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legittimo impedimento

In tema di legittimo impedimento per concomitante impegno professionale, l’obbligo di diligenza gravante sul difensore gli impone di dare preferenza alla posizione processuale che risulterebbe maggiormente pregiudicata dalla mancata trattazione del giudizio

La vicenda

Un processo penale in materia di abusivismo edilizio. L’imputato, condanno in primo e secondo grado di giudizio, impugnava la decisione della corte d’appello di Napoli, dinanzi ai giudici della Cassazione.
Con un primo motivo la difesa deduceva il vizio di motivazione con riferimento all’ordinanza pronunciata dal giudice di primo grado che aveva ritenuto non legittimo un impedimento del difensore, anche se sufficientemente documentato e tempestivamente segnalato.
Ed invero, l’avvocato aveva dedotto di non poter prendere parte all’udienza, in difesa del suo assistito, perché impegnato in un’altra causa nel diverso Tribunale di Nocera Inferiore.
Sul punto si sono espressi anche i giudici della Cassazione, i quali tuttavia, non hanno accolto il motivo di ricorso perché inammissibile.

Ed invero la sentenza della Corte d’appello era logica e immune da vizi.

L’istanza di legittimo impedimento non meritava di essere accolta vista la contiguità geografica tra gli uffici giudiziari nei quali il difensore aveva avuto udienza lo stesso giorno, oltre alla circostanza che il processo nel diverso Tribunale di Nocera Inferiore non avesse particolari profili di urgenza.
E’ stato sufficiente ricordare il consolidato insegnamento giurisprudenziale secondo il quale «in tema di legittimo impedimento del difensore per concomitante impegno professionale, fermi i requisiti di ammissibilità dell’istanza di rinvio (tempestiva prospettazione dell’impedimento; rappresentazione delle ragioni che rendono essenziale la presenza del difensore nel diverso processo; indicazione della assenza nel primo procedimento di altro codifensore che possa validamente difendere l’imputato, nonché della impossibilità di avvalersi di un sostituto ai sensi dell’art. 102 c.p.p. sia nel processo a cui intende partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio), il giudice deve comunque accertare il carattere eventualmente dilatorio della richiesta valutando del merito l’urgenza del procedimento concomitante, tenuto conto dell’obbligo di diligenza gravante sul difensore che gli impone di dare preferenza alla posizione processuale che risulterebbe maggiormente pregiudicata dalla mancata trattazione del giudizio».
Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

La redazione giuridica

 
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attacco di asma

L’attacco di asma dedotto in giudizio dal difensore non rientra tra le ipotesi di impedimento assoluto

La parte che non si sia costituita tempestivamente in giudizio non può essere rimessa in termini… quando deduca che la costituzione le sia stata impedita da uno stato di malattia – come nel caso in esame l’attacco di asma – perché tale stato non può considerarsi una causa di impedimento ad essa non imputabile, essendo, in ogni caso, possibile il rilascio di una procura “ad hoc” per la costituzione (Sez. 2, Sentenza n. 7 del 02/01/2014).

E, rispetto alle pronunce citate è opportuno aggiungere che, nel caso di specie, la patologia dedotta non costituiva neppure una ipotesi di impedimento assoluto.

La vicenda

Citava in giudizio madre e figlio, al fine di condannarli al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, per le lesioni subite dalle aggressioni perpetrare ai suoi danni dai loro cani.

Il giudice di primo grado rigettava la domanda compensando tra le parti le spese di lite.

Cosicché l’attrice proponeva ricorso in appello dinanzi alla Corte territoriale competente.

Con propria sentenza i giudici della Corte d’Appello adita, dichiaravano improcedibile il ricorso perché l’appellante si era costituito oltre il termine di 10 giorni dalla notifica dell’atto di appello e nonostante questi avesse fatto richiesta di rimessione in termini, a sua volta rigettata.

Il ricorso per Cassazione

Per la ricorrente, già appellante, i giudici di merito avrebbero omesso di valutare un documento decisivo ai fini della controversia, oggetto di discussione tra le parti e, rappresentato dalla certificazione medica prodotta in relazione allo stato di salute del difensore e motivo della dichiarazione di improcedibilità del ricorso.

Si trattava di un impedimento legato alla patologia dell’attacco di asma dell’avvocato, secondo la corte territoriale non meritevole di accoglimento.

Ebbene, anche i giudici della Cassazione hanno affermato il principio di diritto, poc’anzi richiamato, ormai costante nell’orientamento giurisprudenziale.

Niente da fare allora, per l’avvocato che adduca a causa di legittimo impedimento lo stato di malattia, consistita nell’attacco d’asma, dal momento che in tali ipotesi è sempre possibile ricorrere al rilascio di una procura “ad hoc” per la costituzione.

A tal proposito, la Corte ha voluto precisare che la patologia dell’attacco d’asma non rientra in modo assoluto tra le ipotesi di impedimento.

 

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legittimo impedimento

Il giudice, ove abbia notizia documentata di una situazione di legittimo impedimento a comparire dell’imputato, anche se ricevuta mediante PEC, deve espressamente esaminare la circostanza, eventualmente compiendo opportuni accertamenti

Accusato per il delitto di istigazione alla corruzione, il giorno antecedente la data fissata per la trattazione dell’udienza di decisione, presentava per il tramite del proprio difensore di fiducia, una richiesta di rinvio via PEC per legittimo impedimento a comparire perché ricovero in ospedale.

Sebbene la comunicazione fosse giunta al giudice competente, il processo veniva ugualmente trattato senza disporre rinvio.

L’imputato decideva così di ricorrere per Cassazione, denunciando l’illegittimità della decisione dei giudici di secondo grado che avevano deciso di procedere con la trattazione dell’udienza, nonostante l’impedimento che egli aveva presentato a comparire.

Come noto, per consolidato orientamento giurisprudenziale, alle parti private nel processo penale non è consentito effettuare comunicazioni, notificazione ed istanze mediante l’utilizzo di posta elettronica certificata. (Cass. Sez. IV, n. 21056/2018; Sez. II, n. 31341/2017; Sez. II, n. 6320/2017).

La questione, allora deve essere valutata dopo aver deciso se, e a quali condizioni, la comunicazione mediante PEC, di una situazione di assoluta impossibilità di comparire dell’imputato per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento possa essere presa in considerazione dal giudice ai fini dell’eventuale rinvio dell’udienza.

A tale domanda, la Cassazione, con la sentenza in commento (Corte Cass. sent. n. 54477/2018) ha risposto favorevolmente affermando che “il giudice, ove abbia notizia documentata di una situazione di assoluta impossibilità di comparire, anche se ricevuta mediante pec, deve espressamente esaminare la circostanza, eventualmente compiendo opportuni accertamenti”.

Tale assunto trova conforto nella previsione normativa contenuta nell’art. 420-ter, comma 1, c.p., laddove stabilisce che alla rilevabilità del legittimo impedimento dell’imputato provvede il giudice “anche d’ufficio” e, quindi anche indipendentemente da una istanza, comunicazione o notificazione.

Identica soluzione è stata adottata anche dalla giurisprudenza di legittimità, che più volte, ha affermato il seguente principio di diritto: “per espressa previsione dell’art. 420-ter commi 1, 2 e 5 c.p.p, il giudice è tenuto -anche d’ufficio – a prendere atto dell’esistenza di un legittimo impedimento a comparire dell’imputato o del difensore, quando gli risulti, in qualsiasi modo, o comunque appaia probabile, che l’assenza sia dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento” .

E aggiunge che “se l’istanza in oggetto – pur irricevibile, fosse stata portata a conoscenza della Corte d’appello tempestivamente, ovvero prima della celebrazione dell’udienza de qua, sarebbe stato comunque necessario valutarla” (Sez. II, n. 31314/2017).

Ebbene, nel caso in esame deve ritenersi illegittimo il comportamento dell’organo giudicante (con conseguente illegittimità della decisione impugnata) che pur consapevole della giusta causa di impedimento dell’imputato a partecipare all’udienza, abbia deciso di proseguire nella trattazione della causa.

 

 

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