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bonus asilo nido

Un emendamento alla Manovra prevede l’incremento del bonus asilo nido introdotto per tutti i bambini nati dopo il 1 gennaio 2016

Il bonus asilo nido sale a 1500 euro, ma solo per il triennio 2019-2021. Successivamente ritornerà a quota mille euro. E’ quanto prevede un emendamento alla Manovra 2019 che riformula una proposta della Lega.

La misura rientra nell’ambito degli interventi normativi a sostegno del reddito delle famiglie. E’ stata introdotta con la legge n. 232/2016. La norma prevede che ai figli nati dal 1° gennaio 2016 spetti un contributo di massimo 1.000 euro, per il pagamento di rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati. Stessa cifra anche le forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche.

Il premio è corrisposto direttamente dall’INPS su domanda del genitore. L’agevolazione viene erogata con cadenza mensile, parametrando l’importo massimo di 1.000 euro su 11 mensilità, per un importo mensile massimo di 90,91 euro.

Le rette devono essere pagate e documentate.

A tal fine, per agevolare i genitori nella trasmissione della ricevuta. L’Inps ha messo a disposizione degli utenti un servizio mobile che semplifica notevolmente il processo. Grazie a una funzionalità innovativa integrata nell’App Inps Mobile è possibile infatti allegare una semplice fotografia dell’attestazione di pagamento dell’asilo tramite smartphone o tablet.

Per quanto concerne le forme di supporto presso la propria abitazione il bonus viene erogato  a seguito di presentazione di un attestato rilasciato dal pediatra. Il certificato deve attestare, per l’intero anno di riferimento, “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica”. In tali casi l’Inps eroga il bonus di 1.000 euro in un’unica soluzione direttamente al genitore richiedente.

L’emendamento alla Legge di Bilancio che prevede l’incremento del contributo a quota 1500 euro passa ora al vaglio della commissione Bilancio di Montecitorio. In caso di approvazione saranno diffuse le nuove indicazioni operative per usufruirne.

 

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medici inps

Soddisfazione e sollievo delle organizzazioni sindacali: approvazione della norma sui medici Inps sarebbe stata un ‘tragedia perfetta’

La Commissione Bilancio della Camera ha bocciato, per mancata copertura finanziaria, la proposta presentata dai parlamentari della Lega che prevedeva l’apertura di una procedura concorsuale per titoli ed esami per 881 medici Inps. Ovvero, professionisti deputati a svolgere tutte le funzioni medico legali istituzionali, compresa la medicina fiscale, mediante il trasferimento di risorse oggi destinate e vincolate al controllo dei lavoratori in malattia (Polo Unico).

I Sindacati di settore – Fimmg, Snami, Sumai, Cisl e Uil – hanno espresso al riguardo “soddisfazione e sollievo”. Secondo le Associazioni, infatti, l’approvazione della norma sarebbe stata una “tragedia perfetta” e avrebbe determinato “un danno non solo economico per il Sistema Italia”.

“La consistenza numerica di medici prevista – spiegano in una nota le organizzazioni – non avrebbe assolutamente colmato le severe carenze di personale medico INPS”.  Avrebbe invece “sancito il fallimento della riforma del polo unico della medicina fiscale”. Il tutto “compromettendo senza ombra di dubbio uno dei cardini della riforma”, ovvero la certezza del controllo. Inoltre, “non avrebbe soddisfatto le esigenze dei medici addetti alle attività istituzionali, assistenziali, previdenziali ed al contenzioso sanitario di competenza INPS”. Di contro, avrebbe reso necessari “ulteriori contratti anomali ‘libero professionali’ per un’attività in realtà coordinata e continuativa”.

La procedura concorsuale, secondo le sigle sindacali, avrebbe poi  sancito il sostanziale licenziamento, dopo decenni di attività, per la maggior parte degli attuali medici fiscali. Nonché per la maggior parte dei medici convenzionati esterni “che comunque operano in Inps in evidente subordinazione da circa dieci anni”.

I Sindacati chiedono quindi con forza a Ministeri competenti, relatori e componenti delle Commissioni Bilancio di respingere qualsiasi tentativo di riproposizione di proposte normative simili. Nel contempo invitano il Governo a valutare, invece, soluzioni normative ‘convenzionali’, in linea con quanto era previsto dall’Atto di Indirizzo della Medicina Fiscale. Iniziative che, con costi minori rispetto a forme contrattuali di dipendenza, potrebbero risolvere celermente le problematiche di organico presenti in INPS. Con ciò superando le criticità legate ai vincoli dei contratti autonomi nella pubblica amministrazione e permettendo all’INPS di avere risorse professionali adeguate alle esigenze presentate.

“A tal fine – concludono le OOSS – si auspica che i Ministeri competenti, diano un forte input, finanche con un intervento legislativo, alla riapertura del tavolo tra OO.SS e INPS, che coinvolga anche la FNOMCeO, e che consenta di concludere l’enorme lavoro negoziale già fatto portando in breve tempo alla stipula di una convenzione che ottimizzi sia in termini di costi che di risultato la Riforma del Polo Unico della Medicina Fiscale”.

 

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Ricevere lo stipendio sulla carta prepagata: è possibile?

È possibile ricevere l’accreditamento dello stipendio sulla carta prepagata? Ecco le novità in arrivo con le modifiche operate dalla Legge di bilancio 2018

Vedersi accreditato lo stipendio sulla carta prepagata sarà ora possibile.

Infatti, grazie alle modifiche operate dalla Legge di bilancio 2018 essa è considerata strumento elettronico di pagamento.

Infatti, a partire dallo scorso 1° luglio, al fine di tutelare i lavoratori da alcune prassi scorrette, sono entrate in vigore le modifiche introdotte d’art. 1, comma 910, della Legge di Bilancio 2018 (n. 205/2017).

Tale norma prevede che: “a far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale” con una serie di mezzi di pagamento ammessi.

A volte i lavoratori si erano visti costretti ad accettare le c.d. “false buste paga”. Ovverosia, a firmare, dietro minaccia di licenziamento, cedolini con indicate somme maggiori rispetto a quelle poi effettivamente erogate in contanti dal datore di lavoro. Somme che, di fatto, erano inferiori ai minimi fissati ai contratti collettivi.

Ebbene, le cose ora sono cambiate.

Dal mese di luglio, si è detto addio ai contanti poiché le uniche forme di pagamento ammesse per il versamento delle retribuzioni sono sostanzialmente 4.

La prima è il bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore. Seguita poi da strumenti di pagamento elettronico. La terza è il pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.

Infine, l’ultima opzione è l’emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

Arrivano ora chiarimenti sulle modalità di versamento e a fornirle è l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Ciò in quanto si sono sollevate molte domande sulle novità introdotte dalla manovra 2018.

Con la nota prot. n. 5828 del 4 luglio 2018 sono state fornite precisazioni sui mezzi di pagamento ammessi, in particolare sugli strumenti elettronici come le carte prepagate.

Con riferimento a queste ultime, l’INL ha precisato che ricevere lo stipendio sulla carta prepagata è possibile.

Infatti,”rientra tra gli strumenti di pagamento elettronico previsti dalla lettera b) del comma 910 dell’art. 1, il versamento degli importi dovuti effettuato su carta di credito prepagata intestata al lavoratore”.

Una conclusione che vale anche se la carta non sia collegata ad un IBAN. Pur non essendo, quindi, indispensabile che la carta sia collegata ad IBAN, in tal caso, soggiunge l’INL, sarà comunque necessario consentire l’effettiva tracciabilità dell’operazione eseguita.

Pertanto, a questo fine, il datore di lavoro dovrà conservare le ricevute di versamento anche ai fini della loro esibizione agli organi di vigilanza.

Infine, l’Ispettorato ricorda la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

 

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Nuove norme sugli stipendi: più tracciabilità e addio contanti

In vigore dal 1° luglio la normativa che stabilisce per tutti i datori di lavoro il pagamento delle spettanze attraverso mezzi di pagamento tracciabili.

Con le nuove norme sugli stipendi, in vigore dal 1° luglio, gli italiani hanno detto addio agli stipendi in contanti.

È infatti in vigore la nuova normativa che stabilisce per tutti i datori di lavoro il pagamento delle spettanze attraverso mezzi di pagamento tracciabili.

Fanno eccezione solo i rapporti di lavoro con la Pubblica Amministrazione e quelli riguardanti servizi familiari e domestici, come ad esempio, colf e badanti.

La decisione è figlia della legge di bilancio che ha stabilito quanto segue.

“I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato”.

Ebbene, il principio di questa norma è semplice e vuole contrastare il fenomeno delle finte buste paga.

Rendendo tracciabili tutti i pagamenti, le nuove norme sugli stipendi consentiranno di evitare le irregolarità.

D’ora in avanti, dunque, occorrerà sempre che le retribuzioni vengano corrisposte tramite un bonifico.

O, in alternativa, con strumenti di pagamento elettronico o con pagamenti in contanti presso uno sportello bancario.

Non è tutto.

Sarà anche possibile il pagamento tramite un assegno consegnato direttamente al lavoratore.

Per chi non rispetta però tali norme, le sanzioni amministrative saranno piuttosto salate: dai 1.000 ai 5.000 euro.

Il divieto di corrispondere lo stipendio in contanti si intenderà violato anche quando il bonifico del datore viene revocato o l’assegno annullato.

Tuttavia, il datore di lavoro sanzionato, entro 30 giorni dalla notifica del verbale di contestazione e notificazione ha la facoltà di presentare ricorso amministrativo al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (art. 16 del d.lgs. n.124/2004).

O, in alternativa, inviare degli scritti difensivi all’Autorità che riceve il rapporto ai sensi dell’art. 18 legge n. 689/1981.

 

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multe e atti giudiziari

Ecco le modifiche su multe e atti giudiziari introdotte dalla legge di bilancio alla disciplina delle notificazioni a mezzo posta della L. 890/1982

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto modifiche rilevanti in merito a multe e atti giudiziari relativamente alla disciplina delle notificazioni a mezzo posta.

È il comma 461 a occuparsi di dare completa attuazione al processo di liberalizzazione di cui all’articolo 1, commi 57 e 58, della legge 4 agosto 2017, n. 124.

Nonché di assicurare, a decorrere dall’anno 2018, l’effettività dei risparmi di spesa da esso derivanti e l’efficiente svolgimento del servizio di notificazioni a mezzo posta.

Il tutto a tutela della funzionalità dell’amministrazione giudiziaria e della finanza pubblica, per le notificazioni penali, civili, amministrative e relative al Codice della Strada.

Tali obiettivi si concretizzano in modifiche alla legge n. 890/1982.

Questa disciplina le notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di multe e atti giudiziari.

Ma ecco le modifiche introdotte.

Il servizio di notifica degli atti giudiziari, stabilisce la legge, potrà essere svolto anche da operatori postali privati, purché in possesso dell’apposita licenza e rispondenti agli obblighi di qualità minima stabiliti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai sensi della legge 4 agosto 2017, n. 124.

Inoltre, i moduli utilizzati per la notifica e le buste verdi dovranno essere conformi al modello approvato dall’AGCOM.

Ancora: il personale addetto ai servizi di notificazione a mezzo posta di multe e atti giudiziari, anche se effettuate da privati, dovrà rivestire la qualifica di pubblico ufficiale a tutti gli effetti.

Per le notificazioni in materia penale e per quelle in materia civile e amministrativa effettuate in corso di procedimento, sull’avviso di ricevimento e sul piego dovranno esservi indicazioni più precise.

Infatti, andranno indicati come mittenti la parte istante o il suo procuratore o l’ufficio giudiziario.

Questo a seconda di chi abbia fatto richiesta della notificazione all’ufficiale giudiziario.

Laddove il mittente non sia gravato dall’obbligo di cui al periodo precedente potrà sempre indicare un indirizzo P.E.C. ai fini della trasmissione della copia dell’avviso di ricevimento.

L’operatore postale, secondo le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2018, dovrà consegnare il piego nelle mani proprie del destinatario (anche se dichiarato fallito).

Qualora invece non sia possibile la consegna personale al destinatario, il piego sarà consegnato a persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui. Il tutto purché il consegnatario non sia persona manifestamente affetta da malattia mentale o abbia età inferiore a quattordici anni.

In assenza di tali persone, il piego potrà essere consegnato al portiere dello stabile, tenuto alla distribuzione della posta al destinatario.

La legge chiarisce poi che l’avviso di ricevimento e i documenti attestanti la consegna dovranno essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego.

Se poi la consegna è effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma dovrà essere seguita, su entrambi i documenti, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario. Se poi si tratta di un familiare, occorre l’aggiunta dell’indicazione di convivente anche se temporaneo.

Verranno poi apposti data e firma sull’avviso di ricevimento che si restituirà subito al mittente in raccomandazione, unitamente al piego nel caso di rifiuto del destinatario di riceverlo.

In caso di impossibilità o impedimento determinati da analfabetismo o da incapacità fisica alla sottoscrizione, invece, la prova della consegna sarà fornita dall’addetto alla notifica.

E se il destinatario è assente o si rifiuta di ricevere il plico?

Se le persone abilitate a ricevere il piego in luogo del destinatario rifiutano di riceverlo, cioè se l’operatore postale non può recapitarlo per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone menzionate, il piego sarà depositato lo stesso giorno presso il punto di deposito più vicino al destinatario.

Inoltre, in caso di rifiuto del destinatario o delle persone alle quali può farsi la consegna di firmare l’avviso di ricevimento (pur ricevendo il piego) l’operatore postale ne farà menzione sull’avviso di ricevimento.

A quel punto, dovrà indicare se trattasi di persona diversa dal destinatario, nome e cognome del “rifiutante”, nonché la sua qualità.

Affinché poi possa essere ritirata la corrispondenza inesitata, la legge chiarisce che l’operatore postale di riferimento dovrà assicurare la disponibilità di un adeguato numero di punti di giacenza. O, in alternativa, di diverse modalità di consegna, secondo criteri e tipologie definite dall’AGCOM.

L’operatore postale dovrà, inoltre, dare notizia al destinatario della tentata notifica del piego. Ciò avverrà mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Questo, in caso di assenza del destinatario, dovrà essere affisso alla porta d’ingresso. Oppure, immesso nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda.

La notificazione si darà per eseguita dalla data del ritiro del piego, se anteriore al decorso del previsto termine di dieci giorni.

Trascorsi 10 giorni dalla data di spedizione della raccomandata, senza il ritiro, l’avviso di ricevimento sarà, entro due giorni lavorativi, spedito al mittente.

La restituzione al mittente avverrà trascorsi sei mesi dalla data in cui il piego è stato depositato. A eccezione dell’indicazione che, in tal caso, sarà “non ritirato entro il termine di sei mesi”.

Qualora la data delle eseguite formalità manchi sull’avviso di ricevimento o sia incerta, la notificazione si ha per eseguita alla data risultante da quanto riportato sull’avviso stesso.

In caso di smarrimento del piego o dell’avviso di ricevimento di multe e atti giudiziari la legge previsa che l’operatore postale incaricato corrisponderà un indennizzo nella misura prevista dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Invece, ove ad essere smarrito sia l’avviso di ricevimento, non spetterà alcuna indennità all’interessato.

Se il mittente ha indicato un indirizzo P.E.C., l’operatore formerà una copia per immagine su supporto analogico dell’avviso di ricevimento.

Inoltre provvederà, entro tre giorni dalla consegna del piego al destinatario, a trasmettere tale copia al mittente con modalità telematiche.

In alternativa, l’operatore postale trasmetterà l’avviso di ricevimento direttamente in formato elettronico.

L’originale dell’avviso di ricevimento trasmesso in copia è conservato presso l’operatore postale, dove il mittente potrà ritirarlo.

 

 

 

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sgravi contributivi

Dal primo gennaio sono in vigore gli sgravi contributivi previsti nella manovra di bilancio per promuovere l’occupazione giovanile stabile

Da 1 gennaio 2018 sono in vigore gli sgravi contributivi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori al di sotto dei 35 anni di età. La misura è stata inserita nelle Legge di bilancio per promuovere l’occupazione giovanile stabile.

L’agevolazione è rivolta ai datori di lavoro privati che assumono giovani under 35 con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Più specificamente viene previsto l’esonero, per un periodo massimo di 36 mesi, dal versamento del 50% dei complessivi contributi previdenziali. Il limite massimo di importo è pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Sono esclusi i premi e contributi dovuti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL)

Per quanto concerne le assunzioni effettuate entro il 2018, l’esonero sarà riconosciuto per l’impiego di soggetti che non sono mai stati occupati a tempo indeterminato.

Ai fini del riconoscimento non è ostativo lo svolgimento di periodi di apprendistato presso altro datore di lavoro non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato.

Gli sgravi non spettano, invece, ai datori che, nei sei mesi precedenti la data di assunzione abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo. Stesso discorso per coloro che abbiano effettuato licenziamenti collettivi ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva.

La manovra 2018 prevede, inoltre, sgravi per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali under 40.

La condizione è che si siano iscritti per la prima volta alla previdenza agricola tra il 1 gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018. In tal caso le agevolazioni prevedono l’esonero dal versamento del 100% dell’accredito contributivo presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti. Il beneficio può essere esteso al massimo per 36 mesi.

 

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Piramide del ricercatore, emendamento approvato alla Camera

Soddisfazione del Ministro della Salute per il via libera in Legge di Bilancio alla norma relativa alla cosiddetta piramide del ricercatore

“Sono veramente soddisfatta per l’approvazione nella Legge di Bilancio della cosiddetta Piramide del ricercatore”.

Così Beatrice Lorenzin, ha commentato l’approvazione in commissione Bilancio della Camera dell’emendamento relativo ai ricercatori degli IRCCS e degli Istituti Zooprofilattici.

Vede dunque la luce un provvedimento che la titolare del Ministero della Salute definisce ‘epocale’.

Per migliaia di ricercatori si apre una concreta prospettiva professionale che li porterà ad entrare nei ruoli del Servizio Sanitario nazionale, anche con qualifica dirigenziale.

“L’approvazione dell’emendamento – sottolinea Lorenzin – dimostra che noi come ministero, ma anche tutto il governo, crediamo fortemente nella ricerca, che è da sempre il nostro petrolio”.

La nuova norma prevede la creazione di un ruolo speciale nel quale vengono inseriti circa 3000 persone tra ricercatori sanitari e personale di supporto.

Per la realizzazione della riforma sono stati stanziati, a regime, 70 mln di euro all’anno.

Una cifra che si aggiunge alle risorse che annualmente il Ministero stanzia per finanziare i contratti del personale di ricerca e di supporto alla ricerca.

Approvato anche l’emendamento che dà il via a una sperimentazione triennale in tema di remunerazione delle prestazioni rese dalla farmacia dei servizi.

“Con questa misura – afferma il Ministro Lorenzin – vengono poste le basi perché possa finalmente diventare realtà la riforma del 2009”.

La farmacia, che è un fondamentale presidio sanitario di prossimità, diventerà anche il luogo in cui vengono erogati servizi sanitari a favore dei cittadini.

La sperimentazione nei primi 36 mesi riguarderà nove regioni e prevede un finanziamento crescente da 6 mln di euro per il 2018 a 18 mln di euro per l’anno 2020.

 

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Con la legge di Bilancio torna il bonus asilo nido, senza limiti di reddito e fino a esaurimento fondi, sosterrà le famiglie

Con la Legge di Bilancio ritorna il bonus asilo nido. Il sostegno verrà erogato in base alle ore di asilo e andrà a sostenere i genitori nel pagamento delle rette, ma non solo.

Interesserà anche le famiglie con bambini sotto i 3 anni malati gravi che non possono frequentare gli asili nido, per l’introduzione di “forme di supporto presso la propria abitazione”.

Il bonus asilo nido rientra tra i bonus confermati nella legge di Bilancio 2018. Era già stato introdotto nella Finanziaria dello scorso anno. Al momento non sono previsti cambiamenti rispetto all’ammontare del beneficio e ai criteri e alle modalità di erogazione.

Ma in cosa consiste il bonus asilo nido?

L’agevolazione consta di un buono di mille euro l’anno per tre anni (per un totale di massimo 3mila euro), che spetta alle famiglie con figli piccoli, a prescindere dal reddito.

Il contributo verrà erogato in base alle ore di asilo nido e andrà a sostenere i genitori nel pagamento delle rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati.

Ne saranno interessate anche le famiglie con bambini sotto i 3 anni malati gravi che non possono frequentare gli asili nido. In questi casi si parla di “forme di supporto presso la propria abitazione”. Al momento della domanda sarà necessario indicare a quale delle due agevolazioni si vuole accedere.

Questa importante agevolazione è stata introdotta con la legge di Bilancio 2017 e prevede l’erogazione del beneficio, per ogni figlio nato, adottato o affidato a partire dal 1 gennaio 2016, per un massimo di 3 anni d’iscrizione al nido.

Il bonus viene erogato in undici rate mensili da 90,91 euro ciascuna ed è indipendente dal reddito Isee delle famiglie.

Perché fosse operativo, si è aspettato fino a luglio, quando è stata resa disponibile la procedura online di acquisizione.

Da luglio scorso è possibile presentare le domande entro il 31 dicembre di ogni anno.

I bonus verranno erogati fino a esaurimento e secondo l’ordine di presentazione telematica. Ciò comporta che, terminate le risorse, le domande presentate successivamente non verranno prese in considerazione.

Quali sono i requisiti per richiedere il bonus asilo nido?

La domanda si presenta accedendo ai servizi telematici online dell’Inps (mediante il pin dispositivo, lo Spid o la Carta nazionale dei servizi), chiamando il numero verde Inps 803164 (gratuito da rete fissa) oppure lo 06164164 da rete mobile.

Se si hanno due o più figli che frequentano il nido e per i quali si voglia fare richiesta, occorre presentare una domanda per ciascun figlio.

Per ottenere l’assegno intero di mille euro, il bambino deve essere iscritto per tutto l’anno. In caso di partecipazione parziale, infatti, il bonus spetta solo in parte.

Nella domanda occorre pertanto indicare i mesi di frequenza per i quali si chiede il sostegno.

Altri requisiti importanti riguardano la residenza.

I bambini devono avere la stessa residenza della mamma o del papà che hanno fatto richiesta. Mentre il genitore deve avere la residenza in Italia e cittadinanza italiana, comunitaria o extracomunitaria.

In quest’ultimo caso occorre il permesso di soggiorno Ue di lungo periodo o della carta di soggiorno.

Ai cittadini italiani sono equiparati i cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria.

Infine, la domanda del bonus asilo nido deve essere accompagnata dalla documentazione che provi l’avvenuto pagamento della retta per lo stesso.

Quanto al contributo per i bimbi malati gravi, ecco cosa è stato previsto. La possibilità di ricevere il bonus è stata estesa anche ai bambini affetti da una malattia cronica. Se i piccoli necessitano di cure presso il proprio domicilio e quindi non possono frequentare l’asilo nido, possono riceverlo.

Anche in questo caso si tratta di un bonus da 1000 euro, ma erogato dall’Inps in un’unica soluzione.

Per farne richiesta occorre presentare un’apposita domanda. Questa dovrà essere corredata dal certificato rilasciato dal pediatra scelto liberamente dalla famiglia, che attesti “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica” per l’intero anno di riferimento.

 

 

 

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Avvocati ed equo compenso: in arrivo multe per chi non lo rispetta

La bozza della legge di bilancio contiene delle precisazioni su avvocati ed equo compenso e specifica che vi saranno multe per chi non lo rispetta

Si ritorna a parlare di avvocati ed equo compenso.

La bozza della legge di bilancio, infatti, inserisce l’equo compenso per gli avvocati in manovra. Questo tema è ricomparso prepotentemente ma con una notevole stretta, la quale si ispira molto alla bozza “Orlando”.

Questa limita il suo campo di intervento ad una sola categoria di liberi professionisti: gli avvocati.

Tale stretta è ben lontana dall’idea di un equo compenso per tutti i professionisti. Pertanto, la norma in fieri ha un campo di applicazione decisamente più ridotto rispetto a quanto sembrava in un primo momento.

Questo anche dal punto di vista dei contraenti, rispetto ai quali viene prevista l’equità, che non ricomprendono le pubbliche amministrazioni.

Per quanto concerne equo compenso e avvocati, il primo deve appunto essere “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale” .

Pertanto, entrerà solo nelle convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento delle attività professionali in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese che non rientrano nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese.

La bozza di legge di bilancio, inoltre, contiene una serie di clausole inserite nelle convenzioni che prevedono l’equo compenso da considerarsi automaticamente vessatorie.

Ciò in quanto determinano uno squilibrio contrattuale significativo a carico dell’avvocato, anche in virtù di una mancata equità del compenso.

Ci si riferisce, in particolare, alle clausole che consentono al cliente la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali. Ma anche alla facoltà di rifiutare di stipulare in forma scritta alcuni elementi essenziali del contratto e la facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive a titolo gratuito da parte dell’avvocato.

L’aspetto vessatorio delle clausole comporta poi la loro nullità, che opera a vantaggio del solo avvocato.

Per quanto riguarda le multe relative ad avvocati ed equo compenso, queste sono previste nel caso in cui vengano giudizialmente accertate la non equità del compenso e la vessatorietà di una delle clausole della convenzione.

In questo caso, si prevede che il giudice non solo dichiari la nullità della clausola e determini il compenso dell’avvocato, ma disponga anche la condanna della parte soccombente o al pagamento in favore della Cassa delle ammende o del Fondo unico di garanzia.

La somma della multa va da 258 a 2.065 euro. Oppure, consiste nel versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto.

Sulla destinazione delle sanzioni, nella bozza della legge di bilancio sono ancora presenti entrambe le versioni.

 

 

 

 

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legge di bilancio 2018

Per Anaao la Legge di Bilancio 2018 disattende le aspettative: nessun riferimento al contratto della dirigenza sanitaria né all’ACN.

L’Anaao Assomed torna ad esprimersi sulla Legge di Bilancio 2018 dopo le dichiarazioni della Ministra Madia. E torna a sottolinearne le mancanze. Dopo delle aspettative positive, infatti, il sindacato ha dovuto ricredersi.

Di seguito il comunicato stampa diramato dall’Anaao.

Mentre i medici dipendenti del SSN erano impegnati a lavorare per tenere in piedi quello che resta della sanità pubblica, qualcuno ne cambiava lo stato giuridico. Solo così si spiega la soddisfazione di chi vede nella Legge di Bilancio 2018 un “impegno mantenuto” a proposito del contratto degli statali in riferimento allo stanziamento delle “risorse per il finanziamento del contratto del pubblico impiego”.

Chiaramente non parlano di noi, visto che il termine “contratto della dirigenza sanitaria”, ed il suo corrispettivo “ACN” per i medici convenzionati, non si ritrova nei provvedimenti approvati. Né nelle parole dello stesso ministro competente allorquando ha illustrato i successi riportati nella manovra dalla sanità.

Il personale era insieme con i LEA l’obiettivo sbandierato

Nella quale evidentemente non siamo compresi, se si può sostenere che “si mantengono gli impegni che sono stati assunti negli ultimi anni”, dimenticando che il personale era insieme con i LEA l’obiettivo sbandierato un tempo.

Né il Governo ha concesso a 3 milioni di dipendenti pubblici quanto concesso a 20 milioni di lavoratori privati in termini di decontribuzione del salario accessorio e welfare aziendale. E non potrà certo essere il solo contratto a rimediare, come sembra pensare il Ministro Madia.

Se “per legge e per storia” le Regioni devono provvedere al finanziamento dei contratti dei propri dipendenti, attraverso risorse derivanti dai trasferimenti dello Stato, è innegabile che la quota più alta di tali trasferimenti sia costituita dal FSN. Il quale, però, per il 2018 viene saccheggiato alla fonte prima ancora di arrivare ai destinatari.

Nella Legge di Bilancio 2018 l’incremento previsto di 1 miliardo è, infatti, solo nominale, essendo quello reale di gran lunga inferiore, e comunque non adeguato alle necessità di erogare i servizi ai cittadini e rinnovare contratti e convenzioni bloccati da 8 anni. Con l’obiettivo, per di più, di frenare il progressivo impoverimento delle retribuzioni e la demotivazione professionale dilagante, al punto da salutare con fuochi di artificio ogni provvedimento che facilita la uscita da un lavoro vissuto come una prigione.

Aumento del FSN in cifra assoluta, diminuzione rispetto al Pil

Se è vero che in cifra assoluta questo Governo ha aumentato il FSN dal 2013 al 2018, è altrettanto vero che in rapporto al PIL, parametro adottato per i confronti internazionali, siamo scesi dal 6,9% al 6,5% avviandoci su di un piano inclinato che ci porterà nel 2020 al 6,3%. Se non è la Grecia il destino della sanità pubblica è la Lituania o la Bulgaria, altro che Francia e Germania.

Una congiura del silenzio avvolge il contratto della dirigenza medica e sanitaria né è dato sapere quando si potranno avviare trattative che si vorrebbero concluse entro l’anno. A meno che qualcuno non pensi di farci trovare i soldi direttamente in busta paga, essendo passati di moda i corpi intermedi con relative liturgie e perdite di tempo. Come un bonus, insomma. Ma che almeno sia al netto, come gli 80 euro.

 

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