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carenza di medici specialisti

Palermo: ritiro dell’emendamento per far fronte alla carenza di medici specialisti rappresenta fatto grave che smentisce le buone intenzioni

“L’emendamento al DL Calabria presentato dal gruppo del M5S alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati rappresentava un tentativo lungimirante ed apprezzabile di offrire alla carenza di Medici specialisti una soluzione alternativa alla miriade di escamotage messa in campo dalle singole Regioni. Il suo ritiro, su richiesta della relatrice, rappresenta un fatto grave che, se confermato, smentisce le buone intenzioni”. Questo il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo in relazione al provvedimento all’esame del Parlamento.

“La carenza di Medici specialisti, sia per deficit numerico, particolarmente evidente in alcune discipline, sia per crisi di vocazioni nei confronti di un lavoro che i giovani, ed i meno giovani, considerano non più appetibile – aggiunge  – è tale da ridurre pesantemente quantità e qualità delle prestazioni sanitarie erogate, con buona pace del dichiarato interesse alla riduzione delle liste di attesa. Con il rischio non remoto di portare alla chiusura molti servizi, a cominciare dai PS, se è vero come è vero che Campania e Puglia avranno bisogno nei prossimi anni di 1.400 specialisti in MEU solo per supplire alle uscite pensionistiche previste”.

“Evitare provvedimenti capaci di incrementare la platea dei concorrenti a concorsi che, ironia della sorte, vanno deserti proprio in coincidenza con la modifica del tetto di spesa e la fine del blocco indiscriminato del turnover, offrendo una possibilità a quel precariato che, sia pure senza specializzazione, ha tenuto in piedi in questi anni i servizi, è atto di disinteresse verso la sanità pubblica ed il diritto alla salute dei cittadini. Così come mettere il niet alla possibilità di anticipare l’età di ingresso nel lavoro dei giovani medici alla fine del loro percorso di formazione specialistica, come pure era stato fatto in Piemonte circa venti anni or sono, accampando motivazioni pretestuose per celare interessi corporativi con i quali Regioni e Governo evidentemente non vogliono entrate in conflitto”.

“Occorre, ora – auspica Palermo – un sussulto di responsabilità per ripresentare l’emendamento in Aula. Perché il problema è politico, e la Ministra Grillo deve mettere in campo tutto il peso che Le deriva dall’avere in affidamento la tutela di un settore che vale 11 punti di PIL e 2 milioni di posti di lavoro, oltre a garantire la esigibilità di un diritto che la Costituzione definisce fondamentale. Se si vuole salvaguardare presente e futuro della più grande infrastruttura sociale del paese, occorre partire dal suo capitale umano e dal miglioramento delle condizioni in cui esso esercita il proprio lavoro, aprendo le porte ai giovani”.

Per l’Anaao serve dunque ora, non a futura memoria, una soluzione nazionale ad una questione nazionale. “Se passa questo treno – conclude Palermo –  Parlamento e Governo finiscono con il legittimare l’apertura a pensionati, cooperative, caporalato, esternalizzazione dando via libera alla migrazione dei giovani all’estero a spese del Paese.

 

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sicurezza

Si è svolto ad Avellino un confronto tra presidenti degli Omceo e rappresentanti dell’Esecutivo sul tema della sicurezza degli operatori sanitari alla luce dei fatti accaduto all’ospedale Pellegrini di Napoli

“Con il ministro Giulia Grillo abbiamo affrontato in maniera serena e proficua il tema della sicurezza di quanti lavorano per garantire assistenza ai cittadini, un incontro scevro da qualsiasi demagogia grazie al quale l’intera classe medica ha sentito la presenza dello stato dopo i fatti accaduti all’ospedale Pellegrini”. Così il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro commenta l’incontro svoltosi ieri ad Avellino con la delegazione di governo e in particolare con il Ministro della Salute Giulia Grillo. All’appuntamento erano presenti i presidenti di tutti gli ordini provinciali: Giovanni D’Angelo (Salerno), Maria Erminia Bottiglieri (Caserta), Francesco Sellitto (Avellino), Giovanni Pietro Ianniello, (Benevento). oltre allo stesso Scotti.

Al confronto ha partecipato, per volontà della titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, anche il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia. “Un segnale importante – sottolineano i rappresentanti degli
OMCeO –  perché quello che sta accadendo a Napoli è un problema di sicurezza”.

Tre, in modo particolare, sono state le richieste poste all’attenzione del ministro Grillo.

In primo luogo,  cominciare a considerare l’ideazione di leggi ad hoc mirate alla protezione del territorio e di “obiettivi sensibili” come i presidi ospedalieri. Numero due, accelerare sul provvedimento che determini l’aggravante di pena e la procedibilità di ufficio in ordine ad
aggressioni nei confronti dei medici e di tutti gli operatori impegnati nel prestare assistenza. Infine, maggiore presenza, e maggiore visibilità, delle forze dell’ordine nelle aree che accolgono
presidi ospedalieri o sanitari a rischio.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno ha poi messo in luce l’esigenza di rafforzare le dotazioni organiche dei pronto soccorso, visto che la carenza di personale è spesso ragione di attese che generano tensioni, aumentando la possibilità che si verifichino attivi di violenza.

I punti espressi dai medici hanno trovato il favore del Ministro Grillo che ha coinvolto nella responsabilità di risposta ai medici il sottosegretario agli Interni.

Sibilia ha annunciato la creazione a Napoli di una maxiquestura (540 uomini) come di una direttiva che attivi un aumento della presenza e dei controlli delle forze dell’ordine rispetto ai presidi sanitari ospedalieri e territoriali.

Il ministro Giulia Grillo ha suggerito inoltre la possibilità che siano proprio gli Ordini dei Medici (quali
organi sussidiari dello Stato) a segnalare ai Ministeri su quali presidi e luoghi di assistenza occorrerà concentrare l’attenzione in fatto di sicurezza.

“In questo senso – dice Silvestro Scotti – gli Ordini saranno le sentinelle sul territorio, capaci di coordinarsi con chi ha il compito di garantire la sicurezza pubblica. Continuerò a sostenere che chi attacca un ospedale dovrebbe essere considerato un terrorista e come tale dovrebbe essere trattato”. Sarà proprio il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli a confrontarsi con il ministero della Salute in una serie di appuntamenti programmati all’indomani delle ormai prossime elezioni europee, per portare a soluzione gli impegni presi tra le parti.

 

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abilitazione alla professione medica

Pubblicato il decreto con cui vengono indette per l’anno 2019 le sessioni di esame per l’abilitazione alla professione medica. Le domande vanno presentate rispettivamente entro il 5 giugno e l’8 ottobre

È stato pubblicato sul sito del MIUR il Decreto con cui vengono indette per l’anno 2019 la prima e la seconda sessione degli Esami di Stato di abilitazione alla professione medica.

La domanda di ammissione deve essere presentata per la prima sessione non oltre il 5 giugno 2019. Per la seconda sessione la scadenza è l’8 ottobre 2019. L’istanza, redatta in carta semplice, deve indicare nome e cognome, data e del luogo di nascita, residenza o domicilio e codice fiscale. Deve essere corredata dal diploma di laurea, da attestare con dichiarazione sostitutiva e dalle ricevute del versamento della tassa di ammissione e del contributo versato all’economato. Va recapitata presso la segreteria dell’università presso cui si intende sostenere l’esame.

I candidati possono presentare la domanda in una sola delle sedi elencate. L’indicazione di più di una sede è causa di esclusione.

L’Esame consiste in un tirocinio pratico, delle durata di tre mesi, e in una prova scritta. Il tirocinio per la prima sessione ha avuto inizio lo scorso 10 aprile, quello per la seconda sessione inizierà il 5 novembre 2019.

La prova scritta, a cui si accede previo superamento del tirocinio, si svolgerà il 18 luglio 2019 per la prima sessione e il 28 febbraio 2020 per la seconda sessione.

Lo scritto consta di due parti che si svolgeranno, in sequenza, in un’unica giornata. Ciascuna delle due parti consiste nella soluzione di 90 domande a risposta multipla estratte dall’archivio, contenente almeno cinquemila quesiti, che da oggi è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (esame.miur.it).

 

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fuga dei medici

Il fenomeno della fuga dei medici dal nostro Paese riguarda ogni anno circa 1500 laureati che emigrano  per specializzarsi

“Laureata a Milano, medico a Berlino. Offre l’Italia”. “Laureato a Bari, anestesista a Parigi. Offre l’Italia”. Sono gli slogan della nuova campagna della Fnomceo, sulla fuga dei medici dal nostro Paese, lanciata in occasione dell’apertura degli Stati Generali della Professione medica.

Nei manifesti,  sotto alle foto di due giovani medici in camice bianco vengono riportati alcuni numeri. “Ogni anno –si legge – 1500 medici vanno a specializzarsi all’estero. E non tornano. Costano all’Italia oltre 225 milioni”. Quindi una richiesta al Governo: “Servono più posti di specializzazione”.

“La campagna  nasce con l’obiettivo di sensibilizzare gli italiani sul problema della carenza di medici di medicina generale e specialisti, e sulle possibili soluzioni”. A spiegarlo il presidente della Federazione Filippo Anelli. “Saranno infatti 14000 – aggiunge – i medici così specializzati che mancheranno all’appello nei prossimi 15 anni”.

Per la Federazione si tratta di un’emorragia dovuta all’ondata di pensionamenti attesa per il 2025, quando la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice.

Se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli – si legge in una nota –  il Ssn rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. In tal senso la Fnomceo non ritiene valida come soluzione l’abolizione del numero chiuso alla facoltà di medicina.

“In realtà i medici ci sono – afferma ancora Anelli -: già oggi abbiamo almeno 10000 laureati che non chiedono altro che poter essere specializzati.  Aprire gli accessi alla facoltà di medicina non farebbe che ingrandire la massa di medici che non riescono ad accedere alle Scuole di specializzazione e rimangono, inoccupati, prigionieri nel cosiddetto imbuto formativo. Tra questi, i 1500 medici che, dopo essersi laureati in Italia, emigrano all’estero per specializzarsi, trovando subito sul posto un impiego a condizioni retributive e organizzative migliori delle nostre”.

“Abolire ora il numero programmato – conclude – sarebbe dunque non solo inutile, ma controproducente. Le soluzioni sono quelle che noi da sempre prospettiamo: aumentare il numero delle borse, e, su questo, il Governo ci ha in parte ascoltato, avendone aumentato il numero di 1800, portandole così a 8000; incrementare i posti per il Corso di Medicina Generale; contrattualizzare gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così risorse per altre 5000 borse;  recuperare i fondi delle borse abbandonate, che oggi vanno persi”.

 

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riduzione automatica degli stipendi dei medici

Secondo l’Associazione sarebbe in atto un  meccanismo di riduzione automatica degli stipendi che erode gli aumenti contrattuali

“Per la Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del SSN, è da tempo in atto un meccanismo di riduzione automatica degli stipendi che erode gli aumenti contrattuali, peraltro ancora da definire, e falcidia il loro potere d’acquisto ed il loro valore nominale”.

E’ quanto denuncia l’Anaao Assomed, spiegando come “per effetto del decreto legge 75/2017 della Ministra Madia, che reitera una disposizione contenuta nel decreto legge 122/2010, la Retribuzione Individuale di Anzianità, in pratica le risorse ad personam derivanti da classi e scatti del personale assunto prima del 1996, viene sottratta dalla massa salariale quando tale personale va in pensione, incamerata dalle aziende sanitarie come risparmi e dispersa in mille rivoli.

“Ne consegue – sottolinea il segretario dell’Associazione Carlo Palermo –  che la massa salariale dei dipendenti si riduce progressivamente e, in particolare, si sancisce che la retribuzione media dei giovani cala automaticamente con il passare degli anni. Un meccanismo infernale che di fatto rende nulli i benefici, peraltro scarsi, dei rinnovi del CCNL”.

Per il rappresentante sindacale  si tratta non solo di una questione quantitativa, ma anche qualitativa.

I fondi per il trattamento accessorio, cui viene sottratta la RIA, servono infatti  a remunerare guardie e reperibilità, lavoro notturno e festivo, a incentivare la produttività, a valorizzare il merito.

“La Ministra della Salute – aggiunge –  nel momento della sospensione dello sciopero della Dirigenza medica e sanitaria, ha assunto l’impegno a discutere la questione con il MEF con il fine di liberare risorse utili al raggiungimento dell’obiettivo di adeguare i nostri stipendi, fermi da 10 anni, a quelli del resto d’Europa. Purtroppo i vari decreti attualmente in discussione in Parlamento reiterano lo scippo di risorse contrattuali dei Dirigenti del SSN, andando a precostituire un nuovo tetto individuale riferito al personale in servizio nel 2018. In pratica, legittimando una scala mobile al ribasso che crea disagio e difficoltà anche nell’incentivare giovani medici specialisti al lavoro nel servizio pubblico, in netto svantaggio competitivo nei confronti del lavoro privato oltre che delle offerte avanzate da strutture ospedaliere estere”.

“Occorre un intervento legislativo urgente – conclude Palermo – che ponga fine a quella che è senza ombra di dubbio una riduzione automatica della massa stipendiale, una scala mobile all’incontrario, una scala ignobile che punisce il lavoro di chi opera a garanzia della esigibilità di un diritto costituzionale. Non si tratta di reperire nuovi finanziamenti bensì di sospendere la riduzione delle risorse esistenti già coperte dal bilancio dello Stato, mettendo riparo ad una discriminazione inaccettabile a scapito di tutto il lavoro pubblico, specialmente di quello effettuato all’interno del SSN. La cui salvaguardia comincia da qui”.

 

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marche

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Santina Catanese, medico 118 responsabile SMI medici convenzionati 118 Marche sulla carenza di personale medico nei pronto soccorso

Gentile Direttore,

la carenza di personale medico nei pronto soccorso di tutta Italia è cronica dovuta all’incapacità dei gestori politici di prevedere la programmazione, ad anni e anni di blocco di assunzione e alle normative in base alle quali nei pronto soccorso può lavorare soltanto personale medico con la specializzazione in medicina d’urgenza, o con specializzazione equipollente, ovvero medici introvabili.

Dati reali nella mano attualmente nei pronto soccorsi italiani lavora soprattutto personale medico precario non specializzato e collaborano anche i medici del 118; in particolare nella Regione Marche una determina Asur di fine dicembre 2015(915/2015) ha previsto l’utilizzo dei medici del 118 nei pronto soccorsi in stand-by, ovvero quando non impegnati sul territorio, al fine di erogare attività per i codici minori ,i bianchi e i verdi. Alcuni medici del 118 della Regione Marche si sono appellati contro questa determina, anche perché’ si tratta di un vero e proprio secondo lavoro, all’interno già del proprio lavoro istituzionale, ovvero quello del soccorso extra ospedaliero, con il rischio di creare disservizi agli utenti che accedono al pronto soccorso ovvero di ritardare la partenza per un codice rosso sul territorio essendo i tempi di soccorso molto ristretti, meno di un minuto dal ricevimento della chiamata.

Quindi il problema è riguardevole se si considera che un ritardo anche di un solo minuto potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte di un potenziale paziente in quanto il cervello non tollera una sofferenza anossica, cioè senza ossigeno, superiore agli otto minuti, e nello stesso tempo il paziente visto dal medico del 118 in ambulatorio si potrebbe trovare da un momento all’altro di dover ritornare in sala d’attesa per essere visto da un nuovo medico. Il 50% circa dei medici del 118 marchigiani, essendo convenzionato, non può essere soggetto ad ulteriori aggravi di lavoro e disposizioni senza che ci sia dietro un accordo sindacale. La sentenza del giudice del lavoro numero 360/ 2017 è stata chiara: “ seppur non si nasconde che il contemporaneo esercizio di due attività diverse possa creare degli inconvenienti ,eventualmente anche gravi, ma ciò è un profilo che attiene all’organizzazione del servizio sanitario” ,e anche se la doppia attività  potrebbe risultare  stresso gena per il lavoratore dipendente, dovendo dividersi tra l’uscita sul territorio e la visita del paziente in ambulatorio, per il lavoratore convenzionato, invece, una” mansione aggiuntiva dà diritto ad un compenso aggiuntivo “.

L’organizzazione del servizio deve essere quella che prevede la presenza di un infermiere che collabori con il medico del 118 e che sia dedicato all’ambulatorio dei verdi/bianchi  e una procedura concordata con la centrale operativa per evitare un intervento con partenza ritardata .Già’ nelle diverse aree vaste della Regione Marche i vari direttori di zona ,avevano stipulato  con le O.S.S. vari accordi in base ai quali il medico del 118  collabora in standby nelle attività di pronto soccorso, permettendo così di aiutare i medici interni al pronto soccorso. Ma l’Asur ha deciso di produrre un accordo unico valevole per tutti i medici del 118 della Regione, e firmato solo da due sigle sindacali (Film e Snami) che poco rappresentano i medici del 118 convenzionati delle Marche, essendo circa il 90%dei medici stessi iscritti al sindacato Smi, non firmatario di tale accordo. La cosa più grave che i medici Si convenzionati denunciano è il dover constatare che i cittadini   rappresentano per l’ASUR un costo da dover liquidare con un prezzo: da 10 euro a cartella chiusa, ai 5 euro a cartella aperta! Pazienti di codice minori visti dall’Asur come una sorta di “salvadanaio”, in cui il medico del 118 butterà la sua moneta di 5, o, di 10 euro. Ma stiamo scherzando! Così si espongono i professionisti a contenziosi medico-legali, mettendo a rischio la salute di quei cittadini che seppure di codice minore sono sempre pazienti, senza considerare che spesso dietro ad un codice minore si può ‘sempre nascondere una patologia insidiosa. Infatti un medico deve poter visitare in tutta tranquillità è importante la qualità del servizio reso, ovvero la correttezza nell’inquadramento diagnostico e il corretto profilo assistenziale che ne consegue.

In realtà  il medico del 118 può dare solo un supporto alle attività del pronto soccorso e non può risolvere il problema  del sovraffollamento del pronto soccorso e  ne’ tantomeno può sostituirsi all’unità mancate; la sua collaborazione può essere solo sporadica e condizionata dalla  disponibilità dopo aver concluso la  “missione” alla quale è prioritariamente chiamato, basti pensare , in modo particolare a tutte quelle patologie tempo-dipendenti , che  se trattate adeguatamente sul territorio e i pazienti trasportati all’ospedale competente per patologia ,risolvono già in parte i problemi del pronto soccorso. Infatti quando al pronto soccorso giusto arrivano i pazienti giusti già è risolto il problema di dover “reindirizzare” i pazienti.

I medici del 118 del Sindacato Medici Italiani della Regione Marche si dichiarano costernati dalla determina Asur perché’ il paziente, non è un prezzo da pagare, ma una persona bisognosa di attenzione e di cura.

La maggior parte dei medici del 118 della Regione Marche cesserà la  collaborazione in stand-by nei pronto soccorsi, e ciò potrebbe comportare dei disagi  per il cittadino , chiedono di essere ascoltati urgentemente dall’Assessore/Presidente della sanità della Regione, proponendo  un’unica e saggia risoluzione della problematica : il passaggio alla dipendenza per tutti i medici del 118, con l’integrazione definitiva del 118 con il pronto soccorso, e il riconoscimento del medico di ruolo unico, affinché’ la collaborazione del pronto soccorso possa iniziare direttamente a letto del paziente.

Santina Catanese

Responsabile SMI medici convenzionati 118 Marche

 

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formazione specialistica post laurea

Palermo: l’aumento dei contratti di formazione specialistica post laurea rappresenta una buona notizia per il Ssn, ma rimane aperto il problema dell’imbuto formativo

“Una buona notizia per il futuro del SSN. Così il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo commenta l’annuncio dell’aumento dei contratti di formazione specialistica post laurea fatto dal Ministro Giulia Grillo. Un incremento che, per il rappresentante sindacale, costituisce “un segno tangibile dell’impegno profuso dal dicastero per risolvere il problema della futura carenza di specialisti”.

“Considerando anche l’aumento delle borse per il corso di formazione dei Medici di Medicina Generale – aggiunge Palermo – per la prima volta avremo un’offerta formativa, circa 10.000 posti tra i due percorsi, superiore al numero dei laureati per l’anno accademico 2018/2019, stimato in circa 9.000”.

L’Anaao sottolinea, tuttavia, come rimanga ancora aperto il problema dell’imbuto formativo, “il limbo in cui vivono sospesi tra rabbia, precarizzazione e voglia di emigrare, i medici che negli anni passati non hanno superato la selezione per entrare in uno dei due percorsi”.

Si tratta di circa 8.000 camici bianchi, numero che rischia di aumentare in modo considerevole nei prossimi anni per il raggiungimento della laurea da parte degli studenti iscritti dai Tar alla Scuola di  Medicina e Chirurgia negli anni accademici 2013/14 e 2014/15”.

“Esistono due vie – ribadisce il Segretario dell’Anaao – per affrontare con razionalità il problema avendo cura anche dell’impegno economico. La prima è il recupero dei contratti non assegnati a vario titolo dal MIUR, seguendo la recente sentenza del Tar Lazio. La seconda è permettere l’assunzione, anche a tempo determinato, degli specializzandi dell’ultimo anno, in caso di carenza di specialisti nei concorsi banditi dalle Aziende sanitarie, passandoli ad un contratto di dirigente in formazione e recuperando i contratti di formazione così svincolati. Sono circa 6.000 per l’anno accademico 2018/2019 e da settembre si aggiungono altri 6.000 per l’anno accademico 2019/20.  Insieme ai neo specialisti formati negli ultimi tre anni – conclude Palermo – rappresentano una platea importante su cui  si può fondare il rinnovamento del nostro SSN senza inseguire le soluzioni tanto fantasiose quanto sterili propugnate in queste settimane dalle Regioni che non riescono a celare l’intento di costruire una sanità low cost”.

 

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scuole di specializzazione

Il Ministro della Salute annuncia l’incremento di 1200 borse per le scuole di specializzazione di area sanitaria

“Via libera a 8.000 borse di specializzazione per i medici per l’anno accademico 2018/19. La mia battaglia ha portato ben 1.800 posti in più, un numero mai raggiunto prima. Avanti così per il futuro del nostro Servizio sanitario nazionale”. Così su twitter il Ministro della Salute Giulia Grillo annuncia il via libera da parte del Ministero dell’Economia dell’aumento  del 30% rispetto al precedente anno dei posti disponibili per le scuole di specializzazione di area medica. Un incremento in linea con quanto annunciato nelle scorse settimane dal titolare del Miur, Marco Bussetti.

La richiesta per un aumento delle borse di specializzazione è stata ripetutamente ribadita dai sindacati medici. Anche  la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha più volte ribadito che “i medici ci sono, ma mancano gli specialisti”.

“Riconosciamo al Ministro Grillo il merito di aver preso in considerazione le nostre istanze” commenta il presidente Fnomceo Filippo Anelli.

“Ora si dia attuazione alla norma dell’ultima finanziaria e si assumano gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così altre 5000 borse che possono aggiungersi a quelle individuate dal Ministro, dando cosi una prima risposta agli oltre 10000 laureati in medicina ancora fermi nell’imbuto formativo”.

“Finalmente – prosegue il vertice della Federazione – si è compreso che non mancano, anzi sono in sovrannumero, i medici laureati: a mancare sono gli specialisti. Questo risultato importante per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, raggiunto grazie al Ministro Grillo, inverte una tendenza e avvia a soluzione il problema della carenza degli specialisti”.

“Tuttavia – sottolinea ancora Anelli – il percorso per risolvere il problema della carenza di specialisti, che crea forte disagio e allunga le liste di attesa, necessita di un ulteriore sforzo. Perciò chiediamo di assumere all’interno degli ospedali gli specializzandi dell’ultimo anno, misura peraltro largamente condivisa da tutto il mondo medico e dai Sindacati di categoria, e di porre fine all’emorragia di borse che, abbandonate a metà del percorso, vanno attualmente sprecate”.

 

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giornata internazionale

Come ogni 12 maggio si celebra la Giornata internazionale dell’infermiere. Mangiacavalli (FNOPI): la nostra è una professione che guarda al futuro

“La sanità non funziona senza infermieri”. È lo slogan della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) per la campagna organizzata in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere 2019 che si celebra ogni 12 maggio in ricordo del giorno della nascita di Florence Nightingale, considerata fondatrice dell’Infermieristica moderna.

Gli Ordini provinciali hanno organizzato sul territorio decine di iniziative anche per rinsaldare il loro rapporto con i cittadini: “Intendiamo comunicare correttamente ciò che siamo e che rappresentiamo nella realtà di tutti i giorni agli occhi dei cittadini – dichiara Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione -. La migliore risposta a posizioni che ostacolano il cambiamento e che non tengono conto dei progressi intervenuti negli ultimi anni”.

La campagna raccoglie immagini che danno conto delle numerose attività professionali che attualmente vedono gli infermieri protagonisti. Il tutto anche in contesti insoliti, che vanno ben oltre il consueto scenario di ospedali e case di cura, spingendosi fino alla gestione di situazioni di massima emergenza o anche alle missioni militari all’estero.

“I nostri iscritti – spiega Mangiacavalli – oggi sono chiamati a presidiare il territorio, ad accettare la sfida dell’assistenza domiciliare integrata, a mettersi in gioco anche in qualità di consulenti e liberi professionisti, e nei settori più disparati, a partire dalla prevenzione delle patologie e dalla promozione di corretti stili di vita”.

Gli infermieri rappresentati dalla campagna esercitano nelle scuole, nei centri antiviolenza così come nei campi estivi o sui luoghi di lavoro dove sono più frequenti gli infortuni. Inoltre, coordinano il processo di donazione di organi e tessuti, insegnano all’università e sono il punto di riferimento per i malati rari. E ancora: gestiscono ambulatori e interi reparti; utilizzano strumenti tecnologici all’avanguardia, dagli ecografi di ultima generazione al telecontrollo dei pacemaker.

Offrendo questa panoramica, seppur non esaustiva, degli ambiti in cui il nuovo infermiere agisce l’obiettivo è anche essere di stimolo politico in contesti del Paese dove lo sviluppo infermieristico stenta ancora a decollare.

“La nostra – afferma Mangiacavalli nel suo saluto agli infermieri – è una professione che guarda al futuro, sempre avanti e ha come scopo il rapporto coi pazienti: un elemento valoriale importante sia professionalmente che per il ‘patto col cittadino’ che da anni ci caratterizza. Per noi è essenziale avere una relazione privilegiata con loro, per comprendere come ci vedono e come possiamo soddisfare nel modo migliore i loro bisogni di salute.

Si deve dare spazio al nuovo infermiere: una nuova epidemiologia richiede nuovi modelli di assistenza e, per questi, c’è il nuovo infermiere che deve essere specializzato e le sue specializzazioni codificate.

Deve essere presente h24 sul territorio e il suo lavoro tutelato e riconosciuto. Ma deve essere disponibile ovunque e in tutte le Regioni senza carenze, oggi allarmanti, e in modo omogeneo, sia dal punto di vista delle responsabilità, sia da quello della formazione e dei diritti/doveri sul lavoro e nei confronti degli assistiti.

La campagna di quest’anno  lo dimostra, lo fa vedere, lo fa toccare con mano senza che vi siano dubbi di interpretazione o lasciando spazio a commenti inappropriati: con un gioco di parole si vede ciò che è evidente ed è evidente ciò che si vede. Dimostra nei fatti che ‘la sanità non funziona senza infermieri’. Per noi– conclude –  tutto questo rappresenta una grande responsabilità, ma è anche il segno dei tempi che evolvono e del valore che la figura degli infermieri ha assunto e va via via assumendo ogni giorno che passa sempre di più”.

 

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iscritti enpam

Aumentati gli stanziamenti per i contributi agli Ordini con l’obiettivo di incentivare e migliorare l’accessibilità ai servizi per gli iscritti Enpam in luoghi di prossimità

Aumentano i servizi sul territorio a disposizione degli iscritti Enpam. Grazie alla disponibilità degli Ordini provinciali – fa sapere la Cassa previdenziale dei medici – a partire da quest’anno si moltiplicano le possibilità di ottenere informazioni e sbrigare gli adempimenti previdenziali e assistenziali vicino a casa.

Per il 2019 la Fondazione ha infatti previsto maggiori stanziamenti per i contributi agli Ordini con l’obiettivo di incentivare e migliorare l’accessibilità ai servizi in luoghi di prossimità.

L’incremento delle risorse servirà anche a favorire lo svolgimento di convegni ed eventi sulla previdenza e l’assistenza Enpam e su altri temi che riguardino la promozione e il sostegno al reddito dei professionisti e l’impatto delle nuove tecnologie digitali.

Tutti gli Ordini, ricorda l’Ente sul proprio sito, “svolgono per i medici e i dentisti una serie di prestazioni conseguenti ad obblighi di legge e regolamenti”.

Ad esempio, nelle sedi provinciali è possibile “aggiornare i propri dati anagrafici (che vengono automaticamente comunicati all’Enpam). Gli iscritti e i familiari inabili degli iscritti deceduti possono presentare le domande di pensione di inabilità assoluta e permanente. E ancora, gli  iscritti attivi o i familiari superstiti possono fare domanda per prestazioni assistenziali. Infine è possibile sottoporsi a una visita della Commissione medica per gli accertamenti medico legali per le prestazioni di inabilità.

Accanto ai servizi già esistenti, gli Ordini che hanno aderito offrono attività di sportello in materia di contributi, previdenza e assistenza. Gli iscritti, tra l’altro, possono ottenere consulenze personalizzate e ricevere aiuto nella compilazione e nell’invio delle domande per la pensione ordinaria e le altre prestazioni previdenziali e assistenziali. Possono poi chiedere le indennità di maternità, adozione, affidamento e aborto, nonché fare richiesta di riscatti e congiunzioni.

D’ora in poi sarà anche possibile ottenere molti servizi on line presenti nell’area riservata del sito della Fondazione, senza più necessità di compilare moduli di delega. Presso gli Ordini aderenti quindi sarà possibile stampare la Certificazione unica (Cu), ottenere il documento degli Oneri deducibili per la dichiarazione dei redditi. O ancora: ricevere i duplicati dei bollettini Mav, interrogare la Busta arancione per un’ipotesi di pensione, prenotare una sessione di videoconsulenza con un funzionario Enpam.
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carenza di medici specialisti

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