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È legittimo il provvedimento con cui il giudice di merito rigetti l’istanza di rinvio dell’udienza per impedimento del difensore, se documentata da un certificato medico che si limiti a prescrivere 6 giorni di riposo assoluto, senza precisare il grado di intensità della malattia e la sua attitudine a determinare l’impossibilità di partecipare all’udienza

La vicenda

La Corte di Appello di Messina aveva confermato la sentenza di condanna, pronunciata in primo grado a carico dell’imputato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale.

Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, deducendo tra gli altri motivi, la violazione dell’art. 420 ter c.p.p. in relazione anche all’art. 24 Cost., per aver la corte territoriale immotivatamente respinto l’istanza di rinvio dell’udienza per legittimo impedimento proposta dall’unico difensore di fiducia, ledendo in tal modo, il diritto di difesa dell’imputato.

La Quinta Sezione penale della Cassazione (n. 26046/2019) ha respinto il ricorso perché “nel suo complesso infondato”.

Quanto al motivo del legittimo impedimento dedotto dal difensore, i giudici della Suprema Corte hanno condiviso il rigetto della corte d’appello, che aveva ritenuto insussistente l’assoluto impedimento a comparire.

Ed invero, il certificato medico trasmesso alla Corte territoriale, diagnosticava una “lombosciatalgia bilaterale con risentimento deambulatorio limitativo”, prescrivendo sei giorni di riposo assoluto e terapia medica.

Certificato medico e legittimo impedimento

Il certificato medico, dunque, lungi dall’attestare un impedimento assoluto, si era limitato a prescrivere un periodo di riposo, senza precisare il grado di intensità dell’infermità diagnosticata e la sua attitudine a determinare l’assoluta impossibilità di lasciare l’abitazione e di partecipare all’udienza fissata per la discussione, che si sarebbe tenuta tre giorni dopo il rilascio dell’attestazione medica, allorquando le condizioni fisiche potevano essere migliorate anche in virtù della terapia farmacologica prescritta.

In tal senso, la giurisprudenza di legittimità ha già chiarito che il giudice di merito può ritenere l’insussistenza dell’impedimento a comparire dell’imputato, dedotto mediante l’allegazione di certificato medico, anche indipendentemente da una verifica fiscale e facendo ricorso a nozioni di comune esperienza idonee a valutare l’impossibilità del soggetto portatore della prospettata patologia di essere presente in giudizio, se non a prezzo di un grave e non evitabile rischio per la propria salute.

In una fattispecie analoga la Suprema Corte (Sez. 5, n. 44369 del 29/04/2015) ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza dell’impedimento a comparire dell’imputata, la quale aveva addotto di essere affetta da “lombosciatalgia”, evidenziando che tale patologia non costituisce un impedimento assoluto, in quanto fronteggiabile con medicinali e non ostativa al trasporto con mezzi adeguati, oltre che non idonea a determinare una incapacità di stare in giudizio ai sensi dell’art. 70 c.p.p.

Nel medesimo senso, la Quinta Sezione Penale della Cassazione (Sez. 5, n. 3558 del 19/11/2014) ha affermato che “E’ legittimo il provvedimento con cui il giudice di merito rigetti l’istanza di rinvio dell’udienza, per impedimento del difensore a comparire, documentata da un certificato medico che si limiti ad attestare un’infermità con stato febbrile (nella specie virosi respiratoria) e ad indicare una prognosi di quattro giorni senza precisare il grado di intensità di tale stato e la sua attitudine a determinare l’impossibilità a lasciare l’abitazione, trattandosi di elementi essenziali per la valutazione della fondatezza, serietà e gravità dell’impedimento, non riscontrabili, invece, laddove si tratti di una diagnosi e di una prognosi che, secondo nozioni di comune esperienza, denotino l’insussistenza di una condizione tale da comportare l’impossibilità di comparire in giudizio, se non a prezzo di un grave e non altrimenti evitabile rischio per la propria salute”.

Il ricorso è stato perciò, respinto con conseguente condanna dell’imputato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile.

La redazione giuridica

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IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO DEL DIFENSORE VALE ANCHE NEL PROCESSO DI SORVEGLIANZA

negligenza pubblico ministero

Concomitanti impegni professionali: se la richiesta di rinvio da parte del difensore è generica è legittimo il diniego di differimento dell’udienza

La vicenda

La Corte d’Appello di Milano aveva confermato la sentenza di condanna, pronunciata a carico dell’imputato per il delitto di truffa pluriaggravata in danno della persona offesa, rigettando le due istanze di rinvio formulate dal difensore per concomitante impegno professionale.

Secondo i giudici d’appello, “la ricorrente e generica dichiarazione del difensore di essere impossibilitato a designare un sostituto, in ragione dell’interesse dei suoi assistiti di avvalersi della sua esclusiva opera professionale”, era infondata e rendeva, perciò, irrilevante qualsiasi valutazione sulle ragioni concrete dell’impedimento per i plurimi e concomitanti impegni professionali.

La decisione è stata confermata dai giudici della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 13779/2019.

Ed invero, a detta degli Ermellini, la corte d’appello aveva fatto corretta applicazione dei principi di diritto in materia di rinvio del processo per legittimo impedimento del difensore dovuto a concomitanti impegni professionali, rilevando in relazione alla prima richiesta l’assoluta genericità dell’allegazione circa l’impossibilità di designare sostituti e con riguardo alla seconda, la mancata indicazione delle ragioni che imponevano al legale di privilegiare la trattazione dei diversi procedimenti in luogo di quello di cui si chiedeva il rinvio.

Il legittimo impedimento per concomitanti impegni professionali

Al riguardo, le Sezioni Unite della Cassazione hanno puntualizzato quali sono “le condizioni che integrano un legittimo impedimento del difensore per contestuale impegno professionale, prevedendo espressamente, che questi “rappresenti l’impossibilità di avvalersi di un sostituto ai sensi dell’art. 102 c.p.p., sia nel processo a cui intende partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio” (Sez. U, Sentenza n. 4909 del 18/12/2014) mentre la giurisprudenza di legittimità ha reiteratamente precisato che non osta alla nomina di un sostituto la mancata autorizzazione del soggetto patrocinato, perchè le scelte professionali del difensore, tra cui rientra anche la nomina di un sostituto di udienza, sono espressione della sua discrezionalità tecnica e non possono, quindi, essere sindacate dal soggetto difeso”.

Peraltro, vista la molteplicità dei concomitanti impegni dedotti per la seconda delle udienza venute in rilievo, l’avvocato avrebbe dovuto chiarire in base a quali criteri aveva organizzato la propria attività professionale.

Il ricorso è stato perciò, dichiarato inammissibile con conseguente condanna dell’imputato in via definitiva.

La redazione giuridica

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legittimo impedimento

Il legittimo impedimento dell’avvocato a partecipare all’udienza dinanzi al tribunale di sorveglianza deve essere tempestivamente comunicato e adeguatamente provato

La vicenda

Nel marzo del 2018, il Tribunale di sorveglianza di Firenze rigettava l’istanza di rinvio dell’udienza presenta dal difensore, in difesa del proprio assistito, già condannato per il reato di ricettazione poiché le avverse condizioni meteorologiche non gli avevano consentito di essere presente in aula.

A detta del magistrato fiorentino la situazione descritta non aveva determinato un legittimo impedimento, posto che le medesime condizioni meteorologiche non avevano impedito il regolare svolgimento dell’udienza e la partecipazione degli altri interessati, pure provenienti da tutte le parti della regione Toscana.

Il ricorso per Cassazione

La sentenza è stata confermata anche dai giudici della Suprema Corte.

In un recente intervento, la Prima Sezione Penale della Cassazione (Sez. 1, n. 27074 del 03/05/2017) ha chiarito che nel procedimento di sorveglianza, in sede di udienza camerale, partecipata ai sensi dell’art. 127 c.p.p., l’impedimento del difensore, tempestivamente comunicato e determinato da serie ragioni di salute debitamente provate, deve considerarsi idoneo ad integrare una causa di rinvio dell’udienza e il giudice dovrà provvedere in via consequenziale, a norma del comma 1 dell’art. 420-ter cit..

Nel caso in esame, il Tribunale di Sorveglianza aveva correttamente ritenuto carente la dimostrazione del legittimo impedimento quale situazione di assoluta impossibilità a comparire in udienza, rappresentata dal difensore del condannato.

Tanto è vero che tutti i partecipanti all’udienza camerale, provenienti dall’intera Toscana, erano regolarmente giunti presso l’ufficio giudiziario.

Per tutti questi motivi, la decisione impugnata è stata confermata e respinto il ricorso difensivo.

La redazione giuridica

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legittimo impedimento

La norma sul legittimo impedimento a comparire del difensore si applica anche nel procedimento di esecuzione, e quindi anche nel procedimento di sorveglianza

La vicenda

Nel novembre del 2018, il Tribunale di sorveglianza di Catania respingeva l’istanza presentata in difesa di un detenuto, avente ad oggetto la concessione di misure alternative alla detenzione.

L’ordinanza aveva rilevato che la condanna in esecuzione, era stata pronunciata per titolo (evasione) ostativo alla concessione di misura alternativa; inoltre, era emersa la pericolosità sociale dello stesso in ragione di reati successivi e informazioni negative

La pronuncia è stata impugnata con ricorso per cassazione per violazione dell’art. 666 c.p.p., in quanto l’udienza si era tenuta nonostante la richiesta di rinvio, presentata dall’allora difensore di fiducia, per motivi di salute.

Il ricorso è stato accolto perché fondato.

Il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta di rinvio per impedimento del difensore, determinato da motivi di salute, con una doppia motivazione: da una parte, aveva ritenuto non applicabile al rito camerale l’istituto di cui all’art. 420 ter c.p.p., e, dall’altra, perché (” In ogni caso…”) essendo stata rappresentata la sussistenza di una malattia di lunga durata, si trattava di impedimento prevedibile, con conseguente obbligo per il difensore di nominare un sostituto processuale per l’udienza.

Quanto alla applicabilità al rito camerale di cui all’art. 666 c.p.p., della norma di cui all’art. 420 ter c.p.p., comma 5, – che riconosce il diritto al rinvio dell’udienza preliminare in caso di impedimento del difensore per motivi di salute -, la giurisprudenza – osservano gli Ermellini – non è unanime.

L’art. 678 c.p.p., nel disciplinare la forma processuale del procedimento di sorveglianza, richiama la norma contenuta nell’art. 666 c.p.p., che disciplina il procedimento di esecuzione, prevedendo un particolare procedimento in camera di consiglio, delineato, in via generale, dall’art. 127 c.p.p..

Ebbene, mentre la disciplina generale, di cui al citato art. 127 c.p.p., prevede la partecipazione non necessaria delle parti (pubblico ministero, persone interessate e difensori), l’art. 666 c.p.p., disciplina un particolare procedimento in camera di consiglio con partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero.

La pronuncia della Cassazione

Con la pronuncia in commento (sentenza n. 34100/2019) i giudici della Prima Sezione Penale della Cassazione hanno dichiarato di voler dar seguito a quell’indirizzo giurisprudenziale secondo il quale nel rito camerale a partecipazione necessaria, e dunque anche nei procedimenti disciplinati dall’art. 666 c.p.p., deve farsi applicazione dell’art. 420 ter c.p.p., con conseguente rilevanza dell’impedimento a comparire del difensore.

«Ed invero, pur a fronte di una disciplina processuale effettivamente carente nel disciplinare il diritto di difesa nei riti camerali, deve ritenersi – affermano gli Ermellini – che l’esigenza della effettività del diritto di difesa, che la Costituzione definisce “… inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”, imponga di considerare non equipollente la posizione del difensore nominato per l’udienza rispetto a quella del difensore sostituto, ai sensi dell’art. 97 c.p.p., comma 4, in udienza.

In particolare, laddove il legislatore ritenga necessaria la presenza del difensore, ovvero questi abbia ritenuto utile la sua presenza all’udienza, l’irrilevanza processuale dell’impedimento del difensore inciderebbe direttamente sulla effettività del diritto di difesa, che, anche con l’assistenza del sostituto, nominato ai sensi dell’art. 97 c.p.p., comma 4, non potrebbe mai essere esercitata secondo quanto stabilito dal difensore nominato».

La decisione

Detto in altri termini, la mera facoltatività della presenza del difensore significa solo che il difensore può scegliere se partecipare, o meno, all’udienza, ma tale facoltà non determina la irrilevanza dell’impedimento a comparire del difensore che abbia scelto di partecipare all’udienza.

Al riguardo, la Cassazione ha anche chiarito che la previsione normativa della presenza solo facoltativa del difensore non lede il diritto di difesa, in quanto rimane nella facoltà del difensore nominato di scegliere, evidentemente nell’interesse dell’assistito, se partecipare o meno all’udienza, mentre, qualora il legislatore ritenga necessaria la presenza del difensore ovvero nel caso in cui questi ritenga di dover partecipare all’udienza, la irrilevanza dell’assoluto impedimento del difensore a comparire determina una effettiva lesione del diritto di difesa, che viene esercitato tramite l’assistenza assicurata dal difensore sostituto ai sensi dell’art. 97 c.p.p., comma 4, che non può essere ritenuta equivalente a quella del difensore nominato di fiducia o di ufficio.

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legittimo impedimento via fax

In caso di legittimo impedimento del difensore è possibile inviare la richiesta di rinvio dell’udienza via fax, purché ci si accerti che il giudice sia stato messo nella condizione di conoscere tempestivamente l’istanza

La vicenda

La Corte di appello di Napoli aveva confermato la decisione di condanna a carico dell’imputato per il delitto di calunnia, già pronunciata in primo grado

Contra la predetta sentenza l’imputato ha presentato ricorso per Cassazione, denunciando, in primo luogo, la violazione di legge, per non aver la Corte di appello preso in considerazione un’istanza di rinvio, per legittimo impedimento del difensore, inviata alla cancelleria della Sezione competente a mezzo fax, cinque giorni prima dell’udienza e pervenuta nel fascicolo del processo, soltanto in seguito.

L’istanza di rinvio di udienza via fax

La Corte di Cassazione si è più volte occupata della questione relativa alle modalità di trasmissione della richiesta di rinvio dell’udienza per legittimo impedimento del difensore o dell’imputato ed in particolare della possibilità di utilizzare mezzi di comunicazione, quali fax o pec, alternativi al deposito dell’atto, come previsto dall’art. 121 c.p.p., comma 1.

Secondo un primo orientamento, l’istanza avanzata via fax non è irricevibile nè inammissibile, ma l’utilizzo di tale irregolare modalità di trasmissione comporta l’onere, per la parte che intenda dolersi, in sede di impugnazione, dell’omesso esame della richiesta stessa, di accertarsi – mediante un sostituto processuale, un addetto di studio o un’interlocuzione telefonica – del regolare pervenimento del fax e del suo tempestivo inoltro al giudice procedente.

Nella specie, il ricorrente aveva ammesso che l’istanza fosse pervenuta nel fascicolo processuale tardivamente, ma aveva omesso di dedurre di aver effettuato accertamenti per verificare la sottoposizione tempestiva dell’istanza al giudice procedente.

Secondo un diverso orientamento, l’invio a mezzo telefax della richiesta di rinvio per legittimo impedimento dell’imputato o del difensore non comporta l’onere per la parte di accertarsi del regolare arrivo del fax e del suo tempestivo inoltro al giudice procedente, essendo, al tal fine, sufficiente dimostrare che il giudice sia stato messo nella condizione di conoscere tempestivamente dell’esistenza dell’istanza.

Ciò, tuttavia, potrà avvenire, dimostrando, attraverso l’allegazione della ricevuta comprovante il dato della conferma elettronica della spedizione del fax ricevuta dal difensore, di avere comunicato l’insorgenza della causa di legittimo impedimento attraverso telefax spedito al numero di fax della cancelleria del giudice procedente (e non dell’ufficio giudiziario in cui è incardinato), in tempo utile affinché quest’ultimo possa valutarne la fondatezza.

Nella specie, il ricorrente non aveva allegato nessuna delle precedenti prove, limitandosi piuttosto a generiche affermazioni; per tali motivi la Corte di Cassazione (Quarta Sezione sentenza n. 28866/2019) ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile.

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In tema di legittimo impedimento per concomitante impegno professionale, l’obbligo di diligenza gravante sul difensore gli impone di dare preferenza alla posizione processuale che risulterebbe maggiormente pregiudicata dalla mancata trattazione del giudizio

La vicenda

Un processo penale in materia di abusivismo edilizio. L’imputato, condanno in primo e secondo grado di giudizio, impugnava la decisione della corte d’appello di Napoli, dinanzi ai giudici della Cassazione.
Con un primo motivo la difesa deduceva il vizio di motivazione con riferimento all’ordinanza pronunciata dal giudice di primo grado che aveva ritenuto non legittimo un impedimento del difensore, anche se sufficientemente documentato e tempestivamente segnalato.
Ed invero, l’avvocato aveva dedotto di non poter prendere parte all’udienza, in difesa del suo assistito, perché impegnato in un’altra causa nel diverso Tribunale di Nocera Inferiore.
Sul punto si sono espressi anche i giudici della Cassazione, i quali tuttavia, non hanno accolto il motivo di ricorso perché inammissibile.

Ed invero la sentenza della Corte d’appello era logica e immune da vizi.

L’istanza di legittimo impedimento non meritava di essere accolta vista la contiguità geografica tra gli uffici giudiziari nei quali il difensore aveva avuto udienza lo stesso giorno, oltre alla circostanza che il processo nel diverso Tribunale di Nocera Inferiore non avesse particolari profili di urgenza.
E’ stato sufficiente ricordare il consolidato insegnamento giurisprudenziale secondo il quale «in tema di legittimo impedimento del difensore per concomitante impegno professionale, fermi i requisiti di ammissibilità dell’istanza di rinvio (tempestiva prospettazione dell’impedimento; rappresentazione delle ragioni che rendono essenziale la presenza del difensore nel diverso processo; indicazione della assenza nel primo procedimento di altro codifensore che possa validamente difendere l’imputato, nonché della impossibilità di avvalersi di un sostituto ai sensi dell’art. 102 c.p.p. sia nel processo a cui intende partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio), il giudice deve comunque accertare il carattere eventualmente dilatorio della richiesta valutando del merito l’urgenza del procedimento concomitante, tenuto conto dell’obbligo di diligenza gravante sul difensore che gli impone di dare preferenza alla posizione processuale che risulterebbe maggiormente pregiudicata dalla mancata trattazione del giudizio».
Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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attacco di asma

L’attacco di asma dedotto in giudizio dal difensore non rientra tra le ipotesi di impedimento assoluto

La parte che non si sia costituita tempestivamente in giudizio non può essere rimessa in termini… quando deduca che la costituzione le sia stata impedita da uno stato di malattia – come nel caso in esame l’attacco di asma – perché tale stato non può considerarsi una causa di impedimento ad essa non imputabile, essendo, in ogni caso, possibile il rilascio di una procura “ad hoc” per la costituzione (Sez. 2, Sentenza n. 7 del 02/01/2014).

E, rispetto alle pronunce citate è opportuno aggiungere che, nel caso di specie, la patologia dedotta non costituiva neppure una ipotesi di impedimento assoluto.

La vicenda

Citava in giudizio madre e figlio, al fine di condannarli al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, per le lesioni subite dalle aggressioni perpetrare ai suoi danni dai loro cani.

Il giudice di primo grado rigettava la domanda compensando tra le parti le spese di lite.

Cosicché l’attrice proponeva ricorso in appello dinanzi alla Corte territoriale competente.

Con propria sentenza i giudici della Corte d’Appello adita, dichiaravano improcedibile il ricorso perché l’appellante si era costituito oltre il termine di 10 giorni dalla notifica dell’atto di appello e nonostante questi avesse fatto richiesta di rimessione in termini, a sua volta rigettata.

Il ricorso per Cassazione

Per la ricorrente, già appellante, i giudici di merito avrebbero omesso di valutare un documento decisivo ai fini della controversia, oggetto di discussione tra le parti e, rappresentato dalla certificazione medica prodotta in relazione allo stato di salute del difensore e motivo della dichiarazione di improcedibilità del ricorso.

Si trattava di un impedimento legato alla patologia dell’attacco di asma dell’avvocato, secondo la corte territoriale non meritevole di accoglimento.

Ebbene, anche i giudici della Cassazione hanno affermato il principio di diritto, poc’anzi richiamato, ormai costante nell’orientamento giurisprudenziale.

Niente da fare allora, per l’avvocato che adduca a causa di legittimo impedimento lo stato di malattia, consistita nell’attacco d’asma, dal momento che in tali ipotesi è sempre possibile ricorrere al rilascio di una procura “ad hoc” per la costituzione.

A tal proposito, la Corte ha voluto precisare che la patologia dell’attacco d’asma non rientra in modo assoluto tra le ipotesi di impedimento.

 

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legittimo impedimento

Il giudice, ove abbia notizia documentata di una situazione di legittimo impedimento a comparire dell’imputato, anche se ricevuta mediante PEC, deve espressamente esaminare la circostanza, eventualmente compiendo opportuni accertamenti

Accusato per il delitto di istigazione alla corruzione, il giorno antecedente la data fissata per la trattazione dell’udienza di decisione, presentava per il tramite del proprio difensore di fiducia, una richiesta di rinvio via PEC per legittimo impedimento a comparire perché ricovero in ospedale.

Sebbene la comunicazione fosse giunta al giudice competente, il processo veniva ugualmente trattato senza disporre rinvio.

L’imputato decideva così di ricorrere per Cassazione, denunciando l’illegittimità della decisione dei giudici di secondo grado che avevano deciso di procedere con la trattazione dell’udienza, nonostante l’impedimento che egli aveva presentato a comparire.

Come noto, per consolidato orientamento giurisprudenziale, alle parti private nel processo penale non è consentito effettuare comunicazioni, notificazione ed istanze mediante l’utilizzo di posta elettronica certificata. (Cass. Sez. IV, n. 21056/2018; Sez. II, n. 31341/2017; Sez. II, n. 6320/2017).

La questione, allora deve essere valutata dopo aver deciso se, e a quali condizioni, la comunicazione mediante PEC, di una situazione di assoluta impossibilità di comparire dell’imputato per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento possa essere presa in considerazione dal giudice ai fini dell’eventuale rinvio dell’udienza.

A tale domanda, la Cassazione, con la sentenza in commento (Corte Cass. sent. n. 54477/2018) ha risposto favorevolmente affermando che “il giudice, ove abbia notizia documentata di una situazione di assoluta impossibilità di comparire, anche se ricevuta mediante pec, deve espressamente esaminare la circostanza, eventualmente compiendo opportuni accertamenti”.

Tale assunto trova conforto nella previsione normativa contenuta nell’art. 420-ter, comma 1, c.p., laddove stabilisce che alla rilevabilità del legittimo impedimento dell’imputato provvede il giudice “anche d’ufficio” e, quindi anche indipendentemente da una istanza, comunicazione o notificazione.

Identica soluzione è stata adottata anche dalla giurisprudenza di legittimità, che più volte, ha affermato il seguente principio di diritto: “per espressa previsione dell’art. 420-ter commi 1, 2 e 5 c.p.p, il giudice è tenuto -anche d’ufficio – a prendere atto dell’esistenza di un legittimo impedimento a comparire dell’imputato o del difensore, quando gli risulti, in qualsiasi modo, o comunque appaia probabile, che l’assenza sia dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento” .

E aggiunge che “se l’istanza in oggetto – pur irricevibile, fosse stata portata a conoscenza della Corte d’appello tempestivamente, ovvero prima della celebrazione dell’udienza de qua, sarebbe stato comunque necessario valutarla” (Sez. II, n. 31314/2017).

Ebbene, nel caso in esame deve ritenersi illegittimo il comportamento dell’organo giudicante (con conseguente illegittimità della decisione impugnata) che pur consapevole della giusta causa di impedimento dell’imputato a partecipare all’udienza, abbia deciso di proseguire nella trattazione della causa.

 

 

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