ritrovano nella morsa della desertificazione delle dotazioni organiche e della crescita di una domanda di salute che non ammette attese o incertezze, che non possano essere risolte da Google”.

In questo quadro, non sembra peregrina la richiesta di Anaao di un decreto dignità per i medici.

E l’elenco dei disagi dei camici bianchi è davvero lungo.

Dalla burocrazia che stritola, fino ai 15 milioni di ore di lavoro eccedenti il dovuto contrattuale. E ancora, “tutti i week end passati a coprire reperibilità e turni di guardia, estenuanti trattative per conquistare le ferie, aggressioni verbali e fisiche, una crescita esponenziale del rischio clinico e medico-legale”, la situazione è davvero fuori controllo.

Per non parlare poi delle retribuzioni ferme al 2010 e l’esodo verso “settori più remunerativi”.

Tutti problemi quotidiani e pressanti che vedono i medici in crescente difficoltà.

“Una popolazione professionale invecchiata, frustrata e arrabbiata – prosegue il sindacato della dirigenza medica – la cui uscita determinerà impoverimento del sistema sanitario anche in competenze professionali e sicurezza delle cure, mentre i giovani non sono più attratti dal lavoro negli ospedali”.

In tale contesto, Anaao chiede al governo dove siano le condizioni di dignità professionale nei nostri ospedali.

“Il collasso della dignità di una professione si accompagna al collasso di un diritto costituzionale dei cittadini: diritto alle cure e diritto a curare, con dignità ed autonomia, sono intrinsecamente legati. O insieme sopravvivono o insieme moriranno”, scrive il sindacato.

Che al termine della nota si interroga sulla possibilità di elaborare un decreto dignità per i medici.

Un provvedimento che dia una risposta ai tanti problemi che la categoria sta vivendo e salvi quel che resta del del Servizio Sanitario Nazionale.

“A quando – conclude l’Anaao – un intervento necessario quanto urgente per il presente ed il futuro della sanità pubblica”?

 

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Avvocati praticanti: ecco come iscriversi a Cassa Forense

L’iscrizione a Cassa Forense è facoltativa per gli iscritti al Registro degli avvocati praticanti e può essere effettuata direttamente online. Ecco come

Come noto, l’iscrizione a Cassa Forense risulta facoltativa per gli avvocati praticanti. L’iscrizione alla Cassa , ex art. 1 del Regolamento di attuazione art. 21, L. 247/2012, è però obbligatoria per tutta una serie di soggetti ovvero:

  • gli Avvocati iscritti agli Albi professionali forensi;
  • coloro i quali sono iscritti agli Albi forensi che siano contemporaneamente iscritti in altri Albi professionali. Il tutto, salvo che non abbiano esercitato diritto di opzione, se previsto, presso altra gestione, prima dell’entrata in vigore della l. 247/2012, ossia prima del 1° febbraio 2013;
  • gli iscritti agli Albi forensi che svolgano funzioni di giudice di pace, di giudice onorari di Tribunale e di sostituto procuratore onorario di udienza.

Tuttavia, all’art. 5 del medesimo regolamento, Cassa Forense consente anche agli iscritti nel Registro degli avvoicati praticanti di anticipare l’assicurazione previdenziale di categoria.

Infatti, si tratta di un’iscrizione prevista in via facoltativa, concessa ai giovani aspiranti avvocati e sottoposta a precisi adempimenti.

Nello specifico, Cassa Forense precisa che la richiesta degli aspiranti avvocati potrà riguardare tutti gli anni di iscrizione nel registro degli avvocati praticanti, a partire da quello del conseguimento del Diploma di Laurea. Il tutto, però, a eccezione di quelli in cui il praticante abbia, per più di sei mesi, svolto il tirocinio contestualmente ad attività di lavoro subordinato.

A pena di decadenza dall’iscrizione, inoltre, l’interessato dovrà procedere al pagamento dei contributi dovuti per gli anni oggetto di iscrizione.

Il pagamento dovrà avvenire in un’unica soluzione entro 6 mesi dalla comunicazione della Cassa o in via rateale in tre anni (criteri di rateazione).

In questi casi l’iscrizione avviene a domanda attraverso l’inoltro, a mezzo PEC (istituzionale@cert.cassaforense.it) o per raccomandata A/R, del sottostante modulo e successiva delibera della Giunta Esecutiva.

Inoltre, Cassa Forense fa sapere di aver attivato un’apposita procedura online per inoltrare la domanda utile per l’iscrizione facoltativa.

Dal 1 agosto 2018, infatti, è on line la procedura per consentire ai Praticanti Avvocati di compilare e inviare la domanda d’iscrizione facoltativa alla Cassa.

A tale scopo dovranno essere utilizzate le credenziali personali (meccanografico e Pin) per accedere alla sezione “Accessi riservati/posizione personale” presente nel sito della Cassa www.cassaforense.it.

In mancanza di tali credenziali, occorre selezionare il link “Iscrizione alla Cassa per Praticante Avvocato”.

In caso di Retrodatazione della iscrizione alla Cassa, si consente agli iscritti agli albi di richiedere, dal momento della loro iscrizione, su base volontaria, di poter beneficiare della retrodatazione dell’iscrizione alla Cassa per gli anni di iscrizione nel Registro dei praticanti, per un massimo di cinque anni a partire da quello del conseguimento del Diploma di Laurea in Giurisprudenza.

Tuttavia, vanno esclusi gli anni in cui il tirocinio professionale sia stato svolto, per più di sei mesi, contestualmente ad attività di lavoro subordinato.

A pena di decadenza dal diritto, tuttavia, l’interessato dovrà procedere al pagamento in unica soluzione di tutti i contributi dovuti per gli anni relativi alla pratica professionale entro 6 mesi dalla comunicazione della Cassa, ovvero chiedere la rateizzazione in tre anni.

 

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CASSA FORENSE, PROROGATA DI UN ANNO LA TUTELA SANITARIA PER GLI ISCRITTI

 

stato del ssn

In caso di persistente assenza di soluzioni positive, possibile sciopero nazionale entro il mese di novembre 2018

Il livello delle condizioni di lavoro cui oggi sono costretti medici e dirigenti sanitari dipendenti registra un inarrestabile peggioramento. Questa situazione sta alimentando la fuga dagli ospedali, non più competitivi nei confronti della sanità privata e di quella convenzionata. Inoltre sta inquinando la relazione di cura con il paziente, fino a determinare episodi crescenti di aggressività verbale e fisica. E’ quanto denuncia l’Anaao Assomed che esprime grande preoccupazione per lo stato del Servizio Sanitario Nazionale.

“Migliaia di ore di lavoro non pagate né recuperate, turni senza fine, obblighi di riposo non rispettati, orario di lavoro abusato, ferie accumulate”. E ancora “rischio clinico in crescita esponenziale e burocrazia asfissiante”. Sono tutti fattori che, per l’Associazione dei medici e dirigenti del Snn, alimentano la fuga dei medici dal sistema ospedaliero.

“Un fenomeno ‘nuovo’ che si somma alla gobba previdenziale che nei prossimi 5 anni vedrà in pensione 35.000 dirigenti medici e circa 7.000 dirigenti sanitari”. Un flusso, sottolinea ancora la sigla sindacale, che potrebbe crescere sensibilmente se cambiassero le norme, senza alcuna certezza di rimpiazzo da parte di giovani. “I tempi di attesa sono destinati a crescere al ritmo di semestri e molte strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali, chiuderanno per mancanza di personale specializzato”.

La Direzione Nazionale dell’Anaao stigmatizza la scomparsa del Contratto di lavoro del personale, dopo 9 anni di blocco legislativo, dall’agenda e dal radar della politica

“Il silenzio ed il disinteresse delle Regioni denuncia il tentativo di sottrarsi ai loro obblighi di datori di lavoro insieme con la volontà di calcolare al ribasso gli oneri connessi all’inderogabile necessità di garantire alla dirigenza sanitaria lo stesso incremento contrattuale concesso agli altri settori del pubblico impiego e del mondo sanitario. Per pagare di meno proprio quel personale che tiene in piedi quello che resta della sanità pubblica, favorendo anche in questo modo la strisciante privatizzazione avviata con i tagli lineari, il definanziamento, la svalorizzazione del lavoro pubblico e del suo capitale umano, gli incentivi fiscali concessi a soluzioni privatistiche”.

“Razionalizzare e accorpare strutture ed aziende, in una creatività organizzativa senza limiti, è stata la stella polare di questi anni dei governi regionali di ogni colore, con il brillante risultato di tagliare i servizi, riducendo la quantità delle prestazioni erogate e peggiorandone la qualità. Né è servita rendere ubiquitari i primari e i medici, di guardia e in reperibilità, su più ospedali sparsi sul territorio, tanto meno pagare il lavoro del medico al massimo ribasso”.

In assenza di uno strumento contrattuale – evidenzia l’Anaoo – il crescente disagio professionale non può trovare soluzione.

“Il diffuso burnout del personale, non privo di ripercussioni sulla sicurezza delle cure, e la carenza di specialisti, figlia del fallimento, orfano di responsabilità politiche, della programmazione, e dell’invecchiamento della popolazione professionale, tengono sotto scacco la tenuta ed il futuro del SSN. A differenza di quanto è stato fatto per la medicina Generale, continuano a mancare, però, atti tesi a dare risposte, nell’immediato ed in prospettiva, alla rarefazione di medici specialisti che sta desertificando reparti ed ospedali. E l’imbuto formativo rischia di trasformarsi da problema sociale e professionale, che attiene al futuro di migliaia di giovani medici, nello strumento per riallocare il lavoro dei medici a segmenti produttivi meno costosi e più interessanti dal punto di vista elettorale”.

“Dopo blocchi e tagli medici e dirigenti sanitari hanno pagato un alto prezzo al risanamento dei conti pubblici, in termini di valore assoluto e potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, riduzione e precarizzazione dell’occupazione, peggioramento delle condizioni di lavoro. Mentre le assunzioni e le stabilizzazioni di precari, annunciate con grandi squilli di trombe, appaiono ancora incerte nei tempi e nelle procedure, dotate di stanziamenti esigui rispetto al numero degli aventi diritto ed alle necessità delle dotazioni organiche”.

Per l’Associazione, dunque, “occorrono interventi urgenti per arrestare l’impoverimento e la dilagante demotivazione professionale e rendere le condizioni di lavoro compatibili con livelli retributivi inchiodati al 2010. E’ necessario, inoltre, “porre freno alla demolizione dei contratti precedenti ed al saccheggio delle risorse accessorie, oggi inferiori a quelle pattuite nel 2010, con l’indennità di esclusività di rapporto congelata ai valori del 1999 e le risorse derivanti dalla RIA sottoposte ad un tentativo di scippo definitivo dalla sciagurata pseudo riforma Madia del 2017”.

La Direzione Nazionale, quindi, ha dato mandato al Segretario Nazionale e all’Esecutivo Nazionale di valutare, insieme con le altre Organizzazioni sindacali, in caso di persistente assenza di soluzioni positive, la dichiarazione dello stato di agitazione, insieme con ogni altra utile iniziativa, compresa una manifestazione nazionale che porti in piazza il disagio non più sopportabile delle nostre categorie, fino a 72 ore di sciopero nazionale entro il mese di novembre 2018.

 

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fondoprofessioni

Il cosiddetto Fondoprofessioni ha stanziato quasi 2 milioni di euro per finanziare piani destinati alla formazione dei dipendenti di studi professionali e aziende

Fondoprofessioni, il Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua negli Studi Professionali e nelle Aziende collegate, ha stanziato quasi 2 milioni di euro allo scopo di finanziare in maniera fattiva piani destinati alla formazione dei dipendenti di studi professionali e aziende.

Ma cos’è esattamente il Fondoprofessioni?

Il Fondo, riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto 408/03 del 29 dicembre 2003, è nato a seguito dell’Accordo interconfederale del 7 novembre 2003, tra Confprofessioni, Confedertecnica, Cipa e Cgil, Cisl, Uil.

Questo Ente rimborsa allo Studio/Azienda la partecipazione ai corsi “a catalogo”.

La possibilità offerte sono diverse. Si può selezionare infatti tra una vasta gamma di tematiche, sedi e date programmate.

Ma non è tutto.

Infatti, è possibile anche finanziare attività formative ad hoc, realizzate sulle specifiche esigenze degli Studi/Aziende coinvolti.

L’adesione gratuita a Fondoprofessioni consente di rispondere in maniera tempestiva alle esigenze formative.

Ma come accedere a questi contributi per la formazione?

Ebbene, come spiegato dalle FAQ pubblicate sul sito di Fondoprofessioni, al Fondo possono aderire tutte le imprese, di qualunque settore e classe dimensionale.

Purché, al momento dell’adesione, abbiano almeno un dipendente soggetto all’obbligo di versamento dello 0,30% del monte salariale.

Per verificare se il proprio Studio/Azienda è aderente al Fondo occorre consultare il “Cassetto Previdenziale”, attraverso il “Fascicolo Elettronico Aziendale Dati Complementari”, dal portale Inps. C’è poi un numero – 06/54210661 – cui si può telefonare per eventuali verifiche.

Gli Studi/Aziende che decisono di aderirvi, potranno richiedere un contributo per la formazione del personale, nell’ambito degli Avvisi, subito dopo aver effettuato l’adesione a Fondoprofessioni.

Ovviamente occorrerà seguire quanto previsto dagli Avvisi pubblicati, e indipendentemente dal loro numero di dipendenti e dal volume di risorse versate.

Più nello specifico, il CdA di Fondoprofessioni ha deliberato la pubblicazione degli avvisi 1/18 e 3/18.

Pertanto, gli ulteriori 1,9 milioni di euro stanziati saranno utilizzati per finanziare interventi “pluriaziendali” per parti sociali, associazioni, organizzazioni e reti di studi.

Più nello specifico, 1,2 milioni andranno a finanziare esigenze formative di specifiche categorie professionali (avviso 1/18).

Quanto ai restanti 700mila euro, questi andranno a finanziare lo sviluppo delle reti di studi e di aziende (avviso 3/18).

Il presidente di Fondoprofessioni, Roberto Callion, ha spiegato che”la formazione e l’aggiornamento sono indispensabili per superare la crisi degli studi professionali e affrontare il futuro e il nostro fondo è uno strumento fondamentale ma ancora poco conosciuto”.

L’iscrizione al fondo, come già detto, è gratuita, poiché la legge già prevede una trattenuta dello 0,3% dallo stipendio di ogni lavoratore dipendente per il finanziamento della propria formazione.

Tuttavia, è necessario, attraverso il modello UNIEMENS, comunicare all’Inps la volontà di iscriversi.

Sarà poi l’Istituto a girare al fondo la quota di competenza del lavoratori.

Come fare domanda

Le domande per partecipare alle attività formative finanziate da Fondoprofessioni dovranno essere inoltrate attraverso gli oltre 450 enti di formazione accreditati presso Fondoprofessioni.

L’elenco è disponibile sul sito http://www.fondoprofessioni.it/.

Per usufruire delle risorse messe a disposizione con questi bandi, le domande dovranno essere presentate entro le ore 17 del prossimo 5 ottobre.

Sarà una commissione ad hoc, entro 60 giorni dall’invio della domanda, a valutare le domande e stabilire una graduatoria.

Questa deciderà poi l’erogazione dei finanziamenti direttamente all’ente attuatore, previa verifica delle spese da parte di un revisore.

 

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