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Livelli Essenziali di Assistenza

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erogazione dei livelli essenziali di assistenza

Pubblicati i punteggi relativi al mantenimento dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza da parte delle Regioni. Male Calabria e Campania

Il Ministero della Salute ha reso noto i punteggi relativi alla cosiddetta Griglia LEA. Si tratta del sistema di certificazione dell’adempimento delle Regioni in relazione al mantenimento dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Gli Enti regionali,  infatti, per poter accedere al maggior finanziamento del SSN sono tenuti a una serie di adempimenti, in base all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005.  La quota premiale è pari al  3% delle somme dovute a titolo di finanziamento della quota indistinta del fabbisogno sanitario al netto delle entrate proprie.

Le Regioni sottoposte alla verifica di tali adempimenti sono quelle ordinarie e la Sicilia. Sono escluse la Valle d’Aosta, le due Provincie Autonome di Bolzano e Trento, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna dal 2010.

La verifica è a cura del Comitato LEA, che ha il compito di monitorare l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse. L’obiettivo è quello di promuovere e garantire l’effettiva erogazione e l’uniformità sul territorio.

Tra gli adempimenti, rientra quello relativo all’area “Mantenimento nell’erogazione dei LEA”, che viene certificato attraverso l’utilizzo di un set di indicatori,  la Griglia LEA. Gli indicatori sono  ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera.

Annualmente vengono presentati i risultati della valutazione di tale adempimento. Per l’anno 2017, sono resi noti i punteggi di tutte le Regioni, comprese quelle non sono sottoposte alla verifica adempimenti per l’accesso alla quota premiale.

Nel 2017 risultano valutate positivamente, ottenendo un punteggio uguale o superiore a 160 (livello minimo accettabile) ben 16 Regioni.

In particolare, le otto Regioni che raggiungono un punteggio superiore a 200 sono: Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Umbria, Abruzzo e Marche. Altre otto Regioni si collocano in un punteggio compreso tra 200 e 160 (livello minimo accettabile). Si tratta di Liguria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Provincia Autonoma di Trento, Lazio, Puglia, Molise e Sicilia.

Le Regioni Campania, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e la Provincia Autonoma di Bolzano si caratterizzano invece per i punteggi inferiori a 160.  In particolare, presentano diverse criticità ascrivibili all’area della prevenzione (screening e coperture vaccinali) e all’area distrettuale (residenziali anziani e disabili).

Le Regioni Calabria e Campania, entrambe sottoposte a regime commissariale, presentano una situazione differente. Mentre la Calabria raggiunge un punteggio inferiore rispetto all’anno precedente, la Campania ha un punteggio migliorativo anche se non raggiunge ancora il livello minimo accettabile. Con riferimento alla P.A. di Bolzano, alla Sardegna e alla Valle d’Aosta, infine,  si evidenzia il mancato invio di alcuni flussi informativi obbligatori.

 

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Esenzione dal pagamento del ticket per reddito: chi ne ha diritto?

Quali sono gli assistiti che hanno diritto all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario per reddito e quali prestazioni è possibile esentare

Quando si parla di esenzione dal pagamento del ticket in base al reddito, è bene ricordare chi può usufruirne. Come noto, attraverso il ticket sanitario, introdotto in Italia fin dal 1982, gli assistiti contribuiscono al costo delle prestazioni sanitarie di cui usufruiscono.

Più nello specifico, le prestazioni incluse nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), definiti con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017, per le quali è previsto il pagamento del ticket sono le seguenti.

  • le visite specialistiche ed esami di diagnostica strumentale e di laboratorio;
  • le prestazioni eseguite in pronto soccorso che non rivestono carattere di emergenza o urgenza (codici bianchi), non seguite da ricovero;
  • le cure termali.

Tuttavia, oltre a numerose prestazioni per le quali non è previsto il pagamento del ticket, la legge stabilisce anche delle esenzioni dal pagamento del ticket per alcune o per tutte prestazioni. A queste, hanno diritto gli assistiti che ne hanno i requisiti o che versano in determinate condizioni.

L’esenzione dal pagamento del ticket è poi riconosciuta in particolari situazioni di reddito, associate all’età o alla condizione sociale.

Vediamo nel dettaglio quali sono.

Ad averne diritto è una serie di cittadini appartenenti alle seguenti categorie (Legge 537/1993 e successive modificazioni – art. 8, comma 16).

In primis, i cittadini di età inferiore a sei anni e superiore a sessantacinque anni, appartenenti ad un nucleo familiare con reddito annuo complessivo non superiore a 36.151,98 euro (CODICE E01).

Oltre a loro, ne possono usufruire disoccupati e loro familiari a carico appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito annuo complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (CODICE E02). Poi, i titolari di pensioni sociali e loro familiari a carico (CODICE E03);

Ancora, i titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 anni e loro familiari a carico. Questo laddove appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito annuo complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (CODICE E04).

Quali prestazioni possono essere effettuate da chi è esente dal pagamento del ticket?

L’assistito esente per reddito può effettuare, senza alcuna partecipazione al costo, tutte le prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio e le altre prestazioni specialistiche ambulatoriali garantite dal SSN. Ovviamente laddove siano necessarie e appropriate alla propria condizione di salute. L’esenzione per reddito non riguarda l’assistenza farmaceutica.

Come ottenere l’ esenzione dal pagamento del ticket

Per ottenere l’esenzione, l’interessato dovrà farne richiesta al medico medico di famiglia e pediatra.

Questi, all’atto della prescrizione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, verifica se l’assistito ha diritto all’esenzione (per i codici E01, E03, E04), e riporta il relativo codice sulla ricetta.

Qualora il medico rilevi che l’assistito non risulta nell’elenco degli esenti per reddito, annulla con un segno la casella contrassegnata dalla lettera «N» (non esente) presente sulla ricetta. A quel punto, l’assistito non deve più apporre nessuna firma sulla ricetta.

Esisono però delle tipologie di utenti che, pur avendo diritto all’esenzione dal ticket, non compaiono nella lista del proprio medico curante.

Si tratta degli assistiti che non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e i disoccupati.

In questo caso, saranno loro stessi a dover autocertificare ogni anno il reddito percepito nell’anno precedente. Il tutto, presso la ASL di residenza che rilascia un apposito attestato.

I disoccupati devono autocertificare anche lo stato di disoccupazione e impegnarsi a comunicare tempestivamente la cessazione di questa condizione.

Dovranno poi rivolgersi alla ASL di residenza anche gli altri assistiti che ritengono di possedere i requisiti per l’esenzione per reddito, ma che non sono presenti nella lista in possesso del medico.

Infine, alla ASL andranno anche comunicati i cambiamenti che incidono sulle condizioni di reddito e che sono idonei a far venir meno il diritto all’esenzione.

 

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La Regione Puglia assicura con un proprio fondo il sostegno a chi vuole ricorrere alla procreazione assistita. “Basterà il ticket” garantiscono

L’ente dà per certo il supporto alle coppie che vogliono usufruire della PMA entro il 2017 ma si attende ancora l’ok dei ministeri della Salute, delle Finanze e dell’Economia. Nel frattempo sono stati stabiliti accordi con sei strutture private accreditate. A Bari saranno il centro pma Casa di cura Santa Maria e il centro San Luca, a Bisceglie la MomòFertilife srl, a Brindisi il centro Salus e il centro Progenia presso la cittadella della ricerca e a Taranto il centro di riproduzione e andrologia Crea srl.

Per abbreviare i tempi previsti dal ministero della Salute, la Regione, attraverso una delibera di giunta, ha definito le proprie modalità di erogazione delle tecniche di fecondazione sostenute dal sistema sanitario pubblico.
Sono 800 mila gli euro messi a disposizione alle coppie pugliesi che opteranno per la PMA omologa, con i soli gameti dei genitori, o eterologa, grazie all’aiuto di un donatore in caso di sterilità.
In ogni caso tutte le prestazioni necessarie nelle varie fasi del percorso di PMA, sia omologa che eterologa, sono state inserite nei Lea dal Governo. Prestazioni che verranno eseguite anche in regime di assistenza specialistica ambulatoriale e non solo tramite ricovero.

Accesso gratuito o dietro il pagamento del ticket, come appunto prevedono i Livelli essenziali di assistenza.
I Lea sono quegli interventi a cui i cittadini possono accedere gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Per completare la misura di supporto manca però il decreto ministeriale che definisca nello specifico le tariffe massime.

Nel frattempo degli 800mila previsti, i primi 100mila euro saranno destinati ai cicli di primo livello, quelli con inseminazione diretta intrauterina.
I restanti settecento serviranno per quelli più complicati di secondo e terzo livello come la fertilizzazione in vitro o l’inserimento del singolo spermatozoo in un ovocita.

Si aggiunge il fatto che la Regione, secondo quanto previsto dalla legge regionale N°45 del 2013 conferma il contributo economico di 400 euro per ogni percorso di primo livello e mille euro per ogni percorso di secondo e terzo livello fino a un massimo di due percorsi per coppia.
Per il lascia passare si attende il tavolo congiunto fra il governatore Emiliano e il Ministero della Salute e ministero dell’Economia e delle Finanze in quanto le Regioni non possono garantire prestazioni sanitarie non comprese nei livelli essenziali di assistenza.

 

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Si tratta di Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Campania, tutte in Piano di rientro o commissariate

Sono cinque le Regioni in cui non si raggiunge la “soglia minima” delle cure garantite ai cittadini dal Servizio sanitario, ovvero dei Livelli essenziali di assistenza. Si tratta di Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Campania, tutte in Piano di rientro o commissariate. Lo afferma in un’intervista all’Ansa il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, anticipando i primi risultati della Griglia Lea 2015, che misura la qualità dei servizi sanitari in Italia. “I commissariamenti – sottolinea il Ministro – hanno migliorato i conti, ma non il livello delle cure”.

Il punteggio minimo da raggiungere per essere adempienti rispetto all’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), spiega il ministro, “è 160 ma dai primi risultati del 2015, anche se non ufficiali, sono ancora sotto soglia la Calabria (147 punti), il Molise (156 punti), la Puglia (155 punti), la Sicilia (153 punti) e la Campania con 99 punti”. Il dato più preoccupante sarebbe quello relativo alla Campania, dove si registra un punteggio pari a 139, con un calo di ben 40 punti rispetto al 2014. Ma peggiorano le loro performance anche Puglia, Molise e Sicilia.

“Ogni regione – evidenzia Lorenzin – ha certamente le sue specifiche criticità però in troppe regioni ci sono molte difficoltà nel potenziamento dell’assistenza territoriale. In particolare, nell’assistenza domiciliare, nel numero dei posti letto per l’assistenza residenziale, nell’assistenza ai disabili, nelle coperture vaccinali e negli screening del tumore al colon-retto, alla mammella e alla cervice uterina”.

Per quanto riguarda la copertura vaccinale il Ministro ha ribadito, con un messaggio inviato in occasione della presentazione dell’instant book ‘Domande e risposte sui vaccini’ – promosso dalla Società italiana di medicina generale (Simg) in collaborazione con Cittadinanzattiva e presentato questa mattina all’Istituto superiore di sanità -che “l’offerta vaccinale gratuita rappresenta un’opportunità di salute per tutti i cittadini, perciò le differenze tra le Regioni devono essere superate. Il nuovo Piano vaccinale ha proprio l’obiettivo di eliminare queste differenze, con un’offerta vaccinale aggiornata e uniforme”.

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Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Dpcm del 12 gennaio 2017 contenente i nuovi Livelli essenziali di assistenza

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017, sono ufficialmente entrati in vigore da ieri, 19 marzo, i nuovi Livelli essenziali di assistenza. Lo ha annunciato venerdì scorso, con l’ormai consueto tweet, il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che ha parlato di ‘giornata storica per la sanità italiana’. Il nuovo Decreto sostituisce integralmente, a distanza di 16 anni, il Dpcm 29 novembre 2001, con cui erano stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione, con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale.

Le novità sono molte. A partire dall’aggiornamento del Nomenclatore dell’assistenza protesica e da quello della Specialistica ambulatoriale, che escludono prestazioni e ausili protesici obsoleti e introducono soluzioni tecnologicamente avanzate. Il Dpcm recepisce il nuovo Piano nazionale vaccini, nonché la legge n 134/2015 che prevede l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza per la diagnosi precoce, la cura e il trattamento individualizzato dei disturbi dello spettro autistico sui disturbi dello spettro autistico.

Viene aggiornato, inoltre, l’elenco delle malattie croniche, rare e invalidanti, così come la lista delle prestazioni che il SSN offre gratuitamente a coppie e donne in epoca preconcezionale, e in gravidanza e in puerperio in pieno accordo con le Linee guida sulla gravidanza. Rimanendo in tema di gravidanza, il provvedimento inserisce nella specialistica ambulatoriale tutte le prestazioni necessarie per la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa, fino ad oggi erogate solo in regime di ricovero.

Non tutte le prestazioni, tuttavia, saranno immediatamente fruibili dai cittadini. Lo stesso Dpcm prevede infatti una serie di tempistiche e scadenze che porteranno i nuovi Lea a essere pienamente operativi nel giro di alcuni mesi. Ad esempio, ci vorranno sei mesi affinché diventi operativo l’elenco che include 110 nuove malattie rare mentre per l’effettiva entrata in vigore delle novità relative all’assistenza specialistica e protesica bisognerà attendere i provvedimenti che fisseranno le tariffe massime per le relative prestazioni. Occorreranno poi una serie di Accordi tra Stato e Regioni per definire criteri uniformi per l’individuazione di limiti e modalità di erogazione di una serie di prestazioni demandate alle regioni e alle province autonome.

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Quanto al mantenimento erogazione dei Livelli essenziali di assistenza spiccano Toscana, Emilia Romagna e Piemonte

Il Ministero della Salute ha pubblicato due volumi – “Verifica adempimenti Lea anno 2014 ” e “Adempimento mantenimento all’erogazione dei Lea attraverso gli indicatori della Griglia Lea Metodologia e Risultati dell’anno 2014 ” –che fotografano la situazione nelle nostre Regioni in relazione ai Livelli Essenziali di Assistenza.

Il primo riguarda 38 adempimenti che le Regioni devono rispettare per accedere a una quota premio del fondo sanitario nazionale. Gli adempimenti coprono un ampio spettro di tematiche sanitarie che vanno dalla verifica dell’appropriatezza nell’assistenza ospedaliera, al contenimento delle liste d’attesa, all’implementazione dei flussi informativi, alla sicurezza del percorso nascita, alle politiche di prevenzione, alla formazione del personale.

In relazione a questo primo aspetto il rapporto ha come oggetto di valutazione sedici Regioni, quelle a statuto ordinario più la Sicilia, ossia quelle che hanno accesso al “fondo sanitario” e che vengono private, in caso di inadempienza, del 3% (o del 2% nel caso di Regioni adempienti nell’ultimo triennio). Così come lo scorso anno, sono otto le Regioni in regola – Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto.

Il secondo Rapporto riguarda specificamente uno dei 38 adempimenti (“Mantenimento erogazione Lea”), monitorato attraverso un insieme di 32 indicatori che gli operatori chiamano “Griglia Lea”. Si tratta della capacità delle Regioni di garantire ai cittadini l’erogazione dell’assistenza secondo standard di appropriatezza e qualità.
Nel 2014 risultano adempienti tutte le regioni, a parte Molise, Campania e Calabria che, non raggiungendo il punteggio di 160, si collocano nella classe “adempiente con impegno”.

Tali regioni dovranno assolvere gli impegni relativi al miglioramento di alcune aree dell’assistenza tra cui, in particolar modo, quelle delle vaccinazioni, degli screening, dell’assistenza agli anziani ed ai disabili, dell’appropriatezza nell’assistenza ospedaliera (es. parti cesarei). Per queste regioni, il monitoraggio delle criticità è effettuato nell’ambito degli obiettivi previsti dal Piano di Rientro.

Considerando il trend 2012-2014 dei punteggi della Griglia LEA emerge che nel triennio aumenta il numero di regioni “adempienti” (10 nel 2012, 9 nel 2013 e 13 nel 2014) e, come già rilevato nel 2013, nessuna delle regioni si colloca nella classe “critica” (ossia con punteggio inferiore a 130). Si segnala, in particolare, la conferma di Toscana, Emilia Romagna e Piemonte su punteggi pari o superiori a 200 ed il netto miglioramento di Basilicata, Lazio, Abruzzo e Puglia che nel 2014 transitano dalla classe “adempiente con impegno” a quella “adempiente”.

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Il Dicastero della Salute ha voluto fornire rassicurazioni circa le possibili conseguenze negative sull’introduzione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza derivanti dalla scelta delle Regioni a Statuto ordinario di sobbarcarsi quella parte di manovra prevista dalla legge di stabilità 2016 che gravava esclusivamente sulle regioni a statuto speciale

Il taglio di 422 milioni alla sanità sembra ormai certo, ma i nuovi Lea non sarebbero a rischio. Le rassicurazioni arrivano dal Ministero della Salute, che ha voluto fare chiarezza circa le voci relative alle conseguenze negative sul Fondo sanitario nazionale derivanti dall’intesa raggiunta dalle regioni a statuto ordinario sul riparto delle quote dei tagli ai bilanci regionali per far fronte al contributo alla finanza pubblica previsto dalle ultime manovre finanziarie. Un accordo a cui si sono opposte però alcune delle Regioni autonome con un incremento di oneri a carico delle Regioni a statuto ordinario e il conseguente rischio di un taglio ai budget della sanità.

Per il Ministero l’accordo non rappresenta una novità essendo contenuto in una Intesa raggiunta in Conferenza Stato – Regioni oltre un anno fa, segnatamente in data 11 febbraio 2016. La recente scelta delle Regioni a statuto ordinario di sobbarcarsi quella parte di manovra prevista dalla legge di stabilità 2016 che gravava esclusivamente sulle regioni a statuto speciale rappresenterebbe, quindi, una non notizia. Le Regioni a Statuto speciale, chiariscono da Lungotevere Ripa, avrebbero dovuto concludere specifici accordi con il Governo per contribuire alla manovra, ma avendo scelto di non chiudere tali accordi e di ricorrere alla Corte costituzionale avverso le disposizioni della legge di stabilità, hanno di fatto determinato un supplemento di manovra a carico delle regioni ordinarie.

In merito a possibili effetti negativi della citata scelta delle regioni sulla imminente entrata a regime dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e dei nuovi Nomenclatori protesici, il Ministero ricorda che per questa specifica finalità sono stati vincolati con legge 800 milioni di euro per anno e che il Fondo Sanitario Nazionale nel 2017 è stato aumentato di 2 miliardi di euro e nel 2018 di un ulteriore miliardo di euro. Pertanto, come risulta evidente dalla bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato e dalla avvenuta registrazione da parte della Corte dei Conti, il decreto recante i nuovi LEA ed i nuovi Nomenclatori protesici ha adeguata copertura finanziaria. Con l’imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto si potrà pertanto finalmente aprire’ una nuova era per tutti gli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale.

A Palermo arriva il primo servizio a domicilio per autistici

Dopo ben 15 anni, sono appena state approvate delle nuove (ed importanti) modifiche ai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea).  I LEA  sono le prestazioni ed i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

Così come riportato dal governo, i LEA sono organizzati in tre grandi aree:

  • l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività ed ai singoli (tutela dagli effetti dell’inquinamento, dai rischi infortunistici negli ambienti di lavoro, sanità veterinaria, tutela degli alimenti, profilassi delle malattie infettive, vaccinazioni e programmi di diagnosi precoce, medicina legale)
  • l’assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alla fornitura di protesi ai disabili, dai servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi ai servizi territoriali consultoriali (consultori familiari, SERT, servizi per la salute mentale, servizi di riabilitazione per i disabili, ecc.), alle strutture semiresidenziali e residenziali (residenze per gli anziani e i disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche)
  • l’assistenza ospedaliera, in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital e day surgery, in strutture per la lungodegenza e la riabilitazione, e così via.

Finalmente, quindi, nei Lea versione 2017 entra anche l’autismo: il documento recepisce infatti integralmente la legge 134 del 2015, che prevede diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato, integrazione nella vita sociale e sostegno per le famiglie. Insomma, da quanto promesso, c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno: dalla diagnosi precoce all’assistenza per soggetti autistici adulti (troppo spesso dimenticati).

Chi, come me, si occupa di autismo sa bene che ci sono tante lacune da riempire nel sistema sanitario nazionale e nell’approccio in generale in Italia all’autismo: sono rare le diagnosi precoci così come è scarso l’intervento con gli adolescenti, fino a divenire inesistente in età adulta. L’unica perplessità, riguarda l’aspetto economico dei nuovi LEA, che non coinvolgono solo l’autismo, che rischiano di essere un’importante svolta sanitaria ma senza  la copertura finanziaria necessaria. Speriamo non sia così!

Dr.ssa Rosaria Ferrara

(Psicologa)

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Le preoccupazioni delle associazioni del ‘Calendario vaccinale per la vita’ (SItI, SIP, FIMP e FIMMG, ) in una lettera indirizzata alle Istituzioni

In Puglia un neonato riceve attivamente e gratuitamente protezione contro meningococco B e varicella, un adolescente maschio riceve attivamente e gratuitamente il vaccino contro l’HPV, e un anziano riceve attivamente e gratuitamente il vaccino pneumococcico coniugato; in altre Regioni, come ad esempio la Lombardia, non si riceve alcuno dei vaccini appena citati, per ottenere i quali bisogna pagare talora attraverso compartecipazione alla spesa, o più spesso si è costretti ad acquistare il vaccino a prezzo intero in farmacia, chiedendo poi al proprio medico la somministrazione dello stesso.

E’ uno degli esempi riportati in un lettera scritta dalle società scientifiche e associazioni professionali componenti del “Calendario Vaccinale per la Vita”  – Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SitI), Società Italiana di Pediatria (SIP), Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) – per sottolineare come il durevole ritardo nell’approvazione dei nuovi LEA comporti il persistere di rilevanti differenze nell’offerta di vaccinazioni in grado di prevenire importanti malattie tra diversi cittadini italiani in funzione del luogo di nascita.

Nella missiva – indirizzata al neo Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, oltre che al Ministro della Salute, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e al Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome – si sottolineano le criticità che il ritardo dell’approvazione del Decreto sui nuovi LEA (nel quale è confluito il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019), insieme a una possibile errata interpretazione del concetto di Livello Essenziale di Assistenza in tema di vaccinazioni, ha e potrà avere sull’equità di accesso alle cure e alla prevenzione sancita dalla Costituzione per tutti i cittadini italiani. Una situazione che crea disuguaglianze intollerabili tra cittadini di uno stesso Paese.

La preoccupazione del board del “Calendario Vaccinale per la Vita” si estende anche al periodo successivo all’approvazione del Dpcm sui nuovi LEA. Infatti,  “è noto come alcune Regioni stiano prefigurando un’applicazione ‘a fasi successive’ della introduzione delle nuove vaccinazioni inserite nel PNPV 2017-2019”. In concreto, spiegano SItI, SIP, FIMP e FIMMG, si procederebbe a introdurre subito attivamente le vaccinazioni ‘mediaticamente’ più oggetto di attenzione, come quella contro il meningococco B, mentre verrebbero ulteriormente ritardate in molte Regioni vaccinazioni forse meno conosciute di quelle contro le meningiti, ma il cui impatto di salute ed economico non è di certo inferiore: Varicella, HPV nei maschi dodicenni, Rotavirus, Herpes zoster e Pneumococco coniugato negli anziani.

Tali vaccinazioni, quindi, rimarrebbero certo nominalmente Livelli Essenziali di Assistenza, ma sarebbero fornite nei prossimi mesi solo a richiesta, senza alcuna campagna di promozione attiva, come viceversa avviene tutte le volte che una vaccinazione entra a far parte di un programma di sanità pubblica. “Se questa fosse la realtà dei prossimi mesi, avremmo semplicemente sostituito parzialmente una perdurante diseguaglianza dei cittadini sulla base del luogo di nascita o di residenza, aggiungendo una nuova diseguaglianza, basata su fattori economici e culturali: solo la parte di popolazione più consapevole e con maggiori possibilità di informazione potrà esigere le nuove vaccinazioni gratuitamente, i meno informati resteranno non protetti perché inconsapevoli dei propri diritti”.

Per gli esperti del “Calendario Vaccinale per la Vita”, infine, l’offerta attiva di tutte le nuove vaccinazioni con le stesse modalità e accesso a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di residenza e dal loro stato sociale ed economico, non è soltanto una questione urgente di equità ma anche un investimento vincente. Recentemente, infatti, è stato calcolato a livello internazionale che per ogni euro investito in vaccinazioni se ne possono generare fino a 24 di risparmi per abbattimento di spese per ricoveri, per farmaci e per incremento della produttività.

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camera dei deputati

Soddisfazione del Ministro Lorenzin: Lea operativi entro l’anno o a inizio 2017

Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) incassa il parere favorevole del Parlamento. E’ arrivato, infatti, nelle scorse ore l’ok sia dalla XII Commissione della Camera dei Deputati (Affari sociali), sia della XII Commissione del Senato (Igiene e Sanità). Esulta su twitter il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Una bella notizia per i pazienti: dopo 15 anni via libera da Camera e Senato ai nuovi #Lea e dopo 19 al #nomenclatore delle protesi”.

Lorenzin assicura ottimisticamente come i Lea saranno operativi a breve, entro l’anno o inizio del 2017. Il nuovo Esecutivo potrebbe definire il provvedimento nel primo Consiglio dei Ministri utile, ma dovrà fare i conti con le condizioni poste da entrambe le commissioni parlamentari, il cui ok è inoltre accompagnato da una serie di osservazioni che riguardano essenzialmente le risorse destinate e i criteri di aggionamento, delisting e esclusione delle prestazioni garantite.

La Commissione Affari Sociali di Montecitorio (scarica qui il parere), entrando nello specifico, ha evidenziato la necessità di effettuare alcune modifiche e integrazioni in fase di predisposizione della proposta di primo aggiornamento dei LEA da parte della Commissione nazionale. L’organo della Camera, tuttavia, ha espresso apprezzamento per lo schema di decreto in esame e, in particolare, di alcuni contenuti quali l’introduzione di nuovi screening neonatali per la sordità congenita e la cataratta congenita e l’estensione a tutti i nuovi nati dello screening neonatale per le malattie metaboliche ereditarie; o ancora l’erogazione gratuita di tutte le prestazioni concernenti la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa e l’aggiornamento del nomenclatore protesico, che consentirà, in particolare di fornire ausili a tecnologia avanzata, come arti artificiali, sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo, comunicatori oculari, tastiere adattate per persone con gravissime disabilità.

Via libera anche dalla Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama (scarica qui il parere), che individua, a sua volta, quattro condizioni: l’espressa previsione che costituiscono parte integrante dello schema in esame le modalità di erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e dei dispositivi monouso; l’espressa menzione, nell’ambito delle premesse dello schema stesso, delle leggi in materia di screening neo natali (n. 167 del 2016) e di cure palliative (n. 38 del 2010); il riferimento espresso e non equivocabile all’analgesia epidurale in tema di parto-algesia; la previsione dell’assistenza podologica ai pazienti diabetici

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